Candy era nervosa. Non sapeva come mai avesse maturato quella decisione così, di punto in bianco, ma la realtà era che ci era arrivata poco a poco e quella mattina era stata solo una conferma di quello che era il suo desiderio da molto, molto tempo.
Questa sera sarà la sera giusta. Non ho paura, so che lui mi guiderà e sarà attento con me. Non potrei immaginarmi con nessun altro.
Salì le scale una ad una, immaginando che la sua vita sarebbe cambiata radicalmente una volta varcata quella soglia. Gli insegnamenti delle sue madri, le rigide impostazione della società... a cosa le servivano quando l'unico che desiderasse era Albert? Da sempre, forse senza mai essersene accorta fino in fondo. Voleva legare la propria vita alla sua e pazienza se di lui sapeva poco o nulla: di certo, con la vita che faceva, sempre in giro per il mondo, non aveva una moglie che lo attendesse, né tantomeno dei figli, altrimenti non se ne sarebbe andato sino in Africa per inseguire i suoi sogni.
Sarebbe stata sua, solo sua, e Albert sarebbe diventato il suo uomo, nel bene e nel male. In ricchezza e in povertà. In salute e in malattia. Si sarebbe presa cura di lui come aveva sempre fatto con lei. Anche se non erano ancora sposati.
Albert aprì la porta prima ancora che lei bussasse o tirasse fuori le chiavi, confermandole che riconosceva sempre i suoi passi. "Bentornata, Candy. La cena è pronta".
E cominciò a tremare, rivolgendogli un sorriso nervoso. In realtà, l'intera cena non fu che uno scambio scarno di battute perlomeno da parte sua. Lui tentò di fare conversazione, ma quando si accorse che lei rispondeva a monosillabi, si accigliò: "Candy, che hai? Non ti senti bene forse?".
"Eh? No, no, tutto a posto... ehm... la tua cena era deliziosa come sempre. Credo... che andrò a lavarmi i denti adesso!". Davanti agli occhi azzurri di Albert, che la guardavano in maniera interrogativa, tutta la sua determinazione era sfumata come neve al sole e si ritrovò a fuggire da lui. Respirò a fondo, con le mani sul lavabo, e si lavò con cura i denti insultandosi mentalmente allo specchio.
Una camicia da notte. Devo cercare una camicia da notte che non sia castigata come le solite!
Corse in camera e si chinò su un cassetto, frugando con frenesia fino a trovarne una estiva. Forse avrebbe avuto freddo o forse l'avrebbe indossata per così poco tempo che non se ne sarebbe neanche accorta. Arrossì a quel pensiero e riavviandosi i capelli sciolti, andò in sala da pranzo, dove Albert stava sparecchiando. Vedendola, lasciò quasi cadere un piatto.
Bene, forse la camicia da notte comincia a fare effetto...
"Candy, ma non hai freddo con quella... camicia da notte così leggera?".
Lei alzò una spalla: "Un po', ma speravo che tu potessi scaldarmi". Non seppe dove trovò il coraggio di dirlo, ma lo disse. E le parve di sentire il rumore della gola di Albert mentre deglutiva.
"Sei... strana stasera", disse con voce roca.
Fece un passo verso di lei e Candy verso di lui. Non dissero altro e i loro corpi s'incontrarono in un abbraccio al centro della piccola sala, giusto a un passo dal tavolo. Candy protese il volto verso di lui e Albert le catturò le labbra: così, senza dire nulla, nel loro primo bacio che divenne da esitante ad affamato nel giro di brevi istanti, facendole girare la testa.
Di che sapevano le labbra di Albert? C'era il retrogusto dell'arrosto che aveva cucinato, le spezie, un sapore deciso che le arrivò ancora più netto quando la sua lingua cominciò ad accarezzarle la propria. L'accolse con un gemito soddisfatto, adorando quella novità assoluta subito dopo il suo primo, vero bacio, e lo emulò. Trasse così da Albert un sospiro appassionato e le sue mani parvero non averne mai abbastanza della sua schiena, salendo all'altezza delle scapole per scendere giù, ma mai oltre la vita.
