Kisame depose Itachi delicatamente sul letto come se fosse un prezioso cristallo, l'uomo squalo, nonostante tutto, non poteva impedirsi di avere cura della cosa a cui teneva di più nella vita.Sei l'unico gioiello che io abbia mai avuto, se ami Naruto non posso farci niente, ma non ti perderò senza lottare, lo sai come sono fatto, penso che tutti gli anni trascorsi fianco a fianco ti abbiano permesso di conoscermi bene. Kisame sospirò nell'illusione di far uscire in quel modo tutte le angosce e i dubbi che lo angustiavano dal suo grosso corpo. Liberò con cura il viso del moro dai capelli ancora umidi, Itachi si era inumidito le labbra vellutate con un lieve movimento della lingua, l'uomo squalo aveva preso come scusa il fatto di volergli tamponare di nuovo i lunghi capelli per accarezzarlo ancora, non sembrava possibile che quelle mani così grandi e forti potessero essere tanto delicate quando voleva. Le sue grandi dita scesero a sfiorarli la guancia magra e scavata, seguirono la linea perfetta del mento. Misurare la mia immensa forza richiede un sacco di concentrazione, lo faccio solo con te. La sua poderosa erezione si stava svegliando ancora, se i sentimenti che nutriva nei confronti di Itachi non fossero stati un profondo amore e rispetto gli sarebbe saltato addosso senza alcun riguardo per possederlo sfogando solo le sue ardenti voglie, tuttavia l'apprensione per il suo dolore sia fisico che dell'anima riuscivano a frenare anche i suoi potenti istinti carnali. Se non è amore questo cos'altro potrebbe essere? Non mi sono mai comportato così con nessuno in vita mia. Si sedette anche lui sul letto iniziando a massaggiare quei piedi bianchi dalle unghie curate e colorate di viola come quelle delle mani. Vedendo che Itachi chiuse gli occhi per godersi il momento, Kisame si sentì felice e sorrise, nonostante si sentisse scavare dentro da mille coltelli. Dai piedi passò ai polpacci, sempre con grande delicatezza, Itachi lo lasciava fare, la sua volontà ora non faceva per niente presa sui suoi muscoli.

Forse nella sua testa c'è Naruto, mi accusa di trattarlo da pupazzo ma a volte ho l'impressione che tratti me da schiavo.

Ma quel rude squalo gli voleva troppo bene per lasciarlo perdere.

