Souls Conspiracy
- Capitolo 5 : "Ed egli disse : vola lontano, piccolo angelo…"-
NeoTokyo- 3. Prima scuola media statale.
/Classe 3-A
"Quando nel 1429, ormai gran parte della Francia era nelle mani degli inglesi e dei Duchi di Borgogna, una giovinetta di soli diciassette anni, Giovanna D'arco, si presentò al Re, Carlo VII e riuscì a convincerlo che la vittoria sarebbe stata certa se egli avesse reclutato un esercito fra i sudditi e l'avesse tenuto alle proprie dirette dipendenze…" ()
"…"
"…"Massima attenzione.
Era questo tutto ciò che il professor Shinohara esigeva dai suoi alunni ogni qualvolta si ritrovava a dover spiegare dei tratti storici riguardanti l'antico medioevo europeo…
Ma non solo quello. In fondo, richiedeva la stessa identica attenzione su qualsiasi argomento storico egli affrontasse, pena, una grossa e alquanto umiliante punizione fuori dall'aula…
E nelle sue ore, i ragazzi della 2-A della prima scuola media di Neo Tokyo-3, sapevano bene che un avvenimento del genere non era poi da considerarsi così raro quando mantenere una simile concentrazione su un argomento talmente noioso non era da tutti…
Hikari Horaki, la scrupolosa capoclasse, vegliava con il suo occhio vigile su tutti gli studenti, in cerca di qualche distratto da riprendere prima che il professore potesse accorgersene.
A chi sarebbe toccato oggi reggere i secchi d'acqua lungo il corridoio? Yucchi? Kazamiyo? Shoko? Minamino? Oppure ancora una volta, fuori dalla classe ci sarebbe finito uno dei 'soliti' ?
L'attenzione della lentigginosa capoclasse si diresse sui due soggetti più 'a rischio '. Ovvero, coloro che non si limitavano soltanto a sbadigliare o a sbuffare…Sospirò, e scosse la testa sconsolata. Le bastò solo un'occhiata veloce per farle capire che molto probabilmente, la nota sul registro delle punizioni avrebbe avuto come nome Aida e Suzuhara, come al solito…
Kensuke dal suo banco posto in fondo alla classe, emise l'ennesimo sbadiglio..
Che diamine…è mai possibile che nel 2015 continuino ancora a farci studiare certe stupidaggini anziché illustrarci sulle frontiere che la nuova tecnologia digitale è riuscita a solcare?!
Chissà quante volte questo pensiero aveva marciato per la sua mente!
Con il mento appoggiato sul bordo del banco, il ragazzo rimosse svogliatamente gli occhiali dal naso, e con un dito strofinò le palpebre semichiuse dei suoi occhi sempre più vogliosi di ritornare nel mondo dei sogni. Prima di inforcarli di nuovo, il ragazzo volle dare un'occhiata alle lenti in controluce: Era logico che ci vedesse appannato, erano proprio sporchi!
Cribbio, chiunque li avesse visti non avrebbe mai creduto che in realtà l'ultima volta che li aveva ripuliti fosse stata la sera precedente.
Sul suo viso comparve un'espressione di disgusto, e quasi immediatamente, il giovane Aida iniziò a perquisire tutte le tasche dei suoi pantaloni in cerca di qualche salvietta inumidita…
Macché!
Quella mattina era talmente euforico che aveva pensato soltanto a riempirsi le tasche di rullini e acidi fotografici, dimenticandosi completamente di tutto il resto.
Di questa sua svogliataggine però, non ne fu poi così dispiaciuto…
Uno spontaneo ed improvviso sorriso sornione prese possesso delle sue labbra…
Ehehehe…
Altre tre ore, ed avrebbe potuto riscattare il suo tempo perduto ad ascoltare la voce del professor Shinohara con qualcosa di mooooooolto più interessante!
Altre tre ore di sofferenza, Kensuke. Solo tre ore… Iniziò a ripetere tra se e se inconsciamente…
Più facile a dirsi che a farsi…Tre ore erano pur sempre 180 minuti…
E 180 minuti non sarebbero passati in un batter d'occhio…
Soprattutto se questi 180 minuti li avrebbe dovuti trascorrere in compagnia delle eroiche imprese di Giovanna D'arco, Carlo VII e compagnia bella…
Come se a lui gliene fregasse qualcosa di loro….bah…
In situazioni come queste, Kensuke rimpiangeva proprio di non avere in classe il professor Hiroaki a spiegare ancora una volta una nuova versione delle sue imprese durante il Second Impact. Almeno, se ci fosse stato lui sarebbe potuto uscire liberamente senza che quel tonto mezzo sordo se ne rendesse conto. Ma con il professor Shinohara proprio non si scherzava…
Sbuffò. Sbuffò ancora Aida, quando dal suo banco posto in fondo alla classe, partì un'occhiata disperata verso uno dei banchi presso la seconda fila, ovvero, il banco del suo amico d'avventura: Touji Suzuhara.
Uno dei pochi che in una situazione come questa sarebbero riusciti a capirlo.
Era incredibile come le loro menti ancora una volta dettero prova della loro perfetta sincronia di pensiero.
Chiamiamola pure coincidenza, se non vogliamo andare oltre con le spiegazioni; fatto sta che non passarono più di due secondi, e Touji Suzuhara, come se stesse avvertendo le sensazioni dell'amico, rivolse lo sguardo verso di lui.
E dal sorriso che mostrò, Kensuke dedusse che l'amico era riuscito persino ad intuire i suoi pensieri, e di cosa 'trattassero'…
Entrambi, ghignarono i denti come due veri e propri volponi. Ma mancava l'intervento di un terzo membro del Clan per completare l'opera, e quel membro non era che a pochi metri da loro: Shinji Ikari.
Quasi accantonando il timore della pericolosa presenza dell'insegnante, i due ragazzi si voltarono verso il banco del 'Signorino Ikari ', in attesa di un suo gesto che avrebbe rappresentato il suo consenso alla ' Missione del giorno '.Non appena i loro sguardi si indirizzarono verso il timido Ikari realizzando alla fin fine che lo sguardo del ragazzo fosse fisso ed attento verso la cattedra del professore, un grosso sospiro sconsolato travolse contemporaneamente i due studenti…
"Uff…Ikari non cambierà mai…" La voce di Kensuke era riuscita per fortuna, ad attirare l'attenzione solo del destinatario predefinito.
Touji sbuffò, incrociando le braccia. "Naaah…vedrai che dopo la ricreazione rientrerà in classe con una bava da far invidia ad una lumaca!" Continuò l'amico.
"Eheheh! Gia'!"
Lo sguardo del professore si posò sinistro sugli studenti, cercando di scovare il responsabile di quei mormorii di sottofondo. Gli sguardi perplessi e quasi preoccupati dei ragazzi però, indussero il docente ad ignorare il tutto e continuare con INTERESSANTISSIMA spiegazione…Scampato il pericolo, Touji sentì il bisogno di replicare, appoggiando pienamente le parole dell'amico, ma all'ultimo momento dovettero entrambi ritirare ogni pensieri negativo su Shinji quando videro quest'ultimo scostare furtivamente lo sguardo dal professore e dirigerlo verso colei che sedeva all'ultimo banco: La sua pulzella dai capelli azzurri!
Eeeh…come al solito! Sempre e solo Ayanami!
Per Kensuke e Touji, che Shinji si fosse finalmente accorto dell'esistenza delle donne era già un gran passo avanti! Di certo però avrebbe dovuto allargare i suoi orizzonti: Chissà perché, ma per lui sembrava quasi che vi fosse soltanto una ragazza in tutta la scuola, e che quella ragazza fosse Ayanami.
Di certo in quanto a bellezza non era da gettare, ma probabilmente non si era reso conto che attorno a se vi erano anche delle altre ragazze che in quanto a bellezza non avevano nulla a che invidiare a Rei, e soprattutto, molto, ma molto più disponibili di lei.
Ma a lui non importava minimamente questo..
E qui i casi sono due: O il Signorino Ikari vedeva solo ad una certa distanza, oppure…..that 's amore!
Cribbio, uno scoop del genere andava comunicato immediatamente a chi di scoop se ne intende!
Fino ad ora lo avevano solo preso in giro, ma adesso poteva ben dire che le cose tra i due andavano proprio solidificandosi.
Conoscendo a priori il metodo di intercettazione che il professore Shinohara aveva sui piccoli portatili rossi posti sul banco di ogni studente, Kensuke per attirare l'attenzione del suo amico cercò di utilizzare metodi tradizionali: Bisbigliare.
Chissà…con un po' di fortuna alla fine avrebbe scoperto che anche il professore Shinohara soffriva d'udito!
Il risultato finale però fu molto diverso da quello che si aspettava. Ma soprattutto, avrebbe riconosciuto che il caso del professore Hiroaki doveva proprio essere un caso singolo fra i docenti…
"Adesso basta, AIDA!!!"
La voce dell'insegnante risuonò dura e possente come una roccia per tutta la classe, facendo letteralmente gelare il sangue agli studenti.
Touji aprì inconsciamente la bocca, sbattendo più volte le palpebre dallo stupore…
La capoclasse portò una mano sul viso sconsolata. Proprio come avevo previsto…
Ma evidentemente, il più preoccupato doveva essere lui:
Maledizione, l'aveva beccato!
Scattante come un vero e proprio militare, il ragazzo saltò sugli attenti.
"COMANDI, SHINOHARA-SENSEI!!" Esclamò con un cenno militare. In situazioni come queste, gli veniva molto difficile controllare i propri movimenti che fecero calare sulla classe un sottile velo di risatine e mormorii provenienti dagli alunni.
Uniche eccezioni furono l'espressione delusa di Touji, e lo sguardo completamente assente del Third Children…
L'insegnante aggrottò le sopracciglia ed incrociò le braccia "Vogliamo fare gli spiritosi, Aida!? Dove credi di essere, in caserma?!" Esclamò con fare minaccioso.