E Candy desiderò di più, molto di più. Le proprie dita erano allacciate alla nuca di lui, ma non le bastò e iniziò a viaggiare su collo e spalle a sua volta. Fu in quel preciso momento che Albert si staccò: "Che succede, Candy?".
"Non... non ci stiamo baciando?", ansimò come lui.
E ricominciarono. Albert gemette nella sua bocca facendola impazzire di desiderio e cominciò a muoversi ritmicamente contro di lei fino a che Candy non sentì la solidità del muro dietro le spalle e un'altra, meno netta ma ben tangibile, appena sotto allo stomaco.
Si staccò, stupita e anche un po' spaventata, e Albert si allontanò di un passo: "Dobbiamo smetterla, Candy, questo non va bene".
"Non mi vuoi?", chiese, portando le mani al petto quasi a voler trattenere il cuore impazzito.
Gli occhi di lui divennero quasi torbidi per il desiderio e l'espressione che assunse non era neanche lontanamente simile a quella del suo vecchio amico Albert. Non somigliava nemmeno a quella di Terence quando era stato in procinto di baciarla. Era molto, molto più selvaggia.
"Tu non hai la più pallida idea di quanto io ti desideri, Candy. E non solo fisicamente, ma con tutta la mia anima e con tutto il mio cuore. Non so quando ho cominciato a innamorarmi di te, ma non potrò trattenere a lungo questo sentimenti se tu...".
"Non trattenerli, allora", rispose con veemenza. "Lasciali fluire come sto facendo io. Neanche io so come è successo, ma so che voglio essere tua. Per sempre".
Le lacrime le bruciarono gli occhi e il sorriso di Albert fu così spontaneo e sincero che giurò di vederle brillare anche nei suoi. In un passo era di nuovo agganciato a lei, come e più di prima, baciandola, passandole le mani ovunque arrivassero, senza più censure. E Candy ricambiò con gioioso abbandono, muovendo i piedi quando la costrinse a spostarsi sul divano, Albert cadde per primo e lei quasi finì a terra.
"Scusa", disse lui imbarazzato.
"Aspetta", fece lei ridacchiando nervosa. Si tirò su e gli sedette in grembo, strappandogli un lungo lamento che le fece desiderare solo un contatto maggiore. Senza pensare, spostò una gamba fino a che non fu a cavalcioni su di lui, che rimase seduto, e in quella posizione ebbe accesso al viso di Albert e al suo corpo senza quasi lasciare spazi vuoti. Il contatto tra loro era totale e Candy rovesciò la testa indietro sentendo la sua rigida fermezza contro di sé. Era quello che si provava a fare l'amore? Ebbene, lei non l'aveva mai fatto in vita sua, ma seppe che mentre Albert saliva con la mano sul suo seno e lo stringeva con un ringhio sommesso, lei sentì il bisogno di muovere i fianchi.
E quando li mosse quasi gridò.
"Candy", ansimò Albert in risposta, forse non aspettandosi che lei imparasse così in fretta. Avrebbe dovuto essere imbarazzata, vergognarsi oltre ogni dire, invece continuò a inseguire il proprio piacere fisico sulle gambe di Albert, strofinandosi contro di lui, assaporando le sue labbra, ondeggiando, insinuando le mani tra i suoi capelli d'oro fino a quando pensò che sarebbe semplicemente morta.
Tutto in lei pulsò all'improvviso e non seppe se dipendeva dal modo in cui la mano di lui era infine scesa sulla coscia, toccandola all'interno, a un soffio dalla biancheria intima; o dal bacio umido pieno di ansiti e gemiti che le stava regalando; o del contatto del proprio seno contro le dita dell'altra mano di Albert, che sembrava tormentarla senza pietà.
La sensazione fu devastante, elettrizzante, continua e potente, e invase il centro del suo corpo fino a giungere ovunque lui la toccasse e oltre.
Sospirò fuori controllo, cercando di normalizzare il battito cardiaco, discendendo molto lentamente da quella bolla di estasi che l'aveva colta all'improvviso e incontrò il volto arrossato di Albert che la guardava abbagliato. Il suo corpo, sotto di lei, era ancora teso, eppure lui sembrava felice.
