Capitolo 4
"Oyasumi nasai, Rei…"
Solitudine: una sensazione che difficilmente
si riesce a sopportare a lungo.
Una sensazione che chiunque cerca di allontanare. Ma nel caso di
Rei Ayanami, quella sensazione rappresentava più che altro una logorante attesa
, paragonabile a quella di un condannato a morte in attesa che la condanna
venisse eseguita.
I suoi occhi spiccavano nel buio
dell'ufficio di Gendo come due rubini. Era li, seduta sul divanetto di pelle
ancora coperto dal cellofan. Era libera di muoversi, ma non si era sbattuta un
solo istante da quando era stata condotta in quella sala. Non un sibillo,
non un movimento…
L'unica
cosa che dimostrava la sua presenza all'interno della stanza era il rumore lieve
e quasi forzato dei suoi respiri, poi per il resto, attorno a se vi era
nient'altro che il buio e il silenzio…
Silenzio esterno ovviamente, perché al
contrario, dentro di se, una valanga di pensieri e di ricordi affollavano la sua
mente ininterrottamente. Pensieri pungenti, che malgrado ciò che le persone
pensavano di lei, riuscivano in qualche modo a scalfirla e a farle mostrare
quelle emozioni che sino a poco tempo riusciva a trattenere rilegate all'interno
di se…
Portò istintivamente
le mani sulla sua testa, come se volesse arrestare lo scorrere di tutti quei
ricordi che la facevano soffrire così tanto…
"N-no.." Proferì queste parole senza che lei
stessa se ne rendesse conto…
Era tutto così strano negli ultimi tempi…ma cosa stava succedendo?? Si
sentiva fragile…molto più fragile di prima…
Un bicchiere di cristallo posto sul bordo del tavolo
e pronto a cadere per terra alla prima occasione, frantumandosi
completamente…
Basta… era stanca del silenzio…era stanca di soffrire…
Si strinse in se stessa ancora di più,
cingendo le sue ginocchia con le braccia e poggiandovi su la
testa…
Tremava. Forse di
freddo, o forse di paura…
Improvvisamente, uno scricchiolio irruppe
nel silenzio della stanza. La porta si era aperta.
Questo particolare servì per distrarre la ragazzina
dai suoi pensieri. Si desto' dalla sua posizione, sciogliendo la stretta con cui
stringeva le sue ginocchia, e torno' a sedersi composta. D'istinto alzo' il
viso, e rivolse lo sguardo a colui che era di fronte a se: Gendo Ikari.
Finalmente era arrivato…
La figura lugubre e placida del comandante
si intonava perfettamente all'ambiente scuro della stanza. Supero' appena la
soglia della porta, mentre con una mano lentamente la richiuse alle sue spalle,
provocando un grande botto. Era tutto così monotono..
Tutto così terribilmente preciso alle volte
precedenti…
Anche le emozioni di Rei erano identiche a
quelle delle volte precedenti. Sapeva bene ciò che l'aspettava
adesso…
Bastavano solo pochi
movimenti da parte sua…avrebbe pensato a tutto lui, come al
solito…
La ragazzina lo fissava intensamente. Quasi non riusciva a scostare gli occhi da lui. Questa scena l'aveva vissuta tante volte, ma adesso, adesso che aveva capito, non riusciva più a considerarla come un evento di classica routine…
Evidentemente a lei era stata riservata una punizione 'diversa' per la sua fuga…
L'uomo non si sbatte' dalla sua posizione iniziale. Teneva la mano destra in tasca , l'altra invece era a penzoloni lungo i suoi fianchi. Il suo viso elideva qualsiasi tipo di emozione. Semplicemente si stava limitando a fissare la ragazzina fuggiasca….
I secondi passarono lenti come le ore, ed ancora una volta, il tempo sembro' fermarsi negli istanti in cui avvenne quello scambio di sguardi…
Improvvisamente pero' la situazione sembro' cambiare…
"Perché…" La voce grave e placata di Gendo attraverso' velocemente la stanza, spezzando in questo modo il silenzio glaciale che vi regnava sovrano… "…perché hai fatto una cosa simile, Rei?…" Continuo', questa volta senza la minima sosta.