Itachi sembrava essersi addormentato, la testa era piegata da un lato, la bocca leggermente aperta, respirava piano; Kisame decise di lasciarlo riposare visto che decisamente non stava bene, gli tolse di dosso l'accappatoio lasciandolo completamente nudo per poi coprirlo con cura, premendogli con cautela le lenzuola sul petto. Sarebbe stato ore a guardare quelle lunghe ciglia abbassate e quel respiro calmo, tuttavia decise di cenare visto che la fame stava mettendo a dura prova sia la sua testa che il suo fisico. Questo problema lo aveva fatto fermare diverse volte durante le lunghe marce a cui erano costretti lui e Itachi in missione. Nei casi più gravi era stato il moro a muoversi per procurarli qualcosa da mettere sotto i denti prima che si sentisse male sul serio, il suo corpo era grande e grosso ma non aveva un filo di grasso che potesse sostenerlo in caso di fame prolungata. Mandi dei messaggi contrastanti, Itachi, in momenti come quelli hai dimostrato di tenerci a me, lo vedevo dalla dolcezza che avevi negli occhi ma che cercavi di nascondere come sempre, eppure eri innamorato di Naruto. Sei sempre stato un enigma impossibile dal capire.Mentre si gustava una vassoiata bistecche, cibo che non piaceva per niente a Itachi, Kisame ripensò alla prima volta in cui il moro era venuto a casa sua. L'uomo squalo aveva fatto dei grandissimi sacrifici per farsi quella piccola casetta nascosta in mezzo al bosco, per sicurezza nessuno conosceva la sua esatta ubicazione, nemmeno lo stesso Pain, ma per Itachi, come sempre aveva fatto un'eccezione. Erano stati messi in coppia da Akatsuki e, dato che Itachi era un ricercato e non sapeva dove andare, Kisame non se la sentì di lasciarlo in mezzo alla strada solo e con il pericolo che l'indomani non avrebbe più potuto vederlo. Il moro era consapevole di essere l'unico ad avere avuto il privilegio non solo di sapere dove si trovasse la casa di Kisame, ma anche di poterci abitare. Itachi, il primo giorno, stava in cucina a preparare la cena per entrambi mentre Kisame imprecava per accendere il camino, purtroppo non era mai stato molto esperto quando si trattava di accendere un falò. Alla fine decise di chiamare il suo amico, Itachi arrivò con la sua solita calma e, con un soffio lieve fece ardere la legna... e anche il suo cuore. Kisame si era sciolto come burro in quelle fiamme, sia in quelle che i suoi occhi argentati vedevano sia in quelle che avvolgevano il suo cuore. Si era avvicinato a Itachi guardandolo intensamente, quegli occhi neri di pura ossidiana parvero risucchiarlo, lo baciò, la sua lingua si fece strada prepotentemente tra quelle labbra vellutate da cui Kisame succhiava quel profumo inebriante che tutti gli scuri di capelli hanno ma che su Itachi sembrava essere il doppio più intenso. Le grosse mani di quella sfumatura così strana e rara di blu carta zucchero avevano afferrato i glutei piccoli ma sodi del moro, Kisame si era caricato quel corpo sottile e flessuoso sulle braccia possenti continuando a baciarlo. Itachi si lasciava divorare, si donò facendosi prendere sul divano di pelle nera senza la minima resistenza, Kisame non era mai stato così felice in vita sua. C'era anche Naruto lì con noi in quel momento, non è vero?Ne avevano passate di tutti i colori insieme, condiviso dolori e difficoltà, freddo, fatica e mancanza di cibo. Kisame aveva sempre avuto occhi solo per Itachi in quei momenti e invece egli probabilmente pensava a Naruto. Era stato sempre così schivo e misterioso che lo squalo non si era accorto di nulla, nemmeno che i suoi problemi di salute fossero arrivati a questo punto.

Senza rendersene conto, Kisame si era scolato due bottiglie di vino rosso una di seguito all'altra. Forse così facendo aveva sperato di mandare giù meglio i bocconi amari che gli erano giunti all'improvviso nell'ultimo giorno. In affetti l'alcol aveva attutito un poco il dolore, si alzò barcollando e si diresse verso la stanza da letto lasciando la cucina come disastrata da un uragano.

Itachi era sempre nella stessa posizione di poco prima, dormiva sul serio, allora, quell'uomo era talmente impenetrabile che lo squalo aveva ormai dei dubbi anche sulle più semplici azioni. Kisame si stese sotto alle coperte con lui infilando la faccia tra i suoi capelli morbidi e lisci come quelli di nessun altro. Non potè fare a meno di iniziare ad aspirare avidamente il loro profumo con le sue sensibilissime narici.

Itachi fu svegliato nel cuore della notte da qualcuno che stava respirando forte con il naso tra i suoi capelli, ancora mezzo addormentato e sognante vide le iridi azzurre e il sorriso di Naruto. Aveva notato già in gioventù di come il sonno allontanasse il dolore dal cuore. Una sensazione di beatitudine che ogni giorno durava pochi secondi, scompariva nello stesso istante in cui apriva gli occhi per risprofondarlo violentemente nello strazio che si portava dietro da anni.

"Naruto..." biascicò ancora nel dormiveglia.

