UNA BELLLA SERATA DOPO TUTTO

La prima cosa che sentì Peter quando si svegliò fu un profondo mal di testa, così forte che lo fece gemere di dolore, la sua vista era ancora leggermente sfocata e non riconosceva ancora l'ambiente intorno a sé.

"Che diavolo è successo ieri sera?" Pensò l'uomo ad alta voce mentre si stava ancora riprendendo, quando la sua vista si schiarì completamente poté notare una cosa… non era la sua stanza "Dove sono?" sorse una nuova domanda, si guardò un po' intorno e vide sul pavimento diversi indumenti, sia maschili che femminili "Oh no" disse il vigilante, girò la testa e vide affianco a sé una figura femminile dai lunghi capelli rossi che aveva le coperte fino alle spalle.

"Oh merda, proprio quello di cui avevo bisogno, un'avventura di una notte che non mi ricordo neanche e che sicuramente mi darà solo problemi" Pensò l'uomo mentre si sporgeva dal grande letto e afferrava i suoi boxer "Se si sveglia meglio rendersi un po' presentabili".

Si alzò lentamente dal letto, attento a non svegliare la donna e incominciò a girovagare per la stanza alla ricerca di qualche indizio su dove si trovasse, la sua ricerca durò poco visto che sul tavolo della stanza vide delle chiavi e altri oggetti, si avvicinò ad esso e incominciò a curiosare, alla chiave era collegato anche un pezzo di plastica che mostrava un numero, 67 "Ok, sono in un hotel… Ma quale?" si chiese l'uomo.

Tra gli altri oggetti quelli che risaltavano di più erano due braccialetti gialli, li afferrò e li scrutò più da vicino "Dove vi ho già visti?" si chiese Peter, gli sembravano così familiari, notò che avevano un piccolo buco, simile a quello di una canna della pistola.

"Sui miei polsi" rispose una voce femminile dietro di lui, sembrava avere accento… russo, si voltò e… rimase assolutamente senza parole vedendo la donna che stava sul letto con delle coperte che ancora coprivano la sua figura… Natasha Romanoff, i suoi capelli erano un po' arruffati ma era lei.

"Sono morto" pensò Peter, una cosa era svegliarsi con una donna qualunque che aveva conosciuto in un momento di debolezza… un altro era svegliarsi con una delle spie più letali ed efficienti della terra, e Peter era uno di quelle persone che aveva visto la famigerata spia in azione "H-Hey" disse debolmente il vigilante mentre stava provando a trattenere il suo panico.

Sul viso inespressivo di Natasha si formò un cipiglio "Ciao Peter".

"H-Hey… è bello v-vederti" disse Peter faceva fatica a guardarla negli occhi, sia perché era troppo imbarazzato e anche perché la coperta era leggermente scesa mostrando un po' di più il suo petto dotato.

"La cosa è reciproca" disse la rossa.

"D-Davvero?" chiese stupito il vigilante.

"Si" rispose schietta la rossa mentre continuava a fissarlo negli occhi "Se pensi che io sia arrabbiata in qualche modo….. beh ti sbagli" continuò lei intuendo le preoccupazioni dell'uomo davanti a lei vestito solo dei suoi boxer.

Peter emise un sospiro di sollievo "Grazie a dio".

"E avendo sentito prima il tuo brusco risveglio, sembra che il dopo sbornia ti abbia colpito duramente" osservò Natasha.

"Eri sveglia tutto il tempo?" chiese l'uomo.

"Si Peter, sono una spia e so come fingere di dormire" gli rispose la rossa con… divertimento?

"Si, hai ragione, domanda stupida eheheh" rise imbarazzato il ragno mentre si grattava il collo.

"Ci sono delle pillole per il mal di testa nel mobile alla tua sinistra, terzo cassetto…. Ma non so se faranno effetto" gli disse mentre si alzava dal letto per prendere i suoi indumenti.

Questo fece voltare immediatamente Peter imbarazzato "Ehm….. grazie, ma come hai detto tu, non fanno effetto" non voleva fissarla per alimentare certe fantasie.

