Si sforzò di stamparsi un sorriso in faccia mentre entrava in casa. «Henry, tesoro, sono a casa.»

Henry scese le scale di corsa.

«Mamma... dov'eri?»

«Scusami, ero in ufficio e ho perso la cognizione del tempo.»

L'espressione sul suo viso si indurì.

«Mi stai mentendo.» Aveva ragione, naturalmente. Chissà se aveva ereditato il talento della madre nel percepire le menzogne o se la conosceva semplicemente troppo bene.

Regina sospirò.

«Mi dispiace.» Ed era vero. Le dispiaceva. Odiava mentirgli. Ma spiegargli tutto sarebbe stato peggio. «Avevo bisogno di stare un po' da sola e non mi sono accorta del tempo che passava.»

Lui sembrò combattuto. Le si avvicinò lentamente.

«Stai bene?»

Mentirgli di nuovo? Non questa volta.

«Non lo so. Sono solo frastornata... troppi cambiamenti. A proposito, non abbiamo parlato dopo che Robin mi ha fatto la proposta. Vorrei sapere cosa ne pensi.»

L'espressione di Henry divenne indecifrabile.

«Tu lo ami davvero?»

«Henry, ti ho chiesto una cosa, non dovresti rispondere con un'altra domanda.»

Lui strinse le palpebre.

«Avresti dovuto rispondere "certo che lo amo"» ribattè.

«Ti prego tesoro, non posso discutere anche con te adesso» sospirò Regina. «A te piace? Si trasferirebbe qui e vorrei sapere come ti senti al riguardo.»

«Perché, con chi hai discusso?»

Si massaggiò le tempie. Aveva decisamente preso da Emma.

«Henry non rispondere con altre domande, mi sembri tua madre quando lo fai…»

«Mia madre tu, visto che non mi stai rispondendo.»

«Cosa vuoi che ti dica?» sbottò. «Cosa volete che dica a tutti? Perché io non lo so cosa volete da me!» Se ne pentì un secondo dopo. Henry rimase in silenzio, le labbra strette in una linea netta.

«Mi dispiace. Sono molto stanca e confusa in questo momento.»

Henry annuì rigidamente. Fece per andarsene in camera, ma si fermò al secondo gradino.

«Io non sono stupido, mamma. Lo so che non lo ami.»

«Come?» Regina si paralizzò lì dov'era, immobile. «Perché lo pensi?»

Henry si voltò a guardarla.

«Non guardi lui come guardi Emma.»

Il sangue le si gelò nelle vene. Aveva sentito male, non poteva averlo detto…

«Che c'entra Emma?» si sforzò di replicare, cercando di sembrare noncurante anche se si sentiva sprofondare.

Henry inclinò un po' la testa.

«Dai, ma'...»

«Henry, che diavolo stai insinuando?»

Lui sospirò, poi riprese a salire le scale.

«Ti ho fatto una domanda Henry, non andartene!»

Lui esitò ancora sugli ultimi gradini.

«Non sto insinuando niente, Ma'. Lo so e basta. Zia Zelena, lo sa pure lei.»

«Che ti ha detto Zelena? Dovevo toglierle la voce per sempre a quella pettegola!»

Henry inclinò di nuovo la testa ma stavolta con aria annoiata.

«Lei niente, gliel'ho detto io e lei è d'accordo con me.»

Regina strinse le palpebre.

«Che le avresti detto?»

Henry sbuffò roteando gli occhi.

«Te l'ho già detto!»

«Io non guardo Emma in nessun modo particolare, da quando hai queste idee in testa?»

Henry la guardò negli occhi.

«Te l'ho detto, mamma: non sono stupido, anche se lo pensi.»

Regina fu costretta a fare un respiro profondo per calmarsi, prima di dare accidentalmente fuoco a mezza casa.

«Io non penso che tu sia stupido Henry. Non pensarlo mai, so che sei intelligente o non saresti scappato a dieci anni e non avresti viaggiato da solo per mezzo paese alla ricerca di tua madre.»

Gli sfuggì un sorrisetto.

Regina sorrise.

