La prima a vederlo fu Rebekah: stava uscendo dal pollaio con il cesto di vimini saldamente agganciato al braccio, quando vide un uomo cavalcare che tirava altri due cavalli. Il sole era appena sorto, donando un caldo bagliore alle foglie rugiadose e ai capelli dell'uomo. Strizzò gli occhi e si portò la mano a ombreggiare la vista prima di riconoscerlo, appoggiare il cesto a terra e corrergli incontro. Magari Finn non era il suo fratello preferito, ma di sicuro era felice di rivederlo! "Sei tornato!" esclamò felice mentre agguantava troppo bruscamente le redini della cavalla, facendola scartare bruscamente di lato. "Piano, sorella! Ho percorso abbastanza strada senza farmi un graffio, non vorrei che il primo incidente sia a causa tua!" la rimproverò affettuosamente facendola ridacchiare imbarazzata.

"È andato tutto bene? Hai venduto tutto? Hai trovato quello che ti ho chiesto? Mi hai portato un regalo?" continuò sempre più eccitata mentre continuava a camminare verso casa tirando la cavezza per far muovere più velocemente cavallo e cavaliere.

Finn non tentò nemmeno di rispondere a una delle domande che lei gli stava lanciando contro senza quasi prendere fiato. Probabilmente Hilda avrebbe chiesto le stesse cose, così come il resto dei fratelli, e lui preferiva rispondere una volta sola anziché dover ripetere tutto diverse volte.

Non appena arrivarono vicino alla loro casa smontò da cavallo con un gemito soddisfatto. Si era accampato appena oltre il bosco che circondava il loro villaggio, vicino a una curva del fiume che passava nella loro zona ed era partito prima ancora che le stelle sparissero dal cielo notturno. Era stanco di mangiare carne secca e mele della stagione precedente. Aveva bisogno di un vero pasto, un bagno con del sapone e cambiarsi gli abiti luridi che indossava, era quasi certo di aver visto una pulce saltellargli addosso, la notte prima! "Va' a chiamare i nostri fratelli, che mi diano una mano a scaricare i cavalli" le disse mentre cominciava a togliere i finimenti alla giumenta su cui aveva cavalcato. Le diede diverse pacche sul collo mentre la accarezzava e la coccolava un po'.

Era una vecchia cavalla, non adatta a nient'altro che a viaggi lenti, ma aveva una falcata dolce, era esperta nello scegliere i percorsi più facili ed era sempre calma. Gli altri due cavalli erano meno intelligenti di lei, ma perfetti per portare carichi pesanti. Insieme formavano un buon gruppo, con la cavalla in testa che conduceva gli altri due sui percorsi più facili e sicuri e i due cavalli maschi che portavano anche la soma che sarebbe toccata a lei. Il momento della sua morte avrebbe portato una grossa perdita per la famiglia

Finn le tolse di dosso la pesante sella di legno e cuoio prima di darle uno schiaffo deciso sul posteriore e indirizzarla verso la stalla. Non appena i suoi fratelli fossero arrivati a dargli una mano avrebbe indirizzato Kol a occuparsi dei cavalli. Era quello che più andava d'accordo con le loro bestie.

Elijah, Niklaus e Hilda uscirono velocemente dalla capanna, tutti con sorrisi enormi mentre lo vedevano. Nik si stava ancora sistemando la cintura di pelle mentre gli si avvicinava, ma la prima a raggiungerlo fu la sorellina che, con uno scatto di corsa, gli si avventò addosso, stringendogli le braccia intorno alla vita e tirandogli un'involontaria testata all'addome che quasi lo fece piegare in due. "Immagino che io ti sia mancato, o anche tu vuoi chiedermi se ti ho portato un regalo?" le disse mentre le accarezzava i capelli non ancora intrecciati.

Elijah sorrise mentre guardava il fratello maggiore cercare di staccarsi di dosso la sorellina, senza molto successo. Negli ultimi tempi era diventata più appiccicosa della pece con i fratelli maggiori. Elijah sperava segretamente che fosse una fase della crescita e che presto avrebbe smesso di trattarli come sue bambole di pezza. Non ricordava che Rebekah si fosse comportata nella stessa maniera a quella età, ma forse era solo che non ci aveva fatto molto caso. In compenso era sicuro che Henrik non lo avesse abbracciato in modo simile da quando aveva, forse, cinque anni e si era spaventato per un'aquila che era scesa in picchiata per cercare di rubargli un fazzoletto con cui stava giocando in un prato.