E giunse infine, l'imbarazzo, che le fece nascondere il volto nel collo di Albert. Doveva dirgli che le dispiaceva di aver toccato vette inimmaginabili? Che se ne vergognava? "Ti amo", mormorò invece al suo orecchio e lui approfittò di quel momento per rovesciarla sotto di sé, riprendendo a baciarla.
"Ti amo anche io, Candy", disse quando si staccò per riprendere fiato e la sua mano vagò di nuovo sulla sua gamba, accendendola ancora, mentre tentava di non cadere dal divano col suo peso sopra di sé.
"Forse è meglio... Albert, andiamo di là. Staremo più comodi".
Lui si staccò un attimo per guardarla: "Candy, sei sicura? Se ti porto nel mio letto... poi non potremo tornare indietro".
"E chi ti ha detto che voglio tornare indietro? Ho detto che voglio essere tua e non è ancora successo".
Albert la baciò selvaggiamente separandosi quasi subito, la tirò in piedi e la prese in braccio: "Siamo quasi alla porta", le annunciò come se non se ne fosse accorta. "Varcata quella soglia il mio autocontrollo potrebbe svanire almeno per la prossima ora".
Candy rise: "Entriamo e basta. E attento allo stipite", lo avvisò.
La depose sul letto dove la adorò, tracciò ogni pollice del suo corpo con le mani e con la bocca, spogliandola nel processo. Nuda di fronte a lui, Candy comprese che quello che aveva sentito poc'anzi non era che il preludio a qualcosa di molto, molto più bello e completo. E lo guardò mentre si toglieva i propri vestiti, imprimendosi negli occhi il corpo scolpito, il petto ansimante, l'erezione possente che le indusse timore e curiosità.
Senza pensare, allungò una mano tremante e lui la bloccò per il polso, guardandola negli occhi. I cieli azzurri di Albert erano divorati dalle fiamme. Riprese a baciarla e a toccarla. A toccarla dove il suo bisogno era forte, umido e pulsante. Il bacio si ruppe nei propri gemiti e Albert la portò così vicina alla cima che lei ripeté il suo gesto di poco prima e infine lo afferrò, strinse le dita sulla sua fermezza e, senza che dovesse dire nulla, sentì Albert gemere forte ed entrare in lei di colpo.
Candy gridò e lui si ritirò di scatto.
"Oddio, scusami, io... perdonami, pensavo fossi pronta...". Albert era costernato e lei lo afferrò per la nuca.
"Lo pensavo anche io. Ma va tutto bene, sono già tua. Non smettere, ti prego".
Lui la scrutò per brevi istanti e stavolta entrò in lei più lentamente, traendo sospiri tremanti assieme a lei. Candy seppe allora, mentre i loro corpi erano in completo contatto e sudore e respiri erano mescolati, che il Paradiso era alle porte.
- § -
Entrare in Candy fu un'esperienza così intensa che Albert temette potesse terminare subito. Il ricordo del sogno di quella mattina lo aveva spinto quasi al limite. Ma il grido di lei lo fece ritrarre quasi inorridito: che diavolo aveva fatto? Sì, l'aveva preparata, adorata, donato involontariamente almeno una prima estasi, ma prendere la sua verginità in quel modo non era stato affatto corretto.
Sarebbe dovuto andare più piano, maledizione!
Invece lei lo invitò a continuare
sono già tua
e quando assecondò la sua richiesta, la fluidità con la quale s'immerse nel corpo di Candy lo fece gemere a lungo, lasciandolo senza respiro. Doveva darle di più, non poteva arrendersi ora. Però, oh!, era così difficile non lasciarsi andare al calore stretto e dolce mentre lo abbracciava, gli ripeteva che lo amava e cercava le sue labbra.
Baciarla mentre erano connessi così a fondo mandò all'aria ogni autocontrollo e Albert assecondò l'impulso di accelerare il ritmo.
"Ca...ndy". Voleva usare un tono di scuse, dirle che gli dispiaceva di non poter proprio attendere oltre, ma inaspettatamente, mentre stava per precipitare vide precipitare lei. Gridando il suo nome, inarcandosi, graffiandogli la schiena e facendolo capitolare in maniera tanto intensa che dovette stringere i denti per non gridare più di Candy.
