"Ecco, lascia che ti aiuti." esclamò Rebekah mentre posava velocemente la ciotola piena di stufato annacquato che reggeva in mano e cercava di aiutare Nik ad alzarsi senza muovere troppo la schiena martoriata dalla fustigazione a cui lo aveva sottoposto il padre. "Bekah, posso farcela da solo, lasciami stare!" sbottò Niklaus. Erano tre giorni che la sorella continuava a cercare di aiutarlo. E lui non ne poteva più.

Il primo giorno era debole come un cucciolo, incapace anche di alzarsi per urinare da solo e aveva accettato le cure della sorella perché non poteva farcela ma ora stava riprendendo le forze e, benché il dolore alla schiena e alle gambe non fosse passato, non aveva bisogno che la sua sorellina lo accudisse come se fosse un incapace. Si sentiva già abbastanza umiliato dal fatto che lo avesse visto nudo nei suoi momenti di debolezza, non aveva bisogno che lo aiutasse anche a raggiungere il vaso da notte!

La scostò bruscamente con una mano mentre cercava di trattenere le braghe con l'altra. L'urina aveva ancora un colore marroncino ma era già migliorata molto dal giorno del pestaggio. Secondo sua madre, e grazie alle sue pozioni e decotti, in un paio di giorni i danni interni che aveva ricevuto sarebbero guariti. Anche la pelle irritata della schiena andava migliorando, invece i punti dove i pallini di piombo gli avevano lacerato la pelle prudevano e tiravano ogni volta che respirava.

Faceva fatica a camminare per lunghi tratti e non aveva ancora cercato di mettersi una camicia, ma stava migliorando anche più velocemente di quello che aveva pensato.

Arrancò fino alla porta per prendere una boccata d'aria fresca. I suoi fratelli erano tutti a lavorare i campi, gli unici rimasi a casa erano lui e Rebekah che lo seguiva in giro come se fosse fisicamente legata a lui.

"Mikael si è fatto vedere?" domandò alla sua ombra autonominata. Era curioso di sapere dove fosse finito il padre. Non tornava a casa da tre giorni e segretamente sperava che fosse caduto in un crepaccio e fosse morto, possibilmente tra atroci sofferenze, magari cadendo sul suo stupido coltello perduto. "Sì, i nostri fratelli hanno detto che era al campo a lavorare come sempre. Non si sono parlati e lui li ha ignorati, come se non esistessero." gli rispose Rebekah.

Peccato, non era morto allora. Un altro sogno infranto.

La schiena gli pulsava e prudeva dove la pelle si era lacerata ma ogni volta che provava a grattarsi Bekah arrivava a schiaffeggiargli le mani, come se fosse un bambino piccolo. Anche con il lavaggio che gli aveva dato Finn quella sera sentiva la pelle sporca. Non vedeva l'ora che i suoi fratelli finissero di lavorare così sarebbero potuti andare a lavarsi al fiume. E forse avrebbe avuto un po' di requie dalla sorella che al momento lo stava guardando come un falco guarda una lepre che saltella in un prato.

Sbuffò un sospiro infelice e rientrò nella loro capanna. Magari non poteva andare a lavorare nei campi ma poteva ancora usare le mani anche se doveva stare attento ai movimenti che faceva con le braccia. Prese in mano la statuina che stava intagliando: una piccola lince che aveva deciso di regalare a Hilda. Per Henrik aveva già completato, qualche luna prima, un feroce orso bruno ritto sulle zampe posteriori. Aveva anche trovato un piccolo sasso nero che rifletteva la luce per fargli gli occhi. Non era stato facile rompere il minuscolo sassolino per farne due perline da inserire nel legno e era stato ancora più difficile limarle e lucidarle tanto da risplendere, ma una volta capito come fare era stato un gioco da ragazzi.

Il risultato era stato sorprendente: sembrava che l'orso li guardasse davvero. Hilda ne era rimasta così tanto affascinata che gli aveva chiesto di farne uno anche per lei. Cosa che in realtà aveva scatenato l'ira di Henrik dato che non voleva che la sorellina avesse un orso come il suo. Ne era nata una discussione infinita su quale animale li rappresentasse meglio.

Finn per un qualche motivo era stato paragonato a un castoro, cosa che non aveva lusingato per niente il fratello maggiore che si era chiuso in un silenzio offeso. Elijah era risultato un cavallo, anche se Nik personalmente lo avrebbe visto meglio nel ruolo del cane da caccia: suo fratello tendeva a inseguire qualsiasi cosa ritenesse opportuno con instancabile ferocia. Kol era stato eletto all'unanimità un gatto, qualcosa di pasciuto e pigro, ma un buon cacciatore non di meno. Rebekah era stata acclamata come una graziosa e feroce volpe. Non che avrebbero potuto associarla a qualsiasi altro animale se non avessero voluto scatenare una crisi di pianto e capricci dalla volubile sorella. Nik stesso era stato votato come un tasso: scontroso, brontolone, feroce e amorevole. In realtà gli si addiceva!

Hilda era stata la più difficile da definire, nessuno voleva davvero scontentarla e si erano lanciati tutti a elencare vari animali, uno più feroce e bello dell'altro facendola ridere talmente tanto che era quasi caduta a terra. Alla fine, era stata la madre a proporre una lince. Abile cacciatrice, molto bella e misteriosa.

Così era finito a promettere che le avrebbe intagliato una bella lince solo per lei. Gli ci era voluto molto tempo per trovare il legno giusto e ancora di più per abbozzare la forma che voleva darle. Aveva solo pochi momenti per dedicarsi all'intaglio, il loro padre lo riteneva una cosa inutile da fare, qualcosa che solo un perdigiorno farebbe, quindi poteva dedicarcisi solo quando era certo che Mikael non potesse vederlo.

