Da qualche parte, nei più remoti angoli dell'universo conosciuto, vi si trovava una conformazione di rocce e asteroidi. Essa era tale da sembrare le rovine di un pianeta un tempo splendente ed ora dimenticato.
C'erano anche un paio di rampe di scale fluttuanti, una delle poche cose a contrastare il naturale bioma del posto data la loro natura metallica ed iper-tecnologica. L'altro oggetto artificiale, trovabile in cima alle gradinate, era un grosso trono.
E proprio in ginocchio alla sedia del sovrano, voltata di spalle, vi era un essere dalla pelle grigia e coperto da un folto mantello nero. Quell'essere, conosciuto come l'Altro, stava ora dicendo al suo interlocutore «I poteri del mondo dei sogni si sono mostrati a noi. Le cinque Ideya si trovano su un piccolo mondo. Un mondo umano. Essi vorrebbero avere i suoi poteri, ma il nostro "alleato" ne conosce il loro funzionamento come nessun altro. Egli dice di essere pronto per governare... E lo seguiranno i nostri Chiaturi. Il mondo sarà suo e l'universo Vostro. E gli umani cosa potranno fare se non bruciare?».
Intanto ad una base militare sulla Terra, posta fra le lande del Deserto del Mojave, era in corso un'evacuazione. Agenti, scienziati e personale di ogni tipo si stava affrettando a caricare i veicoli di tutta la strumentazione trasportabile prima salire a bordo e darsela a gambe.
Una voce all'interfono nel frattempo gli stava ordinando loro «A TUTTO IL PERSONALE, L'ORDINE DI EVACUAZIONE È STATO CONFERMATO. RECARSI AL VEICOLO DISIGNATO ED ALLONTANARSI DALL'AREA.».
E mentre qualcuna già stava partendo a grande velocità per non rischiare la vita, qualcun altro stava invece atterrando alla piattaforma dei velivoli con un elicottero firmato DARPA. Scesero da lì l'agente Sam Gideon ed il direttore Pierre Kellams. Saltava subito all'occhio chi fosse l'agente e chi il capo fra i due, data la sofisticata armatura e la divisa da generale.
I due si avvicinarono ad un terzo uomo vestito in stile Man in Black, l'agente Clark Sinclair. Dopo un rapido cenno, il vecchio direttore domandò «Quanto è grave?». Clark, togliendosi gli occhiali da sole, rispose «È questo il problema. Non lo sappiamo.». «Chissà perché non ne sono sorpreso.» commentò sarcasticamente il bruno in armatura nano-tecnologica.
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Il trio della DARPA non ci mise molto a scendere le trentina di piani che separavano la superfice dalla calamità che stava causando l'evacuazione. La parte più lunga fu scendere ancora attraverso le uniche rampe di scale manuali strapiene di gente in fuga.
Fu una volta superata la folla che Sinclair tornò a parlare «Candide e Ivanova hanno rilevato uno sbalzo d'energia dalle sfere quattro ore fa.». «La NASA non aveva autorizzato a procedere al collaudo.» ricordò Kellams con tono severo. «Infatti non le stavano collaudando. È stato un evento spontaneo.» spiegò l'uomo dai leggeri capelli rosa. Sam lo guardò confuso «Aspetta, vuoi dire che si sono accese da sole?». Clark annuì. «I livelli d'energia?» chiese invece l'anziano. «In aumento. Non sono riusciti a fermarle e hanno ordinato l'evacuazione.» rispose l'agente vestito di nero. «Quanto ci vorrà?» domandò ancora Pierre. «Mezz'ora e tutto dovrebbe essere sgombro.» informò Sinclair. «Troppo.» borbottarono gli altri due.
Sinclair annuì e si allontanò.
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I due membri della DARPA si trovarono ancora una volta a fare una rampa di scale, arrivando ormai ad essere quasi gli unici in quel posto abbandonato perfino da Dio. La tensione era molto alta fra loro nel silenzio che si era formato.
