Una volta e mai più

Fanfiction sulla serie Netflix Castlevania. Seguito di Déjà vu.

Alucard si abbatté contro l'alto schienale della sedia. Le immagini che lo specchio magico gli aveva rimandato dalla Stiria erano sconfortanti. Dalla fucina del castello di Carmilla e delle sue sorelle, uscivano creature mostruose, pronte per una guerra. Allora, era davvero come temeva: le signore della Stiria volevano approfittare del vuoto di potere lasciato dalla morte di suo padre Dracula per annettersi i territori a sud-est. Quella proposta di matrimonio fattagli da Carmilla circa un mese e mezzo prima era dunque stata una specie di ultimatum. O l'unificazione pacifica o quella violenta. Lei non si sarebbe fermata davanti ad alcunché.

Il tutto stava avvenendo in circostanze particolarmente poco propizie ad Alucard. Trevor e Sypha erano lontani; la Valacchia era ancora percorsa dalle creature infernali sguinzagliate a suo tempo da Dracula; e – proprio a causa di queste – il giovane signore si trovava a dover proteggere il villaggio di Daneşti. D'accordo con Greta, la capovillaggio, aveva accolto gli abitanti presso il castello. Lì, sarebbero stati più sicuri contro gli attacchi di demoni allo sbando. Per Alucard – ormai solitario e misantropo – era stato traumatico dover affrontare di colpo le dinamiche della vita in comune. Ma non sarebbe stato da lui ignorare un grido d'aiuto. In fondo, se era giunto a sacrificare il padre, l'aveva fatto per salvare quelle vite. Non avrebbe accettato di rendere vano uno dei suoi più grandi dolori.

Per giunta, non poteva dire di essersi trovato peggio di prima. Aveva rimosso i corpi ormai putrefatti dei traditori esposti davanti al portone; aveva smesso di ubriacarsi; aveva ripreso a curare il proprio aspetto. Soprattutto Greta apprezzava quel mutamento. E Alucard apprezzava lei.

Un attacco dalla Stiria avrebbe totalmente compromesso quell'equilibrio in fieri.

Un tenue baluginio dallo scrittoio distrasse il dhampyr. Capì che si era attivato uno dei tanti artefatti magici a sua disposizione: la penna con pergamena in grado di inviare e ricevere messaggi a distanza. Qualcuno gli stava scrivendo. Si alzò e andò a vedere. Le prime parole che si erano formate sulla pelle di pecora gli fermarono il respiro.

Carmilla di Stiria saluta Alucard di Valacchia.

Dominando l'ansia, attese il resto del messaggio.

Abbiamo appreso con piacere che il vostro morale si è risollevato, dai tempi del nostro ultimo incontro. Vediamo anche che avete abbracciato con più convinzione il vostro ruolo e i vostri doveri di signore. Dati i vostri felici cambiamenti, osiamo sperare che riconsidererete la nostra proposta sotto un'altra luce. Vi invitiamo pertanto a trascorrere alcuni giorni con noi in Stiria. Sarete il nostro onoratissimo ospite e avrete modo di trattare agevolmente con noi. Il vostro specchio magico eliminerà l'inconveniente della distanza.

In attesa di una vostra risposta, vi porgiamo i nostri ossequi.

Alucard esitò un poco. Non si domandò neppure come avesse fatto Carmilla a informarsi così bene sul suo conto: sapeva che lei possedeva uno specchio magico uguale al suo, per vedere da lontano e per viaggiarvi attraverso. Come c'era da aspettarsi, lo spionaggio era stato reciproco.

Il castellano non aveva alcuna voglia di abbandonare gli abitanti di Daneşti in un momento tanto delicato. Men che meno lo allettava l'idea di allontanarsi da Greta. Ma opporre un altro rifiuto a Carmilla avrebbe voluto dire scatenare una guerra immediata, a quel punto.

Col cuore in gola, comandò alla penna di scrivere:

Alucard di Valacchia saluta Carmilla di Stiria.