Nik si avvicinò a Finn non appena ebbe sistemato la cintura, abbracciandolo senza fare caso alla sorella minore che si ritrovò schiacciata tra i due fratelli. Nik diede un paio di pacche poderose alla schiena del figlio maggiore sorridendo maliziosamente ai rumori soffocati che faceva la sorellina. "Allora, è andato tutto bene?" disse a mo' di saluto e si faceva da parte per consentire anche a Elijah di salutare il fratello appena tornato.

Finalmente Hilda si staccò da Finn e andò dai cavalli che erano ancora fermi ad aspettare che gli venisse tolta la soma dalla schiena, sembrando dimenticare del tutto il fratello appena tornato.

"Non hai avuto problemi nel rientro?" domandò Elijah, leggermente preoccupato per la salute del fratello. Non erano soliti viaggiare da soli: si spostavano sempre in gruppo quando possibile, almeno cinque persone, di norma non più di quindici, almeno che non decidessero di razziare o andare in guerra contro qualcuno, in quel caso partivano in piccoli gruppi per ritrovarsi poi vicino al loro obbiettivo e riunirsi con altri guerrieri per decidere la strategia migliore da adottare.

"Il viaggio di ritorno è stato perlopiù noioso, tranne aver dovuto passare due giorni in tenda per la pioggia ad un certo punto, non ci sono state sorprese" affermò Finn con un mezzo sorriso mentre lanciava uno sguardo alla sorellina che stava discretamente cercando di dare due vecchie mele ai cavalli. "Dai sorellina, vai a preparare qualcosa da mangiare anche per me, i cavalli staranno bene" le disse mentre cominciava a slegare i nodi che tenevano legate le scatole ai cavalli.

La bambina corse dentro casa, presumibilmente per cominciare ad apparecchiare la tavola e per aiutare a preparare il pasto mattutino. Elijah accatastò le scatole e le sacche vicino alla porta d'ingresso mentre Nik recuperava le corde e le corregge di cuoio e le arrotolava per rimetterle ordinatamente al loro posto. Finn chiese dove fosse finito Kol e rimase leggermente spiazzato quando gli venne detto che era partito da quasi una settimana in cerca di erbe per la madre e che non era ancora tornato. Non si sentiva molto preoccupato, ma decisero che se non fosse tornato entro tre giorni sarebbero andati a cercarlo. Alla luna piena mancavano ancora dieci giorni, ma ritrovare una sola persona nei boschi era difficile, soprattutto se era qualcuno abituato a lasciare poche tracce mentre si spostava. Non pensavano che Kol si fosse allontanato troppo dal loro villaggio, più probabilmente aveva deciso di concedersi qualche giorno di solitudine, ma gli incidenti potevano capitare anche a chi aveva sempre vissuto tra quelle foreste e montagne. Bastava non accorgersi di un serpente che strisciava nello stivale di notte, mettere un piede in fallo mentre si scalava una zona rocciosa oppure accendere un fuoco in una grotta con una cattiva ventilazione e addormentarsi.

C'erano infiniti modi per farsi del male, ferendosi anche gravemente.

Finirono di liberare i cavalli e Nik li condusse alla piccola stalla appartenente alla loro famiglia. Riempì l'abbeveratoio con acqua fresca, lanciò del fieno mietuto da poco ai cavalli e cominciò a strigliare e controllare gli zoccoli della giumenta mentre i suoi due compagni ruminavano felicemente. Il rischio che un piccolo sassolino si incastrasse nello zoccolo e portasse un'infezione era alto, soprattutto con viaggi abbastanza lunghi dove la cura dei cavalli passava in secondo piano rispetto alla norma. Non che Finn non si fosse preso adeguatamente cura dei cavalli mentre viaggiava, ma una disattenzione poteva succedere, magari dopo una dura giornata di viaggio.

Niklaus convinse i fratelli a lasciarlo solo mentre accudiva i cavalli, non aveva senso che tutti e tre ritardassero il pasto quando ne bastava solo uno per prendersi cura delle bestie.

Non appena Finn mise piede all'interno della capanna capì che aveva fatto la scelta giusta. Non sarebbe mai riuscito a partire e lasciare la sua famiglia, non per un raid, non con il rischio molto alto di non riuscire più a rivedere i suoi fratelli e la madre.

Era un ottimo guerriero, ma esisteva sempre qualcuno migliore là fuori. E la possibilità di morire durante un saccheggio era alta. La sua famiglia era tutto per lui, erano la sua gioia e il suo tormento, la sua ancora e la tempesta. Andarsene voleva dire rischiare di non vederli mai più, e lui non aveva mai amato scommettere.

