MIAMI CHIAMA HORATIO

Scusate se è lunga!

Un bel buon giorno ricevette Jessica addormentata avvolta dal braccio di Parker. Un caldo bacio sul collo la svegliò, un dolce tocco pungente di barba "Buongiorno Jess … sul comodino ho la tua sorpresa" con gli occhi ancora addormentati allungò la mano "Quando mi hai promesso una vacanza non mi aspettavo Miami!" Jessica fu sorpresa di vedere due biglietti aerei per Miami "Doveva essere una sorpresa Jess e poi non ti facevo tipo da montagna optando così per il mare"rispose Parker ancora disteso nel comodo letto avvinghiato a Jessica. "Sei forse dispiaciuta?" si voltò stampando un bacio sulle labbra "No perché dovrei? Mi va bene qualsiasi posto l'importante che tua sia con me" lui sorrise ricambiando il bacio. Sarebbero partiti la settimana successiva quindi avevano ancora una settimana lavorativa; si prepararono con malavoglia intanto che il bricco di caffè si scaldava sui fornelli. Mentre Parker era in bagno Jessica aprì entrambe le ante dell'armadio scegliendo la valigia da usare piccola,media o grande.

"Fatta la valigia?"

"Quasi fatta! Alden tu la porti una felpa?" fece spallucce allargando le braccia "Massi per sicurezza portala ma non credo che debba piovere quando arriveremo noi Jess. Ho letto le previsioni e danno bello tranne uno o due giorni di nuvolo"

"Ho capito la prendo lo stesso". Ne prese una dall'armadio e la piegò.

La seconda sorpresa includeva anche una meravigliosa casa vacanze. Posò le valigie a terra spalancando la bocca dallo stupore. Una casa arredata e pulita "E' di un amico, lui è in ferie in montagna"

"Non dovevi disturbarti così per me, un hotel andava bene" gli cinse il collo ringraziandolo della seconda sorpresa regalandogli un bacio. Parker si inumidì le labbra pronto ad un secondo bacio. Le accarezzò le braccia lisce poi la strinse alla sua vita "Rinfrescati che poi dopo ti porto a fare un giro. Con le biciclette prese dal garage girarono per il lungomare e via dritto per il centro. Vestiti adeguati alla vita vacanziera e nello spirito di Miami. Non si stava male, il caldo si sentiva ma il vento alleviava il sentore del sole.

Il periodo migliore per un viaggio a Miami va da dicembre ad aprile, meglio tra marzo ed aprile, quando le temperature sono buone per visitare la città e godersi il mare, senza eccessi di calore e precipitazioni abbondanti. Fu così che scelsero le ultime due settimane di aprile come gli consigliò l'amico di Parker.

"Ti va un gelato? O qualcosa da bere?"

"Si perché no" scese dalla sella della bici legandole insieme con un catenaccio ad un palo fisso. "Una coppa di gelato alla frutta mista mi sembra perfetta" rispose lei ordinando "Facciamo due" aggiunse lui con un sorriso. Riempì il cucchiaio con il gelato facendosi venire il mal di testa, strinse i denti e strizzò gli occhi aspettando che il dolore ghiacciato svanisse. Per essere in aprile la spiaggia era molto frequentata.

La cena la preparò Parker nella cucina ad isola della casa. Sentiva la sorveglianza di Jessica in piedi con la testa sorretta dalle mani "Posso aiutarti Alden?"

"No lascia che cucini io per te" aggiungeva spezie annusandole ed equilibrandole nella giusta dose "Dimmi cosa ne pensi" con il cucchiaio in legno lo portò alle labbra di Jessica "Attenta che scotta" ci appoggiò le labbra assaporando il sugo "Molto buono".

Dopo la cena cucinata da Parker uscirono giusto per fare due passi giù alla spiaggia, con in mano le ciabatte affondarono i piedi nella sabbia ormai fresca fino alla battigia. "Rientriamo se vuoi"

"No restiamo ancora per favore"

"Va bene" restarono ancora seduti sulla sabbia con la testa appoggiata sulla spalla di lui in silenzio godendo delle stelle della notte.

Si svegliò presto, Jessica dormì molto bene la prima notte di vacanza. Parker dormiva profondamente e lo lasciò così, si alzò e preparò del caffè e la colazione. Il cielo si apriva in colore azzurro, il mare calmo si batteva sulla battigia. Il caffè saliva dalla moka pot sui fornelli emanando un profumo di caffè macinato. Tirò fuori dal frigorifero la torta fatta il giorno prima e la posò sul tavolo. Sentì Parker svegliarsi, si tirò la pelle e si alzò dal letto "Buongiorno" le diede un bacio aggraziato "Buongiorno anche a te" rispose lei "è tutto pronto se vuoi" senza complimenti si sedette al tavolo; la vide vestita da jogging "Esco per una corsa e poi torno".