In quei tre giorni di pausa dal padre e dal lavoro era riuscito a completare gran parte della figura, adesso si stava dedicando ai dettagli. I piccoli ciuffetti di pelo sulla punta delle orecchie, il lungo collare di pelliccia, l'impressionante muscolatura delle zampe posteriori. Aveva deciso di scolpirla seduta, con la testa leggermente girata a guardare in lontananza.

Non appena avesse potuto tornare nei boschi avrebbe cercato qualche bella pietra per farle gli occhi. Se fosse stato davvero fortunato avrebbe trovato un bel pezzo di ambra che sarebbe risultata perfetta per dare intensità allo sguardo della lince.

Continuò con calma a togliere piccoli riccioli di legno e modellare l'animale con il coltello che teneva sempre con sé: era piccolo, la lama non sarebbe servita a niente se non a intagliare. Lo aveva scambiato qualche anno prima con un commerciante che si era spinto più a sud del solito. Pochi Uomini del Nord, come suo padre, si avventuravano nelle loro terre. Erano troppo lontani dalle solite rotte commerciali, avevano poco di pregiato da vendere. Ma ogni tanto qualche temerario si presentava anche da loro per comprare pellicce di orso e di lupo, e vendere o scambiare altre cose.

Nik era così assorbito nel suo lavoro che quasi non sentì il chiasso che i fratelli stavano facendo appena prima di rientrare. Sembravano aver passato una buona giornata perché erano allegri e stavano chiacchierando eccitati. Probabilmente il fatto di non essere costantemente occhieggiati da Mikael aveva aiutato l'umore gioioso di tutti.

Kol stava portando sulle spalle la piccola Hilda, lamentandosi dei capelli che lei gli tirava ma senza cercare di farla scendere, mentre Henrik stava cercando di colpire Elijah con un bastone mentre il fratello maggiore si limitava a schivare abilmente i suoi maldestri colpi o a bloccarli con il fodero della spada. Sembrava sia esasperato dai continui attacchi del fratellino che un po' orgoglioso per la sua perseveranza. Ogni tanto lo si poteva sentire dar consigli al ragazzino su come colpire al meglio un avversario.

"Allora, sei pronto per un bel bagno?" chiese Finn a Niklaus dopo aver appoggiato la casacca sudata sul suo pagliericcio. "Pronto e maturo! Penso di puzzare peggio di un maiale ormai!" rispose con voce allegra. "Lascia solo che prendiamo le vesti pulite e il sapone andremo tutti assieme." si intromise Elijah.

Kol abbassò la sorella minore a terra prima di andare a scavare nella cassapanca per prendere camicie e pantaloni puliti. Ci mise di più per trovare il suo pettine che chissà come si era incastrato sotto le camicie di Nik.

Quando tutti i fratelli si apprestarono a uscire dalla capanna e vennero fermati dalla vocetta di Hilda che li richiamava "Aspettatemi! Vengo anche io!", si congelarono. Non che non amassero la sorella ma ogni tanto c'erano alcune cose che volevano fare senza di lei. E fare il bagno era una di quelle. Non si trattava solo di nuotare e sguazzare nel fiume, era un momento per legare, tra di loro, tra fratelli maschi. Se anche Hilda fosse andata con loro avrebbero dovuto controllare cosa dicessero, avrebbero dovuto evitare di mostrarle cose che i suoi occhi non dovevano vedere. Avrebbe tolto loro metà del divertimento!

Si voltarono tutti e cinque a guardare la madre con espressioni più o meno disperate.

Esther sospirò profondamente, sarebbe stata una lunga discussione. Hilda era cresciuta con troppi fratelli maschi per rendersi conto che c'erano delle differenze. Al contrario di Rebekah che era sempre stata più femminile e portata per le arti femminili, Hilda era cresciuta selvaggia, incoraggiata dal fatto che tutti i suoi fratelli erano avvolti intorno alle sue delicate dita. Se avesse voluto giocare a fare la lotta ci sarebbe stato sempre un qualche fratello che l'avrebbe accontentata, facendola vincere. Se avesse voluto usare i suoi fratelli come destrieri e fingere di essere una grande guerriera che galoppava in battaglia si sarebbe ritrovata sulle spalle del fratello più vicino, a eccezione di Henrik, prima ancora di aver finito di parlare.

Quando era piccola, non ancora in grado di camminare bene, era dai suoi fratelli che cercava di correre, incerta e barcollante. Ed erano sempre loro che la applaudivano e la incoraggiavano a raggiungerli, festeggiandola come se avesse scalato una montagna anziché aver caracollato per una decina di passi verso di loro.

Esther era quasi certa che le avessero già fatto tenere in mano una spada vera anche se li aveva ammoniti più volte dal non farla avvicinare alle armi.

E adesso i suoi figli volevano che lei se ne stesse a casa, mentre loro si divertivano. Già, sarebbe stata una lunga discussione. "Hilda, tu, Rebekah e io andremo a lavarci da un'altra parte, con le altre donne." Vide lo sguardo della bambina farsi tempestoso. "Ci saranno anche le tue amiche" cercò di invogliarla.

"Ma... Madre voglio andare con i miei fratelli! Perché non venite con noi?" chiese la bambina speranzosa, senza notare i fratelli che pian piano cercavano di sgattaiolare fuori dalla porta, rallentati da Niklaus che ancora non riusciva a muoversi velocemente.

"Hilda, non puoi andare con i tuoi fratelli, vogliono lavarsi in pace. Senza essere infastiditi da te." cercò di spiegarle la madre e, vedendo la piega ostinata delle sopracciglia della figlia aggiunse: "Prendi le tue cose, verrai con noi. Fine della discussione".

