«Stai bene?» chiese Clark al telefono. Dall'altra parte, Sam trattenne un sospiro prima di domandare «Perché non dovrei esserlo?». «Questa non è una risposta.» disse l'agente Sinclair mentre vagava per il suo soggiorno. Ci fu un attimo di esitazione dal super-soldato prima che decidesse di rispondere «Clark, sto bene.». L'uomo in nero abbozzò un sorriso mentre si sedeva sul divano rosso «Questa è probabilmente la più grande stronzata che io abbia mai sentito.». «Perché, quella di Kellams di fare una squadra di depravati non è una stronzata?» domandò l'ex giocatore di football, ovviamente con tono provocatorio. «Guarda che tu farai parte di quella squadra.» ricordò Clark. Gideon sospirò «Non me lo ricordare.».

Il rumore della serratura della porta principale interruppe la conversazione.

«Sono arrivati. Devo chiudere.» informò Clark. «Certo, tu devi affrontare due ragazzini di Twin Seeds, un porcospino blu ed un'adolescente mentre io un uomo bestia ed una strega.» ringhiò frustrato Sam. «Ti voglio bene anch'io.» scherzò Sinclair. «Fottiti!» borbottò Gideon prima di chiudere la chiamata.

Clark spense il telefono giusto in tempo per vedere Claris e Eliott passare attraverso il corridoio. «Ciao papà!» salutò la ragazza vestita d'arancione e dalla coda di cavallo rosa. Il giovane Edwards, quasi interamente blu fra capelli e maglione, fece un leggero cenno accompagnato da un «Salve, signore.». I due si affrettarono poi a salire lungo le scale mentre la figlia informava sorridente «Noi andiamo di sopra!».

Clark non fece in tempo a dire nulla che i due erano già spariti. Sospirò frustrato, lasciando un borbottio «E adesso come glielo chiedo?».


Achaikos entrò aprì la porta della sua umilissima dimora nascosta in una foresta nei pressi di Sparta. Entrò dentro, chiudendo frustrato la porta alle sue spalle mentre iniziava a togliersi la finta armatura da soldato greco. «Dovevi farti pagare in anticipo, Lekkas.» borbottò lui vagando per la casa.

«Sa, per essere un uomo che dovrebbe evitare lo stress, fare la guida turistica non è una cosa saggia.» parlò di colpo una voce, che uscendo da dietro una colonna si rivelò essere Sam.

Achaikos si voltò sospettoso mentre informava «Il segreto non è evitare lo stress.». Sam rise leggermente «Allora quale sarebbe? Lo yoga?». Lekkas lo guardò stranito. «Ti sei perso delle cose prima che ti resuscitassero per la terza volta.» spiegò Gideon. L'ex guerriero di Sparta sembrava ancora confuso, ma preferì portare l'attenzione alle finestre «Immagino che si sia portato dietro qualche amico.». «No, qui siamo solo lei ed io.» tranquillizzò l'uomo in armatura. Il Guardiano annuì prima di dire «Ma per principio, lei chi è?». «Sam Gideon, soldato della DARPA.» si presentò l'agente. L'ex centurione greco metabolizzò la risposta, poi chiese «Vuole uccidermi, signor Gideon? Perché non credo che funzioni con tutti.». «No, ci servi vivo.» rassicurò il soldato. «E come mi avrebbero trovato i tuoi superiori?» domandò Achaikos. «Nessuno l'ha mai persa da quando è uscito dagli USGR. Ci tenevamo solo distanti nel mentre facevamo perdere le sue tracce ad altri.» rispose Sam. Un'altra domanda uscì dalla bocca dell'ex guerriero «Perché?». «Sembra che il direttore Kellams, il mio capo, abbia fiducia in lei e vuole che torni.» rispose nuovamente l'uomo corazzato. «E se io dicessi di no?» teorizzò Lekkas. Gideon sogghignò «Ti direi che Kellams non è uno che accetta i no.». Lo spartano annuì comprensivo, poi aggiunse «E se fossero gli altri a dire di no?». L'ex giocatore di football scosse la testa «Non credo che voglia interrompere la striscia positiva.». «Non ottengo sempre quello voglio.» informò l'ex centurione.

