Titolo: Morning Sun and Moonlight
Autrice: Shining Umbreon
Capitolo: 2/??
Rating: G
Note: La mia seconda fanfic, ed è dedicata al mio personaggio preferito ed al mio Pokémon preferito, ovvero Gary ed Umbreon! ^_^
Disclaimers: Bla bla bla… i rispettivi proprietari… bla bla bla… con questa fanfic non ci sto guadagnando nulla. ^^;
Morning Sun and Moonlight
Prologo2
"Infermiera Joy!"
La ragazza si girò di scatto, sorpresa per la voce disperata che aveva chiamato il suo nome. Davanti a lei si trovava un ragazzo con una Pokéball in mano, dei capelli rossi ed aguzzi e due occhi celesti oscurati da una profonda preoccupazione.
"Cos'è successo?" chiese lei, preoccupata.
"Il mio Pokémon è ferito gravemente! La prego, deve assolutamente salvargli la vita!"
Il ragazzo porse la Pokéball all'infermiera, con la mano che gli tremava leggermente. Joy cominciò a battere le dita sulla tastiera, analizzando velocemente la Pokéball. "Le ferite sembrano molto gravi…" disse. "Ma con un po' di fortuna dovrebbe farcela…" Il ragazzo chinò il capo, prendendo un profondo respiro.
Poco dopo, due Chansey corsero verso la sala con una barella. La ragazza fece uscire il Pokémon dalla Pokéball e corse verso la sala operatoria. Lui invece si sedette in una panchina di fronte alla porta della stanza. Non solo perché voleva sapere immediatamente quali fossero state le condizioni del suo Pokémon, ma anche perché il corridoio della sala operatoria era isolato e distante dalla sala principale. Non voleva sentire i tantissimi allenatori presenti in quella stanza prenderlo in giro o parlare delle loro vittorie al Torneo. Sarebbe stato troppo per lui. Non voleva più saperne niente di quel maledetto Torneo.
Sembrava che improvvisamente la sfortuna si fosse abbattuta contro di lui. Com'era possibile che il suo fortissimo Nidoking, uno dei suoi Pokémon di livello più alto, fosse stato sconfitto da un Golem, per di più di un'allenatrice che sembrava non aver mai sostenuto un incontro serio?! Si sentiva umiliato ad essere stato eliminato dal Torneo in quel modo e da Melissa. Sicuramente sarebbe passato per un allenatore debole e scansafatiche. Eppure, se ripensava a tutti gli sforzi che aveva fatto solo per il Torneo… Agli allenamenti che svolgeva assieme ai suoi Pokémon per renderli più forti, ed in quel modo rendere più forte anche se stesso…
Se non aveva pianto di fronte alla sua avversaria dopo l'incontro, su quella panchina in pena per il suo Nidoking, Gary cominciò a piangere lacrime amare. Non avrebbe mai immaginato che finisse così. Non avrebbe mai voluto che finisse così.
"… Gary,"
Non aveva mai sentito il suo nome pronunciato in quel modo. Era un suono così compassionale, di qualcuno che provava pena per lui. Alzò gli occhi di scatto, pronto ad accanirsi contro chi l'aveva chiamato in quel modo così umiliante. Ma si fermò non appena vide che era stato suo nonno. L'uomo si sedette nella panchina accanto al ragazzo, era chiaro che tentasse di trovare le parole adatte per consolarlo. Neanche Gary sapeva cosa dire, sapeva solo che un'atmosfera del genere fra lui e suo nonno non c'era mai stata. Era una sensazione fredda, sembrava quasi che si fossero visti per la prima volta in tutta la loro vita. Il prof. Oak sospirò, e diede una pacca alla spalla del nipote.