La bambina era incerta sul da farsi. Voleva andare con i ragazzi a divertirsi, ma non le piaceva disubbidire alla madre. Non le era ancora mai venuto in mente che i suoi fratelli non volessero stare con lei. Non avevano mai avuto problemi a lavarsi quando lei era con loro. Non capiva il motivo per cui adesso non la volessero intorno.

Non capiva nemmeno perché il padre non si fosse fatto vedere per tre giorni e l'avesse ignorata, anche quando gli aveva portato una tazza di idromele. Forse era arrabbiato anche con lei come lo era stato con Nik? Forse i suoi fratelli pensavano che avrebbe dovuto fare qualcosa di più oltre a piangere e urlare quando il padre e Nik avevano litigato? Cosa avrebbe dovuto fare adesso che i suoi fratelli non la volevano più?

Con gli occhi lucidi e la testa china andò vicino alla cassapanca dove lei e Rebekah tenevano le loro cose e raccolse una graziosa casacca marrone chiaro e una sottoveste con un ricamo sul bordo inferiore e sulle maniche. Prese il suo pettine di osso e andò lentamente verso la porta, notano che i fratelli erano già fuggiti fuori dalla capanna, per aspettare la sorella e la madre.

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Stava ancora riflettendo su cosa avesse dovuto fare con i suoi fratelli adesso che non la volevano più quando arrivarono al fiume.

L'ansa del fiume dove si trovavano le donne per fare il bagno e per lavare i panni era abbastanza ampia con una corrente lenta e fondali bassi. C'erano già alcune delle donne del villaggio che si stavano rilassando e lavando quando arrivarono. Anche diversi bambini già giocavano e nuotavano nell'acqua bassa. Alcuni si rincorrevano sul greto del fiume, altri cercavano di scappare alle madri che volevano lavarli e acconciargli i capelli.

Rebekah andò velocemente incontro a alcune ragazze con cui aveva stretto amicizia da anni, si incontravano ogni tanto al villaggio e alle feste e passavano il tempo a spettegolare e a ammirare i reciproci vestiti e gioielli. Non appena la videro cominciarono subito a raccontarle di un qualche ragazzo che aveva fatto un qualcosa di incredibilmente eroico.

Esther si avvicinò a Ayana e alle altre donne. Si spogliò velocemente e si sedette con loro a chiacchierare del più e del meno. Alcune di loro avevano sentito le grida di Niklaus e le chiesero se stesse meglio, ma non insistettero troppo. Il carattere di Mikael era ben conosciuto e quasi tutti nel villaggio sapevano che aveva Nik in malanimo. Anche se non avevano ben chiaro il perché.

Tutti i figli di Esther erano bravi cacciatori e valenti guerrieri. Erano alti, aitanti e ben educati. Non si erano mai messi nei guai, né all'interno del villaggio né con i loro vicini. Nik era sempre stato un bambino dolce e rispettoso anche se un po' spericolato, non diversamente da altri giovani però. Alle feste era sempre il primo dei figli di Mikael a provare i vari giochi, che fossero sfide di tiro con l'arco, competizioni di Glima o scontri con la spada. Lui e i suoi fratelli risultavano spesso vincitori, ogni tanto anche contro uomini adulti.

In definitiva erano dei bravi giovani, a cui tutte loro avrebbero volentieri sposato le loro figlie.

Hilda rimase un po' in dietro, ancora preoccupata per i fratelli e il loro desiderio di starle lontano. Forse avrebbe potuto chiedere a Aila, anche lei aveva dei fratelli, anche se i suoi erano solo due e uno era già sposato. Aila aveva ben due anni più di lei, era sicura che sapesse cosa bisognava fare con i fratelli. Ma non appena le arrivò vicino si fece distrarre da una pietra che la sua amica aveva trovato. Era grande come la testa di un martello, quasi tutta marrone ma aveva delle strane strisce cangianti che riflettevano la luce. Luccicava come le bottiglie di vetro che aveva visto sul tavolo di un venditore di passaggio, aveva cercato di prenderne una in mano, per guardarla più da vicino, ma l'uomo l'aveva sgridata in malo modo e cacciata via.

A quel punto era corsa dalla madre che le aveva comprato un dolcetto al miele, poi si era dimenticata del tutto delle belle bottigliette di vetro.

Aila e Hilda continuarono a cercare altre pietre simili fino a quando le madri non le chiamarono per farsi lavare i capelli.

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Kol, Finn e Henrik camminarono più velocemente, lasciando indietro Niklaus e Elijah, che gli stava accanto controllando che non cadesse, quando sentirono il rumore dell'acqua che scorreva. Laurdag era il loro giorno preferito: andavano tutti al fiume, si rilassavano, si lavavano la sporcizia della settimana e parlavano. Era un momento molto divertente per loro. Le abluzioni mattutine e i rapidi bagni nel fiume non potevano competere con una bella insaponata e l'accurata strigliata che si davano il giorno del bagno.

Avevano trovato un posto fantastico dove andare a lavarsi, con una conca profonda dove non riuscivano a toccare nemmeno con la punta dei piedi e un'altra zona dove la corrente prendeva velocità e potevano mettersi alla prova con il nuoto.

