Kol arrancò stancamente verso i pennacchi di fumo che scorgeva in lontananza, aveva ritardato anche troppo il suo ritorno a casa, lasciandosi consumare dalla libertà che gli dava la solitudine. Dopo l'incontro con l'orso aveva girovagato, dirigendosi svogliatamente verso il villaggio, senza mai davvero decidersi a tornare veramente. Allontanarsi dalla sua famiglia era, si, tonificante ma anche spaventoso. Aveva sentito alleggerirsi lo spirito finché non si era reso conto che, la solitudine, era diventata un silenzio troppo grande da poter essere superato da solo. Aveva cominciato a parlare con la propria mente pur di sentire qualcuno rispondergli. E, sebbene fosse stata un'esperienza illuminante, era stata anche molto spaventosa.

La solitudine poteva aprire la mente di un individuo, ma non tutti erano pronti ad accettare ciò che gli veniva mostrato. E lui non era stato decisamente pronto ad accettare il fatto di dipendere così totalmente dall'amore che trovare a trovare solo con la sua famiglia. I suoi fratelli gli dimostravano ogni giorno amore e considerato, fiducia e rispetto, le sue sorelle lo circondavano di attenzioni e affetto, rendendo la soverchiante solitudine, per lo più intangibile.

Sì, allontanarsi da loro gli faceva bene, alle volte, ma tornare? Tornare dai suoi fratelli, sentire le loro braccia e mani riaccoglierlo nel bozzolo protettivo che era la sua famiglia? Quello gli apriva il cuore e lo liberava dall'abisso che era l'essere solo.

Vedi le prime case del villaggio profilarsi tra gli alberi e accelerò il passo, anche se le gambe erano stanche e la schiena sembrava un'immensa contrattura muscolare. Aveva trovato diverse piante, alcune delle quali non aveva mai visto prima, e alcuni animali che era quasi certo delle qualità guaritrici. Mentre sua madre, Esther, gli aveva chiesto solo alcune erbe, aveva lui deciso di cercarne delle nuove, nella speranza di trovarne di più efficaci e migliori rispetto a quelle che usavano o che doveva essere acquistate dai pochi clienti che si spingevano tanto a sud in questo Nuovo Mondo.

Esther era intrinsecamente legata alle vecchie tradizioni, alla magia che le era stata insegnata da sua madre e dalla madre di sua madre. Conservava i grimori della sua famiglia come erano sacri e si atteneva scrupolosamente a ciò che vi era scritto. Ogni tanto sperimentava e mescolava le nozioni che trovava vergate nei suoi preziosi libri, ma non tentava mai qualcosa di assolutamente nuovo, non sperimentava mai nuovi ingredienti, o modi diversi per fare qualcosa se era già descritti nei suoi libri di famiglia. Come l'incantesimo per togliere le macchie! Nei suoi grimori il processo era così lungo e complesso che non lo usavano mai, ma Kol era riuscito a trovare un modo nuovo, tutto da solo, partendo dalla base dell'

A Esther non era piaciuta, non si era dimostrata fiera dell'intraprendenza del figlio, tutt'altro. Si era arrabbiata con lui per la sua sfacciataggine e lo aveva picchiato con una verga sulla schiena fino a quando, in lacrime Kol non aveva dato alle fiamme la pergamena dove aveva scritto fieramente il suo nuovo incantesimo.

Da quel momento Kol aveva imparato a tenere per sé i suoi esperimenti, a nascondersi nella foresta per praticare la sua magia ea non andare mai, in nessuna circostanza, dalla madre per un consiglio o un aiuto. Se proprio si fosse trovato trovato sarebbe andato a parlare con Ayana, che, per quanto fosse amica della madre, conosceva i suoi difetti, e non avrebbe mai fatto la spia sulle attività magiche di Kol con Esther.

Kol saluta alcuni abitanti mentre passava tra le loro case per raggiungere la propria. Molti lo conoscevano di vista ma non avevano mai interagito più di tanto, per lui non era facile costruirsi la propria cerchia di amici, sia per via della sua propensione a fornitore guai e pasticci, sia per colpa dei suoi fratelli che risultavano sempre più interessanti di lui. Non era il miglior guerriero della famiglia, non era il miglior commerciante, né il più affascinante né, tanto meno, il più talentuoso. Era… semplicemente sé stesso. Era difficile vivere costantemente all'ombra dei suoi fratelli, ma si era abituato con il tempo. Non gli ha fatto piacere, certamente, ma aveva accettato il suo ruolo. Era un gregario e non poteva fare nulla per cambiare la percezione che gli altri avevano di lui.