"Suvvia, devi cercare di reagire, ragazzo…" sussurrò. Si aspettava che Gary si girasse verso di lui, ma non fu così. Il suo sguardo era fisso verso la porta della sala operatoria e sembrava avesse perso anche la forza di parlare. Aveva il respiro agitato, la testa era abbassata in modo che i suoi capelli gli coprissero gli occhi, la sua espressione non era visibile. Ma il prof. Oak capiva quel che stava provando Gary in quel momento, ed era anche in grado d'immaginare l'espressione triste del nipote.
"… Cosa ti ha detto Joy riguardo alle condizioni di Nidoking?"
Ancora nessuna risposta. Semplicemente un leggero movimento da parte del ragazzo, niente di più. Gary sospirò pesantemente, come alzò lo sguardo si ritrovò davanti suo nonno, chiaramente arrabbiato. "Hai intenzione di riservarmi questo trattamento ancora per molto?"
Il prof. Oak si zittì non appena i suoi occhi incontrarono quelli del ragazzo. S'inginocchiò davanti al nipote, una delle sue mani accarezzò la guancia di Gary, alzandola verso la sua. "Non dovresti piangere, lo sai…" disse, e con l'altra mano strofinò via le lacrime che scendevano sul viso del ragazzo senza fermarsi.
"E' più forte di me…" sussurrò Gary, la sua voce era un sussurro soffocato. "Sono stato battuto in un modo così umiliante… Ed il mio Nidoking ora rischia la vita… Come dovrei sentirmi?!"
"Non ti sto dicendo di non sentirti triste," continuò il prof. Oak. "Almeno, per favore, non prendertela con le persone che ti stanno vicine…"
"Sì, scusami…" mormorò il ragazzo, i suoi occhi si restrinsero.
"Gary, ora non devi fare altro che metterti d'impegno per diventare un allenatore migliore…" disse il prof. Oak. "Questa sconfitta non è poi così negativa, ti darà una spinta per migliorare le tue abilità. Con un minimo d'impegno potresti arrivare molto in alto…"
Improvvisamente, dalla sala principale si sentirono delle grida, dei fischi, dei commenti. Il volume del piccolo televisore nell'angolo della stanza venne alzato, e si sentiva chiaramente che era finito un incontro su uno dei quattro campi dello Stadio.
… E vincendo il suo quarto incontro per le qualificazioni, il giovane allenatore Ash Ketchum potrà finalmente disputare il suo primo incontro nello Stadio Indigo!
Gary abbassò lo sguardo. Ash, il suo rivale, aveva vinto il suo quarto incontro del Torneo. Quello che lui non era riuscito a vincere. Non capiva. Perché Ash sì e lui no?
"Gary..?" sussurrò il prof. Oak, notando la depressione del nipote.
"Dimmi una cosa…"
"Cosa c'è ora?"
"Sii sincero… Pensi che Ash sia un allenatore molto migliore di me, vero?"
"Ma Gary! Che razza di pensieri ti vengono in mente?!"
"Rispondi alla domanda!!" gridò Gary. "Cosa credi, so perché tenti di sviare l'argomento! Tu pensi esattamente cosa ho detto, solo che sei troppo buono e sensibile per offenderm--"
Mai si sarebbe aspettato di fare una cosa del genere. Il prof. Oak non era il tipo da schiafeggiare le persone, tantomeno suo nipote, una delle persone a lui più care. Ma le parole che aveva sentito non gli erano piaciute per niente. Non voleva che Gary pensasse che non avesse alcuna fiducia in lui, che per lui Ash era il migliore…
"Sai bene che quel che stai dicendo non è affatto vero…" mormorò, senza far caso all'espressione ferita sul volto di Gary. "E sai altrettanto bene che per me Ash è come un secondo nipote. Desidero la vostra felicità, le vostre vittorie senza fare preferenze. Quel che penso è che voi due siate due allenatori promettenti, in gamba, dotati e capaci. Non sono capace di dire chi di voi due sia il migliore, ma anche se fosse il mio parere non dovrebbe importarti affatto!"