Rei non rispose, ma sospiro'. Sospiro' profondamente con un respiro rotto, mentre le sue mani strinsero nervosamente i lembi della gonna della sua uniforme scolastica che ancora indossava. Fu il silenzio quindi a dare risposta all'uomo al posto suo. Ma evidentemente questa risposta da Gendo non fu gradita, infatti aggrotto' le sopracciglia, e decise di ripetere ancora una volta la domanda, affinché potesse trovare una risposta migliore.
"Perché?" Un tono di voce talmente monotono e meccanico si attribuiva meglio ad un Evangelion, più che ad un essere umano come, almeno in teoria, lo era Gendo.
Rei si addentrò in alcuni secondi di
concentrazione. Di fronte ad un simile richiamo avrebbe dovuto rispondere per
forza. "Non…lo so…"
Gendo non si mosse di un solo millimetro di fronte alla risposta della ragazzina. La sua figura sembrava quasi fondersi con le tenebre dell'ambiente buio e freddo. La luce della luna filtrante dalla finestra, che fino ad allora era risultata l'unica fonte di illuminazione della stanza, venne improvvisamente oscurata dal passaggio di alcune nuvole notturne vagabonde, e questo particolare sembrò collaborare con l'atmosfera del momento, aumentando in questo modo anche l'ansia del First Children.
"Perché…mi fai questo, Yui?…" Il timbro di voce del comandante non muto' da quello precedentemente usato, ma sta volta le sue parole risuonarono particolarmente allarmanti nell'anima di Rei, che ancora una volta sentì dei brividi scorrere lungo il suo corpo, ed il suo cuore tornare a battere ai cento all'ora.
"Io…non sono Yui…" Ayanami rimase calma . Anche se la sua era, come al solito, una calma forzata. Erano rare le volte in cui si opponeva alle parole del Comandante Ikari. Anche se ovviamente, sapeva benissimo che il suo consenso o il suo dissenso non sarebbero valsi più di tanto. Ne aveva avuto la prova più volte…
Ed aveva ragione. Quelle parole infatti risultarono del tutto trasparenti per Gendo, che alzando, come al suo solito, gli occhiali sul suo naso, ripete' ancora una volta la sua domanda "Te ne sei andata una volta, Yui…non permetterò che succeda un'altra volta.."
"Io non sono Yui!!!" Rei alzo' di colpo la testa verso Gendo nel momento in cui esclamo' queste parole. Nell'aumentare il suo tono di voce, due lacrime involontariamente scesero giù dai suoi occhi, lacrime di rabbia, ovviamente. Rabbia che finalmente stava trovando a poco a poco uno sfogo. La ragazzina si strinse in se stessa nuovamente, quasi spaventandosi della sua reazione imprevista. Ma cosa diavolo le stava succedendo? Cos'era quel tremore che avvertiva? Cos'era quel nodo alla gola che non voleva scendere? Cos'era che l'aveva spinta ad obiettare proprio le parole del Comandante Ikari? Colui che fino a poco tempo fa era in grado di manipolarla a suo piacimento come se fosse un burattino, senza ricevere la minima resistenza da parte sua?…Era forse paura? Ma paura di cosa?…Perché?…
Rei abbandonò i suoi pensieri quando improvvisamente inizio ad udire il passo lento e pesante del comandante farsi sempre più vicino a se. Alzo' gli occhi istintivamente per scrutare ciò che stava accadendo, ma non ebbe neanche il tempo di farsi un resoconto della situazione, quando improvvisamente sentì una forte stretta cingerle le spalle, mentre il comandante con l'altra mano libera tiro' fuori dalle tasche un fazzoletto di stoffa inumidito lo pressò con forza sul suo viso . Rei fece in tempo ad avvertire l'odore dell'insolita sostanza, ma ormai era troppo tardi. Il cloroformio aveva già iniziato a compiere il suo dovere…
Non disse niente, mentre la sua vista andava
appannandosi ad una velocità impressionante, ed i suoi muscoli sembravano
essersi improvvisamente paralizzati. Semplicemente, sposto' il suo sguardo su
colui che stava compiendo l'azione, ovvero, il Comandante Ikari…
I suoi occhi incrociarono ancora una volta
i suoi…le sembrarono distanti, troppo distanti…
Nel giro di pochi secondi la stanza sembro' come
iniziare e girare vorticosamente intorno a se, fino a quando il suo sguardo
divenne bianco e le sue palpebre si chiusero, negandogli la possibilità di
vedere oltre…
Ad evitarle la caduta, ancora una volta fu la forte stretta di Gendo Ikari che velocemente accolse tra le sue braccia il suo corpo inerme, con un'estrema quando inaspettata delicatezza. Lentamente stese il corpo esile della ragazzina prima vi sensi sul divano dov'era seduta
La guardava. Guardava quel viso che nonostante fosse privo di sensi mostrava ancora un'espressione quasi sofferente, diversa da quelle abituali…
Lentamente, la mano destra di Gendo arrivo'
a solcare quel viso pallido e triste, mentre la sua mente lo riportava indietro
nel tempo…lontano ,lontano…
Anni trascorsi ormai da tanto tempo, e che mai più sarebbero tornati…lo
sapeva bene…eppure non sarebbe più riuscito ad accettare una simile
situazione…
Mosse la mano sul viso della ragazza, iniziando ad accarezzare lentamente sue gote, mentre il suo sguardo, aldilà delle lenti scure, andava ricoprendosi di malinconia.