«Signore, l'evacuazione potrebbe essere superflua.» disse di colpo Sam, rompendo il silenzio. «Gli diciamo di tornare a dormire?» domandò Kellams in tono provocatorio. «Se non possiamo controllare l'energia di quelle cose, potrebbe non esistere una distanza minima di sicurezza.» continuò l'agente. «Di cosa hai paura? Indossi l'ARS.» ricordò il direttore. Gideon guardò il braccio coperto dalla super tuta «È solo un prototipo.» e poi tornò all'uomo di fronte «E poi bisogna pensare a tutti.». Pierre si voltò per ribattere, ma alla fine esclamò «I prototipi! Quelli si trovano qua!». L'ex giocatore di football lo guardo storto «Ma è davvero una priorità al momento?». Kellams si fermò e si voltò con aria seria ed autoritaria «Non voglio sentire storie. Porta ogni pezzo della Fase 2 fuori di qui.».
Sebbene infastidito dal preferire le armi al personale, Sam annuì «Sissignore.» e si allontanò. Con rapido «Venite.», l'uomo venne seguito da altri due agenti.
Rimasto solo, Kellams entrò nella stanza che conteneva il problema.
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Kellams emise un sospiro frustrato. I suoi occhi stanchi scrutarono la stanza, dove tutti correvano e nessuno gli faceva davvero capire cosa stesse succedendo. I suoi occhi catturarono poi l'uomo occhialuto responsabile dei lavori. «Professore, mi dica.» lo chiamò Pierre.
Francois, da che ronzava attorno alle cinque Ideya, si avvicinò rapidamente al direttore. «Sappiamo qualcosa di certo?» domandò il vecchio. «Le sfere si comportano male.» rispose l'altro in giacca e cravatta. Kellams lo guardò male «Sta facendo lo spiritoso?». «No, è solo che si sono attivate e che stanno... Agendo.» spiegò Candide con un leggero cenno di preoccupazione. «Ha staccato la spina?» chiese Pierre. «Sì, ma si sono riaccese da sole.» informò il professore. «Allora inizi con il piano d'emergenza. Imbrigli l'energia nello spazio.» ordinò il direttore. Il moro lo guardò storto «E come? I calcoli non sono ancora completi.», indicando poi le cinque Ideya «Ed il fatto che stiano emettendo interferenze non aiuta.». Kellams sospirò frustrato prima di domandare «Dov'è l'agente Ivanova?». Francois sorrise «La nostra sovietica?» e poi fece cenno con la testa verso le zone più alte del laboratorio «Su, fra le fredde vallate della Russia.».
Pierre guardò in alto, avvistando la bionda in divisa celeste occupata a sorvegliare l'area mentre lavorava al suo palmare digitale. Portò una mano all'auricolare e chiamò «Agente Ivanova, a rapporto.». Subito la vide scendere le brevi rampe di scale.
Una volta che i due furono faccia faccia ai piedi delle gradinate, cominciarono ad incamminarsi dalle cinque Ideya mentre il direttore ricordava «Ti ho affidato questo compito per tener tutto sott'occhio.». Elena scrollò le spalle «Si vede meglio da una certa distanza.». «Hai visto qualcosa che potrebbe averle attivate?» domandò Pierre indicando le sfere magiche. La bionda rispose «Nessuno è entrato o uscito.», continuando con la fonte d'energia di fronte «Se sono state manomesse, non è successo di qua.». Ora Kallams era confuso «Come di qua?». «Beh, sì. Se queste sfere conducono dall'altra parte dello spazio, c'è un altro lato.» si spiegò meglio l'agente.
Non appena quelle parole lasciarono la bocca di Elena, le Ideya iniziarono ad emettere delle scariche ed il terreno cominciò a tremare sotto di loro. «Un altro picco!» urlò Francois a pieni polmoni.
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Tutti coloro che stavano scappando dalla base si immobilizzarono. La potente scosse minacciava di farli cadere a terra. Sinclair, intento a dirigere i lavori di evacuazione, credette per un attimo che non sarebbe tornato a casa da sua figlia Claris vivo.
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Sam ebbe un cattivo presentimento quando dei leggeri detriti, quasi impercettibili e e non ben visibili, caddero dal soffitto. Non fu di certo convinto del contrario quando avvenne il terremoto e risuonò quello che era paragonabile all'eruzione di un vulcano. «Sapevo che era una pessima idea.» borbottò il bruno.
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In laboratorio la situazione peggiorò drasticamente quando le cinque sfere emisero un raggio di energia attraverso la stanza, andando a formare un portale di qualche tipo. Il varco continuò a crescere a dismisura fino a ché non scomparve con un'improvvisa onda d'urto. Tutti i presenti si coprirono il volto con le mani per proteggersi dall'accecante luce, ma quando le rimossero non videro più il portale.
