La fine. come ho detto era vecchia e mai rivista, ho lasciato la cosa così. QUesto finale mi è venuto da un vecchio commento in inglese che scambiava Ikuko come scrittrice e nel finale con Yasu, perchè scrivevano entrambe. La metto senza fare niente, con il finale così.
Scesa a far colazione, rimase ferma a guardare fuori dal patio dal vetro, in piena riflessione.
Mille cose scivolarono dentro la sua testa saturando dubbi, pena, ansia, preoccupazione e tutto quello che le faceva paura.
Cèrano volte in cui lei osservava la casa, quando era sola e il silenzio pervadeva gl ispazi come se strisciasse per raggiungerla e investirla con il freddo e vuoto che nasceva in lei, quando Battler non cèra... e si chiedeva s equella casa non volesse dire qualche altra cosa. Era stata acquistata con il denaro preso dalla banca, e ancora non riusciva a capacitarsi di come. I clienti speciali come Genji, per suo ruolo conosciuto sull'isola turistica, avevano dei codici identificativi per celare il proprio nome, e fortuna volle che Genji avesse avvisato il direttore che quel conto era di una persona della famiglia che avrebbe potuto prelevare del denaro. si chiedeva a volte osservando quel luogo solo loro.
Avea capito che Battler aveva bisogno di un rifugio suo e sicuro. Ne aveva necessità, ne era addirittura orgoglioso! E si chiedeva sempre se fosse per l'accaduto di quel giorno, per ciò che aveva perduto o qualcosa che celasse.
IN lei in vece restava il dubbio se quella casa non fosse portatrice di un messaggio. sentiva dentro di lei. E lo aveva espresso a lui, piùvolte.
"Battler... a volte mi chiedo se con quei soldi non ci siamo portati un pezzo di quel male che ammantava l'isola e..."
"quei soldi erano la tua ricompensa per il lavoro e la vita che hai fatto... includevano quanto ti spettava in anni e anni di duro lavoro, tristezza, solitudine, trattamenti poco cordiali da tutti, sebbene tu fossi per molte cose al loro livello o superiore... ti hanno trattata a tal modo, da farti credere di essere un mobile o una non umana... quei soldi sono un dono anche di Genji, ricambialo lasciando l'isola dove stà... lontano da noi..."
Battler era seduto in cucina con lei. Beatrice scriveva come sempre per tutto, una lista di cose che servivano da acquistare così da avere chiara la spesa e quanto servisse prima di correre nei negozi, per mentenersi entro i limiti decisi. Tranne uno o due giorni al mese in cui si concedevano sfizi che sembravano giorni di festa. Di fronte a lei Battler che sfogliava riviste scientifiche, tra le tante che acquistava per sua passione. L'amore per la lettura non poteva mai scemare ma non solo per libri, ma per qualsiasi cosa interessante e come faceva sempre, segnava lec ose che gli interessavano, conservava quelle riviste per riprenderle quando sentiva di dover rileggere quello che aveva indicato.
"Beatrice..." fece lui di colpo, mentre lei faceva il totale per capire quanto se ne sarebbe andato dallo stipendio di lui del mese "voglio che mi ascolti..." alzandosi e andandole alle spalle, metendole davanti la rivista aperta in alcune pagine, restando dietro di lei.
lei scrutò cosa voleva che osservasse, per poi guardarlo accigliata
"No, ascolta. Queste persone affermano che tra non molto, sarà possibile qualcosa di straordinario. Guarda, leggi qui... con le nuove tecnologie saranno possibili gravidanze ove prima era impossibile se non per miracolo. E il bambino avrà il dna dei genitori di fatto figlio naturale di quelle coppie che non avevano speranze per il loro futuro..."
"Battler... anche se fosse, io non ho..."
"Cè sempre un modo, Beatrice... ancora non hai deciso per le adozioni. E non perchè non sapresti essere una buona madre come desideravi tanto, ma perchè nonostante desideri dar loro ciò che sognavi con forza da bambina, hai paura. Ancora... Non gettare la spugna, sarebbe bello un giorno creare un orfanotrofio gestito però dal cuore di qualcuno che sappia come ci si vive da dentro..." mentre lei cambiava espressione più volte presa dai pensieri "un giorno potremo aiutare e dare speranza a bambini che pensano di non averne e considerarli come figli nostri. Perchè penso che alla fine, sarebbe come essere genitori di tutti coloro a cui daremo una mano e..."
"aspetta, intendi un orfanotrofio gestito da noi?"
"tanti bambini schiamazzanti e pieni di vita, da crescere e vedere poi andar via per la loro vita, ma dando loro il proprio cuore... un pò come Kumasawa e Genji con te... ma saremmo noi... e qualcun altro certo, ma li seguiremmo come nessun luogo gestito come sai, farebbe... e saresti una madre comunque, senza se e senza ma, Beatrice... e magari se va bene, se desideri un figlio con i nostri geni, secondo loro è possibile... ma non solo questo, guarda qui.."
Beatrice lo vide correre come un ragazzino verso il piano superiore e scendere come un fulmine con un'altra rivista, schiaffandola come l'altra, sopra precisamente, dicendole con gioia di leggere anche quello.
"Beato... qui dice che è possibile per la scienza tra poco costruire nuovi organi genitali come i naturali e che è possibile fare non solo quello, ma con cure e particolari ormoni da prendere, le persone potranno pure provare piacere anche se prima non potevano..."
"Battler..." fece lei triste osservando più il legno del tavolo che la rivista
"Cosa... non è meraviglioso? POtresti realizzare il tuo sogno dei figli e provare ciò che non conosci, puoi..."
"Battler, sono interventi particolari che... io non so nulla di questo, ma io non ho niente, come dovrebbero costruire e cosa?"
"Possono farlo, lo dicono, possono ridare alle persone che per vari motivi non..."
"..." alzandosi dalla sedia mentre lui la fissava basito, come se non credesse a cosa vedeva
"Bea..."
"Battler... ho paura, ho davvero paura di queste cose che segui per me ma che... sono cose così profonde e forse rischiose che... a me va bene così, davvero..."
"Ma è per te che lo dico..."
"Lo so..." conun sorriso caloroso "ma vedi, affermano di poter fare, ma non... ci sono risuoltati chiari e sicuri che tutto andrà bene? Capisco il tuo desiderio di farmi doni del genere, davvero... e non sai quanto ne sia felice..." poggiando la schiena alla vetrata "Ma... a me va bene anche ciò che ho o non ho adesso, con te non è un peso. Anzi. Se io riesco a darti ciò che ti serve, desideri, ti rende felice... va bene anche se io non..."
"E se come dicono cè possibilità... se tu potessi avere gli ormoni almeno per sentire e provare, e magari un figlio, i qualche modo, nostro... ti renderebbe triste e piena di ansia?"
"Se è qualcosa di sicuro, di non rischioso e... e poi, Battler, sai quanto costeranno queste cose?"
"Un giorno riusciremo, davvero! Te lo prometto!"
Con la tazza vuota tornò alla realtà e sistemò la cucina con quello che aveva preparato per lui. A volte capitava di vederlo tornare tardi per qualche motivo dal museo. Sebbene chiuso al pubblico da tempo, era in fermanto per all'interno registrare ogni oggetto, opera, verificare e decidere cosa fare di quel lluogo. E per svolgere il suo lavoro di guardiano doveva trattenersi per qualche ora ancora xe lo chiedevano. Quando era solo, la notte, leggeva libri come se fosse l'ossigeno che gli serviva, anche se diceva a lei con quel sorriso vibrante, che quello fosse lei in realtà. Ma le faceva paura comunque saperlo solo, sia nella stanza dei guardiani che per i controlli di routine. E lei sola, sperando che non provasse freddo, fame, noia, stanchezza, o si appisolasse o... NO, non voleva pensarci.