Sam lo ignorò mentre si incamminava al tavolo con in mano un fascicolo e diceva «Siamo di fronte ad una potenziale catastrofe globale.».

Ancora vicino alla finestra, Achaikos scoppiò a ridere «Io solitamente cerco di evitarle quelle.».

Sam lo ignorò ancora, andandosi a sedere ed aprendo la cartella sul tavolo «Queste, sono le Ideya e la loro energia potrebbero distruggere il pianeta.». Achaikos si avvicinò e prese in mano le carte, tornando poi a guardare l'altro «Secondo il suo capo cosa dovrei fare? Trasformarmi e mangiarle?». «Sono state rubate e, se mai venissero usate, il mio capo vuole che lei sia con noi in prima linea per difendere l'umanità.» rispose l'agente della DARPA. Lekkas ripose il fascicolo con aria poco convinta «Quindi avete bisogno dei mostri.». «A me ha fatto capire che non vuole le sue trasformazioni.» disse l'americano. «E a lei dice sempre tutto?» domandò l'ex centurione con tono di sfida. Ci fu un breve silenzio prima che l'uomo corazzato ammettesse «Ultimamente... Ho notato che non lo fa.». Il greco sospirò «Ho capito. Finirò in gabbia.». «Nessuno la metterà la gabbia.» rassicurò Gideon mentre riordinava i fascicoli.

Improvvisamente, Achaikos sbatté la mani sul tavolo e sbottò furioso «Ora basta mentire!». Sam sguainò subito il suo fucile d'assalto. Lekkas parve calmarsi subito con un sorrisetto sul volto «Mi scusi, sono stato meschino. Volevo vedere la sua reazione.». Gideon non dava segni di abbassare la guardia. L'ex centurione tentò ancora di rimuovere la tensione che aveva creato «Perché non cerchiamo di restare sereni? Lei non userà quella e vedrà che gli altri non combineranno un casino.». L'agente era ancora impassibile. «Va bene?» domandò il Guardiano.

Alla fine, Sam abbassò l'arma e si portò una mano all'auricolare «Falso allarme. È tutto apposto, ma il nostro amico si crede spiritoso.».

Achaikos rise amaramente «Solo io e lei?». Sam annuì «Sì, solo io e lei.», per poi sottolineare «In casa.».


«Ti prego, dimmi che guardiamo Speed! Ti prego, dimmi che guardiamo Speed!» implorò il giovane porcospino blu, muovendosi a velocità tale da sembrare in tutti gli angoli della piccola casa di Green Hill. Tom, l'uomo in divisa in piedi in mezzo al soggiorno, sospirò con uno sguardo sorridente «Sì, Sonic. Stasera guardiamo Speed.».

Sonic finì la sua corsa, saltando seduto sul divano «Sì!» giusto in tempo per vedere apparire il logo 'Speed' sul televisore «Keanu è il migliore!».

«Sai che esistono altri attori oltre a Keanu Reeves, vero?» domandò ridendo Maddie mentre entrava nella stanza con la scodella di popcorn. «Lo so, ma nessuno è un tesoro nazionale come lui!» ribatté Sonic. Mettendosi a sedere, Thomas scoppiò a ridere «Tesoro nazionale? Mi sembra un po' esagerato.». Il riccio scosse la testa sorridente «Fidati. Io non esagero.», poi indicò il cane «Anche Ozzy è d'accordo con me!».

Il golden retriever in questione, sdraiato a terra vicino al tavolino, abbaiò.

«Beh, allora non si discute.» rise Maddie, anche lei sedendosi sul divano bianco. Tutti e tre scoppiarono a ridere. Sonic sospirò felice «Era da tempo che aspettavo questo momento. Ora niente potrà rovinare questa serata.».

Di colpo, la suoneria del telefono di Tom cominciò a suonare. Maddie alzò gli occhi al cielo. «Ma perché non me ne sono stato zitto?» borbottò Sonic sprofondando nel divano. Lo sceriffo annuì «Me lo chiedo anch'io.» mentre si portava il cellulare all'orecchio «Pronto?».

«Signor Wachowski, devo parlare il riccio. Ora.» si udì la voce di Clark.

