Sono solo. Ho freddo. Strano, non avrei mai pensato di dirlo qui ad Atene. Ricordo ancora con nostalgia quelli trascorsi nello Jamir, con il gelo a penetrarti nelle ossa.

La mia mente ritorna ad un episodio in particolare del mio passato, ovvero ad un inverno durante il quale l'anziano venne convocato al Sanctuary e rimase ad Atene più del previsto.

Successe un anno o più dopo il mio ritorno in Jamir. A me, Yuzu e Tokusa fu affidata la torre dove rimanemmo confinati da soli per circa un mese. Rivedo ancora la neve ed il ghiaccio ricoprire tutto intorno tanto che a fatica riuscivamo a procurarci cibo e generi di prima necessità a causa delle frequenti bufere. La sera rimanevamo ognuno nelle nostre camere, io solitamente riparavo armature o intagliavo dei pezzi di legno rimanendo alzato sino a tardi. Una notte degli strani rumori provenienti dalla stanza di Yuzu attirarono la mia attenzione.

Normalmente, non mi sarei mai avventurato nella stanza di una ragazza, ma quella notte, qualcosa mi spinse a bussare.

«Yuzuriha, ho sentito dei rumori, va tutto bene?» chiesi in apprensione

«Si Sommo Shion, non preoccupatevi, tornate a riposare» mi rispose lei

La sua voce, mi sembrò strana ed era stato sbrigativo il modo con cui mi aveva liquidato, pertanto, rimasi seduto fuori, non convinto delle sue parole.

Infreddolito e stanco, tutto quello che pensai era che forse dall'altra parte della porta, Yuzu era nei guai, una sensazione più forte del sonno o della ragione.

Ancora dei rumori, come il raschiare di qualcosa sul pavimento, dei passi concitati.

Il bagliore del camino che filtrava da sotto la porta aumentava, alimentato da nuova legna che Yuzu metteva a bruciare.

Era notte fonda oramai, ed il fatto che lei fosse ancora sveglia, suggeriva che vi fosse una ragione ben più che plausibile. Bussai di nuovo.

«Yuzuriha sono io, cosa c'è che non va? Che sta succedendo?»

Sentii la mia amica respirare forte spazientita.

«Sommo Shion, andate a dormire»

«Non me ne vado finché non mi dici che succede»

«Non succede nulla»

«Allora apri questa porta, così che io possa vedere che stai bene ed andare a riposare tranquillo»

Passarono diversi minuti prima che la porta si aprisse.

Yuzu era coperta da capo a piedi con delle pesanti pelli, il viso pallido, sofferente.

D'istinto le toccai la fronte, sospettai avesse la febbre, ma non scottava e lei si era bruscamente ritratta infastidita.

«Ho detto che sto bene Sommo Shion»

«A me non pare proprio, sei pallida ed infreddolita, nonostante dalla tua stanza esca un caldo infernale. Non hai la febbre, ma non stai bene, questo è certo»

«Desidero restare sola, buonanotte» aveva detto lei, cercando di chiudermi fuori dalla stanza, ma io ero pur sempre un cavaliere d'oro, giovane per giunta. La mia velocità e la mia forza erano ben superiori alle sue e ben presto, riuscii ad entrare ed un caldo opprimente mi investì con forza.

Nel camino continuava a bruciare la legna. All'interno di diversi catini, della neve era stata posizionata affinché si sciogliesse, dei panni stesi cercavano di asciugarsi, e lei immobile, se ne stava in un angolo infastidita.

«Il maestro non c'è, volevo assicurarmi che fosse tutto a posto, sai, mi preoccupo» dissi io con l'intenzione di scusarmi per l'intrusione.

«Non dovrebbe Sommo Shion, so badare a me stessa, ora, dovrebbe uscire dalla mia stanza»

«Certamente, non volevo mancarti di rispetto, scusa» dissi io mentre mi avvicinavo alla porta per uscire.

La mia attenzione fu catturata da un particolare, una macchia di sangue sul pavimento dove prima c'era lei, forse un suo piede perdeva sangue, era dunque ferita?

«Sei ferita» dissi avvicinandomi

«No, non lo sono»

«Ma perdi sangue, fa vedere»

Ero giovane, inesperto e stupido, questo va detto. Non avevo capito niente di quello che stava succedendo alla mia amica.

«Vi prego di uscire dalla mia stanza Sommo Shion» disse Yuzuriha rossa in volto

«Non me ne vado finché non mi farai vedere la ferita»

«Non c'è nessuna ferita Sommo Shion» rispose lei paonazza

«Non prendermi in giro Yuzuriha, c'è del sangue» dissi io indicando la chiazza che si stava formando ai piedi di lei.

«Per favore, vai via» disse lei con la voce che si sentiva appena, le lacrime agli occhi

Aveva ricominciato a darmi del tu, ero confuso eppure felice. Ricordo che mi avvicinai ancora, supplicandola con lo sguardo di parlarmi e lei lo fece.