Qualche ora ancora gli chiedevano, faceedola preoccupare. Ecco cosa la disturbava. Odiava quel lavoro. Sperava sempre che il periodo per cui lo avevano preso finisse presto.
Si avviò nella stanza al piano di sopra che all'inizio pensava di rendere sua e si vestì con l'abito da lavoro.
Avevano potuto parlare poco il giorno precedente, per ciò che quella mattina aveva fatto. Lei, mentre Battler lavorava di giorno, si era avviata per la città desiderosa di alleggerirgli il carico di lavoro, nonostante le rassicurazioni . Sembrava sempre ansioso di correre al lavoro, promettendo con quei soldi accumulati, degli extra al mese per uno o due giornate speciali, chicche, sfizi, momenti al cinema o qualcosasicosa gli venisse in mente di fare o vivere insieme, o assaggiare qualcosa che non potevano normalmente acquistare.
Era raro per loro fare ciò anche una volta alla settimana, impegnati come erano a non rischiare di scendere oltre la soglia decisa per gli extra e i momenti di cui necessitavano per non traballando ad arrivare alla fine di ogni mese in maniera risicata. Era difficile tenere una vita semplice ma piena e appagante con poco denaro, peggio se girando insieme per la città o da soli a fare la spesa, se lui lavorava troppo e si vedevano negozi o porposte sfiziose, sentivano magnifici odori nell'aria, vedevano cose che desideravano acquistare o fare o altro ma si promettevano presto... presto ci sarebbero riusciti.
L'abito che indossava er ala speranza per lei di dividere il peso che lui teneva sulla spalle e che voleva, per lui era necessario, farsi carico. NOn voleva continuare a vederlo stanco.
Affaticato. I giorni in cui lavorava di giorno e aveva la notte, tornava a casa verso le sei di sera e dopo un pasto veloce, dormiva le poche ore di sonno possibili prima dell'ora di quello notturno.
"Battler... anche con il tuo entusiasmo... non èforse troppo sopratutto per te... insomma, un carico tale... non sei abituato a tanto e di sicuro una eprsona come te non doveva finire in questo modo" gli diceva sempre preoccupata e tesa, mentre lui consumava il pasto più sostanzioso che potesse fargli, visto quanto stringevano, prima di coricarsi e dormire quel che poteva. E rivederlo poi scappare per la notte.
"Per ora non è nulla, Beato. Mi sto solo impegnando molto per riequilibrare il nostro momento economico dopo questa casa... vieni qui" le diceva, facendola sedere su una sua coscia "Lo so, è questione di poco e non mi disturba dare tutto adesso, per poi trovarmi rilassato quando non saremo così sotto. Non possiamo dare fondo a quanto è rimasto dopo l'acquisto della casa, lo sai. Abbiamo bisogno di entrate per non intaccare quel gruzzolo. Serve per qualsiasi situazione futura, al bisogno, se cè una necessità... dobbiamo reintegrare soldi! E per goderci qualche momento al mese speciale, come una festa che attendiamo con foga, come quando torno a casa e ti rivedo, ti bacio e mi sento di nuovo vivo..."
"Ma hai bisogno di riposo, di rilassarti e..."
"Non ci pensi già tu per questo? passandole le dita sul cuoio capelluto che le piaceva tanto, magari accompagnato da un bacio così bramato come se dicesse nel modo più profondo delle parole
E lei rimaneva a guardarlo, le sere che mangiava di corsa per coricarsi, poggiata allo stipite della camera da letto mentre lui riposava, respirando lievemente, in colpa di questo. Aveva perso tutto, aveva dovuto accettare i lavori che trovava subito e con qualcosa nella paga in più... lei pensava sempre che lui non meritasse, per cosa e chi era, tutto quello. E si colpevolizzava perchè a causa sua, lui stava vivendo in quel modo.
Battler si impegnava per entrambi, ma sisentiva la sola responsabile perchè dentro sapeva che era per lei. Voleva che vedesse quel mondo luccicante che lui vedeva, allo stesso modo.
ma con quel lavoro che aveva ottenuto per caso, girando per la città finendo per essere fermata da un uomo, sentiva che poteva fare qualcosa di concreto per lui e riaverlo sereno e sollevato.
Il mattino precedente aveva vagato per la cittadina, con i capelli sciolti, una camietta e una gonna, e l'uomo davanti un negozio, con insegne che attraevano parecchio, si portò pochi passa avanti e le cheise se volesse accettare una proposta.
Le presentò il negozio davanti il quale promuoveva l'attività, ma cercava qualcuno di adatto che lo facesse al posto suo.
La vide passare menre scrutava in giro per qualche cartello o avviso di lavoro e istintivamente l'aveva bloccata.
Le vide gli occhi chiari particolarii, i capelli inusuali e l'aspetto. Si vedeva che aveva nel sangue quel ol giapponese ma anche altro. I lineamenti e particolarità denotavano qualcosa a occhio.
E lui come spiegò, era tedesco sebbene da un paio di anni in giappone. Er il periodo del boom di stranieri e di attività che portavano parti del mondo in quel paese.
Le chiese quindi di accettare il lavoro. Avrebbe vestito i panni della tedesca promotrice dei loro prodotti dentro e fuori il negozio. Le avrebbe insegnato qaulche parola di tedesco giusto per il saluto di benvenuto e arrivederci e la paga era buona, nonostnate il tipo di lavoro. Non doveva fare altro, tranne se abile, aiutare nel negozio per le pulizie con un extra, ovviamente.
Tutta o metà giornata in base al periodo e ricevendo divisa, scarpe, accessori e tutto dato da lui, originali tedeschi.
E Beatrice accettò subito. E per gli extra, che ci voleva. Era stata serva senior... ne aveva di professionalità per incrementare la paga e magari rendere quel lavoro fisso.
Era entusiasta.
ma non potè dire a Battler nulla perchè stanco morto era tornato, aveva pranzato e uscito di nuovo per il pomeriggio, mentr elo aspettava anche la notte e non voleva preoccuparlo.
Si era detta durante il ritorno a casa di avvisare Battler della notizia, ma quando lo vide tornare di corsa non ebbe cuore, temeva che si portasse pensieri e preoccupazioni per tutto i lgiorno e la notte. E così, con l'abito e accessori con sè, li aveva riposti nella stanza che pensavano di usare come studio, quella che pensava di farla sua e non aveva proferito parola.
NOn ebbe il cuore di aggravarlo con altro. Quanto voleva che tornasse lo scansonatorio e pungente, scherzoso... tutto ciò che le sembrava un pò appanato in lui... che mancava.
E aveva deciso di iniziare ugualmente, ugualmente il primo giorno mentre lui tornava a casa e si riposava la mattina per gli orari.
Vestita e preparata, aveva sistemato per bene l'imbottitura dei reggiseni per dare l'effetto che presumeva fosse migliore e sorrise. Pensando a come l'avrebbe guardata, anche se poi un lampo le fece cadere in giù gli angoli della bocca.
La paura degli specchi. Ma si fece forza. Non le importava delle paure di vedersi. Da mesi si accettava, si rivedeva senza le sembianze da Shannon ma come se stessa e si domandava che espressione lui avrebbe...
ma non terminò il pensiero, udì il rumore di passi, la porta, e quando lasciava le chiavi nel vaso largo di vetro come abitudine.
Corse, come spinta da qualcosa di impellente e comparve a Battler, che si toglieva le scarpe, come una nuvola rossa e bionda, dritta verso di lui.