Maddie e Sonic, e perfino Ozzy, immobilizzarono il proprio sguardo su Tom. Abbassando il telefono e coprendolo con un mano per attutire il rumore delle parole, il bruno sussurrò «È il federale.». Rapidamente, il porcospino afferrò il cellulare e, tentando buffamente di imitare Thomas, disse «Vi prego, lasciate un messaggio in questa segreteria. Vi richiamerò appena posso.».

«Sonic, basta giocare. È urgente.» parlò di nuovo Clark, ovviamente non imbrogliato dal porcospino.

«E se è urgente, lasciatelo con urgenza.» tentò ancora Sonic prima di chiudere la telefonata. Maddie lo guardò scioccata «Gli hai appena chiuso la telefonata in faccia?». «Voi sapete che non lavoro granché in situazioni del genere!» ricordò il riccio cobalto.

Un rumore di bussare iniziò a provenire dalla finestra, coperta dalle tende, dietro il divano. Tom rimosse le tende per rivelare la presenza di Clark fuori di casa.

«Signori Wachowski. Sonic.» salutò Clark con un cenno della testa. Tom indicò rapidamente Sonic «Giuro che non so chi sia.». Il riccio annuì «Sì sì, nemmeno io so perché sono in casa loro.». L'agente li guardò con ovvia poca convinzione «Ma certo...» e poi si rivolse a Maddie «Signora, lei si arrende o continua a mentire di fronte l'evidenza?». La donna di colore cercò di dire qualcosa ma, dopo qualche parole messa lì, ammise «Va bene, ci arrendiamo.». «Maddie!» esclamarono gli altri due. La veterinaria lanciò un'occhiataccia al marito e all'alieno «Cosa diamine dovevo dirli?» , poi tornò con nervosismo dall'uomo alla finestra «Agente, di cosa ha bisogno?». Sinclair sorrise alla donna «Il mio capo ha bisogno di Sonic.» e poi guardò il porcospino mentre indicava il dispositivo elettronico che aveva in mano «Dovresti dare uno sguardo a questi.».

Maddie aprì la finestra, afferrando poi l'enorme tablet della DARPA e dandolo a Sonic mentre Tom chiedeva «Tutto qui? Niente fregature, trappole o altro?». «No, niente di tutto questo.» rassicurò Clark. «Ma questo non cambia che l'orario di consulenza dello sceriffo qui presente non è di certo a quest'ora.» sbuffò il riccio. «Non è per una consulenza.» disse Sinclair. «Si tratta dei documenti che ci aveva dato l'ultima volta? Quello dell'Iniziativa SEGA AGES?» domandò la donna afro. «Il progetto è stato respinto... E non ero nemmeno più consigliato!» borbottò l'alieno mentre andava a spegnere il televisore, sicuro che la serata fosse ormai impossibilitata. I due padroni di casa lo guardarono straniti «Davvero?». «Sì. Stando ad un resoconto, sembra che io sia instabile, immaturo ed irresponsabile.» rispose il mobiano. «Questo lo sapevo!» Thomas annuì con un sorriso ironico. L'agente scosse la testa «Qui non si tratta più di profili della personalità.». «Allora di cosa stiamo parlando?» chiese Maddie.

Prima che Clark potesse rispondere, Sonic avviò il dispositivo della DARPA.

Quattro schermi olografici apparvero nella stanza. Tutti raffiguravano qualcuno fuori dal comune quanto Sonic: nel primo schermo c'era l'ex centurione Achaikos Lekkas, intento a fuggire dai laboratori USGR nella sua forma lupo; il secondo mostrava la strega Cereza, AKA Bayonetta, in uno scontro con entità dalle sembianze angeliche nel mezzo di un cimitero al chiaro di luna; il terzo mostrava la giovane Sakura Amamiya, a bordo del suo Koubu, mentre faceva affette delle creature abominevoli con la sua katana. L'ultimo invece non mostrava un alleato: era Reala.

Tutti rimasero a bocca aperta e scioccati. Fu lì che Clark rispose alla domanda di Maddie «Parliamo del destino dell'umanità.».


