Parlavo per non pensare, per rendere speciali i nostri ultimi istantanei insieme come niente lo era mai stato. Ancora che andavo a ruota libera come il giorno sul pontile, ma invece di dire la prima stupidaggine che poteva venirmi in mente, questa volta avevo deciso di parlarti di me. Sapevo che parlare di te hai creato imbarazzo o difficoltà.

Collega il cervello in modo logico hai amplificato la mia sofferenza; lasciando, al contrario, fluidi racconti di eventi all'apparenza sconclusionati, mi dava una strana sensazione di sollievo, come se fossi stato leggermente ubriaco. In realtà ero inebriato di te, del modo in cui mi ascoltavi, stavi in silenzio come al solito, è vero, ma il tuo viso era comprensivo e gentile. E poi non sai che gioia mi provocò la tua risata mentre riflettevo sulla tua collana, è stato il suono più atteso e dolce che io abbia mai sentito in vita mia.

Eri calmo e irremovibile, io mi chiedevo come diavolo ci riuscivi sapendo che stavi andando incontro alla tua fine. Ho scorto un minimo di cedimento da parte tua solo nell'istante in cui abbiamo attraversato quel quartiere deserto, poco prima della base, tremavi un poco e il pallore del tuo viso si era intensificato; compreso benissimo il motivo, naturalmente. Mentre stavamo fermi sul ciglio di ciò che rimaneva di quel viadotto ti dissi che, dato che ero lì, se ancora lo desideravi potevo sempre intervenire per fermare la squadra di Sasuke facendo passare solo lui, per me e Samehada sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ti confesso che avevo intenzione di sbrigarmela per poi correre in tuo aiuto, sicuramente mi avresti rimproverato da matti per aver osato interferire tua faccenda personale più importante, ma avevo deciso di comportarmi come se avessi avuto la cera nelle orecchie. Ero disposto anche a ricevere l'effetto del tuo Sharingan, non mi importava, avevo il dovere di provare a salvare l'amore della mia vita. Non ero certo di come sarebbe potuta finire, non avevo la minima intenzione di uccidere Sasuke, ma era ovviamente che la tua vita avrebbe avuto la prima. Mi hai ringraziato per questa mia disponibilità, intuivi quanto mi costava, te lo stavo leggendo in faccia come sempre. Hai compreso la mia difficoltà, i miei contasti, il mio dolore e il mio rispetto della tua decisione. Mi hai abbracciato cingendomi il collo con un trasporto che non ha mai avuto eguali per quello che ho visto nella mia vita, non solo da parte tua, ma anche da parte di tutte le persone che ho incontrato. Una cosa più unica che rara, mai accaduta in tutto l' universo. Hai chiuso gli occhi restando immobile attaccando la tua guancia alla mia, le tue labbra vellutate si posarono sul mio collo per poi rimanere lì, ferme. Il tuo respiro mi sfiorava la pelle, tranquillo, rassicurante, così che si trattava di un messaggio rivolto a me. Con questo piccolo linguaggio non verbale mi stavi dicendo di non farmi prendere dall'impulsività, di lasciarti fare senza dovermi sentire in colpa dopo per non essere intervenuto, che era tutto a posto. Girai leggermente la testa per posarti la bocca sull'orecchio, il mio naso affondava nei tuoi capelli mentre ti lasciavo un piccolo bacio; profumavano di ambra, o di zucchero di canna, insomma, di qualcosa di Il tuo respiro mi sfiorava la pelle, tranquillo, rassicurante, così che si trattava di un messaggio rivolto a me. Con questo piccolo linguaggio non verbale mi stavi dicendo di non farmi prendere dall'impulsività, di lasciarti fare senza dovermi sentire in colpa dopo per non essere intervenuto, che era tutto a posto. Girai leggermente la testa per posarti la bocca sull'orecchio, il mio naso affondava nei tuoi capelli mentre ti lasciavo un piccolo bacio; profumavano di ambra, o di zucchero di canna, insomma, di qualcosa di Il tuo respiro mi sfiorava la pelle, tranquillo, rassicurante, così che si trattava di un messaggio rivolto a me. Con questo piccolo linguaggio non verbale mi stavi dicendo di non farmi prendere dall'impulsività, di lasciarti fare senza dovermi sentire in colpa dopo per non essere intervenuto, che era tutto a posto. Girai leggermente la testa per posarti la bocca sull'orecchio, il mio naso affondava nei tuoi capelli mentre ti lasciavo un piccolo bacio; profumavano di ambra, o di zucchero di canna, insomma, di qualcosa di Girai leggermente la testa per posarti la bocca sull'orecchio, il mio naso affondava nei tuoi capelli mentre ti lasciavo un piccolo bacio; profumavano di ambra, o di zucchero di canna, insomma, di qualcosa di Girai leggermente la testa per posarti la bocca sull'orecchio, il mio naso affondava nei tuoi capelli mentre ti lasciavo un piccolo bacio; profumavano di ambra, o di zucchero di canna, insomma, di qualcosa didorato , pur essendo neri .Aprii davanti del tuo mantello facendo lo stesso con il tuo subito dopo, feci aderire i nostri corpi mentre piegavo le ginocchia abbassandomi il lento e scivolando contro di te. Non ti sei mosso mentre con le mani intercettavo il tuo sedere per rialzarmi con altrettanta calma sollevandoti in braccio, hai stretto le tue gambe con dolcezza intorno alla mia vita, la quale ultimamente si era fatta più magra, ma senza togliere le tue labbra dal punto del mio collo in cui le avevi posate. Sapevo che avevi ha notato la perdita mia di appetito nell'ultimo mese e che questo ti addolorava, durante alcune serate che doveva passare all'aperto seduto davanti al fuoco, mi avevi imboccato tu stesso con un amore sconfinato di parlarmi naturalmente, come se fosse tutto normale.