Quando arriva nei pressi della loro capanna tirò un sospiro di stanchezza. Era stato via quasi dieci giorni, aveva fame, non vedeva l'ora di togliersi gli stivali di dosso ed era sicuro di avere un odore anche peggiore del giovane orso che aveva incontrato pochi giorni prima. Si era aspettato di trovare almeno le sorelle a casa, ma venne deluso. Non c'era nessuno, il focolare era perlopiù, il tavolo vuoto, le ciotole del primo pasto ascoltato accatastate e spinte contro la parete della capanna lunga. La pentola dove normalmente ribolliva lo stufato, che era la base della loro alimentazione, era vuota e lavata.

Facendo due conti veloci si rese conto che era Laurdag , il giorno del bagno! Come aveva fatto a perdere il conto dei giorni? Scaricò velocemente la sua sacca sul pagliericcio che condivideva con Niklaus, e si diresse di buon passo verso la pozza che i suoi fratelli usavano per lavarsi.

Li hanno tutti a crogiolarsi al sole ea giocare con l'acqua. Finn era spiaggiato, ventre al cielo, con le braccia allargate ad accogliere più sole possibile. Elijah si stava lavando i capelli con il sapone e passando il pettine d'osso attraverso le ciocche per togliere più nodi possibili. Henrik e Niklau stavi giocando nella corrente, come cuccioli di lontra, i corpi che biancheggiavano tra le onde che creavano loro stessi.

Non si accorda di lui fino a quando non fece un rumore improvviso che spavent ò Finn tanto da farlo schizzare a sedere per l'ilarità generale. Elijah fu il primo a raggiungerlo e ad abbracciarlo, felice che nuovo tutti assieme.

" Norne, fratello! Hai l'odore peggiore che abbia sentito nella mia vita! Come hai fatto a non svenire per il tuo stesso afrore?" lo canzonò felicemente Nik mentre gli schiaffeggiava le spalle facendo una smorfia per la polvere che si avvierà dai vestiti del fratello minore. "Me lo domando anch'io ogni sera quando tu vai a dormire, ma c'è dell'utile nel tuo puzzo, tieni lontane le pulci!" gli rispose per le rime Kol facendo ridacchiare gli altri fratelli.

" Allora, hai trovato tutto ciò che nostra madre aveva chiesto?" Domandò Finn quando anche Kol è stato seduto nel greto del fiume per lavarsi la polvere, il sudore e lo sporco degli ultimi giorni. "Tutto ciò che voleva lei e anche alcune cose che volevo io" rispose mentre si passava il sapone ruvido sulle spalle e le braccia.

Raccontò loro di come era andato il viaggio, dei villaggi che aveva intravisto e degli animali che aveva incontrato. Non parlò loro delle piante che aveva preso per quelle ma si attenne a che sua madre aveva chiesto che le portasse. Forse Finn avrebbe capito cosa desiderare, ma sarebbe anche andato immediatamente dalla madre per parlarle dei suoi nuovi esperimenti di magia e Kol non aveva voglia di assaggiare nuovamente la verga di sua madre. Anche se non era più un fanciullo, Esther lo trattava ancora come tale, riservandogli punizioni più umilianti che davvero dolorose.

Mentre le punizioni di Mikael, il loro padre, li lasciavano contusi e sanguinanti, qualche volta con ossa rotte o cicatrici che avere conservato per tutta la vita, Esther, preferiva ferirli nella mente e nell'orgoglio. Non sapeva quale fosse la peggiore delle due tipologie di punizioni. Il corpo guariva, d andogli tempo e cure, ma l'orgoglio? Quello era più difficile da rimettere assieme che non un pezzo di pelle.

" Eravamo preoccupati per te, abbiamo deciso di venire a cercarti se non ti fossi presentato tra un giorno" g li comunicò Elijah con un sorriso mentre lo guardava stendersi per metà dentro l'acqua per togliersi il sapone di dosso. Gli era mancato il suo sfuggevole fratellino. Kol aveva sempre la capacità di alleggerire l'atmosfera, certo, poteva anche esasperarla fino a scatenare una guerra tra i fratelli, ma normalmente preferiva ridere e scherzare con loro piuttosto che litigarci. E, con le cose che narrano di male in peggio con lui e Nik, un po' freschezza e allegria gli hanno fatto solo che bene.

" E voi sareste andati nella foresta a cercarmi? sarebbe stato impossibile trovare un uomo solo, soprattutto senza sapere dove fossi andato! tremanti di paura circondati da mandrie di tassi arrabbiati!"

" Tassi? Perché proprio tassi?" chiese Henrik divertito suo malgrado dalle buffonate del fratello maggiore. "Sinceramente è il primo animale che mi è venuto in mente, ma posso trovarne un altro se mi dai abbastanza tempo!" alzati Kol.

" Tra pochi giorni sarà luna piena, volevamo essere sicuri che stessi bene che avessi un posto dove nasconderti" disse Finn più felice, mentre riportava il discorso al tema originale.

