Non mi ricordo quando tutto è cominciato. Tante volte ho ripercorso nella mente la mia vita, cercando il primo sguardo, il primo litigio, eppure, fino ad ora, mai mi è stato così facile rivedere quel momento.
Il maestro Hakurei mi aveva salvato la vita da Rune e mi aveva portato con sé nello Jamir.
Al mio risveglio, mi aveva spiegato che erano state le vite dei precedenti cavalieri delle armature che riparavo a salvarmi la vita e che lui, si era limitato ad aiutarmi ad andare incontro al mio destino. Per quanto oscure mi sembrassero allora le sue parole, e non ne capissi appieno il significato, oggi so che quel giorno è stato decretato il mio futuro. Non sarei stato solamente il figlio di un pastore che riparava armature, ma sarei diventato io stesso un cavaliere. Inoltre per la prima volta in vita mia, avrei avuto intorno a me persone con i miei stessi poteri, con i quali condividere i miei sogni, ed i giorni del mio addestramento, i miei migliori amici, Tokusa e Yuzuriha, fratello e sorella.
La prima volta che li incontrai, alla torre del vecchio maestro, guardai a lei con sospetto. Ricordo che dissi al maestro:
«Ma lei è una bambina, non può allenarsi con noi»
Per tutta risposta, mi arrivò un pugno in piena faccia, e compresi che forse mi sbagliavo dopotutto, e che anche le bambine sapevano fare a pugni, o almeno questa.
Diventammo subito amici inseparabili noi tre, io, Yuzu, così la chiamavo io, e Tokusa. Condividevamo tutto, giorni, notti, sogni, speranze, botte, ramanzine, e di quei giorni ho un tenero ricordo, sono stati i migliori della mia vita.
Lo sono stati almeno fintanto che non si presentò nello Jamir un discepolo del gran sacerdote, Manigoldo. Secondo lui, ero il prescelto per l'armatura d'oro dell'Ariete ed era compito del mio maestro, aiutarmi a trovarla ed addestrarmi. Mi sentivo importante, ero al settimo cielo, eppure il maestro, per qualche oscura ragione, aveva dissentito con l'ordine del fratello Sage.
Ero poco più di un bambino e tutto ciò che volevo era quell'armatura, che mi chiamava notte dopo notte. Il mio orgoglio mi spingeva verso di lei, verso un futuro pieno di onore e di gloria, così lasciai la torre nello Jamir il giorno stesso, senza salutare i miei amici o il mio maestro, e di nascosto, accompagnato da Manigoldo riuscii nell'impresa, e trovai l'armatura del primo cavaliere d'oro dello zodiaco.
I successivi sei anni, li passai ad Atene, al Sanctuary, dove assieme ad altri ragazzi, appresi l'importanza ed il vero significato di essere un cavaliere d'oro. La mia determinazione però non era sufficiente da sola a farmi diventare un degno erede di quell'armatura leggendaria, serviva un duro e costante allenamento, anche e soprattutto, un affinamento delle capacità telecinetiche che avevo già sin da bambino. Hakurei era il mio maestro ideale, lo stesso che avevo lasciato per inseguire un sogno, e con imbarazzo e contrarietà, ritornai da lui nello Jamir.
«Così sei ritornato, ragazzo»
ricordo ancora le parole del mio maestro quando mi vide comparire con lo scrigno d'oro sulle spalle
«Scommetto che mio fratello Sage vuole che perfezioni il tuo addestramento, non è così?»
«Si maestro»
«E così sia, dunque» aveva risposto, per nulla contento ma rassegnato oramai a quello che era destino diventassi.
Se mi ero aspettato una fredda accoglienza da parte del maestro, che infine poi suo malgrado aveva capitolato, non avevo previsto l'indifferenza ed il distacco che invece mi riservarono Yuzu e Tokusa che non mi degnarono di uno sguardo.
Ricordo che quella sera sedevamo per la cena e nessuno parlava. Volevo scusarmi, dire qualcosa, ma capivo che sarebbe stato tutto inutile. Avevo spesso pensato a loro mentre ero ad Atene, sognavo di tornare a trovarli, ricevere i loro complimenti per l'armatura d'oro guadagnata, abbracciarli e condividere con loro i racconti dei miei giorni al Sanctuary, ed invece quello che ne avevo ricavato era un'accoglienza glaciale. Mentre consumavamo il pasto, nessuno parlava, tutti si limitavano a guardare nei rispettivi piatti ed io facevo lo stesso, guardando fugacemente di quando in quando il maestro Hakurei, Tokusa ed infine lei, Yuzuriha.
