Emma rimase immobile a fissare quel punto finché Whale non si schiarì la voce.

«Mi dispiace Emma, l'ecografo funziona ben...»

«Non funziona per un cazzo!» sbottò alzandosi e pulendosi rabbiosamente dal gel.

Uscì dalla stanza ignorando i richiami di Whale e scomparve per riapparire a casa di Regina con le lacrime agli occhi.

Era stata una stupida.

Emma le aveva mentito.

Non che lei non avesse le sue colpe, ma era stata sincera con lei. Emma aveva sempre saputo di Robin, e a dirla tutta se non l'avesse rifiutata dopo quella prima volta insieme non si sarebbe nemmeno avvicinata a lui, ma si era sentita così stupida dopo che loro… Ed Emma, che continuava ad evitarla, e lei che voleva solo dimenticare di essere stata usata di nuovo… E così si era ritrovata tra le braccia di Robin. Certo, era stata una scelta del tutto insensata, ma non pensava che le cose sarebbero diventate serie con lui. Ad ogni modo, non giustificava le bugie di Emma. Era stata chiara con lei, le aveva chiesto esplicitamente se fosse andata a letto con un uomo, se ci fosse una possibilità che fosse incinta e lei guardandola negli occhi aveva mentito. E aveva continuato a farlo nonostante la prova delle sue bugie fosse lì, nero su bianco, sul monitor dell'ecografo.

Percepì la sua magia un secondo prima che apparisse davanti a lei e i suoi muscoli si irrigidirono.

«Regina ascoltami...»

«Non vedo cos'altro ci sia da dire» la interruppe subito. Non voleva sentire la sua voce, non voleva ascoltare altre bugie. Non da lei, non dall'unica persona di cui si fidava. Non riusciva neanche a guardarla in faccia. La nauseava. «Mi hai mentito e ti avrei anche perdonato se mi avessi detto la verità subito, ma non l'hai fatto. Chi è?»

«Non ti ho mentito, non c'è nessuno!»

«Emma, chi è il padre del bambino?»

«Non c'è nessun padre e non c'è nessun bambino!» Sentiva la voce dello Sceriffo tremare nello sforzo di mantenersi salda, calma. «Deve trattarsi di un errore. Perché diavolo dovrei mentirti? Non avrebbe senso!»

«Magari avevi bevuto, eri arrabbiata perché stavo con Robin... dimmelo e basta» sospirò, esasperata. Voleva sapere chi era, aveva bisogno di saperlo. Anche se avrebbe fatto male, doveva scoprirlo.

«Non l'ho fatto, Regina!» tuonò infine lo Sceriffo. Regina scosse la testa, delusa.

«Continui a negare l'evidenza.»

«E tu continui a non fidarti di me!»

«Emma sei incinta, non è che posso credere che sia stato un miracolo!»

«Non sono incinta!»

«L'abbiamo visto, era su quello schermo, nero su bianco» ribadì per la centesima volta.

«È un cazzo di errore! Regina, come faccio ad essere incinta? Non è passato l'arcangelo Gabriele a Storybrooke ultimamente!»

«Ma lo sei» sibilò, voltandosi finalmente a guardarla. Emma sembrava sconvolta, stanca, frustrata. «Quindi spiegamelo» continuò comunque, furiosa.

Emma sospirò.

«Regina, non lo so.» La sua voce si era abbassata, rifletteva una spossatezza indicibile. «Io non credo di esserlo. In che altro modo posso dirtelo?»

«Non lo so, ma so cosa ho visto. Cosa abbiamo visto» precisò, data la sua tendenza a negare ciò che aveva davanti agli occhi. Emma mise le mani sui fianchi.

«Sì ma non è possibile, lo capisci?»

«Anche se lo è e continui a negarlo, sei incinta» sbottò Regina, quasi urlò.

«Ma non ho fatto sesso!» le urlò di rimando Emma.

«A quanto pare l'hai fatto» replicò fulminandola con lo sguardo.

Henry entrò in soggiorno in quel momento. Probabilmente le loro urla si sentivano da fuori casa, e doveva essersi precipitato ad aprire la porta raggiungerle in soggiorno.

«Che succede?»

«Ti giuro che non l'ho...» stava dicendo lo Sceriffo, ma si bloccò accorgendosi di Henry.

«Perché state litigando?»

Emma si coprì la faccia con le mani con un gran sospiro.

«Henry non ora...» disse Regina.

