Una brezza leggera si insinua qui dove sono disteso. Il freddo si è oramai impossessato delle mie viscere, sto lentamente sprofondando nell'oblio. La mia mano salda ancora sul mio cuore, non vuole separarsi da Yuzu, e la mia mente mi concede il conforto di ripensare agli attimi migliori vissuti con lei.

Quante notte passate nello Jamir tra le sue braccia, quante sdraiato fra le sue gambe.

Ricordo che tempo dopo il nostro primo amplesso, una notte feci una pazzia. Mi presentai da lei con un anello. Volevo che fosse mia moglie, volevo onorare la donna che amavo e renderla rispettabile davanti agli occhi della nostra gente. Certo, avevo previsto che non ci sarebbe potuta essere una cerimonia fastosa, ma lei rifiutò.

«La tua posizione, ciò che sei, ti rendono incompatibile con il ruolo di marito» furono le sue esatte parole e pur consapevole che diceva il vero, ne soffrii molto. Nondimeno, riuscii ad ottenere che indossasse il mio anello, simbolo di donna sposata, scambiandoci così io e lei da soli, le nostre promesse di matrimonio, che non ho mai mancato di onorare.

Il tempo passò, il mio legame con Yuzu si rafforzò ogni giorno di più e poi inevitabilmente, qualcosa cambiò. Una notte, mi recai da lei ed appresi che aspettava un figlio, sarei diventato padre.

«Sembri deluso» mi disse lei

«Sono il gran sacerdote, non posso diventare padre. Ancora non capisco com'è successo»

«Immagino che tu sappia cosa comporti fare certe cose»

«Non è questo quello che intendevo. Ho sempre cercato di stare attento»

«Questa è una benedizione Shion. Un giorno tu ed io non ci saremo più, ma questo figlio, questa vita che cresce dentro di me, sarà la forma più vera del nostro amore»

Aveva ragione. Improvvisamente quel figlio rappresentava una opportunità, un miracolo e ne abbi la certezza quando nacque.

Ho sempre considerato gli eventi importanti della mia vita tre, il giorno in cui ebbi l'armatura dell'Ariete, la prima volta che amai Yuzu e quel giorno, il giorno in cui Hakurei nacque.

Come ogni notte, mi recai alla torre e la prima cosa che udii, ancora prima di bussare, fu un vagito. Il mio cuore si fermò, la mia mano tremò sul battente, ma fu solo quando entrai e Yuzu mi mise in braccio il frutto del nostro amore, che per la prima volta nella mia vita, piansi.

Ancora adesso non riesco a descrivere ciò che provai, ancora adesso sento vive dentro di me tutte quelle sensazioni che sentii allora, ed anche ora al solo ricordo, le lacrime mi solcano il viso.

Hakurei crebbe, forte, sano, rendendomi orgoglioso come padre e come uomo. Sia io che Yuzu, beneficiati di lunga vita grazie alla nostra razza, avevamo avuto il privilegio di assistere alla sua trasformazione da piccola creatura in adulto. Lo vidi sposarsi, divenire padre, ed ancora oggi, mi sorprendo a pensare a quanto sia magica e misteriosa la vita.

Gli anni passarono ed io continuai la mia doppia vita, di gran sacerdote e di padre, percorrendo la mia strada, sempre e comunque unita e parallela a quella di Yuzu e di mio figlio. Le mie visite a loro furono sempre puntuali, notte dopo notte, come fossi un padre come tutti gli altri, infine, gli anni passarono, divenni vecchio, e le mie forze cominciarono ad esaurirsi, impedendomi di ritornare dalla mia famiglia così spesso come era sempre stato possibile anni addietro.

E poi accadde, ricevetti una lettera al grande tempio da mio figlio Hakurei. Yuzu era morta.

Previdente come era sempre stata, aveva dato disposizioni a nostro figlio in merito. Mi precipitai nello Jamir, giusto in tempo per vedere la sua cerimonia funebre.

Hakurei mi raccontò gli ultimi attimi di vita di sua madre, di quanto fosse serena e con quale coraggio avesse affrontato la morte. Mio figlio mi disse di non avermi mai biasimato, anzi, era felice di aver avuto me ed Yuzu come genitori. Mi diede la sciarpa di Yuzu, una sua lettera ed io raccolsi dal nudo terreno una delle piume dei pennuti che avevano smembrato il suo corpo. Ritornai al grande tempio e mi sentii vuoto e solo.

Riuscii a leggere le ultime parole di Yuzu solo giorni dopo, mi salutava, mi diceva arrivederci e mi ringraziava, di tutto l'amore che ero stato capace di darle e io sentii che le sue parole erano immeritate. Era lei che mi aveva amato, lei che mi aveva guidato da sempre. Indossai la sua sciarpa e nascosi la lettera e la piuma nella mia veste da gran sacerdote, nello stesso punto in cui ancora si trovano oggi, in una tasca sopra al mio cuore.

Da quel giorno, cercai di onorare la memoria della mia donna cercando di fare del mio meglio nel compito che il destino mi aveva affidato, allevare una nuova generazione di cavalieri.

Giro la testa di lato e nascondo il mio viso nella sciarpa di Yuzu e mi sembra di sentirne ancora il profumo. Per uno strano scherzo del destino mi sembra che Yuzu mi stia sorridendo e mi stia tenendo una mano.

«Amore mio aspettami, sto venendo da te. Staremo sempre insieme» dico mentre sento la vita piano piano lasciarmi.

Non ho paura, sono solo disturbato dal fatto di dover lasciare tutto il peso della prossima guerra sacra al mio amico Doko ed a quei giovani cavalieri d'oro per cui non sono stato altro che un vecchio rompiscatole.

Nota per i posteri: Il gran sacerdote Shion morì da solo, all'altura delle stelle. Il suo corpo verrà ritrovato da un giovane cavaliere d'argento, Marin dell'Aquila. In seguito si scoprirà essere stato assassinato da un amico che ne avrebbe poi usurpato il posto.

Al momento della sua morte, il suo viso era circondato da una sciarpa rossa e la sua mano, posata sul cuore, stringeva una piuma e una lettera. Sul suo volto, il sorriso.