Le campane della chiesa Ragna riecheggiarono nella notte, segnalando che fosse oramai mezzanotte. Quello era però un segnale assai futile dato che nessuno era in giro e che le poche case nei dintorni della cattedrale avevano le luci spente da chissà quanto tempo. Ma a bordo della sua Ford Mustang 2010 appostata a lato della chiesa, Sam preferiva quella situazione attuale, sebbene brontolasse «Sarà meglio per la DARPA che questa sottospecie di dominatrix esista per davvero.». L'agente iniziò successivamente a scrutare l'area attorno. «E poi, perché una strega dovrebbe lavorare sotto copertura all'interno di una chiesa?» borbottò ancora il bruno.

«Perché è nei luoghi di culto che gli angeli escono allo scoperto.» rispose una voce femminile.

Sam si voltò di scattò. Sul sedile posteriore, c'era una sorridente Bayonetta «In futuro, se devi catturare qualcuno, vieni almeno informato su ciò a cui stai andando incontro.». «Come hai fatto ad entrare?» domandò scioccato Gideon. La strega in latex ammiccò al bruno «Ho i miei segreti.» e poi si avvicinò seducentemente «E tu sicuramente hai i tuoi.». L'agente si ritrasse a disagio mentre si voltava per afferrare la pistola a dardi «Ok, basta con le stronzate.».

Ma quando Sam si voltò, Bayonetta non c'era più «Sparita? Ma come diamine fa?». Gideon si guardò rapidamente attorno, poi scese dall'automobile e ricominciò ad osservare l'ambiente circostante. «Adesso come la trovo?» sospirò frustrato l'agente.

D'un tratto, Bayonetta riapparve nuovamente urlando «Sforbiciata!» e mandando a terra Sam con una presa alle gambe. Rialzandosi Gideon ringhiò «Cos'è, vuoi giocare?» e riprese la pistola «Giochiamo.». «Quella è una pistola narcotizzante?» domandò la strega. «Sì, lo è.» rispose l'agente. La donna iniziò ad implorare sarcasticamente «Il mio punto debole! No, i dardi no!». Il bruno abbassò l'arma «Mi prendi per il culo?». La mora scoppiò a ridere «Guarda un po', Sherlock Holmes l'ha capito!» e poi tirò un pugno forte abbastanza da scagliare l'altro a gran forza contro il muro.

E Sam cadde a terra sconfitto, apparentemente svenuto. «È stato divertente, ma la prossima volta mettici un po' più di impegno.» lo canzonò Bayonetta mentre si sistemava gli occhiali ed iniziava ad andarsene via.

Ma Sam in realtà non era ancora stato sconfitto e, mentre si rialzava, borbottò dolorante «Almeno puoi dirmi dove trovare l'altra strega? Così provo a reclutare lei.».

Nel giro di una frazione di secondo, Bayonetta aveva appeso al muro Sam con tutta sua la rabbia «Vuoi dire le tue ultime parole?». In un primo momento Gideon non rispose, ma poi affermò «Cereza, figlia di Rosa la Strega d'Umbra e di Balder il Saggio Lumen. Sei anche nota come colei che, qualche anno fa, sconfisse Jubileus la Creatrice.». «Ho già il mio amico becchino disposto a scrivere la mia biografia.» ringhiò la donna. Il bruno ghignò «Se mi ascolti, posso contribuire anch'io aggiungendo un altro capitolo.». La strega strinse maggiormente la presa «Ultimo avvertimento. Cosa vuoi da me?». A quel puntò l'agente rispose «Il tuo aiuto.». La Strega d'Umbra socchiuse gli occhi «Il mio aiuto per cosa?». L'ex giocatore di football annuì «L'umanità sta andando incontro a qualcosa a cui non potrà reagire senza aiuti.». Bayonetta lo lasciò cadere a terra ed iniziò ad andarsene «Vero o no, non contare su di me.».