"Come immaginavo, ieri hai bevuto più di qualsiasi uomo normale" gli disse, ormai aveva indossato almeno i suoi indumenti intimi "Puoi voltarti adesso, non sono nuda".

Peter fece come detto e la vide in tutta la sua splendida figura "è davvero bellissima" aveva sempre notato la naturale bellezza di Natasha, aveva anche dei punti bonus con quei capelli rossi "Non riesci proprio a stare lontano dalle rosse eh?" si chiese tra se e se.

"Ho notato che hai una preferenza per i capelli rossi" disse con una mano sul fianco ed un sorrisetto stampato in viso.

Peter divenne di una leggera sfumatura di rosso "S-si, m-mi piacciono m-molto" disse imbarazzato, rivolgeva lo sguardo ovunque tranne che verso di lei "Cazzo Peter riesci a non rendere le situazioni fottutamente imbarazzanti?".

"Anche tu sei meglio di quanto mi ricordassi" disse Natasha con ancora quel sorriso stampato in faccia, questa affermazione fece solo arrossire ancora di più Peter "Comunque, credo che tu voglia sapere cosa è successo ieri sera e che cosa ti ha portato a finire in questa situazione" disse lei tornando alla sua tipica faccia da poker.

"Si" rispose lui dopo essersi calmato "Ma forse meglio che lo facciamo davanti ad una bella colazione, sto morendo di fame" disse lui con un po' di comicità nel suo tono, voleva almeno provare a risolvere l'imbarazzo della situazione "Almeno da parte mia" pensò lui, la donna sembrava completamente "normale" per la situazione in cui si trovavano.

Lei sembrò riflettere sull'invito dell'uomo e dopo quasi un minuto gli rispose "Concordo, una colazione potrebbe giovare ad entrambi" si trovò d'accordo con lui, ad un tratto si voltò e si diresse verso il bagno "Meglio che ci facciamo una doccia e poi scendiamo" continuò mentre spariva nell'altra stanza.

"C-Certo, ehm… vai pure prima tu" disse lui stupidamente "Ok, so che sarà una lunga mattinata" pensò con un sospiro di rassegnazione.

20 MINUTI DOPO…

Ci avevano messo poco ad uscire dalla loro stanza e si stavano già dirigendo verso la sala per fare colazione, entrambi erano vestiti in modo piuttosto "casual" "Non l'ho mai vista vestita così…. O almeno non quando era Natasha Romanoff" pensò Peter ricordando il periodo in cui aveva cambiato identità in Nancy Rushman "Era parecchio strambo quel periodo".

"La smetti di fissarmi come se avessi visto un alieno?" chiese sei senza neanche fissarlo.

"S-Scusa" disse lui imbarazzato "è solo che sono…. Ehm…. Sorpreso" ammise.

"E come mai?" chiese lei curiosa mentre si sedevano ad uno dei tavoli liberi della sala.

"Beh… ti ho sempre vista nei tuoi "abiti da lavoro" e vederti vestita in questo modo, con una camicia e dei jeans è…ehm… bello" ammise, aveva i suoi capelli raggruppati in una coda di cavallo abbastanza disordinata e senza trucco o altro sul viso, ma riusciva ancora a sembrare bellissima.

Lei gli rivolse un caldo sorriso, senza alcun tipo di malizia in esso "Grazie per il complimento, la cosa è reciproca… anche se è difficile fare questo tipo di complimento a te" aveva la totale attenzione rivolta su di lui con i gomiti appoggiati sul tavolino del bar dell'hotel.

"E perché mai?" chiese lui curioso, era riuscito leggermente a superare l'imbarazzo della situazione e stava incominciando a rilassarsi.

"Hai indossato molti abiti" disse lei, rammentando i diversi costume che vide indosso a lui….. alcun migliori di altri.

"Ehm…. Ne hai uno preferito?" chiese genuinamente curioso "Insomma di quelli che mi hai visto indossare ce n'è qualcuno che ti ha colpito?".

"Perché me lo chiedi?" domandò la spia.

"Curiosità" disse alzando le spalle.

Lei lo fissò per qualche momento, pensando alla risposta da dargli "Apprezzo molto il tuo abito nero" rispose alla fine.

