Era un giorno invernale a Chicago e tutta la città era ricoperta di neve.

Jay era stato invitato a pranzo dai Carson, ed avendo il giorno libero dal lavoro, aveva deciso di accettare.

La signora Carson come sempre aveva cucinato in grande quantità, cibo di ogni tipo. Ogni volta che lo faceva mangiare lì preparava un pasto come se dovesse sfamare un esercito.

Era così quando aveva ospiti.

Il pranzo iniziò con l'antipasto per poi proseguire con il primo ed addirittura due secondi con relativi contorni seguiti dal dolce finale.

Fu una giornata favolosa che trascorse come tutte le cose belle fin troppo rapidamente.

Jay alla fine, tra una chiacchiera e l'altra, aveva mangiato davvero tanto.

La signora lo aveva pregato anche di fare anche qualche bis e lui non poteva rifiutarsi di assaggiare tutto poiché ogni cosa era davvero troppo buona

La cucina della donna gli ricordava molto quella di sua madre, anche spesso i suoi modi di fare molto dolci e protettivi nei suoi confronti.

Quando arrivò il momento del dolce, il detective era davvero satollo, avrebbe voluto rifiutare di mangiarlo, ma la donna lo guardava con occhi imploranti.

- Su dai Jay non puoi non assaggiarlo. L'ho fatto con le mie mani appositamente per te.- disse lei.

Sentendole dire quelle parole lui non riuscì a dirle di no e così lo assaggiò. Un piccolo pezzettino giusto per non dire di no.

Non avendo mangiato una porzione che soddisfasse la donna, lei gli preparò un piatto da portare a casa, aggiungendo anche qualche altra cosa che era rimasta.

Fin da quando Jay era entrato per la prima volta in quella casa la donna lo aveva trattato come un figlio prendendosi cura e preparandogli del mangiare anche da portare a casa.

Lei era a conoscenza della storia del giovane che aveva perso la madre anni prima che lei lo incontrasse

Come ogni cosa che la signora Carson aveva preparato quel giorno, alla fine anche il dolce si era rivelato essere davvero buono.

Jay, fosse stata un'occasione diversa ed avesse mangiato meno, avrebbe fatto volentieri bis e tris, tanto gli era piaciuto.

Non era un tipo che amava i dolci, ma quello aveva un non so che di particolare.

Gli era piaciuto così tanto che alla fine, prima di andare via, pregò la signora di dargli addirittura la ricetta ripromettendosi di prepararlo per farlo assaggiare a Will e ad Hailey.

Jay tornò a casa intorno alle 17:40. Era stato un pranzo lunghissimo e poi aveva fatto una piccola passeggiata sperando che questa potesse aiutarlo a digerire un po'.

Una volta rientrato Jay si preparò tutto l'occorrente e fece una doccia veloce dovendo raggiungere Will.

I due fratelli si erano ripromessi di trascorrere un paio d'ore insieme approfittando del fatto di avere entrambi il giorno libero. I due lavoravano come mattied avevano orari allucinanti, perciò non riuscivano a vedersi spesso.

Arrivato davanti allo stabile in cui vivevq suo fratello, Jay sali al piano e suonò alla porta del suo appartamento.

- Ciao fratellino - lo saluto aprendo la porta il dottore ed invitandolo ad entrare - sono appena arrivato ho fatto tardi. -

- Ciao - rispose l'altro - non preoccuparti fai con calma -

- Faccio una doccia e sono subito da te - aggiunse Will

Jay in attesa che il fratello terminasse di prepararsi si sedette sul divano ed accese la TV. Non trovando nulla di interessante iniziò a fare zapping tra un canale e l'altro.

Non riusciva a trovare nulla che attirasse realmente la sua attenzione.

Anzi, desiderava tanto distrarsi poiché c'era qualcosa che lo infastidiva e anche se neanche lui sapeva cosa fosse.

Sentiva uno strano prurito in tutto il corpo, non riusciva a rimanere fermo, aveva la necessità di grattarsi energicamente per tentare di farlo smettere.