Sam si ritrasse confuso nel mentre si alzava e la seguiva «Perché no?». «Non mi piace che qualcuno ficchi il naso nei miei affari.» rispose Bayonetta senza mezzi termini. Gideon sospirò «Senti, la DARPA ha letto il libro di Redgrave e sappiamo delle tue azioni che credi che nessuno veda.». La mora lo guardò male «Stai lontano dai miei amici.». «Se vuoi proteggerli, devi lavorare con noi.» chiarì il bruno. «Non ho bisogno di voi.» rise la strega. A quel punto, l'agente domandò spazientito «Che cos'è? Pensi che, dopo il 1782, noi umani ci siamo a catturare voi streghe per sfruttare il vostro potere?». La donna alzò le spalle indifferente «Chissà, può essere.». «Beh, ti dico una cosa. Se l'avessimo fatto, probabilmente avremmo trovato qualcuno di più forte di una Strega d'Umbra.» provocò allora il soldato. «Tu dici?» scoppiò a ridere la Strega d'Umbra. L'ex giocatore di football annuì «Sì, e vuoi sapere il motivo?» per poi fermarsi un attimo e dire «Perché l'umanità fa parte di un'universo molto più ampio di quello che crede. Solo che non lo sa ancora.».

Bayonetta a quel punto si fermò e guardò l'altro con gli occhi socchiusi «Cosa intendi dire?». Gideon sorrise «Unisciti a noi e lo scoprirai.».


«Sakura, non possiamo fare lo spettacolo se non ricordi le tue battute.» sbuffò la direttrice Sumire, seduta su una delle poltroncine rosse del teatro. «M-Mi scusi signora direttrice!» balbettò Sakura dal centro del palco. La rossa dal lungo kimono viola sospirò frustrata mentre crollava sulla sedia.

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Ed intanto, da dietro le quinte del palco, le restanti membri della Divisione osservavano silenziosamente la scena. «Povera Sakura. Il ruolo da protagonista gli sta mettendo ansia.» mormorò Claris con tono dispiaciuto. Anastasia, la maggiore del gruppo, scosse la testa «Non è il ruolo il problema.». «Giusto! Giulietta sta pensando al suo Romeo!» scherzò Hatsuho con un largo sorriso. «Che sia Seijuro o no, se continua così la direttrice gli toglierà la parte.» ricordò con serietà la giovanissima Azami. Le altre ragazze sbuffarono tristemente.

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Sumire si lasciò scappare uno sospiro frustrato prima di incitare per quello che gli pareva le centesima volta «Ok, riproviamo.». Amamiya annuì nervosa

Poi di colpo riecheggiò una voce non asiatica «Mi perdoni signora Kanzaki, ma dovrà posticipare lo spettacolo.».

Sakura e Sumire si voltarono di scatto, vedendo dall'altro lato della stanza Clark. La direttrice strabuzzò gli occhi nel mentre chiedeva allo sconosciuto «Lei chi è?». L'americano estrasse dalla tasca interna della giacca un distintivo «Sono l'agente Clark Sinclair dell'agenzia governativa DARPA, e sono qui per conto del mio capo per fare un offerta alla signorina Sakura Amamiya.». La donna indietreggiò leggermente mentre la ragazza dal kimono turchese sussultava.

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La testa bionda di Claris si ritrasse all'indietro «DARPA?». Anastasia si portò una mano al mento con aria pensierosa «Non mi pare che la WLOF abbia qualche legame con questo gruppo.» Azami scosse la testa «È ovvio che sia una trappola.». «Ma davvero?» ringhiò ironicamente a bassa voce Hatsuho. Le cinque tornarono poi a sbirciare verso il palco.

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«Signora Kanzaki, mi permette cinque minuti con la ragazza?» chiese cortesemente Clark mentre riponeva il distintivo. Sumire socchiuse pericolosamente gli occhi «Non abbiamo niente a che fare con la politica di voi americani.». «Ma avete a che fare con i Kouma.» disse l'agente. Tutte e due spalancarono gli occhi «Come...». Sinclair concluse sorridendo «Faccio a saperlo? La DARPA sa praticamente tutto del vero compito delle Compagnie Teatrali sparse per il mondo.», facendosi infine serio mentre estraeva da un'altra tasca del giacchino un fascicolo «Sa anche a che destino sta andando incontro il mondo.».