Il ragazzo si morse il labbro, sapeva che suo nonno aspettava che lui alzasse lo sguardo. I suoi occhi erano ancora lucidi, ma da loro non trapelava neanche una lacrima. Il prof. Oak sorrise.
"Ora ascoltami," disse. "Capita spesso di perdere nell'arco di una vita e, credimi, questa è una delle tante volte in cui capiterà… Non voglio scoraggiarti, ma spero che questa sconfitta ti faccia capire che nella vita non si può sempre e solo vincere. E perdere non è niente che potrebbe scoraggiarti, anzi, dovrebbe servirti da ragione per impegnarti di più. Non devi deprimerti così, ma pensare che la prossima volta andrà meglio, che perdere non significa necessariamente non essere capaci. Perdere significa sbagliare e… non voglio fare il filosofo, ma… come si dice, sbagliando s'impara. O non è così?"
Durante il discorso di suo nonno, sulla faccia di Gary era comparso l'accenno ad un sorriso. Lui annuì alla domanda, ed il prof. Oak lo afferrò per la mano facendolo alzare in piedi. Il ragazzo abbracciò suo nonno dolcemente. Voleva dirgli molte altre cose, ma tutto il fiato che aveva raccolto per pronunciare un'intera frase gli servì per pronunciare una sola parola. "Grazie,"
In quel momento, l'infermiera Joy uscì dalla sala operatoria. Il prof. Oak si allontanò dal nipote e notò la faccia preoccupata dell'infermiera. "Come sta Nidoking?" chiese Gary, voltandosi verso suo nonno.
La ragazza prese un profondo respiro prima di dare la risposta.
"L'operazione non sta dando i risultati che mi aspettavo…"
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Capitolo1
Non si sarebbe mai immaginato di rincontrare Giovanni dopo dieci anni. Pensava che ormai le vicende si fossero concluse quando sua figlia si era suicidata lasciando il bambino su una panchina nel parco di Viridian City. Quel neonato era figlio di Giovanni, ma pensava che a lui non interessasse niente di quel bambino. Altrimenti, perché avrebbe lasciato passare dieci anni prima di reclamarlo?
"Pe… Perché questo tuo improvviso interessamento verso di lui?" domando cautamente, tremando, anche se sapeva che Giovanni non gli avrebbe sparato finché non avrebbe parlato. Ma era il "dopo" che lo spaventava.
La persona di fronte spalancò la porta della casa ed entrò al suo interno, tenendo però la pistola fissa verso l'uomo. "Entra anche tu," disse. "Abbiamo bisogno di scambiare quattro chiacchiere…"
L'altro inghiottì duramente e fece qualche passo tremolante all'interno della sua casa. Solitamente, era il luogo in cui si sentiva sicuro, protetto. Stavolta, si rese conto che non aveva mai avuto una paura come quella, e la stava provando in quel luogo per lui sicuro. Mentre percorrevano il corridoio, lui recitò qualche preghiera silenziosamente. Non voleva che gli venisse strappata la persona che aveva cresciuto con tanto impegno e con l'intento di farne un ragazzo per bene e rispettabile. Da quando era stato affidato a lui e sua moglie, tra di loro era cresciuta un'atmosfera che ricordava tantissimo quando era nata loro figlia. Era stato come tornare indietro nel tempo. Ma non avevano mai osato dire al bambino che suo padre era un criminale, una persona che non si era mai preoccupata seriamente di lui. E se in futuro avesse voluto incontrarlo? E se incontrandolo Giovanni avesse fatto di lui un membro della sua organizzazione criminale?
