APRI GLI OCCHI, IO SONO QUI

Pioveva su Washington, la pioggia portava l'umidità da cielo e l'asfalto alzava il caldo. Di certo il caldo, la pioggia e l'umidità non fermavano la popolazione. Parker girò nel parcheggio del MedStar Washington Hospital Center in cerca di un buco libero. Un posto valeva l'altro disponeva di un ombrello quindi non gli importava di bagnarsi la giacca nera o le scarpe. Occupò un posto qualsiasi dirigendosi verso l'entrata con passo audace. Salì al secondo piano preferendo le scale all'ascensore. L'ombrello bagnato sgocciolava a filo dei gradini. Giungendo al piano infilò l'ombrello nel portaombrelli in plastica rigida.

"Salve agente Parker come andiamo?"

"Non mi posso lamentare" rispose nell'umore giusto "Vi ho portato nuovi dolci è venerdì oggi" l'infermiera con un ampio sorriso ringraziò uscì dal bancone rotondo aggiornandolo sulle condizioni della paziente; con spirito balzante di vita lo rassicuro "Non dobbiamo cercare di vedere il lato negativo delle cose ma quello positivo". Quello che disse era vero ma però l'animo suo era spezzato e fragile vulnerabile a qualsiasi attacco. Prese un bel respiro entrando nella stanza scostò le tende per permettere alla luce del giorno di entrare, il rumore della pioggia dava un tocco rilassante all'atmosfera triste. "Anche oggi piove su Washington ma il caldo e l'umidità non migliorano le temperature ….. manchi a tutti noi in ufficio. Ti va di continuare il libro?" posò finalmente lo sguardo su Jessica distesa a letto ormai da un mese in coma farmacologico. Con una carezza dolce sfiorò il viso pallido da farmaci salutandola con un bacio di puro sentimento.

Avvicinò la sedia dalla seduta rigida al capezzale di Jessica "Allora quando vuoi iniziamo il capitolo"sfiorò con le dita la scritta del libro sul frontespizio in rilievo dal titolo "The Thorn Birds" aprì una fessura tra la pagina e il segnalibro scorrendo il dito sulla facciata aperta "Siamo arrivati al punto in cui Padre Ralph si reca a Roma per diventare Vescovo e Meggie sposa Luke O'neill" con voce profonda incominciò a leggere nella speranza che percepisse sul serio la sua presenza vicina.

PS: Ho scelto il libro di The Thorn Birds per prima cosa perché è uno dei miei libri preferiti e soprattutto perché alla maggior parte delle ragazze/donne amano le storie d'amore.

Trovava assurdo la situazione la donna che amava e che rispettava era indifesa e viva grazie alle macchine da un mese senza sapere se mai si fosse risvegliata. Senza di lei la vita perdeva di significato; i medici non sapevano se si sarebbe mai risvegliata. Sobbalzava tutte le volte che un muscolo si muoveva ma in realtà era un caso normale nei pazienti comatosi. Passava più tempo accanto a lei che nemmeno in ufficio passandoci anche la notte qualche volta. L'infermiera del piano concedeva maggior tempo a Parker rispetto agli altri visitatori; le faceva pena vederlo ogni mattina ogni pomeriggio ed ogni sera passare del tempo con Jessica "Agente Parker ora devo chiederle di lasciare la stanza" con rammarico annui mettendo il segno alla pagina e salutò Jessica.

Di ritorno all'NCIS ormai abitudine cerchiava la data sul calendario per segnare un nuovo giorno di coma. "Nessuna novità capo?"chiese McGee con tono basso "No, è stazionaria, non migliora e non peggiora". Si sedette alla scrivania trasportandosi con la mente altrove fingendo di lavorare sul caso incorso da giorni; tutti attorno a lui ripetevano la solita solfa ossia che deve andare avanti, concentrarsi sul presente e che quanto successo non fu colpa sua.

UN MESE PRIMA

Esplose uno screzio tra i due. Jessica non volle ascoltare altro lasciando la casa di lui. Cercò di fermarla ma lei si mise sulla difensiva disse che sentiva il bisogno di dover stare da sola, raccolse la borsa lasciandolo solo.

La mattina dopo si diresse da sola al lavoro senza la compagnia di Parker. Incappò in una donna aiutandola a raggiungere i giocattoli a terra gettati a terra dal bimbo euforico.