«Non potete fare così!» esclamò lui. «Mi avete detto che state insieme, che vi amate e dopo neanche mezza giornata vi urlate contro.» Le guardò con delusione e a Regina si spezzò il cuore per l'ennesima volta.

«È solo un malinteso...» balbettò Emma.

Regina rimase in silenzio per un secondo prima di controbattere.

«No, non lo è e lo sai bene. Dovresti andartene.»

Gli occhi di Emm le rivolsero uno sguardo ferito, ma rimase ferma.

«Non dire così...» mormorò.

«Che cosa vuoi che ti dica? Mi hai mentito, mi hai ingannato io non... non ci riesco.»

«Non ti ho mai mentito, Regina... Guardami negli occhi e dimmi se ti sto mentendo. O strappami il cuore e ordinami di dire la verità» disse, gli occhi lucidi.

«Non ti strapperò il cuore, come ti viene in mente di dirlo davanti a nostro figlio» ringhiò Regina, offesa, ferita.

«Si può sapere che è successo?» si intromise Henry.

«Invece fallo» insisté Emma, avvicinandosi «Te lo sto chiedendo io. Ti prego.»

«No.» Si rivolse poi a Henry. «Mi dispiace, Henry. Io ci ho provato ma lei mi ha mentito e continua a farlo. Ti dirà lei quello che è successo.»

Emma la afferrò per un braccio.

«Non scappare!» Sembrava una supplica. Regina si liberò con uno strattone.

«Non toccarmi.»

Emma rimase con la mano a mezz'aria, guardandola negli occhi. I suoi erano, grandi, lucidi di lacrime, bellissimi come sempre.

«Io ti amo Regina, non farei mai una cosa del genere...»

«Allora come diavolo fai ad essere incinta?» replicò senza riuscire a trattenersi.

«Tu sei cosa?» chiese stupito Henry.

Emma alternò per un istante lo sguardo tra loro.

«Non sono incinta...»

«L'ecografia dice il contrario.»

«Volete spiegarmi?» chiese Henry ormai sul punto di avere un attacco isterico.

«Tua madre crede che io sia incinta, ma non è possibile.»

«Non è che lo credo, ero lì, Whale ha fatto l'ecografia e il bambino era lì» eruppe, indicando il ventre di Emma.

«Ma deve essere un errore dell'ecografo!»

«Non fanno errori, non è un esame del sangue o un test» replicò Regina.

«Regina io non so come sia successo ma di sicuro non c'è un bambino qui dentro!» sbraitò indicandosi la pancia.

«Invece c'è!»

«Calmatevi...forse è stata la vostra magia insieme...» provò a dire Henry.

Emma lo guardò.

«Cosa?»

«Avete entrambe la magia, e siete innamorate, siete il vero amore l'una dell'altra… forse questo ha permesso che tu rimanessi incinta visto che dubito che vi siate solo guardate durante i vostri incontri clandestini» disse, nonostante il rossore che si faceva largo sul suo viso.

Emma indirizzò a Regina uno sguardo interrogativo. Regina scosse la testa. «Non... credo sia possibile.»

Emma aggrottò le sopracciglia.

«Quindi è possibile? Perché sennò avresti detto che è ridicolo...»

«Non ci sono molti studi a tale proposito e non so di nessuno a cui sia successo.»

«Ma è possibile?» insisté.

Regina esitò. Lo era? Voleva credere che lo fosse? Poteva permetterselo?

«Tecnicamente... forse...»

«Dovete parlare di più invece di litigare, dovete avere fiducia» affermò Henry.

Emma lanciò uno sguardo al figlio ma poi tornò a guardare Regina negli occhi.

«Vi lascio sole adesso… ah congratulazioni, ma potevate aspettare per darmi un fratellino o sorellina» provò a sdrammatizzare per poi uscire dalla stanza.

Emma rimase ferma, annichilita da quella conversazione.

Regina rimase in silenzio, lo sguardo basso, evitando quello di Emma.

Emma alla fine si spostò per sedersi pesantemente sulla poltrona.

«Penso che dovresti metabolizzare la notizia, quindi vado in cucina…»

Emma si rialzò di scatto come se uno spillone l'avesse punta.

«Cioè non vuoi nemmeno parlare del fatto che aspettiamo un figlio?»

«Tu aspetti un figlio» replicò Regina.

Emma scosse la testa, delusa, ferita.