Rimasto sorpreso si era raggelato. Accettando passivamente la strizzata pregna d'affetto alla vita, mentre le fissava la stoffa e i capelli liberi.
Fermandola da nuovo abbraccio già pronto e scattante, questa volta al collo, le chiese di calmarsi e farsi vedere.
Beatrice notò subito l'aspetto di lui ma prima di parlare, ascoltò cosa stesse dicendo.
"Cosa... prima di tutto, che cosa hai indosso..." facendo una faccia che fece sorridere lei
Indossava un completo molto sul rosso con parti bianco panna. una camiciola bianca con maniche a sbuffo corte fermate da pizzo e la scollatura o scollo a ciore con pieghettature strategiche, molta arricciatra per essere più aderente e putnare l'occhio, e anche questo bordato da pizzo. Il resto scompariva nel gilet tedesco da donna a scollatura quadrata con bordatura geometrica effetto 3d molto particolare. Una lampo chiudeva sul davanti ccon intorno disegni bianchi di tipo floreali con giocchi e farfalle. Al collo con un cordone molto spesso con un cuore vuoto al centro con un fiore tedesco. Una gomma ampia e arricciata alla fineoltre il ginocchio bianca, in cosntrasto, sopravrata da un grembiule rosso e decori chiari a contrasto come se fosse stato un damasco, da chiudere a doppio giro in vita con un fiocco sul fianco. Calze bianche e scape con un pò di tacco molto femminili completavano l'oufit. E i capelli. Una sorta di cerchietto abbinato all'abito divideva la chioma a metà. Sul davanti si era fatta due grosse trecce, belle spesse, con la zona di capelli dalle tempie a metà orecchie, che partivano da sotto il cerchietto a scendere sulle spalle e oltre per tutta la lunghezza dei capelli, chidendo l'intreccio con un nastro per lato. Alcune ciocche come le portava con l'acconciatura da Beatrice del passato, restavano a contornare la frangia. Il resto dei capelli scendeva ondulato e libero sulla schiena.
Fece la domanda turbato, con le mani sulle spalle della ragazza, notando un abbigliamento molto strano. Sebbene indossassero ancora abiti occidentali, cercati nei negozi per stranieri che erano giunti nella zona di città dove vivevano, era molto eccessivo e di un rosso pieno.
"Volevo parlartene ieri ma... ma sei qui, vieni siediti e riposati, così sarai di nuovo riposato quando andrai per il pomeriggio e ti racconto prima di andare..." iniziando a spiegare tutto, mettendosi sotto il suo braccio sinistro come a sorreggerlo. Lui però aveva un'espressione come sofferente e... delusa? NOn si capiva.
"Beatrice, devo parlarti, ecco.. non sono riuscito io a farlo ieri... ascoltami attentamente. Ieri ho perso il lavoro di giorno..." stancamente, sedendosi.
"Cosa?... Come..?" domandò con un tuffo al cuore lei, dopo averlo aiutato a mettersi comodo, perchè sperava perdesse l'altro.
Si snetiva sola la notte in quella casa, percepiva come gelida quella camera senza di lui, cupa. E invece er astato il contrario.
"Ho chiesto un giorno intero libero così da presentarmi alla casa editrice. Ma... il proprietario mi ha aggredito, urlando che i giovani non volevano lavorare ed essere seri..."
"Lo ha detto a te? Serio? Ma... perchè gli hai detto che speravi nel nuovo lavoro?"
"No, non ho detto perchè... ma ha urlato che ero uno scansafatiche, sempre a telefonare..."
"Si è arrabbiato perchè mi chiamavi? Vado io stessa a dirgli..." fece lei arrabbiata e punta sul vivo, mentre lui le cingeva la vita con un braccio e dicendo "lascia stare" le poggiava la testa sul petto.
Quelle telefonate le attendeva con ansia. Qualcuna per dirle che stava bene, se tardava, piccoli avvisi o solo per dirle semplicemente che gli mancava e le voleva bene.
Era così dispiaciuta che quella piccolezza tanto preziosa per loro avesse portato tra le altre cose al licenziamento.
"Stai calma, ora sono a casa e posso riposare... E' solo... che mi ha visto ultimamente stanco e assonnato e..."
"Lo avevo detto Battler, non voglio che esageri..:"
"Adesso non più, tranquilla. Posso chiedere se e quando al museo avranno bisogno. Parlano di riaprire ma... Per ora comunque stanno eseguendo una riorganizzazione interna e dei padiglioni. Ma la notizia se riaprirà o meno e sarò più sicuro... Oggi ho fatto un pò di ritardo..."
"Ho visto. Adesso riposati, ne hai bisogno"
"prima l'ultima cosa..." le disse stringendola, allungando la mano verso le cose posizionate al centro della tavola lasciate per lui " ho telefonato prima di lasciare il lavoro"
"che vuol dire prima di lasciare il lavoro?"
"Ho... litigato con quell'uomo, o più che litigato ho discusso. SAi come sono fatto.. ma è finita con un suo licenziamento e quando mi ha sbattuto l'ultima paga sul tavolo come se lo derubassi gli ho detto... fa niente... comuqnue prima di finire e tornare..." tranquillizzandola con un sorriso "ho fatto l'ultima chiamata prima di andare, per sapere se e quando potessi presentarmi alla casa editrice. Mi hannodetto che in questi giorni avrei potuto farmi ricevere dal direttore e..." diventnado come dispiaciuto in viso guardandola.
Beatrice aspettò, stringendogli forte un braccio, restando vicino a lui in piedi
"L'uomo che dovrei sostituire andrà in pensione tra poco, secondo loro, un paio di mesi..."
"Che devi sostituire?" allibita "tra un paio di mesi?"
"Non hanno bisognodi molto personale, no nsono così grandi ma la paga è buona e il lavoro smebra stimolante e ottimo... quell'uomo attende la pensione, è l'editor più anziano e per assumere... E mi hanno assicurato che se sono di persona come mi hanno conosciuto al telefono... il posto è mio!" fece trionfante, sebben stanco e bisognoso di dormire.
"Quindi adesso hai solo il lavoro di notte, se non ti chiedono extra ore, e..."
"sono a casa di giorno. Altri lavori sono logoranti e una paga che..."
"Se ti senti meglio con quello notturno... io ne ho uno, adesso..." fece lei cercando di tirarlo su di morale, facendo una giravolta perchè la vedesse con la divisa
"A proposito di questo..." iniziò lui tra un boccone e l'altro, con un'espressione un pò così, guardandola bene, molto bene, con un broncio
"Aspetta... vuoi sentire il motto che devo dire quando entrano o farò promozione davanti l'entrata? Ascolta... MHmh" schiarendosi la gola "Guten Morgen" dicendolo però come uno strano verso facendo strozzare lui "Direttamente da Kaminagaya, la città tedesca di Yokohama ill nuovo negozio! Molti tedeschi influenzano i gusti dei giapponesi e plasmano i quartieri dela città in tutti i modi. Dalla sua architettura e la sua cultura, al cibo e la birra. Oggi, ci si può immergere nello spirito natalizio europeo con il mercatino di Natale annuale in stile tedesco, con la sua interpretazione dell'Oktoberfest e le specialità tipiche. Perchè sponsor di molti eventi e manifestazioni... cè München, negozio specializzato in prosciutto e salsicce fatte in casa. È impossibile non vederlo grazie alla sua accattivante segnaletica in stile tedesco, ma è l'interno del negozio che fa davvero cogliere il meglio della cultura tedesca. C'è un'impressionante selezione di wurstel e prosciutti tedeschi, appesi in un frigorifero estesi dietro il bancone. Da importazione a prodotti qui, con i migliori metodi europei... la birra migliore tedesca originale, a quella più locale ma prodotta da noi. Assaggiate nella sezione degli assaggi il cuore del cibo europeo di secoli, percepite la birra..."