Vi ringraziamo del vostro cortese invito, che accogliamo senza remore. Mi recherò immediatamente da voi, nel momento che mi segnalerete come più opportuno. Vi chiedo solo il tempo di organizzare la difesa del castello e di dettare alcune disposizioni a colei che farà le mie veci durante la mia assenza.

Nell'attesa di rivedervi, porgo i miei omaggi a voi e alle vostre sorelle.

Lo sguardo di Carmilla planava sulle cime della Stiria, bagnate dalla luna. Era uno spettacolo reso ancor più severo e sublime dalla notte. Alucard si chiese cos'avrebbe provato Carmilla, se – come lui – avesse potuto contemplare quel paesaggio anche alla luce del sole. Probabilmente, nulla: non sembravano poter attecchire sentimenti, in lei.

Sui merli, soffiava una brezza gentile che carezzava gli ondulati capelli di Alucard e la veste leggera di Carmilla. Nella riservatezza del castello, la donna aveva preferito un abito vaporoso, con maniche ampie come ali. Soprattutto, la scollatura e gli spacchi laterali lasciavano più respiro al suo corpo. L'ospite si sforzava di non fissare i nivei seni e le gambe marmoree che baluginavano fra i lembi rosso sangue.

Quella silenziosa contemplazione concludeva la prima notte di Alucard in Stiria. Era stato accolto con gran cortesia; aveva conosciuto le sorelle di Carmilla: la massiccia e stoica Striga, l'elegante Morana, la deliziosa Lenore. Ma quello che l'aveva colpito era stato il volto già noto a fianco di quest'ultima: quel giovane pallido, con le guance ombreggiate da capelli biondo cenere e gli occhi celesti vuoti di qualsiasi gioia. Hector, già Mastro Fabbro alla corte di Dracula, era divenuto l'ombra muta di Lenore. Alucard lo conosceva fin da quando erano entrambi bambini: un umano dotato del potere di trasformare i cadaveri in creature letali al proprio servizio. Il suo dono l'aveva reso temuto e reietto presso i suoi simili, ma preziosissimo agli occhi di Dracula: quel tipo di magia era infatti impossibile ai vampiri. Se l'infanzia del dhampyr non era stata del tutto solitaria, era stato grazie a quell'infelice "fanciullo prodigio".

Ora, lo ritrovava nel castello di Carmilla. Era fin troppo facile indovinare che era lui il creatore di quell'esercito di mostri pronto ad attaccare la Valacchia. Era anche evidente che doveva aver seguito la vampira stiriana dopo la caduta di Dracula. Quanto la sua decisione fosse stata libera, però, non era chiaro. Le quattro sorelle si erano guardate bene dal lasciar incontrare Hector e Alucard da soli. Dietro la squisita gentilezza di facciata, il dhampyr percepiva intorno a sé una rete di occhi, orecchi, sospetti e limiti. In quel castello, il potere delle signore di Stiria e la loro minaccia militare gravavano tangibili sul suo capo. Più che un ospite, era un illustre e gradito prigioniero.

Ora, si trovava solo con Carmilla, davanti a uno scenario degno d'un notturno romantico. La bellezza glaciale di quella signora dai candidi capelli sfidava la luna. Nell'angolo delle sue labbra piene e sanguigne, covava un sicuro sorriso.

«Come vi siete trovato, oggi?» gli domandò, suadente.

«Molto bene, grazie. La vostra ospitalità è impeccabile» fu la meccanica risposta. Alucard si sforzò di mostrarsi lieto.

«Mi fa piacere sentirlo». Uno dei canini di Carmilla biancheggiò di sfuggita. «Spero che questo sia solo l'inizio di un legame ancor più amichevole e duraturo».

Il signore della Valacchia si accorse che stava sudando freddo. Sapeva benissimo dove l'altra voleva arrivare.

«Nella vostra lettera d'invito…» cominciò. Aveva il cuore in gola. «…avete parlato di riconsiderare la vostra proposta sotto un'altra luce». Si fermò. «Vi riferivate alla proposta di matrimonio?»