«No, io aspetto ancora che tu mi creda. E credo che aspetterò per sempre.» Si allontanò verso la porta e fu come se qualcuno le stesse strappando via un pezzo d'anima, nonostante ancora non fosse convinta dalla teoria di Henry. Perciò la fermò.

«Emma è difficile da credere» disse, e tanto bastò a far fermare lo Sceriffo a metà di un passo. È una cosa possibile ma sai quanto sia raro? È praticamente una follia e… non so cosa fare» mormorò.

Emma esitò. Si voltò a guardarla.

«Potresti provare a fidarti di me, tanto per cominciare.»

«Hai ragione» si avvicinò a lei, incapace di resistere al suo sguardo ferito, spaventato, combattuto. «Ma non è facile per me farlo, ho paura.»

«Be' ora ho paura anch'io, anzi ce l'ho sempre avuta. Ma non è una buona scusa per scappare via o per dirmi che sono una bugiarda.»

«Perché tu vuoi dirmi che non avresti avuto alcun dubbio se le cose fossero state al contrario?»

Lo Sceriffo aggrottò la fronte.

«La situazione sarebbe stata leggermente diversa, considerando Robin...»

«Se lui non ci fosse stato tu mi avresti creduto?»

Emma la guardò negli occhi.

«Ti ho sempre creduto quando dicevi la verità, Regina. Sempre. Credi davvero che sarebbe cambiato qualcosa in questa situazione?»

Regina arrossì.

«Non lo so, io… non credevo fosse possibile e non so come gestire questa cosa.»

«Se hai bisogno di tempo per pensarci va bene. Se pensi ancora che ti abbia tradita, non va bene.»

Regina si morse l'interno della guancia. La guardò, la guardò davvero, cercando di ignorare la paura, e vide solo sincerità nei suoi occhi.

«Ti credo» si sforzò di dire alla fine.

Il sollievo quasi fece svenire lo Sceriffo.

«Davvero?»

«S'.»

Emma l'abbracciò di slancio con le lacrime che le scendevano sul viso, e fu come tornare a respirare dopo un'apnea troppo lunga.

«Grazie» sussurrò.

«Devi stare tranquilla adesso.»

Lo Sceriffo annuì stringendola più forte.

«Vuoi tenerlo?»

Emma si scansò per guardarla negli occhi, come se la domanda l'avesse sconvolta.

«Cosa?»

Regina sorrise tra sé.

«Lo prendo per un sì. Cosa vuoi dire ai tuoi e al resto della città?»

«Regina, è anche tuo...»

«Sei tu che lo stai portando, io non posso rimanere incinta, ma non stiamo parlando di questo. Cosa vuoi dire sulla tua gravidanza?»

Emma si accigliò per un secondo, poi però dovette rispondere alla domanda.

«Come cosa...? La verità, ovviamente!»

«Vuoi dire che è nostro?» chiese sorpresa Regina.

«Sì certo!»

Il suo cuore iniziò a battere furiosamente.

«Va bene» mormorò.

«Non... non vuoi?»

«Sì, ma… ho appena rotto un fidanzamento e tu sei incinta. Capiranno che ho tradito Robin e che tu sei stata la mia amante.»

Lo Sceriffo arrossì appena e distolse lo sguardo, mordendosi il labbro, le mani sui fianchi.

«Ah, giusto... ed è un problema per te?»

«No» replicò subito. La guardò negli occhi. «Ma io non ho una buona reputazione mentre tu sei la Salvatrice, l'eroina. Non voglio che questa storia ti getti addosso del fango.»

Il suo sguardo si oscurò.

«Non c'è niente di male a stare con la persona che si ama.»

«Lo so» le accarezzò il viso, incapace di sopportare quell'eclissi dei suoi occhi. «Ma per colpa mia penseranno male... non voglio rovinare la tua vita.»

Emma poggiò la mano sulla sua.

«Non mi importa di quello che penseranno. Io ti amo. E...» Sorrise, commossa mentre metabolizzava la realtà. «Riesci a crederci?»

Regina strinse la sua mano.

«A cosa?»

«Avremo un altro figlio» disse sorridendo.

Regina annuì cercando di metabolizzare quella notizia. Un figlio suo e di Emma, non le sembrava possibile. Aveva accettato ormai da tempo il fatto di non poter concepire… un sacrificio autoimposto. Ma questo bambino… era davvero suo, anche se in modo inusuale. Suo e di Emma.