"Si...si, basta... è inquetante..." fece lui cercando di evitare di ridere
"PERCHEEE'!" fece lei col broncio
"Prima cosa... posso capire perchè ha scelto te come promotrice del suo negozio... il suo sangue misto si nota e spicca. Lo capisco. Hai preso i caratteri del nonno, giapponesi e molto, molto da tua nonna... e madre...ehm... però mi turba un pò che sia stato un tedesco a darti un lavoro per il tuo aspetto... è inquentate, visto cosa era tua nonna e in cosa credeva..."
"Bhe, vista la situzione e la buona paga, ho deciso di accettare. E poi mi ha chiesto un'altra cosa"
Battler sbiancò, smise di mangiare come depresso.
"Cosa... che cosa ti ha schiesto..."
"Mi ha detto che se lo aiutavo ocn le pulizie, lui e chi lavora con lui nel negozio, sai, producono alcuni dei prodotti di mano loro... sono fatti in casa, insomma. E quindi non hanno tempo per le pulizie. E così è stato candido, per non dover pagare due persone, se aiuto con le pulizie prima della chiusura, se faccio più ore o prima che finisca, mi daranno un extra..."
"E tu vuoi sfruttare le tue abilità... lo sai, per guadagnare di più senza che sia un peso..."
"Prima ero una serva per forza e per dovere di cose... non avevo altro e non conoscevo altro... ma il locale mi è piaicuto, dovrei sistemare e pulire il negozio nella zona relativa ai clienti perchè sia ben presentabile e... non mi sembra così difficile..."
"Però... vorrei solo che tu tenga gli occhi aperti, Beatrice. Ho paura..."
"Stai tranquillo... la dura e cattiva Beatrice tirerà fuori il suo peggio, in caso..." con un ghigno e cattiveria alla Beatrice che un tempo era la strega, cosa che lo fece sorridere.
Mesi dopo
"sei sicuro che stia bene?"
Beatrice aveva un pò di paura, mentre giungevano alla pensione della nonnina. NOn era cambiata di una virgola, in niente da quando vi avevano pernottato molto tempo prima. Un angolo che non sarebbe mai cambiato in niente.
"tranquilla. Ho promesso alla nonnina di aiutarla con il cambio e pulizia del mese... come sempre ci mette una settimana a fare le pulizie da sola e non vuole aiuto. Si sente, parole sue, come invalida e incapace e i guadagni la aiutano con la magra pensione. Se inizia a pagare qualcuno per pulire, non ha più senso. Mi piace aiutarla, anche se a volte è inquetante..."
"Quando parla del marito..." fece lei ghignando
"No, per carità, cerchiamo di evitare che inizi a parlarne. E'... E'... disturbante vedere una donna che conosci con quell'età mentre parla della sua vita da giovane e... del marito... NO!" fece lui terrorizzato "mi viene un senso di vergogna a sentire certe cose della vita deglialtri..." facendola ridere " comunque essendo un pò sorda d'orecchi rispetto isussurri almeno possiamo parlare senza che ci senta e inizi la cantilena dei suoi ricordi d'amore!"
Dopo alcune ore di pulizia e sistemazione delle camere, e aver proposto di aiutare per le zone esclusive della donna, questa li invitò a cena e i profumi li fecero ridestare dalla fatica e il lavoro eseguito.
"Dunque ragazzi... aggiornatemi. Come vanno le cose?" fece facendoli accomodare di fronte al lei nel tavolo della sua cucina. La donna sedeva di fronte a loro, sola, e nella tavola del cibo che fece brillare gli occhi dei due.
"Scusi, quelle cose che le ho... mh, dato... le ha conservate nel frigorifero, vero?" domandò un pò preoccupato Battler alla donna mentre mangiavano
"Ragazzo mio, sono anziana, non sbadata...sono dove mi hai chiesto di metterli..."
"Cosa?" domandò curiosa Beatrice. Teneva i capelli raccolti con le trecce e mangiava di gusto.
"SAi... mi sembra di tornare, mangiando queste cose, un pò a quando Kumasawa ci preparva qualcosa lei..."
"Oh, si... quando cucinava lei era un pò come il cibo di casa. Per quanto straordinario, il cibo dello chef non era lo stesso... aveva... meno cuore..."
"Eh si..." fece Battler con un sorriso, per poi passare un tovagliolo ad un angolo della bocca di lei perchè voltandosi si era sporcata con le bacchette. In sottofondo la donnina ridacchiava "L'unica cosa buona è che... non temi sempre che ci siano sgombri... peggio gli occhi..." tremando di paura
"SIII! lo diceva sempre..." ridendo con lui
"Ragazzi, vorrei farvi un dono" irruppe di colpo la donna, lasicandoli sorpresi "ho qualcosa che a me no nserve più, ma che magari a voi potrebbe... so che tu ragazzo hai trovato un lavoro nella città vicina e viaggi a piedi o quando puoi con i mezzi, ma pagando. E tu ragazza guadagni con quel lavoro al negozio tedesco. non ci vado mai, mi fanno un pò paura, sembrano... molto duri... ma non quanto mio marito... ah, quell'uomo!" fece la donna commossa e Battler si irrigidì
"No, ancora...! Aiuto...!" fece così a bassa voce che lo sentì solo Beatrice che celò il sorriso mangiando l'ultimo boccone
"Io sono anziana, ai miei figli non interessano... non è che si vedano molto. E quindi, sentendo alla televisione che potrebbero avere del valore per dei collezionisti e che vendendoli si può fare un buon gruzzolo..." fece lei alzandosi e iniziando a sparecchiare, visto che avevano terminato
"Cosa intende?"
"Per favore ragazza, aiutami solo a portarli nell'acquaio..." chiese a Beatrice e insieme sistemarono i piatti e stoviglie impilati, mentre Battler puliva la tavola e come da richiesta della donna dopo, tirava fuori dal frigorifero delle cose che poggiò sulla tovaglia nuova, appena messa.
"Cosè?" chiese Beatrice vedendo gli incarti belli ed eleganti "Oh, sono di una pasticceria"
Battler slacciò quello più grosso e rivelò abbassando e poi togliendo la carta, una grossa torta. Una torta occidentale che somigliava a quelle di Rokkenjima. Le vide negli occhi sorpresa di felicità, avvicinandosi per vederla meglio, commentando le decorazioni.
"SOno andato in una pasticceria straniera. Anche se molte pasticcerie giapponesi propongono ora qualcosa di europeo, gli esperti sono sempre gli europei..." fece lui ghignando
"Cosa hai portato?" domandò la donna anziana vedendo un dolce insolito per un giapponese medio che restava ancorato a ciò che conosceva
"E' un dolce. Voglio farle provare qualcosa di nuovo..."
"Ragazzo, le mie papille gustative non so se sono adeguate per questo.." rise la donna
"Che bello, una torta che sembra straordinaria come quelle di Ghoda!" disse in falsetto Beatrice.
Sebbene fosse diventato editor per la casa editrice, guadagnava poco più dei due lavori precedenti insieme e Beatrice aveva lo stipendio del suo, ma comunque restavano decisi a non sprecare nulla oltre il necessario per un altro pò. Si concedevano giornate speciali come prima, ma vedevano, visitavano, comrpravano, assaggiavano solo in quei giorni le novità, e non erano andati ovunque. Inoltre Battler a volte la portava con se nell'altra città se era libera e visitavano anche quel luogo. E cèra molto da fare.
"Dove l'hai comprata?"
