Kisame aveva intuito che quella sarebbe stata una lunga giornata sin da quando aveva messo piede fuori casa la mattina; per questo era certo di potersi tranquillamente concedere una passeggiata in un vicino parco con tutta la calma di cui necessitava. Aveva colto l'occasione per chiamare Karin dicendole che per quel giorno la gestione della palestra avrebbe dovuto essere interamente nelle sue mani dal momento che lui aveva avuto un imprevisto bello grosso.
"Non ti preoccupare, Kisame, è tutto sotto controllo. Ci sono Hidan e Sasori insieme in questo momento ma sono riusciti ancora a non distruggere niente" Karin al telefono cercava di mantenersi posata, ma Kisame aveva intuito che stava trattenendo risatine e sospiri. L'udire qualcuno ghignare sullo sfondo gli tolse ogni dubbio, evidentemente Deidara aveva tutte le intenzioni tranne quella di allenarsi.
Quando il gatto non c'è i topi ballano!
Kisame scosse la testa divertito prima di rimettersi il telefono in tasca e proseguire.
Il suo imprevisto bello grosso aveva avuto prima il nome di Itachi. Tuttavia, ben presto, attraverso quegli occhi di ossidiana Kisame aveva intuito che c'era dell'altro. Il moro parlava sempre con la massima compostezza, lo aveva fatto pregandolo di portarlo a casa di Nagato. Ma Kisame era riuscito a scorgere la coda di quella tempesta che si sarebbe scatenata a breve tra le pieghe di quel granitico contegno che Itachi manteneva in ogni occasione.
Hai davvero un intuito sopra la media, Itachi. Mi hai chiesto di accompagnarti da Nagato parlandomi come se mi stessi raccordando la trama del film comico che hai visto eri sera mangiandoti pop corn in panciolle sul divano. Ma i tuoi occhi hanno urlato, come sempre, trasmettendo anche a me tutta l'apprensione che in realtà provavi.
Ora sarebbero giunti i quesiti giganteschi che Kisame avrebbe dovuto attraversare mettendo anche in conto una delusione. Sasuke stava arrivando, di conseguenza se fino a poco prima era difficile che Itachi sarebbe tornato a casa sua, adesso era altamente improbabile. Era stato già chiaro il giorno precedente che i due fratelli avevano urgente bisogno di confrontarsi, questo per Kisame non era assolutamente un problema, non lo sarebbe stato per chiunque. Ma aveva scorto dell'altro in quegli splendidi occhi neri quando Itachi aveva espresso il desiderio di alzarsi dalla barella. Il fatto che avesse dei devastanti sensi di colpa nei confronti di Nagato e di chi sa chi altro, probabilmente non gli avrebbe permesso di aprire il suo cuore tanto facilmente ad un'altra persona.
Kisame gli avrebbe concesso volentieri il tempo e lo spazio di cui aveva bisogno per uscire da questo e dagli eventi traumatici che aveva avuto nella vita. Esisteva comunque il rischio che Itachi gli scivolasse tra le dita se avesse allentato troppo la presa.
Kisame sospirò abbassando lo sguardo sul sentiero imbrecciato e candido. La sua andatura adesso appariva leggermente ondeggiante, accadeva sempre quando aveva dei pensieri che lo assillavano.
Nelle prossime ore sarebbe forse giunta la fase più complicata della sua vita, avrebbe dovuto trovare il perfetto equilibrio per non si risultare invadente con Itachi in un momento così difficile per lui, senza tuttavia lascialo andare troppo rischiando di perderlo.
Io ti amo, non mentivo stanotte anche se ho avuto il coraggio di dirtelo solo perché dormivi ed ero sicuro che non potevi sentirmi. L'ho sempre saputo, da quando ti ho visto la prima volta, sei anni fa, e ancora non sapevo come era fatto il tuo viso. Ora ne sono più che sicuro.
"Anche tu qui? Giornata impegnativa, vero? Sigaretta?"
Una voce rude e graffiante lo aveva fatto quasi sobbalzare. Kisame si voltò sperando che non si fosse troppo notato il suo trasalire trovandosi davanti Kakuzu. Non riusciva a capacitarsi come avesse fatto ad essere così silenzioso, gli era arrivato alle spalle senza che se ne accorgesse.
"No, grazie, non fumo."
