Dopo pochi giorni che era iniziata l'estrazione del Demone Tasso da Gaara, due squadre ci stavano già alle costole per trovarlo e liberarlo oltre a quella di Sasuke da cui Pain ci aveva già messo in guardia. Tu fosti scelto per fermare la squadra formata da Naruto, Sakura, Kakashi e la vecchia Chiyo, la nonna di Sasori. Ancora quel biondino e di nuovo tu e lui. Stavolta io non potevo essere presente dal momento che il mio compito sarebbe stato quello di fermare la squadra di Gai, Rock Lee, Tenten e Neji. Non mi sentivo per niente tranquillo, ricordavo perfettamente come ti guardava estasiato Naruto quando avevamo cercato di catturarlo la prima volta. Erano trascorsi più di tre anni da allora e sicuramente era cresciuto, chissà come si era fatto bello adesso, a volte mi balenava il dubbio che il mio aspetto da mezzo squalo per te non fosse molto attraente; non lo era per molti, in effetti. Tu eri splendido, sicuramente molto più di Naruto per cui non mi meravigliavo affatto se avevi catturato la sua attenzione. Anche se eri di poche parole avevi dimostrato di tenerci a me, i tuoi occhi, le tue carezze e baci gridavano tutto quello che ti trattenevi dal dire. Sapevo che il dolore che dilaniava la tua anima e che aveva causato il tuo decadimento fisico ti schiacciava talmente tanto da toglierti la voglia di esprimerti e di sorridere. Continuavo a ripetere a me stesso che Naruto non rappresentava affatto un problema dal momento che godevi della mia piena fiducia, ma quel piccolo chiodo insistente nel profondo della mia mente continuava a darmi il tormento. A questo si aggiungeva il fatto che quelli avevano intenzione di catturarti per usarti da esca per Sasuke, mi hai ripetuto fino allo sfinimento che per te sarebbe bastato un battito di ciglia per fermarli ricordandomi come Kakashi fosse finito all'ospedale per un mese intero dopo essere caduto in una tua illusione della durata di appena tre minuti. Mi faceva venire da piangere questo tuo abusare degli occhi speciali, il motivo era palese, non ti importava di abbassare ogni volta di più la tua vista dal momento che già eri rassegnato alla tua fine. Il tuo viso pallido rimaneva impassibile spiegandomi tutto questo, mentre io non potevo fare a meno di sentire le lacrime riempirmi gli occhi ogni volta, vedevo la tua immagine sdoppiarsi mentre tu parlavi come se fosse la cosa più ovvia e semplice del mondo. Sicuramente stavi cercando di essere forte anche per me, per permettermi di volare, ti sacrificavi sempre per tutti senza cercare clamore, complimenti e ringraziamenti, ti accontentavi di vedere gli altri usufruire del tuo aiuto rimanendo in silenzio nell'ombra.

Mi sentii di escogitare qualcosa per darti una mano, negli ultimi tempi riuscivi a mandare giù soltanto pochi bocconi per volta ed era diventato un problema persino farti bere, ti proposi di affrontare questi due combattimenti inviando delle nostre copie. Come ci aveva spiegato Pain, esse sarebbero state plasmate dai corpi di altre persone le quali avrebbero perso la vita al termine della battaglia. La tua preoccupazione a questo punto fu solo quella di sapere se avresti potuto utilizzare tutte le tue tecniche originali, ti rassicurai positivamente anche se avrebbero avuto leggermente meno potenza, lo stesso sarebbe valso per me, naturalmente. Non sai come fui felice di sentirti accettare la mia proposta, è vero che questo sistema avrebbe prosciugato ulteriormente le tue forze ormai scarse, ma almeno avrebbe impedito la tua cattura o la tua morte. E il tuo eventuale cedere a Naruto. Sapevo di stare illudendo me stesso e che a breve mi avresti lasciato comunque, ma io cercavo di farti vivere il più possibile per averti con me, mi sarei prosciugato il sangue pur di prolungare la tua esistenza anche di una sola ora.