C'era una figura.
Tutti spalancarono gli occhi nel vedere quell'essere vestito come un giullare rosso e grigio, in ginocchio ed avvolto dall'aura del portale. Di certo non si tranquillizzarono quando si alzò in piedi. Il suo inquietante sorriso poi fu il segnale alle guardie per puntargli le armi. «Signore, la prego. Metta via quell'arma.» gridò Kellams al suddetto individuo.
Il Nightmaren guardò in basso, scrutando l'estremità luminosa dello scettro, poi gli sparò un colpo energetico da esso. Elena passò rapidamente all'azione e spinse Kellams da parte proprio mentre un dei colpi volava nella loro direzione.
Il suono degli spari riempì l'aria. Reala prese allora il volo, lanciandosi addosso ai soldati, come una belva affamata, ed accoltellandogli senza rimorso con lo scettro. Elena iniziò a sparare all'entità ed altri agenti si unirono a lei da dietro, ma tutti si lanciarono a terra quando Reala gli mandò contro un altro colpo energetico.
Il silenzio riempì la sala. Reala si guardò intorno per vedere tutti tramortiti o morti fra i rottami della strumentazione. I suoi occhi si spostarono poi su l'agente Ivanova, intenta a rialzarsi. Il Nightmaren afferrò per il collo la bionda, sussurrandogli «Tu hai cuore.» e puntando la staffa al petto. Gli occhi di Elena divennero di colpo blu e la donna si rilassò come se la minaccia fosse stata sventata.
Kellams spalancò la bocca scioccato quando assistette a quel evento.
Reala tirò via lo scettro ed iniziò a avvicinarsi ad altri agenti, facendogli esattamente la stessa cosa.
Pierre Kellams lanciò lo sguardo agli oggetti magici che avevano appena causato il casino in cui era finito. Silenziosamente, una dopo l'altra, afferrò le cinque Ideya e le inserì in una custodia. Il direttore lanciò un sguardo al Nightmaren e, vedendolo girato di spalle, cominciò a sgattaiolare via.
Ma Reala lo chiamò «Non lo farei fossi in te.». Kellams si voltò lentamente, scambiando uno sguardo al Nightmaren. «Le Ideya servono più a me che a te.» disse il giullare rosso. Pierre pareva confuso mentre lanciava un rapido sguardo alle sfere «Le cosa?». «Non serve che tu conosca cosa siano o cosa facciano. Non vivresti abbastanza a lungo per riuscirle a sfruttarle.» sorrise beffardamente Reala. Il vecchio uomo rimase a fissarlo con serietà ed odio. L'entità dalla pelle pallida tornò a parlare «Comunque, io vengo da lontano con un incarico. Io sono Reala, da Nightmare, e sono ricolmo di gloriosi propositi.».
Di colpo Francois interruppe «Un momento, io ti ho già visto.», iniziando a rialzarsi dopo la precedente esplosione «Tu assomigli allo scarabocchio rosso nel disegno della figlia di Sinclair.». Reala fu visibilmente infastidito da quel commento, ma sembrò poi realizzare una cosa «La bambina si chiama Claris Sinclair?». Il professore rimase quasi senza parole «Uh... Sì?». Alla risposta, il giullare sparò un colpo dalla lancia, quasi colpendolo.
Pierre lo richiamò rapidamente sull'attenti «Ehi! Non ho idea di cosa tu abbia a che fare con la figlia dell'agente Sinclair, ma noi umani non abbiamo intenzione di combattere con la tua specie.». Reala affermò semplicemente «Una formica ha per caso intenzione di combattere contro uno stivale?». «Il tuo piano è di calpestarci?» chiese il direttore. «In nome di Wizeman, io giungo a voi con la lieta notizia di un mondo reso libero.» rispose solennemente l'incubo scarlatto. Il volto dell'uomo anziano mostrava solo perplessità «Libero da cosa?». «Dalla libertà. La più grande menzogna della vita.» disse con ovvio il Nightmaren «E una volta che avrai accettato questo, nel tuo cuore...».
Reala si voltò rapidamente e mise Candide sotto lo stesso incantesimo degli altri agenti «Conoscerai la pace.».