"Yui-chan…"Bisbiglio' ancora l'uomo, ricordando il nome della sua amata moglie scomparsa… "Non sei riuscita a perdonarmi, vero?…" Continuo' ancora.
Nonostante la ragazzina dai capelli azzurri fosse travagliata dal devastante effetto del cloroformio, una lacrima di cristallo fuoriuscì ancora dai suoi occhi bagnati, attraversando lentamente il suo viso, per andare, infine, a cadere sulle dita coperte dai guanti bianchi del comandante Ikari…
Gendo ritrasse la mano dal viso della
ragazzina, ed inizio' a fissare la piccola macchiolina lasciata dalla lacrima di
Rei. Stava piangendo ancora una volta…
Rivolse ancora una volta il suo sguardo su quella
creatura innocente priva di conoscenza. Era così vulnerabile ed
indifesa…
Si sporse in
avanti, questa volta pero' racchiudendo il viso della ragazzina con entrambe le
sue mani
"Non accadrà mai più, Yui…" Bisbiglio'. Lentamente il suo viso si avvicino' sempre di più verso a quello del First Children, lentamente ed inconsciamente, il comandante lascio' che questa forza lo guidasse, così, in men che non si dica, le labbra dell'uomo erano quasi giunte alla loro destinazione predesignata : le labbra della ragazzina dai capelli azzurri. Chiuse gli occhi anche lui, immaginando già il momento in cui avrebbe sfiorato quelle labbra rosee, talmente simili a quelli di Yui…
"COMANDANTE IKARI!!!"
Quest'esclamazione improvvisa, unita con il tonfo sordo della porta d'ingresso che venne spalancata d'improvviso, riuscì a mettere fine alle ambigue intenzioni di Gendo. Qualcuno era entrato nella stanza.
L'uomo si scosto' velocemente dal viso della ragazzina, cercando di ricomporsi nel minor tempo possibile onde evitare che colui che vi era entrato potesse sospettare la minima cosa… o forse sarebbe stato meglio dire colei…
Il comandante squadro' dalla testa ai piedi la donna dai capelli corvini che lentamente riprendeva fiato poggiata alla maniglia della porta. "Qual è il problema, Maggiore Katsuragi?…" Domando' il comandante Ikari cercando di mostrare la più totale indifferenza.
In effetti, i veloci movimenti compiuti
dall'uomo nel momento in cui fece la sua entrata, disegnarono sul volto di
Misato un'espressione di perplessità. L'idea che essi fossero il
modo più veloce di occultare un qualcosa ai suoi occhi sorvolo' i suoi
pensieri…
Pero', non ebbe
neanche il tempo di rifletterci sopra, quando si ricordò improvvisamente del
motivo prioritario per cui si trovava li. E a riportarglielo alla mente fu
proprio la vista del First Children dormiente sul divano accanto al
Comandante…
"…Rei…" Mormoro' con un tono di voce quasi impercettibile. Alzo' lo sguardo verso il comandante, ed assunse un'espressione autoritaria. "Comandante Ikari, scusi il ritardo. Ero qui per…"
"Immagino benissimo il motivo per cui lei è qui, Maggiore Katsuragi…" Gendo Ikari bloccò in questo modo le parole della ragazza, avvicinandosi lentamente verso di lei.
"Sara' meglio trasferire la nostra discussione in un altro posto, Maggiore . Per il momento la tranquillità è l'unica cosa di cui ha bisogno…" L'uomo volto' il suo viso verso l'interno della sala dove vi dormiva Rei, e da questo gesto, la ragazza capì appunto a chi erano riferite le sue parole.