«Sei arrabbiato?» gli chiese infine, il cuore che tremava.

Henry la guardò per qualche istante come se stesse decidendo cosa risponderle. Poi fece due passi verso di lei.

«È che non ti capisco.»

Le sfuggì una risata nervosa.

«Non lo faccio neanch'io, se può consolarti.»

Lui sorrise per un istante.

«No, sul serio. Vuoi davvero sposare un altro uomo che non ami?»

Si irrigidì a quel commento. Di certo non se l'aspettava da suo figlio.

«Non è stata una mia scelta il matrimonio, ma ovviamente questo nel tuo libro non c'è scritto.» Cercò di calmarsi. «Vado a preparare la cena.»

«Appunto!» esclamò Henry. «Stavolta puoi scegliere!»

«E chi dovrei scegliere? Robin è la mia anima gemella, mi ha chiesto di sposarlo, non ci sono altre scelte.»

L'espressione di Henry mostrava tutto il suo scetticismo.

«Se è vero, perché non lo ami?»

«Non ho mai detto che non lo amo.»

«Lo so. È lì che hai sbagliato.»

Ci mancava anche la morale da suo figlio adolescente.

«Sto facendo la cosa giusta» scandì.

«No, per niente!» Henry ridiscese le scale a salti. «Mamma, se io decidessi di sposare una ragazza che non amo, cosa mi diresti di fare?»

«Di non avere paura e seguire il tuo cuore, dovresti sposare la persona che ami e che ti rende felice.»

Henry aggrottò la fronte e rimase a fissarla in silenzio. Regina imprecò mentalmente.

«Henry sei giovane e hai tutta la vita davanti. Io sono fortunata che Robin sia nella mia vita e che mi ami dopo tutto quello che ho fatto.»

Il ragazzo si accigliò.

«Quindi ti stai accontentando?»

«Non ho detto questo. Devi manipolare ogni mia parola... sto dicendo che siamo diversi.»

«Non sto manipolando niente, l'hai detto tu. E a me non sta bene. Quindi ecco cosa penso: non dovresti sposarlo, e non lo voglio qui con noi.»

«Credevo ti piacesse...» Si sentì stordita, come se un treno le fosse passato troppo vicino alla massima velocità. L'aveva presa in contropiede. E adesso cosa doveva fare? Annullare tutto? Il panico si impadronì di lei.

Henry si avvicinò e le poggiò le mani sulle spalle.

«Ti voglio bene mamma» disse prima di abbracciarla e poi andarsene in camera sua.

Rimase immobile a fissare lo spazio vuoto lasciato da suo figlio.

Emma tornò a casa, senza ripresentarsi al lavoro. Si rannicchiò nel letto e pianse, perché era l'unica cosa che aveva la forza di fare. Ignorò il cellulare che squillava e trillava per chiamate e notifiche, con il prevedibile risultato che David si presentò lì bussando come un ossesso.

«Emma! Emma stai bene?»

Fu costretta ad alzarsi e ad avvicinarsi alla porta. David sembrava terrorizzato.

«Sto bene, solo un'intossicazione» lo rassicurò. «Devo solo riposarmi un po'» disse con la voce roca.

David esitò.

«Chiamo Whale?»

«No, no! Davvero, non è niente. Sto bene.»

«O-okay. Ma se hai bisogno posso restare...»

«No, grazie, davvero. Starò bene, vai pure.»

Suo padre rimase lì, come se potesse farle una TAC con lo sguardo.

«Okay» capitolò alla fine. Fortunatamente. «Chiamami se ti serve qualcosa.»

«Sì, tranquillo. Grazie.»

Non appena richiuse la porta, Emma si trascinò di sopra e si abbandonò sul letto. Ricominciò a piangere dopo pochi minuti e rimase lì, nonostante la voglia improvvisa di anelli di cipolla.

Si risvegliò al suono del cellulare che squillava. Non si era nemmeno resa conto di essersi addormentata. Con gli occhi gonfi di lacrime afferrò svogliatamente il telefono e osservò lo schermo. Il suo cuore perse un battito. Esitò a rispondere, ma alla fine si costrinse a farlo.