Azz…Accidenti, che ho combinato!?! Rendendosi finalmente conto della reale pericolosità della situazione, Kensuke cercò di ricomporsi e di rimediare al suo comportamento completamente fuori dal comune prima che l'insegnante potesse prendere seri provvedimenti contro di lui.
Portò le mani avanti, iniziando a balbettare un qualcosa di indecifrabile "S…Shinohara-sensei! So… Sono terribilmente dispiaciuto, non so cosa mi abbia pres…"
"Visto che siamo così spiritosi, che ne dici di andare a far ridere un po' il Preside, Aida!?" Ignorando totalmente le parole del ragazzo, l'insegnante proseguì nel suo discorso, mentre con una mano iniziò a far scorrere velocemente le pagine del registro che teneva sottobraccio sino a giungere su una pagina ben precisa. Il tutto con una tranquillità ed una inespressività tale da mettere in notevole agitazione il povero Kensuke.
Il viso di quest'ultimo sbiancò, mentre con un gesto veloce della mano fece saltare un bottoncino dal colletto della sua camicia che sentiva sempre più sudata. Ma non perse le speranze: Era ancora troppo presto per darsi per vinto!
"Ma…Shinohara-sensei…"
…purtroppo però, colui che aveva davanti era il professor Shinohara: E se Dio perdona, il professor Shinohara NO!…
Indicando la porta con la penna con cui aveva appena firmato il rapporto sul registro, ed aggrottando ancor di più gote e sopracciglia, il professor Shinohara si apprestò rivelare a Kensuke la 'sentenza' tra l'altro, piuttosto prevedibile…
"FILA IN PRESIDENZA, KENSUKE AIDA!!
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Si sa, nella vita c'è sempre la prima volta.
E quella, per Kensuke, fu la prima volta che si trovò ad attendere in presidenza l'arrivo del preside.
Conosceva quella stanza solo perché più di una volta si era offerto di accompagnare Touji. Lui si che era ormai divenuto un 'cliente abituale' del preside. Ma proprio lui no, non c'era mai finito…
E chissà che faccia avrebbe fatto il preside nel sentire che un faccino da secchione come il suo aveva adottato un comportamento talmente indisciplinato da costringere l'insegnante a spedirlo dritto dritto verso il suo ufficio…
Il professore era talmente arrabbiato che Touji non ebbe neanche il coraggio di chiedergli il permesso da poterlo accompagnare, così, i suoi unici compagni del momento erano il ricordo del grasso rimprovero dell'insegnante di storia, e il peso morale del rapporto riprensivo sul registro di classe…
Ci pensò e ripenso mille volte da quando era arrivato li, ma proprio non riusciva a spiegare il motivo del suo comportamento talmente stupido di fronte all'insegnante…
Come aveva potuto rispondere con un ironico saluto militare ad un rimprovero?! Diamine, che cosa c'era al posto dello zucchero nel caffellatte che aveva bevuto quella mattina??
Ogni qualvolta venisse rimproverato riusciva sempre ad evitare note e rapporti dal preside divulgandosi con una serie di inchini e scuse che sarebbero riusciti ad intenerire l'animo di qualsiasi professore, quindi per quale motivo quella mattina aveva agito in quel modo talmente inopportuno?
Era forse la noia che lo aveva fatto parlare così senza ragionare? Oppure…il pensiero dei rullini fotografici…?
Quasi quasi sul viso di Kensuke stava per riaffiorare nuovamente quel sorrisetto malizioso di poco prima, ma velocemente, il ragazzo cercò di cancellarlo dal suo viso scuotendo la testa in modo da cacciare via il più presto possibile questi cattivi pensieri.
"Accidenti, Kensuke! Oggi hai proprio voglia di finire nei guai eh!? Invece di pensare a certe cose, sarebbe meglio se ti concentrassi su ciò che dovrai dire al preside a tua discolpa!"
Cribbio…Ora parlava pure da solo…
Era un caso disperato, lo riconobbe!
All'inizio fu impressione, ma l'improvviso cigolio della porta posta alle sue spalle seguito subito dopo dal rumore dell'ingranaggio che tornò nuovamente a chiudersi, confermò il presentimento al ragazzo. Qualcuno era entrato. E quel qualcuno immaginava già chi era…
Istintivamente, il ragazzo si alzò di scatto dalla poltrona posta di fronte alla scrivania del preside, e con le mani giunte all'altezza del mento, e con gli occhi serrati il ragazzo si preparò a pronunciare il discorso in sua discolpa.
"Mi…MIASSUMOTUTTALARESPONSABILITADIQUANTOESUCCESSOMAMICREDASIGNORPRESIDECHENONAVVERRAMAIPIUUNACOSASIMILE!!!!!!! " Esclamò tutto d'un fiato con voce pietosa e caritatevole. Ancora una parola, e sentiva che sarebbe caduto per terra implorando aria. I suoi polmoni erano proprio allo stremo.
Rimase nella stessa posizione anche mentre riprendeva fiato, in attesa che il preside rispondesse alle sue parole…
Che tipo di risposta gli avrebbe dato? Sarebbe piombato anche lui in una serie di rimproveri e punizioni, oppure semplicemente avrebbe liquidato la faccenda con un classico 'per questa volta sei perdonato, tornatene pure in classe ma che non avvenga più…' ?
Il ragazzo avrebbe immaginato di tutto, tranne che il vocione grosso e pesante del preside venisse sostituito da una vocina sottile ed aggrazziata tipicamente femminile…
"Sei Kensuke Aida?"
A quel richiamo, Kensuke sentì come le braccia della Dea Fortuna cingerlo e farlo suo velocemente. Dopo aver acquisito una bella dose di sicurezza interiore, il ragazzo aprì lentamente gli occhi disciogliendosi dalla posizione rigida che aveva acquisito, e con suo grande stupore, di fronte a se, vide la signorina Obana, una delle segretarie.
"S…si…" Rispose confusamente il giovane Aida. La signorina Obana non da considerare una gran bellezza, ma in quel momento, per Kensuke, fu la donna più bella di tutto il creato!
"Il professor Shinohara mi ha comunicato che avresti dovuto avere un colloquio con il preside, ma purtroppo il preside oggi è assente per impegni urgenti di lavoro, quindi ti riceverà un altro giorno, d'accordo?"
Il viso di Kensuke si illuminò d'improvviso di gioia.
Se era d'accordo!? Eccome se era d'accordo!! Che razza di domande sono queste!? Figuriamoci se il preside con tutti gli impegni di lavoro che ha si sarebbe ricordato di dover parlare proprio con lui! Un misero studente della seconda A!
Kensuke dovette trattenere a forza la diabolica risata che stava per uscire dalle sue labbra, e cercando di mostrarsi il più indifferente possibile, si rivolse alla segretaria.
"Bah…per me non ci sono problemi. La ringrazio molto, signorina."La segretaria sorrise. "Bene, ora torna pure in classe…"
"Agli ord…ehm…volevo dire, d'accordo!" Accipicchia…doveva proprio perderlo questo viziaccio di parlare come se fosse un militare. A quanto pare, le persone non hanno un grosso senso dell'umorismo per queste cose...
Dopo essersi inchinato più volte, in attesa che la segretaria si decidesse a lasciare la presidenza, il ragazzo approfittò del momento di solitudine per dare sfogo al tutta la tensione accumulata con un lungo urlo di gioia:
"YATTAAAAAAH!!Questa si che è fortuna!!" Esclamo' il ragazzo gioiosamente. Dopo di ciò, con fare lesto e sbricativo, uscì dalla presidenza.
Il suo urlo era stato piuttosto violento, e l'idea di finire nuovamente nei guai non lo attirava per niente…
"Il professor Shinohara non avrebbe potuto far di meglio che buttarmi fuori in un momento del genere…Caspita!! Sono proprio un ragazzo fortunato" Mormorò a denti stretti il giovane Aida mentre si rimboccava le maniche della camicia.
Fortunato nel poter tornare in classe? Niente affatto! Le mire di Kensuke andavano ben oltre. E questo lo si poteva intuire sia dal sorrisetto malizioso che aveva cacciato fuori ancora una volta, e sia dal fatto di aver imboccato un corridoio che avrebbe portato da tutt'altra parte della scuola…
Nerv - Quartiere Generale.
Misato Katsuragi soppresse sul nascere l'ennesimo sbadiglio sonnolento mentre con passo svelto e pesante si precipitò fuori dalle ante dell'ascensore che l'avrebbe portata velocemente alla sala ristorazione della base.
Era stanca. Il periodo di tregua in campo bellico che stava attraversando ultimamente le aveva fatto perdere il ritmo di quelle nottate passate in preda al nervosismo e all'angoscia.
Internamente, avrebbe preferito che la minaccia fosse stata anche questa volta di natura angelica; per lei sarebbe stato tutto più semplice, ed in quanto direttore delle operazioni strategiche, avrebbe potuto sfogare le sue tensioni nell'osservare, soddisfatta di se stessa, gli Evangelion ridurre in poltiglia l'ennesimo 'mostriciattolo' grazie alla sua poderosa vena strategica.
I suoi comportamenti impulsivi le avevano sempre negato la possibilità di seguire la famosa politica dell' 'incassare e portare a casa ', e probabilmente, l'unico motivo per cui qualche ora prima non fosse passata alla maniere forti con Gendo Ikari , era quel maledetto ed insignificante grado di Comandante che quest'ultimo portava sul colletto della giacca…
Quasi automaticamente, Misato pigiò il pulsantino accanto alla porta automatica, e si fece strada all'interno dell'affollata mensa della Nerv.
Un ambiente terribilmente contrastante con il resto della base:
L'odore delle brioches e del latte caldo, unito ai rintocchi delle miriadi di posate contro le stoviglie di porcellana, rendevano l'ambiente più simile a quello di una dining-room di un Hotel durante la prima colazione, anziché ad una fortezza militare scavata a diverse migliaia di metri in profondità nel sottosuolo terrestre…
Nonostante tutto, quella serenità non riuscì ad influenzare l'interessata, che continuò a muoversi verso un itinerario ben preciso, ignorando completamente gli sguardi che i membri della base rivolsero al suo passaggio.
