Un raggio di luce penetra nella cripta, probabilmente fuori sta sorgendo un nuovo giorno.
Quante volte in passato questa era l'ora del mio ritorno alla mia vita di gran sacerdote dopo essere stato da lei.
La mia visita nello Jamir non era stata solo una. Quando la luce del giorno svaniva, mi ritrovavo sempre a pensare a lei, ed una notte, smessi i miei paramenti sacri decisi di ritornare da lei.
«Sommo Shion, gran sacerdote, voi qui» disse Yuzuriha sorpresa di vedermi ancora
«L'ultima volta, non abbiamo avuto tempo per parlare» dissi io
«Fa freddo fuori, perché non entrate Sommo Shion»
«Non vorrei disturbare, è tardi, probabilmente la tua famiglia si sveglierebbe»
«Non vive nessuno qui oltre a me»
L'idea che fosse rimasta sola non mi aveva mai sfiorato. Era troppo bella Yuzu per non avere pretendenti.
«Qualcosa non va Sommo Shion?»
«Il tuo clan è sempre stato tra i più potenti. Sei una giovane e bella donna in età da marito, ero convinto ti fossi sposata»
«No. Ci ho pensato non lo nego, sposarmi e dare continuità alla mia gente, ma infine ho desistito»
«Posso chiederti perché?»
«Il mio cuore appartiene da molti anni ad un uomo. Non avrei potuto essere di nessun altro, non nel corpo, non nello spirito»
La sua risposta mi colpì in faccia come uno schiaffo.
«Sembrate sorpreso Sommo Shion»
«Non nego di esserlo in effetti. Immagino che sia questa la ragione per cui sei ritornata qui, in questa torre, dove lo spirito del vecchio maestro aleggia ancora»
«Questa torre, è stata importante durante l'ultima guerra sacra, sarebbe andata in rovina e con lei, sarebbero svaniti anche i ricordi delle eroiche gesta di quanti hanno vissuto qui, il Maestro Hakurei, il sommo Asmita, solo per citarne alcuni»
«Hai proprio ragione»
Ci sedemmo al tavolo e bevemmo una bevanda calda, poi Yuzu prese coraggio e spezzò il silenzio che si era venuto a creare fra noi.
«Mi ha sorpreso rivedervi ancora. Dopo la vostra visita ho sperato che ritornaste nei giorni successivi, ma non lo avete fatto ed avevo perso la speranza che vi rifaceste vivo, dopotutto ora, siete gran sacerdote ed avrete senz'altro molteplici impegni»
«Non ti nascondo che il mio nuovo ruolo è molto impegnativo e che come te pensavo che quella fosse la mia unica visita, ma volevo rivederti»
«Ne sono felice» disse Yuzu
«Ora però è meglio che io vada» dissi io
Ricordo che Yuzu non disse niente. Non mi chiese se sarei ritornato.
Forse già allora, sapeva che lo avrei fatto.
Due settimane. Fu il massimo che riuscii a sopportare senza di lei. Di nuovo, mi ripresentai alla torre, e questa volta lei non fu sorpresa di vedermi. Rimanemmo a parlare davanti al fuoco scoppiettante nel camino, raccontandoci le nostre giornate e rivivendo vecchi ricordi, ed era come se il tempo si fosse fermato e ritornasse indietro, fino al tempo in cui eravamo solo Yuzu e Shion.
Non riuscii a staccarle gli occhi di dosso per tutta la serata, così come non riuscii a trovare la forza di lasciarla, semplicemente quella notte desideravo passarla con lei.
Il mio cuore sussultava nel petto, il mio corpo la voleva, la mia anima le apparteneva mentre la mia testa cercava di farmi rimanere lucido.
Era una battaglia persa in partenza. Impulsivamente mi avvicinai a lei, le presi il volto fra le mani e la baciai. Non un bacio passionale. Un bacio semplice, delicato e dopo poco staccai le mie labbra dalle sue.
Non sapevo cosa aspettarmi, uno schiaffo nel caso peggiore, un bacio da parte sua in quello migliore, ma non fece niente di tutto questo.
Si alzò, mi diede la sua mano e senza proferire parola, mi guidò verso la sua stanza, la stessa che occupava quando era allieva del maestro Hakurei.
La luce della luna filtrava appena della finestrella della torre e lei accese una lampada, la stessa che le avevo visto accendere migliaia di volte. La luce fioca illuminava la stanza sobria. Un baule, un letto, una scrivania, una sedia ed un tappeto, tutto quanto nell'esatto posto in cui lo ricordavo, ma c'era qualcosa di diverso. Lei. Il suo sguardo.
