" Padre, padre, guardate, guardate cos'ho trovato!"
Una bambina di 5 anni correva a perdifiato su per la collina, le gonne afferrate strettamente nel piccolo pugno e l'altra mano stretta al petto proteggendo un nuovo tesoro. I capelli biondi erano spinti indietro dalla corsa e dalle trecce. Gli intensi occhi castani erano pieni di felicità e gioia nel rivedere il padre ei fratelli, erano stati via quasi 3 giorni e le erano mancati tutti immensamente.
Cadde a terra sbucciandosi leggermente il palmo della mano con cui aveva trattenuto le gonne ma si rialzò subito intenzionata a mostrare il suo nuovo tesoro a suo padre e ai suoi fratelli. Sua madre le aveva detto che era una pietra molto bella ma non particolarmente rara ma lei la trovava bellissima, di un intenso color rosso, come il vino che aveva visto bere ai suoi fratelli e ai suoi genitori nelle rare occasioni di festa.
"Guarda, guarda!" grido ancora eccitata mentre mostrava la pietra non più grande di un uovo di quaglia a suo padre che si chinò mentre le afferrava gentilmente la mano per vedere meglio.
"È molto bella Hilda, al prossimo mercato possiamo vedere se possiamo venderla" l'espressione della bambina si offuscò un po' ma sorrideva ancora, non le importava che il suo tesoro deve essere venduto, non molto almeno, l'importante era che suo padre fosse fiero di lei. Il padre si rialzo e continuo a scendere la collina per tornare a casa, subito seguito dal figlio maggiore che passando accarezzò la testa bionda che gli arrivava poco sopra l'anca.
"Guarda Nik, ti piace, è molto rossa! Hai visto Kol? Ti piace?" Niklaus si avvicinò obbedientemente per guardare da vicino la piccola pietra facendo una smorfia quando i lividi ei piccoli tagli che aveva sulla schiena sfregarono dolorosamente sulla ruvida casacca che indossava, Elijah afferrò improvvisamente Hilda per farla accomodare sul suo fianco in modo che potrebbe mostrare la sua pietra senza dover far chinare il fratello facendola ridacchiare di gioia.
"È davvero molto bella, dimmi, dove l'hai trovata?" chiese affettuosamente alla sorellina che comincio a chiacchierare felicemente sul suo ritrovamento, senza notare gli occhi leggermente offuscati dal dolore di Nik, né l'espressione addolorata di Elijah per le ferite del fratello.
Mentre Hilda chiacchierava felicemente su come avesse trovato la pietra in un cespuglio di more non ancora mature mentre era con la madre e Rebekah in cerca di erbe, i tre fratelli scesero velocemente dalla collina per tornare a casa, far aspettare Mikael non era una buona idea , anche se erano reduci da 3 giorni di caccia che gli aveva fruttato diverse pellicce e un bel po' di carne.
La loro casa si trovava ai limiti del villaggio, quella più vicino alla foresta, era un vantaggio per la loro madre che così poteva coltivare diverse erbe da usare nella sua pratica ma lasciava un po' discosti dagli altri abitanti, rendendoli raggiungere la prima linea di difesa in caso di attacco. Era bassa, fatta di robusti tronchi di pino, con un tetto ricoperto di paglia che presto avrebbe dovuto sostituire per molto fronte al prossimo inverno. Esther, la loro madre, li stava aspettando con Rebekah all'ingresso, guardandogli orgogliosa per la cacciagione che stava portando sulla piccola slitta che stava tirando. Henrik non si vedeva da nessuna parte, probabilmente era già all'interno a salutare il padre e Finn, più interessato ai loro racconti di caccia che alla selvaggina in sé e ai suoi altri fratelli.
Lasciarono la slitta all'esterno, raccogliendo solo le armi e le provviste avanzate dalla caccia e poi entrarono in casa dove il fuoco covava sotto le braci nel focolare centrale e una pentola di stufato continuava a bollire allegramente. L'odore di cibo e fumo li accolse facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti e tre i cacciatori. Hilda si dimenò leggermente sul braccio di Elijah chiedendo di essere messa a terra prima di correre velocemente verso la brocca di birra. Stava cercando di alzarla ma era appena stata riempita e non era del tutto sicura di riuscire a versare il liquido nei boccali per i fratelli senza rovesciarla tutta a terra e non voleva fare un pasticcio sul pavimento ricoperto di paglia quando suo padre e i suoi fratelli erano appena tornati a casa.
Finn le si avvicinò da dietro le spalle, allineo cinque boccali e li riempì a metà con la caraffa per poi lasciarla nelle mani della sorellina che gli sorrise con gratitudine. Finì di riempire i boccali, stando attenta a non versarne nemmeno una goccia, per poi portare il primo al padre che stava controllando il filo del coltello seduto vicino al focolare, le diede una pacca affettuosa sulla testolina bionda e continuo a controllare di non aver intaccato inavvertitamente la lama. Hilda corse da ciascuno dei suoi fratelli, dal più anziano al più giovane, portando loro il boccale di birra e ricevendo in cambio carezze sulla testa, sorrisi e qualche parola di ringraziamento.