"Vai pure intanto mi preparerò".

Jessica con il respiro regolare con il battito dei piedi sul terreno correva in perfetta coordinazione col la respirazione percorrendo tutto il quartiere residenziale. Non voleva allungare il giro visto che Parker la stava aspettando a casa per andare in spiaggia, lesse l'ora al polso decidendo di tornare a casa. Si fermò sul ciglio della spiaggia appoggiata con una mano al tronco dell'albero per stiracchiarsi i muscoli dopo la corsa.

Uno sparo esplose nel silenzio del mattino. Sospese gli esercizi cercando di capire da che parte esplose il colpo. Corse giù per la spiaggia, sentì un gemito provenire qualche passo davanti a lei accorrendo. Il corpo si mosse con le forze restanti, allungò il braccio "Si sente bene?"

"Mi hanno sparato!" Cercò il punto critico "Se riesce a stare calmo se la caverà non si preoccupi" volle dire qualcosa ma non teneva la forza "SW 3rd St East Little Havana". Jessica lo scosse per tenerlo sveglio ma gli organi cedettero.

Parker udì lo sparo. Vestito e con ciabatte a fascia la raggiunse in spiaggia "Sono io Jess" mostrò i palmi "È morto Alden, l'ho trovato così. Però mi ha detto il nome di una via" a memoria la ripeteva a Parker "Perché hai portato la pistola? Avevamo deciso di non poetarle in vacanza"

"Infatti non è mia. Era dentro casa, Mike ne tiene al sicuro". Incrociò le braccia sul petto "È meglio chiamare la polizia".

Horatio Caine in piedi accanto al cadavere aspettò le conclusioni di Alexx piegata a visitare il corpo. Attraverso le lenti scure scrutava la scena del crimine "Chi ha trovato il corpo?" non si girò alla voce che udì "Due agenti dell'NCIS" riconoscendo Eric "Frank ci ha già parlato ma voglio sentire io stesso". Lasciò Eric con Alexx finire di esaminare il corpo.

"Signori …. Tenente Horatio Caine scientifica di Miami" Parker strinse la sua mano "Alden Parker" si voltò verso Jessica chiedendole gentilmente con lo sguardo di avvicinarsi "Jessica Knight. Mi ha soltanto detto il nome della via: SW 3rd St East Little Havana" continuando ad osservarla Horatio Caine volle sapere qualcosa in più, spesso i particolari sfuggono sempre e per lo shock non ci si fa caso "Tenente Caine io le ho detto tutto quello che mi ricordo e le ho riferito le esatte parole che mi disse in punto di morte. Sono anche io un federale e di queste cose siamo abituati anche noi"

"Non volevo offenderla agente Knight". Nel mentre Parker aiutava la squadra di Caine in cerca di prove "Agente Delko!" Con indosso i guanti di lattice raccolse da terra un bossolo "Ho trovato qualcosa di interessante"

"Imbustalo" gli allungò la busta in mano per inserirlo al suo interno. Per fortuna aveva addosso i documenti così veniva più facile identificare la vittima.

Jessica non voleva rompere la promessa fatta; in vacanza non si pensa al lavoro, ma voleva andare a quel indirizzo "Se non le dispiace ci terrei a venire con lei a quell'indirizzo, lui lo ha detto a me in punto di morte" Caine accennò un sorriso inclinando il capo.

Si avvertiva una sensazione diversa mettendo piede a Little Havana. Cambiava la lingua, la gente e lo stile di vita; soprattutto cambiava lo stile delle case non vedevi abitazioni troppo vistose e ne troppo lussuriose. Per la maggior parte era popolata da immigrati venuti dal sud con una prospettiva di vita diversa. Si respirava aria differente; certo ci sono i pro e i contro in ogni cosa ma a Jessica non turbava. Si soffermò diversi istanti sul marciapiede osservando un gruppo di bambini giocare con gli elastici, saltavano tra gli elastici come molle "Adiamo dentro?" Caine la richiamò alla realtà.