"Nel negozio aperto da poco di dolci austriaci...Sachertorte è il dolce tipico della tradizione austriaca e ho aspettato a comprarla per un giorno del genere. Anche per ringraziare Lei di quanto ha fatto per noi..." disse tutto un pò più forte verso l'anziana, che sorrise amabilmente "quindi..."
"Aspetta!" fece Beatrice eccitata "pensi che sia meglio o al pari di quelli a cui eravamo abituati?"
"... possiamo scoprirlo solo in un modo" fece lui beffardo indicando il cassetto delle posate, facendola imbronciare
"Va bene... proviamo!" correndo al suo posto, appena seduta, Battler le tolse da davanti la torta
"Eh, no!" fece serio" sei capace di mangiarla tutta tu mentre noi due siamo voltati "lasciandola di stucco "per te cè questa..." prendendo l'altro involto, più piccolo, scartandolo e mostrandole una torta larga circa dieci centimentri di diametro rispetto l'altra.
Beatrice alzò lo sguardo verso di lui come se non ci credesse, mentre lui ghignava e la donna ridacchiava. la donna sapeva, e lui aveva chiesto di tacere.
"Sembra così... piccola" fece Beatrice mogia " e perchè ha un porta torta così grosso? Hai pagato la torta o questo...?" indicando il vassoio sotto che era molto spesso
"Non ti lamentare, è tutta tua... non è una sacher... "
"Ah , ok..."
"Da fuori è come la vedi, bellissima vero? ... questa è una Schwarzwälder Kirschtorte!" fece lui tronfio mentre Beatrice e la donna lo fissavano con un'espressione per dire , incerte su cosa avesse incespicato per dire non si sapeva cosa
"Battler... sei terribile a pronunciare... qualasiasi cosa tu abbia detto..."
"Disse, quella che gratta di gola per cercare di dire due frasi in tedesco" beccandosi uno sguardo tagliente
"vogliamo tagliare?" fece la donnina che, mentre battibeccavano, aveva preso un coltello enorme e pericoloso e lo stringeva tremolando
"NO!" Eh... si rilassi, si sieda, taglio io..." fece Battler spaventatissimo
"taglia prima questo tripudio di rose di panna, Battler! Voglio vedere il centro!"
"Sempre ingorda tu, eh...?!" fece lui canzonandola
"Oh, povera cara... prendi questo, taglia tu..." disse la donna sfoderando un coltello a mannaia " con questo, per quella piccola torta, sarà facile fare fette perfette da mettere nei piatti in due soli movimenti "... mentre i due sudavano con quell'oggetto che nella mano piccola della donna sembrava grande quanto una sega da alberi
"OK!" fece Beatrice seria "allora taglio... si, prendo io...!" disse alla donna ringraziando e togliendole l'arnese
"oh, che sbadata, dimenticavo quelle cose che dovevo prendere... metnre voi tagliate, io torno subito" guardando Battler con un sorriso e un osguardo eloquente e lasciandoli soli.
Beatrice valutò che la lama era più lunga della torta. Sembrò incerta su come talgiare la torta con la mannaia.
"La strega eterna cattiva e sadica, desidera un coltello più affine nell'affondo...?" fece lui, ridendo
"Battler...!" rimproverandolo, sbattendo la mannaia sul tavolo per poi vederlo turnato inclinando la testa fuori la stanza "cosa..."
"Augurati che non prenda di nuovo le foto... o ricordi... speriamo di no..." sussurrò lui preoccupati per l'assenza della donna.
"Suvvia... continui dopo tutti i suoi racconti ad essere a disagio per l'amore di due persone raccontate da un'anziana?"
"Mi disturbava vedere quel vecchio che baciava Kyrie...pensa di quela donna! è solo che mi vengono un pò di brividi al pensiero... dell'intimità degli altri. Preferirei pensare solo alla nostra"
"stasera parliamone in privato, Battler. Con il linguaggio del corpo..." fece lei monella, portandosi uno sbuffo di panna in bocca col dito, metnre lui la fissava contraendo le sopracciglia
"strega dorata o Strega di mille anni... No , preferisco il titolo di strega arrapata..." ridendo insieme di gusto "Su taglia la torta..." la esortò dopo le battute
Beatrice prese il coltello di lui, nel mentre scambiandosi un bacio, e affondò la lama facendo una piccola fetta dal centro verso di lei, per vedere come era dentro. Ma qualcosa si inceppò. Il coltello al centro non affondò oltre un certo momento e la base della lama scese nella torta fino al piatto di presentazione con la punta all'insù.
Stupita ripetè la cosa ripassando la lama nel taglio ormai fatto, ma di nuovo non accadde nulla se non cosa era capitato prima. La punta restava di molto ferma e bloccata, facendo un rumore.
"Battler..." dubbiosa
"Fai l'altra fetta, magari cè una ciliegia con l'osso"
"Ciliegia...? Avranno sbagliato..."
Beatrice completò il triangolo della fetta e di nuovo si ripresentò la cosa. Battler le prese il coltello e infilando di piatto la lama sotto la fetta, la tirò e posò su un piatto, mostrando l'interno. Tre strati di spesso pan di spagna ben umido, due strati di crema chiara in contrasto con le ciliegie intere visibili. Sopra lo strato finale di panna, zuccherini e rosette di panna con ciliegia. Era bellissima da vedere e Beatrice l'ammirò rapita.
"E' meglio di come ricordavo fossero... ma quanto è costato tutto questo, Battler?" domandò preoccupata
"E' uno di quei giorni del mese in cui possiamo dedicarci a qualcosa di bello..." le disse facendo altre fette, ma spostando tutto in un altro piatto. Tutta la tortina rimasta era stata relegata su un piatto e prima lei fissò stranita quell'operazione, per poi vederlo poggiare di nuovo il vassoio del dolce davanti a lei. E tra i residui del dolce, si accorse che qualcosa... era in più. Una zona circolare al centro si ergeva. Cèra qualcosa a forma di disco di parecchi centimenti che svettava dal piatto e Beatrice capì che era dove la lama si era fermata.
"Battler..."
ma lui spinse ancora il vassoio verso di lei e poi, prendendo con tre dita il disco lo girò e sollevò quel pezzo in più, mostrandole cosa nascondeva.
Beatrice trattenne un respirò che non comprese di aver bloccato.
Al centro di quello strano vassoio da torte cèra una sezione con un minuscolo cuscino di velluto e un gioiello protetti da quella forma che aveva tolto. Era una di quelle torte da innamorati europee. Un anello. Beatrice non si mosse, ma Battler si. Prese l'anello e la sua mano sinistra.
"So che non è un diamante. Ma ci tengo a dartelo. E' un''acquamarina, alla fine che vogliamo o no, siamo legati all'acqua... e questa pietra un tempo era un talismano per tenere i marinai al sicuro in mare. Avrei voluto darti di più, ma ho pensato..."
Beatrice con la bocca dischiusa dalla sorpresa, osservò l'anellofra le dita di Battler. Era una fascetta che parea semplice, non arrotondata, da cui spiccava una forma come di sole. Otto raggi ch contornavano il centro, la pietra di acquamarina, incavati al centro da risultare sfaccettati e creando un gioco di ombre trangolari. Tra ogni raggio un brillantino luminoso.
"originariamente era... con una perla Akoya ma... ho chiesto di aggiungere qualcosa di piùsignificativo..." le disse " E questo perchè vorrei realizzare un tuo sogno. Sposarti..."
"C-Co-cosa!?" fece lei rossa in viso
"NOn volevi questo?"
"Si... ecco... è solo che..."
"Se vuoi pensarci, prendilo per ora e poi mi dirai tu se si e quando..."