A parte il maestro, che ricordavo esattamente come avevo ritrovato, Tokusa era cresciuto, era più grande, più muscoloso, si stava facendo uomo e Yuzuriha, non mi ricordavo fosse così bella. La fanciullezza non aveva ancora lasciato del tutto il posto all'età adulta in lei, eppure, ogni suo gesto, ogni suo muscolo, esprimeva determinazione, raffinatezza ed eleganza, esaltando le sue fattezze perfette.
Ricordo un particolare di quella sera, lei aveva alzato gli occhi per un istante dal suo piatto ed i nostri occhi si erano incontrati. Solo un fugace momento, poi lei si era alzata, e si era diretta fuori a lavare le stoviglie, augurando la buonanotte al maestro ed a me, chiamandomi Sommo Shion.
Sommo Shion, da quel giorno era diventato il mio nuovo nome.
Non c'era più spazio per «Shion combattiamo un po'?» «Shion ti va di venire al laghetto?» le frasi adesso erano «Il Sommo Shion desidera del pane, magari del tè?».
A me era stata riservata una stanza vicina a quella del maestro Hakurei, mentre a Yuzuriha e Tokusa erano state assegnate delle altre stanze. Io ero il discepolo principale a cui Hakurei avrebbe dovuto insegnare, ero un cavaliere d'oro, quindi era logico che a me fosse riservato un trattamento di tutto rispetto, tuttavia il vedere e constatare che la maggior parte del tempo e delle attenzioni del maestro fossero dedicate a me e non a Yuzuriha e Tokusa mi pareva ingiusto.
Ricordo che un giorno, mentre facevamo lezione gli esposi i miei dubbi, pensavo ai miei amici che per colpa mia non avevano più un maestro. Per tutta risposta, l'anziano aveva risposto che avrei dovuto condividere con loro quanto appreso al Sanctuary e questo significava in automatico, diventare maestro a mia volta.
Tokusa non aveva obiettato, mentre era stata tutt'altra storia con Yuzuriha.
«Il Sommo Shion non sarà il mio maestro» aveva sbottato quella sera a cena la mia amica
«Le cose stanno così, che ti piaccia oppure no» aveva replicato l'anziano, concludendo la conversazione.
Ero dispiaciuto per Yuzu, capivo che per lei era una questione di orgoglio, non voleva essere allenata da uno che aveva pochi più anni di lei, con il quale faceva scaramucce fino a pochi anni prima. Non importava che io fossi diventato cavaliere d'oro, per lei probabilmente rimanevo Shion il suo amico.
Quella sera la raggiunsi mentre ripuliva le stoviglie.
«Mi dispiace Yuzu, non avrei mai immaginato che il mio ritorno portasse a voi dei risvolti sgraditi»
Lei non aveva risposto, aveva continuato il suo lavoro sino a terminare. Poi si era alzata e senza degnarmi di uno sguardo aveva detto:
«Il Sommo Shion è un cavaliere d'oro oltre che persona di grande talento, sarà un onore per Tokusa e me averlo come maestro.»
«Yuzu ti prego, non sono il Sommo Shion. Per te e Tokusa io sarò sempre Shion, il vostro amico»
«Non abbiamo più un amico Shion. Lo avevamo tempo fa, ma se n'è andato, senza degnarci di un saluto, di una spiegazione. Non una lettera, niente. Quindi, il Sommo Shion, potrà perdonare se non ricordiamo di chi stia parlando»
«Mi sono comportato male lo ammetto. Avrei dovuto congedarmi da voi, farvi avere mie notizie, ma il fatto è che ero ossessionato da quell'armatura, dal mio nuovo ruolo che l'anziano non approvava»
«Il Sommo Shion non deve spiegazioni di sorta, non a me comunque.»
«Io invece voglio dartele le spiegazioni, voglio raccontarti ogni cosa. Voglio che tu sappia quanto tu e tuo fratello mi siete mancati, quanto vi ho pensato. Quando ho indossato per la prima volta l'armatura d'oro, ho pensato a voi, quando ad Atene descrivevo il Jamir ai miei compagni cavalieri, era a voi che andava la mia mente»
«Se eravamo così importanti, non avresti dovuto lasciarci. Invece sei scappato di nascosto, da noi, dal maestro che ti aveva dato tanto, ed ora che sei tornato, il mio amico Shion non c'è più. Al suo posto, c'è un cavaliere d'oro che non conosco, a cui devo rispetto, che da domani sarà il mio maestro. Ho perduto un amico, una persona a cui volevo bene, che non ritornerà mai più» diceva Yuzu tra le lacrime aggiungendo «Non sono arrabbiata con te, non più. Da domani sarai il mio maestro, perciò vorrei che mi chiamassi Yuzuriha, così come mi chiama il maestro Hakurei. Io ti chiamerò Sommo Shion»
«Certo come desideri, Yuzuriha»
In un attimo, mi accorgevo che il posto che avevo considerato casa per anni non c'era più. Non c'erano più gli amici che avevo lasciato anni prima. Era tutto cambiato e la colpa era mia, la mia stupida ossessione per l'armatura d'oro dell'Ariete.
