Kisame aveva passato tutta la notte in bagno con la faccia dentro il water a vomitarsi anche l'anima. Quel mascalzone di Itachi aveva usato lo Sharingan Ipnotico contro di lui, suo amico e compagno di missioni da una vita, pur di farsi una scappatella con Naruto. Non era solo questo, se il loro rapporto fosse stato ridotto solo a una mera collaborazione lavorativa e di combattimento lui ora non sarebbe stato davanti a quel water, ma piuttosto a godersi il meritato riposo nel suo letto. Sì perché di cercare Itachi non gli sarebbe mai nemmeno passato per la testa. In quel caso ognuno sarebbe stato libero di farsi le avventure che più desiderava senza nemmeno bisogno di dire all'altro dove e con chi era diretto. Se fosse stato un mero rapporto di lavoro quando stavano in pausa ognuno si sarebbe dimenticato automaticamente che l'altro stava al mondo. Se fossero stati semplicemente colleghi tenuti insieme con la forza da degli ordini impartiti da qualcun altro, lui non si sarebbe preoccupato tanto e continuamente del corpo fragile di Itachi e della sua salute precaria, dal momento che, se fosse morto, sarebbe bastato semplicemente rimpiazzarlo con qualche altro disertore o delinquente qualsiasi per far continuare la squadra da dove era rimasta. Tutto questo si racchiude in quella parola che non ci siamo mai detti. Che io non ti ho detto dal momento che tu sei lontano mille miglia anche solo dal volermi un minimo di bene. Questa volta Itachi era stato veramente un vigliacco. Sarebbe bastato dirlo chiaramente che lui provava dei sentimenti nei confronti di Naruto mentre Kisame era solo un ripiego contro la solitudine o per avere semplicemente un tetto sulla testa. L'uomo squalo qualcosa forse aveva intuito, tuttavia quell'uomo era talmente silenzioso e freddo che capire cosa gli passasse dentro quella testa risultava pressoché impossibile. Io la amo quella testaccia dura, mi fa pena vedere come la nascondi in quell'orrendo mantello, non sai che sforzi immani devo fare per impedire alle mie mani di accarezzarla. Eppure con gli anni Kisame era riuscito a capire che Itachi era come un bellissimo cristallo nascosto dentro una grotta tremendamente buia, stava lì con il timore di mostrarsi troppo e di essere ammirato; tuttavia raramente lasciava che qualche piccola particella di luce lo colpisse mandando di tanto in tanto qualche meraviglioso bagliore. Erano dei piccoli sprazzi, un gesto, un sospiro, qualcosa che sfuggiva per errore a quegli occhi neri come la notte e intrisi di dolore, un piccolo accenno di sorriso, la ricerca d'affetto che esplodeva come un grido silenzioso dal suo sguardo. Kisame aveva imparato a cogliere tutto questo, per lui erano le cose più preziose che aveva mai avuto nella vita. Aveva anche imparato a capire i momenti in cui mancava poco che stramazzasse al suolo in preda ai suoi malori devastanti. Itachi un cuore buono e gentile lo aveva e la sua anima era straziata da una profonda sofferenza e lui, come tutti ormai, sapeva da cosa era stato causato. Come fai a reggere tutto questo dolore da solo? Se tu mi avessi aperto il tuo cuore avrei potuto provare a lenire in poco il tuo strazio. Ho fatto sempre di tutto per essere il tuo sostegno, se sono stato manchevole in qualcosa è stato solo perché il tuo silenzio mi ha impedito di mettermi sulla giusta direzione. Sei un mascalzone ma non ce la faccio a non amarti. Per questo, nonostante tutto, era sempre rimasto al suo fianco accettando qualunque conseguenza e qualsiasi mortificazione . Ce l'aveva fatta a rimettersi in piedi, la testa gli pulsava e sentiva la terra ondeggiargli sotto i piedi, non riusciva a ricordarsi chiaramente come fosse tornato a casa. L'ultima immagine nitida che aveva registrato era Itachi che lo chiamava mentre lui stava combattendo con Naruto; quel biondino insolente si era nascosto e lui lo stata cercando. Non era da lui interrompere una battaglia prima di aver annientato l'avversario, ma Itachi aveva espresso il desiderio di tornare a casa con lui, stava malissimo, non si reggeva in piedi e Kisame era veramente preoccupato, anche se non lo dava a vedere. Tante volte gli era balenata in mente l'idea che Itachi potesse morire realizzando immediatamente che lui lo avrebbe seguito a breve distanza di tempo non riuscendo a sopravvivere senza di lui. Naruto è stato una vita senza di te, ma per me significherebbe morire di crepacuore. Si prendeva cura sperando che potesse guarire anche se era sempre più convinto che il suo fisico era stato debilitato più che altro da quella sofferenza che si portava dentro da anni. Quella di Itachi era stata una scusa per ottenere il contatto visivo, che vigliacco! Subito dopo aver guardato il suo amico aveva avuto l'impressione di stare incatenato a terra, completamente nudo, in una stanza con le pareti di metallo, poteva vedere dei pannelli