«Ovviamente!» replicò lei. I suoi occhi azzurro ghiaccio s'infissero in quelli dell'uomo.

Alucard deglutì. Sapeva, purtroppo, cosa doveva fare. L'ultimo amplesso con Trevor Belmont, il volto di Greta balenarono per un attimo nella sua mente. Carmilla gli stava chiedendo la rinuncia a quanto restava della sua vita. Era il prezzo per l'incolumità delle persone che si erano affidate a lui.

«Ho deciso. Vi sposerò».

Un lento sorriso si aprì sul volto affilato di Carmilla. Se si era accorta del tremolio nella sua voce, non lo dava intendere.

«Non vedo altro modo di garantire la pace fra di noi. E non ho certo soppresso il mio stesso padre per lasciar massacrare la gente di Valacchia ad altri vampiri» proseguì Alucard. Le ultime parole furono cariche d'involontaria veemenza.

«Così, il vostro sarebbe un sacrificio» chiosò Carmilla, con una calma pericolosa.

«Non userei una parola così tragica» conciliò l'altro. Riuscì a sorriderle in modo galante.

Lei gli si avvicinò. Il suo volto esangue era intriso d'una profonda soddisfazione. Le sue lunghe dita sfiorarono il viso di Alucard.

«Sposarmi non sarà un sacrificio» sussurrò, con voce ipnotica. «Anzi… farò ogni cosa in mio potere per soddisfarvi». Gli sorrise. «E non mi basterà questo. Vorrò che tutta la Stiria vi tema, vi rispetti, vi adori. Tutti dovranno essere ai piedi del consorte che ho scelto».

Gli occhi di Alucard affondavano sempre più in quelli di lei. Era come posseduto da un sogno. Lasciò che lei gli immergesse le dita nei capelli, che posasse sulle sue labbra un bacio – freddo sulla carne, ma animato da un fuoco spirituale.

«Vi chiedo di trattenervi con noi qualche giorno… il tempo necessario a preparare le nozze» mormorò Carmilla all'orecchio di lui. «Dopo la celebrazione… credo vi farà piacere tornare a visitare il vostro castello e i vostri domini in Valacchia. Potrei persino accompagnarvi, se lo vorrete».

«Non vedo l'ora…» sussurrò Alucard. Ed era vero. Se andava fatto, che fosse fatto al più presto.

D'improvviso, cinse la vita di Carmilla e la strinse a sé. Sentì quel corpo – irrealmente sinuoso e longilineo – premersi contro il suo petto, con la voluttà d'un lungo desiderio. Lei lo avvolse in un altro bacio. Le loro labbra mescolarono il silenzioso trionfo della vampira alla sorda resa di Alucard. Lui si abbandonava consapevolmente a quel godimento meccanico, disperato. Mentre la sua mano scopriva febbrilmente il femore di Carmilla, avvertì il proprio cuore riecheggiare nell'anima vuota.

Con un ultimo sorriso d'invito, Carmilla prese Alucard per mano e lo introdusse nella propria camera. L'aveva spinto a condividerla con lei, dopo la promessa di matrimonio. «Spero bene che non abbiate tabù sulla prima notte di nozze!» aveva celiato lei, per convincerlo. «Non siamo certo vergini, né voi, né io».

Con una sorta di soggezione, il fidanzato fissò l'alto letto a baldacchino. Un fascio di luce lunare lo inondava dalla finestra ogivale, dando al suo legno scuro e alle grevi cortine la consistenza dei sogni.

«Carmilla…» mormorò. «Forse, sto osando troppo, ma… cosa ti spinge a fidarti di me?» Rivolse a lei gli occhi dorati. Non aveva più senso darsi del "voi", in quella confidenza che ormai si dovevano.