Lanciò la sua sacca sul letto e si sedette sulla panca mentre Rebekah e Hilda gli servivano una ciotola di porridge caldo, salsicce speziate, pancia di maiale al miele, pane, frutta fresca e un pezzo di favo ancora gocciolante. Quando Nik tornò Finn aveva quasi finito di mangiare. Descrisse ai fratelli e alla madre del villaggio e dello Jarl, delle sue donne e della grande collana d'oro che portava sempre addosso. Raccontò delle sete preziose che aveva toccato, dello strano vino che aveva assaggiato, degli uomini dalla pelle così scura da sembrare nera che usavano come schiavi e che erano stati catturati sulle sponde dell'Africa. Parlò di come alcuni degli uomini del Nord avessero smesso di praticare la religione dei loro padri e delle dicerie sul nuovo Dio che veniva dalla Giudea. Finn era molto perplesso su questa nuova religione: un solo Dio? Che riteneva le femmine inferiori e incapaci di combattere? Che condannava la magia? Che predicava di essere l'unico vero Dio?

Era quasi sicuro che non avrebbe preso piede, non con gli orgogliosi uomini del Nord che veneravano Odino e Freya, che combattevano impavidi in battaglia nella speranza che le Valchirie li avessero trovati abbastanza meritevoli da innalzarli all'Onore di essere portati nelle sale dorate del Valhalla per bere e festeggiare con chi li aveva preceduti nella morte. Quasi, ma non del tutto. Aveva visto alcuni uomini portare piccole croci di legno appese alle collane. Certo, potevano essere l'eccezione, ma era ancora sconcertante pensare che alcuni avessero rinunciato alle loro tradizioni per un Dio nuovo che nulla aveva a che fare con loro.

Quado tutti ebbero finito di mangiare Finn distribuì i regali che aveva portato loro. Una boccetta di olio di rose per Rebekah da usare per profumare i lungi capelli biondi, un ciondolo a forma di nodo per Esther che conteneva un incantesimo di rilassamento, una strana pietra luccicante per Hilda che cambiava colore a seconda della luce, dei nuovi bracciali di cuoio sbalzato per Elijah e un farsetto nuovo per Niklaus. Per Kol aveva preso un ciondolo fatto di avorio di tricheco raffigurante un'aquila e per Henrik un piccolo pugnale da nascondere all'interno dello stivale.

Aveva riportato anche diversi metri di lana e cotone finemente tinti, semi, delle pietre particolari per la madre, alcune piante, sia secche che fresche, che non erano riusciti a trovare nel Nuovo Mondo, pezzi di animali essiccati, dei sacchi di sale e alcuni rotoli di pergamena.

Pian piano smistarono tutto, intervallati da risate e gridolini quando le sorelle trovavano qualcosa di particolare o dai fratelli quando avevano domande su alcune cose che aveva riportato a casa.

Passarono l'intera giornata a parlare, sistemare, ridere e riavvicinarsi. Erano tutti più affettuosi, più comprensivi. Ci sarebbe stato tempo per tornare ai litigi, alle recriminazioni e frustrazioni. Ma adesso era appena tornato, erano felici di essere di nuovo assieme.

Non disse loro della proposta dello Jarl, non c'era motivo di dirglielo, aveva fatto la sua scelta: aveva scelto i suoi fratelli, la sua famiglia. Poteva sempre cambiare idea in seguito, ma se li avesse abbandonati, non sapeva se lo avrebbero riaccolto tanto facilmente.

.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

Una delle cose che notò, non appena si furono tutti calmati per il suo ritorno, fu la strana atmosfera che circondava Elijah e Niklaus. Erano sempre stati vicini, quasi inseparabili. Non solo perché Elijah era l'autonominato protettore di Nik, ma anche perché avevano caratteri complementari: dove 'Lijah era serio e spesso troppo inflessibile, Nik era allegro e accomodante. Dove Nik era troppo spericolato e incosciente, Elijah era la voce della ragione, riportando il fratello minore in carreggiata.

Ma adesso sembrava che anche solo stare nella stessa stanza creasse attrito tra di loro. Niklaus sembrava ignorare, o almeno cercare di ignorare, il fratello maggiore. Gli parlava solo per rispondere a domande dirette e, quando lo faceva, usava un tono sarcastico che non gli era abituale. Elijah sembrava in parti uguali colpevole e seccato con Nik, come quando era un bambino piccolo che si ostinava a comportarsi male per il puro gusto di sfidare le loro direttive.

Erano bravi a nascondere il loro screzio, quasi non se ne sarebbe accorto se non fosse stato lontano diverse lune. Il loro comportamento era così sottilmente diverso da quello che ricordava che gli era sembrato palese che ci fosse un problema, tanto più che di solito i suoi fratelli, anche dopo aver pesantemente litigato, si riappacificavano velocemente. Elijah non riusciva a restare arrabbiato per molto tempo, aveva un bisogno quasi viscerale di far star bene la sua famiglia. E Niklaus aveva bisogno di loro come dell'aria che respirava.