«Hey» sussurrò, la voce che raschiava contro la gola.

«Il fatto di essere arrabbiata con me non ti dà il diritto di evitare le mie chiamate. Se fosse successo qualcosa a Henry?»

Chiuse gli occhi, esausta.

«Non ti stavo evitando» mormorò.

«Non importa. Hai parlato con Henry, hai detto che ti ha chiamato. Avete parlato del matrimonio o di noi?»

Aggrottò la fronte.

«Cosa? No, mi ha solo detto che era preoccupato perché non eri in casa e non gli rispondevi...»

«Allora perché ha iniziato a dire che non amo Robin e che guardo te in modo strano? E non vuole che mi sposi, ha detto che non vuole Robin qui con noi.»

Riaprì gli occhi di scatto e si mise a sedere.

«Cosa?»

«Hai sentito bene. Non vuole che mi sposi.»

Emma trattenne il fiato.

«Quindi che farai?»

«Ho chiamato Robin e gli ho detto che bisognava fermare tutto. Non voglio che Henry sia infelice.»

Emma rimase per un po' in silenzio, il cuore che, nonostante tutto, faceva una capriola di gioia.

«E tu?» chiese in un filo di voce.

«Io cosa? Non credevo che non gli piacesse, sembrava felice e invece... Comunque volevo solo sapere se aveva parlato con te.»

Rimase in bilico su quel filo di speranza.

«Cosa farai adesso?» mormorò.

«Non lo so. Robin ha detto che mi darà del tempo e cercherò di parlare con Henry.»

Annuì anche se non poteva vederla.

«Okay.»

«Perché pensa che ci sia qualcosa tra noi?»

Emma non riuscì a trattenere un sorriso mentre le rispondeva.

«Perché è un ragazzo sveglio.»

«Emma... devi dirgli che non c'è niente tra noi.»

Il filo si spezzò, e lei si sentì precipitare. Seppellì la testa tra i cuscini.

«Non mentirò a mio figlio» disse prima di attaccare. Spense il cellulare e si lasciò cullare dal suo stesso pianto. Un crepitio di magia nervosa e piena di rabbia annunciò l'arrivo di Regina.

«Perché devi fare sempre così?»

Emma sussultò, alzò il viso gonfio e arrossato per il pianto.

L'espressione cupa di Regina si addolcì. Si avvicinò a lei e le accarezzò il viso. «Finisce sempre così…»

Emma la guardò negli occhi con le lacrime che ancora le correvano sul viso.

«Che ci fai qui? Non hai scelto me.» La voce le si spezzò a quell'ultima frase.

«Emma...» le asciugò le lacrime, e ogni tocco era fuoco sulla pelle. «Tu non sei un'opzione.»

Emma rise amaramente.

«Già, me ne sono accorta.»

«No, non è quello che pensi, è che... » Regina distolse lo sguardo dai suoi occhi, cercando di nascondere la fragilità che Emma, in ogni caso, vedeva. «Tu sei troppo per me.»

La guardò, stralunata.

«Non dire stronzate!»

«Emma sei una principessa, sei un'eroina e io...»

«Regina ma che stai dicendo?» sussurrò, sentendo un ruscello di rabbia rovente scorrerle nelle vene. «Sono un'orfana che ha vissuto metà della sua vita per strada a rubare. Non sono mai stata una principessa. Sono finita in galera, ho abbandonato mio figlio…» Altre lacrime. «Sono tutto meno che un modello da seguire.»

«E tutto questo è successo per colpa mia.»

Emma scosse la testa.

«No, tu sei una vittima quanto me. Solo che non te ne rendi conto.»

«Io ho preso le mie decisioni dopo... e tu ne hai pagato il prezzo.»

Annuì.

«Sì, e io ho preso le mie e Henry ci è finito in mezzo. Questo non fa di noi delle brutte persone. Sono errori che si fanno, e bisogna imparare a conviverci.»

Regina si voltò per guardarla male, e fu un sollievo.