Ti tenni così non così per quanto, lasciando il mio naso a respirare nel profumo di oro dei tuoi capelli. Avere il tuo corpo tra le braccia mi metteva i brividi, non potevo farne a meno, forse il fatto che era l'ultima volta l'avrebbe resa ancora più bella. Mentre mi dirigevo all'interno di uno degli edifici diroccati che civano, non ti sei mosso, non hai spostato le labbra, non hai smesso di rassicurarmi con il tuo abbraccio e il respiro calmo. Una volta all'interno di quella stanza grigia, e con le finestre invase dall'edera a fungere da tende, lasciai solo la mano destra sotto al tuo sedere mentre con la sinistra ti sfilavo le scarpe ei pantaloni della divisa, abbassai anche i miei pantaloni qualche secondo più tardi. Ora il tuo respiro era accelerato, sentivo la tua erezione sullo stomaco, ti riafferrai le natiche, ora nude, con entrambe le mani godendo della loro forma. Ti avvinghiasti a me con forza. Mi unii a te senza pesarci un attimo, senza prepararti, quasi con la paura che tu potessi fuggire in qualsiasi istante. Sarebbe stato l'ultima volta, l'ultimo contatto tra nostra pelle e lo sapevamo entrambi. Mi comportavo quasi come se, diventando un unico corpo, avrei potuto tenerti per sempre con me. Ti sfuggì un gemito, ti avevo fatto male, tremavo, il tuo calore mi avvolgeva facendomi domandare se sarebbe stata l'ultima occasione in cui forse avresti permesso di volare. Ero consapevole che non ci sarebbe stato un domani, non esisteva un futuro. Ho grugnito forte, il tuo respiro fremeva pur rimanendo delicato. Staccasti il viso dal mio collo per guardarmi con quegli occhi languidi e lucidi. Non era possibile che quel corpo tra poco non ci sarebbe stato più, il mondo sarebbe stato privato di quello sguardo, nessuno si sarebbe più meravigliato di fronte ai tuoi capelli, nessuna persona sulla faccia della terra avrebbe più avuto ben presente cosa sia l'amore incondizionato verso gli altri, gli eroi che annullano se stessi per fare del bene. Sì, perché sapere tu non hai mai voluto far niente di tutto questo rimanendo sempre nell'ombra, ti infastidiva il clamore, il troppo chiasso, nessuno ha imparato da te. I nostri movimenti erano frenetici, quasi folli, fantastico scioccamente su cosa si sarebbe potuto vedere dall'esterno, dal momento che eravamo entrambi avvolti nei mantelli, immaginai solo una massa informa, scura e sussultante. Non ho mai saputo il motivo, ma questa immagine non propriamente graziosa, ebbe il potere di far salire la mia eccitazione alle stelle. Stringevo il tuo corpo flessuoso con forza come per trattenete la tua stessa vita, lasciasti andare di nuovo un lamento, forse ti stavo male facendo ero stato brutale come mai in vita mia. I miei denti di lacerarono in spontaneamente il collo, gocce di sangue hanno invaso la mia bocca mentre inclinavi indietro la testa. Ti leccai la piccola ferita come per chiederti scusa.

Tesoro mio, resta, ho bisogno di te!

Sì, ti gridai queste parole, sentii la mia voce come provenire da un estraneo, non commentasti questa frase, non ticò provoca alterazioni. Sasuke e la sua squadra mi avrebbe visto con i pantaloni macchiati, o forse potevo nascondere ancora tutto sotto il mantello, cosa importava? Siamo rimasti ancora stretti, ansimanti e sudati, non volevo lasciarti andare, ti ho baciato, questa volta con dolcezza, dovevo memorizzare bene il sapore delle tue labbra dal momento che ne possedevano uno ben definito; lo avevo sentito spesso su chi ha i capelli scuri, ma il tuo era decisamente più marcato e intenso di tutti gli altri. Le tue mani mi accarezzavano i capelli, sono scese sulla nuca, la stretta delle tue gambe si allentava per dirmi che è arrivato era il momento di lasciarti andare mentre il bacio sembrava voler continuare all'infinito. Il tuo respiro mi entrava nel naso, lo respiravo io a sua volta, era caldo e soffice. Volendo avrei potuto semplicemente stringerti un po' più forte per romperti tutte le ossa impedendoti di partire, bastava una gamba, sarebbe stato facile per me farlo, le tue membra, in confronto alle mie, erano come grissini, e tu ora avevi abbassato il tuo autocontrollo; mi accordavi ancora il massimo della fiducia abbandonandoti nelle mie mani, non avresti fatto in tempo a mettere in nessuna atto reazione.