«Sono in quei giorni del mese» disse in un soffio guardando altrove

«Che giorni?» chiesi io ingenuo

«Il mio periodo mensile»

«Io non capisco»

«Quella cosa che hanno le donne»

«Quale cosa?»

«Mi prendi in giro?»

«Perché dovrei farlo scusa, sono preoccupato per te»

«Tu non sai?»

«Cosa non so?»

«Cosa succede alle donne»

«E come potrei, io sono un uomo. Spiegami, fammi capire» dissi io spazientito

Ripensandoci ora, la situazione fu grottesca. Ero un cavaliere d'oro, mi muovevo alla velocità della luce, sapevo usare il settimo senso, padroneggiavo tecniche incredibili, eppure non avevo minimamente idea della complessità di una donna.

Yuzuriha era rimasta senza parole per un po', probabilmente pensando che mi stessi burlando di lei, poi convincendosi che era vero, che ero ignorante, mi spiegò.

Ricordo che passammo la notte uno a fianco dell'altra a parlare come quando eravamo bambini mentre io riattizzavo il fuoco e controllavo che la neve si sciogliesse. Da bravo amico, cercavo di scaldare Yuzu abbracciandola, lasciando che riposasse sotto le coperte. Quella la ricordo come la notte più bella da che ero tornato. Eravamo Yuzu e Shion. Ancora una volta.

Il giorno dopo, tutto era ritornato come prima. Sembrava che la notte appena trascorsa insieme non fosse mai accaduta per lei. Di sicuro, aveva preferito dimenticare, mentre io, avrei continuato a ricordare quella notte per molti anni, e non solo perché appresi molte cose sulle donne che non sapevo, ma anche e soprattutto perché fu la prima volta che mi resi veramente conto che eravamo cambiati, sia io che lei, eravamo diventati uomo e donna, non eravamo più bambini, un divario si apriva dinnanzi ai nostri piedi, lasciandoci su due lati contrapposti. Avremmo continuato a parlarci, vederci, addestrarci persino, ma eravamo diversi, e non saremmo mai più potuti tornare come eravamo prima.

Il maestro infine ritornò, non gli raccontammo mai cosa avvenne quella notte, anche se a distanza di anni, credo se ne fosse fatto un'idea. Ad ogni modo, io fui rimandato ad Atene, ed il mio addestramento proseguì al Sanctuary. A volte mi veniva concesso di recarmi qualche giorno in vacanza in Jamir, dove con ansia, attendevo di poter vedere il mio maestro Hakurei e lei, Yuzuriha, che diventava ogni volta più bella, ogni volta più donna ai miei occhi.

Divenni un uomo a tutti gli effetti in quel periodo. La compagnia di altri cavalieri come me colmò le mie lacune su argomenti tabù nello Jamir e l'esperienza che mi feci con delle donne ad Atene, completò l'opera. Fu un periodo spensierato quello, nessuno poteva presagire quello che di lì a poco avrebbe sconvolto le nostre vite.

Nello stesso periodo, rividi Yuzuriha. Giunse ad Atene a completare il suo addestramento, assieme ad altre aspiranti giovani sacerdotesse guerriero. Quasi non la riconobbi all'inizio, capelli corti, muscolosa, agile, snella, eppure allo stesso tempo così femminile e desiderabile.

I miei compagni cavalieri, ignari che io la conoscessi, commentavano la sua figura con apprezzamenti che mi facevano vergognare ed infuriare, tanto indecenti e lascivi fossero, ma a quel tempo, non cercavo di comprendere ciò che sentivo dentro ed imputavo la mia gelosia e l'istinto protettivo verso di lei al fatto che nutrissi nei suoi confronti un sincero affetto fraterno.

Giorno dopo giorno cercavo con ogni pretesto di avvicinarmi alla zona dove si allenavano e vivevano le sacerdotesse guerriero per incontrarla, ma non ero fortunato, non riuscivo mai a stare da solo con lei e ne ero deluso. Pensavo che solo il vederla una volta mi sarebbe bastato, solo saperla in salute ed al sicuro, ma mentivo a me stesso, non era quello che cercavo in quei giorni.

Una volta, ero stato abbastanza fortunato, ed ero riuscito ad avvicinarla da solo.

«Sono felice di incontrati Yuzuriha. Da quando sei ad Atene desideravo parlarti, ma non c'è né mai stata l'occasione» dissi distogliendola dei suoi pensieri

«Sommo Shion. Anch'io sono felice di rivedervi» rispose lei

«Come procede il tuo addestramento?»

«Molto bene grazie, credono che io abbia qualche possibilità di ricevere un'armatura»

«Ne sono felice, te la meriti»

«Grazie Sommo Shion, il merito è anche del mio maestro, dei miei maestri, che mi hanno insegnato tanto»

«Il merito è solo tuo, del tuo coraggio, della tua determinazione. Rimarrai molto ad Atene?»