«Tu non hai lanciato una maledizione oscura, tu non hai ucciso... è diverso.»

La guardò negli occhi.

«E tu non hai abbandonato tuo figlio.»

«Ho fatto di peggio. Se l'hai abbandonato è per colpa mia.»

«Smettila!» sbottò asciugandosi le lacrime e mettendosi a sedere sul letto, le gambe incrociate. «Ho fatto le mie scelte e le ho fatte da sola. Tu non hai niente a che fare con questo, avrei potuto evitarlo indipendentemente da come ho passato infanzia e adolescenza.»

Regina incrociò le braccia sotto al petto, scosse la testa, lo sguardo di nuovo distante.

«Emma… la cosa peggiore è che non mi sento in colpa, perché non avrei avuto Henry altrimenti, ed è egoista da parte mia.»

«Forse» le concesse. Poi si strinse nelle spalle. «E allora? Ami tuo figlio, non è una colpa.»

«Questo non cancella il passato.»

Annuì.

«Lo so. Niente cancella il passato. E vale anche per te: tutto quello che hai subito...»

«Tu non sai niente del mio passato.»

«So abbastanza da capire, Regina. E poi non me ne frega niente del passato, soprattutto adesso.» Uno squarcio di dolore nello sguardo. «Mi interessava più il futuro» aggiunse in un sussurro.

Regina le rivolse uno sguardo esasperato.

«Sto cercando di darti un futuro, per questo voglio sposare Robin!»

Un lampo di rabbia.

«Sei un'idiota. Sono solo scuse. Tu hai paura.»

Il sindaco si alzò allontanandosi da lei. «Sto cercando di proteggerti, ma sei troppo idiota per capirlo.»

«Ma proteggermi da cosa, Regina? Credi che non sappia proteggermi da sola? È l'unica cosa che so fare davvero bene, credimi.»

«Non da me.»

«Non ho bisogno di proteggermi da te.» Arrossì a distolse lo sguardo. «Fai un male d'inferno, Regina, ma non mi importa. Se è il prezzo da pagare per averti, va bene così.»

Regina rimase in silenzio abbastanza a lungo da indurla a guardarla. Aveva gli occhi lucidi.

«Non voglio farti del male» disse a voce bassa. «Non ho mai voluto. Ma continuo a farlo.»

«Sì, perché continui a negare quello che c'è tra noi. È questo il problema, Regina. Nient'altro.»

«E anche se ci fosse qualcosa tra noi, cosa cambierebbe?»

La guardò senza riuscire a nascondere la delusione. Scosse la testa e distolse lo sguardo.

«Non riconosceresti un cane neanche se venisse a morderti il culo» sibilò con rabbia.

«Che diavolo significa?»

La guardò.

«Quello che ho detto. Hai la verità davanti agli occhi ma non riesci a vederla.»

«Vuoi sentirmi dire che ti amo? Sì, ti amo, maledizione, ed è per questo che sposerò Robin!» gridò Regina, esasperata.

Gli occhi le si riempirono di nuovo di lacrime. Come si poteva essere così felici e disperati allo stesso tempo?

«Non ha senso, Regina...» sussurrò.

«Perché tu non mi ami, per questo non capisci.»

Emma si sentì gelare.

«Non azzardarti mai più a pretendere di sapere cosa provo» sibilò.

«E allora dimmelo, cosa provi.»

Emma le rivolse uno sguardo incredulo. Davvero la stava guardando come se non lo sapesse?

«Credevo di avertelo dimostrato» disse, come se ogni parola pesasse un quintale e le si fosse incollata ai denti. «Sai, per tutto il tempo in cui ho accettato di essere la tua amante nascosta. Ma se le azioni non ti bastano, ecco le parole: ti amo, idiota che non sei altro. Ti amo più di quanto credessi possibile.» Le sfuggì qualche lacrima.

«Lo volevi anche tu» replicò Regina, asciugando una lacrima prima che cadesse. «Tu non volevi che si sapesse, tu sei scappata dopo la prima volta...»