Tuttavia ti lasciai scivolare a terra, mi hai guardato, quegli occhi gridavano un ringraziamento sconfinato, non sono state ancora inventate delle parole capaci di descrivere, certamente avevi percepito il tempo tutto il mio desiderio di non lasciarti andare. Hai fatto un passo indietro staccandoti da me rivestendoti e richiudendo il tuo mantello, ti sei voltato uscendo dalla casa senza dire una parola. Rimasi paralizzato, non ce l'ho fatta ad uscire per guardarti mentre andavi via, lo sguardo perso nel vuoto, immobile, con le mani lungo i fianchi, avevo l'impressione che il mio corpo fosse diventato sottile come foglio di carta, non sentivo più l'aria entrarmi nei polmoni. Molto probabilmente sarei svenuto se uno scalpiccio improvviso di piedi non mi avesse costretto a ridestarmi.

Erano almeno quattro persone, correvano velocissimi della mia direzione, ma per me era uno scherzo più di loro. Arrivai come un fulmine bloccandoli, erano tutti infagottati in un orrendo mantello totalmente nero, austero, più brutto del nostro; la ragazza dai lunghi capelli rossi era visibilmente intimorita, non so se dal mio aspetto o dalla mia comparsa improvvisa, entrambi probabilmente. Il tipo con la faccia da schiaffi ei capelli candidi fece una smorfia infastidita affermando di conoscermi anche se io sul momento non avevo la più pallida idea di chi potrebbe essere. Erano anni che non vedevo Sasuke, l'ultima volta era stata quando lo hai massacrato di botte prima che Jiraiya ci costringesse alla fuga; se allora ti assomigliava adesso eravate pressoché identici, sussultai accorgendomi di questo, mi nascosi un po' dentro il mantello per non far notare la mia espressione ai pivelli che avevo davanti, accorgendomi di aver preso il tuo vizio. Dissi loro che non avevo tempo da perdere con dei ragazzini e che la tua volontà era che io lasciassi passare solo Sasuke, avevo deciso di essere buono con loro, ma in caso insistito per seguire il tuo fratello non avrei esitato ad usare la forza. Sasuke mi superò con un balzo risparmiando all'istante mentre l'albino si presentava come Suigetsu facendo contemporaneamente apprezzamenti su Samehada. Sì, lo ricordavo vagamente, l'ultima volta che lo avevo visto era solo un bambino e adesso si permetteva di venire a sfidarmi per impadronirsi della mia arma; comunque, se avesse voluto divertirsi mi premurai di avvertirlo che per me non c'erano problemi. Quello spaccone provò a colpirmi diverse volte con la sua spada, a me bastavano pochi movimenti di polso per spaccare il selciato del viadotto solo con la punta di Samehada, non mi stavo impegnando per niente, la mia arma era talmente annoiata che nemmeno si sognava di uscire dalle bende. Gli altri due guardavano senza fare niente, non avevo mai visto una squadra più inutile e male assortita in vita mia, evidentemente Sasuke non era uno stratega esperto come te. Mentre lo sbruffone tornava alla carica, la mia pelle sensibile avvertì una vampata di calore improvvisa, era da lontano e io fui l'unico ad accorgermene. Sicuramente era l'effetto della tua Palla di Fuoco Suprema, nel profondo del mio speravo che fosse andato a segno ma sapevo che tu in quel momento stavi facendo esattamente come me: il tuo combattimento era solo una finta dal momento che avevi già deciso di perdere. Suigetsuva a colpirmi ancora in modo pa provatetico urlando, avrei potuto bloccare i suoi fendenti anche ad occhi chiusi. Nessuno di loro si accorse che il terreno fu percorso da una lieve scossa tellurica, anch'essa proveniente da lontano, seguita subito dopo da altro calore, più strano e del precedente, continuava ad aumentare di secondo in secondo, un odore di smaterializzazione intenso a colpire le mie sensibilissime narici.

Tutte queste sensazioni, che percepivo soltanto io, mi fecero distrarre a tal punto che Suigetsu stava quasi per colpirmi, questo gli fece nuovo coraggio per caricare altri colpi. Avevo sentito già quell'odore in precedenza, esattamente il giorno in cui Amaterasu ci consentì di scappare dalla pancia del rospo di Jiraiya, soltanto che adesso la stavi usando così a sproposito che la tua mossa migliore finito col non avere più senso, sembrava quasi che tu avessi perso la mira incenerendo tutto ciò che ti capitava davanti. Ammesso che tu avessi vinto il combattimento, di sicuro continuando in quel modo saresti finito col perdere completamente la vista.