Avevano preferito raccontargli che entrambi i suoi genitori erano morti in un incidente stradale. Sia lui che Patricia lo avevano allevato come un loro figlio, il loro affetto era identico a quello che un vero padre ed una vera madre avrebbero potuto dargli. E forse era anche meglio, piuttosto che essere allevato da un criminale e da una donna che si faceva sottomettere da lui. Sembravano così innamorati… Ed invece tutta la situazione cambiò quando Giovanni ricevette una chiamata dalla quale aveva saputo di essere diventato il Capo del Team Rocket. Improvvisamente, diventò violento e cominciò a picchiare la sua compagna, fortunatamente non il bambino. Infine, Katie, così si chiamava donna di Giovanni, stufa delle torture del marito, in preda ad una crisi di panico, lasciò suo figlio su una panchina di un parco a Viridian City e si buttò da un ponte altissimo. Era pieno inverno, l'acqua non era ghiacciata ma abbastanza fredda da farla ritrovare assiderata.
"Giovanni, per favore…" sussurrò lui. "Per favore, non portarmi via mio nipote… Non farlo… Per favore… Ti prego…"
Giovanni sbuffò e si sedette su uno dei due divani del soggiorno, accavallando le gambe. Senza però spostare la pistola dalla nuca dell'altra persona. "Smettila di piagnucolare," ringhiò. "E' mio figlio, lo rivoglio con me."
"Ma non capisci, questa tua intrusione nella sua vita potrebbe sconvolgerlo! Se sei suo padre dovresti tentare di capire i suoi sentimenti…"
"E' mio figlio!" gridò Giovanni. "Non avresti mai dovuto portarmelo via, Samuel, ora pagherai le conseguenze! Dimmi dov'è mio figlio e subito!!"
"Non so dove sia," mormorò l'altro. "E' partito proprio questa mattina…"
"Faresti meglio a trovare un modo per sapere dov'è esattamente… Lo dico per il tuo bene…"
L'uomo prese un profondo respiro e si diresse verso il telefono vicino alla porta del corridoio. Aprì la cornetta e compose il numero tremando. Giovanni restò a guardare con soddisfazione la sua faccia terrorizzata. Non solo per il fatto di essere minacciato con una pistola, ma anche per il fatto che presto non avrebbe più rivisto suo nipote. Dopo qualche secondo di attesa, finalmente la risposta.
"Sì?"
"Ehilà, ciao, sono io… Volevo sapere come sta andando il tuo viaggio…"
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"Bambini, per caso avete visto questo Pokémon in giro?"
"No, non abbiamo mai visto un Pokémon del genere…"
Bill crollò sul divano del Pokémon Center, esausto. Aveva chiesto a tantissima gente, in tantissime città ed in tantissimi posti. Ma niente, nessuno aveva visto il suo piccolo Eevee con il nastro rosso. Possibile che il ladro fosse passato così inosservato? In fondo il suo Pokémon non aveva una Pokéball, per cui era immaginabile che per una parte del suo viaggio l'individuo lo avesse tenuto in braccio, o in una gabbia. Il pensiero che il suo Eevee fosse stato attaccato dai Pokémon del ladro per essere catturato lo faceva stare male.
Gary gli si avvicinò sedendosi nella sedia accanto a lui. Avrebbe voluto aiutare Bill a cercare il suo Pokémon, ma non poteva trattenersi a lungo a Viridian City. Molto probabilmente il suo rivale sarebbe partito per il suo stesso viaggio, e lo avrebbe raggiunto se si fosse trattenuto in altre faccende.
"Senti, Bill," cominciò. Tentava in tutti i modi di trovare le parole adatte a dirgli che se ne sarebbe andato. Prima che il suo cervello formulasse qualche frase, Bill interruppe il discorso che l'altro ragazzo aveva cominciato. "Chiederò all'infermiera Joy, appena uscirà dalla sala visite…"
"Hm?"
"Se neanche lei avrà visto il mio Eevee lascerò perdere…"
"Non dirlo neanche per scherzo!!" esclamò Gary, alzandosi dalla poltrona. "Un vero allevatore non si lascia battere in questo modo! Se lascerai perdere pensa cosa potrebbe succedere al tuo Eevee, e poi il ladro deve pagare!"