La casa modesta su due piani ospitava una bella famiglia numerosa con una moglie e due zii e quattro figli in gradazione di età. La moglie piangeva e stando alla parole in spagnolo segnavano un dolore profondo. Quando parlava mischiava l'inglese allo spagnolo ma Caine parlava bene la lingua "Mi spiace molto" disse alla fine "Suo marito mi ha detto di avvertirvi della sua scomparsa, era in punto di morte ormai …. Mi spiace molto" appoggiato alla parete si trovava un altarino con raffigurata una madonna "La vergine di Guadalupe" rispose singhiozzando, recitò una preghiera accendendo un cero di quelli con la plastica rossa.

La vedova affranta diede a Jessica una catenina con un ciondolo, recitò una preghiera e lo allacciò al collo di lei.

"Che ti protegga sempre" disse in spagnolo.

Di ritorno a casa si infilò il costume e raggiunse Parker già in spiaggia. "Eccomi" alzò la testa "com'è andata?"

"È stato difficile, il tenente Caine porterà avanti le indagini" stese il telo sulla sabbia sedendosi sopra "Sei arrabbiato con me vero?" La guardò accarezzando la sua guancia "No perché dovrei? Non è colpa tua se qualcosa si è intromesso tra noi". Ma quel rabbuio improvviso Jessica lo vide più volte "Ti ha dato fastidio vero? Ti ho visto rabbuiato"

Sapeva che Parker era turbato lo poteva riconoscere dall'espressione in volto. Parker respirò a fondo "Non sono arrabbiato" rispose lui con una vena di rammarico "E' stato un buon gesto da parte tua porgere le tue condoglianze alla famiglia" anche se sosteneva il contrario Jessica lo vedeva imbronciato. Si distese al suo fianco coccolandogli la schiena con le unghie "Lo so che ti da fastidio e mi dispiace che una forza estranea si è intromessa tra noi ma voglio assicurarti che non accadrà ancora"

"Va bene ti credo" rispose lui "D'accordo …. Sai ho letto che qui a Miami c'è uno zoo davvero bello" si sporse per vedere la faccia di lui "So anche che tu adori gli zoo …" attese la risposta, ovvero uno sbuffare profondo seguito da un segno di approvazione.

Jessica si sollevò di spirito tutta la pressione che sentiva svanì, baciò il suo uomo e corse in acqua.

"Ti va un bagno?". Quel pomeriggio noleggiarono un'auto da usare nelle settimane di vacanza. Pulita e confortevole, bassa ed utilitaria color grigio elefante. Lo zoo di Miami si presentava bene soprattutto per la sua grandezza, gli animali, i servizi offerti e gli spettacoli. "Alden guarda la" una folla di curiosi si accalcò attorno alle gabbie dei pappagalli, un istruttore reggeva su entrambe le braccia due enormi Ara colorate intenti a lavarsi le piume morbide "Chi ne vuole uno sul braccio" gridò "Si faccia avanti".

"Perché non provi Alden?"

"Io? Stai scherzando"

"Tu adori i pennuti? Non fai mica bird watching?" utilizzò un tono molto convincente con un sorriso deciso in volto "Mi hai convinto" si fece largo tra la folla con un braccio alzato "Mi offro io" esultò. Scrutò i due pappagalli cercando di capire quale fosse il meno timido a farsi avanti. Gli bastò un'arachide per conquistare la gola dei due pappagalli. Con occhi grandi scrutarono l'arachide tra le dita e con passo lento l'ara azzurro e giallo afferrò l'arachide sgranocchiandola sul braccio di Parker. Jessica rideva, mostrò i pollici in su e poi scattò una foto.

La prese per mano camminando lungo il sentiero in cemento, seguirono le indicazioni della mappa del parco diretti dai lemuri. Si dimostrò un pomeriggio perfetto ma qualcosa di sospetto si nascondeva dietro le ombre. Si voltava cercando un modo di seminare quello spettro dietro i loro passi. "Ci seguono Alden" si voltò ma non vide nulla solo bambini e famiglie felici "Io non vedo nulla secondo me è la tua immaginazione"

"Alden ti dico che qualcuno ci sta seguendo!". Si voltò di nuovo ma non vide nessuno. "Secondo me sei paranoica e se continuerai a pensarci finirai per non gustarti questo pomeriggio". Tutto sommato ebbe ragione lasciando perdere le sue preoccupazioni.

Eccola di nuovo quella sensazione che ebbe in precedenza, la sensazione di essere seguita ormai giunsero a casa ed aspettò che Parker andò in doccia. Fu il momento perfetto per sgattaiolare fuori casa, afferrò l'arma dell'amico di Parker, tolse la sicura ed uscì in strada. Si nascose nella sera scura guardando attraverso il fitto fogliame delle siepi. Sentì dei rumori come se delle foglie venissero frantumate o come bastoni calpestati. Alzò la pistola puntando nel buio "NCIS … Fatti vedere".

