Non appena varcarono la porta di casa Robin prese a baciarla e a spogliarla. Lo fermò di colpo.

«Credo di aver bevuto troppo, ho mal di testa...»

«Non fa niente amore, abbiamo tutta la vita.» La baciò ancora. «Ti aspetto di sopra.»

Robin si addormentò poco dopo che si erano messi a letto.

Si districò dal suo abbraccio e si alzò; preso il telefono che stava sul comodino, si chiuse in bagno per inviare un messaggio a Emma.

"Sei sveglia?"

Emma mise Henry a letto e poi si lasciò cadere sul suo letto. Si rialzò per chiudere la porta, poi finalmente scoppiò silenziosamente a piangere.

Il suo telefono suonò mentre stava per addormentarsi, esausta e mezza ubriaca. Lo prese svogliatamente ma il suo cuore partì a razzo non appena lesse il mittente. Strizzando gli occhi contro lo schermo accecante accese la luce sul comodino e rispose: "Sì"

Regina ci mise un po' a rispondere, tanto che rischiò di addormentarsi. Poi il cellulare vibrò, lo schermo si riaccese.

"Non lo sapevo"

Emma sospirò osservando lo schermo con gli occhi lucidi e arrossati. Che poteva scriverle? Aveva scelto, e senza pensarci tanto. Ricominciò a piangere in silenzio mentre le rispondeva.

"Ma quando l'hai saputo hai detto sì"

"Che altro potevo fare? C'erano tutti… e io non sapevo cosa fare"

Non vide più lo schermo per qualche momento, troppe lacrime a coprirle la visuale. Le asciugò con rabbia e rispose pestando sullo schermo con le dita.

"Una volta mi hai detto non sapere una cosa è diversa dal non volerla ammettere. Sapevi cosa fare e l'hai fatto. È semplice."

"E non ti biasimo" aggiunse un attimo dopo. Cazzo, non era davvero arrabbiata con lei, era solo furiosa perché non era abbastanza da farsi scegliere, non era abbastanza da farsi desiderare da lei, dalla donna che amava. "Non sono arrabbiata" preciso sullo schermo "l'ho sempre saputo. Fa solo male."

«So che sei arrabbiata e ne hai tutto il diritto, odiami, dimmi che mi odi come mi odio io!»

Emma sussultò quando se la ritrovò davanti, gli occhi scuri di sofferenza e la camicia da notte di seta argentata che rifletteva le sfumature violacee della sua magia.

Pensò subito che si sarebbe accorta che stava piangendo, perché le lacrime le uscivano ancora a fiotti. Non voleva che la vedesse piangere. Non voleva che si sentisse in colpa, che si odiasse, come stava dicendo. Voleva che fosse felice, e questo faceva male, un male infernale.

«Non sono arrabbiata» replicò, calma, per dimostrarle che non mentiva. «E non potrei mai odiarti» aggiunse in un sussurro.

«Dovresti» sussurrò Regina. Si avvicinò, inondando i suoi sensi con il suo profumo, e si chinò ad asciugarle le lacrime. «Non so cosa fare» ammise.

La guardò, triste e arrabbiata e felice per lei allo stesso momento.

«Devi fare quello che vuoi davvero.»

Regina la guardò negli occhi ma rimase ferma con quell'espressione combattuta ancora dipinta sul volto. «Non volevo farti del male.»

Premette le labbra in un sorriso tirato.

«Allora perché hai detto sì?»

«Non lo so.» Abbassò lo sguardo. «Dovrebbe essere il mio lieto fine, la mia anima gemella... cosa avrei dovuto dire?»

Emma serrò la mandibola e abbassò lo sguardo a sua volta.

«Solo quello che pensavi veramente.»

«Non potevo... non ho mai potuto.»

Sbuffò e si spinse con mani e talloni indietro sul letto, allontanandosi da lei.

«Certo.»

«Emma, se potessi scegliere io...»

Regina si bloccò. Cosa doveva dire? Che voleva lei? La voleva con ogni centimetro del suo corpo, ma chi avrebbe accettato una simile cosa?

Emma alzò gli occhi lucidi su di lei.

«Ma tu puoi scegliere» sussurrò.

«Si? Non ho mai potuto scegliere... l'unica volta in cui l'ho fatto... » gli occhi si riempirono di lacrime «Daniel è morto.»