Finalmente, Misato sembrò essere giunta alla destinazione finale, e questo lo confermò lo sguardo che indirizzò a colei che vi era seduta al tavolo di fronte a se: Akagi.
"Dobbiamo parlare…."
La sua frase dura e concisa non ebbe bisogno di ulteriori spiegazioni: Avrebbe spiazzato chiunque. Alle orecchie della bionda dottoressa arrivò come una vera e propria freccia scoccata da un potente arco senza alcun preavviso. Abbassò lentamente la tazzina di caffè che non era riuscita ancora ad assaggiare, adagiandola sul piattino di porcellana.
Non le aveva quasi neanche lasciato il tempo di accorgersi della sua presenza…
In un primo istante, l'espressione di Ritsuko apparve confusa e disorientata; L'aveva presa alla sprovvista, anche se in fondo doveva immaginarsi sin dall'inizio che gli ultimi avvenimenti non sarebbero passati di certo indifferenti agli occhi di Misato.
La sua curiosità doveva essere soddisfatta in qualsiasi modo. L'esperienza le aveva insegnato a pretenderlo sempre.
La stessa esperienza che le aveva insegnato anche a rivolgersi a lei ogni qualvolta che avesse bisogno di informazioni particolari…
Ritsuko era da considerarsi un vero e proprio diario di bordo.
E lei era riuscita ad aggiudicarsi faticosamente la chiave per aprirlo…
15 minuti dopo…
"Scusami se ci ho messo tanto…" Mormorò la scienziata aprendo lo sportello del lato passeggero dell'auto di Misato ed entrandovi, facendo attenzione a non calpestare la decina di lattine vuote di birra sul tappetino.
Ignorando quel particolare, Il Maggiore Katsuragi mise le mani sotto la nuca, assumendo una posizione rilassata.
"E' ironico pensare come all'interno Nerv, l'agenzia più all'avanguardia della Terra, non si possa trattenere una misera conversazione con un'amica senza dover temere di essere spiati…"
Lasciò apparire un mezzo sorriso sulle proprie labbra…
Ritsuko scostò alcune ciocche dei suoi capelli dietro le orecchie.
"Beh…la colpa di tutto ciò è da attribuire proprio ai progressi della tecnologia. Inizialmente il loro scopo era quello di sostituire la mano d'opera dell'uomo agevolandoci la vita; Adesso sembra quasi che i ruoli si stiano capovolgendo…"
"Ad ogni modo, qui dentro siamo al sicuro da occhi ed orecchie indiscrete. Perciò potremo stare tranquille…"
Probabilmente lei non se ne rese neanche conto, ma mentre pronunciava queste parole il suo sguardo ed il suo tono di voce si indurirono improvvisamente, presentandosi a Ritsuko come una vera e propria minaccia nei suoi confronti..
Quando Misato parlava in quel modo stava a significare che aveva messo da parte qualsiasi tipo di legame affettivo. La verità era l'unica cosa che pretendeva ricevere. In quel momento…
Questo suo atteggiamento influì parecchio sugli atteggiamenti di Ritsuko. Certe volte Misato riusciva persino a spaventarla. La spaventava il suo comportamento autoritario? Il suo tono di voce? O forse il fatto di non poterle più mentire?….
Sentiva che quest'ultimo fatto le premeva più sulla coscienza, ma non lo avrebbe mai ammesso…
La dottoressa Akagi sospirò, intrecciando ansiosamente le dita delle mani sul grembo.
"Il Progetto per il Perfezionamento, La vera natura degli Evangelion, Gli Angeli ed il Dummy System è tutto ciò di cui io stessa sono a conoscenza. E penso che ormai tutto questo non dovrebbe più rappresentare un segreto neanche per te…dico bene?"
"Dici bene." Rispose prontamente Misato usando le stesse parole dell'amica. "Ma di questo penso di essermi già sufficientemente sdebitata con te compilando io stessa la lista di motivazioni che avrebbero giustificato il tuo rilascio al Comandante Ikari, e di essermi fatta detrarre volontariamente dallo stipendio la somma per la cauzione. Adesso, ciò che voglio sapere da te è un'altra cosa…"
Non era una richiesta, era una pretesa. E come il significato che racchiudeva il suo stesso termine, le pretese pretendono un qualcosa indiscutibilmente. Ed in questo caso, quel qualcosa era una risposta.
La verità, per essere precisi…
Misato sino ad allora aveva parlato tranquillamente, ciononostante l'atmosfera che si era venuta a creare all'interno dell'auto non era delle più rilassate…
Il Maggiore aveva avuto diverse occasioni per conoscere sino in fondo il carattere della sua ex compagna d'università, ed aveva già pensato a cosa fare in caso di un suo eventuale silenzio. Questa volta non si sarebbe accontentata di una misera risposta spicciola. Voleva la verità. E la voleva sino in fondo…
"Cosa c'è, Misato?…" La voce di Ritsuko apparve come uno specchio per il suo animo. Rassegnazione. Era questo quello che mostrava…
"……..…"
Il Maggiore Katsuragi lasciò passare alcuni secondi prima di rispondere. Giusto il tempo di prendere dal cruscotto della sua auto i suoi occhiali da sole scuri e di inforcarli, rendendo in questo modo la sua espressione ancora più indecifrabile…
"Uno dei nostri piloti sfugge all'occhio attento dei servizi di sicurezza sparendo misteriosamente nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Il suo ritrovamento avviene soltanto alle prime ore del giorno successivo. Per lei non sono previste ore di detenzione in isolamento, accertamenti sulle sue condizioni fisiche, né tanto meno sembra interessare a qualcuno conoscere la motivazione di questo gesto inaspettato. A meno di ventiquattro ore dall'accaduto tutto torna come prima, tanto da permettere al pilota di ritornare a scuola. Come me la spieghi questa storia?"
Misato smise di fissare fuori dal finestrino solo nel momento in cui terminò la sua ultima sentenza. Ora era il turno delle risposte. E fu per questo che, abbracciando con il braccio sinistro la spalliera del proprio sedile, voltò il viso verso la collega seduta accanto a lei…
Dal sospiro e dal sorrisino agrodolce che comparve sul viso della sua interlocutrice, Misato poté dedurre che l'amica immaginava già dall'inizio l'argomento di discussione che sarebbero andate a trattare…
Allora l'avvenimento non era stato archiviato così in fondo come volevano far credere tutti quanti alla base…
La bionda scienziata chiuse gli occhi scostando la schiena dallo schienale del sedile e sporgendosi in avanti. A ciò si susseguì una lunga serie di secondi trascorsi in silenzio, nell'immobilità più assoluta…
Il tempo si era come congelato…
Soltanto le loro menti stavano vivendo quegli attimi come i più laboriosi della loro vita….
Ritsuko cercò tra se e se le parole giuste per esprimersi; era normale…
Misato aveva appena finito il suo turno di lavoro, perciò non aveva alcuna fretta. Avrebbe aspettato anche un'eternità se solo quell'eternità sarebbe riuscita a saziare la sua sete di conoscenza…
Passarono circa un quindici secondi in quello stato di 'ibernazione'. Soltanto al riaprirsi degli occhi della collega, Misato capì che non avrebbe dovuto attendere molto per ricevere una risposta…
"Comprendo pienamente il motivo per cui ti sei rivolta a me per rispondere alle tue domande. Penso che anche io avrei agito allo stesso modo se mi fossi trovata nei tuoi panni a quest'ora…."
Il viso di Ritsuko era limpido. Ma per Misato non fu facile riconoscere quell'espressione sul viso della scienziata..
Era veramente limpidezza? O era soltanto un'altra maschera inespressiva che cercava in tutti i modi di nascondere un qualcosa di grosso dietro a tutto?….
Fu proprio questo dubbio a non farla demordere…
"L'esperienza insegna tante cose, ma non hai risposto alla mia domanda, Ritsuko. Ti pregherei di non cercare di cambiare argomento perché tu da qui non te ne andrai sino a quando non avrai risposto." Probabilmente era partita un tantino prevenuta, ma proprio non conosceva modo diverso per ottenere delle informazioni del genere da Ritsuko…
"……..…" E lei, sotto il suo silenzio, lo aveva capito. Come poteva darle torto, in fondo?…
"Allora!?"
Misato andava spazientendosi. Il suo tono di voce altero ne era degna prova. Ma la dottoressa non poté farci nulla…
"Non so sino a che punto mi crederai, ma questa volta non ne so veramente più di te…"
Per quanto si fosse impegnata nel trovare una frase convincente che avrebbe esposto in modo semplice la verità dei fatti, il risultato, almeno per se stessa, non fu soddisfacente…Non sarebbe stata di certo quella frase sterile a conquistare la fiducia di Misato nei suoi confronti. Né quella, né nessun'altra frase lo avrebbe fatto.
Perché la fiducia non è una cosa che si conquista da un momento all'altro. E' una cosa che va coltivata nel tempo…
E lei non poteva raccogliere i frutti di una cosa che non aveva mai seminato…
"…….." Infatti, la reazione di Misato non fu così diversa da quella che si aspettava: Con uno sguardo poco convinto, il Maggiore crollò in uno sconfortante silenzio carico di sfiducia e delusione…
Non era da biasimare. Ma ancora, lei non avrebbe potuto far nulla se non assecondarlo. Non ne sapeva veramente niente di tutto ciò. Ed era la pura verità. Ma per quanto avrebbe potuto insistere, sapeva già a priori che non sarebbe mai riuscita a convincere Misato. E così evito anche questo…
"…e' la verità…" Ritsuko non si accorse neanche di sta pronunciando queste parole. Le sue labbra si movevano da sole. Come si mossero da sole le sue mani che si strinsero nervosamente ai lembi del lungo camice bianco che le ricadevano sulle ginocchia.