Avevamo deciso di posizionarci su una collina impervia e sassosa affinché nessuno ci disturbasse, i nostri corpi reali sarebbero caduti in una sorta di trance durante la quale avrebbero potuto essere in balia di chiunque. Mentre eravamo in cammino per raggiungere questo posto ideale si verificò un'altra delle stranezze atmosferiche che avevano caratterizzato il tempo negli ultimi mesi. Si era trattato più che altro di piogge intense e temporali fuori stagione erano comunque brevissimi e dopo spuntava sempre il sole mentre scomparivano totalmente tutte le nuvole. Ma quella di quel giorno ebbe il potere di batterle proprio tutte, il cielo divenne improvvisamente così rosso che sembrava bruciare, questo colore si rifletteva anche sulla terra in modo inquietante. L'aria si fece immobile e silenziosa, sembrava di essere piombati in un'altra dimensione, era stupido ma tutto questo mi infondeva decisamente un brutto presentimento. Ti trovavi pochi passi dietro di me mentre marciavamo, ti fermasti di colpo come se qualcuno ti avesse sparato un proiettile alle spalle, mi girai a guardarti vedendoti impallidire mentre osservavi quel cielo stranissimo. Il domandarti come ti sentivi e se c'era qualche problema mi uscì quasi automaticamente dalla bocca, mi rispondesti di non preoccuparmi. Feci finta di voltarmi nuovamente in avanti per riprendere il tragitto ma naturalmente non avevo smesso di osservarti, ti scorsi piegarti un poco in avanti stringendoti con la mano destra in davanti del mantello in corrispondenza del petto, immediatamente dopo ritraesti le mani dentro le maniche per armeggiare di nascosto sotto la cappa e portarti la destra alle labbra. Forse avevo preteso troppo da te chiedendoti di farmi volare con il tuo amore, avrei dovuto semplicemente permetterti di scivolare via in pace e silenzioso come sempre, ma non mi era stato possibile, sono sempre stato una persona sincera e focosa, i sentimenti che nutrivo nei tuoi confronti erano veramente troppo grandi e intensi per riuscire a nasconderli.

Ci arrampicammo più in alto possibile su quella collina rocciosa sedendoci poi sulla dura pietra mente quello strano fenomeno atmosferico stava cessando facendo tornare il cielo del suo colore naturale. Ti augurai buona fortuna dandoti un bacio e attesi che tu chiudessi gli occhi, ormai diventati rossi. Anche nel caso che tu fossi stato sconfitto da Naruto e la sua squadra saresti comunque tornato da me, il tuo corpo reale era lì raggomitolato con le spalle curve sotto il peso del dolore, attaccai la mia schiena alla tua come a volerti proteggere da tutte le sciagure del mondo, chiusi anche io gli occhi per prepararmi a combattere.

Nonostante la mia mole riuscivo a muovermi così velocemente da risultare quasi inquietante ad un osservatore esterno, proprio come un vero squalo che sfreccia dentro il mare, in alcune circostanze ero stato costretto a compiere una specie di piroetta nel momento in cui mi fermavo per attutire l'impatto. Samehada fendeva il terreno alla stregua di una gigantesca pinna aprendomi la strada, non vedevo l'ora di dare una bella lezione a quel Gai, mi chiedevo sempre se si fosse ricordato di me. Speravo di risolvere la faccenda nel modo più veloce possibile unicamente per tornare da te, anche nel caso tu non avessi ancora finito con Naruto e la sua squadra. avrei vegliato comunque sul tuo corpo. Eccolo là, Gai, con quel viso dagli zigomi sporgenti, la pelle abbronzata e quel taglio di capelli improponibile copiato alla perfezione da suo allievo Rock Lee per non si sa quale incomprensibile motivo. Ero fiducioso sulle sorti della battaglia, avevo più forza io di tutti loro messi insieme, senza contare l'aiuto di Samehada, ma il mio cuore era pesante. Non potevo certo far trasparire la mia preoccupazione per te davanti ai miei avversari, per questo caddi nel solito circolo vizioso di far andare la lingua un po' a sproposito. Canzonai Gai, il quale per l'ennesima volta mi dimostrava di non ricordarsi di me, dicendogli che decisamente aveva qualcosa di non funzionante nel cervello; gli sguardi esterrefatti del resto della squadra mi fecero cedere ad una risata beffeggiatrice. Se solo avessero saputo che il mio atteggiamento nascondeva in realtà angoscia e tristezza! Lanciai in aria Samehada come distrazione, essendo sicuro che la mia spadona sarebbe tornata da me di sua spontanea volontà, intanto scagliavo contro di loro la mia Onda Esplosiva emettendo dalla mia bocca un intero lago. Mentre i miei avversari saltavano per evitare di essere investiti dalla grande massa d'acqua