Era felice, sua madre stava cucinando, Rebekah stava cucendo seduta vicino a Elijah che ascoltava pazientemente le sue lamentele su qualche giovane del villaggio, mentre controllava l'arco e l'impennaggio delle frecce, Niklaus stava controllando le pelli che aveva recuperato dalla slitta, dividendole per qualità e Kol stava tirando fuori dalla sua sacca diversi mazzi di erbe che aveva raccolto nei boschi, troppo lontano da casa perché le tre donne della famiglia potessero avventurarsi da sole a cercarle mentre Finn, Henrik e suo padre erano seduti a controllare le lame che avevano portato con loro. E Hilda era felice.
"Perché a me non porti niente?" sì lamentò suo fratello Henrik petulante, facendo contrarre le labbra del padre. "Perché non eri fuori a caccia e ti ho visto tutto il giorno" per Hilda era logico che non gli servisse un trattamento speciale dato che era rimasto a casa con loro. "Voglio anch'io un boccale di birra! Portamene uno!" continuo imperterrito non avvertendo la tensione che si spandeva a macchia d'olio. Tutti i fratelli guardarono leggermente preoccupati Mikael che aveva smesso di affilare uno dei coltelli da caccia per fissare il figlio più giovane con un'espressione sempre più fredda.
Cercando di dissipare l'atmosfera Rebekah intervenne "Sei ancora piccolo per bere birra, e Hilda non ha portato nemmeno a me o alla madre da bere, quando tornerai dalla tua prima caccia vedrai che lo porterà anche a te" sperava di far capire al fratellino che non era stato un gesto di cattiveria nei suoi confronti non portargli da bere ma che anzi, era un gesto che sua sorella aveva rivolto a quelli di loro che erano appena tornati per farli felici, una forma di rispetto e di affetto dato che erano stati lontani per diversi giorni.
Ma questo non servi per niente a soffocare il risentimento nei confronti della sorellina, anzi, sembro riacutizzare la sempre presente gelosia che sentiva nei suoi confronti. Sembrava sempre che gli altri volessero più bene alla bambina che a lui, anche se lui era più forte, correva più veloce ed era quasi un uomo mentre lei era ancora solo una piccola e inutile bambina che non sapeva nemmeno portare la birra a tutti i suoi fratelli!
Elijah vide l'esatto momento in cui Henrik stava per dire qualcosa di cui si sarebbe pentito e cerco di intervenire. "Ecco, puoi prendere il mio boccale, va bene?" ma ormai Henrik non avrebbe ascoltato nessuno, voleva che sua sorella gli portasse un boccale, come a tutti gli altri fratelli e non si sarebbe accontentato del mezzo boccale che gli veniva offerto. "Non è giusto, lei ha portato a tutti voi da bere! Deve portare un boccale anche a me!"
Il tono petulante e risentito indispose solo maggiormente Mikael che abbassò la cote e il coltello appoggiandoli delicatamente sulle pietre del focolare, Hilda non capiva bene cosa stesse succedendo, ma non voleva far arrabbiare nessuno quindi corse velocemente verso la brocca che aveva lasciato sullo scaffale e cercò di raggiungere uno dei boccali che erano stati appoggiati contro il muro della capanna, con un piccolo saltello e appoggiandosi allo scaffale riuscì a prendere la tazza che voleva con la punta delle dita ma non fu abbastanza veloce da evitare che rotolasse verso il bordo del tavolato e scivolasse a terra, scheggiandosi leggermente sul bordo.
Quasi piangendo la raccolse velocemente e verso la birra rimasta nella brocca per portarla al fratello che ancora la guardava male nel silenzio denso della capanna.
Tutti stavano aspettando una reazione, qualsiasi reazione da parte di Mikael, a questo punto, potevano vedere la sua schiena irrigidita, le sopracciglia aggrottate e le labbra strette, ma non sapevano se avrebbe colpito Henrik o se alla fine avrebbe lasciato correre. Non che accadesse spesso ma di norma con gli ultimi 2 bambini della famiglia era più morbido.
Henrik era il suo piccolo guerriero, quello che gli assomigliava di più, sia come fisico che come carattere, ma la piccola Hilda era il suo sorriso, il suo raggio di sole durante l'inverno. Nemmeno la nascita di Rebekah era stata accolta con la stessa gioia di quella di Hilda.
Camminando attentamente sui giunchi e la paglia la bambina portò la tazza al fratello che adesso stava sogghignando leggermente per aver avuto la meglio sulla sorella minore. Non appena la tazza passò di mano venne schiaffeggiata via delle dita del ragazzino da suo padre "Raccoglila, lavala e mettila via. Poi va a prendere l'acqua al fiume. Quando avrai fatto qualcosa nella tua giornata oltre a oziare allora potrai bere con gli altri tuoi fratelli, sono stato chiaro?"