"Fai bene, dovrei smettere anche io. Solo che purtroppo la vita è amara e ognuno cerca di addolcirla come può" la voce di Kakuzu ora appariva distorta nello sforzo di tenere la sigaretta in punta delle labbra mentre il poco vento che soffiava lieve gli rendeva difficile l'accensione.
Kisame sorrise sollevando il mento con un gesto partecipe.
"Così hai una palestra" Kakuzu era riuscito finalmente nel suo intento di accendere la sigaretta e aveva affiancato Kisame "Ce lo vedo bene un tipo come te, scommetto che era il tuo sogno sin da quando eri bambino. Scusa sai, ma ero qui da un po' e ti ho sentito parlare al telefono."
Kisame era piacevolmente stupito, quell'omone rude dalla pelle olivastra si stava mostrando in una veste del tutto nuova rispetto al manager spilorcio con cui si doveva intercedere per avere la donnola per venti minuti. Kisame comprese in quel momento che anche con lui la vita non doveva essere stata troppo bendisposta, certamente quel lavoro non corrispondeva ai sogni che aveva avuto da piccolo.
"Se devo essere sincero sì, è stato lo scopo principale della mia vita e ho lottato con tutto me stesso per realizzarlo. La passione per lo sport mi accompagna praticamente da quando sono nato."
Non sono più tanto sicuro che ora questo sia lo scopo primario della mia vita, lo era fino a pochi giorno fa, ma ora…
"Di quante discipline ti occupi?" avevano ripreso a camminare con le facce perse nella luce del sole.
"Per adesso solo bodybuilding, ma ho lo spazio necessario per ingrandire" effettivamente quello era stato un suo progetto sin dall'inizio, l'edificio disponeva di un altro locale al momento inutilizzato."
"Avresti bisogno di altri istruttori, o faresti tutto tu?"
"Direi di sì, ognuno ha il suo campo."
"Devono per forza essere laureati in scienze motorie?"
Kisame stava iniziando a chiedersi dove Kakuzu volesse andare a parare, tuttavia quella che ora stava nel suo viso squadrato, era un'espressione franca, gentile, e sinceramente interessata. Gli occhi verdi e luminosi aveano assunto uno sguardo quasi malinconico.
"Non è necessario, il responsabile e direttore tecnico sono io, basta solo che abbiano le perfette competenze in quella disciplina. Posso insegnare io stesso le nozioni di scienze motorie che sono necessarie."
Kakuzu si era fatto pensieroso, soffiò una nuvoletta di fumo prima di continuare il discorso: "Vedi, Kisame, forse tu non mi hai conosciuto nella più onorevole delle situazioni, io sono sempre stato per tutti il manager avaro che tratta i ballerini come merce da vendere al miglior offerente, ma per quanto possa sembrare strano io ci tengo a quei ragazzi, sono amici. Non sarei stato qua oggi in caso contrario. Nagato è legato sia a Itachi che a Yahiko e io a loro. Forse tu questo lo avevi già intuito la sera in cui ti concessi di stare con Itachi, avevo già capito solo vedendoti che eri diverso. La conferma l'ho avuta quando ti ho visto fare tutto per parlarci e basta."
Kakuzu fece una pausa, probabilmente voleva una qualche conferma da Kisame, forse non era avvezzo a pronunciare frasi del genere per questo ora cercava come una sorta di rassicurazione per aver fatto bene. Si guardarono negli occhi per diversi secondi senza dire niente. Kisame era sconcertato di sentirlo parlare così ma in fondo nemmeno tanto.
Kakuzu fece lungo respiro prima di continuare, come se gli servisse coraggio: "sono preoccupato, soprattutto per Itachi. Quello non è mai stato il lavoro adatto a lui, la sua salute è sempre stata fragile e lo stress non può che aggravare la situazione. Lo sai che era un trapezista prima? La frattura della spalla è stata la fine della sua carriera, dopodiché ha dovuto arrangiarsi per sé stesso e per Sasuke. Obito ha fatto quello che poteva per dargli una mano, ma ora direi che merita qualcosa di meglio. Sto dicendo queste cose a te perché ho visto come lo guardi, la premura con cui lo sfiori. Ho capito che tu sei speciale da quella sera in cui gli hai solo parlato. Non farlo scivolare via, Kisame, o potrebbe essere la sua fine."