Incosciente!.

Diverse nuvole temporalische si erano assembrate nel cielo probabilmente attirate dall'intenso calore. Quel novellino mi stava venendo veramente sui nervi, decisi che era arrivato il momento di farla finita, gli prosciugai tutto il Chackra con Samehada, solo che lui era talmente sprovveduto da non essersene neanche accorto, si muovere conto di non riuscire più a muoversi senza sapere che diavolo fosse successo. Gli spiegai ridendo la mossa che avevo fatto con il boato di un fulmine a farmi da sottofondo, stavolta fu talmente intenso che non me ne accorsi soltanto io. Il fumo, sia di fuoco che di pietra disintegrata, che si stava sprigionando ormai era visibile ad occhio nudo. Era chiaro che in quella dannata base stava succedendo di tutto, mi rendevo conto forse adesso per la prima volta, quanto fosse devastante uno scontro tra due possessori di Sharingan. Era arrivato momento il darci un taglio con mocciosi, Samehada era stata for queigiata per quei giochi seri e non certo per giocare, quanto a me... non ero nato per perdere la persona che amavo senza lottare.

Sparii dalla loro vista abbastanza veloce da non farli accorgere della direzione che avevo preso. Una frazione di secondo dopo stavo volando su quel mare verde di foglie che mi ero soffermato a osservare con te poche ore prima dal ciglio del viadotto crollato. L'angoscia mi attanagliava lo e il cuore mi andava a mille forse le mie gambe tre rallentando e mi sentii un fallito per, un solo secondo di ritardo potuto esserti fatale. Invece dirsi, il covo degli Uchiha sembrava diventare sempre più irraggiungibile, come nei peggiori incubi, quando non riesci ad avvicinarsi ad afferrare l'oggetto che ti serve perché è come se si allontanasse a ogni tentativo di allungare la mano, quasi come se lo sfondo stesso subisse una distorsione. Ormai si vedeva solo una colonna di fumo, il calore e la puzza di disintegrazione diventavano sempre più intensi, i miei sensi sopraffini ne erano saturi già da un po'. Entrai nella cortina di fumo, mi bruciavano gli occhi, dovetti usare le mie branchie per poter respirare anche un altro boato forse più potente di quello di prima, la terra tremò di nuovo sollevando nuvole di polvere. Ebbi un po' di difficoltà a capire dove si trova il rifugio dal momento che, nel tempo che trascorse da quando fui completamente accecato da terra ricomincia e smog a quandoi a qualcosa, il paesaggio era completamente cambiato. Pareva che la base fosse letteralmente esplosa, riuscivo solo a scorgere un cumulo informe di macerie circondato dalle tue fiamme nere, a peggiorare le cose ci si stava mettendo anche il vento che iniziava a sospinger ea propagare il fuoco. Il dubbio che erava morti entrambi in quell'inferno iniziate ad attanagliarmi, chissà se eravate finiti con l'uccidervi a vicenda. Dovevo sapere, di qualunque cosa si trattasse; vivere senza certezze mi sarebbe lacerato. Iniziai a scalare quella massa di detriti balzando da una pietra all'altra, pur non avendo ancora la più pallida idea di come avrei potuto fare per superare la barricata di fiamme nere. Il calore gigante era così intenso da far vibrare l'aria al punto di distorcere le immagini, il crepitio era assordante, lo paragonerei al rumore di unasca cascata, la mia pelle spessa e levigata cessa a emettere fiumi di sudore tanto da bagnarmi i vestiti, solo la disperazione mi stava impedendo di svenire. Mentre cercavo di trovare un varco la mia attenzione fu attirata da una gigantesca creatura umanoide circondato di fiamme arancioni, in guerriero con il suo scudo e la sua spada, fatto di pura energia. Lo vidi formarsi davanti ai miei occhi parte dallo scheletro fino ad arrivare all'armatura, mi lasciò a bocca aperta emettendo un grido di guerra inquietante, lo avvertii nonostante il frastuono continuo delle fiamme. Doveva essere questa l'arma di cui mi avevi parlato una volta, il Susanoo. Mi avevi spiegato che era un'abilità riservata ai possessori di Sharingan se in pochissimi lo può anche utilizzare ad utilizzarla, era necessario, infatti, avere Sharingan Ipnotico entrambi gli occhi, casi più che rari anche di cui facevi parti unici tu. Era un'estensione della volontà dell'utilizzatore e combatteva per lui. Mi avevi detto che la sua attivazione provocava un immenso dolore fisico, un bruciore, e un altissimo dispendio di energie, per questo non ti avevo mai visto farlo. Nello stato in cui eri sarebbe stato un suicidio, forse non potevo fare niente per impedirti di diventare cieco, ma per salvarti la vita forse ero ancora in tempo. Correvo spasmodicamente per trovare un punto in cui poter passare. Il Susanoo emise un lamento perdendo potenza e tornando alle fasi più basse, non avresti retto a lungo. Muovendomi affannosamente, sfiorai inavvertitamente un lembo delle fiamme nere, il terrore durò solo un attimo prima di accorgermi che non avevo sentito il minimo dolore e che anche loro erano attaccate su di me per disintegrarmi. Mi tornò alla mente un altro chiarimento che mi avevi fatto prima. In seguito all' episodio della pancia del rospo, spiegasti come Amaterasu può essere programmata dal suo utilizzatore a lavorare per obiettivi. Avrebbe potuto attivarsi autonomamente di fronte al bersaglio designato incontrato casualmente, oppure evitare una determinata persona o oggetto impostati in precedenza. Ecco spiegato tutto quanto, io ero tra quelli da schivare, forse lo avevi fatto temendo di farmi del male in volontariamente durante i nostri dover in coppia nel caso tu fossi stato costretto ad usare questa tecnica. Un ennesimo riguardo che avevi avuto nei miei confronti di cui non avevi mai messo al corrente. Era giunto il momento di sfruttarlo. Il Susanoo riprese gridando più agguerrito di prima, sapevo che ti stavi prosciugando la vita per fare questa mossa e che non dovevo perdere un secondo di più.

