Sono supino su questo freddo marmo, non mi rimane molto tempo lo so. Con la mano cerco un punto preciso della mia veste, lì dove so c'è ancora una traccia di lei, di Yuzu.

Ancora una volta il destino si beffa di me, ancora una volta devo lottare contro l'impulso del mio cuore di precipitarmi da lei, ora come allora.

Si perché quella sera di tanti anni fa, dopo che uccisi suo fratello, non riuscivo a pensare ad altro che correre da lei. Volevo scusarmi, spiegarmi, consolarla, volevo tutto e niente, esattamente come ora.

Ricordo che raggiunsi in un baleno casa sua. Aveva rimesso a posto la tenda strappata, ed aveva ripulito e riordinato tutto, quasi non fosse successo nulla. Di lei però, nessuna traccia.

Mi diressi in un posto che non vedevo da anni, la cascata vicina al laghetto dove sovente quando eravamo bambini, io, Yuzu e suo fratello, andavamo a giocare dopo gli allenamenti e fu lì che la trovai.

«Mi sorprende trovarti qui»

«Ci sono tanti bei ricordi»

«Si è vero. È tanto che non venivo in questo posto, è sempre lo stesso» dissi io sedendomi sul prato di fianco a Yuzu.

«Ero venuto a casa tua, volevo scusarmi, salutarti e vedere come stavi, domani ritornerò ad Atene»

«Già in partenza quindi. Lo immaginavo. Con l'avvento degli Spectre non c'è da stare allegri»

«La mia missione qui è finita, anche se mi piacerebbe rimanere ancora devo ritornare al Sanctuary»

«Sapete, ho deciso che ritornerò a combattere, per la giustizia e per il futuro della nostra gente e chi lo sa, magari un giorno, combatterò al vostro fianco»

«Ne sarei felice, anche perché non potrei desiderare una compagna d'armi migliore di te al mio fianco»

«Avete già cenato Sommo Shion?»

«In realtà no, non ancora»

«Ho del cibo, l'ho cucinato io stessa ed è troppo per me sola, sarei onorata se voleste favorirne. Se non ricordo male, il Sommo Shion ha sempre avuto un appetito insaziabile. Non è molto, ma è buono»

«Non ho alcun dubbio. La tua cucina rimane tra le migliori che io abbia mai provato ed accetto volentieri, ho una gran fame in effetti»

Mangiammo e parlammo di moltissime cose, ma più di ogni altra, mi scusai per quanto avevo dovuto compiere su Tokusa e del possibile inizio di una nuova guerra sacra. Desideravo che il tempo potesse tornare indietro a quando ancora eravamo bambini e glielo dissi.

«Era tutto più facile allora» commentò lei con una nota di tristezza sul volto

«Mi dispiace, non volevo rattristarti. Tutto quello che volevo era l'esatto opposto e guarda cos'ho combinato, non sono proprio portato per queste cose»

Yuzuriha inaspettatamente rise.

«Cosa? Cosa c'è di così divertente?»

«Il Sommo Shion combatte contro ogni avversario, è forte, temerario, giusto, ma non sa come consolare una donna»

Aveva ragione, non lo sapevo fare, e me ne rammaricavo.

«Com'è la vita al Sanctuary?»

«Come in qualsiasi altro posto che non sia la propria casa»

«Sicuramente il Sommo Shion avrà qualcuno che si prenda cura di lui laggiù»

«No, neanche lontanamente»

«Il Sommo Shion mi vuole far credere che nessuna donna si occupa di lui ad Atene?»

«È così. Nessuna donna si occupa della prima casa»

«Io non mi riferivo alla prima casa, mi riferivo alla vostra persona»

«La risposta a la stessa»

«È risaputo di come i cavalieri d'oro amino trastullarsi a volte in compagnia di donne compiacenti»

«Non immaginavo certo fosse così risaputo. Comunque la mia risposta rimane la stessa» risposi io imbarazzato

«Non immaginereste mai ogni sorta di pettegolezzi che si sentono sul Sanctuary»

«E di me che si dice?»

«Molte cose, nessuna che io già non conosca o che voi già non sappiate»

Yuzuriha quindi mi sorprese. Si alzò in piedi e si tolse la veste. Levò i sandali, il suo bracciale e le bende che indossava. Tolse anche la sciarpa di sua madre e si diresse nell'acqua fino ad immergersi completamente, incurante che io fossi lì.