"SI! SISISISISSISSI! SI. SI!" fece eli saltellando sul posto con le ginocchia
"Avresti meritato qualcosa di più valore e di significativo, come l'anello del capofamiglia ma... ho visto questo per caso e ho pensato stesse bene sulla tua mano" mettendoglielo.
"Oh, Battler... ma, davvero vuoi...?"
"Non te lo avrei chiesto e..."
Si fermò, così come Beatrice che si guardava intorno, perchè strani rumori giungevano fino a loro. Qualcosa di metallico, latta o simile sferragliava sempre più vicino. E poi dei suoni di campanello manuale che li fece sobbalzare.
La nonnina comparve spingendo al lato una bibicletta visivilemnte con i suoi anni e legato al manubrio un qualcosa di pesante.
"Eccomi, scusate ma ho dovuto togliere un pò di polvere..." fece lieta la donna
"Sbaglio o sembra non avere problemi..." bisbigliò Battler come piccato dal vederla così abilmente in grado di prender euna bicicletta, legarvi un sacco, così pareva, e trascinarsela per la casa "E... ha portato una biciletta in cucina?!" sottovoce, facendo ridere Beatrice
"Ragazzi... ah, vedo che glielo hai dato. bene" commentò la donna notando l'anello sbrilluccicoso al dito, e Beatrice che guardava Battler stupita "ecco cosa vi ho portato. Certo, non è un granchè, ma funziona ancora e all'epoca valeva molto. Questo è per te ragazzo, visto che ancora sei restio a comprare un'auto per paura di restare senza soldi..." indicando la bici e lui corse ad aiutarla a sistemarla in un angolo "come vedi non è chissà cosa, ma ti eviterà di farti chilometri coi mezzi che riesci a trovare meno costosi del treno. Che figurino che era mio marito qui sopra!" commentò mentre Battler faceva un verso di disagio e Beatrice ghignava
"MA..." fece lui imbarazzato
"Niente discussioni. Qui non serve a nulla, nessuno la vuole e tu hai bisogno di evitare di sprecare denaro. Altrimenti come lo pagate il matrimonio?"
Battler si voltò ridente, da orecchio a orecchio ma non per la contentezza ma per tensione, Beatrice lo guardava come per dire
"E ancora, ragazzi... ho qui in questa borsa degli oggetti che credo valgano molto. Ma non voglio tenerli per me, il mio tempo sta per arrivare, mentre voi ne avete tanto davanti... e inoltre sono un regalo di nozze. Se ho capito bene, se piazzati bene, frutteranno bene... Ragazzo, per adesso puoi spostare nel frigorifero quelle torte?"
Dopo che fu fatto, lei rovesciò il sacco nero che si dimostrò uno zaino militare come forma ma scuro di colore, rivelando oggetti molto vecchi.
"Questi oggetti sono della seconda guerra mondiale..." e Beatrice e Battler si fissarono negli occhi con lui che diceva è una persecuzione "e cè molta gente che cerca questi. Sono sicura che ne ricaverete abbastanza per il matrimonio, la festa e qualcosa da mettere da parte. Pistole, katane, spille, divise, oggetti di quel periodo... mio marito e suo padre furono nelle due guerre, sapete... sono il mio dono di nozze per voi. Spero che possiate rivenderli e prendervi il denaro che vi serve. E non accetto rifiuti. Vorrei aiutarvi con l'auto, ma siete così dignitosi... come mio marito...Come ho detto, da questa casa ai miei figli non interessa nulla e io ho troppi ricordi nel cuore per tenere oggetti per giunta inutili. Io non me ne faccio nulla. Della guerra poi... quindi prendete, è il mio regalo. Sono sicura che farete una festa davvero bella..."
"Veramente..." fece di getto Battler, evitando di guardare Beatrice che lo fissò "Io... vede signora, noi siamo abituati a uno stile di vita meno... conservatore e prettamente giapponese come tutti voi qui"
"Si, vi vestite come i forestieri e tutto il resto. Lo so. Ma siete meglio voi di altri giovani che siconsiderano grandi giapponesi. A me non importa, vi trovo belli, eleganti, da fotografia... come me e mio marito..." perdendosi nei ricordi, metnre Beatrice stringeva le labbra per non ridere alla reazione di Battler
"Beh... vede, io vorrei sposarmi con un matrimonio non giapponese, non nell'estetica. Con abiti europei, una cerimonia che piaccia a noi" vedendo Beatrice che lo fissava "ricordi quei libri e tu che pensavi a come sarebbe stato un matrimonio come quello, che avevi in mente, unendo varie cose delle storie..."
"Capisco" fece la donna ma non mostrando disappunto "quindi sarà un matrimonio straniero"
"EH! Ma... le ho solo chiesto... non ha deciso e..." fece lui cercando di calmare la cosa ma Beatrice lo fece voltare.
"Si. Te l'ho detto. Se tu vuoi che io stia al tuo fianco, nonstante tutto "indicando con gli occhi cosa non voleva dire "voglio e accetto! Come hai detto tu! Creandolo noi, il nostro matrimonio!" mentre lui sorrideva " ma so bene che non tutti qui la vedrebbero allo stesso modo. E' per questo che... vorrei una cerimonia semplice e discreta, solo noi e... la non... Lei signora" si corresse Beatrice guardandola "ma senza troppe persone perchè non credo siano, sa, molto propense a seguire e felicitarsi di qualcosa che apparirà ai loro occhi distante e strana. Quindi... saremo solo noi..." disse lei sicura
"ma ragazzi, almeno qualcuno...?" fece la donna facendoli guardare negli occhi per capire che fare
"intnato... prendeteli e preparatevi il matrimonio che vi piace. Per il tuo abito..." indicando Beatrice
"Oh! Ma io... avevo un'idea su quello"
"Davvero?"
"SI, voglio farmelo fare. Ho un'idea"
"Molto bene, conosco delle signore che possono cucirtelo. Molto abili, da loro prendo i miei "indicando quelli che indossava che semrbavano come quelli di Kumasawa "Mi raccomando, non lesinate per una festa che sarà importante. Volete fare una cosa molto piccola, ma fatela bene. Portate a valutare questi oggetti e datevi da fare"
"Varranno davvero molto?" fece Battler osservando gli oggetti "E... eh Beato! Con quello che resta... potremmo mettere da parte per andare da Ange!"
"Quando sarà maggiorenne, così Eva non potrà dire nulla, come hai deciso?"
"Esatto. Ce la possiamo fare, Beatrice!"
Qualche mese dopo
Dopo discussioni e commenti, il matrimonio si realizzò all'antico tempio della città, anzi fuori la città. Un luogo splendido e immerso nel verde. Erano risuciti a convincere, anche grazie l'anziana che conosceva tutta la famiglia del sacerdote stesso, il kannushi di accettare che vestissero i panni che sentivano loro. Di organizzare il matrimonio come volevano loro, lasciando il resto nelle sue mani. E così, dopo pressioni e qualcosa che l'anziana aveva detto, tutto fu accordato.
L'anziana con alcune persone che erano diventati loro amici nel corso del tempo, presero parte alla cerimonia gettata nel verde di quel luogo straordinario.
Beatrice e Battler giunsero da capi opposti, uno di fronte l'altro, dai padiglioni dove erano stati sistemati per prepararsi e si incontrarono all'inizio della zona della cerimonia.
