VORTICE
Cap. 9
SEDE CENTRALE SIK
Jonny appoggiò i fogli con i dati da lui trascritti sulla scrivania e si stiracchiò sulla sedia.
Era stato un pomeriggio un po' pesante e si sentiva tutte le ossa indolenzite. Da quanto tempo era lì? Giorni, ma a Jonny sembravano mesi. Stare continuamente a cercare nuove risorse e nuove tecnologie, insieme alle equipe della Sik.
Che ore erano? Jonny guardò l'orologio da tavolo a forma di diglett (?), non riusciva bene a vedere le lancette. Si strofinò gli occhi e controllò di nuovo l'ora, sì erano le 24.30 di notte.
Quanto tempo è passato…non mi ero accorto dell'orario.
Prese i fogli, li sistemò e li mise dentro una cartelletta di cartoncino giallo.
- Ehi, ancora al lavoro, eh?- Jonny si sorprese a sentire qualcuno ancora sveglio, pensava che tutti se n'erano andati.
- Signor Brock…è lei.
- E chi se no? Il lupo mannaro?- disse con tono d'ironia.
- Ah, si, vero- disse a voce bassa come timoroso, ci teneva molto ad apparire bene agli occhi del suo superiore- Scusi.
- Non c'è bisogno di scusarsi- disse con un sorriso- A che punto sei?- chiese, osservando la cartelletta che aveva in mano Jonny.
- Ah, ecco, sono sul punto di terminare…mi mancano solo qualche dato e…
- Posso vedere?
- Eh? Ah, ecco…non sono ancora terminati e sono in disordine…e poi…
- Ehi, Jonny, rilassati. Non sei a scuola e io non sono il tuo insegnate- prese la cartelletta e sfogliò i fogli in essa contenuti- Uhm…
- Ehm, c'è qualcosa che non va?- chiese ansioso.
- No, sta tranquillo. Notavo solo, che ancora una volta avevo ragione io- disse sorridendo.
- In cosa?- chiese Jonny.
- A prenderti con noi- si sedette sulla sedia blu- Vedi, alla sede Sik vengono presi solo i migliori, quelli che hanno talento, quelli come te- indicò Jonny- Bisogna solo saperli cercare. E io, modestamente, me ne intendo.
Brock aveva ragione, lo sapeva Jonny. Brock era uno dei migliori agenti che avesse reputato. Con lui, altri bravi agenti, come per esempio Nick, Misty e altri.
- Ha ragione- ammise Jonny.
Sul viso di Brock rimase il suo sorriso.
Jonny si ricordava ancora di quel giorno, che Brock lo aveva contattato per unirsi alla Sik, era stato circa un anno fa.
Jonny era ragazzino con la passione per l'informatica, ma non aveva abbastanza soldi per potersi permettere una scuola privata per l'informatica. Così si limitava a fare qualche lavoretto presso qualche azienda. Finché un giorno tornando a casa, si trovò nella buca delle lettere, un messaggio per lui, che lo invitava a recarsi alla fontana Horsea. La busta era senza affrancatura, evidentemente era stata imbucata di persona, e non c'era il nome del mittente.
Inizialmente Jonny cestinò i messaggio, ma il giorno dell'appuntamento gli venne voglia di andarci per capire cosa volesse da lui.
Si presentò alla fontana Horsea e si sedette ad una panchina del parco Pichu.
Aspettò qualche minuto, ma non apparve nessuno. C'era tanta gente, nella maggior parte coppie, ma nessuno che sembrava che lo aspettasse.
Alla fine si convinse che era stato uno scherzo e fece per tornarsene a casa, ma gli venne incontro un ragazzo.
"Ciao, ragazzo, aspetti qualcuno?"- chiese.
"Ehm, no, credo proprio di no"- disse un po' deluso.
"Ah- ha. Vuoi una polpettina di riso?"- gli chiese.
Jonny lo osservò meglio. Il misterioso ragazzo si era portato appresso un fagotto con del cibo.
Lo vide sedersi alla panchina, vicino a lui.
"Ah, no grazie"- disse Jonny.
"No? Peccato, non cucino così male"
"Li hai preparati tu?"- chiese Jonny.
"Si, e sono molto bravo. Sicuro di non voler assaggiare?"
Jonny lo guardò con aria interrogativa, non capiva perché questo ragazzo gli dava così tanta confidenza, non lo conosceva neanche. Poi gli venne il dubbio che fosse lui che gli avesse mandato il messaggio.
"Beh, magari un assaggio…"
"Ottimo"- disse sorridente e prese una polpetta dal fagotto, per poi dargliela- "Sai, non c'è niente di più bello che mangiare polpette al parco…mi fa ricordare quando ero ancora un bambino…"
"Mh…buona"- ammise Jonny, mangiando il suo cibo.
"Vero? Avevo ragione. Dimmi, a te piace l'informatica?"
"Si"
"E faresti qualsiasi cosa per imparare qualcosa in più?"
"Si, è la mia passione. Purtroppo, non mi è possibile approfondirla…non ho i soldi a sufficienza…"
"A volte la fortuna si fa vedere inaspettatamente in maniera differente…basta saperla riconoscere"- disse il ragazzo, che si alzò dalla panchina "Bene, è stato un piacere mangiare con qualcuno…"
"Anche a me…lei è un eccellente cuoco"
"Grazie…chissà che non ci si riveda"- si allontanò.