Prima ancora di arrivare nei pressi della conca si stavano già spogliando, togliendosi cinture, brache e camicie e ritrovandosi a saltellare per togliere gli stivali incastrati nei pantaloni. Il primo a liberarsi fu Kol che si lanciò nella conca schizzando chiunque gli stesse abbastanza vicino e attirandosi improperi di ogni genere dai fratelli. Non li sentì, troppo concentrato a nuotare verso il fondo della conca per poi schizzarne fuori con una esplosione di goccioline. Henrik si avvicinò poco dopo, avendo perso tempo per via della cinta che gli si era annodata intorno alla saccoccia. Testò cautamente l'acqua con la punta dei piedi ma si ritrasse velocemente mentre sentiva un brivido di freddo risalirgli fino alla testa "È per questo che devi lanciarti! Altrimenti perdi coraggio!" gli urlò Finn mentre gli si avvicinava. "Ecco, ti aiuto io." gli disse mente gli posava le mani sulle spalle e lo spingeva in acqua.

Risero di gusto quando il fratellino riemerse dall'acqua sputacchiando e lanciandogli delle occhiatacce che avrebbero potuto uccidere qualcun altro.

Elijah fece sedere cautamente Nik su una roccia e si chinò su un ginocchio per togliergli gli stivali e aiutarlo con la casacca esterna che lui si era costretto a indossare per preservare la sua modestia nella passeggiata dalla loro capanna al fiume. Una volta spogliato lo lasciò per fare lo stesso.

Si tolse i bracciali di cuoio, appoggiandoli delicatamente sulle vesti pulite e ripiegate. Poi si tolse il farsetto e si sciolse le trecce che gli tenevano legati i lunghi capelli neri. Tra i fratelli era lui quello più vanesio. Preferiva tenere i suoi vestiti puliti e aveva diversi anelli e collane che custodiva gelosamente. Un paio gli erano state donate da Niklaus quando aveva passato un periodo a dedicarsi a intagliare ciondoli.

Poi, con un salto allegro saltò nella pozza e nuotò pigramente intorno ai fratelli.

Nik si avviò lentamente verso il greto del fiume cercando di non scivolare sulle pietre bagnate, per sedersi nell'acqua bassa. La schiena gli pulsava e prudeva, e non vedeva l'ora che uno dei fratelli gli desse una mano a lavarsi di dosso sudore e sangue che ancora gli erano rimasti ostinatamente attaccati alla pelle.

Cominciò a lavarsi con calma le gambe e le braccia con il sapone che avevano fatto sua madre e Rebekah. Aveva un delicato profumo di salvia e lavanda che gli calma la mente. Era lo stesso odore che aveva sempre avuto, da quando era nato sua madre non aveva mai cambiato il profumo e gli olii che usava per fare il sapone che usavano per lavare i panni e se stessi.

Si passò la saponetta sul torso, sentendo la pelle perdere parte del sudiciume già solo a quella prima passata, e continuò a lavarsi tutte le parti che riusciva a raggiungere senza tirare le sue ferite in via di guarigione. Si sciolse le treccioline che aveva nei capelli e tolse gli anellini che ci aveva incastrato raccogliendoli su una strisciolina di cuoio che si legò al polso, passando poi le dita tra i capelli sporchi e facendo una smorfia alla sensazione di grasso e di polvere che sentì sui polpastrelli. Anche i suoi bei capelli biondi avevano bisogno di una bella lavata ma non riusciva a tenere alzate le braccia per il tempo sufficiente a fare un buon lavoro, quindi, avrebbe dovuto aspettare che i fratelli lo aiutassero anche per quello.

Scivolò lentamente dove il fondale era più profondo per sciacquarsi, poi si distese prono lasciando che l'acqua calmasse la schiena e le gambe con l'acqua fredda che scendeva dalle montagne. Sentiva i suoi fratelli che giocavano e si tuffavano nella pozza poco distante ma era felice di rimanere disteso ancora un po'. Le urla e le risate degli altri non lo disturbavano, avevano così poco per cui essere felici che erano una gradita musica da ascoltare. Si guardo intorno, con la testa appoggiata agli avambracci cercando di rilassarsi. Riusciva a vedere piccoli pesciolini che gli si avvicinavano, alcuni cominciarono anche a mordicchiargli la pelle che riuscivano a raggiungere. Non era una sensazione dolorosa, alcuni, quelli più grandi, gli facevano un po' di solletico ma nessuno riusciva a mordere fino al punto di fargli del male.

Alla fine, Elijah uscì dalla pozza e gli si sedette a fianco, prendendo subito il sapone da dove lo aveva appoggiato tra due grosse pietre e cominciò a lavargli con grande delicatezza la schiena. "Non sei messo troppo male, quando torniamo a casa ti rimetterò la pomata però, ci sono ancora dei punti irritati." gli disse mormorando piano e controllando le ferite di Nik che rimase fermo e rilassato.

"Ti sei lavato i capelli?" gli chiese dopo avergli sciacquato la schiena dal sapone. Nik si era quasi addormentato, stanco per la camminata e rilassato dalle cure gentili del fratello maggiore, e si ritrovò a mormorare il suo diniego più che a rispondergli davvero. Facendo un sorriso esasperato Elijah comincio a lavargli la testa e a districargli i nodi. "Guarda che se ti addormenti ti lasciamo qui! Di sicuro non ti riporto a casa in braccio!" gli disse a metà scherzando e metà seriamente.

Finn, Kol e Henrik arrivarono in quel momento, ansimanti e stanchi dopo aver cercato più volte di trattenersi a vicenda sott'acqua. "'Lijah, dammi il sapone." gli chiese Finn con voce autoritaria mentre si sedeva anche lui nella corrente.

Fece un lavoro veloce sul corpo ma si prese il suo tempo con i capelli. Aveva chiesto più volte a sua madre se ci fosse una qualche pozione o incantesimo per schiarirli, ma se anche lei lo conosceva, non aveva ancora voluto condividerlo con loro, guardandoli ogni volta con espressione divertita e le labbra incurvate in un sorriso che non riusciva del tutto a nascondere. Invidiava un po' Niklaus, Rebekah e Hilda per i loro capelli biondi.