La persona che aveva la faccia immersa nei suoi capelli sobbalzò fermandosi un attimo, poi riprese a respirare forte mentre due mani voluttuose gli scioglievano la coda iniziando a scavare nella massa corvina così frementi da strappare e fargli male. Improvvisamente gli venne in mente di essere tornato da Kisame, non doveva essere molto cosciente quando lo aveva messo a letto, d'altronde ultimamente era stato costretto ad aumentare le dosi delle sue medicine finendo in preda agli effetti collaterali di una estrema sonnolenza, ragione per cui lo squalo era riuscito a colpirlo duramente cogliendolo alla sprovvista. Kisame non sapeva niente di queste pillole che ingoiava ormai da anni, fino ad ora era riuscito a tenerglielo nascosto. Caricare di ulteriori preoccupazioni quel compagno fedele e che gli voleva bene non sarebbe servito a niente, già doveva subire le tremende conseguenze dei suoi sentimenti verso Naruto. Tra poco non sarò più di intralcio a nessuno.Gli arrivava un tanfo di alcol tremendo, il suo amico doveva aver esagerato come al solito.Mi dispiace, hai dovuto alleviare il dolore che ti ho dato.Kisame smise di colpo di occuparsi dei capelli iniziando a baciare il suo collo candido e fine, Itachi non si mosse per far credere all'altro di stare ancora dormendo. Lo voltò sul fianco sinistro, gli era bastato un piccolo movimento delle grosse mani per sollevarlo. Le labbra bollenti e carnose di Kisame gli baciavano la schiena, la sua mano destra, agguantandolo dal linguine, aveva attaccato il suo corpo a quella pelle blu spessa, liscia e levigata. Gli afferrò saldamente i fianchi stretti iniziando a leccargli i glutei con la sua enorme lingua bagnata, mordicchiava sforzandosi di non ferirlo con le sue zanne appuntite, Itachi rimaneva ancora immobile fingendo di non essersi accorto di niente, tuttavia lasciò sfuggire un piccolo sospiro sentendo il fiato bollente dell'altro sulla pelle candida. Kisame gli infilò la faccia in mezzo alle natiche, spingeva, leccava apertamente la sua fessura bagnandolo tutto di saliva scivolosa. Baciò e succhiò la sua tenera apertura. Itachi sentiva il calore salirgli dal collo, quel fare istintivo gli piaceva, si domandò se si trattasse di amore o se si trovasse semplicemente in preda agli istinti della carne,È possibile amare due persone allo stesso tempo? Forse sì quando sono molto diverse.Amore è aspettarsi per anni senza essersi mai sfiorati con un dito impedendo al tempo di rendere evanescente il viso della persona amata. Ma è anche qualcuno che si prende cura di te in modo incondizionato e rispetta il tuo carattere anche se in contrasto con il suo. Naruto era stato certamente una cosa diversa da quella che accadeva con Kisame, tuttavia era evidente che lui rappresentava la vita per entrambi. Kisame, tu hai il tuo modo di amare, Naruto il suo, non ne esiste uno giusto e uno sbagliato. Il respiro di Itachi si fece veloce, la sua eccitazione evidente, Kisame se ne accorse e lo voltò di scatto con le sue robuste mani, iniziò a leccare il suo sesso irrigidito usando la lingua come un pennello respirando forte con le narici dilatate, la sensazione del suo fiato sulla pelle aumentava il piacere; a ogni passata Itachi aveva un sussulto.

"Kisame…" ansimava quasi singhiozzando.

Itachi insinuò una mano tra i duri e spessi capelli a spazzola del compagno, la lingua enorme e calda di Kisame insisteva ritmicamente sul suo punto più sensibile come se ci fosse della panna da leccare via. Si era steso a pancia in giù tra le sue gambe slanciate con i glutei del moro posati alla base del collo. Itachi aveva iniziato a seguire istintivamente i movimenti cadenzati della lingua di Kisame con il suo bacino mentre l'alto gli stringeva le natiche riempiendosene le grosse mani. Itachi gemeva con la mente annebbiata dal piacere, ormai al limite, lo lasciò andare in faccia al compagno. Forse Kisame non se lo aspettava così all'improvviso, continuò a lavorare di lingua finché non ebbe raccolto tutto, poi riemerse dalle coperte: "Ma allora ti piace eh, mascalzone? Dimmi un po', Naruto lo sa fare questo?"