Gli occhi di Henrik si inumidirono immediatamente, la mano gli faceva male dove il padre l'aveva colpita, ma più di tutto si sentiva umiliato per non essere stato considerato alla pari con gli altri suoi fratelli. Aveva chiesto diverse volte di andare a caccia con loro ma gli avevano sempre detto che era troppo giovane, che doveva restare al villaggio con la madre e le sorelle, che 9 inverni non erano abbastanza per andare a caccia con gli uomini della famiglia, aveva ancora molto da imparare prima di poter impugnare un arco o usare una lancia.
Guardando gli occhi del padre si rese conto che era a un passo dal ricevere una punizione decisamente peggiore di una mano dolorante e un viaggio al fiume quindi si alzò in fretta per raccogliere la tazza e prendere i secchi che erano appoggiati vicino alla porta. Una volta che fu uscito dalla capanna Niklaus si alzò per seguirlo e controllare che stesse bene.
Hilda stava per mettersi a piangere, non capiva cosa avesse fatto di male, non capiva perché il padre avesse picchiato Henrik ma sapeva che era colpa sua in qualche modo, guardò a terra con le lacrime che le scivolavano piano fino alla punta del naso e si voltò per andare a sedersi vicino a Elijah e Rebekah, domandando silenziosamente conforto.
Pian piano la tensione all'interno della capanna si placò e tutti tornarono ai loro compiti, chiacchierando sulle novità degli ultimi giorni e sul clima che avevano incontrato i cacciatori durante il loro viaggio.
"Allora sorellina, è successo qualcos'altro di interessante mentre eravamo via?" le chiese Elijah cercando di distrarla dall'umore triste.
Era sempre stata una bambina felice anche se non esattamente spensierata, crescere con Mikael come padre non era semplice anche se la maggior parte delle punizioni le venivano risparmiare sia per la giovane età che per i grandi occhi castani. "La cagna di Leif ha avuto i piccoli, ma non mi ha lasciato avvicinare, Odd ha detto che devo aspettare almeno un mese prima di poterci giocare. Secondo te nostro padre mi lascerebbe prendere un cucciolo? Forse posso trovare altre pietre rosse per scambiarle con il cucciolo." Elijah era quasi certo che Mikael non avrebbe accettato di avere un'altra bocca da sfamare, ma era anche vero che i cani di Leif erano ottimi cacciatori, un vero motivo di vanto per l'omone biondo. Aveva portato con sé 7 cani, quando erano partiti dalla loro patria, e negli anni gli aveva fatti accoppiare anche con i cani selvatici che aveva trovato nel nuovo mondo rendendoli formidabili cacciatori e guardiani della casa, forse avrebbero potuto persuadere il loro padre a prendere un cucciolo, soprattutto se a chiederlo era la figlia più piccola.
"Guarda, ha finito di controllare le armi, perché non provi a chiederglielo, ma se dice di no non insistere, va bene? Ci riproverai un po' più avanti." le fece un sorriso incoraggiante mentre le scompigliava le trecce e la spingeva delicatamente in piedi.
Hilda si alzo un po' più felice, il disaccordo con il fratello dimenticato mentre si immaginava già a giocare con uno dei bei cuccioli di Leif, era riuscita vederne uno con la punta della coda bianca prima che la madre le ringhiasse contro.
Si avvicinò trepidante alle ginocchia del padre prima di appoggiandoglisi al suo fianco "Padre, sai che la cagna di Leif ha avuto i cuccioli? E uno aveva la coda bianca, come i fiori del melo nel bosco!" chiese con voce eccitata. Mikael lanciò una veloce occhiata a sua moglie e vide le sue labbra che si contorcevano mentre cercava di nascondere un sorriso. "Davvero?" sospiro leggermente esasperato vedendo lo sguardo della bambina illuminarsi di gioia.
"Davvero! Era molto carino! Ma la sua mamma è feroce, mi ha ringhiato e mostrato i denti per non farmi avvicinare, sono sicura che è una grande cacciatrice!" la sottigliezza non era sicuramente un tratto caratteristico di Hilda ma era vero che quei cani erano buoni cacciatori e Henrik avrebbe potuto cominciare a cacciare con loro in un paio d'anni. L'idea di lasciare le donne a casa da sole per diverse notti gli piaceva ancora meno che l'idea di avere un cane per casa. Voltò gli occhi su Esther che scosse leggermente le spalle, un cane non avrebbe fatto grande differenza nelle loro vite e sarebbe stato un buon guardiano sia per gli animali che per la loro capanna.