Uno alla volta si lavarono tutti, chiacchierando delle fanciulle che avevano visto, di chi aveva detto cosa e di chi aveva fatto qualcosa degno di nota. Certo, non c'era molto da dire, con le giornate spese a lavorare i campi c'era poco tempo per i divertimenti, ma capitava sempre che qualcuno mettesse gli occhi su una qualche ragazza e spesso ne nascevano discussioni se non vere e proprie liti.

Quando erano partiti dalla loro patria, il loro padre e gli altri, erano solo poco più di tremila, tra uomini e donne, alcune delle quali portavano dei bambini piccoli, come era stato Finn all'epoca. Alcuni si erano fermati sulle GreenLand, la prima terra che avevano trovato sul loro percorso, ma altri avevano scelto di navigare ancora più a ovest. Quando poi gli uomini, stremati dal viaggio in mare, erano scesi a terra si erano divisi in gruppi più piccoli. Il loro padre con altri sessanta uomini e una cinquantina di donne avevano deciso di seguire la cosa andando a sud.

In pochi mesi avevano trovato una terra perfetta per loro, con alte montagne a ovest, foreste piene di querce e alti pini, piene di animali e con molti corsi di acqua naturale. Avevano deciso di stabilirsi lì, vicino a una cascata, protetti dalle montagne da una parte e con il mare a pochi giorni di distanza. Erano tutti concordi di lasciarsi razzie e altre lotte alle spalle.

I fratelli aspettavano con impazienza la festa di mezz'estate. Ci sarebbero stati danze, idromele, competizioni, probabilmente qualche mercante.

Kol si alzò improvvisamente, scacciando le mani di Elijah che stava cercando di intrecciare i capelli ancora bagnati di Niklaus "Ah! Smettila! Non vedi che disastro stai facendo? Più che trecce sembrano code di procione!" esclamò con uno stridio nella voce, "Dammi qua" continuò strappandogli dalle mani il pettine e alcuni anellini da intrecciare all'interno della acconciatura.

Elijah lo lasciò fare, anche se gli lanciò uno sguardo arrabbiato. Amava i suoi fratelli, ma spesso Kol si comportava in modo irriverente e maleducato, anche con i fratelli maggiori.

"Allora, quanto manca alla luna piena?" domandò Elijah a Finn guardando mentre l'altro si intrecciava abilmente i capelli. "Due giorni, non tieni il conto fratello?" rispose mentre lo guardava con la fronte aggrottata. Elijah alzò le spalle "No, tra te, Kol e nostra madre è difficile perdersi una luna piena." rispose serafico.

"Possiamo andare a vedere gli uomini trasformarsi?" chiese Kol eccitato, facendo risplendere di interesse gli occhi di Henrik. Non ci era mai andato ma aveva sentito i racconti terrificanti dei ragazzi che lo avevano fatto e non vedeva l'ora di andare anche lui a vedere quel raccapricciante evento. Aveva sentito che il rumore delle ossa che si rompevano era così forte che lo si poteva ascoltare anche a metri di distanza!

"Non farai nulla del genere Kol! È pericoloso e incredibilmente stupido andare a rischiare la propria vita per una cosa simile!" gli urlò dietro Finn, arrabbiandosi immediatamente. Anche Elijah cominciò a sgridarlo per aver pensato di andare a vedere gli uomini maledetti trasformarsi. Niklaus roteò gli occhi. L'anno prima lui era andato a vedere lo spettacolo, nascosto su una alta quercia, si era legato a un ramo a diversi metri da terra e aveva guardato attraverso le foglie gli uomini e le donne spogliarsi e poi cadere a terra urlando.

Era stato uno spettacolo raccapricciante ma non aveva corso alcun pericolo. Dopo diverse ore, tutto ciò che rimaneva degli uomini erano i vestiti che avevano lasciato a terra e gli ululati distanti del branco a caccia. Aveva aspettato l'alba e quando gli uomini erano tornati a vestirsi e se ne erano andati era sceso tranquillamente dal suo ramo e aveva incontrato gli altri alle caverne. Non era stata una cosa pericolosa da fare!

Ma non lo disse, Finn e Elijah stavano ancora rimproverando Kol anche solo per aver proposto una simile avventura, se lui avesse detto di aver davvero visto gli uomini trasformarsi non avrebbero mai smesso di rimproverarlo.

Dopo essersi lavati e rivestiti tornarono lentamente a casa, i vestiti sporchi buttati in un sacco e la sensazione di pulito che gli accompagnava nella passeggiata. Il sole era quasi del tutto calato e non vedevano l'ora di mangiare abbondantemente e andare a dormire.

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Quando arrivarono alla capanna videro che le donne erano già dentro. Rebekah era seduta vicino al focolare cercando di asciugarsi i lunghi capelli davanti al fuoco mentre parlava con Hilda che le sedeva di fronte e cercava di imitarla passandosi le dita tra i capelli e arricciandoli sulle dita. Si aspettavano che la sorellina corresse da loro non appena entrarono, come faceva sempre, ma lei rimase seduta, ignorandoli. Ne rimasero un po' perplessi ma non ci fecero molto caso. Dopo il capriccio che aveva fatto forse si vergognava.