«Stai bene?»

Regina si riscosse, sorrise.

«Sì» replicò. «Scusa. Non credevo che sarebbe mai stato possibile, e… credo di essere un po' stordita.»

«Ma... sei felice? Cioè, lo vuoi?»

Regina la guardò negli occhi. Emma era terrorizzata all'idea che rifiutasse quella gravidanza, era evidente. E lei, cosa provava? Confusione, questo era certo. E una timida, timorosa gioia. Perciò sorrise alla donna che amava.

«Sì, certo.»

Emma non resistette più e la baciò. Fu un bacio lungo, che cancellò i timori, la sfiducia, i litigi. Quando si staccarono, Regina prese il viso di Emma tra le mani e la guardò negli occhi perché sapesse, sentisse la verità delle sue parole.

«Mi dispiace di aver dubitato di te. Sono una stupida.»

Emma illuminò il mondo con uno dei suoi rari sorrisi.

«Va tutto bene.»

«Dovremo parlare con Henry...»

«Sì, andiamo.»

Emma si voltò a guardarla mentre salivano le scale, e notò un'espressione strana sul suo viso. Si allarmò all'istante. Regina le aveva forse mentito, dicendole che lo voleva?

«Stai bene?» le domandò, temendo la risposta.

«Sì, certo» Regina le sorrise, si fermò davanti alla porta del figlio e poi bussò.

Emma le lanciò un altro sguardo, poco convinta. Non aveva proprio mentito, ma non era neanche stata del tutto sincera, e questo la impensieriva.

La voce di Henry che gridava avanti si insinuò nelle sue orecchie, Regina aprì la porta.

«Ehi, tesoro.»

Emma rimase sulla soglia e puntò lo sguardo preoccupato sul figlio.

«Possiamo parlare?» chiese Regina.

Henry la fissò per un istante prima di annuire.

Emma rimase indietro, in attesa del momento migliore per parlare.

«Sai già che Emma è incinta e che quindi aspettiamo un bambino, ma eravamo occupate a litigare e non sappiamo cosa ne pensi» disse il Sindaco, tutto d'un fiato.

«Giusto» riuscì solo a dire Emma.

Henry sorrise.

«Mamma, sto bene e sono felice di avere un fratellino, o sorellina.»

«Sei sicuro? Cioè, non sei arrabbiato?» intervenne Emma.

«No. Sono anni che aspetto che vi decidiate a mettervi insieme.»

«Ah...» Guardò Regina che era arrossita.

«Tua madre ci ha messo molto tempo…»

Spalancò bocca e occhi in un'espressione oltraggiata.

«Senti chi parla!»

«Non litigate di nuovo!»

«Non stiamo litigando» chiarì Emma.

«Adesso dobbiamo solo dirlo ai tuoi nonni» sospirò Regina. Ad Emma bastò un'occhiata per notare quanta ansia quel pensiero le provocasse.

«Sì... domani?» propose. Meglio togliersi il pensiero in fretta. Anche perché era stanca di nascondersi. Regina annuì.

«Direi che per oggi abbiamo avuto troppe emozioni» concordò.

«Concordo.»

«Allora preparo la cena e poi andremo a letto a riposare.»

«Non preparare. Andiamo al Grannys's» propose Emma.

«Va bene se lo preferisci.»

«Così non dovrai cucinare...»

«Va bene.»

Henry le oltrepassò.

«Andiamo, sto morendo di fame.»

Dieci minuti dopo erano seduti ad un tavolo.

«Quindi quando ti trasferirai da noi?»

Emma sobbalzò, presa alla sprovvista. Guardò Regina, un po' nel panico ma sperando che rispondesse: "subito". Il Sindaco si sentì interpellato, perché rispose: «Quando lo deciderà tua madre, sempre se vorrà farlo.»

Spalancò gli occhi.

«Cosa? C-certo che voglio farlo!»

«Va bene, preparerò la stanza domani stesso, e quando vorrai sarà tutto pronto.»

Emma si accigliò.

«La stanza?»

«Non mi scandalizzerò se starà nella tua stanza» si intromise Henry tentando di evitare un nuovo litigio che già vibrava nell'aria.

Emma arrossì.

Regina abbassò lo sguardo imbarazzata.

«Emma!» la voce di Mary Margaret interruppe il momento.

Emma sobbalzò e spostò gli occhi sulla madre.

«Ah... ciao»

«Potevi dirci che cenavate qui» disse sedendosi seguita subito dopo da David.