" Ah, non sarebbe stato un problema, mi è già capitato di passare la notte della luna piena su un bel, comodo, albero per sfuggire agli Uomini Lupo. Non sarebbe stato un grosso problema" d isse, senza fare caso alle occhiate dei fratelli che si facevano più arrabbiate e oscure.

Tutti loro avevano, prima o poi, sfidato gli ordini dei genitori di non avventurarsi nella foresta durante le lune piene, e tutti, prima o poi, avevano giurato di impedire ai rispettivi fratelli minori di fare una simile sciocchezza. Era una cosa pericolosa da fare, arrampicarsi era già difficile nelle migliori delle condizioni, ma trovare un ramo abbastanza alto e sicuro da concedere loro di dormire, per quanto si potesse dormire con branchi di lupi assetati di sangue che cercano di strapparti dalla sicurezza del tuo ramo, lo era di più. Senza contare che potrebbe anche riuscire a sgattaiolare oltre le spalle di Mikael e degli altri uomini a guardia delle entrate e poi tornare in sicurezza, alle prime luci dell'alba, nelle grotte. Non che gli uomini non sapessero cosa facevano i giovani, ma cercavano sempre di fermarli,

" Hai visto gli Uomini Lupo trasformarsi?" chiese Henrik eccitato oltre misura. Non rischiare di immaginarsi una cosa simile. Aveva sempre sentito solo storie di come dovessero essere questi Uomini Lupo, bestie enormi, con denti lunghi come spade, occhi fiammeggianti e zampe come martelli da guerra. Quando era più piccolo tremava di paura al solo sentirli nominare e, nelle notti in cui si nascondevano da loro, i loro ululati lo facevano rannicchiare sul più vicino fratello fino a che non si addormentava, esausto, al suono delle loro voci.

Kol si rese conto del suo errore troppo tardi, cercò di rimediare con un "S ì , ma ero più grande di te, molto più grande di te!" che non inganno nessuno, né il fratellino né i fratelli maggiori.

" Come è stato? Come sono loro? Grandi come cavalli? Come hai fatto? Dove ti sei nascosto?" le domande si susseguivano così velocemente che, anche avrebbe voluto rispondere, cosa che non desiderava assolutamente fare, non avrebbe potuto. Gli occhi di Henrik scintillavano di eccitazione febbrile mentre fissava a turno i vari fratelli che, anziché guardarlo a loro volta, si erano concentrati al lancio occhiatacce a Kol.

tutti ben consapevoli che non avrebbero potuto tenere all'oscuro il fratello minore sulle loro scorribande notturne, ma avrebbero preferito avrebbero avuto tutti che la scoperta avvenisse più avanti, quando il ragazzo era più grande e meno impressionabile. Tutti i ragazzi del loro villaggio facevano quell'esperienza, era una sorta di rituale di passaggio per loro. Nascondersi dai genitori e dai guerrieri che proteggevano le entrate delle grotte, sgattaiolare fuori quando ancora la luna non era sorta, trovare un albero abbastanza alto e con rami abbastanza solidi da consentire loro di sedercisi e legarsi con una robusta corda per evitare di cadere se ottenere fatto movimenti troppo bruschi.

Il macabro spettacolo che era la trasformazione degli Uomini Lupo durava diverse ore. Era una delle cose più raccapriccianti che si potesse immaginare:tutte le loro ossa si rompevano, una alla volta, per poi modificarsi e saldarsi in una diversa posizione, con una conformazione diversa. I loro muscoli cambiavano, producendo rumori di carne lacerata che riecheggiavano nella foresta. Perfino lo spuntare del pelo era rumoroso, come il tintinnare dei trucioli di metallo sul terreno della forgia.

E la grida di agonia di quei poveri uomini e donne. Nessuno di loro aveva mai sentito grida simili, non in battaglia, non durante i parti delle loro madri o delle loro mogli. Non quando uno di loro doveva subire una punizione per un crimine o quando erano costretti ad amputare un arto che non sarebbe mai guarito. Erano le urla, forse, che erano state le più difficili da dimenticare. Dopo quell'esperienza tutti quelli che vi avevano avuto assunto una migliore comprensione della maledizione che affliggeva quelle povere anime. Prima di allora tutti loro avevano visto solo i vantaggi che la maledizione sembrava donare. La forza, l'agilità, i sensi più sviluppati.

Ma, dopo aver visto i loro corpi contorcersi da un dolore così profondo da straziare l'animo anche di chi vi assisteva senza provarlo, avevano capito che nulla poteva valere quel costo. Non una maggior forza né un udito sovraumano.

Ma, come era stato per loro, anche Henrik provava solo morbosa curiosità per il loro strazio. Finché non avesse visto ciò a cui avevano avuto loro, non sarebbe mai stato in grado di comprendere appieno la loro sofferenza e, per lui, sarebbe stato solo un argomento di cui parlare con voce eccitata e occhi scintillanti.