rettangolari tenuti insieme da giganteschi bulloni, erano roventi, Kisame poteva sentire il calore infernale che emanavano cuocere la sua pelle blu che, anche se spessa, era estremamente sensibile. Subito dopo, come se fosse solo uno spettatore che sta guardando un film, la sua mente gli mostrava un meccanismo costituito da grosse ruote dentate di legno e cinghie di corda che si metteva in moto scricchiolando con sinistri rumori medievali. Subito dopo ritornava in sé, ancora spiaccicato dalle catene su quel pavimento con i movimenti quasi del tutto impediti, poteva solo flettere in poco i gomiti. Lo hai studiato ad arte questo, vero razza di mascalzone? Hai voluto darmi una piccola illusione di poter spezzare le catene per farmi agitare ancora di più nel tentativo di farlo. Lo sapevi benissimo che mi sarebbe venuto d'istinto.Il soffitto della stanza rovente, dopo che quel meccanismo sinistro si era messo in moto, iniziava a scendere lentamente su di lui. Kisame si fermava ad osservarlo, era come se anche questa sua inerzia fosse stata prevista dal terribile Tsukuyomi in cui era prigioniero, in effetti gli ci volle un po' prima di capire che quel soffitto era costellato di gigantesche punte, anche loro di metallo. Man mano che le punte si avvicinavano si rendeva conto che erano incandescenti e rosse, probabilmente vicine al punto di fusione, l'aria vibrava per l'effetto del calore. Un terrore che non aveva mai provato in vita sua si impadroniva di lui, Kisame iniziava a urlare cercando di spezzare le catene che lo trattenevano di schiena a terra esattamente come Itachi aveva previsto. Kisame nel profondo della sua mente, già sapeva che era tutto inutile, lo aveva capito dal principio vedendo in che modo erano messe le catene, tuttavia i suoi istinti arcaici erano talmente potenti da non poterli padroneggiare. Di solito lo mettevano in salvo facendolo agire tempestivamente nelle situazioni difficili, ma Itachi sapeva sempre colpire nei punti deboli qualunque persona. Sei intelligente, lo sei sempre stato, non ti sfugge mai niente… Le punte scendevano con inesorabile lentezza fino a lacerargli la carne. Il dolore gli devastava il cervello e l'anima, ma la estenuante attesa era stata peggiore del bruciore stesso. Il fumo generato dalla sua stessa pelle che ardeva con un inquietante sfrigolio gli oscurava la vista facendogli lacrimare gli occhi e feriva le sue sensibilissime narici con un puzza nauseabonda. Itachi, questo sfrigolio e questo puzzo micidiale li hai inventati tu o la mia pelle farebbe davvero questo bruciando viva? Tuttavia la consapevolezza che tutto ciò non fosse reale gli consentiva di non perdere completamente la ragione. Le punte rimanevano relativamente poco conficcate nella sua carne, subito dopo la scena si ripeteva da capo in un loop micidiale: meccanismo che parte e punte che scendono fino ad infilzarlo, e così via...all'infinito fino a perdere la cognizione del tempo. Kisame, non capendo come, aveva iniziato a sentire in modo ovattato e frammentato il fresco della notte sulla pelle in contrasto con quel calore infernale, comprese al volo che questo derivava dal luogo dove in realtà si trovava il suo corpo. Seguire quella sensazione era l'unica soluzione per uscire da quell'incubo il prima possibile. Costrinse la sua mente a seguire quelle flebili percezioni piuttosto che le immagini imposte dallo Tsukuyomi, fu uno sforzo immane all'inizio perché i piccoli frammenti di fresco andavano e venivano, gli sfuggivano e lui doveva rincorrerli per non perderli completamente. Lentamente iniziarono a permanere un po' più a lungo facendosi un poco più ampi, più lunghi come la risacca delle onde quando il mare è placido e calmo. La distanza tra un un'onda e l'altra si faceva sempre più breve e lui iniziò ad avvertire non solo il fresco della notte, ma anche i fili d'erba sotto le sue dita, strinse le mani per afferrarli e questo lo fece essere presente ancora di più nella realtà e meno nello Tsukuyomi. Seguì il frinire dei grilli per sostituirlo a quel sinistro scricchiolio di ruote dentate di legno e di funi in tensione, le stelle apparirono sopra di lui cancellando quel soffitto di punte incandescenti. Ne era uscito grazie alle sue sole forzo. Non aveva idea di quanto tempo fosse passato, probabilmente molto poco, le illusioni di Itachi potevano uccidere in soli tre minuti. Si voltò nella direzione in cui lo aveva visto dirigersi in compagnia di Naruto nel momento in cui era giunto, comunque ora non avrebbe avuto la forza di alzarsi per tentare il loro inseguimento. Accidenti a te, Itachi! Già il fatto che ti ero venuto a cercare avrebbe dovuto farti capire che a te ci tengo, adesso, per quando mi riguarda puoi cuocere nel tuo brodo. Due lacrime scesero lente dai suoi occhi tondeggianti e argentati, non aveva mai pianto per nessuno in tutta la sua vita.