Grazie per aver pensato a tutto, amore mio.

Ho fatto appena in tempo a vedere Il Susanoo urlare di nuovo, stavolta come di dolore; un lamento straziante, prima di subito una rapida disattivazione. Ero ancora troppo lontano per intervenire, ti ho visto fare qualcosa a Sasuke il quale tremava di paura, per poi sbattere così goffamente la testa su quella pietra spaccata da non sembrare nemmeno tu, sempre così aggraziato e fine. Sei finito a terra altrettanto maldestramente atterrando sulle ginocchia e poi sulla schiena. Mi avvicinavo camminando velocemente sulla pietra rotta e sconnessa, pioveva a dirotto, incredibile come la mia mente si attaccasse a dei particolari insignificanti per non impazzire in quei momenti: notai che non avevi più addosso quel mantello che io detestavo tanto su di te, considerai che sarebbe stato un peccato, se tu fossi morto, che quel Susanoo così bello e tanto potente che avevo visto, sarebbe andato perso con te. Mi inginocchiai accanto a te con tale foga da farmi male atterrando sulla roccia. Sasuke era talmente in stato di shock da non avermi neanche notato, faceva paura con gli occhi strabuzzati, le pupille dilatate ei denti che gli battevano freneticamente, la maglietta strappata, cosparso ovunque di ferite e graffi. Intuii che il sangue che gli colava sulla faccia fosse tuo dal momento che non ferite in quel punto, un altro aveva dei particolari a cui si attacca la mia mente provata. Le sue gambe cedettero facendolo scivolare a terra accanto a te, aveva gli occhi aperti ma ero certo che fosse svenuto. Mi chiesi se per caso fosse finito con il bagnarsi i pantaloni. Mi inginocchiai accanto a te con tale foga da farmi male atterrando sulla roccia. Sasuke era talmente in stato di shock da non avermi neanche notato, faceva paura con gli occhi strabuzzati, le pupille dilatate ei denti che gli battevano freneticamente, la maglietta strappata, cosparso ovunque di ferite e graffi. Intuii che il sangue che gli colava sulla faccia fosse tuo dal momento che non ferite in quel punto, un altro aveva dei particolari a cui si attacca la mia mente provata. Le sue gambe cedettero facendolo scivolare a terra accanto a te, aveva gli occhi aperti ma ero certo che fosse svenuto. Mi chiesi se per caso fosse finito con il bagnarsi i pantaloni. Mi inginocchiai accanto a te con tale foga da farmi male atterrando sulla roccia. Sasuke era talmente in stato di shock da non avermi neanche notato, faceva paura con gli occhi strabuzzati, le pupille dilatate ei denti che gli battevano freneticamente, la maglietta strappata, cosparso ovunque di ferite e graffi. Intuii che il sangue che gli colava sulla faccia fosse tuo dal momento che non ferite in quel punto, un altro aveva dei particolari a cui si attacca la mia mente provata. Le sue gambe cedettero facendolo scivolare a terra accanto a te, aveva gli occhi aperti ma ero certo che fosse svenuto. Mi chiesi se per caso fosse finito con il bagnarsi i pantaloni. le pupille dilatate ei denti che gli battevano freneticamente, la maglietta strappata, cosparso ovunque di ferite e graffi. Intuii che il sangue che gli colava sulla faccia fosse tuo dal momento che non ferite in quel punto, un altro aveva dei particolari a cui si attacca la mia mente provata. Le sue gambe cedettero facendolo scivolare a terra accanto a te, aveva gli occhi aperti ma ero certo che fosse svenuto. Mi chiesi se per caso fosse finito con il bagnarsi i pantaloni. le pupille dilatate ei denti che gli battevano freneticamente, la maglietta strappata, cosparso ovunque di ferite e graffi. Intuii che il sangue che gli colava sulla faccia fosse tuo dal momento che non ferite in quel punto, un altro aveva dei particolari a cui si attacca la mia mente provata. Le sue gambe cedettero facendolo scivolare a terra accanto a te, aveva gli occhi aperti ma ero certo che fosse svenuto. Mi chiesi se per caso fosse finito con il bagnarsi i pantaloni.