Fu Elijah a rispondere, con voce cupa e sguardo spento. "È una cosa che non dimenticherò mai, il loro dolore era così tangibile che se non fossi stato legato tanto sarei sicuro corso da loro per cercare di aiutare. Nessuno dovrebbe provare ciò che quella gente prova a ogni luna piena." Punt ò lo sguardo sul fratellino, ipnotizzato dalle sue parole. "Non sottovalutare mai ciò che loro soffrono. Faresti un torto a loro ea te stesso. La loro capacità di sopportarla, giorno dopo giorno, luna dopo luna, senza cedere alla voglia di porre bene alla loro vita per scamparle." Con voce più dolce cerc òdi rendere il suo discorso più semplice da capire per il Henrik. "Quando si trasformano provano un dolore peggiore di qualsiasi cosa tu possa immaginare, e dopo il loro unico istinto è di uccidere qualsiasi persona che si trovi nelle loro famiglie o uno sconosciuto che non hanno mai vito prima. La loro furia e sete di sangue è implacabile." Continua a guardare negli occhi spalancati.

" Non ti dirò che non potrai mai andare a vederli, ma ti chiedo, fratellino, di attendere qualche anno prima di farlo. Non perché tu sia debole ma perché non è una cosa che dovrebbe ancora vedere, né ascoltare chi l'ha già visto, ciò che la tua curiosità ti spinge a cercare è qualcosa che ti resterà impressionerà per lungo tempo rendendo le tue notti ancora più difficili da affrontare e le tue giornate più cupe"

" Koooooool! Sei tornato!" L'urlo di pura gioia si poté sentire riecheggiare in tutto il villaggio mentre Hilda si slanciava per saltare tra le braccia aperte del fratello facendolo ridere di gusto mentre la prendeva e la faceva girare in tondo. "Stai diventando troppo grande per farti lanciare in aria dai tuoi fratelli come un sacco di farina!" chiocciò ridente. Hilda finse di mettere il broncio, fino a quando il fratello non la abbraccio ancora una volta.

Era vero che la sua sorellina era abbastanza cresciuta, ma non era ancora grande da non poter essere sollevata e fatta girare dai suoi fratelli. "Se tu sei troppo debole per prendermi in braccio forse chiedere a Finn o Elijah, loro sì che hanno dei muscoli grandi!" ribatté fingendo ancora di essere arrabbiata con lui.

" Avete sentito questa ragazzina sfacciata? Va' da loro allora, io corro ad abbracciare Bekah, che sicuramente sarà più gentile con il suo povero fratello!" esclamò mentre la lanciava a Finn che era già con le braccia in attesa della sorellina. La piccola salita di gusto mentre veniva passata un fratello in fratello come una roccia scaldata al fuoco fino ad arrivare a Niklaus che dopo averla coccolata qualche istante la fece scendere delicatamente a terra.

Non appena la punta dei piedi toccò il terreno, la bambina fugg ì di nuovo dal fratello appena tornato. Aveva passato la giornata a giocare al fiume con gli altri bambini del villaggio ed era ancora piena di energia nervosa. Non ottenere a stare ferma in un posto per più di pochi attimi, facendo disperare la madre cheva solo riuscire ad acconciarle i capelli e mettere un pasto decente in tavola, non di certo inseguirla ovunque con il pettine tra le mani.

" Figli miei, siete tornati. Kol, confido che sia andato tutto bene nel tuo viaggio, il tuo ritardo non è dovuto a un problema, spero." Se l'accoglienza di Hilda era stata fin troppo entusiasta, quella di Ester era ai limiti del glaciale. Anche se le sue parole erano cortesi e, un ascoltatore esterno, possono sembrare accoglienti, i suoi figli accettano a il punto che ne scaturiva. Non era felice che uno dei suoi figli fosse stato così a lungo.

Era un mistero il motivo per cui la loro madre fosse così possessiva con loro, anche perché non dimostrava affetto né a loro ne alle sorelle se non in rarissime occasione e, quando lo faceva, sembrava più una recita per gli altri che una vera dimostrazione di amore nei loro confronti. Spesso avevano l'impressione che lei li amasse, non tanto come i suoi figli, sangue del suo sangue, ma come la rappresentazione del suo potere e della sua fortuna. Li trattava alla stregua di un cavallo particolarmente bello o un nuovo monile d'oro.

Erano i suoi possedimenti, non i suoi figli. L'unico a cui aveva mai mostrato maggior considerato era Niklaus, ma, dato il modo in cui il fratello di mezzo trattato da Mikael, nessuno degli altri se ne risentiva molto.