Appena finito di parlare Kakuzu tornò immediatamente da dove era venuto, senza salutare, senza attendere una risposta. Forse quelle parole che non era abituato a pronunciare le sentiva andargli strette, tuttavia non le avrebbe dette se non le avesse ritenute più che giuste. Kisame era rimasto lì, inchiodato. La verità fa questo effetto, ecco perché la maggior parte delle persone non la vuole sapere finendo con l'odiare chi la dice.
Kisame aveva avuto ragione fin di primi istanti in cui aveva visto Itachi. Non conosceva il suo viso e il colore dei suoi occhi, non aveva mai sentito il suo nome ma aveva intuito il suo innegabile talento il quale era decisamente troppo per quel posto.
Itachi, perché tutto questo non me lo hai detto? Sul serio pensi di meritare così poco? Davvero credi di essere così riprovevole da non avere diritto a niente?
Si voltò indietro a guardare il sentiero bianco che aveva percorso sentendo gli occhi riempirsi di lacrime. Là, in fondo a quel viottolo, c'era qualcuno che aveva bisogno di lui. Ora più che mai.
Shisui guidava piano come se quella fosse una giornata assolutamente normale, non voleva ammettere con sé stesso che in realtà era turbato da quello che sarebbe potuto accadere una volta arrivati. D'altronde aveva vissuto in prima persona tutto ciò che l'incidente di quando erano piccoli aveva lasciato dietro di sé. Ovviamente ne erano usciti tutti quanti sconvolti ma era stato Sasuke quello ad aver sofferto maggiormente. All'età di otto anni si era dovuto trovare da solo, quel maledetto giorno, a gestire la situazione. Mentre chiamava Obito, già era consapevole che la sua vita era passata dentro un tritacarne in pochi secondi quando magari, fino a pochi minuti prima aveva sorriso fiducioso come tutti i bimbi di quell'età. Addirittura, prendendo quel telefono, era stato certo che anche Itachi fosse morto. Nonostante fosse sconvolto aveva saputo agire nel migliore dei modi. Già a quell'età aveva dato prova di essere molto più intelligente della media, come d'altro canto lo era stato anche Itachi da piccolo.
Eh già, la vita può essere sconvolta in poche frazioni di secondi dopo le quali il mondo e le persone che conoscevi sono sempre le stesse mentre tu ti ritrovi catapultato irreversibilmente ad anni luce di distanza pur rimanendo con i piedi ferminello stesso punto. Cambia tutto intorno a te senza che tu possa agire.
Tuttavia Sasuke non era riuscito a scollegare il fratello maggiore da quell'evento, la rabbia e il rancore avevano sommerso la sua intera vita fino a quel Capodanno in cui si erano ritrovati tutti riuniti.
Shisui non aveva mai saputo di cosa avevano parlato Itachi e Sasuke all'esterno dei ristorante, ma di una cosa era stato certo sin dai primi istanti in cui li aveva visti rientrare: Itachi aveva saputo, senza ombra di dubbio, trovare le parole perfette da pronunciare in quel momento. Quelle capaci di risollevare Sasuke, in pochi minuti, da tutti quegli anni durante i quali aveva annientato sé stesso e il loro rapporto. In pratica un' intera vita.
Non c'era riuscito Obito, aveva fallito lo stesso Shisui, ma Itachi, quella sera che era partita solo come una pessima festa, aveva compiuto il miracolo di saper trovare le parole giuste al momento giusto.
Shisui li aveva visti nascere entrambi notando i loro differenti caratteri già dall'infanzia, i due fratelli avevano anche un modo di gestire il dolore totalmente contrapposto. Itachi era poco più di un bambino, lui aveva sempre gestito il tormento in modo acquiescente. Mandava giù restando conciliante con tutti, senza tuttavia perdere di vista le cose e le persone veramente importanti della vita. All'epoca lo imbottivano di tranquillanti e altri medicinali affinché i suoi problemi cardiaci, di cui avevano deciso tutti di tenere Sasuke all'oscuro, non si aggravassero ulteriormente. Il temperamento accomodante di certo non aveva mai contribuito ad alleviargli la salute. Dopo l'incidente Itachi era rimasto per giornate intere nel letto completamente sedato. Sasuke era, al contrario, combattivo e focoso, non accettava mai un' ingiustizia o una qualunque contrarietà senza lottare. Shisui rammentava di averla spesso desiderata per sé stesso una personalità simile, anche Madara era stato più o meno così in gioventù per quel poco che lo aveva conosciuto.