Finn decise che se le cose non si fossero risolte in qualche giorno avrebbe cercato di parlare con Elijah, prima della partenza per cercare Kol, per capire quale fosse il problema. Non aveva rinunciato alla possibilità di farsi una vita lontano da loro solo per vedere i suoi fratelli squartarsi a vicenda su un nonnulla.

Guardò Rebekah che si stava sciogliendo le trecce, teneva la boccetta di olio di rose che le aveva regalato incastrata tra le ginocchia e continuava a lanciarle occhiate felici al piccolo contenitore. Era stato una buona scelta di regalo per Bekah. Sua sorella aveva sempre amato le cose belle e tutto ciò che poteva farla sentire più carina. Non che ce ne fosse bisogno, la piccola bambina che ruzzolava in giro, sbucciandosi le mani. La stessa ragazzina che aveva minacciato di tagliarsi i capelli così da dimostrare di essere uguale ai suoi fratelli, era diventata una giovane donna di diciassette inverni, con lunghi capelli color del grano maturo, forme prosperose e un sorriso felice che le faceva brillare di gioia gli occhi azzurri. Era splendida. Coraggiosa, fedele.

La osservò ancora per qualche minuto mentre rifletteva sulla sua scelta. Sapeva in cuor suo che non sarebbe mai riuscito a trovare una donna che eguagliasse le qualità della sorella, qualunque uomo l'avesse sposata sarebbe stato molto fortunato, sempre se fosse riuscito a resistere a lui e ai suoi fratelli.

Hilda era seduta appena fuori dalla capanna a giocare con delle statuine che doveva averle regalato Nik. Anche lei stava crescendo. I capelli erano più scuri, più simili a quelli di Niklaus rispetto a quelli di Rebekah. Non era ancora diventata donna da quello che aveva intuito, ma mancava poco. Stava cominciando a mostrare delle forme acerbe sui fianchi e il petto. Suo malgrado, cominciava ad attirare delle attenzioni, soprattutto da parte degli uomini che avevano dei figli maschi vicino alla sua età. Era bella, con grandi occhi blu, screziati di pagliuzze di un ricco marrone. I capelli ormai le arrivavano del bacino, con onde naturali per cui ogni femmina avrebbe pregato. Non sapeva da dove venissero i ricci ma rendevano la sua capigliatura molto attraente.

Mancavano ancora Kol e Henrik, cosa che lo aveva lasciato leggermente deluso. Sarebbe stato bello tornare e essere accolto da tutta la sua famiglia, ma ringraziava le Norne che Mikael fosse ancora lontano da casa. Se il padre fosse stato presente i saluti sarebbero stati molto più freddi.

Niklaus se ne era andato poco dopo aver finito di mangiare, asserendo di avere un impegno precedentemente preso. Se il sorriso che aveva sul volto al momento dell'annuncio fosse stato indicativo, Finn avrebbe scommesso che si trattava di una donna. E se l'espressione corrucciata di Elijah a sentire i programmi del fratello minore non era dettata dalla costipazione, allora anche lui aveva delle mire sulla medesima femmina. Quei due erano tanto diversi quanto uguali. Sospirò sommessamente. Come aveva potuto pensare di andarsene? Se avesse lasciato soli i suoi fratelli sarebbero finiti a scannarsi a vicenda nell'arco di un paio di lune, un anno al massimo.

Elijah aveva deciso di andare a fare una passeggiata lontano da casa. Si sentiva in egual misura colpevole e geloso.

Dopo aver riaccompagnato Tatia a casa il giorno in cui aveva trovato Brage a girovagare per il recinto delle vacche si erano incontrati altre volte, sia quando era in compagnia del figlio che quando era da sola. Aveva cominciato ad apprezzare il suo umorismo, le sue dolci prese in giro, la sua mente. Era una ragazza intelligente, doveva esserlo per essere riuscita a riprendersi dopo la morte del marito. All'inizio voleva solo conoscerla, voleva capire cosa di lei, attraesse il fratello minore. Nik era sempre stato molto selettivo con le donne, non lasciava che gli si avvicinassero più di tanto. Aveva avuto alcune avventure giovanili, ma non si era mai mostrato tanto interessato come con la bella vedova. Elijah voleva davvero capire in cosa fosse diversa questa ragazza rispetto alle altre.

Purtroppo, lo aveva capito, anche troppo bene. Era rimasto affascinato dal suo sorriso felice, dallo sguardo malizioso, dalla sua dolcezza con il figlio, dal suo aspetto florido e sano. Era una delle donne più belle che avesse visto, con i suoi lunghi capelli scuri, gli occhi profondi e le labbra… ciò che era iniziata come la semplice volontà di conoscere una persona che suo fratello ammirava gli si era ritorta contro. Aveva cominciato a provare dei sentimenti di tenerezza nei suoi confronti e di gelosia per il fratello.