Era da tempo che avevano capito, chi più chi meno, che i loro genitori avevano qualcosa di profondamente sbagliato in loro stessi. Non erano di loro natura persone cattive, ma fortemente forviate si. Il disgusto e il rancore che pervadevano Mikael quando guardava Nik non avevano logica, il figlio non aveva mai fatto nulla per meritarsi quei sentimenti se non cercare di conquistarsi il suo amore. E la freddezza di Esther per tutti i suoi figli non aveva mai trovato una spiegazione plausibile tranne che per il fatto che lei non dovrebbe mai essere stata madre.

" È andato tutto madre, ci ho messo' più del previsto per trovare erbe ma non ho avuto tutto problemi" ha risposto un po' ho avuto tutto problemi di voce.

" Kol, mi intrecceresti i capelli?" proruppe Hilda con voce eccitata e occhi fin troppo consapevoli per una bambina di soli nove anni. "Così mi racconti di tutti gli animali che hai visto, e magari anche delle fate! Hai visto le fate?" chiese coraggiosamente nel silenzio pesante che si era posato su tutti loro.

Kol si riscosse e le lanciò uno sguardo grato mentre le si avvicinava, si sedeva vicino al focolare e la faceva accomodare tra le sue gambe per intrecciarle i capelli.

Era pessimo.

Le tirò i capelli per sbrogliare i nodi, le sue trecce erano tutte storte e sbilenche, troppo strette in alcuni punti e troppo lasche in altri, facendo apparire la sua testa bitorzoluta e asimmetrica. Rebekah avrebbe dovuto passare ore a sbrogliare il disastro che Kol le stava facendo in testa, ma almeno la tensione che si era creata nella loro capanna era scemata come neve al sole. Tutti ridacchiavano delle terribili abilità del fratello, anche lui stesso.

Esther si dava da fare vicino al focolare con l'aiuto di Rebekah che ogni tanto si avvicinava alla sorellina e al fratello per guardare i risultati patetici che Kol chiamava, generosamente, trecce. Gli altri andavano e venivano, portava acqua fresca, legno per il fuoco e fermandosi ogni tanto ad ascoltare le fantasiose avventure che, sicuramente, Kol non aveva vissuto ma che, entusiasticamente, stava raccontano.

Quando, per la decima volta, Elijah vide Hilda sobbalzare dal dolore che Kol incautamente le stava provocando, prese il sopravvento. Fece spostare la sorellina in modo che potesse guardare Kol in volto e si apprestò a smontare l'intero lavoro che il fratello aveva fatto. Sembrava un nido d'uccello su cui qualcuno avesse lanciato del bitume prima di farlo rotolare giù per una scarpata. Delicatamente districò le trecce ei nodi che ne erano nati prima di passare dolcemente e con cura il pettine tra le lunghe ciocche di capelli della sorella che, nel mentre gli si era quasi appisolata addosso.

Notò come Kol stesse osservando attentamente i suoi movimenti anche mentre continuava a raccontare storie fantastiche di fate ballavano nella luce della luna e di folletti che correvano tra i cespugli mentre giocavano a cavallo di lepri. Non volendo che Hilda si addormentasse prima della cena le diede una leggera spinta con l'avambraccio per farla riprendere. Sapeva, per esperienza personale, che farsi intrecciare i capelli era un'attività sia molto piacevole che rilassante. Sia per chi li intrecciava sia per chi se li intrecciava. Sempre che non fosse Kol a farlo, con lui, più che altro, era una tortura intervallata da risate addolorate.

Richiuse i capelli prima alla base della nuca e poi proseguiranno velocemente la treccia tirando le due più piccole fino alla fine dei lunghi capelli della sorella a cui si starà nuovamente chiudendo gli occhi.

" Non avevo avuto mani magiche tanto da far addormentare un mostriciattolo come nostra sorella, gli mormorò Kol mentre ammirava il suo lavoro. "Se vuoi, fratello, non mi dispiace intrecciarvi i capelli, di sicuro i tuoi ne trarrebbero grande giovamento. Non capisco come tu non sia già diventato calvo con tutti gli strattonamenti che subisce la tua povera testa" r ibatt è Elijah, scherzando solo a metà.

Mentre il loro padre rilassante disapprovato la cura che metteva nel prendersi cura sia dei suoi capelli che di quelli dei suoi fratelli, Elijah la trovava un'attività e affettuosa. Provava una grandezza nel vedere le sue sorellei suoi fratelli che sfoggiavano le pettinature che lui amorevolmente faceva per loro e tenerezza, si orgoglioso di vedere gli altri che li invidiavano per i loro bei capelli lunghi e curati.

Avevano sempre sofferto di una spiccata vanità, e il suo difetto si applicava anche a come venivano percepiti i suoi fratelli. Non che fosse maniacale, ma certo nella sua tenuta da perdere qualche minuto per domare e acconciare i capelli dei suoi fratelli se gli richiesto. Oltretutto trovava rilassante giocare con i capelli degli altri.