"Forse, dovrò parlare con Leif e vedere cosa vuole in cambio." rispose guardando la sua bambina. Era da Freya che non sentiva un simile affetto per uno dei suoi figli, eppure erano diverse come il giorno e la notte. Dove Freya era stata seria e concentrata Hilda era giocosa e affettuosa, quando Freya era stata testarda e caparbia Hilda cercava di mediare e trovare una soluzione alternativa, Freya era impavida e resiliente, Hilda era dolce e comprensiva. Eppure, aveva portato una nuova primavera nel suo cuore, gli aveva ricordato che non sempre mostrare affetto era un male, che poteva essere sia forte che dolce in alcuni casi.
"Forse posso trovare altre pietre e scambiarle con il cucciolo! Potremmo chiamarlo Olaf!" nella sua mente di bambina si vedeva già correre per i prati con un cane gigantesco che la seguiva e la proteggeva da tutti i pericoli, si vedeva immersa nelle avventure più spaventose, sempre con il suo fedele compagno a proteggerla, si immaginava già di tornare trionfante dalla caccia con un orso caricato sulla slitta e tutta la sua famiglia che le diceva che erano stati bravi a uccidere una simile bestia, poco importava che non potesse brandire una lama, che fosse una femmina e che non sarebbe mai andata a caccia nella sua vita, lei e Olaf sarebbero stati vittoriosi e avrebbe reso fiera suo padre e i suoi fratelli, magari anche Rebekah e sua madre.
"Non ho ancora deciso niente, vai adesso, tra poco la cena sarà pronta e tu devi aiutare" la disse il padre con voce burbera. Lei si chinò un poco per dargli un veloce bacio sulla guancia e sgusciò velocemente verso la madre e la sorella per aiutarle a preparare la tavola e finire di preparare il pasto. Chiacchierava eccitata sui cuccioli, su quello dalla coda bianca, su come la cagna le avesse ringhiato, lanciando ogni tanto occhiatine al padre.
Riattizzarono il fuoco e accesero alcune candele, prepararono una brocca di birra pura e una di birra mesciata con acqua, affettarono il pane e cominciarono a portare il cibo sulla tavola mentre gli altri fratelli finivano i loro lavori e cominciavano a sedersi.
Niklaus e Henrik tornarono portando i secchi pieni d'acqua che vennero messi sotto il bancone dove veniva preparato il cibo.
Henrik non le disse nulla ma quando gli passo vicino le diede una carezza alla testa senza guardarla. Tutta l'animosità che aveva avuto nel cuore dimenticata dopo il discorso con suo fratello.
Quando anche Mikael si sedette gli altri cominciarono a mangiare la zuppa e la carne che avevano preparato. Parlarono soprattutto di quello che avevano visto mentre erano fuori a caccia, di quali alberi stavano mettendo le foglie, di che vento aveva soffiato, della temperatura, erano tutti concordi che la primavera era già arrivata e che l'estate si preannunciava piovosa ma calda. Avrebbero dovuto riparare il tetto velocemente per evitare che piovesse all'interno e avrebbero dovuto iniziare il raccolto un po' prima del solito, forse solo qualche giorno ma avrebbero dovuto essere pronti.
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Si infilò velocemente le scarpe e il vestito, stando attenta a non svegliare la sorella che dormiva ancora nella cuccetta con lei, il fuoco covava sotto le ceneri lasciando solo un leggero bagliore arancione nella grande stanza. I fratelli dormivano ancora nei loro letti, le tende tirate, ogni tanto qualche scricchiolio e un sospiro si potevano sentire dalle varie cuccette poste agli angoli della capanna.
La madre stava già cominciando a preparare il primo pasto, il pane di segale e orzo era già stato tagliato, lo stufato cominciava a ribollire sui carboni e il piccolo vaso di miele era già stato posizionato in mezzo alla tavola dove la brocca di latticello era stato coperta da un panno di cotone.
Sbadigliando e strofinandosi gli occhi Hilda andò ad abbracciare Esther ancora per lo più addormentata. "Ben svegliata piccola, vai ad aprire la porta e a prendere le uova mentre io sveglio gli altri, va bene?" chiese mentre le strofinava una spalla e le allacciava meglio l'abito che le pendeva un po' storto sulla camiciola di cotone pesante.
La bambina si trascinò stancamente verso la porta coperta da pesanti pelli prima di scostarle per far entrare la luce e l'aria fresca dell'esterno. In inverno le pelli venivano sempre richiuse il più velocemente possibile, ma con il clima caldo venivano tenute aperte dalla mattina fino a dopo il mezzodì per aiutare ad arieggiare la capanna lunga e per far entrare la luce naturale, l'apertura della porta significava anche che era il momento giusto per svegliarsi, spezzare il digiuno e cominciare la giornata lavorativa.