«Ho solo detto di andarci piano all'inizio perché avevo paura che mi spezzassi il cuore perché ero già innamorata di te, idiota. E tu poi hai iniziato a frequentare quella specie di scimmia...»

«Tu sei scappata, tu mi hai fatto sentire inadeguata, come se ti vergognassi di me e ne avevi motivo! Per questo ho iniziato a uscire con lui.»

«Non dare la colpa a me!» sbottò Emma. «Hai scelto di tradirmi con lui, e poi sono diventata io l'amante che dovevi vedere di nascosto!»

«Non ti ho tradita, pensavo che volessi solo divertirti e mi avevi già spezzato il cuore quando eri scappata.»

«Ti ho spiegato il perché mille volte!»

«E pensi che abbia fatto meno male?»

«No, ma non ti giustifica!» le urlò Emma. «Non puoi prenderlo come una scusa per esserti messa con un uomo nel frattempo!»

«Lui non si vergognava di me, non voleva tenermi chiusa in una stanza solo per un'ora e poi andare via e ignorarmi per il resto della giornata!» Anche Regina stava urlando, la vena sulla fronte gonfia di rabbia.

«Non ti ho mai ignorata, non dire stronzate!»

«Mi rivolgevi la parola solo quando eravamo con Henry e non incrociavi mai i miei occhi, e questo era amarmi, Emma?»

«Sì, lo era. Ero spaventata, Regina. Solo spaventata.»

«Potevi dirmelo invece di farmi sentire come un pezzo di carne buona solo per scaldarti il letto!»

«Te l'ho detto!»

«Quando? Oggi è la prima volta che mi dici che mi ami.»

«Perché diavolo avrei accettato che stessi con lui altrimenti? Tu lo sapevi quanto mi fa male vederti con quel Neanderthal ogni volta! Se non ti amassi non credi che ti avrei mandata a quel paese appena hai cominciato ad uscirci?»

«Pensavo avessi accettato proprio perché non provavi niente, pensavo che altrimenti mi avresti detto di lasciarlo che potevamo stare insieme alla luce del sole! Invece non l'hai fatto.»

«Sì che te l'ho detto, Regina, te l'ho detto mille volte. Non provarci nemmeno.»

«Fare battutine idiote non vuol dire dirmi che mi ami e che vuoi stare con me veramente.»

«Non erano battutine idiote.»

«Sì invece, e di certo non mi hanno aiutato a capire cosa provavi.»

«E vedermi in lacrime ogni volta che te ne andavi da lui non ti ha aiutata?»

«Ero ferita, mi avevi fatto sentire una nullità e io mi ero aperta con te, lo sai quanto è difficile dopo tutto quello che ho passato? Ho aperto il mio cuore per te e tu l'hai calpestato e credevo che fosse solo smania di dimostrare che mi avevi in pugno.»

Emma la guardò ancora con delusione.

«Quindi è questo quello che pensi di me.»

Regina sospirò. Sembrava esausta.

«Emma, non sapevo che altro pensare.»

Emma scosse la testa, senza guardarla.

«Non mi conosci neanche un po'» mormorò.

«Sì, ti conosco, e so che scappi dalle responsabilità, o almeno lo facevi» disse in fretta Regina. «So che non vuoi essere troppa legata a qualcuno, e lo capisco, per questo non potevo credere che provassi qualcosa per me!»

Stavolta le rivolse uno sguardo ferito.

«Hai davvero una bella opinione di me...»

«Emma, sei la persona di cui mi fido di più al mondo.» Era vero, lo sapeva, lo sentiva. Ma come poteva esserlo davvero se pensava che fosse un'inaffidabile incapace di amare? «Mi fido di te per nostro figlio, per salvare questa dannata città ma l'amore... non sono mai stata fortunata in quello. Dopo Daniel nessuno aveva più avuto accesso al mio cuore e quando tu sei riuscita ad entrare mi hai fatto male e ho pensato che forse lo meritavo.»

Scosse di nuovo la testa.

«Ti fidi, eh? Secondo te sono una codarda, una maniaca del controllo, voglio, non lo so, possederti? Scoparti e basta? E questa me la chiami fiducia?»