Itachi non disse niente, lo fissava ansimante con i capelli davanti alla faccia e gli occhi lucidi. Tracce perlacee del suo piacere spiccavano sulle sue guance blu mentre lui raccoglieva ancora con la lingua le ultime gocce che gli erano rimaste sulle labbra.

"Ora tocca a me, tesoro"

Kisame afferrò saldamente gli stretti fianchi del moro. Itachi avvertiva sempre che cercava di controllare la sua forza fisica per timore di fargli male, era una cosa che aveva sempre fatto dal principio e solamente nei suoi confronti; lo voltò entrando dentro di lui con il suo sesso enorme.

Itachi gemette forte, Kisame gli aveva fatto un po' male, l'uomo squalo se ne accorse subito fermandosi un istante a baciarlo sul collo. Il senso di colpa attagliò forte lo stomaco del moro, alla fine quel burbero gli voleva bene, lo dimostrava in mille modi, anche da come lo toccava preoccupandosi di essere delicato, erano diversi, lui e Naruto, ma due persone di cui aveva entrambe terribilmente bisogno. Si sentiva vulnerabile ora che si era accorto che la sua vita ormai era giunta alla fine, i dolori al petto sempre più forti, la debolezza, la vista molto annebbiata, presto Kisame e Naruto si sarebbero liberati di lui, non era necessario far soffrire uno dei due prendendo per forza una decisione. Kisame lo teneva serrato in un abbraccio molto dolce che contrastava con i colpi decisi con cui si faceva strada nella sua carne tenera e tanto desiderata, mentre ansimava nei suoi lunghi capelli neri. Itachi sapeva far sentire la sua mancanza trasformando poche ore di assenza in tremende voragini che riducevano l'anima a brandelli come sapeva fare Samehada con i corpi dei nemici. Kisame lo inondò di liquido caldo mentre mandava dei forti gemiti di piacere assoluto. Si era reso conto di avergli fatto male entrando, per questo leccò e baciò ancora la sua apertura per lenire il dolore, poi lo abbracciò teneramente, la sua voce si era addolcita: "Sei molto dimagrito, io qui sento solo un mucchietto di ossa, domani mi prometti che mangiamo qualcosa insieme?"

Itachi, si girò verso di lui per guardarlo negli occhi, gli accarezzò i capelli, gli baciò la fronte rude, ma dalla pelle liscia e gommosa come aveva sul resto del corpo, accennò un sorriso: "Promesso"

Non voleva farlo soffrire per il poco tempo che gli restava, non lo meritava.

"Ora dormiamo un po', ne abbiamo bisogno entrambi" disse Kisame liberando quel viso pallido dai capelli. Si addormentarono con le fronti attaccate, ognuno respirando il respiro dell'altro.