I giorni si susseguivano, un mese era passato, ero allo stesso tempo allievo ed insegnante ed inoltre, passavo larga parte del tempo riparando armature, sempre ossessionato dalle storie che mi raccontavano.
Non dedicavo molto tempo a pensare al presente allora, ero troppo concentrato al futuro che mi attendeva, eppure pensandoci adesso, credo che qualcosa cambiò in quel periodo. Yuzu, la mia amica, da una iniziale freddezza, aveva cominciato a trattarmi in modo molto rispettoso e formale, senza mai mancarmi di rispetto, quasi fossi un santo. Era premurosa con me come con un ospite di riguardo, mai una parola fuori luogo, mai un gesto sbagliato. Il clan potente a cui apparteneva, le aveva fatto apprendere nel corso degli anni una buona educazione e il suo comportamento ai più sarebbe sembrato normale e giustificato, eppure a me, i suoi modi affettati ferivano. Avrei di gran lunga preferito uno schiaffo da parte sua, una litigata, un'azzuffata, così come quando eravamo bambini, ma niente, mi sarei dovuto rassegnare ad avere solo la sua ammirazione, vera o studiata che fosse.
La notte, quando non ero stanco, passavo il tempo pensando a lei. Lei che ritornava ad essere la mia migliore amica, che mi chiamava solo Shion, lei che era la mia confidente, che mi sorrideva, che mi prendeva in giro, così come facevamo ai vecchi tempi, poi mi addormentavo, ed al risveglio, tutto era rimasto immutato, io ero il Sommo Shion e lei Yuzuriha la mia allieva e basta.
Tokusa con il passare del tempo, diventava ogni giorno più forte mentre Yuzuriha, diventava sempre più bella e distante. In quel periodo mi accorsi che non erano solo i nostri destini e le nostre strade a dividerci, ma anche e soprattutto la differenza di sesso e le inevitabili diversità che questa comportava, e che lei per tutta risposta, si rifiutava di accettare.
Ricordo con affetto che durante una primavera il mio amico Doko, cavaliere d'oro di Libra, venne in Jamir per consegnare una missiva all'anziano. In quell'occasione rimase ospite nella torre e fece conoscenza con Yuzu e Tokusa.
Durante il pomeriggio, eravamo soliti allenarci vicino ad una cascata a mani nude, nessuna necessità di usare le nostre tecniche segrete, era solo un modo come un altro di passare il tempo. Doko aveva finito per far cadere Yuzu nel laghetto e se per noi tutti la cosa era risultata divertente, lei si era arrabbiata moltissimo ed aveva lasciato la radura ferita nell'orgoglio e bagnata.
Quella sera per la prima volta si lasciò avvicinare da me. Si scusò per il suo comportamento infantile e mi confidò che non accettava di essere destinata ad essere diversa da noi. La indispettiva il non poter essere forte come noi, muscolosa come noi. Ricordo che in quell'occasione le dissi una cosa che custodivo nel mio cuore da parecchio tempo, ovvero che non era importante la forza e la prestanza fisica, ma la forza che risiedeva nell'animo di una persona e che lei, aveva forza per eguagliare almeno tre cavalieri d'oro messi insieme. Ridemmo quella sera e mi sentii come ritornare ai vecchi tempi.
Infine Doko ritornò al Sanctuary, arrivò l'inverno e con esso si riformò il gelo tra me ed i miei amici. Tokusa cambiò totalmente, divenne scostante, solitario, ed prese le distanze da me ferendomi profondamente. A volte credevo mi odiasse, soprattutto a causa del fatto che il maestro Hakurei insisteva nel farmi apprendere tecniche sempre più complicate, mentre dedicava pochissime attenzioni a Tokusa che veniva lasciato sempre più solo. Credo che fu in quel preciso istante che il destino del mio amico cambiò radicalmente. Spesso mi ritrovo a pensare che non fosse stato per il mio ritorno, probabilmente avrebbe scelto di rimanere un cavaliere di Atena. Ma non ha più importanza ora, la sua vita è finita, e la mia, volge oramai al termine.