Misato torno' a guardare il Comandante, ed annuì, mentre proseguiva con passo lento attraverso l'uscita della stanza. Gendo imito' i gesti del Maggiore, ma prima di chiudere dietro di se la porta, volle dare ancora una volta un'occhiata alla ragazzina che giaceva sul divano.
"Oyasumi Nasai, Rei…(*) "
Il primo rumore che attraverso' le orecchie di Gendo Ikari nel momento in cui chiuse alle sue spalle la porta d'ingresso, fu il rumore della suola dello stivaletto sinistro del Maggiore che sbatteva nervosamente contro il pavimento; segno che la sua pazienza stava per esaurirsi…
Lo sguardo della ragazza infatti mostrava un'incredibile determinazione e caparbietà. Si sa, normalmente quando Misato si metteva una cosa in testa, dissuaderla sarebbe stata un'impresa difficile per chiunque; ma in quest'occasione invece, dissuaderla sarebbe stato praticamente impossibile…
Misato si schiarì la voce, assumendo un'espressione ancora più professionale.
"Comandante Ikari…" Esclamo' , prendendo per prima la parola "Sono arrivata il piu' velocemente possibile. Mi scusi ancora per il ritardo apportato…"
"Non importa, Maggiore Katsuragi. L'importante che lei adesso sia qui…" Il comandante Ikari pronuncio' queste parole scontante quasi come se neanche lui si rendesse conto di cio' che in realtà stava dicendo. Ormai frasi del genere potevano essere considerate 'abitudinarie', così come erano abitudinarie anche le risposte…
"La ringrazio per la sua comprensione." Rispose la donna con fare militaresco. In occasioni diverse si sarebbe persino soffermata in altre sottigliezze, quel giorno però, decise di tagliare corto, e di passare direttamente ai fatti. C'era ben poco da perdere tempo..
"Comandante, gradirei che lei mi informi sulla situazione…" Mormoro' il Maggiore, incrociando le braccia. "Quali sono le cause che hanno condotto Rei ad un simile comportamento?"
La domanda di Misato esigeva una risposta. E Gendo non poteva di certo evitarla…
"Nel momento in cui ha fatto il suo rientro alla base, la ragazza era completamente priva di forze e, come ha potuto ben vedere anche lei, adesso sta riposando…" Rispose inespressivo Ikari, non lasciandosi minimamente influenzare dalle paure che in realtà dentro di se brulicavano…
Di certo il fatto che Misato lo abbia colto in flagrante assieme alla ragazzina non giocava a suo favore, ma avrebbe saputo ben sfruttare una simile situazione. Sfruttarla fino ad un certo punto, perché probabilmente nemmeno lui avrebbe potuto prevedere tutte le mosse dell'astuto Maggiore. E conoscendola, Misato non si sarebbe di certo accontentata di una semplice risposta sbrigativa…
Misato sospirò "Capisco. Quali sono le sue condizioni?" Domandò prontamente la donna cercando di mostrarsi ancora meno espressiva dell'uomo.
A quelle ultime parole della donna, qualcosa in Gendo cambiò. Ma soltanto al suo interno, perché ovviamente il suo esterno era come avvolto in guscio che lo elideva da qualsiasi tipo di emozione umana…
La risposta non volle venir fuori dalle labbra del Comandante così facilmente come solitamente si sarebbe immaginato, ma nonostante ciò, il giovane Maggiore non sembrava mostrare alcun segno di cedimento a proposito. Era davvero una donna che sapeva svolgere bene il suo lavoro. Gendo lo riconobbe…
Non fu possibile per Misato comprendere il motivo di quella lunga pausa, né tanto meno riuscì a comprendere la miriade di pensieri che affollarono la mente del comandante in quel periodo di riflessione, ad ogni modo, la risposta sarebbe arrivata…
"Non accertate. Attualmente le sue condizioni non sono state accertate." Gendo pronunciò queste parole quasi come se volesse renderle più sfuggenti ed telegrafiche possibili.
Il viso di Misato passò improvvisamente dalla decisione alla perplessità più assoluta. "Non…accertate?"
Fingendo quasi di non aver sentito le ultime parole della ragazza, Gendo Ikari si voltò istintivamente verso il corridoio, lasciando di spalle il confuso Maggiore.