Prendendo il cesto di vimini dal tavolo Hilda andò a recuperare le uova dal pollaio vicino casa, era stato il suo primo compito, il primo vero lavoro che poteva fare per la sua famiglia e adorava potersi rendere utile. Adesso poteva anche mungere le mucche e le capre che avevano, dare da mangiare alle galline e raccogliere la frutta che trovava in giro nel bosco. Sua madre non la lasciava ancora aiutare nel piccolo orto che avevano vicino casa perché diceva che era un lavoro troppo delicato da fare ma sperava che presto le avrebbe insegnato come piantare e raccogliere la verdura e le altre erbe.
In fondo ormai era abbastanza grande, aveva già 5 inverni e tra poco avrebbe passato il sesto.
Si arrampicò velocemente sulla piccola scala all'interno del pollaio per prendere le uova dagli stalli più alti e evitò a mala pena di farsi beccare dalle galline, le galline non erano simpatiche come il cagnolino dalla coda bianca, questo era certo.
Quando torno all'interno della casa i suoi fratelli stavano cominciando a muoversi, alcuni sbadigliavano e si strofinavano il sonno dagli occhi, altri si stavano infilando i vestiti, Kol era ancora rannicchiato sotto la pelliccia cercando di dormire ancora qualche minuto. Appoggiato il cesto sul tavolo Hilda corse velocemente verso il fratello ancora mezzo addormentato sedendoglisi a fianco e accarezzandogli i capelli castani "Devi svegliarti fratello altrimenti gli altri ti mangeranno tutto lo stufato" gli disse scherzando solo a metà. Il primo pasto era quello più importante dato che era anche l'unico che facevano prima di sera "Uhm, sono sveglio, sono sveglio piccola pulce, perché non vai a controllare che gli altri non si mangino la mia porzione e mi lasci vestire in pace?" voleva semplicemente ancora un paio di minuti a crogiolarsi nel calore delle pellicce e magari cercare di ricordare cosa stesse sognando. La sorella ridacchiò prima di dargli una pacca veloce sulla testa e saltellare felicemente verso la sorella maggiore che stava mescolando il porridge prima di dividerlo nelle varie ciotole.
Hilda andò a prendere le tazze e i cucchiai facendo grande attenzione a dove metteva i piedi per evitare di cadere e rompere qualcosa. Senza aspettare che tutti si fossero seduti Mikael e Esther si misero a mangiare. La giornata cominciava presto e prima avessero finito di mangiare prima avrebbero potuto cominciare a lavorare.
Mentre i genitori parlavano delle cose da fare durante la giornata i fratelli stavano felicemente mangiando. Il giorno prima Rebekah e la sorella minore erano riuscite a trovare alcune fragole tardive che erano rimaste nascoste in un avvallamento del terreno vicino al fiume che portava alla cascata, non erano molte, forse una trentina in tutto, ma erano belle e anche durante la loro stagione era difficile riuscire a mangiarne a sazietà. Passando la ciotola in torno al tavolo Hilda ne prese due prima di alzarsi e correre dal padre che stava continuando a mangiare mentre ascoltava la moglie parlargli della possibilità di far montare la giovenca più giovane che avevano.
"Padre tieni," gli disse quasi schiacciando le fragole nella fretta di mettergliele in mano. "altrimenti quando arriva la ciotola non ce ne saranno più!" disse trionfante sorridendo come se le fosse stato annunciato che il sole non sarebbe mai calato.
Guardando le fragole leggermente ammaccate Mikael le mangio velocemente ringraziando la bambina e la spinse delicatamente verso il suo posto sulla panca. Erano buone, anche se un po' schiacciate.
Esther sorrise semplicemente, per nulla infastidita dal fatto che la figlia non le avesse portato nulla. La bambina era chiaramente innamorata del padre e Mikael aveva bisogno di qualcuno come lei, qualcuno che lo vedesse solo come l'eroe delle fiabe che venivano raccontate intorno al fuoco, qualcuno che scacciasse i mostri da sotto il pagliericcio e che la proteggesse.
Hilda era lo sprone che Mikael necessitava per tornare a credere che ci fosse del buono nel mondo, come lo era stata Freya.
"Madre, ti serve aiuto per raccogliere nuove erbe oggi?" e lei aveva Finn, il suo dolce, obbediente e promettente Finn. Il figlio che aveva mostrato più di tutti un potenziale con la magia, il figlio che vedeva in lei l'eroina dei racconti, quello che più le assomigliava nel modo di pensare. "No, grazie Finn, oggi andate a divertirvi, domani andremo a cercare erbe."
Dopo tre giorni con la sola compagnia del padre tutti i suoi figli avevano bisogno di una pausa e di rilassarsi, se la meritavano.
Non le era sfuggito il modo in cui Klaus si muoveva rigidamente, né le occhiate che Elijah gli lanciava, occhiate preoccupate e colpevoli. Non sapeva cosa fosse successo, ma non era difficile capire che suo marito aveva di nuovo picchiato suo figlio. Se solo avesse potuto vedere il suo valore, se solo avesse capito che la sua arte non era una debolezza, che la sua compassione e il suo amore per i fratelli era una forza anziché un punto debole... ma cambiare la mente di un uomo simile non era nelle sue possibilità, tutto quello che poteva fare era proteggere i suoi figli al meglio e sperare che un giorno sarebbero cresciuti come uomini buoni, nonostante la crudeltà che veniva mostrata loro dal padre e dal mondo.