Jonny sospirò e si alzò anche lui dalla panchina, però venne attirato da un foglietto, che era appoggiato dove prima era seduto il ragazzo.
L'avrà perso il ragazzo…ma ormai non so dove si trova, non posso portarglielo- pensò Jonny, poi per curiosità l'aprì e scoprì che era indirizzata a lui- Devo trovarmi domani alla sede della Sik.
Il giorno dopo si diresse alla Sik. Era un po' agitato, non sapeva cosa volessero da lui, una grande società come la Sik.
Davanti a sé, si ergeva un alto palazzo, con la facciata principale di vetro, quello che permette di vedere fuori dall'edificio, senza essere visti.
Jonny stava per salire per le scale di fuori, che portano al portone centrale, finché non notò una coppia di ragazzi, uno in stile inglese e l'altra con capelli rossi.
"Accidenti a te Nick, per poco ci schiantavamo contro un muro!"- gli rimproverò la ragazza che marciava per prima.
"Uff, sei stata tu che mi hai provocato! Hai detto tu, che non sarei mai stato capace, di impiegare poco tempo, per giungere qui"
"Si, però non ti avevo detto, di fare delle manovre spericolate, in una strada affollata di macchine! Dico, ma ti sei ammattito?!"- gli sbraitò.
"Però, non puoi negare che siamo arrivati presto, eh?"
"Già, però avremmo fatto ancor prima a finire all'ospedale, sciocco!"- sorpassò Jonny ed entrò nell'edificio.
Il ragazzo dietro lei, la seguì.
Jonny li seguì con lo sguardo, mentre si chiedeva chi fossero.
Dopo qualche minuto, fu mandato all'ufficio di Brock.
"Ciao"- salutò lui.
"Eh?? Ma lei è…"
"Si, ero io"- tagliò corto- "Non avevo alternative per potermi avvicinare a te, senza dare nell'occhio"
"Quindi, è stato anche lei a mandarmi la lettera?"
"Si"
"E come mai?"
"Tu t'intendi tutto di elettronica?"- disse Brock.
"Si"
"E ti piacerebbe approfondire la materia, vero?"
"Beh, si"
"Bene, io ti posso concedere l'opportunità di sapere di approfondire sempre più questa tua conoscenza"
"Che significa?"
"Voglio dire, che se ti unisci alla nostra organizzazione…non solo ti verrà insegnato tutto quello che vuoi, ma potrai contribuire a creare qualcosa di importante per noi"- spiegò.
"Davvero?!"- il ragazzo rimase sbalordito- "Non sta scherzando??"
"Ti sembro il tipo?"
"Beh…no, ha ragione"
"Accetti?"
"Certo che si!"
"Prima di dire di si, non dovresti prima accertarti, in che cosa consiste questa organizzazione?"
"Oh, è vero…però non sto più nella pelle nell'iniziare"- tutto intorno a Jonny, divenne tutto brillante.
"Deve proprio piacerti l'informatica"- lo guardò divertito.
"Può dirlo!"
"Sapevo di non essermi sbagliato su di te"- sorrise- "Tieni ben presente, che una volta che farai parte della Sik, non avrai più contatti con il tuo mondo familiare"- tornò serio- "Sarà duro all'inizio, lo ammetto. Non abiterai più a Zea Town, ma a Coton City. Vedrai, ti ci abituerai subito al ritmo di quella città"
"D'accordo! Per me non è un problema trasferirmi"
"Lavorerai come apprendista qui alla Sik, verrai affidato ai migliori esperti che ti insegneranno tutto ciò che sanno. Dopo di che, incomincerai a fare pratica"
"Va bene!"
"Allora, puoi cominciare a sistemarti nella tua nuova casa. Un adepto ti accompagnerà sul luogo"- disse Brock e lo salutò.
Passarono qualche mese, tre circa. Jonny migliorava a vista d'occhio e chi lo aveva visto in azione, riconosceva un gran talento in quel ragazzino.
Un giorno venne fatto chiamare da Brock. Arrivò alla sede Sik ed entrò nel grande portone. Proprio in quel momento, vide arrivare una ragazza in bicicletta. La ragazza scese dalla bici, la posteggiò ed entrò nella sede. Aveva i capelli rossi un po' scompigliati, a causa del forte vento. Il suo sguardo era serio, di un colore azzurro chiaro, che rendeva la ragazza impenetrabile da un invisibile scudo. La sua figura snella non trasmetteva tranquillità, ma un brivido di paura.
Il ragazzo si chiese, che cosa ci stesse a fare lì la ragazza, alla Sik. Se lavorava per la Sik. E che genere di lavoro facesse.
Rimase a guardarla da lontano come attirato dalla curiosità, poi vide arrivare un'altra persona.
"Ehi, ciao!"- salutò la ragazza.
"Ciao Nick"- ricambiò il saluto, mentre si aggiustava qualche ciocca di capelli.
In quel momento si ricordò di averli già visti, precisamente il primo giorno. E ne aveva anche sentito parlare dai suoi insegnanti.
Continuò a guardare la coppia e si chiese come mai lo sguardo della ragazza, si era un po' addolcito a differenza di qualche istanti prima. Era bastata la presenza di quel ragazzo a renderla più docile?