"Adesso se permette, avrei da fare…" L'uomo
cercò in questo modo di liquidare Katsuragi, mentre disinteressatamente iniziava
a compiere i primi passi lungo il corridoio che in breve tempo l'avrebbe
condotto presso altri luoghi della base…
"C-COME SAREBBE A DIRE NON ACCERTATE!?!?" L'improvviso urlo di Misato echeggiò per tutto il corridoio metallico. Proprio non riusciva credeva proprio alle sue orecchie; Sapeva benissimo che sarebbe bastato una semplice sottigliezza in uno dei piloti a mettere in subbuglio l'intero staff medico della base, e adesso proprio il Comandante assoluto della base le voleva far credere di non avere ancora verificato le condizioni di un Children coinvolto in una fuga notturna??
A quel richiamo, Gendo Ikari smise lentamente di camminare.
"Maggiore Katsuragi…"Mormorò. L'uomo non si voltò nemmeno quando iniziò ad udire il passo svelto e deciso di Misato farsi strada verso di lui alle sue spalle. Le sue paure erano, evidentemente, fondate. Il Maggiore Katsuragi non si sarebbe accontentato di una semplice risposta spicciola…
"Comandante, ha almeno idea di quello che è successo a Rei!?!?" Esclamò la donna in preda a tutte le furie. "Quella ragazza per tutta la notte non è stata al Luna Park! Rei è stata chissà dove senza che nessuno di noi ne fosse al corrente! E questo non lo ritiene un buon motivo per far si che la ragazza venga visitata??? Potrebbe riportare ferite, o ancor peggio delle fratt…"
Misato non riuscì a terminare il suo discorso, perché prima di quanto potesse immaginare, Gendo Ikari si stancò di starsene li ad ascoltare di spalle il discorso riprensivo che la ragazza gli stava facendo…
"Basta così, Maggiore Katsuragi! Non ho
intenzione di discutere con lei di questo, né tanto meno lei ha il diritto di
parlarmi con questo tono mettendo in discussione la mia volontà…." Di fronte a
simili parole, Misato non poté fare altro che stringere pugni e denti e tacere
davanti alla volontà del suo superiore. In effetti era vero; venire a conoscenza
di informazioni di questo tipo non rientravano assolutamente nei suoi diritti
all'interno di questa organizzazione…
Però, anche questa volta, il giovane Maggiore mise da parte il suo grado
militare, e cercando con un grande sforzo di addolcire il suo tono di voce in
modo di renderlo più magnanimo, si rivolse nuovamente
all'uomo.
"Chiedo scusa, Comandante Ikari. Non era nelle mie intenzioni mettere in discussione un suo ordine. Però…è realmente convinto della sua scelta?…
Gendo Ikari voltò lentamente il suo viso, preparandosi ad enunciare un'altra delle sue risposte fredde ed in esaurienti.
"Sicurissimo …." Mormorò con tono duro
ed autoritario. Ignorando l'espressione insoddisfatta del Maggiore, il
Comandante riprese il suo cammino, percorrendo lentamente il corridoio con passo
grave e tranquillo…
Chissà se
era veramente così tranquillo anche nel suo interno…
Misato, ora più che mai, sentiva il desiderio di prenderlo a pugni per il trattamento che le aveva riservato, ma ancora una volta, la donna dovette sopprimere questo suo scatto d'ira, e sospirando, imboccò anche lei il corridoio di metallo, procedendo però dalla direzione inversa da quella di Gendo…
Apparentemente, tutto sembrava scorrere
liscio come l'olio, o forse come lacrime; Lacrime che inconsciamente
continuavano a solcare le guance pallide di Rei, immersa nelle tenebre della
stanza.
Sola…
Ormai era solo una questione di tempo;
sarebbe successo, se lo sentiva…
*~*~*
-7.30 AM- Appartamento di Misato:
"WAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!!!!!!"
Per Shinji, quello decisamente non era stato il miglior risveglio della sua vita; Era riuscito ad ignorare l'incessante rumore della sveglia, nonché i fastidiosissimi raggi del sole che penetravano attraverso le veneziane della finestra, ma di certo non era riuscito ad ignorare a lungo quello strano animaletto pennuto e starnazzante che gli stava salterellando sullo addosso da qualche minuto!