Peter non poté che ridacchiare "Molta gente mi consiglia di passare definitivamente al nero, soprattutto gente come Logan".

"Perché non lo fai?" chiese curiosa.

"Beh…. È ovvio, perderebbe l'effetto che ha" rispose lui un po' nervoso.

Un cipiglio si formò sul viso di Natasha "Sai se non vuoi rispondermi puoi semplicemente dirmelo".

Peter si irrigidì per la risposta data dalla spia "Io non….." stava per rispondere alla rossa, ma fu interrotto dall'arrivo della cameriera.

"Buon giorno e scusate per il ritardo" disse la donna piuttosto minuta con sincero dispiacere,

"Non ti preoccupare cara, anzi il tuo ritardo mi ha permesso di conversare con il mio adorabile compagno" la spia sapeva bene come interpretare qualcuno, aveva un sorrisetto stampato in faccia che aveva messo subito a suo agio l'altra donna "Vero caro?" chiese la rossa quando si rivolse verso Peter.

"Ehm…. C-certo" rispose leggermente imbarazzato "Non si preoccupi per il ritardo, non abbiamo aspettato molto" disse con un sorriso rivolto alla cameriera "Comunque sto morendo di fame, posso avere del pane tostato con marmellata di fragole con un caffè amro?" domandò.

"Certo signore" disse mentre annotava i suoi ordini sul taccuino "lei invece signora?" si rivolse alla rossa.

"Mhm… credo che prenderò un bel dolce, una bella fetta di cheesecake e anche per me unun caffè" rispose Natasha.

"Perfetto" disse la cameriera dopo aver finito di scrivere sul taccuino ed esserselo messo n tasca "Grazie mille signori" continuò poco prima di allontanarsi per prendere altri ordini.

Natasha aspettò che la cameriera si allontanasse prima di parlare con Peter "Allora, cosa vuoi sapere per primo?" chiese lei sedendosi più comoda sulla sua sedia.

"Dove mi hai trovato?" chiese il vigilante.

"In un bar di Hudson Yard" gli rispose subito.

"Hudson Yard? Ma è uno dei posti più costosi di New York… oh merda quanto ho speso?" Chiese preoccupato l'uomo, l'ultima cosa che voleva sentirsi dire è che aveva perso migliaia di dollari in una sola notte.

"Quando ti avevo incontrato avevi già iniziato a bere…. Credo che avessi speso già più di 200 dollari" disse lei ricordandosi quello che aveva detto il barista.

Emise un sospiro di sollievo, almeno non erano qualche migliaio "Aspetta un attimo… Ma come ho fatto a spendere così poco e a finire in coma etilico?" chiese alla rossa.

"Avevo una carta di credito di Stark, non volevo lasciarti lì a bere da solo" disse lei sinceramente.

"Ehm…. Grazie" disse timidamente grattandosi il retro del collo "Ma perché avevi una carta di credito di Stark?".

"Mi aveva infastidito e per farsi perdonare mi ha dato questa carta" gli rispose mentre tirava fuori il suddetto oggetto, era rosso con delle linee di colore oro sui bordi.

"Spero nulla di grave" disse Peter con un cipiglio.

"Non preoccuparti, l'unica cosa che ne è uscita ferita è stato l'orgoglio di Stark…. E forse il suo polso destro" concluse con un sorrisetto.

"Ne sono certo" disse con uno sbuffo, una piccola parte di lui trovava un po' di piacere nella scena che si stava formando nel suo cervello "Comunque…. Ero messo male quando mi hai trovato?" chiese.

"Non molto, eri un po' stordito, ma riuscivi tranquillamente a reggerti in piedi e a creare un discorso sensato" disse mentre si scrocchiava tranquillamente il collo.

"E poi incominciato a bere anche te, giusto?" le chiese l'uomo.

"Si, ma non con la tua stessa velocità e intensità" gli rispose l'Avenger.

Peter emise un profondo sospiro "Porca puttana Peter, dovevi proprio cadere così in basso?" si sgridò da solo.

"Non devi vergognarti di nulla" gli disse la bella rossa davanti a lui "Ognuno ha i propri brutti momenti…. E devo dire che durante la serata ci siamo anche divertiti" ammise la rossa notando il come Peter si stava autocommiserando.