Misato alzò gli occhiali da sole dai suoi occhi, spostandoli sui suoi capelli neri a mo' di cerchietto, e si distolse dalla posizione rilassata che aveva assunto, sporgendosi di colpo verso l'amica.
"Ritsuko: Shinji è stato tenuto ben cinque giorni in isolamento quando ha azzardato quella fuga dopo la sconfitta del Quarto Angelo. E prima di assolverlo, il Comandante Ikari volle persino confrontare la mia versione dei fatti con quella di altri tre esperti! Adesso non trovi tu stessa strano che tutto questo sia stato evitato!?"
"Forse perché Shinji è Shinji, e Rei è Rei…" La risposta di Ritsuko probabilmente era una di quelle risposte gettate così, senza la minima logica…
Tanto che non riuscì neanche a far scostare lo sguardo della dottoressa Akagi dal pavimento dell'auto…
Ad ogni modo, fu proprio essa a far scattare un qualcosa di inaspettato in Misato..
Diede ancora una volta un'occhiata indecisa alla sua ex compagna d'università cercando di scrutare nella sua figura un qualcosa che avrebbe potuto chiarire i suoi interrogativi. Ma la sua era una battaglia persa già in partenza…
"Hai visto? Qualcosa in più di me la sai sempre…"
Ritsuko alzò di botto il viso con un'espressione interrogativa, ma non ebbe il tempo neanche di bazzicare la minima parola:Con un gesto improvviso, Misato lasciò cadere sulle gambe della scienziata il mazzo di chiavi della sua auto. Contemporaneamente aprì lo sportello ed uscì.
"Prima di mettermi in viaggio credo sia meglio buttare giù qualcosa nello stomaco. Sai, non ho voglia di vomitare birra di prima mattina…" Misato era riuscita a cambiare radicalmente espressione in un solo istante…
"Quanto prima vedrò di rimborsarti i soldi della cauzione…"
"No, non preoccuparti… in fondo, mi piace saperti in debito con me."Ritsuko non riuscì a continuare.
D'altra parte, il viso di Misato era divenuto solare; sorrideva quasi…
"Chiudi tu le sicure dell'auto, ok? Mata-ne!" Dicendo queste parole, il Maggiore Katsuragi girò i tacchi e si diresse ancora una volta presso l'entrata della base a circa cinquanta metri di distanza...
Una volta da sola, tutto ciò che Ritsuko poté fare fu quello di tirare un lungo e profondo sospiro. Non di sollievo; ma bensì di delusione…
"Io non intendevo questo, Misato…" Mormorò tra se e se, mentre guardava l'allontanarsi dell'amica attraverso il finestrino. Conquistare la fiducia di Misato una volta era stato facile; Era riconquistarla che era difficile…
E si rese conto che ormai era troppo tardi per fare un'altro tentativo...
Era questa la situazione. E solo l'opera di un Miracolo avrebbe potuto cambiarla…
Ayanami… Il suono flebile, dolce, e quasi impercettibile del suono cognome svolazzò nella mente del Third Children ancora una volta…
Fisicamente era in classe da quasi tre ore, ma la sua mente era rimasta come "bloccata" nel preciso istante in cui la vide lì, seduta sul suo banco come tutte le mattine…
Per quanto si sforzasse, proprio non riusciva a quadrare bene la situazione. Era come se vi fosse un tassello di un puzzle mancante…
Rei Ayanami scomparsa…e presente l'indomani a scuola…
Milioni di pensieri affollarono la sua mente, cercando di trovare una soluzione all'enigma che si poneva di fronte, ma sino ad allora, non aveva trovato plausibile alcuna delle sue teorie…
La sera precedente era talmente stanco che nonostante le preoccupazioni era riuscito ad addormentarsi profondamente sino al mattino, quindi non era stato messo al corrente degli sviluppi della situazione. Ad ogni modo, anche se Rei fosse stata ritrovata durante la notte, la Nerv non le avrebbe mai permesso di riprendere le attività giornaliere senza prima aver valutato bene le cause del suo gesto…
Aveva considerato più volte la possibilità che in realtà si fosse trattato di qualcosa ben più diverso di una volontaria fuga: parole come 'rapimento' o 'svenimento' gironzolavano nei suoi pensieri. Ma che in un modo o nell'altro venivano sempre soppressi sul nascere…
Non rappresentavano neanche loro un motivo valido che avrebbe giustificato la sua presenza lì a scuola…
Eppure…sembrava così tranquilla…
Non riusciva a capire come proprio questo particolare riuscisse a sorprenderlo; del resto, sin dal primo giorno che si era trasferito in quella scuola, la posizione di Rei non era mai cambiata…
Lei era lì, racchiusa in quell'angolino di classe che sembrava essere circondato da un'invisibile AT-FIELD, a fissare chissà cosa fuori dalla finestra che dava sul campo del club di tennis scolastico…
I suoi occhi? Arabo. Semplicemente arabo per chiunque…
Nessuno mai era riuscito a scrutare la minima emozione da quegli occhi…
Qualsiasi cosa che le si ponesse di fronte, l'espressione di Rei non sarebbe mutata…
Proprio come quei bei occhioni dall'iride colorata che si possono trovare sul viso delle bambole di porcellana.
Shinji ricordava ancora questo paragone con cui Asuka qualche mese prima aveva rabbiosamente scanzonato la figura della First Children…
Paragone che sembrò scalfire più lui che lei…
Se c'era una cosa che odiava di molte persone era la superficialità. La stessa superficialità che si rispecchiava giornalmente nei comportamenti di suo padre nei suoi confronti. Probabilmente era proprio per questo che aveva iniziato ad odiare questa qualità in tutte le sue forme…
/Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiinnnnnn……
La terza. Finalmente quella maledetta/benedetta campanella era suonata per la terza volta!
L'insondabile silenzio che regnava sovrano da tre ore all'interno della classe, perse totalmente il suo potere quando il brusco rumore dello scostarsi di banchi e sedie contro il pavimento dell'aula si unì al vociferare dei ragazzi che finalmente, dopo tre ore di assoluta staticità poterono riprendere fiato e smaltire tutto lo stress accumulato con una lunga pausa ricreativa…
Con un gesto veloce del braccio, il professore Shinohara confrontò il suo orologio da polso con quello appeso al muro dell'aula, e dopo aver trovato le lancette in perfetta sincronia con le sue, chiuse il registro ed il libro di storia, assumendo un'espressione più rilassata.
"E con questo ho finito, ragazzi. Completeremo gli ultimi due paragrafi del capitolo venerdì prossimo, per intanto, studiate i nuovi paragrafi per dopodomani. Faremo un'interrogazione a tappeto che influirà anche nella vostra media finale, perciò sarà nel vostro interesse prepararvi come si deve…"
"Cosa!? Dopodomani!?"
"Ma è un'ingiustizia!! Ci sta lasciando ben otto paragrafi da studiare! Senza contare le lezioni delle altre materie!!"
"Adesso basta ragazzi!! Sta al professore decidere cosa dobbiamo studiare!!"
Commenti del genere da parte degli sgomentati alunni non mancarono assolutamente; e come al solito, stava alla piccola quanto autoritaria Hikari Horaki far tornare - sebbene con sentito rammarico -, la tranquillità nella classe…
"Insomma, capoclasse! Ma perché non chiudi quella boccaccia ogni tanto!?"
"Chiudila tu la bocca, Watase!!"
Come per i passati attacchi degli Angeli, ormai gli alunni della 2-A avevano iniziato ad ignorare anche le varie discussioni che ogni giorno nascevano per un motivo o per un altro con la capoclasse…
Si sa, le persone sono attratte soltanto dalle novit
Quando una cosa viene ripetuta più di una volta, diventa abitudinaria, e quindi anche il livello di interesse scende inesorabilmente…
Il Third Children si destò lentamente dal suo banco, abbandonando quella valanga di pensieri che temeva fosse senza fine, e riponendo all'interno della propria cartella la computisteria, il ragazzo si preparò a scendere giù in cortile per la ricreazione…
Nonostante stesse cercando una tregua per rasserenare la mente, il ragazzo proprio non riuscì ad allontanare da se quel punto interrogativo che si intrecciava alla figura di Rei legata agli eventi trascorsi qualche ora prima…
Timidamente, mentre ripose sul pavimento la sua cartella, rivolse ancora una volta lo sguardo alla sua compagna qualche banco più indietro al suo…
Sperava che almeno l'inizio della ricreazione, o magari l'ennesimo battibecco tra Hikari e Watase ignorato dalla maggioranza dei restanti compagni di classe, fosse riuscito a distogliere il suo sguardo assente dal campetto da tennis…
Con delusione delle sue aspettative, si accorse che purtroppo non fu cos
Non erano bastati né il suono della campana, né le urla nervose di Hikari a distrarla…
Ma che cosa c'era di così meravigliosamente splendido al di fuori della finestra da riuscire ad ipnotizzarla in quel modo?
Non avrà intenzione di saltare il pranzo anche oggi?…
Fu un pretesto, questo era chiaro. Ma fatto sta che funzionò alla grande con Shinji, che finalmente trovò un motivo ed una scusa valida per avvicinarsi al banco della ragazza. Era titubante…
Il nervosismo ed il panico tentarono più volte di assalirlo mentre percorse quella manciata di metri di distanza che li separavano…
Si fermò esattamente quando ormai era a due passi da lei…
Non ebbe bisogno di dire nulla, l'ombra sul banco, proiettata dal sole alle sue spalle servì per risvegliare la ragazzina da quello stato di trance che rilegava i suoi meravigliosi occhi di rubino a fissare aldilà della finestra…
"…A-Ayanami…" Ancora una volta, Shinji si ritrovò incapace di reggere quel penetrante sguardo color porpora su di se…
Avvertiva quella strana sensazione, simile ad una ruspa, cancellare di colpo tutte le parole che si era prefissato in mente…
Lo sguardo di Rei quella mattina era spento. Mancava di luminosit
Quasi come se si fosse risvegliata da pochi istanti da un lungo e stancante sonno…
Aveva già visto quello sguardo il giorno precedente, quando era rinvenuta tra le sue braccia dopo l'improvviso collasso.