Inaspettatamente, la ragazza diede un pugno in testa al ragazzo.
Jonny rimase a bocca aperta.
"Ahii!"-si lamentò lui- "Perché?"
"Idiota, ieri ti abbiamo aspettato per ben due ore per la riunione! Si può sapere dove diamine te n'eri andato?!"
"Eh…dunque…c'era una svendita di macchine e…"
Non fece in tempo a finire che la ragazza gli sferrò un altro pugno.
Okey, correzione, non era per niente docile.
"Ti sembrava il momento di perderti in stupidaggini?! Potevi almeno avvertirci! La prossima volta non ti aspetteremo più!"- disse arrabbiata e se ne andò.
"No, aspetta, posso spiegarti…"- cercò di scusarsi il ragazzo, correndogli dietro.
Jonny rimase con la gocciolina in testa, poi si diresse verso l'ascensore e raggiunse l'ufficio di Brock.
"Mi voleva parlare?"- chiese Jonny, entrando nel suo studio.
"Oh, Jonny! Accomodati pure…dobbiamo aspettare altre persone, prima di iniziare"
"Chi?"
"Adesso te li conoscerai"- disse Brock- "Sono degli ottimi agenti…ti troverai bene con loro, nonostante il loro particolare carattere"- sorrise.
Dalla porta entrarono due persone.
"Salve, Brock, siamo arrivati"- entrò per prima un ragazzo biondo, poi una ragazza.
"Ciao, vi stavo aspettando"
Jonny guardò stupito i due ragazzi, erano gli stessi, che aveva visto qualche minuto fa.
"Jonny, da oggi in poi, inizierai a far pratica con loro"- spiegò- "Collaborerai nelle loro missioni"
Jonny continuò a rimanere stupito.
"Che?! Brock, non ci avevi detto questo!"- si lamentò la ragazza- "Che storia è?!"
"Mist, Nick, da oggi vi affidò Jonny"- disse Brock, sereno- "E' sotto la vostra tutela, mi raccomando"
"Cioè, c'è lo dovremmo portare appresso nelle nostre missioni?"- disse Nick.
"Esatto"
"Brock, questo ragazzino potrebbe farsi male, ti rendi conto?! Non è al sicuro con noi! Anzi, non è al sicuro con Nick"
"Ehi!"- si lamentò Nick.
"Proprio per questo lo affido a voi. Chi meglio di voi, è in grado di combattere e proteggerlo? E poi non sottovalutarlo, vi sarà molto utile"
"Grr, Brock, perché sei sembri sempre così sereno?!"- disse Mist innervosita- "Sembra che tu ti diverta a renderci la vita impossibile!"
"Calma Mist, in fondo potrebbe essere divertente"- disse Nick, cercando di calmarla.
"Lo trovi divertente, portare un ragazzino a morire?!"
"Ehm…non essere così tragica…in fondo siamo ancora vivi, no?"
Mist lo fulminò, così lui se ne stette zitto.
"Ehm…signorina Mist…è questo il suo nome, no? Non si preoccupi per me, cercherò di non esservi in alcun modo di peso"- disse Jonny, con tono sicuro e cordiale, anche se un po' timoroso da un improbabile reazione della ragazza.
Mist lo guardò per alcuni minuti, poi sbuffò.
"D'accordo, d'accordo…tanto non otterrei niente lamentandomi…puoi unirti a noi"
"Eccellente decisione, Mist"- disse compiaciuto Brock.
Mist fulminò anche lui. Poi rivolse il suo sguardo a Jonny.
"Non posso assicurarti di essere sempre pronta ad aiutarti, chiaro?"
"Chiaro"
Mist notò la sua determinazione e gli parve un po' buffo.
"Io mi chiamo Misty, ma puoi continuare a chiamarmi Mist…mentre questo zoticone alla mia sinistra, è Nick"
"Zoticone, a chi?!"
E ripresero a discutere. Jonny li guardò con perplessità, mentre Brock sorrideva, come se fosse tutto normale. Non riusciva a capire, perché quei due erano così famosi nella sede e perché avessero la piena fiducia di Brock.
Ma ci sarà da fidarsi?- pensò.
Jonny si svegliò dai sui pensieri. Brock finì di sfogliare la cartelletta e la depositò sulla scrivania.
- Puoi pure tornare a casa, Jonny. Hai già fatto abbastanza. E poi hai diritto anche tu a dormire, no?
- D'accordo.
- Bene, buona notte e a domani- lo salutò e uscì dal laboratorio.
Jonny sistemò le ultime cose e tornò a casa.
Fuori dalla sede, c'era una macchina con autista, incaricato a portarlo a casa.
Lungo il tragitto di ritorno, pensò alle avventure passate con Nick e Mist. Nonostante le apparenze e nonostante le maldicenze che si dicevano su di loro, aveva ragione Brock a fidarsi.
Solo stando a contatto con i due ragazzi, lo capì.
Jonny guardò fuori dal finestrino. Era tutto buio e i lampioni della luce, creavano una strana atmosfera.
Nick era un autentico fanatico della sua macchina, non perdeva occasione per metterla in mostra e questo faceva molto innervosire Mist, che non perdeva occasione per bersagliarlo di sfrecciatine.
C'è uno strano rapporto tra i due- pensò Jonny- Ho avuto occasione di capire, nei loro sguardi, un ottima intesa.