che avevo rigurgitato e che io sfruttavo come forza propulsiva per scivolarci sopra aumentando notevolmente la mia velocità, creai tre miei cloni d'acqua, tutti dotati di una Samehada personale, capaci di parare ogni loro misero attacco con le loro spade. Persino gli esplosivi lanciati da Tenten venivano frantumati dalle squame della mia fedele arma con il dono della vita. Mi ispirava ilarità il fatto che Rock Lee non sapesse usare altro che arti marziali, mi ci divertii un po' prima di imprigionare lui, Tenten e Neji in tre Prigioni Acquatiche controllate dai miei cloni per concentrami completamente su Gai. Non potevo tirarla tanto per le lunghe, il pensiero di averti momentaneamente lasciato in disparte e di non poter agire se tu fossi stato in pericolo o il tuo cuore malandato ti avesse giocato qualche tranello, iniziava a rendermi nervoso. Non potei credere ai miei occhi quando Gai ebbe tanto ardore di togliermi di mano Samehada per impugnarla lui stesso, le ordinai immediatamente di lacerargli le mani con le lame bianche della sua impugnatura e di tornare subito da me. Cercava di colpirmi disperatamente mentre gli altri soffocavano all'interno delle bolle d'acqua, dato che era molto restio a comprendere che la mia velocità era molto superiore di conseguenza non avrebbe mai avuto speranze, gli scagliai addosso uno dei miei Squali Proiettili seguito subito dopo da un fendente di Samehada e dai Cinque Squali Famelici i quali scaturivano direttamente dalle mie dita, ero intenzionato a non concedergli nessuna tregua. Quando ormai ero convinto di avere in pugno la situazione successe qualcosa di inaspettato, Neji riuscì a liberare se stesso e gli altri dalla Prigione Acquatica distruggendo i miei cloni mentre Gai, aprendo la sua Porta del Dolore, mi tempestava di pugni infuocati trasformandomi in una specie di meteorite ardente che precipitò schiantandosi a terra. Ero caduto nell'errore che tu mi avevi spesso rimproverato: li avevo sottovalutati. Ero stato sconfitto, ma grazie al fatto di aver utilizzato una copia, avevo evitato di perdere la vita.

Aprii gli occhi risvegliandomi accanto a te, tu arrivasti qualche secondo più tardi, sconfitto da Naruto. Avevamo fallito, avrebbero di sicuro salvato Gaara compromettendo il sigillo del Demone Tasso ma non mi interessava, l'importante era che fossimo entrambi salvi per poter stare ancora insieme. Era la prima volta che mettevo i miei sentimenti davanti a tutto il resto, avevamo ormai poco tempo da trascorrere insieme e questo averebbe avuto la precedenza su tutto. Avevi avuto il potere di cambiare profondamente la mia vita e il mio modo di pensare facendomi stupire continuamente di me stesso. Avremmo volato insieme, il poco tempo che avevamo a disposizione avrebbe ripagato tutta la mia vita di solitudine. Avrei potuto chiederti cosa era successo tra te e Naruto, tempestarti di domande, tuttavia non avvertii minimamente il bisogno di farlo, sapevo che ormai il tuo cuore apparteneva a me, non lo avevi detto con le parole ma lo capivo da tante piccole cose, non valeva la pena di sprecare il poco tempo che ci rimaneva con delle discussioni inutili. Mi girai a guardarti, mi davi ancora le spalle, il fatto che tu fossi seduto concedeva alle forme del tuo corpo di affiorare un poco dal mantello, il mio sguardo indugiava sul tuo sedere adagiato sulla roccia. Mi dicesti di sentirti completamente prosciugato di forze. Ti spiegai che questa era la conseguenza della tecnica che avevamo usato sforzandomi di apparire più tranquillo possibile, ma in fondo entrambi sapevamo che non era questo il vero motivo. Ti girasti appoggiando il tuo fianco destro contro il mio, posandomi la testa sulla spalla mi pregasti di ascoltarti perché avevi da dirmi una cosa molto importante. Aveva a che fare con lo strano fenomeno del cielo rosso che avevamo visto prima di andare a combattere. Sentii il mio stomaco colmarsi di angoscia, il terribile presentimento che avevo avuto si stava rivelando fondato, dunque. Ti lasciai parlare nonostante sentissi i miei muscoli iniziare a tremare, non mi interessava se tu te ne fossi accorto prendendomi per un fifone, il timore era unicamente per te, non volevo che qualcosa ti strappasse da me prima del previsto. Sapevo che non si sarebbe trattato di una notizia positiva, ti avevo scorto avere una fitta al petto e ingoiare le tue pillole immediatamente dopo. Mi spiegasti che Sasuke ti aveva rintracciato vedendoti attraverso gli occhi di uno dei suoi falchi e che lo scontro sarebbe stato inevitabile. Non aspettavi altro da nove