«Yuzuriha» fu tutto quello che riuscii a dire prima di voltare il mio sguardo. Non volevo mancarle di rispetto guardandola nuda e non volevo palesarle il mio imbarazzo. Non che fosse la prima donna che vedessi senza vestiti, ma un conto era vedere svestita una cortigiana, un conto era vedere lei, la mia amica, la donna che sognavo quasi ogni notte. Sentivo l'acqua muoversi, probabilmente si era immersa completamente e stava nuotando, era sempre stata brava in quello, mentre tutto quello a cui io riuscivo a pensare era che lei si fosse spogliata dei suoi averi di fronte a me, un uomo, che era stato via per anni. Eppure, il fatto che lei avesse fatto quel gesto di fronte a me solo, mi rendeva felice e mi intrigava anche.

La sua voce mi raggiunse, cristallina come sempre.

«Il Sommo Shion non vuole farsi un bagno e ritemprarsi delle fatiche della giornata prima di tornare ad Atene?»

Fu un invito al quale non seppi e non volli rifiutare, così non mi feci pregare, mi liberai dell'armatura e coperto solo dai pantaloni, mi tuffai nell'acqua a mia volta, sperando che il freddo mi aiutasse a tenere a bada i miei istinti, che prepotenti si erano risvegliati.

«Nuotate ancora molto bene»

«Anche tu. Vieni spesso qui non è vero?»

«Si, è il mio posto preferito. Riesco a stare in pace con me stessa qui»

«È sempre stato anche il mio posto preferito»

«Lo so»

Rimanemmo con gli occhi negli occhi per un tempo indefinito.

Tante cose avrei voluto fare in quel lasso di tempo. Avvicinarmi a lei, bearmi al calore del suo corpo e scaldarla con il mio, rovente da alcuni minuti. Avrei voluto sentire la sua pelle soffice, avrei voluto respirare il suo respiro, inalare il suo profumo, sentire la morbidezza delle sue labbra sulle mie, eppure, tutto quello che riuscii a fare fu rovinare tutto, mi alzai ed uscii dall'acqua, lasciandola confusa ed interdetta.

«Credo per me sia meglio riposare. Domani farò ritorno al Sanctuary e probabilmente sarò mandato di nuovo in missione» dissi come un cretino.

L'espressione di Yuzu si rattristò e sgomenta si apprestò anche lei ad uscire dall'acqua, mentre io, ancora con il cuore ed il corpo in subbuglio dandole le spalle, cercai di ritrovare la compostezza e la lucidità che sentivo venirmi meno in sua presenza.

«Spero di rivedervi presto Sommo Shion» disse quindi Yuzuriha

«Ed io spero di rivedere te Yuzuriha»

«Vi prego, non morite» fu tutto quello che disse.

«Te lo prometto» le dissi ma quando mi voltai, lei non c'era già più.

Aveva ripreso tutti i suoi averi ed era scomparsa, inghiottita dalla foresta.

Il tempo passò veloce in quel periodo per me. La minaccia Ade si fece sempre più concreta e le notizie che giungevano ad Atene da ogni parte del mondo non erano incoraggianti. La schiera dei cavalieri d'oro al completo presidiava il Sanctuary. Il mio amico Doko, cavaliere di Libra, addestrava il futuro cavaliere di Pegaso che, destino beffardo aveva voluto, avremmo scoperto in seguito, essere connesso direttamente alla Dea Atena e ad Ade stesso.

Ricordo che un giorno, seduti nei pressi di alcune vecchie rovine, io e Doko contemplavamo alcuni giovani aspiranti cavalieri combattere.

«Sembra ieri che anche noi eravamo qui a fare quello che fanno loro» disse Doko

«È vero, ed invece ora, noi siamo cavalieri d'oro caro Doko»

«E tra poco andremo in battaglia. Una guerra sacra, con poche possibilità di uscirne vivo amico»

«Ho sempre pensato fossi ottimista»

«E lo sono, ma guardiamo in faccia la realtà, quante possibilità ci sono di continuare a vivere?»

«Non so tu, ma io non ho intenzione di lasciarci le penne, l'ho promesso»

«E a chi sentiamo?»

«Ad una donna. Le ho promesso di non morire»

«Una donna eh? Promessa difficile da mantenere per un cavaliere. Deve essere molto importante lei per te»

«Lo è»

In quel momento parlando con Doko, mi accorsi che non stavo più parlando di Yuzu la mia amica, parlavo di Yuzu, la donna che amavo, e la consapevolezza di quel sentimento mi aiutò nei duri momenti che vennero.