Dalle siepi sparò un colpo e rumori di uno che fuggiva "Fermo!" non udì alcun fruscio ma un secondo sparo venne esploso; Parker (In accappatoio) l'afferrò dal petto portandola in salvo giù dalla strada. Non riuscì a vederlo in faccia ma lo vide in fuga verso un'auto. "Te lo avevo detto che ci seguivano"mormorò lei "Avevi ragione!" alzò un sopracciglio "Dai torniamo dentro e chiamiamo quel Caine". Le scostò la ciocca dietro l'orecchio "Il tuo ginocchio è sbucciato …. Vediamo che si può fare". Disinfettò la ferita tamponando con del cotone "Passami i cerotti" ne aprì uno di quelli quadrati adatti alla forma del ginocchio, posò le labbra sulla ferita.

Horatio Caine se ne stava distante dalla coppia per dar loro la propria intimità. Girava per il soggiorno con occhi curiosi "Allora chi mi dice come sono andate le cose?" Alzò lo sguardo sulla coppia seduta, Parker stava finendo di rammendare Jessica "Ebbi la strana sensazione che qualcuno ci stesse seguendone oggi allo zoo, ma secondo Alden mi stavo immaginando tutto così lasciai questa idea. Ma poi la stessa sensazione ricomparve e uscii di casa con l'arma e cercai nello scuro della sera il sospetto".

Horatio Caine la seguiva con gli occhi, cessò di starsene in piedi nel soggiorno e si sedette al tavolo con loro. "La pistola è quella del proprietario della casa?" Come da sua abitudine appoggiò gli occhiali scuri ed il telefono sul tavolo "Esatto" rispose Parker con aria stanca "Se è del porto d'armi che la preoccupa le posso dire che è tutto in regola, è un agente federale tenente Caine". Inclinò la testa "E io le credo agente Parker".

Mosse la vista su Jessica chiedendo ulteriori particolari "Lo ha visto in faccia l'uomo che ha visto?" Scosse il capo, non riuscì a vedere bene il volto ma vide chiaramente correre verso un'auto scura e salirci. "Dopo che ho sparato un colpo d'avvertimento e dopo essermi dichiarata come agente federale lui a risposto al fuoco e Alden è uscito".

"La targa era questa" fece scivolare un pezzo di carta con riportato i numeri e lettere che componevano la targa " l'ho tenuta a mente".

Calleigh controllò il numero di targa dell'auto risultata poi rubata cinque giorni prima. Orami gli agenti dell'NCIS furono coinvolti nel caso della scientifica di Miami. Non ci volle molto per rintracciare l'auto rubata, alcuni agenti della polizia di Miami Dade la trovarono parcheggiata davanti ad un motel sulla strada principale della città. Nessuno vide nessuno.

Delko ci diede sotto nel trovare impronte e qualsiasi possibile prova che l'auto potesse contenere. Dopo ore di ricerche al computer, esaminare al vetrino, al microscopio i suoi occhi volevano pace e riposo, gonfi e arrossati chiedevano aiuto. Per fortuna Wolfe arrivò in aiuto due occhi in più potevano alleggerire il lavoro. gli agenti dell'NCIS si aggiravano tra i corridoi dell'laboratorio della scientifica scandagliando ogni piano. Horatio Caine non rimase sorpreso di vederli anzi gli accolse nella sala d'attesa "Novità sul caso?" chiese Jessica "I miei uomini ci danno sotto" rispose Caine alzando l'angolo della bocca. Le indagini continuarono per giorni, al terzo giorno la squadra portò nuove notizie con due uomini latini già schedati in precedenza per vari reati.

Secondo il ragionamento di Calleigh la vittima Eddy Suarez si indebitò con Armando Fuentes e Guglielmo Lovingood; rivolevano i soldi così non riuscendo a permettersi di ripagarli per interessi alti perse la vita.

"Sarà mio l'onore di arrestarlo" Assottigliò gli occhi con le braccia incrociate al petto restò appoggiata alle sbarre in ferro della cella "Mi sembra giusto" confermò Horatio Caine calmo e con parole serie "Non ti conviene metterti contro di lei sai?! La tua prossima casa sarà molto semplice e con pareti in sbarre di ferro" osservò il terrore nei suoi occhi cadenti "Se ci aiuterai magari il giudice sarà clemente con te".