anni, ormai. Sentii il cuore sprofondarmi sotto terra, credo di avere iniziato ad ansimare mentre ti afferravo il busto scostandomi da me per costringerti a guardarmi negli occhi, facendolo ti diedi uno scossone forse anche un po' troppo brusco d'altro canto non riuscivo più a controllare bene le mani, avevo la sensazione che il sangue le avesse abbandonate. Fissai il tuo viso pallido pregandoti di non andare, non avresti potuto affrontare un combattimento del genere nello stato in cui eri, non ne saresti uscito vivo, avevo la bocca secca, credetti di stare per morire di crepacuore. Hai avvertito tutto questo, mi accarezzasti i capelli con un' espressione dolcissima spiegandomi che questo sarebbe stato l'unico modo di riscattare il futuro di tuo fratello per permettergli una vita dignitosa, tanto tu saresti morto in ogni caso. Le lacrime presero a scendermi sulle guance come non era mai successo nella mia vita, le sentivo inarrestabili come fiumi in piena, mi gocciolavano dal mento tremante come un rubinetto guasto, il muco mi colava in modo indecente, ma non me ne importava niente. Ti dicevo tra i singhiozzi che non eri costretto ad andare e che, se fossi rimasto con me, la tua vita sarebbe durata un po' di più; mi sarei preso cura di te e forse... saresti anche potuto guarire. Hai sorriso, sembravi un angelo, hai confessato che ti stavi imbottendo di medicine per allungarti la vita già da diversi anni e che, se non lo avessi fatto, probabilmente non ci saremmo neanche conosciuti. Il tuo scopo era sempre stato quello di arrivare a quell'appuntamento e in troppe occasioni avevi temuto di non farcela, per quello ti eri ritirato davanti a nostri avversari e avevi accettato che io facessi i lavori più duri senza di te. Ti ho stretto in un abbraccio cercando di fare piano con le mie manone che hai accarezzato tante volte dicendomi che erano così grandi da ispirarti tenerezza. Mi hai baciato sulle guance bagnate, poi il tuo corpo iniziò a sussultarmi tra le braccia squassato da una tosse inarrestabile. Ti sei premuto la mano destra sulle labbra, notai stupidamente e accecato dalla sofferenza, che il sangue che rigurgitasti aveva lo stesso colore del tuo anello vermiglio, si insinuava tra le tue dita eleganti per colarti lungo il braccio. Strappai ancora un lembo della mia cintura per pulirti, la tosse si era calmata ma respiravi a fatica. Mentre frizionavo le tue labbra carnose ma piccole, ti offrii il mio aiuto nel combattimento, rifiutasti spiegandomi gentilmente che si trattava di una faccenda tra te e Sasuke, se ci tenevo a darti una mano avrei potuto fermare i membri della sua squadra in modo da lasciarvi da soli. Non avevo idea dove avrei racimolato la forza di rimanere fermo lì mentre tu andavi incontro alla tua morte, forse sarei dovuto arrivare ad uccidermi per impedirmi di intervenire, mi chiesi per un attimo se Samehada avesse potuto accettare di porre fine alla mia vita. Io piangevo ma tu avevi gli occhi pieni di sole, forse eri sereno per aver raggiunto almeno questo traguardo nella tua vita. Con il dorso delle mani mi hai asciugato le ultime lacrime mentre ti accomodavi seduto sul mio grembo. Le mie mani sono scese lungo il tuo busto, ti ho alzato per sistemati meglio sopra le mie gambe afferrandoti dalla vita, il tuo costato ormai sporgente mi fece tenerezza. In quel periodo i tuoi capelli erano veramente lunghi, d'altronde non li avevi mai tagliati da quando ti avevo conosciuto, li sentivo solleticarmi le braccia mentre ti stringevo, non avevano risentito dei tuoi malanni rimanendo sempre sani e lucenti. Aspiravo il profumo della tua pelle direttamente da dietro la tua mandibola. Ti sorrisi, nonostante tutto ero felice di volare forse per l'ultima volta, speravo solo che il tuo amore potesse superare la tua fine per permettermi di librarmi come una nuvola soltanto grazie al suo ricordo. Mi hai baciato, le tue labbra avevano ancora delle piccole crosticine rosse agli angoli, la patina grigia che ti offuscava le pupille appariva di tanto in tanto sotto l'ombra delle tue lunghe ciglia. Ti sollevai un poco per farti capire che io sarei stato forte per te fino all'ultimo, il tuo sedere premeva sulla mia mano ma non le permisi di cedere. Siamo rimasti immobili e abbracciati in quella posizione non so per quanto tempo. Non volevo lasciarti andare, volevo afferrare la tua stessa vita per tenerla con me e per non permetterle di abbandonare il tuo corpo. Le tue labbra si sono posate in un lieve bacio sulla mia spalla mentre mi dicevi di amarmi, anche quello fu uno dei miei giorni più belli.