Jonny continuò a guardare la città. Non riusciva a capire come mai Mist, ha sempre il suo sguardo serio con gli estranei. A volte gli sembrava che Mist c'è l'avesse con il mondo. Anche se ogni tanto si lasciava andare qualche sorriso, niente di più.
E' come se c'è l'avesse con il mondo- continuò a pensare.
"Credo che tu abbia ragione, Jonny"- gli rispose Nick.
"Ma tu sai il perché? Insomma, sono circa…due anni che lavorate insieme…ti avrà confidato qualcosa, no?"
Nick rimase in silenzio, a guardare il vuoto.
"Mist non è il tipo, da confidare i suoi sentimenti ad altri"- gli spiegò.
"Neanche a te? Eppure sembrate andare molto d'accordo"
"Queste sono le basi, che ci siamo posti il primo giorno, che abbiamo iniziato a lavorare qui alla Sik"
"Ovvero?"
"Nessuno dei due doveva intromettersi nella vita dell'altro. Doveva esserci solo un rapporto di amicizia e niente di più, in modo da concentrarci solo nel nostro lavoro"
"In altre parole, il vostro dialogo si doveva solo basare nella fiducia che avevate nell'altro e senza lasciarvi andare nei sentimenti"
"Si, Mist è sempre stata convinta, che ciò possa solo rovinare un amicizia, o rendere deboli…"- nella sua voce c'era una lieve malinconia.
"Ma non mi sembri molto convinto di questa sua teoria"
"Beh, devo ammettere che finora c'è la siamo sempre cavati…però…"- lasciò la frase in sospeso.
"Non è che tu sei innamorato di lei?"
"…io, non lo so…"- chinò la testa- "Beh, non posso negare di provare qualcosa per lei…ma non so se sia amicizia o…"
"Amore?"
"Mh"- ammise, un po' imbarazzato.
Nick si sentiva un po' scomodo nel parlare su ciò che provava. Finora non gli era mai capitato di confidarsi con un ragazzino. Jonny si limitò a sorridere.
"A me sembra che abbia paura…"- ipotizzò.
"Paura?"
"Si, ha paura di innamorarsi. Succede un po' a tutti, sai? Si ha questa paura in genere, quando si soffre per amore, quando si viene lasciati o traditi, oppure un amore non corrisposto…sono vari i casi…"
"Tu credi che abbia avuto una delusione d'amore?"- chiese Nick, intrigato dall'argomento.
"Beh, non è una certezza…però è possibile"
"Sembri molto esperto…sai come si ci guarisce?"
Jonny sembrò divertito dalla domanda di Nick. Nonostante il suo comportamento da duro, non conosceva bene le questioni amorose.
"Non è una malattia, Nick. Le pene d'amore sono frequenti, sia nelle donne, che negli uomini…e i rimedi sono vari…a volte basta solo aspettare, che il tempo cancelli le ferite…"
"Quindi, mi consigli di aspettare?"
"Questo dipende da te. L'importante è che tu non la stressi troppo, perché in quello stato si è molto irascibili"
"Già…"
La macchina si fermò. Jonny scese dal veicolo e si diresse verso il palazzo dove abitava.
Entrò in casa, appoggiò la borsa e gli arnesi sul tavolo. La casa era in ordine, a parte lo studio dove erano posizionati tutti i suoi materiali di apprendimento.
Il ragazzo si diresse verso la finestra del balcone. Spostò le antine e guardò fuori. Abitava ad un piano molto alto e da lì si vedeva una lunga distesa di grattacieli grigi.
Una piccola luce sembrava brillare dalla punta di un grattacielo. Dopo un po' la luce sembrò scomparire nella notte buia.
Mancano pochi giorni e saranno di ritorno- pensò- E non sarà un bel ritorno.
NAVE DA CROCIERA- stanza frigorifera
- E' una sciocca! Una testarda!
Ash era seduto per terra, a gambe e braccia incrociata, tenendo il muso arrabbiato.
- Tutto bene, Ash?- chiese una ragazza.
Ash alzò lo sguardo e vide che era Manuela.
- No…per niente.
- Capisco…la tua ragazza è in mano a quei tipi…
- Non è la mia ra…!- si bloccò. Che doveva fare? Dirglielo che era tutta una montatura?
- Si?
- Niente. Piuttosto, il tuo ragazzo?
- Sta lavorando- gli fece l'occhiolino.
- Come?
Estrasse dalla tasca un distintivo della polizia.
- Cosa?! Voi siete…?!- venne zittito immediatamente dalla ragazza.
- Taci! O vuoi che vada tutto a monte?
- Ma come mai…
- Questa montatura? Eravamo stati avvertiti che degli evasi si stavano dirigendo da queste parti e che probabilmente avrebbero assaltato questa nave da crociera.
- Ah, bene- disse ironico- E dire che doveva essere una traversata tranquilla.
- Vedrai che presto finirà tutto…non le succederà niente alla tua ragazza.
Non è la mia ragazza!
- Sala principale -
Mist guardò intorno a sé. C'erano uomini ovunque. Quanti dovevano essere? I primi quattro li aveva già visti…gli altri dov'erano?
- Cosa stai guardando?- chiese all'improvviso, il leader del gruppo.
- Eh? Io?