Sto impazzendo!

se tu fossi stato in salute e avessi fatto sul serio in quella battaglia, probabilmente credo che a disintegrarsi non sarebbe stata solo la sua forse temporeggiando con quelle idiozie perché non avevo nessuna voglia di venire a scoprire che tu fossi morto. Dal viso sembrava, era letteralmente sfatto, perdevi sangue dalla bocca leggermente aperta e dall'occhio destro, altro sangue incrostato sulle mani e sulle braccia, la tua espressione si era congelata in una maschera di estrema sofferenza; dalla sporcizia che avevi addosso sembravi quasi tutt'uno con terreno. Tremavo di terrore, fui attanagliato dalla nausea ma dovevo sapere, ti alzai il busto, dovetti la tua testa con la spalla per non farla crollare all'indietro. Ti liberai il viso dai capelli incollati di terra e di sudore, avvicinai le mie labbra alle tue per capire se respiravi ancora. I tuoi occhi, rimasti mezzi aperti, erano completamente spesi e offuscati, riuscii a percepire un lieve rantolo. D'accordo, avrei dovuto fare a meno del tuo sguardo ma almeno eri vivo. Ti raccolsi da quella terra frantumata per portarti via senza starci a pensare due volte, sapevo che eri malato da tempo e che quel combattimento ti dato la botta finale, ma aveva una flebile speranza stata accesa in me finché ti sentissi respirare.

Mi hai riconosciuto, nonostante non avresti più potuto vedermi, mi chiedesti di fermarmi. Dovetti sedermi su una di quelle rocce schiantate Dio solo sa da cosa, nonostante tu ridotto solo a un cartoccio di vestiti sporchi e parevi avere più capelli che carne, sentii di non riuscire a reggerti a lungo sfinito dall'angoscia, dalla fatica e dal calore delle fiamme che avevo dovuto attraversare e che ancora ci circondavano. Avevo l'impressione che stessero prendendo potenza di minuto in un minuto in un minuto, ma il bollore intenso aveva se avesse avuto il potere di distruggere persinormi, mi tolsi Samehada schiena dalla schiena. Ti misi seduto sulle mie gambe e appoggiato al mio petto, ti baciavo la fronte dicendoti di resistere perché sapevo che eri forte e potevi farcela. Ero consapevole che non potevi vedere niente più, per questo ti massaggiavo con la mano che ti avevo passato dietro la schiena e le gambe con l'altra per farti sentire che c'ero. Biascasti il nome di tuo fratello, ti risposi con la verità, si era preso un bello spavento, al momento era svenuto dalla paura, ma stava bene. Ti dissi questo sorridendo, nonostante tu fossi morto così che i sorrisi si nella voce. Anche le tue labbra si sono incurvate, ti sei tranquillizzato, sicuramente eri soddisfatto per avere raggiunto il tuo obiettivo con Sasuke, o per il fatto che io fossi lì a stringerti, o magari entrambe le cose. Non ho mai compreso il motivo, ma in quel momento stranamente non mi veniva da piangere pur essendo consapevole che dopo aver visto quegli occhi distruttisi per sempre,

Mi hai accarezzato una guancia sporcandomela di sangue, dichiarando, con un filo di voce, che hai assolutamente bisogno che io ti volti una promessa. Mi sono piegato su di te per avvicinare l'orecchio alle tue labbra visto che facevi così tanta fatica. Hai aspirato l'aria con difficoltà prima di dirmi che dovevo Ti scossi un poco affermando che volevo che tu rimanessi. Hai tossito sputando altro sangue mentre io ti pregavo ancora di restare con me, avevo bisogno del mio mascalzone che mi facesse volare. Ora una lacrima mi rotolò lento sul viso, singhiozzai che non ce la facevo senza di te. Hai alzato ancora la mano, mi abbassai per permetterti di posarla sulla mia testa, era abbastanza debole che non riuscivo sentirla.

Avevi un affanno penoso, nonostante ciò riuscisti a dirmi le frasi più belle mai sentite in vita mia. Continuando ad accarezzarmi i capelli, mi pregasti di non avere mai paura di volare ora che avevo imparato a farlo, non mi sarebbe più il tuo appoggio, ora avevo tutti gli strumenti che mi servivano per essere felice ed abbandonarmi all'amore senza più avere freni. Avrei dovuto avere fiducia in me stesso come tu l'avevi sempre avuta in me. Mi eri grato per aver mantenuto la promessa che ti avevo fatto sul pontile, quella di averti fatto divertire, e anche di aver alleviato la tua solitudine e il dolore. Ti sei arrestato per rigurgitare altro sangue, ti ho stretto quella mano con cui non avevi mai smesso di accarezzarmi come se potessi trattenerti sulla terra, era fredda, ti rassicurai dicendoti che avrei rifatto ancora tutto esattamente come era stato. Mi ringraziano anche di aver fermato la squadra di Sasuke resistendo alla tentazione di venire subito lì con te, sapevi benissimo quanto mi era costato. Una lacrima ti scese piano dall'occhio sinistro, quello in cui non c'era sangue, ti sei scusato per essere stato duro con me e per avermi ignorato, tuttavia eri sicuro che io avessi sempre tutto compreso al di là delle apparenze.