Due anni passarono, e quando nel bel mezzo della guerra sacra rividi Yuzuriha al Sanctuary investita dell'armatura sacra della gru, una parte di me fu orgogliosa di lei mentre l'altra, protettiva e gelosa, non voleva che lei rimanesse coinvolta nel pericolo, o che passasse così tanto tempo da sola con due uomini. A volte, gli sviluppi della battaglia ci portavano ad incontraci, a combattere insieme, e queste erano le volte in cui io, incurante di tutto e di tutti, cercavo di proteggerla e di ergermi a suo scudo. Altre volte invece, divisi dal destino, eravamo lontani, ma sempre e comunque io sentivo che il suo spirito combatteva a fianco a me, con me.

Quando Ade fu definitivamente sconfitto, io e Doko rimanemmo gli unici cavalieri d'oro sopravvissuti. Quella dura guerra sacra aveva sancito la morte di innumerevoli giovani cavalieri, che con encomiabile spirito di abnegazione si erano sacrificati per la giustizia.

Presto Doko sarebbe ritornato in Cina, ai Cinque Picchi, a lui difatti era stato affidato il delicato compito di vegliare sul sigillo sacro, in quanto a me, avrei dovuto istruire le generazioni future.

«Infine hai mantenuto la tua promessa Shion, restare vivo» mi disse Doko nel momento del saluto.

«È vero, anche se non riesco a gioirne. Le perdite sono state così tante e così pesanti»

«Vero. Ma noi abbiamo un compito ricorda. Ed inoltre, ascolta il consiglio di un amico. Il tempo è tiranno, non sprecare le occasioni che ti vengono concesse, non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi, non sappiamo quanto tempo passerà prima di una nuova guerra sacra» disse Doko e ricordai in quel momento, che le sue, erano le esatte parole che anni prima mi disse Hakurei.

Con Doko in Cina, fui nominato gran sacerdote, carica che non avrei mai voluto, ma che accettai, in memoria di quanti avevano perso la vita e quale omaggio al mio anziano maestro. Giorno dopo giorno, seduto sul trono del papa, osservavo cavalieri andare e venire, parlare, informarmi, attendere mie indicazioni e consigli, ma non vedevo mai lei, Yuzuriha.

Sapevo che era viva, la Dea Atena le aveva fatto dono di una nuova vita, senza poteri e senza cosmo, così che lei potesse finalmente godere di una vita normale in pace, godendosi quelle gioie che spettavano di diritto a qualsiasi donna.

Egoisticamente, passai le notti sperando che in qualche modo lei potesse raggiungermi, ma lei non lo fece mai.

Ogni giorno cercavo il suo viso, ogni notte rivedevo il suo corpo. Ero nel fiore degli anni, avevo donato interamente la mia vita alla causa, eppure, in una zona recondita della mia mente, sapevo che la mia vita non era ancora conclusa, che non poteva essere già scritta, ed un giorno, dissi a me stesso, che una volta ancora l'avrei voluta rivedere. Solo una volta. Per accertarmi che stesse bene. E lo feci, quella sera stessa mi tele trasportai nello Jamir, la mia terra natale ed anche la sua.

Giunsi di fronte alla porta di casa sua e d'un tratto m'accorsi che non viveva lì, quindi mi diressi alla torre del maestro. Non volevo bussare, non volevo svegliarla, non volevo che lei mi vedessi lì. Se non l'avessi vista, avrei potuto continuare a vivere il sogno dove lei era mia. Se invece avessi bussato a quella porta, forse avrei scoperto che lei era di un altro uomo ed il mio sogno si sarebbe infranto. Ritornando sulla mia decisione, feci per voltarmi ed andarmene, ma una voce mi fermò:

«Sommo Shion, cosa ci fate qui?» disse Yuzuriha comparendo sull'uscio.

«Volevo accertarmi che stessi bene»

«Sto bene. La Dea Atena mi ha ridato la vita, anche se, senza cosmo e senza poteri, non sono più una guerriera» disse Yuzu affranta.

«Sono al corrente»

«Avete uno strano abito Sommo Shion»

«E' per la mia nuova carica»

«Siete diventato gran sacerdote? È così?» chiese Yuzu sorpresa

«Si, è così»

«Ne sono felice. Siete un grande uomo Sommo Shion e vi meritate questo onore più di chiunque altro»

«Sei gentile ed anche molto cara Yuzuriha, ora è meglio che vada»

Lasciai lo Jamir subito dopo aver pronunciato queste parole, deciso come non mai a non farmi più rivedere da lei.

A quel tempo sottovalutavo ancora il potere dell'amore, quella forza che ci dà la capacità di sognare, di superare i nostri limiti, di farci volare.

La mia mano adesso è sopra al mio cuore, ancora lo sento, questo sentimento potente dentro di me. Posso aver dimenticato tutto, posso essere in fin di vita, ma l'amore per Yuzu non mi lascerà mai.