L'indomani, svegliandosi, Kisame si accorse di essere solo nel letto. Si alzò di scatto trafitto dal terrore,Itachi, dove sei, mi hai abbandonato ancora? Abbiamo fatto davvero l'amore o ero vittima di un'altra delle tue micidiali illusioni? L'uomo squalo sentì le sue gambe muscolose all'inverosimile diventare molli e tremanti. Si ricordò appena in tempo di essere completamente nudo quindi infilò una canottiera grigia e dei boxer per uscire in fretta dalla stanza.Mi preoccupo di quello che indosso, la speranza che tu sia ancora con me, in questa casa, nonostante tutto non mi abbandona. Affacciandosi nelsalotto tirò un sospiro di sollievo scorgendo la spada sottile di Itachi ancora accanto a Samehada. Un odore delizioso di crostata investì il suo naso sensibile pochi secondi dopo, un dolce che lui adorava. Un sorriso scoprì i suoi denti triangolari, grandi e taglienti, mentre si dirigeva in cucina. Gli sembrava di volare dalla gioia. Trovò Itachi di spalle che stava apparecchiando la tavola, non solo aveva sistemato il disastro che aveva fatto lui la sera prima, ma gli aveva anche preparato il suo dolce preferito. Kisame non aveva potuto fare a meno di notare come ultimamente dormisse poco e sparisse spesso in bagno per diversi minuti credendo che lui non lo vedesse. Itachi indossava una maglia smanicata nera molto aderente con il collo alto e pantaloni dello stesso colore di cotone elasticizzato, un abbigliamento molto semplice che il suo corpo perfetto aveva avuto il potere di trasformare in qualcosa di straordinario. Il tatuaggio che aveva sulla spalla sinistra, eredità del suo passato da ANBU, lo rendeva ancora più attraente. Si era finalmente rimesso uno dei suoi elastici rossi che spiccava nei capelli corvini, d'altronde quella cosa orrenda che gli aveva dato Naruto, Kisame si era affrettato a buttarla via. Il suo codino, molto lungo in quel periodo, era di una tonalità diversa di nero differente da quella della maglia, lucente e polveroso.Lo squalo lo fissava incantato, le movenze aggraziate, le braccia candide. Kisame si avvicinò silenzioso, gli scansò con una mano la lunga coda nera per baciarlo sulla nuca, poi lo abbracciò dicendogli dolcemente all'orecchio: "Siediti ora, faccio io"

Itachi non fece obiezioni, Kisame si mise dei guanti e tolse la crostata dal forno notando che non era perfetta come sempre, il suo amico stavolta era andato un po' storto del disegno. Sospirò di rassegnazione e pena conoscendo il motivo di questo.

"Ti adoro, Itachi, lo vuoi un dolcino?" Kisame cercava di tentarlo per fargli mangiare qualcosa tirando in ballo le cose che più gli piacevano.

Itachi accennò un sorriso e Kisame gli mise davanti un piattino con due spiedini di dango, preparò anche un tè alla ciliegia per entrambi mettendo di nascosto un sacco di zucchero nella tazza dell'amico, ultimamente lo vedeva spesso in preda alla sonnolenza, chiudeva gli occhi anche stando in piedi e lui non capiva il motivo.Kisame, Naruto, io sono tutta la vostra vita, lo vedo e so di non meritarlo. Dovette sforzarsi per impedire alle lacrime di scendere ancora, nella fase finale della sua vita si era accorto come quelle emozioni represse da sempre, avessero preso a scalpitare come cavalli impazziti sempre più impossibili da tenere a bada, era anche per questo che era andato a cercare Naruto.

Kisame si sedette iniziando a divorare letteralmente la sua crostata sopraffatto dalla gioia, tagliava dei grossi pezzi con un coltello e poi li faceva sparire in bocca con due morsi: "Sei favoloso, sai sempre cosa mi piace!"

Itachi mangiava con grazia i suoi dolcetti per la felicità di Kisame preoccupato che non si nutrisse abbastanza. Aveva iniziato da quelli rosa, Kisame lo aveva previsto, erano i suoi preferiti, conosceva ogni suo più piccolo dettaglio. Si era sporcato le labbra di glassa, Kisame, trovando la cosa irresistibile, si allungò sul tavolo per ripulirlo con un bacio. Itachi, sia pur lentamente, aveva finito tutto ciò che Kisame gli aveva offerto.

"Così mi piaci, vedrai che ora ti sentirai meglio" Kisame gli sorrise.

"Grazie, Kisame, ora vado ad allenarmi. Le chiamate di Pain arrivano sempre all'improvviso e dobbiamo tenerci pronti, sai alla fine… ho deciso che se rivedrò Naruto sarà esclusivamente per portare a termine la nostra missione di catturarlo."

"Vuoi che vengo con te?"

"No grazie, fai pure la tua manutenzione a Samehada"

Aveva bisogno di non averlo intorno per un po', di liberarsi la mente e non pensare né a lui né a Naruto.