«Sì, parli di pace... Ma tu intendi il suo contrario.» ribatté Kellams. Reala scoppiò in una malvagia risata.
«Signore, il direttore Kellams prende tempo.» interruppe Elena. La donna ipnotizzata si avvicinò al giullare indicando il soffitto, sopra al punto in cui si era formato il varco, dove ora sostava una minacciosa spaccatura multicolore «Stiamo per essere travolti da trentacinque metri di roccia. Intende seppellirci.».
«Come i faraoni nell'Antico Egitto.» confermò il vecchio con un sorriso di sfida.
«Ha ragione, il portale sta collassando. Tra due minuti la situazione diventerà critica.» si aggregò un ipnotizzato Francois scrutando i pochi monitor rimasti intatti.
Reala rimase un attimo in silenzio a riflettere, poi ordinò «Va bene. Eliminalo e andiamo.». Subito Elena estrasse la sua pistola e sparò a Pierre, che tornò indietro in volo mentre la custodia gli cadeva dalle mani.
Con Kellams apparentemente morto, il gruppo di Reala si avviò velocemente all'uscita, scavalcando il corpo immobile del direttore e prelevando la valigetta.
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Un Elena ipnotizzata fece strada attraverso gli ormai sgombri parcheggi della struttura. Solo poche automobili e fuoristrada dovevano essere ancora caricati per la partenza. E fra coloro che dovevano ancora partire c'era ancora Sam.
Appena Ivanova lo vide, informò con tono freddo «Ci servono questi veicoli.». Gideon in un primo momento non disse nulla nella sua perplessità, ma alla fine chiese «Elena, chi è questo pagliaccio in rosso?» appena il suo sguardo si fermò su Reala. «Non me l'hanno detto.» disse la giovane bionda dirigendosi al posto di guida. Sam non sembrava convinto.
Sam fece per andarsene, ma di colpo il sistema di comunicazione dell'ARS produsse la voce di Kellams «Gideon, mi ricevi!? Ivanova è stata compromessa!».
«Cosa!?» sbraitò Gideon. Voltandosi rapidamente, il bruno assistette alla sua migliore amica che gli puntava la pistola a sangue freddo. L'uomo schivò lanciandosi dietro un muretto mentre il rumore di spari iniziava a riecheggiare, seguiti poi dalla chiusura di una portiera e da un veicolo in corsa.
«Questo non va bene.» ringhiò Sam.
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Sebbene Kellams si fosse salvato allo sparo grazie al giubbotto anti-proiettili, non era sicuro che se la sarebbe cavata con la fenditura energetica che minaccia di distruggere l'aria circostante. Iniziò goffamente a fuggire dalla stanza mentre continuava ad ordinare al walkie-talkie «Hanno le sfere! Bloccateli!».
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«Ok stupida tuta. Ti pregherei di mollarmi ora!» ringhiò Sam appena vide i veicoli iniziare a partire per l'inseguimento.
Quando tutti furono partiti, si mise l'elmetto dell'ARS ed avviò il boost. «Devo andare veloce!» si disse il bruno.
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Reala avrebbe mentito se avesse detto che mai avrebbe pensato che gli umani avrebbero tentato di riprendersi le cinque Ideya dopo avergliele rubate. Era ora lì, sul vano carico della jeep, ad assistere alle decine di auto che lo inseguivano e gli sparavano.
Ma il Nightmaren aveva lo scettro fra le sue mani. Di certo non potevano sopravvivere ad una bella esplosione. Gli basto infatti colpire una sola auto per stopparne la metà.
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Kellams era arrivato alle ultime scale. Non sapeva cosa stesse succedendo in superficie e non riusciva a sentire più nulla se non il varco del laboratorio che si espandeva. Ma a parte questo, era come se tutto ciò che potesse sentire fosse il proprio respiro nelle orecchie.
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Sinclair volò quasi giù dalle scale quando la scosse colpì più forte delle precedenti. Fu fortunato ad atterrare seduto e non a rotolare per la scalinata come i suoi colleghi e la casse d'armi.
Quando la situazione fu "calma", Clark si rialzò di fretta ed accorse ai colleghi caduti «Va bene, via!», intimandoli a salvarsi invece di pensare agli oggetti «Lasciate, lasciate! Via!».