Bill sospirò. "Probabilmente le mie ricerche saranno inutili… Probabilmente non lo troverò mai, e perderò tempo prezioso che dovrei dedicare alle mie ricerche…"
"Smettila di fare il pessimista!"
A quel punto, una terza voce si aggiunse alla conversazione. "Ehi," Gary saltò come sentì una mano posarsi sulla sua spalla. Poco dopo, vide che era stata l'infermiera Joy. "Ragazzo,"
"Oh?"
"Potresti abbassare la voce e cercare di creare meno movimento? Qua c'è gente che sta riposando e poi non mi va che scoppino risse o litigi qua dentro!"
"Ma noi… non stavamo né rissando né litigando…" mormorò Gary, tentando di contenere la voce. Notò che le sue esclamazioni di prima avevano attirato l'azione di tutti gli allenatori nella stanza. Arrossì leggermente, e Bill si avvicinò a Joy. "Mi scusi, per caso ha visto questo Pokémon recentemente?"
Joy scrutò attentamente la foto che le si presentava davanti, infine notò il nastro rosso. Gli diede un'ultima occhiata, poi rispose alla domanda. Il ragazzo era pronto a sentirsi dire un altro "no", ed invece, "Sì, un'allenatrice oggi ha portato qui un Eevee con lo stesso nastro rosso."
I due occhi castani di Bill somigliavano a piatti dopo l'affermazione dell'infermiera. Gary ridacchiò per faccia dell'altro ragazzo, poi fece qualche passo verso Bill, che nel frattempo sembrava stesse perdendo l'equilibrio e svenendo per la sorpresa. Quando crollò nuovamente sul divano, Gary decise di parlare. "E ora? Che si fa, si va alla ricerca di quell'allenatrice? Per quel che ne so potrebbe essere andata a Pallet Town, a Pewter City, alla Victory Road o magari è ancora qui… In una delle tantissime case di Viridian City!"
A quelle parole, Joy intervenne di nuovo. "Quando la ragazza stava per andare via, ha detto che si dirigeva alle Tohjo Falls…" Bill e Gary spalancarono gli occhi nello stesso momento.
"Le Tohjo Falls?" domandò Gary. "Delle cascate?" Bill annuì.
"Si trovano dentro un'enorme grotta a metà della Victory Road, sulla strada verso New Bark Town…" aggiunse. "Si dice che siano una scorciatoia per arrivare più velocemente in quella città, ma pare che molti siano rimasti terrorizzati da ciò che si trovava all'interno della grotta. E nessuno è mai andato a vedere meglio cosa ci fosse di così spaventoso… Tutti hanno paura di ciò che potrebbe esserci."
"Beh," disse Gary. "Ma se quell'allenatrice è diretta in quel luogo significa che non è affatto intimorita dalle Tohjo Falls…"
"Può darsi che non sappia niente di ciò che si dice… Comunque io andrò là e mi riprenderò il mio Pokémon, costi quello che costi!"
Gary sorrise e raccolse le sue Pokéballs dalla poltrona. "Bene, dato che sono diretto verso New Bark Town non mi costerà nulla darti una mano! Non mi pare che tu abbia altri Pokémon con te…"
"No… Eevee è l'unico Pokémon che allevo, tutti gli altri da cui traggo le mie ricerche li vado a cercare per il Kanto…"
"Bene, quindi da ora sarò il tuo aiutante! Beh, sempre che tu mi voglia con te, ovvio…" Il piccolo Eevee di Gary annuì, sorridendo.
"Grazie, grazie!!" Bill cominciò a saltellare per il Pokémon Center, prendendo per il braccio Gary e trascinandolo con sé. La scenetta continuò fino a quando l'infermiera Joy non perse i nervi e sbatté i due ragazzi fuori dal Centro. "Gary?" mormorò Bill qualche attimo dopo la loro uscita dal Pokémon Center.
"Sì..?"