La fronte della Salvatrice si corrugò.

«Regina... non c'entra niente.»

«Come lo sai? Ogni volta che ho scelto da sola ho ucciso le persone che amavo.»

Emma scosse la testa. Si alzò da letto e, con le braccia incrociate sotto il seno, iniziò a camminare per la stanza, piccoli passi incerti che la riavvicinarono gradualmente a lei.

«Non sei stata tu... l'ho visto.»

Regina sospirò. Come quella donna riuscisse a vedere sempre il meglio delle persone, era un mistero, considerando come era cresciuta. Per colpa sua, tanto per aggiungere un altro capo d'accusa alla lista.

«Daniel... mio padre. Sono stata io, sono sempre stata io.»

Emma arrossì appena.

«Solo tuo padre» sussurrò. «Daniel non è stata colpa tua.»

Regina scosse la testa con veemenza.

«Se non gli avessi detto della proposta lui sarebbe vivo.»

«Non puoi prenderti le colpe di tua madre.»

«Ho ucciso mio padre Emma, ho mentito a Henry, ho cercato di uccidere mia madre e anche la tua... e anche te.»

Emma si strinse nelle spalle mentre un sorriso affiorava sulle sue labbra. Era così bella, anche nella penombra della stanza. Così pura. Poi una canzone flebile e allo stesso tempo limpida sbocciò in un filo sottile di voce.

«I still believe in your eyes, I just don't care what you've done in your life...»

Gli occhi le si riempirono di lacrime. Emma stava cantando per lei. Come nei peggiori film romantici, quelli che lo Sceriffo le aveva confessato di adorare segretamente. Idiota, pensò con una fiammata di… affetto traboccante. Non era amore. Non poteva esserlo. Non poteva aver spezzato il cuore della donna che amava. Non poteva proprio amarla, perché era Robin la sua anima gemella. Il suo lieto fine. La sua unica possibilità di salvezza.

Si strinse a lei, il suo profumo la stordì, facendola tremare.

Emma continuò a cantare a mezza voce, ma gli occhi le si riempirono di lacrime mentre recitava: «Don't leave me waiting too long, please come by...»

«Emma...» il suo nome uscì come una carezza dalle sue labbra. MA per quanto amasse la voce di Regina, il modo in cui si librava nell'aria come un qualcosa di potente e delicato al contempo, non voleva sentire cosa aveva da dire. Non voleva sentirle dire che non potevano stare insieme, che era stato tutto un'illusione, un gioco, un momento. Così le accarezzò il viso e la baciò.

Chiuse gli occhi trattenendo le lacrime tra le palpebre serrate mentre spariva in quel bacio.

«Un ultima volta...» sussurrò Regina, ferendosi da sola con quelle parole pericolose.

Emma si bloccò, rimanendo immobile. Riaprì gli occhi e cercò i suoi.

«Vorrei che fosse tutto diverso» continuò Regina, suonando patetica alle sue stesse orecchie.

«Rendilo diverso» sussurrò Emma. Certo, che lo disse. Emma, la sua Emma, che agiva e reagiva prima di pensare.

«Come?» chiese poggiando la sua fronte alla sua, sperando che la smettesse di essere così calma, così rassegnata. Quella non era la sua Emma. La sua Emma avrebbe dato fuoco al suo albero di mele, alla tenda di Robin, avrebbe spezzato con un colpo secco la sua balestra, le avrebbe rubato di nuovo la sega elettrica e le avrebbe tagliato in due la Mercedes.

Ma Emma richiuse gli occhi, ingoiando le lacrime.

«Lo sai come» suggerì, con una voce fragile che non era la sua. Cosa le aveva fatto? Avrebbero avuto ragione, se l'avessero accusata di averla stregata.

«Nessuno lo accetterebbe» le ricordò «per questo lo abbiamo tenuto per noi.»

Emma serrò le labbra ma rimase accostata lei, inspirando il suo profumo.

«Sei stata tu la prima a dire che era da pazzi...» continuò Regina.

Lo Sceriffo annuì lievemente.

«Lo so» sussurrò «Ma non ce la faccio più.» Ed era vero, terribilmente vero. Regina lo leggeva nei suoi occhi stanchi.

«Dopo il primo bacio…» Un calore intenso la invase a quel ricordo. Si forzò a continuare, pur desiderando solo di tacere e baciarla, ancora e per sempre. «Sei fuggita.»