Forse avrebbe dovuto considerare maggiormente l'eventualità che Rei fosse ancora una volta a digiuno…
"Devi dirmi qualcosa?…" Domandò con voce atona la ragazzina.
Prima ancora che le labbra di Shinji riuscirono a pronunciare la minima sillaba, una forte stretta lo attanagliò per le spalle e lo trascinò con se.
"Shinji!! Porcellone che non sei altro!!" La squillante voce di Touji, come un fulmine al ciel sereno, spazzò via l'atmosfera austera del momento, e ciò bastò per far intuire a Shinji non sarebbe più riuscito a completare il discorso che aveva da fare ad Ayanami…
"Argh...Touji!!" Esclamò il Ikari-kun cercando di dimenarsi dalla forte stretta dell'amico che lo cingeva per il collo, quasi strozzandolo.
In realtà, Touji aveva ben altre intenzioni per la mente. E quel sorrisino malizioso dipinto ne era una degna prova.
Ignorando le proteste dell'amico a cui poteva benissimo tenere testa, il giovane colse l'occasione per rivolgersi alla ragazzina dai capelli azzurri che, frastornata, osservava la scena.
"Scusami Ayanami. Ma sarò costretto a sottrarti il signorino Ikari per un po'. Comunque, dovresti fare più attenzione! Da un pervertito come lui ci si può aspettare di tutto!" Esclamò l'amico, seguito da un giocoso occhiolino alla quale Rei non riuscì però, a coglierne il senso.
"Ti prego, Rei-chan! Non badare a ciò che dice!…E tu, Touji! Vuoi piantarla!?!" Emozioni contrastanti tra di loro si fecero spazio nella mente di Shinji: Rabbia e fervore per Touji, e vergogna ed imbarazzo per Ayanami.
Avrebbe voluto farle esplodere contemporaneamente; ma non fu facile tirare a lungo le loro redini…
Ma non ebbe molto tempo per accorgersene…
Come il giorno prima, Touji trascinò il suo amico fuori dalla classe…
E come il giorno prima, Ayanami rimase da sola…
Solo allora, entrambi capirono….
Nella silenziosa solitudine della classe, senza distogliere lo sguardo dalla porta che lasciava trasparire l'echeggiare delle voci chiassose dei due ragazzi, Ayanami portò inconsuetamente una mano lungo il suo viso, lasciando che le sue dita sfiorassero le sue labbra…
"…chan?…Rei…chan?!"
Come tante altre cose, non riuscì a spiegarsi il motivo. Ma in qualche modo quelle parole suonavano così….diverse….
Sentì un qualcosa di terribilmente potente contorcersi all'interno del suo petto.Delle forze dai nomi sconosciuti si addentrarono dentro di lei. Un leggero tremore l'avvolse. Strinse i pugni.
No.
Doveva trattenerle.
Non dovevano prendere il sopravvento su di lei. Non dovevano! Non adesso!
Il peso di esse si concentrò in basso, sino alle sue gambe,che ben presto divennero flebili come due ramoscelli di ulivo, incapaci di reggere ancora il peso del suo corpo.
Senza lasciarle il tempo di rendersene conto, la ragazzina perse l'equilibrio e si accasciò per terra in ginocchio. Avvertì l'ormai familiare sensazione dell'annebbiarsi della propria vista. Sapeva bene che cosa sarebbe successo in seguito…
Alzò un braccio in cerca di sostegno, e la prima cosa a cui trovò appiglio fu il proprio banco accanto a se. La sua stretta ricordava quella di un affaticato alpinista nel disperato tentativo di giungere in vetta ad una montagna troppo ripida per le sue capacit
Lasciò che passassero alcuni secondi; giusto il tempo di riprendere fiato e di rasserenarsi un po'…
Dal giorno in cui aveva capito, quelle forze sconosciute si stavano facendo di volta in volta sempre più forti…era come se si ricaricassero ogni giorno di una nuova energia che si aggiungeva a quella precedente…E sentiva che non sarebbe riuscita a tenergli testa per lungo tempo…
Serrò maggiormente la stretta sulla sbarra del banco, ed ignorò. Ignorò con tutte le sue forze. Ignorò sino allo stremo, sino a quando l'occhio del ciclone delle sue emozioni si spostò altrove. O meglio, si amalgamavano con se stessa….
In quel momento, e forse per sempre, l'unica cosa che riuscì a fare, fu quella di reprimerle in uno degli angoli più remoti del suo cuore…
…e dimenticarle…
…sino alla loro prossima alba…
Nel frattempo…
Tramite delle pinzette, Kensuke alzò dal liquido di fissaggio l'ultima fotografia tratta da uno dei dieci rullini scattati alle ragazze durante l'ora di nuoto, e la mise ad asciugare.
Diversamente da quanto si potesse immaginare, l'euforia iniziale di Aida-kun non si era protratta a lungo. Da quando aveva sviluppato il rullino che avrebbe dovuto rappresentare la vera roccaforte della sua collezione, un'espressione seria e concentrata, legata a chissà quale emozione , si impadronì di lui, facendo svanire in un nanosecondo tutto il suo entusiasmo.
L'espressione che mostrava in viso era proprio quella di un serio fotografo professionista, e non era per niente solita di Kensuke…
"WAAaah!MA COME HO POTUTO FARE UNA COSA DEL GENERE!?!?"
Delle voci sconnesse attraversarono le mura che dividevano la stanza dal resto della scuola, e a quel richiamo, Kensuke sobbalzò voltandosi di scatto verso la porta intimorito. Qualcuno si stava avvicinando…
E lui era fin troppo consapevole che se un professore o qualche compagno di classe infame lo avesse trovato lì a visionare quel tipo di materiale, sarebbe stato VERAMENTE in mezzo al fango…
"Piantala di piagnucolare! Era ora che ti decidessi a darti una mossa ed a smetterla con quel freddo 'Ayanami, Ayanami…'!"
"SI, MA…ma…."
Quei toni di voce era inconfondibili, ed avendoli finalmente riconosciuti, Kensuke poté tirare finalmente un lungo sospiro di sollievo, che si fuse al rumore dell'ingranaggio d'apertura della porta che scattò quando Touji, dall'esterno, alzò la maniglia ().
"Perciò, vedi di non darci tanto peso, ok!?" Touji terminò così il discorso che stava facendo al Third Children, che con sguardo basso, e colorito del viso era paragonabile a quello di un pomodoro dalla polpa più matura, seguì distrattamente l'amico all'interno della stanza.
"Oh, ecco Kensuke!" Il ragazzo alzò gli occhi verso l'amico poco distante che li guardava con il suo solito fare calmo e placato: Espressione che Touji mai si sognò di poter vedere sul viso dell'amico proprio in quel momento; e questo lo confuse…
"Hey, amico! Cos'è quel muso lungo!? Ti sei passato e ripassato talmente tante volte quelle foto che ormai non ti sono più di alcuno stimolo, eh!?" Suzuhara-kun sorrise sinistramente, e con passo svelto si avvicinò alla scrivania dove Kensuke aveva smistato le varie fotografie, ed iniziò a rifarsi gli occhi con le immagini che mostravano le splendide curve femminili delle adolescenti della loro classe.
"Waaaaah!! Accidenti, hanno più curve loro che una strada di montagna!!"
Kensuke assunse una posizione ad indiana, guardando con compatimento il furore dell'amico, bombardato da una tempesta di ormoni mentre sfogliava freneticamente le fotografie delle varie ragazze con le pupille fuori dalle orbite e la bava che gli colava sino alle ginocchia.
"Di un po', hai qualche scattato anche qualche foto ad Horaki?!"
Kensuke indicò una serie di foto poste in un tavolino poco distante "Uhm…si, dà un'occhiata alla pila laggiù in fondo…"Touji sghignazzò ancora per un po', per poi gettarsi a capofitto alla ricerca delle foto della bella capoclasse.
Preso dall'euforia delle fotografie, Touji però sembrò dimenticarsi completamente della presenza di una terza persona all'interno della sala.
Così, rendendosi conto che la situazione poco lo interessava, Shinji Ikari richiamò l'attenzione dei suoi due compagni.
"Ehm…scusate, ma…" Mormorò confusamente "Per quale motivo avete fatto venire anche me?!"I due ragazzi si voltarono di scatto. Touji smise di baciare le fotografie di Hikari, e a Kensuke tornò in mente il vero motivo per cui aveva richiesto la presenza di Shinji.
Stava quasi per aprire bocca, quando però, anche questa volta, l'impulsivo carattere di Touji lo bloccò.
Dopo aver riposto le fotografie sul tavolo, Touji incrociò le braccia assumendo un'espressione falsamente altezzosa "Eheheh! Sta tranquillo amico! C'è costata l'occhio della testa, ma non ci sembrava giusto lasciarti a bocca asciutta a causa dei tuoi gusti limitati!" Esclamò.Gli occhioni azzurri di Shinji si riempirono di confusione, mentre un grosso gocciolone di sudore si formò sulla sua testa.
"Eh!? ""Dai, Kensuke! E' arrivato il momento di sganciare il bottino per Shinji! Altrimenti non mi perdonerà mai di aver interrotto il suo ' incontro decisivo ' con Ayanami! " Continuò ancora.
Kensuke tirò un sospiro, mentre gli altri due ragazzi poterono ben notare come l'iniziale tinta di preoccupazione dipinta sul suo viso lentigginoso a quel richiamo venne accentuata.
Shinji rimase completamente estraneo ai piani che si erano prefissati i suoi ragazzi, mentre Touji sembrò intuire qualcosa…
"Hey! Non mi dirai che…che il rullino per Shinji è andato bruciato!!" Esclamò con un impeto furioso misto tra la rabbia e la delusione.
