A chi non ha nessuno.

Aveva sempre immaginato loro due uscire per andare a mangiare qualcosa quando sarebbero stati più grandi. Un giorno entrambi sarebbero diventati degli eroi professionisti, come volevano, come si erano allenati per essere. I migliori.
E gli piaceva immaginare che il lunedì o il martedì, o qualunque giorno avessero avuto libero, gli avrebbe offerto il katsudon in quel ristorante a Masutufu che amava. Si sarebbero seduti assieme, avrebbero parlato delle loro vite, forse avrebbero letto l'uno accanto all'altro, crogiolando in un dolce silenzio che racchiudeva il loro amore.
Immaginava che lui e Izuku si sarebbero fatti una vita insieme. Gli piaceva pensare che avrebbe adottato qualche marmocchio con il verdino. Era vero, odiava i bambini, ma per il suo ragazzo lo avrebbe fatto.
Immaginava di tornare a casa, cenare con suo marito e i suoi figli, con la famiglia di cui era orgoglioso di far parte. Forse sarebbero venuti anche Mitsuki, Masaru e zia Inko.
Risate, sorrisi e gioia si proiettavano nella vita che i due meritavano di vivere insieme.
Perché anche dopo tutto quello che avevano passato, si amavano.
Izuku amava Katsuki, più di quanto avesse mai amato qualcuno.
Katsuki amava Izuku, più di quanto gli avesse mai dimostrato.
Izuku era la persona che entrò nella vita di Katsuki come un raggio di sole nell'oscurità, e aveva scelto di amarlo anche se non era necessario. E da quando si erano messi insieme, il biondo non si era mai sentito più sicuro di lasciare il suo futuro in quelle mani piene di cicatrici.
Ma nel momento in cui Katsuki, Todoroki, Iida, Kirishima e Momo videro quel proiettile farsi strada nel corpo di Izuku, il biondo lo fissò, le braccia che tremavano e le ginocchia che non reggevano più il peso del corpo.
Non aveva mantenuto la promessa.
E il prezzo fu quel futuro che all'improvviso andò in pezzi e cadde nelle macerie insieme alle sue lacrime.