L'ispanico Armando Fuentes fece due calcoli "Accetto, vi aiuterò" i sorrisi degli agenti si illuminarono "Va bene Armando, per aiutarci potresti dirci dove si nasconde Guglielmo Lovingood" Jessica gli girò intorno "Sentì il tuo socio ha ucciso una persona disarmata e oserei dire indifeso" sospirò voltandosi dell'altra parte sopirò ancora "Wynwood NW 30th St è li che fa arrivare la sua merce, il negozio di scarpe è una copertura, ricicla denaro, ha un giro di scommesse e prestiti, vende sottobanco qualunque cosa e riscatta mazzette e nessuno muove un dito e si che hanno tutto sotto il naso".

"Tu lo chiami o è lui che chiama te?" chiese Horatio

"Dipende, voglio dire dipende se ho io qualcosa che può interessare oppure lui"

"E potresti combinare un affare?" annuì.

Jessica e Parker in incognito si presentarono al negozio di scarpe di Lovingood accompagnati da Fuentes. Disse che avevano un affare da proporre e con pagamento immediato, per Parker era strano vestire in modo diverso dal lavoro con jeans maglietta ed una giacca accompagnato dalla collega che ogni abito le sta divinamente. "Vogliamo concludere un affare con lei sempre che non abbia paura dei grossi affari" Jessica si guardò attorno, si avvicinò alle scaffalature con le scarpe disposte in ordine per numero. Lovingood fu attratto da lei e con lo sguardo la squadrò dalla testa ai piedi suscitando interesse "Hey attento! Non desiderare la donna altrui" con un atteggiamento infastidito Parker lo obbligò a cambiare pensieri su Jessica.

"Parliamo d'affari sweetheart" Jessica lo ammiccò e gonfiò la cicca in bocca "Vorremmo proporle un grosso affari, le vede queste?" mostrò le foto di casse piene di "giocattoli" di grosso calibro proponendo una cifra ragionevole "350.000 a cassa" il sud americano rise animosamente "Questa è bella!". A distanza adeguata Horatio Caine ascoltava la conversazione a bordo dell'Hammer aspettando di entrare. Si passò una mano tra i capelli rossi "Forza andiamo concludi". Sperava di sentire al più presto la parola d'ordine; I due soci si consultarono e Armando cercò di spingerlo ad accettare.

"Come mai sei così impaziente? Mi stai forse fregando?" Cercò tracce di microfoni in tutto il corpo ma scopri di essere pulito "Allora non ho tutto il giorno" Si avvicinò a Parker con aria intimidatoria "C'è qualche problema? Il mio uomo vuole una risposta"

Con un ringhio accettò l'affare "Questo significa che le vacanze a Miami sono terminate".

Saltò giù dall'Hammer spalancando la portiera al massimo. Entrò dal retrò silenzioso come un gatto. A sua volta Parker e Jessica puntarono le armi "NCIS!"

"Hai fatto la spia, mi hai tradito!"

"Io resterei fermo dove sono. Ora tu farai tutto quello che dico, ti metti a terra a faccia in giù senza farti strane idee". Gli sibilò all'orecchio "Ok ok". Lentamente con le mani alzate si inginocchiò a terra mostrando i palmi. Jessica posò la mano sulla spalla di Lovingood "Hai ucciso una persona indifesa e questo non è corretto" tutto quello che ricevette in cambio fu un ghigno "Portatelo via" con la testa fece gesto di portarlo via.

Come gesto onorevole Jessica accompagnata da Parker si presentò al funerale della vittima come gesto di solidarietà verso la famiglia. Un gesto che la vedova in nero approvò "Grazie di essere giunta qui" rispose affranta in spagnolo. Il funerale fu difficile per quanto non avesse a che fare con la famiglia ma in qualche modo lo divenne. A fine cerimonia si trattenne con la vedova, si tolse la catenina porgendogliela "No no, questa è tua, un dono da me per lei"

"Ne è sicura? Non mi conosce nemmeno"

"Ma io vedo nel tuo cuore e questo mi basta".

"Grazie" la ringraziò commossa stringendola nel pugno. Parker la raggiunse, le tese la mano appoggiando le labbra sulla lacrima in caduta. Non le disse nulla gli bastò starle vicino e sentirla accanto a se. Horatio Caine a distanza fu presente al funerale in nero e blu con gli occhiali scuri. Posto in piedi accanto ad una lapide con gambe divaricate e mani sui fianchi a contemplare il gruppo di parenti ed amici radunati davanti alla bara lucidata. In qualche modo anche se distante dava la sua presenza alla vittima prima di essere chiamato per un nuovo caso.