Aveva cercato di allontanarsi, di dimenticarsi della dolce Tatia, ma non ci era riuscito. Affollava i suoi sogni la notte e durante le giornate la vedeva ovunque posasse lo sguardo. Avrebbe potuto pensare che fosse magia se non avesse saputo per certo che non era una strega.

Aveva rapidamente capito che anche lui, come Niklaus, si stava innamorando della ragazza. Per alcuni giorni si era detto deciso a resistere all'attrazione che provava per lei, ma era stato troppo difficile starle lontano pur sapendo che suo fratello era infatuato di lei. Tutto ciò che Elijah desiderava era poterle stare vicino, ascoltare la sua voce, magari stringerla tra le braccia e assaporare la dolcezza che era sicuro indugiasse sulle sue labbra. Si era trovato incapace di starle lontano, fino al punto in cui Nik si era accorto di ciò che stava succedendo.

Era stata la prima volta che aveva litigato con suo fratello in modo così aggressivo e violento. Niklaus lo aveva accusato di cercare di rubare la sua donna, cosa che aveva spinto Elijah a ribattere che Tatia non era sua. Dopo diverse urla, recriminazioni e un paio di pugni che avevano lasciato entrambi i fratelli ansanti e contusi si erano detti d'accordo a lasciar scegliere alla ragazza chi di loro due fosse maggiormente di suo gradimento.

Però Tatia non era riuscita a dare una risposta diretta e univoca. Aveva cortesemente spiegato ai fratelli che non poteva, in tutta coscienza, attestare di preferire uno o l'altro. Elijah era deluso dalla sua confessione, avrebbe preferito che lei scegliesse immediatamente uno tra loro, sia perché così l'altro avrebbe potuto scegliere qualcun altro da corteggiare, sia perché era quasi certo che lei avrebbe scelto lui. Anche se Niklaus le era più vicino per età aveva notato il modo in cui lei lo guardava, con malizia e lussuria, ma anche con un tocco di autentico affetto.

Con Niklaus si divertiva, giocavano, ma era certo che lei non lo guardasse nello stesso modo.

Non voleva che i sentimenti di Nik venissero feriti, ma non voleva nemmeno perdere le attenzioni che Tatia gli riservava. Era combattuto, da un lato voleva corteggiare e conquistare la dolce vedova, ma dall'altro voleva che suo fratello fosse felice. Avrebbe dovuto dichiararsi sconfitto? Lasciare il campo al fratello? Sarebbe stata la cosa giusta da fare. Lasciare che il suo fratellino trovasse la felicità tra le braccia della prima ragazza di cui si era davvero innamorato.

Ma come poteva rinunciare, ancora una volta, ai suoi desideri in favore della sua famiglia? Sarebbe mai arrivato il momento per lui di essere egoista e reclamare qualcosa, qualsiasi cosa, solo per sé? Spesso aveva sacrificato i suoi desideri e le sue ambizioni per aiutare e sostenere uno o più dei suoi fratelli. Si era preso colpe non sue quando poteva farla franca con Mikael e Esther, aveva rinunciato a opportunità e denaro per consentire alle sorelle di avere qualcosa di meglio. Escogitava costantemente nuovi modi per guadagnare di più, per produrre di più. Certo, poi il lavoro vero e proprio di commerciare i loro prodotti ricadeva su Finn, ma era Elijah che passava giornate su giornate a studiare come ruotare le coltivazioni, dove far portare le vacche affinché mangiassero le erbe migliori per produrre più latte e una carne migliore, era lui che studiava le migrazioni delle mandrie di Tatanka in modo tale da poterne cacciare gli esemplari più grossi e in salute. E tutto questo solo per la felicità della sua famiglia.

Mikael aveva praticamente abbandonato la gestione della mandria e dei campi in favore di Finn ed Elijah quando quest'ultimo aveva da poco passato l'età adulta, adducendo la scusa che doveva difendere il territorio del loro villaggio, pur non essendoci minacce per loro. E loro si erano impegnati al massimo delle loro capacità, dimenticandosi di sé stessi, abbandonando qualsiasi aspirazione personale. Elijah avrebbe voluto viaggiare, conoscere il mondo, studiare presso gli eruditi. Aveva sempre avuto una mente curiosa, una sete di conoscenza inusuale nella loro famiglia. E, per quanto amasse teneramente i suoi fratelli e adorasse vederli prosperare grazie alle sue cure, ogni tanto si chiedeva se ne valesse la pena.