L'altra ricambiò lo sguardo, imperturbata. «So che, in questi giorni, hai un certo vantaggio su di me. Sei in questo castello… sveglio alla luce del sole, mentre io e le mie sorelle dormiamo. Potresti facilmente ucciderci nel nostro sonno ed essere libero da ogni dovere e preoccupazione. Ma…» Un sorriso maligno piegò le sue labbra rosse. «…semplicemente, so che non lo farai. Perché non sei quel genere di persona. Hector non può nulla contro di noi, perché Lenore l'ha legato con la magia. A te… basta il freno del tuo animo nobile».

Era vero – Alucard lo vide chiaramente in sé. Non avrebbe mai avuto il cuore di impugnare un paletto contro la fidanzata non amata e le sue sorelle. Non avrebbe creato in Stiria un vuoto di potere che non era sicuro di poter gestire. Non avrebbe commesso un gesto così vigliacco – a meno che non si trattasse di evitare qualcosa di peggiore. Carmilla – che lo conosceva così poco – aveva letto perfettamente dentro di lui.

La donna si avvicinò al talamo. L'ampissima, purpurea veste da camera accompagnava i suoi passi con lo strascico. In quelle pieghe ampie, in quegli orli di vaporosa pelliccia, la figura di Carmilla si perdeva come quella d'una sposa.

Quando si voltò nuovamente verso Alucard, il chiaro di luna dalla finestra illuminò la sua lunga e candida camicia da notte. Cinta in alto come quella di una vergine, unita al suo aspetto naturalmente albino, la veste le dava un'apparenza d'assoluta purezza.

Lui la raggiunse. Avvertì quelle dita gelide sfiorargli una guancia, poi scendere a slacciargli il manto. I palmi di Carmilla s'insinuarono fra i lembi del suo abito, aperto sul petto nudo.

Alucard avrebbe conservato per sempre il ricordo di quella notte unica e ipnotica. Avrebbe più volte rivisto il volto della vampira incombere vittorioso su di lui, mentre i suoi femori e le sue mani lo stringevano in una morsa simile a quella di una lotta. Avrebbe risentito il sapore caldo e pungente della sua vulva, la sua clitoride stillante contro la lingua – mentre lui le carezzava quei seni torniti. Avrebbe riudito i gemiti esultanti di lei, che per due volte si erano levati – e le sue mani allacciate ai lunghi, dorati capelli dell'uomo. Non avrebbe mai dimenticato neppure il proprio ringhio inumano, lanciato riversando in Carmilla quanto restava del proprio spirito intossicato e inerte. In quel momento, si era domandato se tutto il loro matrimonio sarebbe stato così: un lungo soffocare nel potere e nel piacere una sensazione d'incolmabile vuoto.

«Ti prego, svegliati!»

La voce di Carmilla fece sobbalzare Alucard. Aprì gli occhi di colpo. Si era addormentato seminudo, senza neppure accorgersene. Non sapeva che ore fossero esattamente, ma almeno metà della notte doveva essere trascorsa.

Lei era già completamente vestita. Un affanno feroce le deformava i lineamenti.

«Che succede?» balbettò l'uomo, mentre s'infilava indosso il resto degli abiti.

«Il castello è invaso!» soffiò l'altra. «È pieno di creature della notte… e non sono quelle di Hector. Non portano il nostro marchio.» Deglutì. «Non trovo le mie sorelle… Credo che questo voglia dire una cosa sola».

Prese Alucard per mano e lo trascinò con forza fuori dal letto. Prima che lui proferisse parola, lo spinse davanti allo specchio magico.

«Devi tornare al tuo castello. Subito» ingiunse la vampira.

«Non ho rinforzi da chiamare» obiettò l'altro.

«Non è per chiamare rinforzi. È per metterti al sicuro».

Alucard sbatté le palpebre: «E perché mai? Posso combattere!»

La sua spada magica lo raggiunse in risposta.

«Lo so…» confermò Carmilla, un po' raddolcita. «Il punto è che non lo farai. Non voglio che tu ti metta a rischio per difendere qualcosa che è già perduto».

Nello specchio, si disegnò la camera di Alucard, nel suo castello paterno.