Hilda li vide entrare con la coda dell'occhio ma rimase seduta con sua sorella che le fece l'occhiolino di nascoso. Aveva sentito per caso la piccola mentre parlava con la sua amica, Aila, dei suoi fratelli che non volevano più stare con lei e avevano escogitato un piano: sarebbe stata Hilda a ignorare loro, così da rendersi più interessante. Come facevano le ragazze del villaggio quando volevano attirare l'attenzione di un ragazzo recalcitrante. Sembrava quasi un incantesimo, quando una ragazza cominciava a ignorare il ragazzo che fino a poco prima aveva ignorato lei, magicamente, lui cominciava a interessarsi a dove stesse andando, con chi, perché. E se funzionava con gli altri ragazzi del villaggio, perché non avrebbe dovuto funzionare anche con i loro fratelli?

Quando si misero a tavola Hilda non li aveva ancora guardati direttamente né aveva parlato con loro. Rimase vicino a Rebekah che chiacchierava incessantemente con chiunque la stesse ad ascoltare, e anche con chi non voleva farlo, degli ultimi pettegolezzi che aveva sentito. Esther e Finn stavano parlando delle cose da preparare per l'imminente luna piena e gli altri fratelli stavano ancora scherzando tra di loro, prendendosi reciprocamente in giro.

Anche quando la cena fu finita Hilda non si avvicinò a loro, dove normalmente insisteva per farsi raccontare una qualche storia fino ad addormentarsi tra le braccia di uno qualunque dei suoi fratelli, quel giorno se ne andò mestamente a dormire da sola, cambiandosi velocemente dietro le tende del pagliericcio che condivideva con Rebekah.

Elijah e Niklaus si guardarono per un attimo, incerti se dirle qualcosa ma vennero presto distratti dalla discussione che stavano avendo con Finn e Kol su quale fosse l'affilatura migliore per un'ascia. Probabilmente era solo stanca dopo aver giocato con i suoi amici al fiume. Rebekah ridacchiò internamente, sembrava che il loro piano stesse funzionando bene!

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Due giorni dopo Hilda era una palla di energia repressa. Non si era mai resa davvero resa conto di quanto tempo passasse con i suoi fratelli e quanta parte della sua giornata fosse occupata da loro. Non solo si era assunta il compito di svegliare Kol che tendeva a dormire sempre più degli altri, ma riempiva anche le loro ciotole di stufato o porridge, gli portava costantemente acqua e birra quando lavoravano e raccoglieva le loro cose quando le lasciavano in giro. I suoi fratelli non facevano niente da soli?

Aveva visto il padre durante le giornate di lavoro ma non gli si era avvicinata, troppo spaventata che lui decidesse di picchiare anche lei. Non sembrava più arrabbiato ma Hilda non aveva ancora capito perché avesse picchiato Nik e non voleva che il padre se la prendesse con lei. In più ricordava le parole di Elijah, il padre era cattivo, doveva stargli lontana, e Elijah non le avrebbe mai detto una bugia.

Stare lontana e ignorare i suoi fratelli era stato più difficile di quello che aveva creduto. Le era successo diverse volte di trovare un insetto particolarmente carino e di voler correre da Niklaus per mostrarglielo, oppure voler andare da Elijah quando era caduta e si era sbucciata il palmo della mano, Elijah faceva passare il dolore anche solo abbracciandola, come una magia! O quando qualcuna delle sue amiche diceva qualcosa che non capiva e lei si era dovuta trattenere dall'andare a chiedere a Finn cosa volesse dire, suo fratello era così grande e sapeva tutto! Anche Kol le mancava, lui riusciva sempre a farla ridere, anche se spesso lo faceva mettendosi lui stesso nei pasticci, come quando aveva cercato di rubare del miele e le api lo avevano rincorso! Henrik era un altro discorso, lui spesso la prendeva in giro o le faceva dei dispetti, però non era cattivo, cercava di difenderla se erano altri a prendersi gioco di lei. Ecco, forse le mancava solo metà di Henrik. La parte buona. L'altra poteva continuare a ignorarla.

Rebekah, con tutto che le voleva molto bene, non era divertente come i loro fratelli.

E adesso si stavano preparando tutti per andare nelle grotte. Il sole era ancora alto, ma dovevano prepararsi e aiutare chi non riusciva a raggiungere il loro luogo sicuro. C'erano anziani, donne che aspettavano bambini, infanti che dovevano essere trasferiti. Avrebbero dovuto contare ogni singola persona che entrava nelle grotte sotterranee e tutti gli uomini, e una manciata di donne, che sapevano combattere si sarebbero messi a protezione dell'entrata, dandosi il cambio tutta la notte per tenerli al sicuro dagli uomini lupo.

Esther le aveva spiegato che non doveva avere paura di loro, erano persone sfortunate, che erano state maledette molto tempo prima a trasformarsi in lupi ogni volta che la luna diventava tutta tonda ma durante i giorni erano persone normali, come loro. Ma durante la luna piena diventavano feroci, si trasformavano in grandi lupi e davano la caccia tutti gli altri uomini. Per questo si nascondevano nelle grotte, dove potevano difendersi se necessario.

Comunque, a lei non piaceva andare nelle grotte tutta la notte. La faceva sentire strana, come se qualcuno le si fosse seduto addosso, qualcuno di pesante. Non riusciva a respirare bene e sentiva la testa leggera. Normalmente rimaneva aggrappata a qualunque dei suoi fratelli non stesse facendo la guardia alle grotte, e loro le raccontavano delle storie per distrarla dalle pareti basse e opprimenti e dai suoni che i lupi facevano fuori nel bosco. Ma se li doveva ignorare? Come avrebbe fatto?

Esther rimaneva sempre con le altre donne, a controllare il cibo e il fuoco. Rebekah spariva sempre da qualche parte con le altre ragazze del villaggio e Henrik cercava ogni volta di intrufolarsi tra i guerrieri per ascoltare le loro storie. Lei sarebbe rimasta sola? Forse sarebbe potuta andare a cercare Aila, ma i tunnel che collegavano le varie grotte erano tante e alcune erano così basse e scure che le facevano stringere la gola anche solo a pensarci.