«E poi sono tornata.»

«Lo so, ma puoi farlo di nuovo.»

Gli occhi della Salvatrice lampeggiarono di rimprovero per un istante, e Regina tirò un piccolo sospiro di sollievo.

«Non sono io ad aver iniziato una relazione con un uomo nel frattempo.»

Il senso di colpa le si schiantò addosso con la veemenza di un'esplosione magica. Distolse lo sguardo, ma si sentì una vigliacca così tornò a guardarla negli occhi.

«Trilly ha detto che era il mio lieto fine e tu eri andata via cosa dovevo fare? Mi hai evitata per un mese.»

Emma arrossì appena ma continuò a guardarla.

«Perché tu arrossivi solo a guardarmi... credevo che ti vergognassi. Ne abbiamo già parlato, Regina, non tiriamo fuori di nuovo questa storia.»

«Non arrossivo...» sibilò, negando l'evidenza. Si era sentita esposta e vulnerabile ma quel bacio aveva acceso delle emozioni che credeva perdute per sempre.

Lo Sceriffo inarcò le sopracciglia rimanendo in silenzio. Quella tecnica spicciola da interrogatorio indispettì il Sindaco.

«Sapevo che era una pessima idea venire qui.»

Ma Emma afferrò un lembo della sua camicia da notte, rischiando di strapparla, e la tenne ferma ad un soffio da lei.

«Ma sei venuta lo stesso.»

«Sì» mormorò. E un attimo dopo la stava baciando.

Emma trattenne un gemito e si liberò rapidamente dei vestiti per poi avventarsi sui suoi, cercando di spogliarla il più in fretta possibile. Pochi istanti ed erano nude, la sua pelle calda era bollente sotto le sue dita, si spinse su di lei bloccandola con il suo corpo. Emma riaprì gli occhi e la guardò. Regina la baciò e chiuse gli occhi per non dover guardare i suoi, pieni di speranza. La sentì irrigidirsi appena, e poi rilassarsi sotto di sé.

Baciò ogni centimetro del suo corpo per poi soffermarsi sul suo clitoride già bagnato. Emma insinuò le dita tra i suoi capelli osservandola con lo sguardo appannato dal desiderio. La sua lingua si soffermò sul suo punto più sensibile, iniziando a leccare ogni millimetro ed Emma gemette e strinse le dita attorno ai capelli folti. Regina gemette e continuò a leccarla mentre le sue dita si facevano strada in lei. Lo Sceriffo ansimò aggrappandosi a lei mentre il piacere aumentava vertiginosamente.

Regina la guardò. Non poteva non farlo. Guardarla mentre veniva invasa dal piacere era una visione, il suo corpo che si tendeva come se fosse sul punto di spezzarsi per poi esplodere… Emma venne con un gemito che assomigliava al suo nome.

Il suo centro si contrasse, ma si concentrò su di lei per ampliare quel piacere ed Emma venne un'altra volta, più piano, e stavolta la guardò mentre veniva.

Regina si avventò sulla sua bocca e la strinse mentre una scarica di piacere invadeva il suo corpo.

Emma chiuse di nuovo gli occhi e la assaporò mentre spostava le mani ad esplorarla ancora una volta. La sfiorò con le dita, stupendosi ed esultando internamente nel sentirla già bagnata, come sempre meravigliata dall'effetto che aveva su di lei, mai bastevole, tuttavia, a rendere reale quel loro sogno proibito.

Regina gemette sulla sua bocca e inarcò la schiena godendosi il contatto, il suo corpo reagiva al suo come se fosse nato per quello. Emma continuò a muoversi e intanto la respirava e sentiva sulla lingua il suo sapore, fremendo insieme a lei.

Il piacere travolse l'ex-sovrana come un'onda, facendole gemere il suo nome mentre veniva,

Emma sorrise appena, troppo concentrata su di lei per concedersi appieno quel piccolo momento di orgogliosa gioia. Continuò a muoversi ma più lentamente, accompagnandola lungo il declivio di quel piacere.