Sasuke era finito col crescere senza avere la possibilità di affinare i propri strumenti per la gestione della collera e dei rapporti con gli altri, dopo l'allontanamento delle due famiglie, infatti, era rimasto solo con Itachi il quale era spesso assente per lavorare e studiare.
Sin da quando era molto giovane, Shisui era sempre stato attratto in modo particolare da Itachi. lo affascinavano all'inverosimile il suo stile, la sua classe e finezza, era affascinato persino dal modo in cui si muoveva. Nonostante fosse oggettivamente molto bello, Sasuke era sempre stato più virile e spigliato.
Quando Obito perse i genitori nell'incidente, si occupavano spesso Shisui e la sua famiglia di dare un mano ai due fratelli, lasciando qualcuno in loro compagnia spesso anche durante la notte. Shisui strinse un attimo i denti ricordando i momenti in cui si infilava sotto le coperte accanto al corpo di Itachi, completamente reso inerme dai farmaci, scivolava accanto a lui avvolto dalla penombra. Nonostante la volontà di Itachi fosse completamente annullata per impedirgli, durante i primi giorni, di essere divorato dal dolore, la sua pelle era calda e viva, Shisui se lo stringeva forte addosso rimanendo così a sentirlo respirare anche per delle mezz'ore. Il corpo di Itachi era sottile e flessuoso come un giunco. Nelle occasioni successive gli aveva baciato la fronte e il viso delicato e candido.
Lo accarezzava sussurrando: "Ti voglio bene."
Perché non te l'ho detto mai da sveglio?
Itachi emetteva qualche lieve gemito senza tuttavia muoversi o aprire gli occhi.
Tutto questo accadeva per causa del costante timore di Shisui di esporsi e che spesso lo aveva fatto pentire di non aver tentato. Shisui si portava ancora dietro questa caratteristica della sua personalità.
Ma di cosa ho paura sempre? Di un rifiuto? Che vuoi che sia, al massimo potrebbero dirmi di no.
La situazione si era sbloccata un giorno per caso quando nessuno dei due se lo sarebbe mai aspettato. In effetti non sarebbe dovuto accadere assolutamente niente in quella occasione, era stato solo un caso l'ingresso di Itachi in bagno mentre Shisui stava davanti allo specchio a rimirarsi da tutti i lati davanti allo specchio facendo delle strane smorfie.
"Qualcosa non va, Shisui?" aveva chiesto il minore che lo stava osservando da un minuto buono senza che l'altro si fosse minimamente accorto della sua presenza.
"No niente, è solo… vorrei avere lo sguardo e le ciglia come te."
Il maggiore aveva abbassato gli occhi imbarazzato, si era sentito avvampare e dentro di sé fu certo che Itachi ridesse di lui. Ma, contrariamente a tutti i suoi pensieri, il minore gli aveva rivolto un sorriso gentile e comprensivo invitandolo a sedersi sul piccolo sgabello che stava davanti allo specchio. Shisui seguiva ogni movimento di Itachi senza riuscire a staccargli gli occhi di dosso, addirittura aveva l'impressione che la sua testa producesse rumore mente si voltava di continuo per osservare i movimenti silenziosi e aggraziati del minore. Sembrava danzare mentre gli voltava le spalle per prelevare pochi oggetti di make up da un suo borsellino che nessuno aveva mai osato aprire. I capelli di Itachi, sebbene non fossero lunghi come adesso, erano già splendidi e lucenti. Itachi era avanzato nella sua direzione con un'espressione serena sul bellissimo viso, si sedette sulle sue gambe nel modo più naturale e ingenuo possibile. Lo voleva soltanto truccare per mettere in evidenza e fargli notare gli innumerevoli suoi pregi .
Shisui fu come folgorato da una scarica elettrica non appena i loro corpi entrarono in contatto, era incredibile come Itachi riuscisse ad essere terribilmente eccitante anche nei più semplici gesti, Shisui tremò mentre il minore gli scostava con una mano la frangetta di capelli mossi dalla fronte per esaminare meglio lo sguardo in modo da estrarne i punti di forza con il trucco, intanto un' espressione seria e dolce allo stesso tempo di era impadronita di quegli occhi incredibilmente magnetici.