Sumire passò più e più volte lo sguardo fra il fascicolo e Clark nella speranza di riuscire a capire le vere intenzioni dell'intruso, ma alla fine si arrese con un sospiro «E va bene.» e fece segno a Sakura di avvicinarsi. L'adolescente, sebbene fosse dubbiosa come la direttrice, raggiunse l'agente della DARPA e prese in mano i documenti

Appena il fascicolo venne aperto, Sakura schernì con aria divertita «Cosa sono? Decorazioni per l'albero di Natale?». «Quelle sono le Ideya. Potrebbero essere le chiavi per un energia sostenibile ed illimitata, cosa di cui il mondo ha un notevole bisogno.» rispose Clark con una breve spiegazione. «Chi le ha rubate?» domandò la mora leggendo. L'uomo rispose «Si chiama Reala. Lui...» prima di spegnersi per mancanza di parole e riprendere dopo «Lui non è proprio di questo mondo.». Amamiya alzò un sopracciglio confuso «Come prego?». Sinclair rise leggermente «Dovremmo informarla per bene, ma per ora sappi solo che questo mondo è molto più strano di quanto non lo fosse già prima.». «Lei pensa di sorprendermi?» chiese la ragazza senza timore nella sua voce. L'agente rimase in silenzio, poi sorrise beffardamente «10 yen che ci riesco.».

Senza volerlo, Sumire attirò l'attenzione con un leggero borbottio «Sto facendo un grosso errore, proprio come quella volta...». «Signora Kanzaki, tutti commettono degli errori lungo la strada. Lei non sarebbe la prima e tanto meno l'ultima.» tranquillizzò l'americano. L'ex attrice sembrava stufa «Dove vuole arrivare?». «Lei non le ha abbandonate durante la Grande Guerra dei Demoni.» disse Clark. A quella fatidica menzione, tutte e due le asiatiche si pietrificarono.

Clark tornò alla ragazza «Preparati. Io torno subito.» e poi si dileguò. Sakura cercò di avvertire «Ma tecnicamente io non ho accettato.», ma l'agente era già sparito.


Un piccolo bar si affacciava per le strade di Kamurocho, il piccolo quartiere a luci rosse di Tokyo. Nonostante l'edificio fosse abbandonato, sembrava ancora pieno di vita grazie ai cartelloni pubblicitari che una volta al mese venivano attaccate sui muri.

E proprio di fronte al cartello logoro del nome, che citava 'Serena', si trovavano Sam e Clark. «Mi ricordi perché siamo qui?» domandò il bruno. L'altro alzò gli occhi al cielo «Per reclutare Kiryu Kazuma.». Gideon sbuffò «E perché Kellams vorrebbe un ex membro della mafia?». «Non è Kellams a volerlo, è la presidente.» corresse Sinclair. L'ex giocatore di football rimase in attimo in silenzio, poi domandò «Siamo sicuri che quella donna sappia fare il suo lavoro?». L'agente dai capelli rosa alzò le spalle.

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Entrando nel locale, Sam e Clark rimasero abbastanza sorpresi nel vedere il posto, inattivo per anni, praticamente messo a nuovo fra i muri ridipinti ed i mobili nuovi. Mancavano soli i clienti e il bar sarebbe stato pronto a tornare in attività ed a riprendersi la fama perduta.

Ma al momento, Kiryu Kazuma era l'unico "cliente" seduto su una delle poltroncine rosse di fronte al bancone, con una mano che sorreggeva il bicchiere di whisky e con l'altra che teneva una sigaretta accesa. Sam fece segno a Clark e si avvicinò alla destra di Kiryu «Mi scusi.». Il giapponese, vestito nel suo solito abito bianco e camicia rossa, si voltò verso di lui con sguardo accigliato. «Sono Sam Gideon.» si presentò il bruno. «Ed io Clark Sinclair.» si presente Clark, attirando l'attenzione del moro verso di sé. Gideon riprese poi «Vorremmo...».

Sam non riuscì neanche a finire la frase che Kiryu, mentre si portava in bocca la sigaretta, iniziò ad emanare l'Aura del Drago mentre gli diceva un indifferente «Andate a fanculo.».

Sam e Clark si guardarono, con quest'ultimo che faceva segno di togliersi dai piedi. Il bruno annuì e così i due si dileguarono.