E ora avrebbe dovuto rinunciare nuovamente a qualcosa che voleva per il bene del fratello minore? Avrebbe dovuto, ancora un'altra volta, mettere i suoi bisogni dietro quelli del fratello.

Non si accorse di dove stesse andando fino a quando non arrivò alla radura delle Fate. Era uno spiazzo erboso dove crescevano diversi tipi di fiori in mezzo al bosco. Un piccolo fiumiciattolo passava gorgogliando nella parte più lontana. L'avevano chiamata radura delle Fate per via di un affioramento roccioso che assomigliava a un piccolo tavolo con alcuni sgabelli tondeggianti. I bambini del villaggio avevano subito deciso che doveva essere un luogo di ritrovo per le Fate dei boschi. Molti andavano a giocare nel prato ricoperto di fiori, rincorrendosi e creando elaborate storie di battaglie e tesori nascosti.

Altri, i più grandi, aspettavano il tramonto per passar dolci momenti con i loro amanti stesi tra gli steli profumati, come suo fratello e Tatia. Solo che, loro non avevano atteso il calar del sole per stendersi ad amoreggiare.

Li spiò da dietro un albero, ascoltò i loro mormorii, i leggeri gemiti di piacere. Guardò come le mani di Niklaus viaggiassero sulla schiena di Tatia, come la stringesse appassionatamente. Vide le mani di Tatia scorrere dolcemente nei capelli ricci del fratello e tutto ciò che sentì fu una gelosia accecante.

Si era sempre trattenuto quando era con lei, non aveva mai permesso alla propria passione di prendere il sopravvento sulla sua volontà perché aveva creduto che anche Nik si sarebbe attenuto alle regole, non scritte, del corteggiamento. Ma a quanto pareva Niklaus non riusciva trattenere le redini della sua lussuria come invece faceva, costantemente quando era con lei, Elijah.

Non volendo fare la parte del meschino si ritirò, ancora assordato dai gemiti che aveva sentito uscire dalle labbra di Tatia. Avrebbe dovuto essere lui a farla gemere, avrebbero dovuto essere le sue mani quelle che la stringevano, avrebbe dovuto essere la sua bocca quella che premeva in tutti i suoi posti più segreti.

Camminò sempre più velocemente, arrabbiato sia per ciò che aveva visto, e udito, sia per la sua reazione. Sapeva che non era colpa di Niklaus e che non poteva incolpare Tatia. Ma la sua gelosia non aveva nulla di logico. Non capiva nemmeno perché stesse reagendo in quel modo! Voleva bene a suo fratello, lo amava con tutta la forza e la tenacia di cui era capace, eppure avrebbe voluto prenderlo a pugni per aver osato toccare la sua Tatia. Voleva far sparire il sorrisetto soddisfatto che era sicuro Nik avrebbe sfoggiato quella sera.

Avrebbe dovuto essere arrabbiato con Tatia, lo sapeva, ma non riusciva a convincersi che fosse lei quella che meritasse la sua furia e indignazione. Cercava di dirsi che lei semplicemente non aveva ancora visto tutte le sue qualità, ma una parte oscura della sua mentre gli stava raccontando una storia diversa, che lei si stava approfittando di loro, li stava facendo combattere per lei, come due cani per un osso che, alla fine, nessuno dei due avrebbe potuto godersi.

Si fermò bruscamente, stringendo i pugni lungo i fianchi e respirando pesantemente.

Si sentiva tirato in due direzioni opposte, strattonato dalla lealtà verso suo fratello e la sua famiglia, e l'infatuazione che sentiva per Tatia.

Tirò fuori la spada dal fodero e cominciò a colpire con furia un albero sperando che sfogare fisicamente le sue frustrazioni lo aiutasse a chiarire la mente.

"Posso chiederti in che modo quell'albero ti ha offeso tanto da meritarsi di morire sotto la furia della tua spada?"

La voce di Finn riecheggiò leggermente tra gli alberi bloccando efficacemente qualsiasi movimento che Elijah potesse ancora fare. Il sudore gli gocciolava dai capelli e dalla fronte, perfino il bordo delle braghe era umido del sudore che gli era colato lungo la schiena e il petto. Ansimava come se non riuscisse ad inspirare abbastanza aria nei polmoni.

La rabbia che si era impossessata di lui era svanita quasi del tutto, lasciandolo apatico e confuso. Ci mise un po' per capire cosa gli avesse chiesto il fratello maggiore e ancora più tempo per formulare una risposta coerente. "Nulla di grave fratello, ha commentato in modo spudorato la mia abilità con la spada e mi sono sentito obbligato a dimostrargli che si sbagliava sulla sua valutazione" spiegò cercando di scherzare.