«Tu non sei né vecchio, né crudele, né pazzo…» mormorò la vampira, come se parlasse con se stessa. «I miei nemici non meritano il tuo sangue».

L'altro rimase senza parole. Sulle sue labbra serrate, si premette un bacio convulso e disperato. Poi, una spinta ferrea contro il suo petto lo fece cadere attraverso lo specchio. Il mondo si sciolse intorno a lui.

Il sole riportò un poco di lucidità nella mente stravolta di Alucard. Sveglio senza aver riposato, corse – come prima cosa – a vedere se Carmilla gli avesse inviato messaggi tramite la penna magica.

Sulla pergamena, era effettivamente stato vergato qualcosa. Ma non era da parte di lei.

Salve, mio signore. Sono Hector.

Col cuore in gola, lesse il resto.

Vi prego di perdonarmi, se mi sto prendendo una confidenza eccessiva. Oso dire che vi considero un fratello. Mi rincresce che le signore della Stiria non ci abbiano permesso di parlarci, né di vederci spesso. Vi avrei riabbracciato volentieri.

Proprio per l'affetto che vi porto, credo di dovervi notizie sia sulla mia sorte che su quella di Carmilla.

L'attacco al suo castello era condotto da Isaac, che voi ricorderete sicuramente come Mastro Fabbro al servizio di vostro padre, insieme a me. Si era fabbricato un esercito di creature della notte ed ha avuto la meglio sulle quattro sorelle. Devo ammettere che l'ho aiutato, per riguadagnare la libertà.

Di Striga e di Morana non c'è traccia. Lenore è stata risparmiata, in quanto mia compagna; ma Isaac la sorveglia strettamente e temo che lei non sopporterà a lungo la vita, in questa condizione. Io ho rotto il vincolo magico che mi legava a Lenore, costasse quel che mi costasse; dovrò lasciare che anche lei ricerchi la libertà, nell'unico modo che le è rimasto.

Anche Carmilla… è morta orgogliosa, così com'è vissuta. Non potendo sconfiggere Isaac e le sue creature, si è uccisa con le proprie mani. Ammetto di non esserne addolorato.

Ho notato la familiarità fra voi e spero di non ferirvi, dicendovi la verità… ma la Carmilla che ho conosciuto io era un mostro. Mi ha indotto con l'inganno a tradire vostro padre. Mi ha picchiato a sangue. Mi ha costretto a seguirla a piedi dalla Valacchia alla Stiria, legato al suo cavallo. Una volta al castello, mi ha imprigionato in condizioni così sordide da rendere invidiabili quelle di qualsiasi bestia. Non aveva alcun rispetto per la mia specie, che è la stessa della vostra defunta madre. Mi ha costernato vedervi così legato a lei… ma, forse, ho torto. Voi non la conoscevate fino in fondo e so quanto Carmilla fosse brava a irretire le persone di cui voleva servirsi. Quantomeno, è morta prima che potesse farvi troppo male.

Ora, il castello in Stiria è nelle mani mie e di Isaac. Qualora voleste farci visita, sareste il benvenuto e vi accoglierei con fraterno affetto.

Vostro Hector

Alucard si abbatté sulla sedia dello scrittoio. Si sentiva improvvisamente svuotato. Le emozioni – seppur tossiche – degli ultimi giorni l'avevano lasciato inerte, spegnendosi tanto in fretta. Gli girava la testa.

Gli ultimi gesti di Carmilla balenarono nella sua memoria – la foga del suo bacio, l'urgenza della spinta che lo allontanava per sempre. Sia pure con prepotenza, lei aveva scelto di salvarlo, anziché tenerselo stretto fino all'ultimo.

Alucard scoppiò in lacrime. Da quando era adulto, aveva pianto solo tre volte. Una dopo essere rimasto completamente solo. La seconda dopo il tradimento omicida di Sumi e Taka. La terza in quel momento: forse, per il sollievo d'essere libero dal legame perverso con un mostro; forse, per dire addio a colei che – una volta e mai più – aveva compiuto per lui qualcosa di simile a un gesto d'amore.

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