Le sorrise ringraziando Jessica per la pazienza. Vide un flash "A terra" gridò fece da scudo sulla donna prendendo lei il proiettile. Sparò dei colpi senza colpire l'aggressore. La squadra nel mentre impegnata sulla scena del crimine attendevano la collega in ritardo. Parker si portò in disparte provando ancora a chiamarla. La voce che rispose al telefono non apparteneva a Jessica ma ad una infermiera dell'ospedale. Parker sbiancò non riuscendo a realizzare la situazione. Riagganciò il telefono sentendosi quasi mancare "Capo tutto bene?"

McGee gli si avvicinò "Era l'ospedale per dirmi che Jessica è stata colpita da un proiettile. È in sala operatoria in questo momento".

"Capo vai da lei noi finiamo qui"

"Sei sicuro?"

"Ma certo". Si sentì rassicurato e decise di correre da lei. In sala operatoria l'equipe medica dava il massimo per salvarle la vita "Suturare" disse il primario di chirurgia, il monitor lampeggiò segnalò un picco di emorragia "Aspirare il sangue" con le pinze recuperarono il proiettile ma un frammento rimase all'interno "Dobbiamo richiudere o la perderemo".

Come vide il chirurgo vestito in verde balzò in piedi "Ci manca un frammento di proiettile da estrarre intanto che rimane fermo può dirsi fuori pericolo" spiegò il chirurgo La posso vedere?" Annuì chiedendo di non affaticarla.

La vide stesa sul lettino esausta, le prese la mano stringendola "Alden! Non sei più arrabbiato"

"Ora non conta. L'importante che tu ti riprenda" gli occhi lucidi arrossati lacrimavano intensamente "Non piangere io sono qui" parlava a fatica e tono basso ma l'importante era che Parker fosse li con lei. Sulla soglia della camera il resto della squadra aspettava il turno per entrare. In pochi secondi il corpo di lei collassava "Che ti succede? Infermiera"

I suoni sul monitor non erano affatto buoni "Si allontani adesso" l'equipe medica circondò il letto riportandola subito in sala operatoria.

Il problema derivava dal pezzo di proiettile nel corpo, scalava con velocità i polmoni "divaricatore" il medico passò lo strumento al chirurgo "prendiamo il residuo del proiettile" si adoperò subito per estrarlo; le complicanze non tardarono il corpo segnalava problemi, gli organi collassavano ed il frammento si nascondeva dietro i polmoni eseguendo manovre rischiose per estrarlo "emorragia"

"Accidenti!" Ordinò ai sottoposti di continuare lo stesso per salvarla a tutti costi "Dottore non sappiamo se sopravvivrà, ci sono lacerazioni, se si risveglierà ….. " la interruppe"Conosco i rischi" fece qualche calcolo decidendo di prendere il frammento e tenerla in coma.

Parker ricevette una seconda batosta non voleva perderla per niente. Il padre di Jessica era stato avvisato e con il primo volo sarebbe arrivato prima.

PRESENTE

Un uomo distinto, alto, di mezza età seduto sulla panchina in legno se ne stava tranquillo in attesa di Parker. Accanto a lui una cartella gialla in cartoncino. Il tempo grigio non dava segni di peggioramento ma le nuvole minacciavano di piovere. "Cos'hai per me?" Rispose Parker sedendosi al fianco libero sulla sinistra "Tieni, è quello che mi hai chiesto" sfogliò i documenti fissando il brutto ceffo in foto "Sembra cun cencioso ma il suo lavoro lo sa fare molto bene"

"Una spia?"

"Chiamalo come vuoi, ma è un ottima risorsa, non usa mai lo stesso nome due volte, a case sparse in tutto il paese, conosce tutti i dialetti. Quel tipo sa mimetizzarsi. Il Suo vero nome è Mike Millard". Se per il suo contatto quel uomo era un genio per Parker era solo un assassino. Leggeva ogni riga attentamente "Che intendi fare? …. Anzi non lo voglio sapere"

"Dove lo trovo?"

"Ti consiglio di rintracciare il suo telefono" lasciò il numero prima di lasciarlo come se nulla fosse.

Il cencioso lavorava per la CIA. Un vero camaleonte. Il file riportarono una missione andata male in Cecenia, il quale a causa dell'operazione finita male la moglie di Mike Millard perse la vita; così passò a cercare vendetta. Il capo della squadra inviata fu ritenuto da Millard il responsabile dell'accaduto.