"Non saprò mai come ringraziarti… Se riusciremo a recuperare il mio Eevee prometto che farò qualsiasi cosa tu voglia!" L'altro ragazzo sorrise di nuovo, aggiungendo al sorriso una piccola smorfia. "Non importa, comunque prenderò la tua proposta in considerazione,"
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"Le Tohjo Falls? Ma è proprio sicura di essere diretta laggiù, signorina?"
La ragazza sorrise, tuttavia c'era qualcosa nel suo sorriso che sembrava essere maligno. Il poliziotto sospirò ed indicò con il dito un piccolo sentiero che portava verso un fittissimo bosco. "Deve proseguire per quella strada fino a quando non si troverà di fronte ad un'enorme grotta. Là si trovano le Tohjo Falls… Ma se vuole un consiglio, signorina, non dovrebbe andare fin laggiù, si raccontano fatti orribili capitati all'interno di quella grotta…"
Niente da fare, la ragazza non stette neanche ad ascoltare l'uomo e camminò velocemente verso la stradina. Correva con tutta la forza che aveva in corpo, era impaziente di arrivare. Dietro di lei, il suo Pokémon continuava a seguirla come una ruota, quasi restando indietro. Guaì per attirare l'attenzione della sua allenatrice, che si fermò in fretta ed osservò dietro di lei. Fece una panoramica del posto per vedere se fosse ancora molto lontana dalla sua destinazione. Riusciva già a vedere la grotta di cui le aveva parlato il poliziotto, sapeva che ormai fosse vicina.
Fece qualche passo e s'inginocchiò, accarezzando la testa del suo Pokémon e spettinandogli il pelo tra le orecchie lunghe. Lo prese in braccio e sorrise, guardando gli occhi gialli e grigi del suo Pokémon, così insoliti per uno della sua specie. "Bene, Eevee," mormorò. "Siamo quasi arrivati…" La piccola creatura annuì con un cenno del capo, leccando la guancia della ragazza. Lei sorrise con più convinzione ed aggiunse, "Presto sarà il tuo momento…"
Eevee gioì alle parole dell'allenatrice e strofinò il muso sulla sua guancia. La ragazza lo ricambiò con qualche carezza, ma il suo sguardo era fisso sul luogo dove presto sarebbe arrivata.
"Sì, presto sarà il tuo momento…" sussurrò. "Ma altrettanto presto sarà anche il mio…"
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Metteva un po' di tristezza vedere gli stessi luoghi che aveva attraversato molti mesi fa quando era diretto verso l'Indigo Plateau. Forse era per quello che Gary correva molto velocemente per la Victory Road, forse non voleva soffermarsi e ricordare. Bill tentava di stare dietro a lui ed all'Eevee dell'allenatore. Non aveva mai corso tanto in vita sua, in fondo non aveva mai viaggiato. Improvvisamente, Gary ed Eevee si fermarono, alla vista di un'enorme folla di fronte ad all'edificio che portava alla loro destinazione.
I tre si fecero strada tra la folla, e notarono che tutti stavano ascoltando le parole di un uomo steso a terra e retto da due poliziotti. Era ferito ed aveva una voce terrorizzata, metà della folla ascoltava le sue parole, mentre il resto continuava a discutere. La porta dell'edificio con il cartello "Tohjo Falls, 1 Km" era bloccata da tantissimi poliziotti. Bill si avvicino ad un'agente Jenny che stava di fronte alla porta dell'edificio, deciso a chiederle cosa stesse succedendo.
"Mi scusi," cominciò. "Cos'è successo a quell'uomo? Perché avete bloccato l'accesso alle Tohjo Falls?"
La ragazza emise un profondo sospiro, mentre scriveva qualcosa sul suo block notes. "L'ennesimo uomo che si avventura là dentro e rimane terrorizzato… Questa volta però è ferito, cosa che non era mai accaduta alle altre persone, e poi dice di ricordare tutto… Stiamo aspettando l'ambulanza e nel frattempo i miei colleghi gli stanno facendo qualche domanda."