Itachi si alzò ma, mentre si avviava a prendere i suoi kunai, inciampò maldestramente nel piccolo tavolo davanti al divano, si rimise subito in piedi rotolando sul pavimento.

"Che ti prende? Fai attenzione!" Kisame era davvero sorpreso.

"Lo hai spostato per caso, Kisame?"

"Non saprei, e se anche fosse?"

"No, niente." Itachi prese i suoi kunai affrettandosi ad uscire.

Kisame iniziò a prendersi cura di Samehada seduto sul grosso divano di pelle nera. Si stava occupando del meccanismo tritura mani situato nell'impugnatura della sua spadona, doveva essere sempre efficiente affinché scattasse al tocco di qualche estraneo, per questo andava smontato, controllato e oliato spesso. Tuttavia non poté fare a meno di ripensare alla scena vista poco prima che Itachi uscisse, a quanto pare non ci vedeva quasi più. Stava rimontando l'impugnatura di Samehada con un grosso cacciavite quando prese la decisione di andare a vedere cosa stesse combinando Itachi; aveva intuito la volontà del suo amico di stare da solo, ma anche stavolta la preoccupazione nei suoi confronti ebbe il sopravvento. Non sei in condizioni di sottoporti a intense sessioni di allenamento, dovresti riposarti, peccato che tu sia sempre il solito testone!Si diresse nel punto in cui di solito si esercitavano entrambi non molto lontano da casa avevano disseminato la radura di bersagli e manichini, altro lavoro che avevano fatto insieme, come una coppia. Si portò anche Samehada, non si sa mai, si sentiva come se fosse quasi nudo senza di lei.

Si fermò a distanza, per il momento aveva deciso di non farsi vedere. Forse non mi vedresti nemmeno ad un metro di distanza. L'uomo squalo era attagliato dall'amarezza.

Decise di avvicinarsi di più, guardava Itachi volteggiare nell'aria, i capelli neri al vento, ultimamente li teneva molto lunghi, se doveva essere sincero non lo aveva mai visto tagliarli da quando lo conosceva, con quello smanicato nero aderente era ancora più bello, un angelo moro.

Almeno a vedere da lì sembrava avere ancora l'agilità che lo aveva sempre contraddistinto, leggero e silenzioso, sembrava fatto di luce e di vento. Itachi mancò due dei bersagli, colpì gli altri anche se non al centro, uno dei kunai sfiorò la guancia di Kisame che sobbalzò sorpreso e spaventato, la situazione era più grave di come pensava e la cosa che era più difficile da accettare era che probabilmente aveva dato un duro colpo alla sua vista usando lo Sharingan contro di lui pur di andarsene con Naruto.Lo ami a tal punto quel biondino? Ho sempre intuito che non hai mai avuto intenzione di catturarlo sul serio, già anni fa. Avresti mai fatto una cosa del genere per stare con me? Qualunque cosa io faccia per te non basta mai. Io ti amo da morire, mascalzone, sei il mio tesoro, la mia vita.

Itachi si voltò nella sua direzione per capire che fine avesse fatto il kunai, si schermava gli occhi contro il sole, non riuscì a scorgere il suo amico sebbene fosse molto vicino. Il moro si riavviò i capelli da davanti al viso con una mano poi chiuse gli occhi rimanendo a prendersi l'aria fresca sulla faccia, appariva moto turbato. Kisame decise di uscire allo scoperto facendo finta di essere arrivato in quel momento: "Itachi, che ne dici se andiamo a farci una bevuta stasera? È da tanto che non usciamo."

"Va bene, tra poco arrivo" Itachi era veramente pallido, Kisame notò che gli tremavano le mani.

"Rimani vestito così, stai veramente bene"

"Come vuoi, Kisame"

La voce di Itachi era dolce, ma Kisame aveva l'impressione lo assecondasse in tutto solo per mantenerlo tranquillo. Che ti è successo mentre stavi qui? Sei sconvolto, lo vedo.