La donna che salvò Jessica non era altro che la moglie del capo squadra nascosta presso una casa protetta. Parker voleva giustizia anche se una parte di lui bramava vendetta, gli occhi pieni di rabbia e di odio. Non voleva coinvolgere la squadra e far tutto da solo sa sarebbe successo qualcosa avrebbe preso lui la responsabilità.

Rintracciò il telefono, lo localizzò in un locale del centro, una di quelle vecchie birrerie con i tavoli da biliardo nascosti dalle luci soffuse. A viso basso entrò nel locale spingendo la pesante porta in legno; l'odore forte di chiuso misto ad alcolici e cibi cotti affollava la sala "Una birra" si sedette al bancone sullo sgabello rotondo in legno. seduto apposta vicino al suo uomo tenendo libero uno sgabello nel mezzo "Sei un uomo difficile da rintracciare sai?" portò la birra alla bocca mandando giù un sorso "Non sapevo che mi cercavi". Non sembrava aver bisogno di compagnia, non poteva permettersi di lasciarselo scappare. "Un bel guaio la Cecenia" con quella parola ebbe l'attenzione di quel uomo "Che cos'hai detto?"

"Hai sentito" rispose Parker con tono pungente "Tu credi di sapere tutto?" infastidito pagò il drink lasciando i soldi sul bancone appiccicoso "Aspetta dove te ne vai?"

"Lontano da te!".

Pagò la birra anche Parker correndoli dietro "Fermo ho detto! Tu sei Mike Millard. Lavori per la CIA!" aspettò che si voltasse prima di continuare; sapeva di correre rischi ma non gli importava "So che perdesti tua moglie in Cecenia per una missione condotta dalla CIA che fallì". La mano scivolò sul calcio della glock, per diversi secondi pensò di mettere un dito sul grilletto e sparare ma la sua razionalità gli impedì di farlo cercando solo un dialogo "Sono dell'NCIS e sono qui per arrestarti, hai sparato ad un mio collega e questo gesto non può restare impunito". Non fu intenzionato nel collaborare con l'NCIS, afferrò l'arma con la canna contro Parker. Mostrò i palmi parlando con calma "Lo so che vuoi obbligarmi a sparare ma non lo farò. Voglio solo che paghi per quello che hai fatto ad uno dei miei".

"Sei innamorato, lo vedo dai tuoi occhi. Lo ero anche io con mia moglie". Mentì a Millard, doveva finire tutto al più presto per non far morire nessuno. Disse che i suoi uomini lo avevano in pugno indicando le loro posizioni.

"Che vogliamo fare?" si guardò attorno a se arrendendosi. Consegnò l'arma. Si inginocchiò con le mani dietro la testa. Parker lo ammanettò portandolo all'NCIS dove avrebbe ottenuto una confessione scritta.

Fece i calcoli troppo in fretta però. Agenti dichiarati di appartenere alla CIA prelevarono Millard. Vance non si dimostrava d'accordo ma fu costretto a lasciarlo andare. "E' della CIA e da questo momento ce ne occupiamo noi"

"Cosa? Un momento! Hanno sparato ad un mio agente. Chi mi dice che poi non lo lascerete libero?"

"Nessuno agente Parker!". Non ebbe alcuna risposta illuminante.

"Agente Parker! Non possiamo fare altro" discese dalla scalinata "Ha chiuso il caso. Ha trovato Mike Millard sono fiero di lei" gli si avvicinò scrutandolo con aria seria e profonda, con espressione fredda "Ma se agirai alle mie spalle lasciando la squadra allo scuro te ne pentirai".

Non ci fece gran che caso a ciò che gli riferì, la cosa fondamentale era di rivedere Jessica ridere. La fortuna arrivò; la chiamata dell'ospedale comunicava buone notizie riguardo a Jessica. Lo vedeva con i suoi occhi Jessica stava meglio, fragile ma stava bene "Jessica!" la prima cosa che fece era di baciare le sue labbra "Mi sei mancata!"

"Nick mi ha detto che tutti i giorni mi sei stato accanto"

"Era mio dovere farlo" rispose con gli occhi umidi di lacrime.

"Riuscirai mai a sopportarmi? Ti ho ferito e mi dispiace" rispose con la voce ancora debole e gli occhi stanchi "Certo e voglio farti una proposta". Tirò fuori dalla giacca il cofanetto "Mi vuoi sposare?".

Tra sommessi singhiozzi accettò la proposta. Parker infilò l'anello col diamante sul anulare esile donando la sua bocca.