Nella bocca, da quando era salito in macchina per raggiungere Will, aveva un saporaccio molto sgradevole, come se avesse mangiato qualcosa di amaro ed il detective, inoltre, la percepiva come secca e asciutta.

Qualcosa non andava...

Il detective nell'attesa, quindi, decise di prendere qualcosa da bere. Aveva la sensazione di non aver digerito nulla ed attribuiva tutto ciò al fatto che, come era realmente, effettivamente aveva mangiato tanto.

Fortunatamente il fratello teneva sempre in casa qualche shepes al limone, ne andava matto, ma allo stesso tempo le trovava utili per digerire.

Senza perdere tempo, sperando che quella bibita potesse aiutarlo, ne prese una bottiglietta dal frigo e la aprì.

Quel liquido fresco inizialmente era come un toccasana per la sua bocca ed il suo stomaco, così decise di tornare sul divano e di continuare a sorseggiare la sua bevanda continuando a fare zapping col telecomando nella speranza di trovare qualcosa che lo aiutasse ad ingannare l'attesa.

Will quando si trattava di fare una doccia era terribilmente lento.

Putroppo però, quella iniziale sensazione di benessere era durata ben poco, di fatti più passava il tempo eil detective si sentiva strano.

Alla sua bocca insolitamente asciutta e secca si aggiunse infatti anche lo stomaco che aveva iniziato, una decina di minuti dopo aver bevuto la shepes, a dargli noia ed a fargli davvero male.

Aveva inoltre bisogno di tossire di tanto in tanto poiché la sua gola pizzicava parecchio.

Era tutto così strano. Non riusciva a capire perché si sentisse così.

In poco tempo il detective, inoltre, senza riuscire a spiegarsene il motivo si ritrovo zuppo di sudore. Il maglione che indossava poteva essere strizzato. Eppure non aveva fatto nulla, era rimasto seduto sul divano tutto il tempo.

- Va tutto bene? - disse Will entrando nella stanza dalla porta che si trovava alle sue spalle.

il dottore aveva finito di fare la doccia e lo aveva raggiunto in salotto. Lo aveva visto sbottonare uno degli ultimi bottoni della camicia e tentare di allentare il collo del maglioncino che indossava.

- Sì tutto ok - rispose Jay come sempre - sono solo accaldato. -

- Non mi sembra normale che sudi così essendo stato seduto sul divano. Sembra che tu abbia fatto una maratona - rispose il dottore.

- Will dai, non metterti a fare il medico con me. Non ce n'è bisogno, te l'ho detto: sto bene - rispose irritato il detective che poi aggiunse calmandosi un po' - posso fare una doccia anch'io? -

- Sì certo - rispose il vecchio Halstead - dai ti presto qualcosa.-

Il dottore andò nella sua stanza a prendere una tuta da dare al fratello mentre, nel frattempo, il detective andò in bagno.

Dopo aver aperto l'acqua, iniziò a spogliarsi togliendosi gli indumenti per mettersi sotto il getto caldo della doccia.

Sentire l'acqua sul suo corpo era piacevole, non si sentiva più così appiccicoso.

Will intanto, senza entrare, rispettando la privacy di Jay, apri uno spiraglio della porta e lasciò le robe su uno sgabello.

Il bagno rapidamente si riempí di vapore, il calore diffusosi in tutta la stanza era piacevole, dava voglia di non uscire più da lì.

Non appena finito, però, Jay iniziò a vestirsi con ciò che gli aveva lasciato suo fratello, ma ben presto interruppe ogni suo movimento.

Aveva appena indossato i pantaloni della tuta quando un forte dolore all'addome lo costrinse a piegarsi in due cercando di riprendere fiato.

Pochi istanti dopo il detective fu costretto a chinsrsi sul water colto da conati di vomito che lo portarono a cercare di svuotare il contenuto del suo stomaco.

In poco tempo aveva quindi buttato tutto ciò che aveva mangiato a pranzo.

Dopo aver finito, rimase seduto a terra ansimante e tremante per lo sforzo qualche minuto per cercare di riprendersi.

La sua pelle era pallida, gli occhi bagnati di lacrime dovute appunto allo sforzo fatto.