Risvegliano delicatamente Hilda dal suo intorpidimento dovuto alla stanchezza della giornata e dal rilassamento dovuto alle mani magiche di Elijah e la spinsero a tavola per il pasto serale. Erano un po' a corto di carne fresca e decisoro, con gli altri fratelli, di fare una battuta di caccia prima della luna piena così da non ritrovarsi totalmente senza selvaggina e dover ricorrere alla scorta di carne secca o affumicata che riservavano per l'inverno .

Come ogni volta che i suoi fratelli sarebbero stati, anche se per un breve, Hilda chiese di poter con loro, promettendo che sarebbe comportata al meglio e che non avrebbe intenzionalmente spaventato la selvaggina, e, come ogni volta, i i suoi fratelli le promisero che l'avrebbero portata con loro in un'altra occasione.

Non era inaudito che una ragazza imparasse almeno i fondamenti della caccia, a piazzare qualche trappola o almeno a identificare le tracce, se così voleva e se i familiari glielo permettevano, ma non era nemmeno una cosa troppo comune. Forse più per formazione femminile che altro. Rebekah non aveva mai chiesto di partecipare a una battuta di caccia e non erano certi che portare Hilda, di soli nove anni, con loro, fosse una buona idea, non quando avevano bisogno di accrescere le loro scorte e la carne fresca scarseggiava. Forse avrebbero dovuto aspettare una metà primavera, quando avevano già iniziato a immagazzinare la nuova carne e animali erano più facili da cacciare. Era pur vero che quelle battute erano più lunghe, alle volte si protraevano anche per diverse settimane,

Nemmeno Henrik aveva partecipato a una di quelle battute, troppo giovane per riuscire a seguire i fratelli senza rallentarli. Anche quella era una speranza, anche se portato Hilda con loro avrebbe dovuto portare anche Henrik per non ferirlo nell'orgoglio, e riuscire a tenere d'occhio due ragazzini inesperti, anziché uno solo, era un conquistato che avrebbe distratto chiunque.

" Facciamo così, dopo la luna piena organizzeremo un'altra breve battuta di caccia e tu e Henrik verrete con noi. Henrik si prenderà cura di te e controllerà che tu non ti perda o ti ferisca, così noi concentrarci con più tranquillità sul catturare qualcosa" trovato il compromesso Finn. Affidare Hil alle cure di Henrik non era l'ideale, i due senza periodi da tollerare litigare solo per brevi, ma era la soluzione più equilibrata che fosse riuscito a e esca. E forse passare del tempo con la sorellina aveva fatto bene al ragazzo. Se si fosse visto più come suo protettore che non come suo antagonista per le attenzioni dei fratelli forse aveva iniziato a capire che lei desiderava come facevano loro.

Questo tipo di competizione e gelosia non aveva mai toccato gli altri. Certo, capitava che cercassero di superarsi spesso a vicenda nel tiro con l'arco, nella caccia, perfino nella corsa, ma nessuno di loro aveva mai dimostrato un simile livello di gelosia nei confronti di un fratello rispetto a un altro. Henrik e Hilda non era qualcosa che sperimentato di prima persona. Finn in realtà non credeva nemmeno che fosse vera concorrenza, come poteva esserlo quando Hilda nemmeno si rendeva conto di star giocando contro Henrik per le attenzioni degli altri fratelli?

Sembrava che fosse solo Henrik a sentire la spinta a dimostrarsi migliore di lei, anche se era vero che lei approfittava spudoratamente del fatto di essere la bambina più piccola e giocava sporco servendosi della sua condizione di femmina, almeno quando i capricci non funzionavano. Aveva capito fin troppo presto che avesse pianto i suoi fratelli avrebbe potuto giocare fatto qualsiasi cosa per farla smettere, che fosse prenderla a braccio o lasciarla, lontano dagli occhi dei loro genitori, con i loro coltelli. Molto era merito di Rebekah, che le aveva mostrato la tecnica giusta, ma Hilda era riuscita a superare anche la sorella maggiore nella combinazione dei suoi fratelli, che, appena possibile trovare delle sue tecniche, ancora non erano riusciti a trovare un modo per evitare di cadere nelle sue trappole fatte di lacrime e singhiozzi.

Una volta che il cibo fu finito Hilda e Kol vennero mandati nei rispettivi pagliericci prima di addormentarsi con le teste nei piatti, fortunatamente vuoti.

Anche Rebekah si ritirò dopo aver finito di strofinare i piatti con una mistura di acqua e sabbia che tenevano sempre a portata di mano vicino a dove riponevano gli utensili per mangiare. Esther ei suoi figli rimasero ancora seduti al tavolo, lei cucendo uno strappo sul farsetto di uno dei ragazzi e loro parlando del viaggio di Finn in modo più approfondito.