Emma non riuscì a mascherare il disappunto. Voleva parlare con Regina in quel momento, non con loro.

«L'abbiamo... deciso all'ultimo.»

«Ci uniamo a voi.»

«Ehm...» Emma guardò Regina.

Regina sollevò le spalle e annuì.

«Allora, di cosa stavate parlando?» chiese David.

Emma si voltò di nuovo verso i genitori.

«Del... futuro» balbettò. «Ehm... a questo proposito...»

David e Mary Margaret si fecero attenti.

«Stai uscendo con qualcuno vero?» chiese sua madre con un sorrisetto.

Emma rise, lanciò uno sguardo divertito a Regina, impassibile come una statua.

«Sì, infatti!»

Gli occhi di Mary Margaret si spalancarono.

«Lo sapevo che vedevi qualcuno, tutte le uscite a orari strani... Allora chi è?»

«Io ve lo dico ma... promettete di non dare di matto? Né in positivo né in negativo.»

«Non sarà Whale?» si intromise David. Lo vide portare la mano al fianco, come a cercare la spada o la pistola.

Emma per poco non collassò.

«Ma come ti viene in mente?!»

«Allora dimmelo prima che mi venga un infarto.»

«Okay, okay!» E invece di rispondere subito, indicò Regina con l'indice, senza staccare gli occhi di dosso ai suoi.

«Davvero? Non hai nemmeno il coraggio di dirlo, Swan?» Gli occhi di Regina divennero due fessure.

«Stavo per farlo, se solo me ne avessi dato il tempo!»

«E questo che merito? Un'indicazione con il dito?»

Mary Margaret guardò Emma, poi Regina, poi di nuovo Emma.

«Che significa?»

«No!» esclamò nel frattempo Emma, esterrefatta. «Regina, stavo solo anticipando quello che stavo per dire...»

«Mamma calmati» la mano di Henry si strinse intorno a quella di Regina. «Lo so» le disse semplicemente, come se nel mentre, tra loro, fosse avvenuta una conversazione che nessun altro aveva potuto sentire.

Tutta l'attenzione di Emma era per Regina, ma non le sfuggì quello scambio. Continuò comunque a guardarla negli occhi.

«Scusami, non volevo offenderti. Non sono brava a parlare, a volte mi esprimo a gesti, come i cavernicoli.» Accennò un timido sorriso verso di lei. E poi si voltò verso i genitori. «Io e Regina stiamo insieme. E poi c'è un'altra cosa...»

David alzò la mano per bloccarla.

«Regina sta per sposare Robin, siamo stati alla sua festa di fidanzamento l'altro giorno.»

Emma annuì.

«Sì, no, non sta con lui, sta con me.»

«E da quando?» Mary Margaret, più pallida che mai, prese la parola mentre cercava piuttosto chiaramente di non svenire.

«Ho lasciato Robin ieri, io e Emma ci vediamo da qualche mese» ammise infine Regina la mano ancora stretta in quella di Henry. Emma la guardò e le prese l'altra mano.

«Che state dicendo?» Snow continuava a guardarla come in trance.

Emma continuò a guardare Regina e sorrise. A fatica si voltò verso sua madre.

«Mamma, io la amo.»

Regina arrossì.

«Emma...»

«Ma Robin?» disse nuovamente Mary Margaret.

«È stato un errore» replicò Regina.

«State insieme da mesi di nascosto?» chiese David.

«Sì, di nascosto, certo. Altrimenti lo sapreste già» borbottò Regina.

«Ma come vi è venuto in mente?» squittì Snow.

Emma si accigliò.

«Cosa?»

Snow si concentrò su Regina.

«Hai fatto diventare Emma la tua amante? Ma che diavolo ti è venuto in mente?»

Emma si infuriò all'istante. Si alzò di scatto e sbatté il palmo sul tavolo.

«Ehi! Sono capace di intendere e di volere, nel caso non lo sapessi!»

«Ma è stata lei a sedurti e a convincerti!»

«Henry va' al bancone» disse Regina.

«Ma mamma…»

«Vai!» lo pregò con gli occhi di ascoltarla.

«Vai Henry» si intromise Emma continuando a fissare sua madre. «Non mi ha sedotta e convinta, io la amo dal primo istante in cui l'ho vista.»

«Se lei ti avesse amato non ti avrebbe fatto diventare la sua amante, si è appena fidanzata con Robin» disse Snow.