Regina scosse la testa.

«Non ho detto questo... Ho problemi di fiducia maledizione, tu più di tutti dovresti capire e il tuo dannato atteggiamento non ha aiutato!»

«Anch'io ho problemi di fiducia, Regina, ma non per questo sono andata a letto con un altro.»

«Volevo solo che mi dicessi che valevo la pena, che uscissi allo scoperto per me.»

Sbuffò, incredula.

«Io sono pronta a farlo da tanto, Regina. Ma come facevo a dirtelo, se stavi già con lui?»

«Dovevi solo dirmelo, guardami negli occhi e dirmi che mi amavi che non volevi più nasconderti e volevi uscire con me.»

Scosse la testa.

«No, Regina, dovevi dirmelo tu. Io riuscivo a malapena a respirare, perché sapevo che ero solo un passatempo.» Trattenne un singhiozzo. «Una pausa dalla tua vita e niente di più.»

«Non lo sei mai stata, se fosse stato così non ti avrei più permesso di toccarmi dopo la prima volta.»

Si strinse nelle spalle, gli occhi pieni di lacrime.

«Ma è così che mi sento.»

«Ed è così che mi hai fatta sentire.» Regina sospirò. «Non arriveremo da nessuna parte. Ognuna ha fatto degli errori, il nostro passato ci hanno condizionato e adesso siamo qui.»

Emma sospirò. Era stanca, affranta, sconfitta.

«Continui ad aggrapparti ad ogni scappatoia che ti capita a tiro invece di dire: okay, proviamoci davvero. Credo che tu debba cercare di capire cosa vuoi veramente, Regina» si costrinse a dire, ma non riuscì a guardarla negli occhi mentre cercava di asciugarsi le lacrime, che tuttavia continuavano a cadere.

«Ho sempre saputo cosa volevo, ma questo non vuol dire che io possa averlo» mormorò Regina. La sofferenza nella sua voce era benzina sul fuoco del suo stesso dolore.

«L'hai deciso tu che non puoi averlo» sussurrò. Si guardarono negli occhi a lungo, in silenzio. Fu Regina la prima a parlare.

«Quindi vuoi uscire allo scoperto? Sei pronta a farlo?»

Emma sbatté le palpebre, perplessa.

«Certo!»

Regina serrò la mandibola, si umettò le labbra.

«Va bene» disse. «Risolverò le cose.»

Emma rimase letteralmente a bocca aperta.

«Cosa?!»

«Hai già cambiato idea?»

«No, sono solo...» Si passò una mano sulla faccia. «Stai dicendo che non lo sposerai?»

Un piccolo sorriso incerto incurvò le labbra di Regina.

«Sì, sto dicendo questo.»

Le si riempirono di nuovo gli occhi di lacrime.

«E vuoi stare con me?» bisbigliò Emma, come se avesse paura di dire un'idiozia o che crollasse il mondo se avesse parlato più forte. Il sorriso di Regina si allargò.

«Se non l'hai ancora capito sei davvero un'idiota.»

Sorrise e singhiozzò allo stesso momento, poi le saltò addosso e la baciò. Regina la strinse ricambiando il bacio, mentre le lacrime le scorrevano sul viso.

«Devo andare» disse Regina, staccandosi da lei a fatica. C'era qualcosa di nuovo dentro di lei, come un fiore appena sbocciato. Un obbiettivo. Una decisione.

Emma annuì col fiato corto. Le afferrò il colletto della camicia.

«Torna da me poi.» Fu qualcosa di tremendamente simile ad una supplica.

«Vieni tu con me, cena con noi» ribatté prima di baciarla ancora. Ne aveva bisogno, non avrebbe fatto altro nella vita… ma aveva qualcosa da fare, prima.

Il viso di Emma si illuminò, radioso, in un sorriso che sembrava convogliare nella sua luce tutta la bellezza del mondo. Il cuore di Regina ebbe un sussulto. Non la vedeva sorridere così da troppo, troppo tempo.

«D'accordo!»

Regina non poté fare a meno di sorridere.

«Andiamo.»