Presto tutti ebbero finito di mangiare e i compiti per la giornata vennero divisi equamente tra la famiglia, tralasciando Henrik e Hilda che sarebbero rimasti con uno dei fratelli per imparare ciò che sarebbe servito loro più avanti nella vita.
Mikael e Finn andarono all'affumicatoio comune per affumicare una parte della carne mentre Esther e Rebekah presero il resto per metterlo sotto sale con le verdure che avevano raccolto negli ultimi giorni. Elijah e Kol si misero a rifinire le pellicce e le pelli che avevano recuperato mentre Niklaus sarebbe andato a fare legna sia per il fuoco che per reintegrare le scorte dell'affumicatoio, Henrik preferì andare con Elijah e Kol, da sempre ansioso di essere riconosciuto dai fratelli maggiori, mentre Hilda decise di andare con Niklaus attratta da ciò che suo marito definiva morbidezza.
Si separarono per la giornata, ognuno felice a modo proprio di poter avere alcuni attimi di solitudine.
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"Nik hai visto qualche fata mentre eri nel bosco?" la domanda non era del tutto inaspettata, ogni volta che tornavano dalle loro battute di caccia la piccola gli chiedeva se avesse visto creature magiche, mostri feroci o eroi leggendari. E ogni volta lui inventava storie magiche per farla divertire, ma questa volta la schiena gli faceva molto male, era sicuro che alcune lacerazioni si fossero riaperte durante la camminata, e tutto quello che voleva era sedersi a terra e piangere per alcuni momenti.
Aveva sprecato delle frecce aveva detto suo padre. Aveva perso la preda, aveva mancato ancora una volta al suo dovere. Poco importava che anche gli altri fratelli avessero mancato il tiro, che quello stupido scoiattolo fosse fuggito a tutti loro. Era lui a essere la delusione maggiore. Le sue frecce erano quelle che erano state più lontane dal bersaglio.
"No sorellina, non ho visto nessuna fata" sussurro piano mentre si sedeva cautamente ai piedi di un'alta quercia. Avrebbe voluto poter appoggiare la schiena al tronco dell'albero per rilassare i muscoli tesi ma non osava, tra i lividi e i tagli che gli costellavano la parte posteriore del corpo.
"Piccola, perché non vai a cercare qui intorno dei rami secchi per l'esca?" chiese mentre chiudeva gli occhi appoggiando la fronte sulle ginocchia rialzate, le braccia lasciate mollemente al proprio fianco. Voleva solo alcuni minuti di silenzio e pace per ripercorrere ancora una volta cosa fosse andato storto, cosa avesse fatto di così sbagliato da meritarsi di essere picchiato con un bastone solo per aver perso uno stupido scoiattolo.
La giornata era andata bene fino a quel momento, non aveva fatto errori, non aveva risposto alle provocazioni del padre, non si era messo in imbarazzo facendo rumore nel fitto sottobosco. Era stato attento a non mangiare più dei suoi fratelli, a non chiedere più acqua da bere, non riposarsi più degli altri. Aveva seguito l'esempio di Elijah, ciò che faceva il fratello lui aveva cercato di farlo meglio, più velocemente, in modo più efficiente. Ma quello stupido scoiattolo era riuscito a fuggire. Non che potesse davvero fargliene una colpa, lo scoiattolo voleva solo fuggire, non sapeva cosa avrebbe significato per lui e non gliene sarebbe importato comunque.
Era stato Kol ad avvistarlo, stavano tornando all'accampamento dopo aver controllato le trappole messe la sera prima e Kol aveva visto lo scoiattolo saltellare di ramo in ramo, più per scherzo che per vera necessità aveva provato a tirare una freccia. Non lo aveva preso. Lo scoiattolo aveva cambiato direzione, era corso da un ramo all'altro, fuggendo. Finn ci aveva provato dopo, in una rara esibizione di spensieratezza aveva partecipato al gioco, anche se tra i fratelli non era il miglior tiratore ci aveva provato. Ci era andato vicino, la sua freccia si era incastrata a pochi pollici dalla coda cespugliosa.
E mentre Elijah aveva fatto il suo tiro, mancandolo, lui aveva già incoccato la sua freccia, aveva respirato, profondamente e in modo regolare, aveva seguito la preda con gli occhi, aveva calcolato dove sarebbe saltato, aveva cercato di prevedere i suoi movimenti. Poi aveva scoccato. E mancato il bersaglio che alla fine era riuscito a nascondersi in un nodo del legno, la sua tanta probabilmente.