Poggiò la schiena alle piastrelle fredde del bagno rabbrividendo per la differente temperatura e rimase per un po' lì respirando profondamente cercando di riprendersi completamente per non preoccupare Will.

Appena si sentì pronto si alzò e dopo essersi sciacquato il viso finì di vestirsi uscendo dal bagno.

Giunto nel salone Jay ai lasciò cadere sul divano sprofondando come fosse un uomo privo di energia.

Il dottore intanto aveva iniziato ad osservare con più attenzione, ma stranito il fratello.

C'era qualcosa che non andava in lui, ma non riusciva a capire di cosa si trattasse.

Jay era molto riservato e quando stava male teneva la bocca cucita e ridpondeva sempre in modo vago, dicendo di star bene, innervosendosi se qualcuno tentava di fargli altre domande per cercare di capire.

Continuando a fare zapping per un po' rimanendo in silenzio, i due trovarono una trasmissione che descriveva i momenti salienti degli eventi sportivi avvenuti nella settimana e si misero a guardarla limitandosi ad esprimere commenti su di essa.

Jay però sembrava distratto e ciò non sfuggì allo sguardo attento di Will.

Sembrava che il giovane fosse concentrato sulla sua respirazione, come se tentasse di controllarla per gestire il malessere che lo stava disturbando quel momento.

Stava provando anche a resistere al prurito che gli si stava diffondendo in tutto il corpo, soprattutto sulle braccia e sul petto.

Non poteva grattarsi, non voleva farlo davanti a Will.

Il fratello avrebbe iniziato dopo varie insistenze a controllarlo e visitarlo.

Di tanto in tanto però, non riuscendo a resistere né ad esso, né al suo stomaco arrabbiato, Jay era costretto ad alzarsi e, fingendo di parlare al telefono, si allontanava dal salone con Will che lo seguiva con lo sguardo.

Si rintanava nel bagno sentendo ancora la necessità di vomitare anche se alla fin fine non veniva fuori nulla essendo il suo stomaco ormai vuoto. Emetteva solo qualche conato sordo che lui cercava di rendere il più silenzioso possibile per fare in modo che il fratello non scoprisse ciò che stava succedendo.

Sapeva che se Will avesse capito che stava male avrebbe insistito per fargli prendere qualcosa o nel caso per portarlo in ospedale.

Non aveva bisogno che lui si trasformasse in una mamma chioccia come faceva sempre da quando era piccolo ed era malato o si faceva male.

Non era il caso di preoccuparsi. Aveva solo mangiato troppo soprattutto non essendo riuscito a dire di no a coloro che lo avevano invitato. Per lo meno questo era quello che Jay pensava.

Tornato sul divano il detective cercò di concentrarsi sul programma TV, ma senza riuscirci. Guardare la TV gli dava enormemente fastidio. Gli occhi gl bruciavano e qualche lacrima di tanto in tanto scendeva sul suo viso facendogli sentire la necessità di chiudere gli occhi.

- Ehi fratellino va tutto bene? - chiese Will che era rimasto in silenzio fino a quel momento, ma che sentiva di non poterlo fare più.

- Tutto ok, - rispose il detective che, immaginando che il dottore non ci sarebbe cascato, aggiunse - devo aver mangiato troppo dai Carson oggi, cucinano troppo bene...

Fortunatamente Will sembrò credere a quella spiegazione che era parsa abbastanza convincente poiché anche il giovane stesso credeva fosse la causa.

- Aspetta - disse l'Halstead maggiore dopo qualche istante.

Il dottore si allontanò un attimo andando in cucina per preparare un intruglio al limone e bicarbonato che faceva sempre la madre. - tieni bevi! Vedrai che ti farà sentire meglio. -

- Cos'è? - chiese titubante Jay non volendo prendere medicinali.

-

- Tranquillo, non si tratta di farmaci - rispose Will come se avesse letto nella mente del detective. - me lo ha insegnato la mamma.- Semplicemente acqua, limone ed un pizzico di bicarbonato. Manda giù, ti sentirai meglio tra un po'. -

-

Jay fece come gli era stato detto e bevve l'intruglio, sperando davvero che facesse l'effetto che Will aveva detto.