Shisui si sentiva avvampare avvertendo il respiro dell'altro sulla faccia, adorava quelle ciocche corvine che gli ricadevano di continuo davanti al viso, per questo non riuscì a frenare la sua mano che le accarezzò per riavviarle.
"Itachi, non azzardarti a tagliarti i capelli, mai."
La voce gli era uscita terribilmente tremante, per questo la mano di Itachi si era bloccata di scatto a mezz'aria stringendo lo scovolino del mascara tra le dita eleganti, i bellissimi occhi sgranati. Pochi secondi dopo tutti gli oggetti che il minore che aveva in mano volarono sulle piastrelle bianche, il tappo del kajal saltò permettendo a quest'ultimo di lasciare uno sfregio nero sul pavimento. Le mani di Shisui si erano fatte strada prepotentemente sotto la t – shirt grigia del cugino più piccolo il quale sentiva il sesso del grande gonfiarsi prepotente sotto le natiche. Itachi non aveva opposto la minima resistenza mentre Shisui iniziava a baciarlo e, subito dopo, lo sollevava per portarselo nel letto. I loro giovani corpi erano avvinghiati ormai praticamente nudi, le carezze e i sospiri erano inarrestabili quando Shisui si sentì strappare Itachi e la sua pelle ormai in fiamme dal grembo trovandosi gli occhi iniettati di sangue di suo padre a pochi centimetri.
Shisui fece appena in tempo a pensare che forse era stato attratto dal rumore degli oggetti caduti dalle mani di Itachi in bagno prima di ricevere il primo di una lunga serie di ceffoni terminata poi dabbasso davanti agli occhi di Sasuke. Quella volta Shisui non aveva avuto paura di esporsi e questo gli era costato una catastrofe con la famiglia.
Da ora in poi non dovrò temere di esprimere i mie sentimenti. Quella volta è successa la fine del mondo ma vedo, intorno a me, che non è sempre così. Kisame, per esempio, se non dimostrasse quello che prova Itachi sarebbe già sprofondato in un baratro.
Quando Itachi era venuto a lavorare al Susanoo stava già con Nagato. Shisui non poteva negare di aver avvertito un paletto di ferro arrugginito trafiggergli il petto anche solo per pochi secondi. I due cugini si erano persi di vista per diversi anni tuttavia Shisui aveva compreso in quel momento di essere ancora prepotentemente affascinato da Itachi. Aveva scoperto anche che il minore gli aveva dato retta su quella frase che gli era scappata spezzata dalla passione l'ultimo giorno in cui si erano visti: non aveva più tagliato la sua splendida chioma che ora gli arrivava oltre la metà della schiena.
Non volevo che accadesse questo disastro, davvero. Ora tante cose sono cambiate, non siamo più ragazzini e quella situazione non esiste più da tempo.
Shisui sospirò pensando che sia Itachi che Nagato avevano conosciuto solo dolore nella vita e che entrambi ora si meritavano un poco di sollievo. Itachi aveva già trovato una persona speciale, tutti, compreso Shisui, avevano notato con che occhi Kisame lo guardava. Suo cugino aveva certamente bisogno di tempo, tuttavia Shisui si ritrovò a pensare con una punta di malinconia che non poteva permettersi di lasciare che Itachi si lasciasse scappare una persona come Kisame.
Non sarò certo io a impedirvi di essere felici da ora in poi. Anzi, dovrò fare quanto in mio potere affinché questo accada.
Accennò un sorriso voltandosi per un istante in direzione di Sasuke che stava sul sedile del passeggero con gli occhi fissi sulla strada. Shisui sapeva che quella che ora sembrava freddezza in realtà non lo era più, gli sembrava di percepire tutti quei sentimenti che si erano risvegliati nel cuore del cugino più piccolo. Gli occhi grandi e neri stavano fissi sulla strada, ma le labbra fini e delicate non avevano più quel cipiglio a deformarle. La linea del mento era rilassata, le mani candide non stavano più contratte e tese, solo chi lo conosceva alla perfezione poteva cogliere queste lievi differenze.
No, nessuno adesso ha più il diritto di impedirvi di essere felici, state tranquilli io sarò sempre con voi.