Prese il suo fagotto e si unì agli altri che stavano uscendo dalla capanna. La camminata fino alle grotte non era molto lunga e c'era molta gente che camminava con loro. Alcuni chiacchieravano tranquillamente, gli altri bambini correvano tra gli alberi di pino, sfidandosi a rincorrersi. Qualcuno portava in braccio il proprio gatto, non fidandosi di lasciarlo come al solito nel villaggio libero di andare dove gli pareva. Anche gli animali che solitamente venivano chiusi nei recinti venivano spostati nelle grotte per proteggerli dalla furia dei lupi affamati.

Ogni mese, l'intero villaggio si svuotava dei suoi abitanti. Molti lo vivevano semplicemente come un obbligo, come poteva essere il lavoro o la caccia. Qualcosa che bisognava fare per vivere nella loro comunità. Ma ogni tanto c'era qualcuno che se ne lamentava, che pensava bisognasse fare qualcosa contro gli uomini lupo per farli andare via. Ma erano pochi e avevano poco seguito. Mentre era vero che gli uomini lupo li costringevano a nascondersi una volta al mese nelle grotte era anche vero che erano più forti di loro, i loro sensi più acuti. E spesso li avevano aiutati dimostrandosi amichevoli e collaborativi. Esistevano persone peggiori da chiamare vicini!

All'imboccatura delle grotte erano già in attesa alcuni uomini con le spade nei foderi e delle grosse asce appesa alla schiena. Il braciere era stato posizionato poco oltre l'ingresso e avevano già montato le palizzate mobili che sarebbero state messe al calar del sole a protezione degli uomini di guardia. Hilda e i suoi fratelli andarono a sistemare i pagliericci e le coperte nella loro solita zona. Dopo aver superato diversi tunnel e svolte la grotta si apriva lasciando il posto ad un ambiente più o meno ovoidale, con il soffitto abbastanza alto da non far sentire la bambina troppo a disagio. Delle fiaccole erano rimaste dal mese precedente e i suoi fratelli si affrettarono ad accenderne alcune per illuminare l'ambiente.

La bambina sistemò il suo pagliericcio vicino al muro in fondo, non troppo lontano da dove sarebbe stato sistemato il braciere per la notte, le grotte potevano diventare molto fredde anche in estate. Non appena i suoi fratelli ebbero sistemato anche le loro cose si divisero, chi andava a cercare gli amici, chi a decidere i turni di guardia alle varie entrate. Lei rimase sola, accovacciata nel pagliericcio e cominciando a sentire la solita stretta al petto. Forse sarebbe dovuta andare a cercare sua madre, Esther, e rimanere con lei, ma non voleva sembrare una bambina piccola. Aveva già cinque anni, non aveva bisogno di stare attaccata alle gonne della propria madre.

Quasi sperò che suo padre venisse a controllare che ci fossero tutti ma non lo aveva ancora visto, anche se sapeva che mentre non era stato a casa lui aveva dormito lì, nella grotta. Vedeva il suo mucchio di coperte accuratamente disposto a formare un comodo letto.

Forse avrebbe potuto ingoiare il proprio orgoglio e andare a chiedere a uno dei fratelli se potesse stare con loro, ma non era sicura di dove fossero andati tutti quanti e aveva paura di perdersi e di finire in una piccola grotta dove non ci sarebbe stata luce. Così rimase rannicchiata nel suo pagliericcio, a guardare le ombre e la luce del fuoco giocare sulle pareti della caverna, da sola.

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Finn la trovò dopo un paio d'ore, avvolta nelle pellicce con gli occhi spalancati e le labbra tremanti. Hilda non si era mossa da quando gli altri se ne erano andati, lasciandola sola. Aveva cercato di non piangere, ma i rumori che producevano le altre persone che si muovevano nei tunnel sembravano ruggiti di mostri crudeli e feroci che la cercavano. La luce del fuoco sembrava far nascere creature spaventose che la guardavano. E era sicura che la caverna si stesse rimpicciolendo, con lei dentro. Così era rimasta ferma come un topolino, troppo spaventata per chiedere aiuto e allertare i mostri delle caverne.

Finn la tirò tra le sue braccia, camminando dolcemente per la caverna e facendo rumori senza senso. Non era bravo come Elijah o Niklaus a calmare i bambini, ma aveva visto spesso i fratelli camminare con lei o Henrik in braccio quando facevano un brutto sogno o si facevano male. Anche Mikael lo aveva fatto di tanto in tanto, più spesso quando erano piccoli fagottini non ancora in grado di parlare.

Non sapeva se avrebbe dovuto dirle qualcosa, cercare di rassicurarla raccontandole una storia o altro, così continuò a camminare in circolo, accarezzandole la schiena e mormorando di gola sperando che uno dei fratelli minori si facesse vedere presto. Quando Niklaus si presentò per controllare dove fosse finito il fratello maggiore gli passò la bambina senza dirgli una parola e usci il più velocemente possibile senza sembrare che stesse fuggendo.

"Cosa succede, pulce?" le domandò Nik con voce dolce. Erano diversi giorni che la piccola non gli correva dietro e non cercava di farsi coccolare da lui o dai suoi fratelli. Gli era mancato coccolarla, giocare a Hnefatafl con lei, anche se ormai quasi non doveva più fingere di perdere contro Hilda, era diventata molto brava a salvare il suo Re. Gli erano mancati anche i momenti pacifici con lei che chiacchierava mentre lo seguiva in giro per il bosco in cerca di pietre colorate o nuove piante da utilizzare come colori.