Smise, ma non di accarezzarla, e la baciò ad occhi chiusi. Regina rispose al bacio con una tale dolcezza, accarezzando le sue labbra con le proprie, che Emma dovette trattenere un singhiozzo. Le accarezzò il viso con la mano che tremava appena. Il Sindaco aprì gli occhi, incontrando il suo sguardo per un istante, prima che Emma abbassasse gli occhi. Sentì la sua mano calda circondare la propria, ma rimase con lo sguardo basso mentre faceva di tutto per scacciare le lacrime.

«Vorrei che potessimo scappare» mormorò il Sindaco.

L'attenzione di Emma scattò su di lei. Le sue palpebre si contrassero appena.

«Henry...» mormorò appena. L'unica persona che le tenesse davvero ancora lì.

Regina annuì, senza guardarla.

Emma scosse piano la testa allontanandosi di meno di mezzo passo da lei con uno sforzo immane.

«Hai mai pensato che potrebbe anche funzionare tra noi?» mormorò. Fissò lo sguardo sul comò, perché temeva la risposta, in ogni caso.

Ma Regina non le rispose. Contrasse le labbra e si allontanò ancora un po'. La mancanza di una risposta era peggio che riceverne una.

Il Sindaco dovette recepire qualcosa dai suoi movimenti bruschi, perché si decise a parlare, con una certa urgenza.

«Chi vuoi che lo accetti?»

Emma trattenne a stento l'irritazione. Regina aveva governato quella città per quasi trent'anni, fregandosene altamente dell'opinione o dei desideri altrui. E prima ancora aveva governato un intero regno, e non le sembrava che lo avesse fatto chiedendo il permesso a qualcuno. Avrebbe potuto dirle che aveva paura di provarci, che lei era troppo poco per Regina, persino che preferiva Robin a letto, ma non quella scusa del cazzo. Eppure si morse la lingua, prese un respiro profondo e diede retta a quella parte di lei che continuava a sperare.

«Forse Henry lo farebbe.»

Vide Regina spalancare gli occhi, come se l'idea in sé fosse un'assoluta follia, per lei.

«E se invece riprendesse a odiarmi credendo che ti abbia fatto qualche incantesimo?»

«E se invece fosse semplicemente felice per noi? Siamo la sua famiglia, Regina, tu non hai idea di quanto avrei voluto anche solo la metà di quello che ha lui oggi.» Sospirò distogliendo lo sguardo, le spalle curve. «Spreco fiato, vero? Tu hai già scelto lui...» mormorò.

«Pensi che non lo voglia? Pensi che mi piaccia questo? Nascondermi e rubare un ora con te dicendo che sto lavorando?» replicò il Sindaco, un pizzico di asprezza nella voce.

«E allora perché lo fai?» sbottò Emma a voce alta, un attimo prima di ricordarsi di Henry.

«Quella dannata fata ha detto che è il mio destino» sibilò Regina.

«Ti fidi di una fata incapace più del tuo dannato cuore?» sussurrò lei, incapace, ormai, di contenere la rabbia, la frustrazione, il dolore.

«Non posso seguire il cuore, mi ha sempre portato via le persone che amavo» ringhiò a sua volta il Sindaco.

«Non è stato il tuo cuore, Regina, è stata tua madre e poi la tua cazzo di vendetta, e nient'altro!»

L'amava. Regina si paralizzò a quella realizzazione. Che stupida, che era stata, a cercare di convincersi del contrario. A ripetersi che era solo passione, desiderio. Ma si era innamorata di lei, e questo era pericoloso.

Regina rimase in silenzio e osservò Emma digerire un'altra delusione. La Salvatrice scosse la testa mentre si voltava a metà. La paura di perderla la fece rabbrividire, le serrò lo stomaco. Con un gesto della mano e un flusso leggero di magia si rivestì. No, non poteva perdere anche lei. Non avrebbe retto di nuovo, non con lei.

Emma le lanciò un ultimo sguardo sofferente, come a darle un'altra occasione. Regina trattenne la commozione, dilaniata dal conflitto che la stava spezzando a metà. Che Emma ricambiasse i suoi sentimenti era una verità che sopportava a stento. Se solo lei l'avesse odiata, sarebbe stato tutto così semplice.

Si avvicinò e prese il suo viso tra le mani, notando un lampo di sorpresa nei suoi occhi chiari prima di baciarla. Poi svanì.

Riapparve nel suo studio e lasciò andare le lacrime che aveva trattenuto fino a quel momento. Era innamorata. Era innamorata di una persona, ma stava per sposarne un'altra.