Ne uscì un grugnito che era il ringhio di un leone che abbia finalmente conquistato la sua leonessa, bella e fiera, contrassegnandola come sua e sua soltanto. Inondando il suo essere con il proprio, lasciando in lei la prova tangibile e pulsante di un amore accecante.
Scosso dagli spasmi, si rese conto solo alla fine di cosa aveva fatto.
Spalancò gli occhi, guardandola: era rossa, spettinata, ansante e visibilmente soddisfatta. Sfinito, si poggiò su un gomito scivolando fuori di lei e si concesse un ultimo sospiro affannoso.
Le pose una mano sulla guancia e lei si voltò per sorridergli: "Temo... di non essere stato attento". Non era un timore, ma una certezza, tuttavia dirlo così gli diede la sciocca illusione che potesse spaventarla meno.
Negli occhi di Candy cadde la comprensione e il sorriso morì: "Oh...", fece mordendosi il labbro in un gesto così sensuale che pensò gli sarebbero bastati solo pochi minuti per desiderarla di nuovo. "Aspetta, fammi pensare". Strinse forte gli occhi e gli parve concentrata su qualcosa.
"A che pensi?", chiese divertito.
"Credo... beh, se non ho calcolato male, non dovrei essere nei giorni giusti", disse piano.
Albert aggrottò le sopracciglia, cercando di capire cosa volesse intendere. "Nel senso...?". Aveva una vaga idea, ma non sapeva affatto come gli fosse venuta in mente. Forse una reminiscenza degli studi che aveva fatto sugli animali e sugli uomini quando era in Africa? Così perlomeno gli avevano raccontato...
"Sì, sai... ci sono alcuni giorni del mese in cui una donna può più facilmente... concepire", spiegò senza riuscire a guardarlo. "Ce lo hanno spiegato a scuola di infermeria. Se i miei calcoli sono esatti forse non accadrà nulla".
Albert sospirò e si lasciò ricadere sul letto, maledicendo comunque la propria mancanza di controllo: "Va bene, ma non si ripeterà. Come stai?", le domandò guardandola di nuovo.
"Un po' indolenzita ma meravigliosamente bene. E tu?".
"Come te ma senza indolenzimento. Mi spiace".
"Dovrebbe dispiacerti per quello che hai detto", ribatté lei colpendolo su una spalla con un piccolo pugno.
"Che ho detto?".
"Che non si ripeterà".
Albert la guardò sbalordito e scoppiò a ridere: "Oh, Candy, intendevo che non si ripeterà una simile disattenzione. Sono pronto a ripetere l'esperienza con le dovute cautele tutte le volte che desideri", disse con un leggero inchino.
"Bene".
Rimasero così, a guardare il soffitto, e Albert si beò di quella sensazione di pienezza che lo pervase quando poté stringerla a sé nuda e con il sudore che si mescolava al proprio.
"Albert?".
"Mh?".
"Siamo... fidanzati adesso?".
Credeva gli avrebbe chiesto di potersi alzare per fare una doccia o qualcosa del genere, ma quella domanda lo spiazzò. Con gentilezza, impedendosi di riflettere sulle implicazioni, Albert le riavviò i capelli dalla fronte, seguendo solo ciò che gli dettava il cuore.
"No".
"Oh...". Candy parve delusa e abbassò il capo, guardando in basso.
"Ehi, lasciami finire", aggiunse tirandole su il mento con due dita. "Volevo dire che non siamo semplicemente fidanzati, ma molto di più. Siamo come marito e moglie".
Lei lasciò affiorare un sorriso che si affrettò a baciare, mentre gli occhi le diventavano lucidi. Albert non sapeva chi fosse, né aveva ricordi del suo passato se non quelli che gli aveva dato Candy. E lei era solo una ragazza che faceva l'infermiera.
Eppure, il loro destino si era definitivamente legato in quell'incontro appassionato a cui, lo seppe con chiarezza, ne sarebbero seguiti molti altri. Un giorno, quando avesse avuto abbastanza soldi, l'avrebbe sposata come si conveniva e nessuno li avrebbe più separati, né il passato, né il presente incerto.
Bastava desiderarlo e il futuro luminoso avrebbe avuto la dolcezza tangibile della pelle della sua Candy.