Kisame, dal giorno in cui ti ho conosciuto, quello in cui mi accarezzavi mentre piangevo sotto le coperte, per me sei stato tutto. Ti amo.

Ti ho baciato non curandomi del sangue che ti usciva dalle labbra e ti colava sul collo e sul petto, hai lasciato il tuo ultimo respiro sulla mia faccia proprio nel momento in cui ti dicevo anche io che ti amavo. Il dubbio che tu non avessi fatto in tempo a sentirmi mi stritolò in una morsa. Ora la disperazione trattenuto in fondo allo stomaco ruppe gli occhi come un fiume impazzito dopo settimane di alne. Strinsi il tuo corpo affondando la faccia nel tuo petto ormai freddo, singhiozzavo senza freni, strepitavo, urlavo, tuttavia misuravo la mia forza, pensa, temevo ancora di farti male.

Sasuke ebbe un sussulto emettendo un gemito, si stava riprendendo, compresi che era arrivato il momento di lasciarti se non volevo farmi notare andare, ma ti confesso che poteva andare avanti all'infinito a piangere stringendoti. Mi alzai per posare il tuo corpo dove lo avevo trovato, te lo avevo promesso, mi premurai di sostenere la tua testa affinché rimanesse dritta. Nonostante ancora adesso io non abbia compreso il motivo di quella richiesta, lo feci, come sempre dovevi avere una ragione più che valida per aver preso questa decisione. Ti stesi delicatamente sulla roccia, come se tu potessi avvertire ancora delle sensazioni fisiche, accanto a tuo fratello che stava cadendo qualcosa di incomprensibile. Ti dedicai un ultimo sguardo, ti abbassai le palpebre accarezzando per l'ultima volta le tue bellissime ciglia. Ti tolsi e l'anello, provai ingenuamente a indossarli, ma la prima non possente a circondare il mio collo e non esisteva un mio dito che possa ospitare quel gioiello rosso. Li misi in tasca per avere comunque qualcosa di te, un piccolo baglio di quella fiamma che mi aveva conosciuto a volare. Recuperai Samehada e mi incamminai lento a chiedere il miei due giorni di vacanza, avevo bisogno che il dolore si impadronisse completamente del mio corpo e della mia mente, senza controllo.

"Itachi, esiste ancora una mia domanda che non ha avuto la sua risposta" il viso di Kisame era illuminato dai riflessi del mare, il placido borbottio dell'acqua, sotto il pontile di legno, faceva da colonna sonora a quella pace interiore che aveva finalmente raggiunto dopo averla tanto desiderata.

"Lo so, ma avevo poco tempo a disposizione, ti prego di perdonarmi" gli occhi di Itachi sembravano avere due anelli di luce al loro interno, il bagliore era sempre presente e costantemente invadendo ogni cosa "Innanzitutto ti ringrazio per aver mantenuto la promessa che mi avevi fatto pur non capendoci niente. I motivi per cui non ti ho permesso di portarmi via da quel posto sono due. Sei perfettamente consapevole cosa rischia chi possiede gli occhi speciali, è successo anche a Sasuke, molto prima che a me, la sua impulsività e la rabbia per la mia perdita lo hanno portato ad abusare dello Sharingan in pochi mesi; devi sapere che io e lui, durante il combattimento, non eravamo affatto soli, c'è stato qualcuno che ha guardato e registrato per tutto il tempo."

"Io non ho visto nessuno a parte te e Sasuke, pensavo di essere riuscito a fermarli quei pivelli, ti chiedo scusa se non ci sono riuscito, ma alla fine la mia apprensione per te mi ha spinto a raggiungerti, speravo ancora di poterti salvare" Kisame disse ciò abbassando lo sguardo sull'acqua, se anche avesse commesso l'ennesimo errore nei confronti di Itachi, ci teneva a fargli sapere che era stato in buona fede.

Itachi afferrò una manona sorridendo: "Tu non hai nessuna responsabilità, era là già da prima ben mimetizzato, ho potuto vedere solo io grazie allo Sharingan, avrei potuto incenerirlo in qualunque istante, tuttavia non l'ho fatto perché faceva parte del mio piano già previsto da tempo, si trattava di Zetsu."

"Zetsu era là e ha visto tutto? E dici che avevi bisogno di lui, i tuoi soliti misteri!" Kisame scosse la testa.