In effetti fu così, dopo circa una mezz'ora lo stomaco di Jay smise di brontolare e lui poté godersi la compagnia del fratello.

Ma la calma durò poco, era una calma apparente.

Il detective sbagliava a credere di stare finalmente meglio.

In pochissimo tempo le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Quella fase di stasi che aveva vissuto era solo la quiete prima della tempesta.

La testa tutt'un tratto aveva iniziato a fargli male, all'inizio si trattava di un leggero mal di testa di quelli però fastidiosi, poi si trasformò in un vero e proprio martellamento continuo. Il naso gli colava di continuo e gli occhi lacrimavano come se avesse dimenticato la fontana dell'acqua aperta.

In poco tempo il tavolino del salotto di casa del dottore era stato nascosto quasi nella sua totalità da una montagna di fazzoletti usati poiché Jay non faceva altro che soffiarsi il naso.

- Fratellino fatti dare un'occhiata. - disse Will che lo stava tenendo d'occhio e si era resto conto che le sue condizioni stavano peggiorando rapidamente.

- No, Will. Non è nulla. Forse ho preso freddo. - rispose il detective in modo rauco.

Mentre quest'ultimo parlava il dottore non perse tempo e si avvicinò a lui per toccargli la fronte senza dare peso alle sue parole.

Fortunatamente Jay non era caldo, non aveva febbre.

- Perché non ti fermi qui per la notte? - chiese speranzoso Will. In questo modo avrebbe potuto tenere suo fratello sotto controllo senza fargli percepire la sua costante attenzione su di lui.

- No, ti ringrazio. Non ce n'è bisogno, terrò a bada questo brutto raffreddore. - rispose il giovane detective preparandosi per tornare a casa.

- Ok, ma chiama se hai bisogno di qualcosa - disse il dottore sempre più preoccupato per il suo pallido fratellino.

Lui l'avrebbe volentieri trattenuto lì, l'avrebbe già controllato fin dall'inizio, ma non voleva risultare opprimente obbligandolo a fare qualcosa che lui non voleva e poi all'apparenza non sembrava essere nulla di che. Forse si era trattato davvero solamente di un indigestione associata ad un brutto raffreddore. Ma Will non era tranquillo. Una pulce nell'orecchio lo teneva all'erta.

Erano più o meno le 20:30 quando i due fratelli si salutarono e Jay si diresse fuori dall'appartamento di Will.

Mentre scendeva le scale Jay, però, ebbe una bruttissima sensazione.

Tutt'un tratto fu come se la sua gola si stesse chiudendo. Non riusciva più a respirare, avendo anche io naso tappato.

Era terrorizzato, impaurito, tremante, non era una bella sensazione quella che stava provando.

Lentamente si lasciò scivolare lungo il muro a metà di una delle rampe di scale incapace di muoversi per tornare su dal fratello e di parlare dato che non poteva riprendere fiato, prese il cellulare dalla tasca e compose in fretta il numero di Will sperando che lui avesse il telefono vicino e rispondesse al più presto per scendere ad aiutarlo.

Una suoneria arzilla e divertente invase l'appartamento del dottore, vi furono diversi squilli, ma Jay alla fine non ottenne nessuna risposta.

Il detective chiuse la chiamata e ricompose il numero più volte. Will era affacciato al balcone in attesa di vedere il fratello uscire dall'edificio quindi in quel momento non aveva ancora udito il suono del suo cellulare ed era ignaro di ciò che stava succedendo a poca distanza da lui.

Ovviamente pochi minuti dopo iniziò a chiedersi come mai suo fratello ci stesse mettendo così tanto ad uscire cominciando a preoccuparsi.

Will si pose immediatamente in stato dall'allerta. Era di sicuro successo qualcosa. Immerso nei suoi pensieri iniziò a camminare avanti e indietro per il balcone e passando davanti alla finestra finalmente sentì, anche se solo per puro caso, la suoneria del suo cellulare proveniente dal salone.