Gary era ancora tra la folla, cercando di capire cosa stesse dicendo l'uomo. I poliziotti continuavano a ripetergli le stesse domande, quindi aveva una buona probabilità di capire qualcosa.
"Quindi…" disse uno dei due. "Lei dice di essere entrato là dentro e di aver mandato uno dei suoi Pokémon contro uno Slowpoke, giusto?"
"Esatto… Poi… Improvvisamente è comparsa una grande luce… Sembrava che la luce della luna avesse invaso l'intera grotta… Il mio Pokémon era scomparso… ed al suo posto c'era una creatura, un essere che non avevo mai visto finora… Mi sono spaventato, così ho mandato il mio Kadabra contro di lui…"
"Una creatura mai vista?" s'intromise Gary. L'uomo annuì, soffermandosi sulla domanda del ragazzo. "Non l'ho vista molto bene… Ma vedevo chiaramente degli strani cerchi luminosi, non so se fossero sul suo corpo… Quel che sono riuscito a distinguere di quell'essere sono stati gli occhi… Mi hanno terrorizzato, erano rossi e maligni… Se era un Pokémon, non poteva essere per niente buono come gli altri…"
"Un Pokémon cattivo?"
'Ehilà, ragazzo…Non avrai mica paura di questo Pokémon, vero?'
Non è vero…
'Io non ho paura di niente e di nessuno!'
'Bene, allora mostrami come i tuoi Pokémon "normali" possono battere la mia creatura malvagia…'
Che sta dicendo? Non esistono Pokémon cattivi…E perché i miei li chiama "normali"?
'Arcanine, Nidoking! Non lasciatevi intimidire da quella "cosa", attaccate, presto!'
No…Come può stendere i miei Pokémon in quel modo senza neanche sforzarsi? E' assurdo…
Perché ora guarda me? Cosa vuole farmi…? Non capisco, che intenzioni ha il suo allenatore? Perché non lo ferma, non vede che vuole attaccarmi..?
No, non dice niente… Vorrei che ci fosse qualcuno ad aiutarmi…
Non voglio morire…
Non voglio…
Non…
"Gary..?!"
Il ragazzo scosse la testa come sentì il suo nome. Sapeva chi l'aveva chiamato, e si girò verso di lui. Bill aveva una faccia molto preoccupata. "Ehi, che ti è successo…? Per qualche attimo sembravi in trance…"
"No… Niente," rispose Gary, sembrava forzare se stesso a quella risposta. "Non è successo niente… Stavo solo ricordando…"
"L'agente Jenny ha detto che possiamo andare alle Tohjo Falls se vogliamo," aggiunse Bill. "A patto che sveliamo il mistero di quella creatura…"
Gary annuì, si alzò dalla sua posizione inginocchiata e guardò il suo Eevee. Il piccolo Pokémon non guardava il suo allenatore con la solita allegria. Vedeva chiaramente nei suoi occhi la confusione provocata da quel ricordo così spiacevole. Gary lo notò, lo prese in braccio e forzò un sorriso.
"Sto bene," sussurrò. Eevee lo guardò dubbioso, non voleva vedere il suo allenatore in quello stato, per nessuna ragione.
"Non è niente, ti dico! Solo un altro di quei ricordi ad occhi aperti…"
Note dell'autrice: Ecco il secondo capitolo della mia fan fic, già di due pagine più lungo del capitolo precedente! Se continua di questo passo, l'ultimo capitolo sarà di 8528093 pagine°_°! Vabbé, passando ai ringraziamenti… Grazie a Giulio e Ck, per aver letto l'anteprima assoluta, ed anche per continuare a darmi la forza di proseguire!^^ Ah, a proposito, se volete darmi anche voi il vostro parere mi piacerebbe ricevere le vostre e-mails!! Io ADORO trovare messaggi NON di pubblicità tra la posta^__^! E se volete mandare critiche… Potete tenervele per voi!(scherzo^^)