"QUEAAAAAACK!! QUEAAAAAAAACK!! QUEEEEAAAAAAAACKKKKKKK!!!!!!!^O^" Era questo il verso che l'allegro pinguino produceva mentre, per niente intimorito dall'urlo di Shinji, continuava a salterellare soddisfatto del suo operato.
Probabilmente era stato il sonno ad averlo fatto reagire in quel modo talmente esagerato, ma fatto sta che Shinchan si ritrovò improvvisamente come paralizzato dallo spavento nell'angolino del suo letto che più distava dal rumoroso animale, riprendendo fiato lentamente.
"P…Pen-Pen…MA COSA DIAVOLO FAI!?!" Esclamò adirato il ragazzino, mentre lentamente andava riprendendosi dallo spavento. Di fronte a quel rimprovero, e all'espressione minacciosa di Shinji, il piccolo pinguino smise subito di salterellare, assumendo però un'espressione non molto differente da quella del ragazzo.
"Gggggggg..QUEACK!!!!!" Prima che Shinji potesse fare qualsiasi cosa, il forte becco dell'insolito animale domestico afferrò la gamba del suo pigiama trascinando a forza il povero ragazzo giù dal letto.
"Ok, Ok, Pen-Pen! Ho capito, mi alzo!" Esclamò il Third Children assecondando il pinguino, e scendendo frastornato giù dal letto. Strano. Di solito la mattina PenPen riservava un simile comportamento con la sua originaria padroncina, perché quella mattina aveva preso di mira proprio lui?
Il ragazzino sorrise, mentre lentamente si chinò per prendere tra le sue braccia il chiassoso animaletto della sua tutrice.
"Non riesco proprio ad abituarmi ad avere
tra i piedi uno strano animale come te!" Esclamò scherzosamente facendosi strada
verso la cucina.
Gia…
La
cucina..
Fu proprio la visione di quella stanza che riportarono alla mente di Shinji, ancora fresca di sonno, gli ultimi importanti avvenimenti che quella sera lo avevano coinvolto…
*Ayanami…* Il cognome di Rei sorvolò inavvertitamente la mente di Shinji quando gli occhi del ragazzino si posarono sul telefono cordless di Misato, ancora poggiato sul tavolo dalla sera precedente.
Già. Ayanami. La ragazza dai capelli
azzurri. A quanto pare per una volta era stata al centro delle attenzioni di
tutta l'intera base della Nerv…
Proprio lei, che ogni giorno eseguiva quasi meccanicamente tutto ciò che
le veniva detto di fare, era addirittura scomparsa.
Completamente dissolta nel nulla…
*Cosa c'è, Ayanami?…Forse la tua immagine era troppo pura per continuare a vivere in un mondo così corrotto?…* Non sapeva neanche lui da dove fosse saltato fuori un simile pensiero profondo di prima mattina, ma di certo questo bastò a Shinji per fargli capire che avrebbe fatto meglio a sbrigarsi e a darsi una bella sciacquata al viso al più presto!
A riportare con i piedi per terra il ragazzino, fu ancora una volta l'inevitabile furia del pinguino che stava cingendo tra le sue braccia.
"Queack! Queack!" Esclamò arrabbiato l'animale.
Shinji abbandonò di colpo i suoi pensieri, e
rivolse ancora una volta lo sguardo al frettoloso pennuto "Si, ho capito PenPen!
Adesso ti preparo la colazione, contento?" Esclamò il ragazzo, assecondando il
suo piccolo amico ed avvicinandosi al frigorifero dove vi era riposto il suo
cibo.
Nell'avvicinarsi al
frigo, il ragazzo non poté fare a meno di non notare le due lattine di birra
vuote riverse sul pavimento, che Misato aveva consumato qualche ora fa, prima di
ricevere la telefonata di Ritsuko di cui lui ne era completamente
ignaro…
Il ragazzo si fissò a guardare le due lattine, cercando di capire in che occasione fossero state consumate. Poi, dopo una breve riflessione interiore scosse la testa sbuffando.
*A quanto pare Misato-san ha già
consumato la sua colazione …* Pensò, mentre si chinava per raccogliere le due
lattine e riporle nell'immondizia. PenPen guardava il ragazzino con sguardo
interrogativo, probabilmente non capiva quello che diceva, ma se non fosse stato
un pinguino avrebbe voluto veramente spiegare la verità dei fatti. Di come
Misato fosse caduta nelle mani dello sconforto, di come si stava ingozzando di
birra, e di come quella semplice telefonata riuscì a farle trovare quel barlume
di speranza che sembrava averla dimenticata…
PenPen abbandonò qualsiasi cattivo pensiero quando il
Third Children si chinò per porgergli la sua ciotola colma di pesce: la migliore
colazione che un pinguino potesse desiderare!