- No, mia nonna. Ti consiglio di non tentare la fuga o di avvisare qualcuno, se ci tieni alla tua vita- disse in tono minaccioso.
- …
- Più ti guardo, più mi sembra di averti già visto…ma dove? Sei per caso una diva?
- …
- Quando ti faccio una domanda, esigo che tu mi risponda!
- …non sono una diva.
- Uhm…ma allora dove…?
Anch'io ho l'impressione di averlo già visto…- pensò Mist- aspetta, ma quella cicatrice sul volto…?
- Perché stai fissando la mia cicatrice?- chiese lui, mentre si toccava il viso- Scommetto che sei curiosa di sapere dove me lo sono procurato- sorrise, malignamente- E' stata tutta colpa di un ragazzino impiccione, che ha voluto mettersi in mezzo ai miei affari. Durante lo scontro con lui, ho avuto la peggio e mi procurai questa ferita, cadendo da una finestra del terzo piano. Quel maledetto mi ha spinto giù! Non glielo perdonerò mai! Dopo che sono stato acciuffato dalla polizia, ho meditato a lungo ad una fuga e ad una vendetta. E alla fine mi sono organizzato, creando questo gruppo di guerriglieri.
Mist rimase con gli occhi spalancati. Adesso ricordava chi era quel tizio.
Il ragazzino di cui parlava lui, non era altro che lei, qualche anno prima. Evidentemente, nell'oscurità non si era accorto che combatteva con una ragazza. Il tizio, chiamato Renzo, era accusato di aver in mano una catena di traffico di armi illegali. Erano riusciti a scovare il magazzino dove si trovavano e lei, insieme a Nick, avevano il compito di catturare Renzo e la sua banda. Purtroppo, durante la battaglia, l'uomo cadde all'indietro, andando ad infrangere la finestra e cadendo giù. Mist aveva tentato di afferrarlo, prima che cadesse, ma la ferita che prima gli aveva procurato l'uomo, la bloccò.
- Cosa ti succede?- chiese lui- Sembra che tu abbia visto un fantasma, ah- ah!- rise.
Più o meno…se scopre che quel ragazzino ero io…sono fritta. Non riesco a muovermi.
- Ehi, capo!- disse un uomo, vestito di una tunica scura- Abbiamo trovato questo ragazzo vicino alla sala di comandi.
- Bene, bene…- l'uomo si avvicinò al ragazzo, che era stato bloccato dall'altro uomo- E tu, chi saresti?
- Sono un semplice passeggero…- disse lui.
- Ah, si? E che ci facevi in giro? Pensavo che avevamo catturato tutti i passeggeri di questa nave.
- Evidentemente, la tua vista non è ottima- scherzò.
L'uomo si arrabbiò e gli tirò un pugno nello stomaco.
- Così impari a fare lo spiritoso! La prossima volta, vedi di stare attento a come ti rivolgi a me!
- Che ne facciamo di lui?- chiese l'altro.
- Mh…penso che la signorina qui presente, si sentirà un po' sola, senza nessuno…legatelo insieme alla ragazza!
- Subito!
Mist, guardò il ragazzo e si accorse che era Ottavio.
Ma come a fatto a scappare senza essere visto dalla sorveglianza?- pensò Mist.
Il ragazzo sembrava avesse perso momentaneamente la conoscenza.
- Adesso, vi lascio qui. Ma non vi preoccupate…tornerò molto presto a farvi visita- rise e uscì dalla stanza, chiudendo la porta.
Seguì il silenzio. C'erano solo lei e Ottavio. Doveva approfittarne per uscire da quella stanza e avvisare la polizia. Non poteva metterli fuori combattimento da sola, non sapeva neanche dove si trovassero gli altri.
Quei tipi saranno armati fino all'osso. C'è il rischio che arrivino a fare una strage. Devo stare cauta. Per prima cosa vedo come liberarmi da queste catene che mi tengono legata…ma dove sono finite le classiche corde?
Mist schiacciò sul braccialetto, un pulsante nascosto. Da un piccolo foro, uscì un fascio rosso che pian piano fondeva le catene.
Ottavio si svegliò. Mist si bloccò.
- Se ne sono andati?- chiese, guardandosi in giro.
- Si…
- Ottimo, adesso posso agire.
- Si vuol sapere perché eri in giro? Potevi rischiare grosso!
- …eh- eh. Non preoccuparti, sono un agente della polizia, in incognito.
- Come? Allora, Manuela…
- Si, è la mia complice.
- E adesso dove si trova?
- Con gli altri. Ho preferito agire per prima. Mi sono fatto catturare, per venirti a salvare.
- …Nobile iniziativa, ma non ne avevo bisogno. Me la so cavare da sola.
- Non ne ho dubbio- ridacchiò.
- …Invece di perdere tempo, hai avuto modo di vedere quanti sono?
- …più o meno 12, compresi i quattro che sono comparsi nella sala.
- Mh.
- Adesso mi libero e poi ti aiuto.
Estrasse con fatica dalla tasca una fine lama. Dopo un minuto si era già liberato dalle catene.
- Ecco fatto…ora posso liberarti…
- Oh, non ti scomodare…ho già fatto da sola- gli fece vedere le mani libere dalle catene.
- Eh?? Ma come hai fatto?