Con la mente annebbiata e barcollante, era riuscito a capire la direzione per tornare verso casa verso casa . Nonostante stesse tutt'altro che bene, reduce da quella tremenda tortura, Kisame non poteva fare a meno di pensare al modo in cui Itachi gli aveva posato la testa sulla spalla dopo che lui lo aveva preso in braccio nel desiderio di riportarlo a casa essendosi reso conto che non si reggeva in piedi. Non è un gesto da niente questo, Itachi, lo hai fatto poche volte in vita tua, anzi, forse mai. Eppure lì lo hai fatto davanti al biondino che ti piace tanto. A me non sfugge niente anche se tu mi hai sempre considerato uno sprovveduto.
Uscito dal bagno, si chiese se per caso avesse scaricato nel water anche le viscere. Si stese sul letto in preda al delirio, le sue onde cerebrali erano ancora notevolmente disturbate, non riusciva a tenere ferme le sue gambe possenti e muscolose che si contorcevano in preda a violentissimi crampi. Gli balenò il pensiero di Samehada e il dubbio di averla dimenticata nel bosco ma, anche se fosse, non era certo in pericolo, avrebbe lacerato le mani di chiunque avesse provato ad impugnarla, sarebbe tornato a prenderla.
"Samehada…"
Kisame si lamentava forte agitandosi a ansimando.
"Itachi... Itachi mio!"
Allungava la mano sinistra cercando quel corpo candido che di solito giaceva accanto a lui, ma trovava soltanto il vuoto e le lenzuola impregnate del suo sudore.
Alla fine riuscì ad addormentarsi anche se era una sonno febbrile, costellato di incubi, di punte roventi, di dolore, di occhi neri e di rabbia. Lui era innamorato di quegli occhi che gli avevano inflitto tanto dolore, ma non riusciva a dimenticarlo quel sentimento, era ormai radicato nel suo cuore da anni. Dalla prima volta in cui li ho visti quegli occhi, e da quel giorno ho compreso anche il dolore che gridando silenziosamente.
Fu svegliato dalla luce del sole, i suoi occhi da squalo erano molto acuti come anche tutti gli altri suoi sensi, per questo non sopportavano nessuna sorgente luminosa artificiale. La sua casa era infatti illuminata da torce a cui Itachi aveva conferito il potere di ardere all'infinito. Ti ricordi come ero felice quando tu facesti questo per me? Dove è finito adesso tutto questo? Forse non c'è mai stato…
Si accorse di essere affamato, decise di alzarsi per mettere qualcosa sotto i denti dal momento che per lui la situazione diventava pericolosa se non si nutriva tempestivamente, gli improvvisi cali di zuccheri lo avevano condotto sull'orlo dello svenimento svariate volte. Da giovane, quando ancora non aveva imparato bene a gestirsi, era giunto fino al momento in cui la vista si appannava e il sangue pareva fluire via dal corpo iniziando dalle mani, era poi stramazzato al suolo pochi secondi dopo. Questo era uno di quegli aspetti della sua vita condizionati dai suoi geni da squalo, il suo corpo imponente e statuario non poteva sopportare la mancanza di cibo a lungo. Itachi, tu invece mangi solo pochi bocconi al giorno…
Una lama di dolore gli trafisse il cuore.Dove sei, Itachi? Perché nonostante io cerchi di fare tutto per te non riesci ad amarmi?Sperava che non fosse per colpa del suo aspetto. Era innamorato di Naruto probabilmente da tutta la vita, questo si era aggiunto sicuramente a tutto il fardello di sofferenza che si era sempre trascinato dietro tutto da solo. Kisame sentì un'ondata di rabbia investirlo violentemente, si era sempre fatto in quattro per Itachi e invece lui, alla prima occasione, era scappato con quell'insulso biondino. Ma tu lo sai che io non aspetto altro che il tuo ritorno.