Le sue labbra furono sulle mie, ed io cominciai a ricambiare le sue effusioni, fermandomi solo il tempo necessario a riprendere fiato. Mi accorsi che il mio membro eccitato la cercava prepotentemente, era impossibile che lei non se ne fossa accorta.
«Mi dispiace Yuzuriha» dissi io vergognandomi di non essere riuscito a mantenere il controllo
«Io non sono affatto dispiaciuta» disse lei, accarezzando con una mano il mio membro duro da sopra i pantaloni
Rimasi in silenzio, stupito, incredulo, mentre la sua mano, mi sprofondava sempre di più nel piacere. La sua mano smise di accarezzare la fonte del mio desiderio e cominciò a liberarmi dei miei abiti, che uno dopo l'altro, finirono sul pavimento della sua stanza. Rimasi nudo davanti ai suoi occhi, incapace di dire niente, di fare niente. Vidi quello che vedeva riflesso nelle sue iridi e vidi qualcos'altro, che mi scaldò il cuore e mi fece ribollire il sangue nelle vene, il suo desiderio, la sua voglia di me.
Venne il mio turno di spogliarla. La sua veste finì velocemente sul pavimento, assieme al suo bracciale, alle bende che portava sulle braccia ed alla stola di sua madre. Con impazienza l'aiutai a liberarsi anche delle fasce che portava sul petto, ansimando ogni qualvolta riuscivo a scoprire un po' più di lei.
Quando infine il suo seno rimase nudo davanti ai miei occhi, non riuscii più a contenermi. Troppo a lungo avevo represso la mia lussuria. Mi avventai sulla sua carne come in preda al delirio. Quanto avevo desiderato toccare quella sua parte così femminile, quanto avevo fantasticato di leccarla e succhiarla. Avevo sognato quel momento da sempre, da che ero diventato uomo. Vergognandomi posso affermare con assoluta certezza che dopo averla vista sbocciare come donna, l'ho sempre voluta. Era il suo seno che cercavo, era il suo corpo che penetravo ogni volta che mi abbandonavo tra le braccia delle cortigiane, ed ogni volta mi riscoprivo deluso, perché seppur soddisfatto nella carne, la donna con cui ero giaciuto non era Yuzuriha.
Ricordavo tutte le volte che il mio sguardo fugace cercava il suo corpo e tutte le notti che da solo mi ero dato piacere sognando la consistenza del suo seno, la sua morbidezza ed il suo calore, ma quella notte non era più solo una fantasia. Era la realtà.
Le mie mani, cominciarono a tastare i suoi seni pieni, e meravigliandomi di siffatta perfezione, non riuscii più a contenermi. La spinsi sul suo giaciglio, coperto da pelli di animale e la sentii gemere quando la mia bocca afferrò un suo capezzolo, tirandolo, succhiandolo, baciandolo, facendole ogni cosa mi dettasse l'istinto.
La voglia di lei crebbe a dismisura. Avevo visto il suo seno ed ora la mia carne reclamava di poter vedere anche la sua parte più nascosta, la fonte di piacere per ogni uomo. Fu così che le allargai le gambe, beandomi alla vista della sua intimità gonfia e bagnata.
Con il senno di poi, avrei dovuto capire, avrei dovuto pensare che non fosse stata mai di nessun uomo, ma in quel momento, in quella situazione, non avevo altro in mente che farla mia, che possederla, e mettere a tacere la parte animale di me che non riuscivo più a controllare e rimasi zitto, non chiesi niente.
Lei mi guardò, e vidi sul suo viso il mio stesso desiderio. Ansimava ad ogni mio tocco, si contorceva a cercare il mio corpo quando mi allontanavo da lei, gemeva quando le mie carezze ed i miei baci si facevano audaci. Era pronta. Lo sapevo, lo vedevo, lo volevo. La penetrai e fu come perdermi nell'estasi dei sensi.
Sentii la resistenza della sua verginità e mi sentii colpevole, mi dispiacque di essere stato così diretto nell'entrare in lei, eppure lei non mostrò dispiacere né dolore, sul suo viso la stessa espressione di prima, desiderio.
Continuai ad amarla, ad entrare ed uscire da lei infinite volte, beandomi delle sensazioni che mi dava il suo corpo, e da quelle che mi regalava lei con le sue espressioni di lussuria e di godimento dipinte sul suo bel viso, ed infine venni, dentro di lei, insieme a lei.