Avvicinatosi al tavolino iniziò a cercare il telefono che era sotterrato da una montagna di fazzolettini che erano stati usati da Jay.

Ciò ne aveva attutito leggermente il suono e mentre lui lo cercava, questo aveva smesso di suonare.

Will a quel punto, ignaro di aver ricevuto numerose chiamate, lo prese in mano volendolo mettere in tasca per poter uscire nuovamente nel balcone per vedere andare via suo fratello.

Qualcosa, però, attirò la sua attenzione. Il display lampeggiava e risultava esserci cinque chiamate perse.

Si domandò chi avesse potuto chiamarlo così tante volte e così verificò da chi provenissero mentre camminava per affacciarsi nuovamente.

Si bloccò immediatamente non appena però vide che erano chiamate tutte di suo fratello.

Con il cuore in gola premette il tasto di richiamata e di corsa, afferrata la prima giacca che gli era capitato di vedere ed presa una coperta uscì dal suo appartamento per raggiungere Jay.

Era uscito in ciabatte, senza indossare le scarpe prendendo le chiavi di casa e chiudendo così la porta dietro di sé.

Non ci volle molto per arrivare da Jay che a stento era giunto alla fine della seconda rampa di scale.

Aveva iniziato a sentirsi male a metà di questa, non riuscendo ad effettuare le due rimanenti per uscire.

Nel vederlo Will si spaventò. Il viso di suo fratello era pallidissimo ed una colorazione bluastra iniziava a notarsi soprattutto intorno alle labbra. Il suo collo sembrava essere più gonfio del normale e il giovane stava lottando per prendere un po' d'aria per respirare.

Vedendo giungere Will di gran carriera cercò di chiamarlo a voce, di chiedergli aiuto, ma quello che venne fuori dalla sua bocca furono solamente una serie di lamenti minimi e soffocati.

Il detective era ormai quasi sdraiato di lato con la schiena che rasentava il muro della scala. Il telefono gli cadde di mano arrivando sul pavimento, ma per fortuna suo fratello stava arrivando.

La chiamata era comunque rimasta aperta e nella caduta si era arrivato il vivavoce.

Il detective si lasciò scivolare completamente verso il pavimento del pianerottolo poggiando entranbe le mani a terra. Era come se avesse una posizione quadrupedica.

Nel vederlo così mentre scendeva le scale Will intuì che il fratello stesse davvero male e che avesse qualcosa di grave.

- Jay sta calmo, sto arrivando - disse con un tono di voce alto prima di chiudere la chiamata.

Senza poi perdere tempo mentre scendeva gli ultimi gradini per raggiungere suo fratello Will compose e chiamò il 911.

Nulla però poteva prepararlo a ciò che vide quando arrivò vicino a lui.

La situazione era peggiore rispetto a ciò che aveva visto in lontananza.

Facendo le prime valutazioni descrisse le sue ipotesi all'operatore che aveva risposto mentre il suo cuore si frantumava in mille pezzi nel vedere suo fratello in quelle condizioni.

Jay era coricato a terra ai piedi dalla scala, con le gambe piegate. Si era lasciato cadere di lato dalla posizione in cui era. Aveva gli occhi completamente aperti e persi nel terrore. Il suo collo, da sotto il mento era sempre più gonfio.

Immediatamente Will si diede da fare poggiando il cellulare su uno dei gradini.

Il dottore aprì la giacca di Jay ed anche la felpa della tuta per permettergli di ricevere un po'di ossigeno in più ed inorridì notando cosa si intravedeva sul suo petto.

La pelle del detective in quel punto, era coperta di chiazze rosse, sembrava orticaria.

E mentre effettuava la respirazione bocca a bocca a suo fratello, Will iniziò a mettere insieme i pezzi.

Vomito, mal di stomaco, raffreddore, mal di gola, possibile mal di testa, gonfiore, orticaria... erano chiari segni e sintomi di una reazione allergica, abbastanza grave a giudicare dalla rapidità con cui si è sviluppata.

Jay non era nuovo a queste reazioni. Era allergico alle api ed al lattice, ma era restio a portare con se le epipen non amando usare marsupi e borse che potessero contenere tali strumenti.