L'ira del padre era stata istantanea, gli si era scagliato addosso, inveendo, dandogli del buono a nulla, schernendolo. Giudicandolo.
Aveva lasciato cadere tutto e afferrato un bastone lì vicino, lo aveva percosso alla schiena, come si fa con un cane particolarmente stupido. Aveva continuato a colpirlo fino a quando non era caduto per terra, fino a quando non aveva artigliato il suolo, con le lacrime agli occhi, guardando i suoi fratelli, vergognandosi della sua debolezza. Era rimasto lì, fino a quando Elijah non aveva cercato di fermare il padre, fino a che non era riuscito a farlo ragionare.
Kol e Finn erano rimasti in disparte, non guardandolo del tutto, raccogliendo le sue cose per riportarle al campo, mentre il padre imprecava ancora e se ne andava. Elijah lo aveva aiutato ad alzarsi, a pulirsi le ferite, consolandolo con la voce morbida e i tocchi calmanti. Era sempre Elijah che lo ripuliva dopo, era sempre lui che cercava di intercedere con il loro padre, era sempre lui che vedeva le sue lacrime di umiliazione e odio.
Odio per il padre, per i fratelli che erano sempre migliori di lui, odio per sé stesso, che sembrava essere incapace di migliorare, di essere più forte. E così tante lacrime per l'umiliazione di essere stato picchiato, ancora una volta, di non aver ancora dimostrato il suo valore, sempre che ne avesse.
Respirò profondamente, attraverso il naso congestionato e ascoltò il bosco, il suono del vento tra le fronde, lo scricchiolio del legno che si risveglia dall'inverno, i piccoli animali che scavavano in cerca di cibo e di una compagna. Improvvisamente si rese conto di non sentire i passi della sorella.
Si guardò velocemente intorno, con gli occhi spalancati, sperando di intravedere i capelli biondi da qualche parte, di vederla sfrecciare all'inseguimento di una farfalla. Ma Hilda non c'era, non era da nessuna parte che riuscisse a vedere.
La chiamò, con la voce che si alzava nel silenzio improvviso. La chiamò ancora, mentre si rialzava e cominciava a cercarla lì intorno, sperando che si fosse solo nascosta per giocare. La chiamò mentre la paura gli faceva stringere lo stomaco e le mani cominciavano a sudare. La chiamò mentre i suoi passi diventavano sempre più frenetici.
E la chiamò quando sentii il suo grido spaventato, mentre la vedeva fare un salto all'indietro e cadere a terra lasciando cadere tutti i rametti che aveva tra le braccia.
Corse velocemente da lei, guardandosi freneticamente intorno e vedendo il serpente con la testa triangolare e la pelle simile alle foglie cadute che si allontanava velocemente.
"Ti ha morso? Hilda, ti ha morso da qualche parte?" chiese frenetico mentre cercava di controllarle le mani e le braccia. Ma Hilda piangeva solo più forte, quasi isterica. Più lui si agitava più lei piangeva. Si impose di calmarsi, le afferrò il viso sporco tra le palme delle mani e cercò di tenere la voce calma e costante, come faceva 'Lijah quando era lui quello a essere spaventato per qualcosa. "Hilda, va tutto bene, stai bene, non è successo niente, il serpente è andato via, non c'è più, ma ho bisogno che tu mi dica se ti ha morso da qualche parete. Va bene?" la voce gli tremava ancora ma sembrava che fissare i suoi occhi stesse aiutando la piccola a calmarsi. Respirò con lei per qualche secondo, cercando di infonderle una calma che non sentiva, in tutta coscienza era terrorizzato. Aveva riconosciuto il serpente, sapeva che era velenoso e anche se era improbabile che le avesse iniettato il veleno dei suoi denti lei era così piccola che bastava il semplice graffio delle zanne per essere pericoloso.
"No, non mi ha morso, ma mi ha fatto tanta paura!" e ricomincio a piangere. Gli afferrò il collo come se fosse l'unica cosa solida in una tempesta e gli infilo il visetto sotto il mento continuando a lamentarsi. Più che paura del serpente probabilmente si era spaventata per la sua reazione. Aveva già visto serpenti, sia vivi che morti. Il padre aveva portato diverse volte le carcasse dei serpenti che aveva trovato per caso a casa, per far conoscere quelli pericolosi ai figli in modo tale che potessero riconoscerli. Ogni tanto qualcuno si avventurava perfino nella loro capanna in cerca di topi. Ma vederlo così angosciato doveva averle fatto capire che era stata in pericolo, che doveva avere paura.
La cullo lentamente, facendo rumori dolci mentre le accarezzava la schiena. Non sapeva se fosse meglio riportarla a casa dalla madre o continuare con la raccolta del legno.