- Come ho fatto? Mh…probabilmente non hanno stretto bene le catene…e così mi sono scivolate via…
- Ah…- rimase sorpreso.
- Vediamo di uscire da qui, piuttosto- tornò seria- Tra non molto saranno già qui e se vogliamo raggiungere la sala comandi, abbiamo poco tempo a disposizione.
- Si.
- Sai come aprire la porta?
- E' bella robusta…non credo che basti sbattersi addosso.
- …d'accordo, faccio io- sospirò e si sfilò una forbicina dai capelli.
- Cosa pensi di fare con una semplice forcina da capelli? Non penserai mica…
- Aperto…- la porta si aprì davanti gli occhi stupiti del ragazzo.
- …Evidentemente, una donna ne sa più del diavolo.
- Ti vuoi muovere?
- Si.
Forse con l'entrata in scena di Ottavio, riusciremo a farcela.
- Stanza frigorifera -
- Il quadro comandi?
- Si, è da lì che si controlla la nave. Se Ottavio riesce ad arrivarci, potrebbe dare l'allarme.
- Speriamo prima che finiamo congelati qui.
- Già, fra questa gente, ci sono persone che non resisteranno a lungo al freddo. Del resto siamo nella stanza dove si conservano i cibi…
- Mhhh…- si arrovellò il cervello- Basta!- saltò in piedi.
- Cosa?
- Non c'è la faccio a starmene qui con le mani in mano! Devo fare qualcosa! Non posso permettere che facciamo del male a Mist o agli altri passeggeri!
- E cosa intendi fare? Hulk, per caso? Ti ricordo che la porta è blindata e fuori c'è un omaccione grande e grosso, che non aspetta altro che farti a fettine.
- Eppure ci dovrà essere un modo per scappare…
- Se la corrente andasse in corto circuito, la camera refrigeratrice finirebbe di funzionare e la porta blindata si aprirebbe- disse la ragazza- Dobbiamo solo aspettare che Ottavio raggiunga la sala comandi.
- Però, rimarrebbe il problema della guardia…- disse Ash. Si guardò intorno- Forse un modo ci sarebbe.
- Sala comandi -
- Allora, a che punto siamo?- chiese Renzo.
- Tra qualche minuto dovremmo superare il confine marittimo e lì saremmo salvi- disse l'uomo con il computer.
- Bene…la polizia non ci potrà più arrestare. Poi arrivati a terra, potremmo sbarazzarci della navi e dei suoi passeggeri.
- Ha intenzione di farli fuori?
- Chiaro, nel paese nuovo non voglio intralci di nessun tipo. Ricomincerò da capo, con una nuova identità e dedicandomi al contrabbando di armi a capo di una nuova società.
- Quella che vi ha fatto fuggire dalla galera?
- Si, alcuni giorni ho ricevuto il loro messaggio. Erano interessati al mio lavoro. E' stata una fortuna.
- Ma li ha mai visti?
- No, finora ho avuto solo contatti scritti…
- E la società come si chiama?
- Pokè control.
- Ma non è quella grossa catena di prodotti elettronici?
- Si, ma solo in apparenza…
La porta si aprì di colpo.
- Capo!- gridò un uomo.
- Insomma, cos'è questa irruenza?!- gridò indignato Renzo.
- Si, scusi…però, gli ostaggi…il ragazzo e la ragazza…non ci sono più…
- Cosa?! Com'è possibile? Mi ero assicurato ogni impossibilità di fuga…
- Le catene sono state tagliate…- spiegò l'uomo.
- Tagliate? Evidentemente non sono delle persone qualunque…- disse Renzo e uscì subito dalla sala comandi- Bisogna avvertire gli altri.
L'uomo con il computer in mano, vide il capo allontanarsi e riprese il suo lavoro di orientamento della nave.
Un rumore. Si alzò di colpo e si guardò in giro. Era un bullone saltato…
Sospirò e si sedette.
Ma qualcosa lo prese alle spalle e lo fece addormentare con un panno umido.
- Portentosa questa sostanza- disse Ottavio- Lo ha messo fuori gioco in un attimo.
- Mentre io lo lego, tu cambia la rotta della nave. Non dobbiamo uscire dal confine.
- Si, ci provo…
- Come, ci provo?! Non sai come funziona il programma?
- Più o meno…
- Pensavo che a voi poliziotti insegnassero qualcosa…- rimbeccò.
- E' solo che questa tecnologia…non la conosco…
Mist legò per bene, l'uomo addormentato. Poi si avvicinò al computer e lesse la ditta che lo produceva, la Pokè Control.
- E' la nuova catena d'informatica, che ha appena avuto successo.
- Si…di solito ero abituato ai prodotti della Ninteko. E poi non mi sembra che questo computer sia mai uscito nei negozi…
- Va bè, cerca di fare quel che puoi.
In questi momenti rimpiango non avere qui Jonny- pensò Mist.
- Nel frattempo, cerca l'interruttore della corrente principale…appena ho finito, spegni.
- Si- Mist cercò tra i vari pulsanti…c'è n'erano tanti…per fortuna che c'erano delle piccole scritte sotto ad ogni pulsante- Che fortuna, l' ho trovato. A che punto sei?
- Ci sono quasi…
D'improvviso un uomo entrò nella stanza…
- Ehi, Robert, il capo ha detto di stare qui a sorveglia…ma che?!- si bloccò, vedendo la scena.