Non ingannò minimamente il fratello maggiore ma lo fece sentire meglio.

Lo sguardo di Finn divenne più serio, appuntandosi su di lui ed esigendo una risposta seria alla domanda non espressa. Sospirando Elijah rinfoderò la spada e si sedette pesantemente al suolo. "Ti sei mai innamorato?" domandò senza guardare il fratello maggiore. "Innamorato veramente?" insistette quando non ricevette una risposta immediata al suo quesito.

Anche Finn si sistemò per terra, con maggior decoro rispetto al fratello minore ma non meno sconcerto. "No, non credo. Ho condiviso con alcune donne e qualche uomo un'intesa speciale, ma non posso dire di essermi innamorato di nessuno di loro" asserì infine. "Perché? Hai trovato una fanciulla di cui innamorarti?" chiese, conoscendo già la risposta. Non sarebbero stati lì se così non fosse stato. C'erano poche cose che potevano rompere la maschera di calma del fratello tanto da farlo agire avventatamente e con una simile furia. Un'offesa alla famiglia, qualcuno che cercasse di danneggiare i suoi fratelli o, a quanto pareva, una donna.

Finn non aveva mai pensato che sarebbe arrivato un simile giorno. Elijah era sempre stato il fratello più calmo e riflessivo, anche più di lui. Finn aveva sempre dovuto combattere contro i suoi sentimenti e gli eccessi d'ira che ogni tanto lo coglievano mentre sembrava che Elijah riuscisse sempre a rimanere controllato e tranquillo, anche quando veniva sottoposto a forti tensioni dovute alla loro famiglia. non gli era mai successo di vedere il fratello così turbato per qualcuno che non fosse della famiglia.

E che fosse successo per via di una donna era ilare! Il grande, giusto, Elijah figlio di Mikael, messo in ginocchio da una femmina! Finn sentiva ribollire il divertimento per la sensazione infondo alla gola. Ma cercò di controllare la propria espressione. Era raro che il fratello minore si fidasse di lui abbastanza da confidarglisi, se gli fosse scoppiato a ridere in volto tutto ciò che sarebbe successo era che l'uomo sarebbe tornato a massacrare tronchi d'albero e non avrebbe detto un'altra parola.

"Dimmi 'Lijah, chi è la fortunata fanciulla?"

Ma, quando vide le spalle del fratello crollare e la sua testa penzolare, sconsolata, si chiese se non avrebbe fatto meglio a stare lontano da qualsiasi pasticcio in cui il fratello si fosse cacciato.

"Si chiama Tatia, forse ne hai sentito parlare o forse no, è arrivata diverse lune fa, con suo figlio, Brage. È una vedova." Finn fece una smorfia, non che ci fosse nulla di sbagliato nelle vedove, ma avevano più libertà delle fanciulle. Potevano scegliere liberamene il proprio marito o anche solo divertirsi con chi più le attraeva senza mai più risposarsi. In più, Mikael, sempre se avesse dato il permesso a qualcuno dei suoi figli di sposarsi, avrebbe certamente preteso che prendessero spose ancora intoccate. "È bellissima, la creatura più dolce che esista. Ma anche intelligente! Quando il marito è morto, è riuscita a cavarsela da sola, è partita per venire qui e ha ricominciato un piccolo commercio di tessuti" continuò Elijah, inspiegabilmente orgoglioso per le azioni della ragazza che aveva attirato il suo sguardo.

"Quando le sto vicino, quando parliamo per ore, quando gioco con suo figlio… vorrei che lei fosse mia, vorrei che fosse mia moglie. Riesco quasi ad assaporare il sogno che sarebbe la mia vita se fossimo marito e moglie, riseco a vederci crescere i nostri figli. Non voglio separarmi da lei la sera, desidero rimanere a guardarla per tutto il tempo in cui la luce la colpisce e ritrovarmi al mattino, quando la luce torna, ancora lì, a guardarla."

La faccia di Finn si accartocciò, come se avesse mangiato una prugna acerba. Era la cosa più sdolcinata e rivoltante che avesse mai ascoltato. Non credeva nemmeno possibile che suo fratello avesse detto una frase simile. Che la ragazza fosse una strega e avesse maledetto il suo povero fratello? Fece roteare alcune dita mentre bisbigliava a fil di voce un incantesimo per rivelare le maledizioni, ma non successe nulla. Suo fratello non era sotto incantesimo. Quello sdolcinato fiume di stupidaggini era davvero uscito dalla sua mente direttamente alla sua bocca.

Ormai inarrestabile, Elijah continuò a tessere le lodi della ragazza, senza accorgersi che Finn non lo stava più ascoltando. Almeno fino a quando non sentì il nome di Niklaus.