La fece dondolare ancora un po' prima di sedersi sul suo pagliericcio e cercare di guardarla in faccia. "Cosa succede piccola? Perché eri qui tutta sola?" Hilda aveva ancora le pupille dilatate ma sembrava essersi ripresa un pochino rispetto a quando l'aveva trovata avvolta nelle braccia di Finn. Non capiva perché non avesse chiamato uno dei fratelli per chiedere di rimanere con lei, e non capiva nemmeno come nessuno di loro si fosse ricordato che lei era terrorizzata dalle caverne.

Da quando era stata un piccolo frugoletto le caverne la spaventavano tanto che non riusciva nemmeno a dormire le notti in cui dovevano rimanerci. Quando aveva incrociato Elijah e Kol aveva capito che nessuno era rimasto con la piccola e si era affrettato ad andare a cercarla, per fortuna Finn doveva aver pensato la stessa cosa. Ma lui non era mai stato molto bravo a confortarla quando aveva paura. Finn era il fratello da cui andare se non si sapeva qualcosa, o si aveva combinato un pasticcio e non si sapeva come uscirne. Non era uno per coccole e abbracci.

"Dai, dimmi che succede" cercò di persuaderla alzandole il mento con un dito e guardandola diritta negli occhi, "Non posso aiutarti se non mi dici cosa sta succedendo. Perché non hai chiamato nessuno e non vuoi più stare con noi? Ti abbiamo fatto arrabbiare?" chiese con voce dolce.

Le lacrime spuntarono improvvisamente dai grandi occhi castani di Hilda e una grande inspirazione fu tutto ciò che le servì per cominciare a piangere incontrollabilmente mentre accusava i fratelli di non volerla più intorno. Niklaus non riuscì a capire tutte le parole che le uscivano dalla bocca, ma capì il concetto generale. L'avevano abbandonata, ai suoi occhi, e lei si era sentita rifiutata. Aveva pensato che i suoi stessi fratelli non le volessero più bene e aveva cercato di vendicarsi ignorandoli a sua volta. Andò avanti per diversi minuti a piangere e accusarli di non voler più stare con lei.

Niklaus la lasciò sfogare, leggermente sconcertato dalla sua accusa di abbandono, nessuno di loro si era aspettato che lei reagisse in quel modo alla richiesta di andare a lavarsi da soli. Andavano sempre a caccia senza di lei, lavoravano senza di lei, si allenavano con le spade e nella Glima senza che lei facesse tutte quelle scene.

"Hilda, guardami." le disse quando si fu calmata un po'. "Non volevamo farti soffrire, ma ci sono alcune cose che noi, i tuoi fratelli maschi, vorremmo poter fare da soli. Non perché non ti vogliamo bene o non ci piace stare con te, ma perché sono cose che gli uomini fanno tra di loro." Cercò di spiegarle. "Non hai notato che al fiume, quando eri con nostra madre e Rebekah, non c'erano altri maschi?" Vide che stava cercando di ricordare così la lascio riflettere con calma, continuando ad accarezzarle le spalle e la schiena con movimenti lenti e calmanti.

"Ti ricordi che quando sei venuta a lavarti con noi? E nessuno si è... spogliato?" domandò con voce incerta non molto sicuro di come spiegare la differenza tra maschi e femmine. Forse sarebbe stato meglio se questo discorso lo avesse fatto Elijah. "Questo perché maschi e femmine sono... diversi." voleva fermarsi, davvero non voleva continuare a spiegarle in che modo i maschi e le femmine erano diverse. Forse avrebbe potuto chiamare Rebekah? Far spiegare a lei che le ragazze non dovrebbero vedere i maschi nudi prima di sposarsi?

Niklaus fece un respiro profondo e cercò di organizzare i pensieri. "Maschi e femmine hanno corpi diversi e non dovrebbero vedersi senza vestiti. Per questo ti abbiamo lasciato con nostra madre e Rebekah, così potevamo andare a lavarci senza doverci coprire per non farci vedere da te, perché non è permesso, non è una cosa buona che ragazzi e ragazze si vedano nudi." Ecco, sperava che bastasse. Pregava che bastasse, perché non sapeva davvero come spiegarsi diversamente.

La vide rimuginare intensamente, la paura delle caverne dimenticata in favore del mistero della diversità di maschi e femmine. "Ma c'erano dei maschi al fiume, e anche loro erano nudi!" esclamò trionfante Hilda "C'erano Knut e Einar e anche Egil, Anders e Stig! Ed erano tutti nudi! Hanno giocato tutto il tempo nudi e nessuno ha detto niente!" si accigliò confusa. Non capiva. A lei non erano sembrati diversi, erano gli stessi di sempre. "Questo perché sono bambini piccoli. Non hanno ancora nemmeno cinque inverni. Con il tempo, crescendo, la differenza sarà più evidente e allora anche loro non andranno più a lavarsi al fiume con le donne ma andranno con i loro padri o fratelli o amici." le spiegò Nik cercando di non roteare gli occhi. Per un attimo aveva pensato che un'orda di uomini avesse attaccato le donne al fiume, poi per fortuna si era ricordato che erano i nomi di alcuni dei bambini più giovani del villaggio.

"Hilda, ciò che conta è che non volevamo escluderti, né lasciarti indietro, semplicemente alcune cose dobbiamo farle tra di noi, solo i fratelli maschi. Ma noi ti vorremmo sempre bene, avremo sempre tempo per te e per stare con te. Potrai sempre contare sui tuoi fratelli, sulla tua famiglia, va bene?" le chiese stringendola al petto e facendole appoggiare la testa sotto il suo mento.