- Occavoli!- esclamò Ottavio.
- Ehi, voi! Chi diamine siete?!- disse l'uomo, precipitandosi da loro.
Mist gli diede un veloce calcio, all'altezza del mento, facendolo cadere all'indietro.
- A nanna adesso- gli spruzzò una piccola bomboletta, prima che lui potesse dare l'allarme.
- Oh, sei molto agile per essere una normale passeggera…- fece Ottavio.
- Normale routine…la bomboletta che ho trovato nello zaino dell'uomo, potrà tornarci di nuovo utile.
- Ci siamo quasi…sono riuscito ad entrare nella centrale dei dati…
- Sbrigati, ormai saranno qui a momenti…
- Ah- ha!- fece un uomo.
Ottavio e Mist si girarono verso l'altra entrata.
- Dovevo aspettarmelo…- disse Renzo- Vi consiglio di lasciare tutto quanto e di allontanarvi velocemente- intimò.
- Ottavio, quanto tempo hai bisogno?
- Ancora un minuto.
- Bene, lo terrò occupato io.
- Ah, ah! Proprio tu, femminuccia? Ma non farmi ridere! Non potrai che farmi un graff…
Mist agì subito, buttandolo a terra con una serie di calci.
- Dicevi?
- Maledetta!- si alzò arrabbiato- Chi siete voi?!
- Persone a cui non va di essere disturbati nella loro luna di miele.
L'uomo afferrò una pistola e cominciò a sparare.
Mist schivò per un pelo i proiettili, che risuonavano nella cabina.
L'uomo prese bene la mira e la puntò verso la ragazza.
Mist non poteva muoversi più di tanto.
Un improvviso movimento della nave, fece cadere i due a terra. La nave virò di colpo.
- Fatto!- disse Ottavio.
Mist si alzò di colpo e andò a staccare la corrente.
- Fermi!- gridò l'uomo. Troppo tardi.
- Stanza frigorifera -
- Pika!
- La luce è saltata- disse Ash.
- Si, vuol dire che è ora di agire.
- D'accordo, siete pronti, voi altri?- chiese Ash.
- Si- risposero i passeggeri.
La porta blindata si aprì pian piano.
L'uomo alla guardia, si guardava in giro, confuso dall'improvvisa mancanza di luce. Appena si accorse di quello che succedeva, venne riempito di migliaia di pallottole di neve. Non fece in tempo a reagire, che Ash gli fu addosso inferendogli un pugno allo stomaco.
- Adesso!- disse Ash.
La ragazza prese un secchio pieno d'acqua, di solito utilizzato per le pulizie sulla nave, e gliela getto in faccia all'uomo.
- Ahhh! Che schifo!- gridò l'uomo- Si asciugo la faccia con le mani e vide un Pikachu minaccioso.
- Pikachu, tuono shock!- ordinò Ash.
- Pikaaa!- eseguì.
- Ahhhhhh!- finì fulminato e cadde a terra.
I passeggeri esultarono contenti.
- Non è il momento adesso per esultare…dobbiamo ancora fermare gli altri…- disse Ash- Io andrò in avanscoperta…non muovetevi da qui, mi raccomando!
- Aspetta, vengo anch'io con te!- disse Manuela.
- No, è troppo pericoloso per te.
- Che vorresti dire?!- si arrabbiò- Per tua norma, sarei io a doverti proteggere…
- Grazie, ma c'è già qualcun'altra che lo fa…
- Insisto, non posso lasciarti da solo. Ne va del mio onore di poliziotta.
- …fa come vuoi- uscì dalla stanza, seguito da Pikachu e la ragazza.
- Buona fortuna, ragazzi- incoraggiarono i passeggeri.
I tre li guardarono e sorrisero, per poi proseguire.
- Sala comandi -
Renzo si alzò da terra e prese per il colletto l'uomo, steso a terra. Gli tirò una serie di schiaffi, orinandogli di svegliarsi.
Niente. Lo lascia cadere a terra.
Si avvicinò al quadro dei comandi e prese la ricetrasmittente.
- Pronto, mi sentite?! Qui parla il boss, sono scappati i prigionieri! Fermateli!
Niente. La ricetrasmittente era fuori uso. I due ragazzi l'avevano messo fuori uso e adesso se l'erano svignata ad aiutare gli altri.
Tirò in aria con rabbia la ricetrasmittente. Frugò nella borsa del compare con il computer, Robert. Estrasse una potente pistola.
- Quei mocciosi, me la pagheranno molto cara! Gli darò una lezione, anche a costo di morire!
Uscì di corsa dalla sala comandi.
I due non posso essere andati molto lontani…
- Corridoi della nave -
Ash e la ragazza corsero per un bel po' nei corridoi, finché Manuela si fermò.
- Cosa succede?- chiese lui.
- Niente, sono solo un po' stanca…ma almeno hai idea di dove stiamo andando?
- Per niente- disse semplicemente.
Manuela rimase senza parole.
- T- tu mi hai fatto correre come una pazza e non hai la minima idea di dove ci stiamo dirigendo?!
- No.
- Sei scemo o cosa?!
- Non sono scemo! E' solo che pensavo fosse facile orientarsi qui…
- Non comprendo ancora come faccia la tua ragazza, a sopportare un tipo come te! Non hai minimo senso di orientamento!