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Elena e Francois non vedevano nessun ostacolo per metri e metri nella galleria. Avevano la strada totalmente libera da seccature o altro. Avrebbero potuto portare il loro nuovo capo fuori dalla base molto prima il posto crollasse.
Ma da una strada secondaria, saltò fuori Sam. «Ehi, vi sono mancato?» scherzò il bruno, lanciandosi di fronte al veicolo e tentando di fermarlo con la super forza data dalla tuta.
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«Sinclair, tu e gli altri dove siete?» chiese Kellams attraverso il walkie-talkie mentre percorreva gli ultimi corridoi. «Siamo di sopra, signore. Ma lei deve andare via di lì.» rispose l'agente. «E Gideon dov'è?» continuò il direttore. «A fare l'eroe come al solito.» disse l'altro.
Interrotte le comunicazioni, il direttore raggiunse il tetto e, di conseguenza, l'elicottero. Una volta dentro, il velivolo prese in fretta e furia il volo.
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«Elena, sono io! Riprenditi!» gridò Sam mentre tentava sia di fermare la jeep e sia di schivare i proiettile della bionda.
Comprendendo infine che sparare era praticamente inutile, Ivanova iniziò a fare zig-zag in mezzo alla strada e si sbarazzò del bruno. Togliendosi finalmente il freno umano, i fuggitivi ripresero la corsa.
«Se devo morire seppellito qua, tutti voi verrete con me!» sbraitò l'ex giocatore di football, di nuovo correndo con il boost dell'ARS.
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L'elicottero aveva appena preso il volo quando una grande esplosione mandò in frantumi l'edificio. Kellams guardò tristemente l'edificio e pregò mentalmente che tutti fossero usciti sani e salvi.
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Reala stava iniziando a preoccuparsi non appena vide il tunnel crollare alle spalle di Sam. Pensò a tutti quelli rimasti dietro a loro. Era in parte convinto che avrebbe potuto essere sepolto vivo anche lui. «Beh, almeno NiGHTS non sarà testimone della mia ultima sconfitta.» borbottò lui.
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Sinclair spalancò gli occhi quando vide il terreno cominciare a sgretolarsi dietro il camion. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalle centinaia di metri quadrati di terra che stavano sprofondando. Sembrava che tutto ciò che era stato costruito fosse stato eretto sopra a delle sabbie mobili.
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Sam si stava letteralmente incoraggiando da solo con i suoi «Ce la posso fare! Ce la posso fare!» mentre trenta metri di roccia lo inseguivano alle sue spalle.
Fu verso la fine del tunnel che l'ARS si spense «Fanculo!». Successivamente, cadde a terra e venne così leggermente sommerso da dei grossi detriti.
La risata di Reala riecheggiò.
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Reala stava per gridare al mondo la sua vittoria, ma l'elicottero di Kellams gli apparve davanti. Il direttore aprì rapidamente lo sportellone del velivolo cominciò a sparare.
Reala non ci mise molto ad abbatterlo con un singolo colpo della magica staffa.
Gli occhi di Pierre si spalancarono e saltò fuori, lasciando il mezzo al suo destino da rottame infuocato. Atterrò a terra e balzò immediatamente in piedi per riprendere la sparatoria, ma era troppo tardi.
Reala e gli agenti ipnotizzati erano fuggiti nella notte.
Kellams ringhiò frustrato prima di gettare la pistola a terra con rabbia. Poi inspirò profondamente per pensare più lucidamente a cosa fare ora.
«Direttore? Direttore, mi riceve?» chiese Sinclair dal walkie-talkie. «Le cinque sfere sono in mano ad una forza ostile e ho uomini feriti.» informò il vecchio uomo. Cambiò poi frequenza «Gideon?». «Molti uomini sotto le macerie. Non so quanti siano i sopravvissuti.» informò Sam. «Sinclair, emetti un allarme generale e torna alla base. Questo è un Livello 7. Da questo momento siamo in guerra.» ordinò severamente Kellams.
«Ricevuto.» annuì Clark prima di chiudere le comunicazioni.
«Ed io?» domandò Sam. Il direttore rimase un attimo in silenzio, ma alla fine concluse «Agente Gideon, penso che sia ora che ti parli dell'Iniziativa SEGA AGES.».