Avevo avuto diversi rapporti intimi con donne, eppure questa era la prima volta che facevo l'amore. Era la prima volta che capivo cosa volesse dire provare piacere, era la prima volta che comprendevo appieno il senso dell'atto che avevamo compiuto. Non era solo il mero appagamento della carne, era una dimostrazione di amore, fiducia, rispetto, desiderio, era tutto quello che il mio inconscio aveva sempre cercato, e che non aveva mai trovato in nessuna.
Ricordo che mi voltai verso di lei, esausto e compiaciuto. Speravo di vederla sorridere, di vederla felice, ma quello che vidi, andò oltre le mie aspettative. Era raggiante, deliziata, languida, innamorata. La sua mano calda e sudata si posò su di me, sulla fonte del suo e del mio piacere, dolcemente, con curiosità. Ne tracciò i contorni, raccolse sulla punta delle dita il mio seme e se lo portò alla bocca assaggiandolo.
«È salato» mi disse
«Ti disgusta?»
«No, è una parte di te»
«Perché non mi hai detto che non sei stata mai di nessun uomo? Perché non mi hai fermato?»
«Perché ti volevo» disse, e la sua risposta semplice e chiara mi ricordò esattamente con chi avevo a che fare.
Yuzuriha era sempre stata diretta, schietta, sincera, non amava giocare con le sottigliezze delle parole, arrivava sempre e comunque dritta al punto.
«Se lo avessi saputo, avrei potuto essere più gentile, metterti più a tuo agio»
«Ma sei stato gentile, ed io ero a mio agio»
Non riuscii a dire più niente. Rimasi lì, fermo, a guardare il ritmo del suo respiro normalizzarsi e mi addormentai, svegliandomi giusto in tempo per ritornare al Sanctuary.
Ricordo che fu doloroso lasciarla, volevo stare con lei e non solo per riprovare tutte le innumerevoli sensazioni provate quella notte, volevo parlare con lei, offrirle amore e calore.
«Tornerò» le dissi
Lei mi sorrise e non disse niente.
Tornai da lei la notte successiva ed ancora una volta capii che lei era sorpresa di vedermi e non ne compresi la ragione. Mi condusse per mano nella sua stanza e la feci mia allo stesso modo della sera precedente.
«Eri sorpresa di vedermi» le dissi io subito dopo il nostro amplesso
«Non ero sicura venissi»
«Perché?» chiesi io confuso
«Avevi avuto quello che desideravi»
La sua risposta mi spiazzo e mi fece anche male.
«Per cosa credi io sia venuto sin quassù? Per il sesso? Quello ovunque avrei potuto trovarlo, non avrei di certo avuto bisogno di venire sino a qui»
«Allora per cosa sei venuto qui Shion?»
«Per te, perché ti amo, credevo avessi capito»
Lei mi guardò soppesando le mie parole.
«Non me lo hai mai detto» disse lei
«È vero. Non per questo non significa che non sia la verità»
«Non ho detto questo»
«Hai insinuato che fossi venuto qui solo per placare i miei impulsi. Non sono quel tipo di uomo Yuzu»
«Da quanto?»
«Da quanto cosa?»
«Da quanto mi ami?»
«Non lo so, da tanto, da sempre forse»
La risposta sembrò essere quella giusta e Yuzu si accoccolò tra le mie braccia, finché il sonno non ci colse e la nascita del nuovo giorno non mi impose di ritornare ad Atene.
Fu così che la nostra storia cominciò. Di giorno ero il gran sacerdote di Atene, il rappresentante della Dea Atena sulla terra e di notte, ero l'amico, il compagno, l'amante della donna più bella, forte e coraggiosa che avessi mai potuto desiderare. Fu un periodo felice. Ci amavamo, notte dopo notte, soddisfacendo il nostro desiderio e raggiungendo vette del piacere sempre più ambiziose. Non c'era limite a ciò che chiedevamo l'uno all'altra, non c'era desiderio più grande che compiacerci, che darci tutto, senza pudore, senza vergogna.
L'unione dei nostri corpi fisici ci appagava, eppure da sola non fu mai sufficiente per spiegare cosa eravamo io e Yuzu, cosa eravamo noi due insieme. Le nostre anime si cercavano, si capivano, erano l'una il complemento dell'altra, così come lo erano i nostri corpi. Passavano le notti dopo i nostri amplessi a parlare, ci raccontavamo le nostre giornate, rivivevamo i nostri ricordi, ed ogni giorno, ritornavo al Sanctuary, pieno di energia e di voglia di vivere.
Potessi tornare indietro nel tempo rivivrei quei momenti ancora ed ancora, ed ogni volta, farei la stessa cosa che feci a quel tempo, amerei la mia donna per sempre.