"Ti sei divertita con me?" chiese stupito Peter.

"Per quanto il tuo alter ego possa essere irritante….. Peter Parker è una persona interessante" ammise Natasha.

Peter rise a questo "Credo che tu sia una delle poche persone a pensarlo".

Lei alzò le spalle "è una loro perdita, di sicuro non la tua" disse con la sua solita schiettezza.

Peter doveva ammettere di essere rimasto stupito dalle parole gentili della rossa davanti a lui, non credeva di poter vedere questo suo lato…. Di nuovo "Sai….. è belle vedere anche questo tuo lato, non che quello della micidiale Vedova non sia bello" ammise sinceramente.

Lei lo fissò silenziosamente per mezzo minuto poco prima che si formasse sul suo viso un sorriso di gratitudine "Non abituartici" disse scherzosamente…. Forse.

"Sissignora" le rispose con uno scherzoso saluto militare.

Lei scosse la testa alle sue buffonate, voltando la testa di lato notò la cameriera di prima che si stava avvicinando con i loro ordini "Ecco a voi signori" disse educatamente la dipendente dell'hotel di lusso.

"Sembra avere un aspetto delizioso" si congratulò Natasha, vero caro?" chiese scherzosamente a Peter.

"Assolutamente" concordò l'uomo.

"Farò sapere al cuoco che avete apprezzato, buon appetito" disse velocemente la cameriera mentre si allontanava dal tavolo.

Il pasto era proseguito senza che nascesse un discorso, ma non era causato dall'imbarazzo di lui… era semplicemente troppo affamato, c'era solo qualche commento della spia dai capelli rossi, la cui risposta erano semplici risate del vigilante.

Quando ebbero finito di mangiare i loro pasti si diressero verso la cassa per pagare la cassa e lasciare una mancia alla cameriera; si diressero verso l'ascensore e ci entrarono per tornare nella loro stanza, aspettarono pazientemente di arrivare al loro piano e quando si aprirono le porte l'uscita di Peter venne interrotta da un braccio che si frappose tra lui e l'uscita, lui le rivolse uno sguardo interrogativo.

Lei lo fissò per qualche momento poco prima di fargli una domanda che lo lasciò senza parole "Tu…. Ti ricordi del mio momento da Nancy?".

Lui spalancò gli occhi per la totale sorpresa "Io…..ehm… si".

"Ero stata ferita e non fisicamente, il mio cervello aveva risposto creando Nancy non potevo essere quella donna… non volevo perdere la mia libertà" continuò lei.

"Si mi ricordo… E accettai perché capivo la tua situazione" continuò mentre si faceva sempre più serio nel suo tono, non pensava che questo argomento saltasse fuori, ma era disposto a parlarne

"Pensavo di poter andare avanti, ma i ricordi di Nancy non mi hanno mai lasciato…. Ti ho evitato, la tua singola presenza mi ricordava quel periodo" ammise la spia.

"Non capisco dove vuoi arrivare" disse Peter.

" Provo ancora qualcosa per te… Quella sera, quando ti ho visto al bar, quando ho visto che eri in difficoltà… Volevo aiutarti, volevo ritrovare quella connessione."

"Oh….. io… non so cosa dire, insomma io….." Ammise il vigilante.

"Non mi aspetto che tu provi ancora quel sentimento, ma vorrei provare a essere quella Nancy Rushman per che avevi affermato di provare affetto" disse Natasha interrompendo l'uomo davanti a sé.

Lui la fissò per un lungo periodo poco prima di parlare "Non devi tornare ad essere Nancy Rushman, sei sempre stata tu, lei era solo una parte di te che non era ancora uscita… Io voglio provarci e con calma questa volta"

Un sorrise si formò sul viso della spia russa "Sono felice di saperlo" liberò la strada dell'ascensore "Muoviamoci allora, voglio andarmene da questo insopportabile posto chic".

"Non potrei che essere più d'accordo" disse l'eroe con un grande sorriso mentre la segiva nella loro stanza di hotel

Dopo tutto non è stata una brutta serata… assolutamente no