Battler vestiva un impeccabile abito occidentale su misura scuro. Beatrice aveva tirato fuori l'abito da Beatrice, portandolo alle sarte e chiedendo loro di farne una copia perfetta ma in bianco con ricami argento. Quindi vestita da se stessa versione sua madre e strega, gli si parò davanti con su un braccio una serie di gigli bianchi con poche foglie. Sul capo un velo sistemato in modo che l'acconciatura da Beatrice fosse non coperta ma agganciata, lasciando una s ezione di velo anteriore a cascata sul capo, da dietro verso la fronte sopra la frangia. Bianco con bordo tutto di pizzo fine, giungeva alla crocchia con treccia e sembrava proporio intrecciato ad essa, per poi uscire e scendere libero.
"Era questa la tua idea?"
"Ti dispiace?" un pò in apprensione
"Innanzitutto ancora ho gli incubi per quell'abito che tieni ancora conservato, ben chiuso, per quanto dannatamente pesante era, da doverti strattonare per acchiapparti... e poi, senza di questo... Beatrice non sarebbe Beatrice senza quell'abito. Se non fosse stato per Kumasawa e Genji, la Beatrice di ora non ci sarebbe stata..." disse lui, girandosi per portarsi di fronte all'officiante che con aria tirata e disapprovante, attendeva.
COn gli abiti tradizionali, aveva dovuto accettare una cerimonia non classica ma con gli sposi seduti su panche e un procedimento scelto da loro.
Grazie agli oggetti ottenuti dall'anziana, avevano recuperato una piccola fortuna vendendo ad antiquari, ben lieti di ottenere pezzi ben tenuti e poco trovabili. A quanto aveva detto, erano di sezioni militari di livello e dal valore maggiore di altre. E Battler aveva commentato come fosse stato penoso pensare all'immensa fortuna di oggetti a Rokkenjima finiti in fumo.
COn quella somma si erano pagati gli abiti e la cerimonia, la festa e l'extra per spingere affinchè la cerimonia fosse come volevano. Erano gli unici tranne gli stranieri, a fare qualcosa di simile in una cittadina assopita nella tradizione.
Fianco a fianco, si diressero verso l'officiante. Lui a sinistra, lei a destra. Camminarono insieme fino agli sgabelli, lui le prese la mano e la condusse intorno a questi facendola sedere su quello di sinistra, per poi posizionarsi su quello di destra.
Finita la cerimonia giapponese a modo loro, con degli anelli che fecero fare con all'interno inciso a mano il simbolo degli Ushiromya perchè avevano deciso che tutto il passato non andasse cancellato ma fosse dentro di loro, si alzarono per l'ultimo atto.
L'officiante parecchio infastidito, aveva come da loro chiesto legato un filo rosso alle loro dita con gl ianelli, lungo, e dopo un primo giro da sposati intorno all'uomo, questi bruciò il filo con una candela affermando che questo simbolo rosso con il potere del fuoco, diveniva eterno e visto dalle divinità, restando legato a loro anche senza più a forma fisica.
Un banchetto di nozze fu preparato sempre al tempio, un pranzo con le persone con cui erano più in confidenza e si erano dimostarte importanti. Sebbene non li conoscessero nel passato, erano lì per i Battler e Beatrice che erano diventati.
Prima del tramonto, la festa terminò e tutti si salutarono. Invece di comprare un'automobile con i soldi rimasti da quelli della banca, presero dalla somma degli oggetti antichi e tornarono a casa con un'auto, la loro. Era da molto che Beatrice aveva chiesto a lui di farlo. Accompagnarono la donna a casa sua, salutandola e tornarono a casa.
"E così... eccoci a casa... " fece lui allentandosi la cravatta, mentre Beatrice lo aggrediva per abbracciarlo dicendo "si, si"
"Grazie a quella donna abbiamo adesso ciò che si serviva. Un'auto, un matrimonio come volevamo noi, abbiamo comprato..."
"E abbiamo i soldi per realizare il tuo sogno. Se non ci avesse detto che aveva una stanza piena di cimeli della guerra, oltre quelli che poggiò sul tavolo..." fece lei come non credendoci
"E vedrai man mano che io mi impegnerò nel lavoro... anche se è così difficile. Correggere, leggere per ore, sistemare, incontrare gli autori per le modifiche... è estenuante e non lo immaginavo, ben divers dal gustarsi un libro e basta ma..."
"lo so, ma ti piace questo lavoro..."
"E riuscirò anche a fare ciò che abbiamo deciso. Scriveremo insieme dei libri, li presenteremo, anche a più case editrici, faremo di ciò che sappiamo fare un lavoro..."
"pensi che andrà bene... che ne saremo capaci?"
"Beh, sembra dalle bottiglie che hai preparato e lasciato al mare tu sia stata... grandiosa! E con le false, sembra che tu abbia fatto furore da far desiderare a tanti di avere i tuoi scritti... vedi un pò tu..." ridendo
"Quindi continuiamo a scrivere...?"
"Non andremo in viaggio di nozze, metteremo quella somma per quando andremo da Ange. E poi... chi se non noi, avidi lettori di libri, i migliori per scrivere delle ottime storie per altri lettori...?"
"Già! Io sono di sopra, Battleeeer" fece lei correndo alzando l'ampia gonna increspata e stuzzicandolo
"Aspetta..." fece lui andandole dietro
"NO!" con un dito alzato "prendi quella bottiglia per la grande occasione..." con un sorrisino smaliziato
"vado" fece lui ridendo
Presa la bottiglia, andò di sopra e trovando la porta chiusa, la aprì. Si gelò sul posto ocn un sorriso sornione in volto.
"Niente viaggio di nozze, ma tu e io no nabbiamo bisogno di questo, quando possiamo viaggiare in mondi ben più speciali...Eh, Battleeerr?" fece Beatrice, apparendogli in intimo sul letto, ormai in stile occidentale, a quattro zampe con un sorriso monello
"... intrendi visitare la terra dorata insieme come sappiamo fare?" apprestandosi a chiudere la porta, ma fece un piccolo salto rischiando di perdere di mano la bottiglia per il campanello
"Aspettiamo qualcuno?" domandò stranito, gettando la testa fuori verso le scale per sentire e poi tornando a guardare lei, ma la trovò tremolante sotto le coperte, una montagnetta di coperta con solo una gamba piegata che fuorisciva, che gli iceva "chiudi la porta, chiudi la porta" spaventata
Battler rise di gusto, poggiò la bottiglia vicino il comodino e si avviò giù, lasciandola sola. Aperta la porta si ritrovò la donnina con un sorriso malefico e qualcosa in mano, e dietro molte persone. Dal direttore e colleghi della casa editrice, a quelli di Beato del negozio, a vicini, conoscenti vari che salutavano e facevano gli auguri con oggetti anche loro nelle mani.
"Mi è dispiaciuta quella cerimonia così piccola e veloce. Ho pensato che meritavate di festeggiare meglio, e sapendo che avevate detto poco di questa giornata, per dirlo solo il giorno dopo, senza neanche viaggio di nozze..." come se disapprovasse "ho preferito prendere il telefono e farvi una sorpresa"
Battler rimase di sasso vedendo l'impertinenza della donna. Conosceva tutti in quela cittadina. Lui e Beatrice avevano deciso che no, niente notizia ma solo a pochi e più stretti. Avvisare con il certificato del matrimonio solo il giorno dopo, evitando quello che lei chiamava .
"AH... io..." fece tentennado Battler finchè non sentì Beatrice che scendeva di corsa.
Era apparsa con i capelli sciolti, vestita come sempre non al lavoro, con camicia e gonna e un sorriso a trentadue denti, non di felicità ma uno di quelli che venivano quando pensavi oppure .
Battler rise di nuovo, invitò tutti ad andare nel giardino dall'altro lato e con un bacio a Beato uscì di corsa. Lasciandola basita senza sapere che fare, mentre la donnina indirizzava gli altri ospiti verso l'altro lato della casa, vedendosi affibbiare ogni sorta di oggetto come dono veloce di matrimonio e un'infinità di felicitazioni o ammonimenti, sul perchè non avessero detto niente.