Elia era molto interessato alla nuova religione che Finn gli aveva descritto. Riusciva a vederne il fascino, soprattutto per le persone più povere, ma ancora non capiva come un solo dio avrebbe potuto soppiantare tutti i loro dei nella mente di un Uomo del Nord.

" Non ne so molto, fratello, solo quello che ho sentito in giro mentre lo Jarl mi ospitava, anche da loro questi nuovi Cristiani sono evitati. Non li cacciano e tollerano che ci sia uno dei loro preti nel villaggio, ma di sicuro non vengono incoraggiati" gli disse Finn mentre beveva della birra. "Da quello che ho capito nel Vecchio Mondo, al sud, ormai è la religione più seguita. Ma hanno avuto un bel po' di tempo per soppiantare le altre religioni che c'erano prima" continuò parlando morbidamente.

" Quello che voglio capire e se prenderà piede anche da noi" disse Elijah, guardando pensieroso il tavolo.

" Perché ti interessa? Vuoi abbandonare Odino, Thor e Loki?" ribatté ridacchiando Niklaus, che aveva seguito il discorso senza intervenire fino a quel momento. "Certo che no, fratello! Ma è bene saper cosa succede nel mondo, e se questa religione sta soppiantando le vecchie vie… è importante saperlo." Elijah picchietta un dito sul tavolo per enfatizzare la sua risposta. "Questi Cristiani acquisire qualcosa di completamente diverso da noi, hanno tradizioni e regole che noi non abbiamo mai avuto conquistato, ma se davvero stannondo tanto seguito, tanto da arrivare anche nel Nuovo Mondo, allora deve conoscerli, cercare di capirli. Dalla comprensione nasce la conoscenza, e non esister nemico di quello che ti conosce."

Non appena ebbero finito il pasto mattutino Kol e Hilda sparirono senza dire una parola a nessuno degli altri fratelli.

Si nascosero in una zona della foresta dove pochi narrano, non c'era acqua, non aveva radure o alberi da frutto, era una zona che potevano usare solo per fare legna, ma era abbastanza distante dal villaggio da richiedere di earci espressamente con diverse persone, motivo per cui l'avevano scelta per le loro lezioni segrete.

" Ti sei esercitata?" le chiese Kol mentre appoggiava sotto un albero la sacca e la borraccia che si era portato dietro. Hilda non poteva portare nulla di simile altrimenti gli altri potevano chiedere a cosa le servissero. quindi era Kol che portava le loro loro. "Sai che saprò se non l'hai fatto" continuò mentre recuperava le due vanghe da addestramento che aveva nascosto all'interno di un tronco.

" L'ho fatto! Ogni giorno, beh, quasi ogni giorno!" rispose la bambina leggermente scoraggiata.

La verità era che ci aveva provato, proprietà! Ma succedevano così tante cose interessanti che ogni tanto aveva preferito andare a divertirsi allenarsi. E poi non era così divertente allenarsi con una spada finta stando tutta sola in mezzo al bosco, e fratello le aveva che non poteva di suo a nessuno, se li scoperti, perché non solo avrebbe dovuto smettere di essere stati puniti, sia da Esther che da Mikael.

Non capiva cosa ci fosse di così disdicevole nel voler imparare a una spada da dove impugnarsi, ma se lo aveva detto suo fratello, doveva essere vero. Comunque si era esercitata, non così spesso come dovuto, ma sperava che Kol non se ne accorgesse davvero.

Si misero in posizione, uno difronte all'altro, e cominciarono con le parate. Kol la attaccava, prima volta e, poi, aumentando la velocità dei movimenti, costringendola a un nuovo scudo in continuazione ea cambiare angolazione allo che aveva fatto diverse lune.

La parte più difficile era riuscire a valutare il terreno su cui si trovava. Riuscire a tenere i piedi abbastanza allargati da consentire di avere una buona stabilità, ma non troppo da venire sbilanciata dai colpi che riceveva. Era caduta diverse volte per il semplice fatto di aver messo un piede su una roccia o in un avvallamento del terreno, e Kol ne approfittava sempre. Se non lo avrebbe avuto per certo, avrebbe detto che il fratello si divertisse a mentre era a terra e cercava faticosamente di rialzarsi senza scoprirsi con lo scudo.

Era migliorato molto rispetto alle prime lezioni, quando la costringeva a colpire innumerevoli volte il tronco di un innocente albero, ma non era ancora in grado di contrattaccare il fratello, non se lui non si fosse distratto.

Kol stava cercando di rafforzare la sua muscolatura, ci sarebbe stato tempo dopo per insegnarle davvero a raggiungere qualcosa che non rimaneva immobile, in attesa dei colpi. Per il momento voleva che lei imparasse come difendersi al meglio da una spada o da un'ascia. Riuscire a proteggersi con uno scudo era la prima cosa che bisognava imparare in uno scontro, colpire davvero qualcuno era una cosa secondaria. Se si potrà vincere un far stancare l'avversario farlo sfogare sul proprio sulla propria carne rendeva più alte le probabilità di uscire vivo da uno scontro.