Kensuke alzò il capo scuotendolo, e, sforzandosi di far comparire un sorriso sulle sue labbra, tirò fuori dalla tasca interna della sua divisa scolastica una bustina di carta color sabbia.
"No, no, non è questo, è solo che ciò ho da mostrarvi andrà ben oltre le nostre aspettative…"
Aprì la bustina e tirando fuori ciò che a prima vista sembrarono delle comuni fotografie…
Questa volta, la confusione non risparmiò neanche Touji, che insieme a Shinji, legati da una sorta di misterioso sincronismo, sbatterono le ciglia un paio di volte per poi pronunciarsi in un lungo e persuadente "Eh?!"
Il sincronismo venne interrotto cinque minuti dopo, ovvero quando Touji fece riaffiorare quel sorrisetto sornione e scherzoso.
"Avaaanti, Kensuke! Potrai costruirti una brillante carriera come fotografo, comandante, pilota di qualche mezzo pesante, ma come attore tragi-comico fai proprio pena! Su, non farti pregare e sgancia quelle foto!" Nel vedere il braccio di Touji allungarsi verso di se, pronto a sfilargli di mano la serie di fotografie, Kensuke con un gesto impulsivo del braccio le scostò di colpo allontanandole.
"ALT: Prima di mostrare queste foto è necessario che voi mi promettiate l'assoluto silenzio a proposito." Il tono di Kensuke non era mai stato più serio di quella volta, e…forse era proprio per questo che ebbe l'effetto opposto su Touji.
"Ppppffbwa…..bwa…BWA…WAHAHAHAHAHAH!! Kensuke, ma che ti è preso oggi!?"
L'idea che tutto quanto facesse parte di una messa in scena si faceva sempre più convincente, e per Shinji, quella non era assolutamente la giornata adatta agli scherzi. Così, seccato per aver buttato al vento in quel modo del tempo che avrebbe potuto sfruttare in maniera decisamente più fruttuosa, il ragazzo girò i tacchi e sbuffò.
"Io me ne torno in classe ragazzi…ho altre cose più importanti a cui pensare delle vostre foto ecchi! " Rispose con una vena di delusione.
"No, aspetta!!" Sentendo le parole di Shinji, Kensuke si affrettò a richiamare l'attenzione dell'amico affinché ritornasse sui suoi passi, ma a causa della velocità con cui si alzò, Kensuke inciampò distrattamente su un piede dell'alto sgabello dov'era seduto e cercando di trovare istintivamente sostegno sulla scrivania accanto, il ragazzo lasciò scivolare dalle mani la busta che andarono ad urtare contro le gambe del ragazzo, per poi infine cadere sul pavimento mostrando apertamente a tutti il contenuto di essa: Rei Ayanami.
Rei Ayanami in biancheria intima, più precisamente.
Le pupille di Shinji rimasero immobili sulle decine di fotografie dal singolo soggetto, giusto accanto ai suoi piedi.
Quel fisico longilineo e minuto, immortalato sulla pellicola fotografica sarebbe stato inconfondibile per lui anche a quella distanza visiva…
"Aya….Ayanami…"
Bazzicò quel nome dopo non meno di una decina di secondi trascorsi in silenzio. Silenzio che entrambi i due ragazzi interpretarono – sebben diversamente l'uno dall'altro – a modo loro…
Kensuke portò una mano sulla fronte e tirò un lungo sospiro…
Il suo piano era andato fallito…
"Eh!? Allora! Sei rimasto impietrito eh!?"
Pur non comprendendo il motivo del poco entusiasmo dei suoi due amici, Touji continuò da solo la ' commedia ' organizzata poco prima.
Ma non funzionò….
Shinji si chinò, sollevando dal pavimento una delle tante foto rovesciate ai suoi piedi, volendo quasi confermare il contenuto palese di quelle foto.
Era proprio lei…
"Shinji, aspetta! Lascia che ti spieghi!"
"Ti abbiamo voluto fare una sorpresina! Non sei contento??"
"No, non stare a sentire Touji! Ascoltami, Shinji!!"
"Come no?? Andiamo, Kensuke! Non è il caso di fare il timido adesso!"
"Shinji!! Non dargli retta, ascoltami! Devo parlarti di una cosa importante!""………."
"Hey!! Ma sei rimasto completamente imbambolato?? Dì qualcosa almeno!"
"Shinji!!"
"……..""Niente..è proprio andato in ecstasy, caspita amico! Non l'avrei mai detto che fossi un soggetto tanto sensibile a certi "stimoli!""TOUJI STA ZITTO! SHINJI!! DEVO PARLARTI!!"
"……"
"FATE SILENZIO!!!!!!!! "
Fu un istante. Lo sbeffeggiare di Touji si fermò nello stesso modo in cui si fermarono le implorazioni di Kensuke. Ci fu silenzio.
"Fate…fate silenzio…"
Kensuke sospirò.
Touji, con aria perplessa, si grattò il sopracciglio con l'indice destro.
"Eh-mm…mi sa che non gli è piaciuta molto la nostra sorpresa…"
"COSA DIAVOLO VI PASSA PER LA TESTA!?! CHI VI HA CHIESTO DI FARE DELLE FOTO DEL GENERE A REI!?!?"
"Ma sentilo!! Adesso la chiama anche per nome!!!"
"Sta zitto, Touji!!"
"Okay, Okay…non parlo più!"
Dopo la secca ammonizione dell'amico, il giovane Suzuhara si zittì, ritirando dal suo viso l'espressione sorniona che aveva fatto timidamente riapparire sul suo volto…
Proprio non riusciva a capire che diavolo era preso al suo compagno di peripezie…
E dire che qualche ora prima si era persino fatto buttare fuori dalla classe pur di andare a sviluppare quelle foto…
"Shinji…"
"NON DOVEVATE FARLO!!! NON DOVEVATE!!!!"
"Ma via, per due foto innocenti!! Non sono poi così compromettenti! E' solo Rei in biancheria intima, manco avessi visto chissà che cosa…se non ti piacciono le strappiamo!"
"TOUJI!!!!!!"
"Ma è la verità, Kensuke!" Sta volta non accettò l'ammonizione di Aida-kun. Dopo tutto sapeva di non avere torto, almeno su questo…
Ma a questo, Kensuke non volle neanche replicare. Così come non volle farlo neanche Shinji. Non riusciva proprio a capire se fosse più rosso di rabbia oppure più rosso di vergogna in quel momento: fatto sta che il rossore del suo viso, unito a quell'espressione incavolata non era affatto rassicurante…
"Shinji.."
"Non voglio neanche ascoltarti, Kensuke!! E' meglio che restiate alla larga da me per un bel po' se non volete passare guai!!" Shinji raccolse il resto delle foto da terra, tolse dall'asola i primi due bottoni del suo colletto, ed iniziò con passo svelto e pesante a dirigersi verso la porta d'entrata.
"ASCOLTAMI SHINJI!! DEVO PARLARTI!!!""NON MI TOCCARE, KENSUKE!!! RINGRAZIA DIO CHE NON VADA AD AVVISARE I PROFESSORI DELLE PORCATE CHE AVETE FATTO!!"
Strattonò con forza Kensuke che si opponeva tanto farlo ragionare, ma il compagno fu più forte di lui questa volta:
"INSOMMA, STAMMI A SENTIRE UNA BUONA VOLTA E GUARDA QUESTE STRAMALEDETTE FOTO!!"
Seccato della continua pressione opposta, Kensuke afferrò Shinji per il retro della collotta e lo tirò a se, mentre con l'altra mano avvicinò agli occhi di Shinji una lente di ingrandimento che puntava verso la foto di Rei raccolta poco prima.
"GUARDA!!"
In quella stanza, dove tanto gli urli erano echeggiati, calò un improvviso, gelido silenzio…
Inizialmente, la rabbia gli aveva accecato troppo gli occhi per poter mettere a fuoco ciò che la lente di ingrandimento zoommava. Poi però non potè fare a meno di notare i piccoli particolari quasi invisibili ad occhio nudo, a cui Kensuke tanto premeva fargli notare.
La rabbia di Shinji andrò lentamente placandosi, cedendo il posto alla concentrazione.
"Li vedi anche tu?"
La lente retta da Kensuke era fissa su una foto di Rei di spalle, poco dopo aver sfilato di dosso la camicia dell'uniforme.
Vi era qualcosa che non andava su quelle spalle bianche e sottili. Qualcosa di anomalo. Qualcosa che generalmente, non si dovrebbe trovare nelle spalle di una quattordicenne come Rei…
"Sembrano…come delle macchioline…"
"Eh? Macchioline?" Touji si tolse con una mano il cappello, dandosi una veloce grattatina
alla testa. "Ma di cosa stai parlando? Si è macchiato il rullino, Kensuke??"
Ma l'amico ignorò completamente le parole di Touji. Kensuke non rispose, semplicemente si chinò a raccogliere le fotografie ancora sul pavimento, e ad indicare anche in quelle gli stessi dettagli.
"Guarda anche qui….ed anche qui….le stesse macchie sono riportate in tutte le foto, ciò significa che non è un difetto di stampa…"
"Eh?"
"Sì…hai capito bene…quelle macchie esistono davvero sulle spalle di Rei….e sono lividi. "
"Lividi?!?"
"Ma che diavolo stai dicendo, Kensuke!" Touji scese dal tavolo, avvicinandosi incredulo ai due.
"Sono lividi e ne sono sicuro! So distinguere un difetto di stampa da qualcosa realmente presente in una foto, e quelli sono lividi!"
Shinji non interveniva. Reggeva ancora in mano le foto di Rei e la lente di ingrandimento. Guardava Rei. Guardava il suo corpo incredibilmente esile e sottile, guardava quelle spalle candide macchiate di un nero violaceo che adesso, gli era quasi impossibile non notare immediatamente quel contrasto talmente evidente tra i due colori.