Continuò a camminare con lei in braccio anche se la schiena gli pulsava di un dolore sordo e profondo che gli intaccava le ossa. Hilda continuava a piangere, singhiozzando ogni tanto sotto la sua mascella e Klaus cominciò a mormorare una litania, una vecchia canzone che si cantava nelle notti gelide dell'inverno, una canzone così vecchia che probabilmente il nonno di suo nonno l'aveva cantata ai suoi figli. Una canzone che parlava di fiocchi di neve che cadevano fino a formare armate invincibili, di fuochi dove scaldarsi e riposare, di idromele che veniva passato in giro e di guerrieri che tornavano a casa dalla battaglia e venivano accolti dalle mogli e dai figli.
Pian piano il suo pianto cessò, i singhiozzi si attenuarono, le sue braccia si rilassarono in un delicato abbraccio e non più in una morsa disperata. Lo guardò con i suoi grandi occhi castani, così diversi dai suoi color del cielo primaverile. "Non devi avere paura di un serpente, non devi avere paura di nulla, ti proteggerò sempre sorellina, anche quando ti chiedo di rimanere vicina e tu vai a zonzo per il bosco" le disse scherzoso, cercando di farla sorridere. "Volevo vedere se trovavo dei bei rami" mormorò imbronciata.
"Che ne dici se raccogliamo un po' di legna e poi torniamo a casa? Forse gli altri sono già tornati dalle loro faccende." le chiese. Era improbabile che i suoi fratelli fossero già tornati dai loro lavori, ma avrebbe sempre potuto tornare a cercare altra legna dopo averla lasciata a casa, al sicuro.
Con calma e controllando sempre se ci fossero serpenti in giro raccolsero una buona quantità di rami secchi, alcuni perfetti per l'affumicatura. Il sole era alto ormai ma non ancora all'apice del suo arco riscaldando il bosco e facendo levare una leggera foschia. Si fermarono in una radura, vicino alla cascata, l'acqua che creava una musica potente e infinita. Ogni tanto i fratelli venivano a nuotare nel lago che formavano le cascate, ogni tanto si concedevano mezza giornata per essere semplicemente felici. Raccoglievano della frutta durante il cammino, portavano qualche coperta e un otre di birra e giocavano nell'acqua, come se non avessero un problema al mondo. Quando avevano fame pescavano qualche pesce e accendevano un fuoco veloce.
Erano pomeriggi rari, di norma nel mezzo dell'estate, prima del periodo della mietitura. Pomeriggi pigri che aiutavano tutti a rafforzare il loro legame, solo loro, solo i fratelli, i genitori che restavano a casa. I drammi dimenticati.
Hilda giocò felicemente, rincorrendo farfalle e lanciando in aria le foglie per vederle cadere intorno a lei. Guardando piccoli insetti che cercavano cibo, gli uccelli che cacciavano.
Era stupefacente come sembrasse poter dimenticare la paura che aveva avuto, come se nulla fosse successo. Si chiedeva se anche lui fosse stato così spensierato da bambino, prima delle percosse, prima della rabbia di suo padre, del suo odio, della sua delusione. Forse si, gli sembrava di ricordare di aver fatto le stesse cose, di aver giocato nello stesso modo. Se si sforzava riusciva a ricordare ancora il padre che lo abbracciava di notte, quando era spaventato dai tuoni. Ricordava di aver cavalcato sulle sue spalle, convinto di poter toccare il cielo con un dito, se solo si fosse sforzato abbastanza.
Cosa era cambiato, tra quei momenti, cosa era successo per trasformare il padre da uomo severo ma amorevole in una figura oscura, arrabbiata e iraconda. Cosa aveva mai potuto fare per far cambiare così tanto suo padre. Quale poteva essere la sua colpa?
Continuò a guardarla mentre giocava, felice, con il sole che le illuminava le trecce leggermente sfatte, mentre ballava, a cavallo tra ombra e luce, mentre inseguiva mostri e fate immaginarie. Mentre combatteva e rideva. E sentì l'invidia crescere.
Come poteva essere così spensierata, così ingenua da credere che tutto il mondo fosse suo, che nulla di male sarebbe mai potuto succederle, come poteva essere così fiduciosa. Sarebbe bastato così poco per farle vedere la realtà del mondo, sarebbe bastato così poco per strapparle il velo che le offuscava la vista.
E poi Hilda gli sorrise, correndogli incontro, semplicemente splendida nella sua felicità e nell'amore che mostrava così facilmente e lui si sentì sia caldo che freddo. Un essere meschino. Non sapeva nemmeno perché avesse pensato simili cose.
Lei era la sua piccola sorellina, sua da proteggere, da amare, da aiutare. Sarebbe sempre stata la sua piccola sorellina, la loro piccola sorellina. Perché anche se alle volte era fastidiosa, anche se alle volte li faceva dannare a rincorrerla, anche se alle volte le sue incessanti domande gli sfinivano, tutti i suoi fratelli la amavano intensamente.
E si potrebbero dannati l'anima piuttosto di farle del male o lasciare che altri gliene facessero.