"Mangia, e buon appetito PenPen!^_^" Esclamò sorridendo il ragazzino. Il pinguino non se lo fece ripetere due volte e si lanciò scatenato contro la ciotola, trangugiando come un matto tutto il pesce contenuto che ben presto venne dimezzato. Shinji lo guardava allibito; era sempre uno spasso vedere PenPen ingozzarsi in quel modo.
Shinji poggiò per terra la consueta lattina di birra di PenPen "Continuo a dire che tu e Misato vi siete proprio trovati!…" Esclamò, mentre realizzava che sotto sotto, il modo di mangiare del Maggiore Katsuragi non era poi così differente da quello del suo animale 'domestico' !
Ikari-kun lasciò che il pinguino continuasse a divorare allegramente la sua colazione, mentre lentamente iniziò a dirigersi verso il tavolo, controllando sul cordless se vi fossero chiamate perse in assenza: il risultato che però ebbe non lo rese felice. Nessuna chiamata persa. Era questo il verdetto.
Il ragazzino sospirò gravemente: Sperava
almeno di trovare qualche chiamata in assenza che avrebbe potuto dargli qualche
illusione in più su cui aggrapparsi, ma neanche questo suo desiderio fu
soddisfatto…
Shinji scosse la
testa mentre riponeva il cordless sul tavolo. Tutto ciò che era successo la sera
precedente gli sembrava un sogno. Niente di più. Di solito era abituato a
nascondersi nei sogni fuggendo dalla realtà, ma adesso invece proprio non ci
riusciva…
Rei
Ayanami.
Nel momento in cui
aveva ripreso conoscenza tra le sue braccia, per un attimo gli era sembrata
diversa: Differente dalla classica ragazzina misteriosa che quasi stendeva a
credere avesse delle emozioni. Gli era sembrata fragile; si. Proprio lei che
andava incontro alle battaglie contro gli Angeli con la stessa tranquillità di
una persona che va a bersi un aperitivo ad un bar, gli era sembrata fragile,
debole, e soprattutto molto indifesa…
Il suo viso non era inespressivo come al solito; al contrario, sembrava proprio spaventato…
*Avevi paura…e sei fuggita…* Pensò il ragazzo, mentre riponeva la sua colazione all'interno della cartella.
*…In fondo, non siamo poi così diversi…*
I pensieri del ragazzo sulla fuga di
Rei erano talmente intensi che quasi non si rese conto di quanto tempo in realtà
fosse passato…
Riacquistò la
cognizione del tempo soltanto quando l'uccellino dell'orologio a cucù di Misato
schizzò fuori dalle piccole ante di legno ed emettendo il suo classico verso che
stava a segnare l'inizio della nuova ora: 8.00 AM
"OH MAMMA!!!! E' TARDISSIMO!!!" Urlò il ragazzo portando le mani sul viso dallo shock. La scuola distava un bel po' dall'appartamento dove viveva assieme alla sua tutrice, ed era proprio questo ciò che preoccupava di più il ragazzino: L'idea di passare l'intera mattinata fuori dall'aula con due secchi d'acqua in mano non l'attirava minimamente, ed era per questo che doveva fare in fretta e cercare di non fare tardi ulteriormente!
Alla velocità della luce, Shinji si precipitò in bagno, e subito dopo, ancora bagnato, scappò verso camera sua indossando alla meno peggio l'uniforme scolastica.
"Oh merda!!!" Esclamò, quando nell'annodare
i lacci delle sue scarpe da tennis, uno di essi si spezzò restandogli in
mano…^^;
' La gatta
frettolosa ha fatto i gattini ciechi…'
Mai meglio di allora avrebbe potuto adattare un
proverbio ad una simile situazione…
"Dannazione, non ce la farò mai ad arrivare in tempo!!" Velocemente, il ragazzo cercò alla meno peggio di sistemare la scarpa, e quando riuscì a risolvere l'antipatica situazione in cui era inceppato, grazie ad un briciolo di misericordia del Signore, prima che potesse succedergli chissà cos'altro, si precipitò come un osannato nel corridoio della casa che avrebbe rappresentato la striscia d'inizio per la sua maratona verso la scuola.