"Cavolo…se è così ha davvero le spalle piene! Ha avuto un incidente, Shinji? E' per caso caduta dalle scale?"
"……."
"Shinji?"
"………"
"Hey!! Parlo con te!"
Shinji finalmente si destò. Smise di osservare le foto e guardò i due compagni.
"Eh? Ah…no, non lo so…." Rispose con un filo di voce.
Vi erano successi sin troppi avvenimenti in questi giorni legati a Rei, ma di certo, non avrebbe potuto parlarne con loro…
E poi….era la verità. Non ne
sapeva niente al riguardo.
Non lo sapeva lui come non lo sapevano gli altri, forse…
Kensuke sospirò.
Shinji tornò a riguardare le fotografie. Avrebbe potuto osservarle per ora…
Non sapeva perché, ma la vista di quei lividi lo turbava molto.
Aveva visto più volte Rei ferita, anche gravemente. Ma il ricordo di quelle ferite non poteva nemmeno essere paragonato alla sensazione che la vista di quelle piccole macchioline violacee sul corpo di Rei gli infusero.
Touji e Kensuke rimasero in silenzio. Anche il loro entusiasmo per le fotografie delle altre studentesse in biancheria intima era del tutto scemato…
Adesso la loro attenzione era concentrata unicamente su Shinji.
Lo osservavano, lo osservavano nella speranza di poter trarre dalla sua profonda concentrazione una risposta per l'enigma che gli si era posto d'avanti.
Era preoccupato quanto perplesso. I suoi occhi spulciavano e rispulciavano in continuazione quelle foto come fossero la mappa di un qualche tesoro sepolto…
Nulla lo avrebbe più distratto da esse. Neanche il rumore della campanella della scuola, che con il suo trillare segnava la fine della ricreazione…
Si rese conto solo allora, di non aver pranzato…
Ma non aveva importanza.
"Credo dovremo andare…"
Kensuke ruppe il silenzio, volgendo gli occhi verso la porta.
Touji si stiracchiò le braccia.
Il tempo si stava come lentamente scongelando…
"Shinji….dobbiamo ritornare in classe….ridammi quelle fotografie…"
Quasi automaticamente, Shinji lasciò che Kensuke sfilasse dalle sue mani le fotografie e le riponesse nella stessa bustina di poco prima. La sua mente non sfiorò assolutamente il pensiero di poter chiedere a Kensuke di tenerle. Era troppo confuso a riflettere su ciò che quelle foto rappresentavano più che alle foto in se per se.
Touji si avvicinò alla porta.
"Io vi precedo. Credo passerò dalla mensa, forse riuscirò a raccattare ancora qualche avanzo…." Pronunciò prima di abbandonare l'aula.
Sebbene più lentamente, anche Kensuke e Shinji lo avrebbero raggiunto. Giusto il tempo di riordinare la sala e spegnere i proiettori.
"Shinji….."
Si voltò non appena sentì la mano dell'amico sulla propria spalla.
Il viso di Kensuke era molto serio. Metteva quasi a disagio.
"Io non so cosa sia successo a Rei….ma credo sia meglio tenerla d'occhio…"
Shinji chiuse gli occhi per qualche istante, per poi aprirli ed annuire un paio di volte.
"Sì….lo farò….ti ringrazio Kensuke."
Kensuke sorrise. Sembrò esser tornato di scatto quello di prima.
"Adesso…che ne dici di aiutare Touji in questa ' caccia al tesoro ' ?? Personalmente sto morendo di fame!"
---
Lei invece, fame non ne aveva affatto.
Non ne aveva avuta ieri, non ne aveva avuta l'altro ieri, e tantomeno sembrava averne oggi.
Ma sentiva ugualmente lo stomaco pieno, Rei. Pieno di un qualcosa che non era cibo, ma che sembrava ugualmente soffocare i morsi della fame.
Sentiva come una morsa all'interno di esso. Un terribile peso che quasi le impediva di muoversi…
Ciò che avrebbe voluto fare, era di abbandonarsi a se stessa giusto per qualche istante.
Voleva chiudere gli occhi, Rei. Voleva chiuderli e ritrovarsi in un mondo che le appartenesse almeno un po' di più di questo.
"Cosa? Devi andare già via, Ayanami-san ? "
" Sì."
"Così presto? E' già successo molte volte…credo proprio che il professore si arrabbierà…."
Hikari Horaki segnò sul registro di classe l'ennesima uscita anticipata di Rei. Sapeva che i motivi da attribuire a queste uscite erano soprattutto legati alla Nerv.
Ma sebbene anche Shinji fosse allo stesso modo rilegato ad essa, di certo le uscite anticipate di Rei non potevano esser paragonati a quelli di Shinji.
Ma cosa poteva farci Hikari Horaki? Era solo la capoclasse….e sebbene godesse di diritti e doveri un po' diversi rispetto a tutto gli altri componenti della classe, i suoi poteri non potevano di certo opporsi a quelli della Nerv…
Quindi semplicemente si limitò a registrare l'uscita di Rei sul registro, e, in seguito, comunicare il tutto al professore dell'ora successiva.
Sicuramente si sarebbe arrabbiato. Era stufo delle continue assenze di Ayanami. Ma questo forse era l'ultimo pensiero di Rei…
Attese che Hikari firmasse il registro, dopodiché raccolse la cartella ed uscì silenziosamente dalla classe…
Hikari si aspettava un saluto da parte sua, ma esso non avvenne…
Rimase perplessa, seguendo con lo sguardo la compagna di classe varcare la porta dell'aula…
Strana ragazza.
Come al solito, era questo il primo pensiero che attraversava la mente di chiunque avesse avuto a che fare con lei…
Fatto ciò, Hikari abbandonò ogni pensiero su Rei e si dedicò a qualcos'altro di molto più stimolante da fare in questi ultimi frangenti dell'intervallo: Il gossip di classe.
O almeno, questo era quello che avrebbe voluto fare….
Non ebbe neanche il tempo di sedersi al suo banco ed iniziare a chiacchierare con le altre compagne, quando Shinji, Touji e Kensuke rientrarono in classe…
"Oooooh! Che pizza! E' mai possibile che chi va alla mensa dopo le 11.30 e' già finito tutto?! Da non credere!…Capoclasse! Dovresti far qualcosa per risolvere questo problema!"
"Io credo che dovresti esser tu, Suzuhara, ad andare alla mensa in orario come ogni altro studente anziché perdere tempo in giro per la scuola!!"
"Tsk….che piantagrane che sei…"
Ayanami….
Fu la prima cosa che notò Shinji. Anzi, in questo caso forse sarebbe meglio dire NON NOTO.
Non la vide.
Non la vide al suo banco dove solitamente lei metteva radici sino alla fine della giornata scolastica.
Non la vide in giro per la
classe. Non la vide neanche nel corridoio…
Se ne preoccupò.
"Capoclasse…."
"Cosa c'è ancora??" Rispose Horaki, seccata di dover interrompere ancora una volta la chiacchierata con le amiche.
"Dov'è….Ayanami??"
L'espressione di Hikari divenne perplessa. Perché Shinji voleva sapere dov'era Rei?
"Beh…ha chiesto di uscire prima…ha detto di avere impegni alla Nerv…"
Non ricordava che vi fossero test di attivazione in programma.
La signorina Misato, tra l'altro, non l'aveva avvertito.
E quest'uscita di Rei così improvvisa non lo insospettì poco, vista la scomparsa della sera precedente…
Dove stava andando Rei?
Possibile che vi fossero dei test di attivazione in programma e lui non ne sapesse niente?
E se invece…
No…
Non poteva lasciarla andare così.
Non dopo la sera precedente.
Doveva seguirla.
Inventò la scusa più plausibile in certe situazioni. Si diede la mano sulla fronte.
"Che sbadato! Me ne ero dimenticato! Anch'io devo andare alla Nerv! Vado, ciao a tutti!!"
"Eh!? Aspetta Ikari!! Dove v…"
La capoclasse non potè continuare la sua frase. Shinji era letteralmente scappato via.
Kensuke guardò la corsa di Shinji lungo il corridoio, sospirò, e poi si sistemò gli occhiali sul naso.
"Ohi Ohi…tempi duri per i capiclasse!" Pronunciò Touji con disinteresse.
La capoclasse sbuffò, ammiccando una smorfia sul viso.
"Ma è mai possibile che qui dentro la gente entra ed esce con tutta questa facilità!? Diamine, E' UNA SCUOLA QUESTA!!"
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La gente non mutava mai.
Era sempre la stessa, agli occhi di Rei Ayanami.
Che avanzava nella folla ignorando gli occhi delle persone che a volte, ancora, osavano guardare quei suoi colori poco comuni.
Ma in giro per Neo Tokyo vi erano fin troppi 'sballati' dai colori stravaganti, ed una ragazza con le lentine a contatto rosse ed i capelli tinti di azzurro non faceva più scalpore, ormai…
Certo, forse ne avrebbe fatto se la gente avesse saputo che Rei era nata con quei colori. I suoi occhi non indossavano delle lentine, né i suoi capelli erano stati tinti per assumere quelle tonalità anomale…
Ma loro questo non potevano saperlo, e per loro, Rei non era altro che una delle tante studentesse che affollavano la capitale…
Non era mai riuscita a sentirsi a suo agio nella folla…
Le mancava come quel senso di appartenenza che in genere rilega un essere umano ai suoi simile.
Si sentiva estranea. Si sentiva diversa.
Ed era proprio quel senso di diversità a limitare al minimo i contatti con quelle persone…
Si fermò alla stazione, in attesa che il convoglio che era solita a prendere ogni giorno, sarebbe arrivato…Solita routine.
Solito tran-tran.
Ma allora…..perché si sentiva così a disagio nel dover percorrere ancora una volta la strada che in tutta la sua breve vita aveva sempre compiuto?
Si sedette su una panchina vuota, tirando fuori dalla cartella poggiata per terra il solito libro di biologia che, nonostante il più delle volte non riuscisse a capire ciò che vi era scritto, continuava incurante a leggere….