«Non molto. Ritornerò nello Jamir tra poco, sembra che oscure forze si muovano nell'ombra ed il maestro Hakurei ritiene saggio che io stia con lui lassù»

«Capisco. Come sta Tokusa?»

«Bene, sebbene sia scontento del fatto che io possa ambire ad una armatura mentre lui no»

«Mi dispiace sentirlo»

«Tokusa si è chiuso molto in sé stesso dopo che siete partito»

«La via del guerriero non è per tutti»

Pochi attimi passarono, la conversazione fu breve, eppure, in quel lasso di tempo così esiguo, riuscii a memorizzare ogni dettaglio di lei e nelle notti, quelle visioni del suo sguardo, i movimenti del suo corpo, la sua voce sarebbero tornati a tormentarmi come una febbre, facendomi eccitare.

A quel qualcosa che tramava nell'ombra infine venne dato un nome. Ade. Lui il pericolo che minacciava la terra. La Dea Atena, reincarnata nel corpo di una esile fanciulla, Sasha, arruolò anche altri cavalieri, che prendendo possesso di armature leggendarie, si unirono alla schiera dei cavalieri esistenti. Fu in quel periodo che il gran sacerdote Sage mi rimandò nello Jamir. Era preoccupato. Una forza malvagia sembrava vagare in quei luoghi e fui mandato ad indagare. Quando raggiunsi i luoghi che mi erano familiari, appresi che una tragedia si era abbattuta sulla famiglia di Yuzu: i suoi genitori e suo fratello erano stati uccisi.

La raggiunsi su un dirupo, mentre eseguiva il rito di passaggio che nella nostra cultura segue la morte. Mi disse che poteva eseguirlo solo per i suoi genitori, giacché il corpo di suo fratello Tokusa non era stato ritrovato.

Il dolore che provava era evidente, palpabile, eppure si faceva forza e riusciva a non darlo a vedere. Con indifferenza mi disse che aveva deciso di sposarsi, era l'ultima erede del suo clan ed era suo compito perpetuare la sua stirpe. Ricordo che quella notizia mi spiazzo totalmente, avevo sempre creduto che volesse diventare una guerriera, ma più di ogni cosa, l'idea che potesse essere di un altro uomo mi devastava.

Mi preoccupava la missione affidatami. Sapere che nei luoghi a me cari, nella mia terra di origine, in mezzo a persone che amavo si agitava il male mi rattristava eppure la notizia che mi diede Yuzuriha mi ferì di più.

E poi tutto d'un tratto lo sentii. Quel cosmo maledetto freddo ed oscuro si palesò sempre di più, sempre più vicino e distinto. Cominciai a cercare la fonte di quel potere, trovandolo nel luogo più inaspettato, la casa di Yuzuriha.

Tokusa, suo fratello, non era morto.

Aveva accettato di essere uno Spectre al servizio di Ade e veniva a reclamare la vita della sorella.

Invano Yuzuriha tentò di farlo ragionare ed anch'io, ma la sua mente già assoggettata al male non lasciò più alcuna via di scampo per lui, e mio malgrado fui costretto a finirlo con il mio colpo, Starblast Revolution.

Fu in quel momento che vidi Yuzuriha perdere lucidità, avvicinarsi al corpo morente del fratello e tatuarsi con il sangue di lui sul braccio destro, l'emblema del suo clan.

Ricordo che rimasi li, impalato, senza ben sapere cosa fare o dire, ma come al solito, lei fu più sbrigativa di me, mi disse di andare a riferire tutto all'anziano maestro Hakurei.

«E così, quello Spectre che si era annidato qui era Tokusa. Comunque lo hai sconfitto, bene. Immagino che farai presto ritorno al Sanctuary» mi disse l'anziano

«Si, domani stesso»

«Bene. Credo che dovresti passare a salutare Yuzuriha, non lo darà mai a vedere, ma deve essere rimasta sconvolta da quanto è accaduto, ed una faccia amica credo non possa farle che bene. Un'altra cosa moccioso. Il tempo della guerra sacra si avvicina, non sprecare le occasioni che ti vengono concesse, cerca di farne buon uso, non a tutti sarà concesso rimanere in vita dopo questo conflitto, non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi, capito?»

Accettai di buon grado il consiglio di Hakurei, visto che non volevo lasciare Yuzu preda dei suoi tristi pensieri, ma, come già detto, a quel tempo ero giovane e stupido, e non compresi per nulla il significato intrinseco delle parole del maestro.

Sorrido ora a questo ricordo. Io stesso non molto tempo fa ho dispensato lo stesso consiglio al mio giovane pupillo Mu. Mi rattrista pensare che lui e gli altri giovani Saint rimarranno senza la mia guida, anche se sono fiducioso, che saranno all'altezza del ruolo per cui sono nati.