Tornato Battler con una scorta di bottiglie e stuzzichini pronti da, pensò Beatrice, sfamare un ulteriore banchetto di nozze, passarono dal tramonto alla serata tarda a festeggiare per la seconda volta il loro matrimonio con persone che alla fine, capirono, erano davvero ben liete di farlo. Con e per loro.
Tempo dopo
"Molto bene!" esultò Beatrice, seduta alla scrivania della stanza che sistemò come studio, quella che all'inizio aveva scelto per sè. Aveva appena terminato la bella copia del primo giallo che insieme avevano costruito giorno dopo giorno. Tutte le aggiunge, le note che lui le faceva trovare nelle pagine che leggeva al lavoro o nel tempo libero, le idee e ciò che concordavano da modificare, sistemare e svolgere bene, erano ora in quella copia ultima. Un blocco di pagine e dentro tutti i loro sforzi.
Battler era ancora rimasto come editor, faticava parecchio al lavoro perchè era difficoltoso passare ore e ore a leggere con perizia e lentezza ogni manoscritto fino a fargli venire mal di testa, occhi stanchi e incapaci di continuare, crampi per il continuo restare dietro la scrivania. La paga era buona tutto sommato e più che decente per loro, senza troppi stravizi. Lei aveva continuato a promuovere le attività del negozio di specialità di carne tedesche e anche se non al livello dello stipendio di Battler, era un'ottima buona entrata per i loro giorni speciali e quando avrebbero raggiunto Ange.
Quel giorno giunti sfiniti sulla spiaggia, non aveva creduto affatto nel farcela. Di avere chance. Possibilità. Una vita fuori da Rokkenjima per lei. Ma Battler, perchè era Battler, aveva distrutto tutte le sue vecchie credenze e fissazioni. Stava vivendo qualcosa che forse neanche al fianco di Goerge. Le faceva male ammetterlo ma Battler sapeva infondere energia, sicurezza, fiducia... abbagliava con ciò che era e come spingeva le persone in ciò che credeva. Si vedeva allo specchio e si sentiva apprezzata, amata e viva tutto sommato. Come mai prima di tutto quello e aveva niziato a svegliarsi salutando i servianziani con sempre un e poi tutti gli altri, dai cugini fino allultimo nome dicevo . Anche se molti lo meritavano, non i cugini ma...
"Non lo avrei mai neanche potuto imamginare..." disse fra sè a voce alta, finchè non sentì una porta chiusa così forte, da farla sbattere da farla sobbalzare, e si voltò sulla sedia spaventata.
Scendendo vide Battler in uno stato disastroso.
I capelli scompigliati, la giacca abbottonata male, agitato e come disilluso.
"Che è successo?" correndo da lui
"E' tutto sbagliato, Beatrice... tutto inutile..." fece lui come sconvolto
"Calmati, respira e dimmi che è accaduto?"
Ma Battler gettò a terra una serie di riviste con rabbia, correndo via. Beatrice le prese e aprendo nella parte dove ogni rivista era stata tenuta aperta da lasciare la forma, lesse cosa potesse aver devastato Battler.
Si parlava di Rokkenjima, Eva ... e Ange.
Descrivevano le continue indagini non concluse e a punto morto, e come i giornalisti tenessero vivo quel fuoco con articoli come quello che teneva tra le mani. Si raccontava che Eva era tornata in pubblico portandosi dietro Ange, ma con stupore di chi scattava le foto e presenti in quel momento, la zia di Battler maltrattava Ange per qualsiasi cosa, teneva comportamenti che facevano discutere nei riguardi della nipotina e ogni volta che erano insieme, non cèra dialogo tra loro se non aspre critiche dall'adulta e un viso spaurito e piangente della piccola.
Beatrice lo raggiunse e gli si dimostrò, senza parlare, vicina, carezzandogli la schiena mentre questi stava seduto in cucina a tenersi la testa con le mani.
"E non posso andare da lei! Se qualcuno mi vede, se la zia mi vede, se Ange dice qualcosa o accade... il tempo che per noi è stato lungo fino ad ora, Beato, non è stato così là fuori. Mesi, mesi, anni e... Ange è là, sola! Ma se la raggiungo e mi vedono, o se sparisce, se riuscissimo... con zia Eva che sembra pazza da cosa raccontano..."
"Battler, ti stai torturando ma facendo così stai solo male tu, dentro... calmati e discutiamone!"
"Cosa cè da discutere? Come posso, come Beatrice, raggiungere Ange?"
"..." riflettendoci, ficnhè non vide una foto delle sue bottiglie sull'altra rivista e il manoscritto, suo e non di Maria come firma in calce, che la illuminarono
"passerà del tempo ma cè... cè, un modo per raggiungerla..."
"..." stupefatto e in preda al dubbio
"La gente ricorda di me... per i miei manoscritti. Sia come strega dorata della leggenda che come... autrice delle bottiglie. Il nostro primo libro giallo è pronto ma.. se attirassimo Ange?"
"Attirarla'" voltandosi totalmente a guardarla
"Ci sono persone che affermano che le bottiglie nascondono un mistero, le falsificano anche... è diventato qualcosa che attrae e calamita le persone... e con protagonisti gli ushiromuia contro una strega... si, ci sono truffatori che mi imitano ma... che accade se la stessa Strega Dorata vera e propria prende carta e penna e racconta cosa accadde in quei giorni, dal suo lato... da sua voce e mano... creeremo dei romanzi sulla Strega dorata e la tragedia di Rokkenjima. Sfrutteremo noi stessi tutto quanto, magari utilizzando nomi fittizi e..."
"vuoisfruttare cosa è accaduto per..."
"Risvegliata la strega, la sua mano correrà veloce sulle pagine, gli accadimenti avranno indizi ed elementi che toccheranno solo chi vogliamo che comprenda... Rokkenjima rivivrà dai nostri ricordi e se riusciamo a farlo giungere i tutto il giappone e arrivare ad Ange... e aspetteremo"
"Aspetteremo?"
"Si... sono sicura che Ange vorrà risposte, non avrà ottenuto neanche lei informazioni da Eva, crescerà avvolta da un mistero che non le renderà le cose facili e magari, leggendo della sua famiglia e sulla storia della Strega che ne decretò la fine... cercherà chi ha scritto ciò. Comprenderà cosa nasconderemo...Potremmo anche aggiungere delle pagine speciali manoscritte di mio pugno. Se vorrà conoscere la verità, cercherà i miei messaggi in bottiglia, li vedrà, e magari osservando capirà o vorrà sapere come qualcuno ha potuto scrivere di persone così nel profondo, seppur non conoscendole mai, parlando di lei con tutti i tuoi ricordi, di momenti del passato... Faremo in modo di far rivivere la Strega di nuovo perchè svolga un altro compito. Quel giorno, avevo salutato Beatrice la strega, perchè si addormentasse prima di me pregna di gloria per le sue gesta... dandole la pace dopo aver cessato la sua funzione. Ma se è necessario... risvegliamola e facciamola parlare al mondo! Mandiamo un messaggio principale e altri..."
"Come sai fare tu" fece lui con un ghigno, ricevendone uno in risposta
"Tu ed io porteremo Beatrice da Ange e attratta da lei... Ange cercherà l'autore, non sapendo che siamo noi, e riusciremo..."
"Che accade se Eva..."
"Ho la vaga impressione che finiranno per dividersi e... Ange cercherà ciò che Eva non può darle..."
"QUindi scriveremo... di noi?"
"Oh si!" fece Beatrice ghignando come Beatrice la strega, baciandolo.