Hilda non avrebbe mai avuto il fisico giusto per vincere uno scontro con la semplice forza, avrebbe sempre dovuto contare sullo scudo e sulla sua velocità se avesse avuto battere qualcuno. E, in uno scontro per la propria vita proteggersi e fuggire era il meglio che poteva fare.

La spada che usavano quasi tutti gli Uomini del Nord era comunque troppo lunga e pesante per lei, sarebbe stato più appropriato un coltello lungo, o anche un coltello più sottile, che potesse nascondersi addosso. Ma lo aveva pregato di insegnarle a maneggiare una spada, non un coltello. E chi era lui per dirle che non sarebbe mai stata abbastanza forte da poter maneggiare una spada? La conosceva abbastanza bene da sapere che se le avesse detto una cosa simile lei sarebbe andata a rubare una spada vera e avrebbe fatto di testa propria.

Era meglio che fosse lui a insegnarle, che non lei che si tagliasse una mano da sola perché non sapeva da che parte dovesse essere puntata la lama.

" Alza quello scudo! Non serve a niente se ti protegge i piedi e lascia la testa scoperta!" abbaiò mentre muoveva la sua spada verso la spalla della sorellina. Lei rialzò lo scudo che aveva lasciato abbassato, ma lo fece troppo eprese una botta braccio che le lasciò le lacrime agli occhi.

Kol abbassò subito la punta della spada e fece per avvicinarsi a lei per controllare di non averle fatto troppo male ma, non appena la punta della sua spada sfiorò il terreno la bambina rialzò lo scudo, si accuccio un po' più in basso sulle anche e glii diede una spallata al bassoventre che lo fece retrocedere di un paio di passi prima di venir colpito tra le costole dalla spada della sorellina che, soddisfatta, lo guardava dall'alto, mentre Kol si ritrovò disteso a terra, chiedendosi cosa fosse successo esattamente.

Il ragazzo rimase a bocca aperta per qualche attimo, guardando Hilda che saltellava e ballava vittoriosa intorno a lui. "Tu, piccola…" esclamò mentre si rialzava scatenando e cominciava a correrle una cascata di risa dalla bambina che, per nulla preoccupata, cominciò a sfuggirgli, strillando e ridendo.

Quando finalmente Kol ad acchiapparla e buttarsela su una spalla furono senza fiato e le guance rosse, con più al divertimento che per la corsa, almeno per Kol.

La fino a dove avevano lascito la sacca e la borraccia prima di abbassarla con cura a terra e controllare di non averle lasciato un livido sulla spalla.

" Sei stata brava" le disse mentre si sedevano entrambi a terra per riprendere fiato. "Se mai ti trovi in una situazione in cui devi difenderti, devi fare esattamente così, fingi una debolezza, non appena il tuo avversario abbassa la guardia tu colpiscilo e poi scappa. Magari non fermarti a ballare a lui, quello ti farà solo ammazzare "scherzo.

" Ma sono stata brava, giusto?" chiese la bambina ancora con il fiatone, mentre guardava il fratello maggiore, orgogliosa di essere riuscita a prenderlo di sorpresa, nonostante tutta la sua esperienza.

" Sei stata bravissima, ma non potrai sempre contare sul fatto che il tuo avversario non voglia davvero farti male. Se qualcuno ti si avvicina con la spada in mano devi presumere che voglia ucciderti o almeno farti davvero del male. Spero sincerante che tutto quello che ti sto insegnando non ti serva mai, piccola, ma se mai io oi nostri fratelli non ci fossimo e tu fossi in pericolo, devi riuscire a scappare. Dovrai fare tutto il possibile per fuggire. E se mai venissi presa… beh in quel caso devi dirgli che sei una dei figli di Mikael. Per quanto mi addolori dirlo, nostro padre ha la fama di formidabile guerriero, molti tremano anche solo a sentirlo nominare. Potrebbe salvarti la vita essere sua figlia." Kol parlò molto più stando, cercando di farle capire la serietà di quello che le stava chiedendo.

Anche se il loro era un villaggio pacifico e ben pochi si avventuravano così a sud nel Nuovo Mondo, non era detto che le cose rimanessero così per sempre. E se mai fosse qualcuno con cattive intenzione sarebbe stato meglio che lei sapesse che fare il nome del padre poteva risparmiarle molto dolore e sofferenza. Mikael era un bruto, era violento ed era un padre perlopiù inutile, ma avrebbe fatto qualsiasi cosa per rivendicare i suoi figli in caso di rapimento. Avrebbe devastato e ucciso chiunque si frapponesse tra ei suoi possedimenti.