Da buon fratello qual era, attento e previdente, Will aveva nascosto due scatole di queste, per qualsiasi evenienza, una nella macchina del fratello e l'altra nella sua.

L'unico problema era l'andare a prenderle. Le due auto non erano poi così distanti, ma il dottore non se la sentiva di lasciare solo suo fratello. Se avesse scelto di restare lì e di non prendere le epipen Jay sarebbe potuto morire, ma allo stesso tempo ciò sarebbe potuto accadere anche se lui avesse scelto di andare a prenderle.

Di solito Will era in grado di ragionare a mente lucida rimanendo distaccato dalla situazione, essendo un medico, ma in quel momento gli risultava impossibile farlo. Il paziente era suo fratello ed era molto difficile in questo caso non farsi coinvolgere.

Per fortuna alla fine non fu costretto a prendere la tanto agoniata decisione venendo strappato dai suoi pensieri dall'arrivo dei paramedici.

- Ambulanza 61 dove vi trovate? - gridò Brett dall'ingresso dell'edificio.

- Silvye - la chiamò Will riconoscendone la voce - siamo al secondo piano, fate presto per favore. -

Il dottore era ormai in preda al panico. Essendo il solo a poter fare qualcosa aveva tenuto duro, ma ora che i paramedici erano arrivati poteva lasciarsi andare alle emozioni poiché il fratello stava muorendo davanti ai suoi occhi.

Dopo aver rapidamente spiegato la situazione Will iniziò a correre verso l'auto di suo fratello avendo preso le chiavi dalle sue mani per prendere l'epipen e come un fulmine tornò da lui e senza aspettare ne fece una nella gamba del fratello.

Brett e Foster avevano osservato i suoi movimenti, lui era un medico e sapeva ciò che faceva. Inoltre le due colleghe si erano fatte un'idea di ciò che stava succedendo e concordavano sulla problematica del paziente: grave reazione allergica.

Erano assolutamente necessarie, se presente una o due dosi di epipen nella speranza che non fosse tardi.

Mentre il dottore era corso in auto, inoltre, Emily aveva inserito una cannula nel braccio del detective per iniettargli i farmaci mentre Silvye stava cercando in tutti i modi di intubarlo senza però riuscirci. La gola era ostruita e troppo gonfia.

Era necessario fare una tracheotomia d'urgenza.

- Will, vuoi farlo tu? - chiese Brett al dottore che non si aspettava una domanda del genere.

Lui rimase immobile, in ginocchio e con lo sguardo basso con un tono di voce rotto dalla paura disse:

- io non posso farlo, mi dispiace. Non ce la faccio -

Will non se l'era sentita di operare suo fratello, sapeva però che era nelle mani di due dei migliori paramedici che erano in circolazione e lui lavorando in ospedale ne aveva conosciuti parecchi.

Tutto poi avvenne in una manciata di secondi e Jay venne caricato sull'ambulanza e portato di corsa al Med.

Durante il viaggio Jay aveva iniziato finalmente a riprendersi complici i farmaci iniettarigli e l'epipen.

Will era sempre al fianco di suo fratello e faceva del suo meglio per mantenerlo calmo sapendo quanto non gli piacessero né le ambulanze né tantomeno gli ospedali.

Alla fine il detective si era addormentato anche per effetto dei medicinali ed era rimasto sotto osservazione per una notte per verificare che non avesse altre reazioni.

Gli era andata davvero bene. Aveva avuto una brutta reazione allergica.

In ospedale, effettuando vari accertamenti, avendo Jay spiegato più volte di non essere stato punto da un ape né di aver toccato nulla di lattice, era emerso che si trattava di allergia al miele che si era sviluppata da adulto.

Quella volta se l'era cavata per il rotto della cuffia. Chissà se da quel momento avrebbe imparato la lezione ed avrebbe smesso di mentire su come si sentisse e sui suoi sintomi.

Anche Will dal canto suo aveva imparato la sua di lezione. Di certo non appena avesse visto il fratello strano avrebbe fatto di tutto per farsi dire cosa avesse.