- Senti, io non…
- Pika- pika!- lo interrupe il Pokèmon, indicando il muro di fianco a loro.
- Una mappa…- dissero in coro, sorpresi.
- Ottimo lavoro, Pikachu- disse Ash- Adesso vediamo dove ci dobbiamo dirigere…
- Però con questo buio non si vede quasi niente…
- Hai un idea?
- Si…una torcia- lo estrasse dal nulla.
- Dove l' hai presa?
- Fa parte del mio Kit, bagaglio di previdenza.
- Non potevi tirarlo fuori prima?
- Se è per questo, tu non potevi dirmi che giravi a caso?
- Pikapiiii!- li rimproverò.
- Si, hai ragione Pikachu. Non è il momento di litigare…- disse Ash.
- Andiamo!
- Stanza frigorifera -
- Cosa?! Se ne sono andati?!- disse Mist.
- Si…sono venuti a cercarvi…così mi è sembrato di sentire…- disse uno dei passeggeri.
- Accidenti a Manuela, non doveva agire subito.
- Tutto questo è per colpa tua!- gli gridò Mist- Se ad Ash succedesse qualcosa, non te la farei passare liscia!
- Ehi, la colpa non è mia, ma del tuo ragazzo che doveva starsene qui tranquillo!
- E voi fareste parte della polizia? Come posso sentirmi sicura che non succeda niente ad Ash?!
- Sta tranquilla, Manuela non è una sprovveduta…sa cavarsela…
- Ma se dovessero incontrare quel tizio…li farebbe fuori- si voltò verso l'uscita.
- Aspetta, sono io che devo andare- l'afferrò per un braccio- Tu rimani qui, che sei più al sicuro.
Mist scostò la sua mano e lo guardò male.
- Ti sbagli se pensi che lascerò Ash nelle mani di Manuela!- corse via.
- Mist!- gridò.
- Tutto bene?- chiese uno.
- Si…tra non molto dovrebbero arrivare i soccorsi…state qui…- rincorse Mist.
- Corridoi della nave -
- Pensi che siamo a buon punto?- chiese Manuela.
- Non lo so…spero di si.
- Devi tenere davvero molto alla tua ragazza, da arrischiarti la vita per lei.
- Lei non…cioè, si…e poi gli devo la vita in più occasioni…
- Ehi, li senti dei passi?
- …sì…qualsiasi cosa si tratti, si sta dirigendo verso di noi…
- Chi sarà?
- Lo sapremo subito…
Dall'oscurità ne uscì un uomo. I due rimasero sorpresi.
- …altri mocciosi!- disse lui, disprezzante.
- Dov'è Mist?- disse Ash, preoccupato per la sorte della ragazza.
- Intendi quella ragazza, accompagnata da un altro ficcanaso? Beh, diciamo che presto si troveranno all'inferno…insieme a voi!- gli puntò la pistola e sparò.
Ash fu preso alla sprovvista, ma riuscì ad evitare che Manuela venisse colpita.
- Ash!
Il ragazzo si era ferito alla gamba. Manuela lo guardò accasciarsi al pavimento, mentre la gamba sanguinava. Estrasse un bastone componibile e s'intromise tra l'uomo e Ash.
- Ash, allontanati! Ci penso io a lui.
- Cosa? No, fermati!
- Non posso, sei stato ferito per colpa mia! Sarei stata io a doverti proteggere e non il contrario.
- Un'altra ragazza che vuole sfidarmi…-disse Renzo, con una risata- Ma non credere che ti risparmi solo perché sei una donna.
- No, lei non c'entr…ahi!- non riuscì ad alzarsi, per la ferita che gli faceva male.
Adesso la situazione stava peggiorando. Con Ash ferito alla gamba, Pikachu al suo fianco e Manuela pronta a combattere. Mentre dall'altra parte, Mist e Ottavio correvano lungo la nave, alla loro ricerca.
Chi avrebbe avuto la meglio?
CONTINUA…
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
Non ci posso credere!! Ho finito il nono capitolo! E vai! Dopo un lungo periodo di impegni, sono riuscita a completare il capitolo.
Beh, non ho ancora finito la storia, però sono a buon punto (credo). -_-'
Inoltre, ho finito alcuni disegni per la fiction, li potete anche trovare su Manga.it. ^.^ Però non ho aggiunto i nuovi, quindi dovrete aspettare un altro po', se li volete vedere.
A proposito di storia, oggi è stata una giornata disastrosa per me. Eh, si, eppure il sogno mi aveva avvisato, ma io comunque non ho potuto studiare storia e sono stata interrogata a sorpresa. ç_ç
E' un ingiustizia! (Calimero, eh-eh!)
Comunque sia, non riesco ad essere triste del tutto, perché l'aver finito questo capitolo mi ha ridato fiducia. ^-^
Naturalmente ci saranno degli errori di cui non mi sono accorta. Siate clementi, è un periodo pesante questo. *_*
Okey, okey, cercherò di scrivere al più presto il seguito, appena mi sarà possibile.
Ringrazio i commenti e i pareri, di tutti quelli che hanno letto la fiction. Merçi! ^.^
Naturalmente, non mi stancherò mai di dirlo, i diritti di Pokèmon & Company non sono miei, ma della Nintendo.
By Ya-chan