Anzi.
Ci provava.
Da quando era successo, anche la sua capacità di concentrazione era svanita in un nonnulla.
Non riusciva a tenere impegnata la sua mente in nessun modo. I tanti, piccoli frammenti che zampettavano nella sua mente come tante piccole lame taglianti, le facevano male.
Il peggio era , che diversamente dalle altre volte, non riusciva ad accantonarli…
Per quanto si sforzasse, ella non ci riusciva…
Chiuse il libro sulle gambe e si chinò, poggiandosi una mano sulla fronte.
Chiuse gli occhi.
Si era stancata. Sì, era stanca di tutto e di tutti.
Come poco prima in classe, il suo unico desiderio continuava ad essere quello di riposare…
Sì…riposare…che male c'era, in fondo?
Voleva che tutto smettesse d'incanto. Non voleva più continuare. Ma continuare…a far cosa? Nel suo cuore non riusciva a spiegarsi che cosa. Sapeva semplicemente che non voleva. E basta.
Questo le era sufficiente per sentirsi il cuore andare in frantumi. Per sentire il suo peso abbattersi su se stessa. Per sentirsi inutile. Un mero burattino privo di anima. Una bambola.
Una bambola, che non era. Perché se lo fosse stato, tutto questo non l'avrebbe logorata.
Si sforzava di essere una bambola, ma non ci riusciva.
I suoi occhi si muovevano. Il suo cuore batteva. I suoi polmoni introducevano ossigeno nel suo sangue.
Le bambole non fanno tutto questo.
No, non lo fanno.
Era sempre questo il pensiero che ruotava nella sua mente da un paio di giorni…
Di conseguenza, lei non era una bambola. Sebbene volesse esserlo…
Le bambole stanno immobili, ad attendere la loro sorte con l'eterno sorriso dipinto sulle loro labbra di porcellana.
Lei non ci era riuscita. Per quanto si sforzasse, lei non ci riusciva più.
Voleva che smettesse, s
Ma questo non le era concesso…
Ma…cosa avrebbe potuto fare adesso? Era incapace della qualsiasi cosa….ieri sera lo aveva testato a sue spese…
Alzò gli occhi, guardandosi intorno.
Il suo convoglio non era ancora arrivato. Era in ritardo…
In compenso, di treno ne era giunto un altro.
Uno shinkansen.
Un treno per turisti.
Sì, uno di quelli che lievitavano sui binari…
Al momento in cui si fermò,
gran parte delle persone presenti alla stazione lo presero letteralmente
d'assalto.
Gente comune.
Uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini….anche animali.
Salirono tutti.
Era un treno dove poteva salire chiunque…..
Solo le bambole non potevano farlo, perché avrebbero avuto bisogno di un qualcuno che le alzasse e le introducesse lì dentro.
Lei riusciva a muoversi da sé, invece.
Dunque….perché non poteva salire anche lei?
Un'idea inconsueta balenò nella mente di Rei.
L'impulso era lo stesso di ieri. Sì, lo stesso che l'aveva spinta a cambiare strada così, d'improvviso, e camminare verso l'ignoto priva di alcuna meta specifica.
Era una fuga la sua, o un disperato bisogno di dimostrare a se stessa la propria autonomia?
Andò per alzarsi.
L'istinto era quello.
Ma ritornò velocemente sui suoi passi.
No.
Era del tutto inutile.
L'avrebbero ripresa.
Sarebbe finita esattamente come la sera precedente.
L'avrebbero ripresa, sì.
E lei non avrebbe potuto fare niente.
No, non sarebbe servito.
Non poteva andarsene.
Non poteva fuggire.
Sapeva benissimo tutto ciò.
Ma Rei si alzò ugualmente.
Quell'impulso non poteva essere soffocato.
Non agiva più di sua volontà, ormai.
Era guidata dall'istinto; e qualsiasi ordine le sarebbe stato imposto dai suoi Superiori, esso non sarebbe stato sufficiente a reprimere il suo istinto, che dopo tanti anni di prigionia, era riuscito a farsi valere.
Si alzò.
Il libro cadde dalle sue ginocchia, ma lo raccolse in fretta.
Tirò fuori il tesserino Nerv.
Si avvicinò al treno. Si avvicinò alla folla che a suo parere sembrava quasi volerla elidere.
"Biglietto, prego?"
Mostrò di scatto il tesserino Nerv.
Il controllore non pronunciò alcuna parola. Gli bastò vedere quel simbolo rosso, per dare il via libero alla taciturna ragazzina.
Salì sul treno.
Su quel treno che non era il suo.
Lei lo sapeva bene.
Ed era proprio per questo che vi era salita.
Perché lei era una persona.
Null'altro.
Fu l'ultima a salire sul convoglio.
Il ferroviario chiuse alle sue spalle la porta automatica, facendo un cenno d'intesa al collega addetto alla carrozza poco distante.
"AYANAMI!!!"
L'urlo di Shinji risuonò nella rumorosa stazione.
Lui, che come una piccola libellula silenziosa l'aveva seguita per tutto il tragitto, adesso l'aveva vista.
Sì, era proprio lei!
Ne era più che sicuro.
Non si era sbagliato.
Era Ayanami a salire su quel treno, e quel treno non portava alla Nerv.
"A…AYANAMI!! ASPETTA!!!!!!!"
Non aveva quasi più fiato Shinji. Aveva corso tutto il tempo sino a giungere alla stazione.
Andò a sbattere contro il controllore, che aveva appena fatto chiudere la porta automatica dello shinkansen.
"Hey ragazzino! Dove vai? Siamo al completo!""APRA QUESTA PORTA!! MI FACCIA SALIRE!! AYANAMI…AYANAMI E' LI' DENTRO!!! AYANAMI!!!"
Sudato e disperato, Shinji non mostrò alcun ritegno nel rivolgersi così autoritariamente al funzionario, che lo afferrò per le spalle allontanandolo dalla porta che con foga cercava in tutti i modi di aprire.
"Ma sei scemo!? NO!! STA FERMO! Ti ho detto che questo vagone è al completo! Non ci sono più posti liberi! Ti toccherà andare nella carrozza successiva!"
"NON POSSO!! Ayanami e' lì dentro!! Io….perché ha preso questo treno!?!? Ayanami!!!"
"Ayanami!? Ragazzino, ma di cosa diavolo stai parlando!? Smettila di gridare in questo modo o dovrò chiamare la sicurezza! Ti ho detto che qui siamo al completo, capisci cosa significa!? Va in quell'altra carrozza! Forza!" Rivolse lo sguardo al collega poco distante:
"Honda! Fa salire questo ragazzino nel tuo vagone! Qui non ci sono più posti!"
"Cosa? Ragazzino, c'è l'hai il biglietto?!"
Con la stessa prontezza con cui Rei poco prima aveva tirato fuori il proprio tesserino, Shinji ripeté lo stesso gesto che ammutolì i due funzionari.
Il primo, che ancora continuava a trattenerlo per la manica della camicia, allentò di colpo la presa, sentendo su di se l'influenza del potere racchiuso in quello stemma mostrato nel tesserino del ragazzo.
"Bene, sali. C'è ancora qualche posto libero da questa parte…"
"S…Sì!!"
Shinji si avvicinò all'entrata della carrozza antecedente, e con un rapido scatto salì all'interno del treno. Non sapeva dove era diretto, ma non gli importava. In quel momento, aveva una nuova missione da compiere.
Si sedette in uno degli scompartimenti liberi, posando la propria cartella accanto a se.
Le carrozze erano collegate tra loro all'interno, e lui quindi, poteva vederla, sebbene fosse parecchio distante.
Era lì.
Curvata su se stessa.
Inconfondibile come sempre.
Sembrava tranquilla.
Ma oramai aveva capito che con quella tranquillità apparente,
Rei riusciva a mascherare qualsiasi sua emozione.
Perché Rei aveva preso questo treno? Perché non il convoglio della Nerv? Perché aveva quei lividi sulla schiena?
Di tutte queste domande, Shinji non riuscì a porgergliene neanche una.
Non si sarebbe alzato dal suo posto. Non sapeva come fare.
L'AT-FIELD invisibile che quella mattina sembrava avvolgerla sembrò nuovamente attivarsi.
Sì, lui non si sarebbe avvicinato a lei. Non gli era permesso farlo.
Lei, non glielo voleva permettere.
Perché lei, ufficialmente, non doveva essere lì.
E neanche lui doveva.
Loro dovevano essere a scuola sino al pomeriggio.
Non vi era alcun convoglio riservato alla Nerv, quel giorno. Questo giustificava l'assenza della sicurezza all'interno della stazione.
Ma lui non era a scuola. E lei neanche
Lui era su uno shinkansen diretto chissà dove. Ed anche lei lo era.
Iniziò a sentire le prime manovre del treno, che rapido, accelerò la propria corsa sfrecciando lungo l'unico binario ad esso riservato.Erano partiti.
Con l'innocenza di un piccolo angelo bianco, stava fuggendo.
Sì, ne era più che sicuro.
Proprio come era fuggita il giorno prima.
Ma questa volta, la responsabilità sarebbe caduta inesorabile su entrambi.
Perché questa volta, erano insieme.
Fine capitolo 5
Testo tratto da "Elementi di Storia", Zanichelli.
In Giappone, la maggior parte delle maniglie delle porte, hanno un ingranaggio d'apertura che equivale più o meno all'esatto opposto del nostro: (cioè, per aprire una porta, anziché portare la maniglia dall'alto verso il basso, loro la portano dal basso verso l'alto). Lo so, è una sottigliezza, ma almeno non potete dire che io non l'abbia specificato;P
"Ecchi" o "Hentai" in giapponese è un modo per dare del maniaco ad una persona o ad una cosa!; (letteralmente: "Diverso/Pervertito/Insolito"). Vengono chiamati in questo modo anche riviste e fumetti che contengono materiale erotico. .