Prima di raggiungere la porta però, Shinji, continuando a tenere il ritmo della sua corsa, bussò un paio di volte sullo shoji (**) della camera della sua tutrice, per poi scappare verso la porta:
"Signorina Misato, Guardi che è tardi! Io vado a scuola!! Veda di non fare tardi al lavoro anche lei!!" Esclamò, prima di chiudere alle sue spalle la porta dell'appartamento.
Appena fu fuori dall'appartamento, il ragazzino adocchiò istintivamente la rampa di scale sottostante, e vi si gettò contro percorrendo i gradini a quattro a quattro. Generalmente avrebbe preso l'ascensore, ma la fretta con cui andava quella mattina era talmente tale che il tempo d'attesa che avrebbe impiegato l'ascensore a raggiungere il piano sarebbe stato troppo per lui!
E poi, sgranchirsi le gambe di prima mattina
non gli avrebbe fatto di certo male! Anche se continuava a dire ed a ripetere
che quella non si trattava decisamente del miglior giorno della sua
vita…
Chissà perché, ma ogni
volta che per lui l'aiuto di Misato sarebbe stato opportuno, lei non c'era
mai…
"Dorme, mangia e beve…le uniche differenze che vi sono tra un neonato e Misato-san sono di certo le curve!" Mormorò tra se e se con una nota di ironia. L'influenza di Touji a poco a poco si faceva sentire in lui…
Anche se in realtà, avrebbe parlato diversamente se solo avesse saputo che quella mattina, la camera del Maggiore Katsuragi era vuota…
*~*~*
Prima Scuola Media di NeoTokyo-3
-Ore 8.30 AM-
Sigh…per la prossima festività avrebbe fatto
meglio a chiedere in regalo una bella bicicletta alla Signorina
Misato.
Almeno in situazioni
come queste si sarebbe risparmiato certe sfuriate mattiniere…
Trenta minuto dopo infatti, Shinji arrivò a
varcare la soglia della 3-A completamente esausto…
Per tutta la strada aveva avuto la sensazione che da
un momento all'altro il suo cuore sarebbe esploso; e non sapeva proprio
spiegarsi come era riuscito ad arrivare sano e salvo a
scuola…
*Aaah…com'è dura la vita di uno studente giapponese!…*
"Ikari-kun, sei fortunato! Il professore Mokuboshi è assente, ed il supplente non è ancora arrivato…" Vedere il sorriso di Horaki, la piccola quanto autoritaria capoclasse, e sentire le sue parole gentili, per Shinji sarebbe stato di vero conforto in un momento come quello: Il professore Mokuboshi aveva parecchie volte castigato gli alunni ritardatari, e quel giorno aveva temuto anche lui di dover stare fuori dalla porta a reggere i due secchi pieni d'acqua per tutta la mattinata; ma nel momento in cui diede uno sguardo all'intera classe la sua mente fu completamente offuscata:
*Sogno o son desto?!* Pensò, mentre senza cancellare quell'espressione scioccata dal viso si strofinò gli occhi cercando di capire se era una illusione ottica quella che stava vedendo oppure se realmente, per quanto incredibile, si trattasse della realtà.
Tutto. Si sarebbe aspettato di tutto. Ma non
di ritrovare Rei Ayanami, la ragazzina dai capelli azzurri, la fuggiasca, seduta
adesso al suo posto mentre ripassava mentalmente una pagina del libro di testo
di storia…
Tranquillamente…
"Ayanami…" Le labbra di Shinji proferirono
queste parole quasi con timore. Temeva che pronunciandole con più forza
l'immagine che aveva di fronte a se sarebbe svanita…
E invece no…
Quel richiamo talmente leggiadro si disperse nel
nulla in fretta, ma non prima di essere giunto a
destinazione…
La ragazzina dai capelli azzurri alzò il suo
viso, e rivolse l'attenzione verso Shinji con lo stesso sguardo del giorno
precedente.
Invariato…
Non c'era alcun dubbio. Era lei. E non si
era trattato di un sogno…
Fine Capitolo 4
· * "Oyasumi Nasai" E' il modo in cui i
giapponesi augurano la Buona Notte ad una persona ^_^;
· ** Le "Shoji" sono le ante delle porte
giapponesi (quelle scorrevoli)