«So cosa ho fatto» si intromise Regina, attirando lo sguardo sconvolto di Snow su di sé. «Ho sbagliato, non pensavo che le cose tra noi potessero funzionare.»

«Robin è stato un idiota a chiederglielo senza parlarne prima, l'ha solo colta alla sprovvista» si infervorò Emma. «E se non mi amasse, non aspetteremmo un bambino!»

«Cosa?» gridarono Snow e David.

«Non dovevamo aspettare per questo?» chiese Regina.

Emma arrossì.

«Ah, giusto... Be'» si strinse nelle spalle. «Ormai…»

«Sei incinta?» mormorò Snow.

«Sì, lo è. Lo abbiamo appena scoperto» rispose Regina.

Emma guardò i suoi, tesa.

David fu il primo a riprendersi.

«Quindi state insieme e aspettate un bambino...»

Emma non riuscì a contenere un guizzo di felicità a quelle parole.

«Esatto.»

«Io non capisco» disse Mary Margaret. «Tu... Robin è la tua anima gemella...»

Emma rimase in silenzio stavolta, ma lanciò uno sguardo a Regina, che sospirò.

«Non lo era, non lo è. Io ho provato a far funzionare le cose con lui ma ogni volta mi ritrovavo con Emma» ammise.

Passarono lungi secondi di assoluto silenzio, dato che tutto il Granny's stava ascoltando.

«Quindi adesso dobbiamo organizzare il matrimonio: non può nascere mio nipote senza che voi siate sposate» affermò Mary Margaret.

Emma impallidì mentre si voltava a guardarla, e poi di nuovo si sentì piena di rabbia. Ci mise qualche secondo a capire perché: sua madre voleva decidere quando e con chi si sarebbe sposata Regina, di nuovo? Decisamente no.

«Questi non sono affari tuoi.»

«Ma non puoi avere un figlio senza essere sposata, sei una principessa, e lei» indicò Regina «è una regina, dovete sposarvi al più presto.»

Emma arrossì, e poi reagì con rabbia, di nuovo.

«Ma sei fuori? Siamo negli anni duemila dopo Cristo, non avanti Cristo! Si fanno figli anche fuori dal matrimonio, e non è che bisogna sposarsi per forza! Se Regina se la sentirà allora ci sposeremo, altrimenti no! Stiamo insieme da ventiquattrore, sant'Iddio!»

Snow spostò gli occhi verdi su Regina.

«Non vuoi sposare mia figlia? Ma non state insieme da mesi?»

«Ufficialmente stiamo insieme da neanche un giorno, e non so se voglio sposarmi» chiarì Regina sentendo un groppo che si formava intorno al petto e alla gola.

«Ma perché?»

«Perché il mio ultimo matrimonio è stato disastroso» ringhiò prima di sparire.

Emma osservò la nube di fumo che svaniva per qualche istante prima di guardare male i suoi.

«Grazie tante» disse prima di alzarsi, prendere il figlio per mano e uscire dal diner.

Snow la rincorse seguita da David.

«Emma non scappare, è normale che dobbiate sposarvi, vi amate, aspettate un bambino non credevo si sarebbe arrabbiata.»

«Pensa di più prima di parlare!» sbottò prima di aprire la macchina e far salire il figlio.

«Le parlerò, vedrai che la convincerò, il matrimonio è la cosa giusta» disse Snow.

Emma si voltò di scatto e le puntò un dito contro.

«Prova ad avvicinarti a lei e prendo Regina, Henry e i bagagli e me ne vado da Storyrbooke per sempre.» Forse era stata un po' dura, ma l'ultima cosa di cui aveva bisogno Regina era Mary Margaret alle calcagna ad insistere su un matrimonio che non voleva.

«Non parlare così a tua madre, sta cercando di fare del suo meglio per te e per la situazione» si intromise David.

«No, sta ficcando il naso nella vita di Regina, di nuovo» calcò sull'ultima parte fissando Snow.

«È anche la tua vita, visto hai deciso di stare con lei» puntualizzò Mary Margaret. «Una pluriomicida» aggiunse in un borbottio.

«In ogni caso non è la tua.»

«E stato uno shock Emma, cerca di capire… e non lo stai rendendo più facile» prese la parola David.

«Bene, prendetevi il tempo che vi serve per rifletterci, ma non provate a parlarne con Regina.» Salì in macchina e partì sgommando.