"Cosa hai detto?" chiese cercando di ricollegare le poche frasi che aveva davvero ascoltato con il nome dell'altro fratello minore. "Ho detto che anche Niklaus si è innamorato di lei e che abbiamo deciso di lasciare che sia lei a scegliere chi preferisce. Ma… pensavo di riuscire a tirarmi indietro se lei avesse scelto lui, pensavo che se anche lo avesse preferito a me, sarei riuscito a fare la cosa giusta e lasciarli vivere la loro vita felicemente. Ora non ne sono più così sicuro." Continuò Elijah sentendo la tensione che tornava ad accumularsi nei suoi muscoli.

"Voi, avete deciso di… lottare per le attenzioni di una femmina?" chiese Finn con la faccia così disgustata dal comportamento dei fratelli che per poco Elijah non decise di andarsene seduta stante. "Non lottare! Non ce la stiamo litigando come un branco di cani rognosi un pezzo di carne! Abbiamo deciso che la scelta doveva essere sua! Cos'altro avremmo dovuto fare?" chiese esasperato mentre fissava il fratello maggiore.

"Qualsiasi cosa tranne che questa!" esclamò veemente. "Dovevate lasciarla in pace! Concordare che nessuno dei due le si sarebbe più avvicinato e lasciare che lei si trovasse altri due polli di far combattere per le sue grazie!" continuò infervorato. "Non vi rendete conto che tutto ciò che sta facendo è promettervi le sue… dolcezze… per divertirsi? Non sceglierà mai uno di voi due, vi guarderà combattere per puro divertimento e quando sarete entrambi esausti e vi sarete fatti a pezzi lei salterà al prossimo uomo disponibile" disse cercando di far ragionare il fratello. Quale donna con buone intenzioni farebbe litigare due fratelli per lei? Si sarebbe dovuta tirare indietro lei stessa non appena avesse visto che i suoi due pretendenti erano fratelli. Era già abbastanza brutto quando una donna si metteva tra due amici, figurarsi due fratelli.

Il pugno che gli arrivò sulla mascella lo colse solo marginalmente di sorpresa. Era una fortuna che entrambi fossero seduti a terra, perché così il fratello minore non era riuscito a caricare molto il colpo ma comunque era stato un buon pungo. Finn rimase a guardare il fratello realizzare cosa avesse fatto, senza rispondere in alcun modo alla sua dimostrazione di violenza. Sarebbe stato inutile. Era meglio dimostrargli l'errore che aveva commesso senza rispondere fisicamente. "E così colpisci anche me, tuo fratello, solo per aver espresso il mio parere sulla questione. Non ti rendi conto che la tua dolce donna ti sta alienando dalla tua famiglia? Cosa farai se sceglierà te? Guarderai il cuore di Niklaus soffrire ogni volta che vi vedrà insieme? Giacerai con lei sapendo che tuo fratello, che è innamorato di lei, può sentire il vostro accoppiamento?" La sua voce si abbassò di tono, diventando profonda e incalzante. "E se lei scegliesse lui invece? Rimarrai in disparte a guardare la loro felicità senza intervenire? Ti farai consumare dal risentimento fino a quando il rapporto fraterno che vi univa non svanirà in rancore e odio?" Si alzò in piedi, massaggiandosi distrattamente la mascella che formicolava dopo il pugno appena ricevuto.

"Rifletti su questo, fratello, chi credi che vincerà nella vostra piccola competizione per i suoi affetti? Non credi che perderete entrambi? Quello che la conquisterà, non perderà forse un fratello? Ne varrebbe la pena?" E, con quell'ultima serie di domande, Finn se ne andò lasciando Elijah seduto a terra a fissarsi la mano con cui aveva colpito il fratello.

Erano tutte domande che, anche se Elijah non voleva ammetterlo, si era già fatto.

Conquistare Tatia avrebbe voluto dire costringere Niklaus a subire alla sua felicità a discapito della propria. Avrebbe perso il suo amore, avrebbe allontanato il fratellino che amava con tutto sé stesso.

Ma lasciare che fosse Nik a conquistarla lo avrebbe reso amaro e gli si sarebbe risentito, per molto tempo.

Cosa avrebbe dovuto fare?

E Tatia, in tutto questo, che fine avrebbe fatto? Non credeva che li stesse facendo combattere per puro divertimento, non poteva credere questo di lei, Finn si sbagliava , ma comunque, ne era la causa. Come si sarebbe sentita una volta che avesse fatto la sua scelta? Dispiaciuta per l'altro fratello? Con il tempo avrebbe capito di aver fatto la scelta sbagliata? Si sarebbe pentita?

Cosa doveva fare?