Itachi non poté fare a meno di ridere : "Ha anche memorizzato tutto prima di prendere il mio corpo. Avrai capito che i miei occhi adesso sono passati a Sasuke così come tutti i miei poteri. L'obiettivo, ma non meno importante, lo conoscerai a breve, servirà ancora il mio aiuto sulla terra per fermare Madara e il risveglio del Decacoda, ormai dovrebbe mancare poco."

"Cosa vorresti dire?" Kisame lo guardò tra il sorpreso e l'allarmato.

L'espressione di Itachi divenne dolce e comprensiva : "Useranno la tecnica della Resurrezione Impura per creare un esercito che ubbidisca ciecamente a Kabuto, discepolo di Orochimaru, a Obito e Zetsu, tra i resuscitati ci sarà anche Madara. Il mio compito sarà quello di sconfiggere Kabuto per costringerlo a rilasciare questa tecnica annienta tutti... me compreso. parlare con Naruto, vorrei che mi promettesse di stare vicino a Sasuke anche per impedirgli di farsi prendere dalla rabbia e di distruggere ciò per cui ho lottato, lui ancora non sa di avere l'occhio di Shisui dentro di se,può darsi anche che io debba usare contro me stesso per liberarmi da controllo di Kabuto."

Kisame lo guardò letteralmente esterrefatto: "Riesci ancora stupirmi con la tua intelligenza e la tua abilità a prevedere il futuro, non finirò mai dirmi come diavolo ci sei sempre riuscito, uno dei tanti motivi che spinto hanno me ad ammirarti e gli altri ad invidiarti ."

Itachi si fermò di colpo sentendosi girare la testa.

"Che ti prende?" Gli chiese Kisame vedendo la sua espressione cambiare come se avesse preso una pugnalata allo stomaco, l'uomo squalo gli afferrò le mani ma lui si accorse di non sentirle più.

"Sta iniziando..." Itachi si sente evanescente e in preda alle vertigini "mi stanno richiamando, Kisame, ti chiedo ancora di avere pazienza, sistemo ogni cosa e poi torno da te..."

Itachi sentì di avere sempre più difficoltà a formulare frasi, Kisame lo strinse in un abbraccio : "Non lasciarmi di nuovo!"

"Aspettami qui, Kisame, non muoverti, rimani sul nostro pontile, io... metto tutto a posto e torno, lo devo a Sasuke ea Naruto, lo devo a tutti e... lo avevo previsto, ecco perché quel giorno ti chiesi di lasciare il mio corpo alla base degli Uchiha, sarebbe servito loro il mio sangue per potermi richiamare, ma ancora non sanno di aver fatto il loro peggior errore, stanno per evocare colui che li fermerà. sentire svanire, non percepiva più le braccia del compagno che lo stringevano.

"Io non pensavo di rimanere ancora solo, ero felice perché avevo la sicurezza che da ora saremmo rimasti insieme per sempre" Kisame cercava di trattenerlo pur sapendo benissimo che il suo abbraccio non sarebbe bastato.

" Tra poco... le parti saranno invertite, tu seduto qui che mi aspetti e io che ti vengo incontro sparando stupidaggini, stavolta sono io farti una promessa... tra pochissimo" Itachi si sforzò di sorridere per tranquillizzare il compagno.

"E se... non dovessimo più ritrovarci? Oppure se tu non riuscissi ad annullare la tecnica?"

"Che testone che sei" Itachi gli appoggiò la testa su una spalla pur non avvertendola "Abbi un po' di fiducia in me, ho mai sbagliato in qualcosa? Questa sarà la mia ultima missione e poi sarò tutto per te"

" Stai attento, amore mio" Kisame cercò di baciarlo ma la sua immagine ormai era trasparente, ebbe l'impressione di posare le labbra direttamente sull'aria.

"Non preoccuparti, sarò indistruttibile... finché io lo vorrò, ti racconterò ogni cosa e magari... anche come se la passa Samehada, aspettami qui, dopo sarà per sempre"

"Ti amo, non posso stare senza di te, è per questo che ho raggiunto qui poco dopo il arrivo" Kisame non riuscire quasi più a vederlo.

"Lo so, infatti ti stavo aspettando. Ora stai volando, non avere più paura, nessuno potrà più dividerci ormai, solo un po' di pazienza, ti avevo già detto che dal giorno del mio reclutamento sei stato tutto per me?... scusa ma sono confuso... tra poco... aspettami qui... e poi sarà per sempre" le parole sembrarono svanire nell'aria.

Kisame alzò gli occhi nell'azzurro, non aveva mai visto un colore più intenso di quello e se ne stava accorgendo soltanto adesso. Sentiva una sensazione estrema di beatitudine scendergli dentro, si rese conto di avere imparato a volare senza essersene anche reso conto e senza bisogno di un aiuto continuo, gli venne da sorridere. Gli sembrò di udire ancora delle parole volteggiare nell'aria.

Lo vedi che sai volare? Hai sempre avuto questa capacità dentro di te, dovevi solo acquisire fiducia in te stesso. Un tra poco. Ti amo.