I giorni passavano e la data del matrimonio si avvicinava sempre di più. Fortunatamente, Eowyn aveva ottenuto l'approvazione da parte di suo fratello e del futuro marito, a sposarsi a Minas Tirith secondo l'usanza di Gondor.
Una stanza era stata allestita a corte per la loro prima notte con tutte le comodità ed il lusso possibile, ma la cosa che maggiormente Eowyn apprezzava, era la discrezione, dato che la stanza si trovava lontana dalla corte e dalle zone di maggior passaggio, così nessuno avrebbe potuto essere testimone del loro disastroso primo incontro come marito e moglie.
Eowyn era terrorizzata al pensiero di ciò che l'attendeva. Non aveva mai avuto una madre che le potesse insegnare cosa succede nell'intimità di una coppia, ma non era una sprovveduta e nemmeno un'ingenua e sapeva cosa succedeva tra marito e moglie, essendo cresciuta in un ambiente perlopiù di uomini ed avendo sovente sentito dei racconti fra le donne di Rohan.
Aveva sentito racconti di un'esperienza magnifica, unica, fatta di sentimento, complicità e di forte passione fra uomo e donna che si concretizzavano nell'unione di due corpi fatti per stare insieme. Aveva però anche sentito parlare di violenze domestiche e temeva per se stessa, lo stesso temibile futuro.
Faramir, non era meno preoccupato o titubante, si interrogava su quale comportamento avrebbe dovuto adottare in quella delicata circostanza. Di sicuro Eowyn lo detestava e lasciarla a se stessa era la miglior cosa fare, ma se lei avesse pensato che la detestava e non la trovasse desiderabile invece? Inoltre c'era pur sempre la maledetta ragione di stato, che si aspettava che il matrimonio venisse consumato e che ci fossero degli eredi, come avrebbe fronteggiato questa nuova situazione?
Mentre si vestiva per la cerimonia, Faramir prese la sua decisione, dopotutto non era la prima volta che disubbidiva ad un ordine.
Nel frattempo, a corte, Arwen era impaziente di vedere la sua amica con l'abito nuziale.
«Scusate se entro Eowyn, sono curiosa di vedere il vostro abito nuziale! Vi sta d'incanto! Anche Galadriel stessa al vostro confronto non reggerebbe il paragone!»
«Suvvia, vostra maestà, è pur sempre solo un abito di nozze»
«Come potete semplificare tutto così, Eowyn? Siete splendida e sono scura che anche vostro marito rimarrà senza parole quando vi vedrà.»
Ad Eowyn dispiaceva contraddire la sua amica, ma a lei tutto questo sembrava l'inizio di un inferno e non quello di una vita felice.
Si sentiva come una vittima sacrificale, pronta per essere immolata sul patibolo e quando pensava che fra poco avrebbe dovuto allontanarsi definitivamente da tutto ciò che le era caro e che aveva cominciato ad apprezzare a Minas Tirith, le si spezzava il cuore. Non avrebbe più visto Aragorn, il suo unico amore, e suo fratello Éomer, che col senno di poi aveva perdonato, e si sarebbe dovuta rassegnare a trascorrere tutto il resto della sua vita sulle colline dell'Emyn Arnen, in compagnia solo di Faramir, che detestava.
Per non parlare poi di ciò che la aspettava come moglie, i doveri coniugali per cominciare. Come sarebbe stato lui nell'intimità della loro camera da letto? Come avrebbe sostenuto lo sguardo di suo marito indugiare sul suo corpo nudo? Come avrebbe sopportato le sue mani frugare sul suo corpo in cerca della sua femminilità? Come avrebbe reagito quando lo avrebbe sentito dentro di se? Sebbene Faramir quel giorno l'avesse rassicurata in merito dicendo che non avrebbe preteso nulla da lei che lei non avesse voluto, lei stentava a credere che si riferisse proprio a questo, dopotutto, il matrimonio doveva essere consumato per essere valido a tutti gli effetti, ed inoltre, dal principe dell'Ithilien ci si aspettava un erede.
Di certo adesso avrebbe preferito una tortura sul campo di battaglia che non una notte con suo marito. Che cosa poteva fare? Ora tutto era stato già predisposto e deciso e non si poteva più tornare indietro. Poteva scappare, ma avrebbe portato il disonore alla casa di Rohan e su suo fratello, e non voleva farlo.
La cerimonia nuziale era stata la più lunga e solenne cui Eowyn avesse mai partecipato ed il fatto di esserne la protagonista, la rendeva stranamente inquieta ad insicura, tanto da rimanere spaurita e diffidente durante l'intera giornata.
Faramir, invece, pur non essendo molto loquace, com'era sua abitudine, ringraziava affabilmente dei complimenti, salutava e stringeva mani a destra e manca, danzava con la dama di questo e chiacchierava con il principe di quello.
Finalmente il banchetto arrivò a conclusione e ben presto Eowyn ed il suo oramai marito, si ritrovarono soli nella stanza buia.
«Aspettate ad entrare Eowyn, accendo una lampada.»
«Grazie.»
La stanza non era molto grande, al centro il talamo nuziale impreziosito da biancheria finemente ricamata, sulla destra, un paravento per Faramir e sulla sinistra uno per lei. Se non altro, era stato previsto un poco di discrezione anche in questo, constatò con sollievo Eowyn.
«Ho chiesto che ci fossero dei paraventi, ove poterci cambiare in tutta tranquillità, spero non vi dispiaccia.»
«No, lo apprezzo molto.»
Sebbene si sforzasse di essere più naturale e tranquilla possibile, le gambe le tremavano e la sua voce manifestava la sua ansia e la sua paura per quello che la attendeva.
«A sinistra troverete le vostre cose, così potrete sistemarvi per la notte. Io sarò qui sulla destra invece. Tenete la lampada, vi servirà.» disse Faramir porgendole la lampada ed accendendone un'altra per se.
Mentre si sfilava la camicia dai pantaloni, Faramir non poteva non pensare a quanto gli fosse sembrata preoccupata, triste e spaurita la sua giovane sposa fin dall'inizio della cerimonia. Di solito era così spavalda, così altera e combattiva che a stento la riconosceva. Anche poco prima, quando con mano tremante aveva preso dalla sua la lampada che gli aveva dato, il suo sguardo era sperduto e immensamente triste.
"Deve essere terrorizzata poverina" pensava Faramir mentre un pensiero di pietà s'insinuava nella sua mente. Avrebbe potuto pretendere da lei l'adempimento dei suoi doveri coniugali, ma non era certo lui il tipo che l'avrebbe avuta con la forza.
Le aveva già confessato che non avrebbe mai preteso nulla da lei che lei non volesse, ed ora era giunto il momento di mettere in pratica le sue parole.
Eowyn dal canto suo era molto agitata, non sapeva cosa fare ed in un impeto di irrazionalità sperava che suo marito si presentasse a lei dicendo che era stato tutto uno sbaglio, e che lei era libera di tornare a casa sua. Sapeva però benissimo che questo non era possibile e si chiedeva che cosa avrebbe dovuto fare adesso, quando fra pochi minuti suo marito sarebbe comparso di fronte a lei chiedendole di assolvere ai compiti di moglie.
Quando Faramir si avvicinò al letto, sua moglie era già lì, con lo sguardo attento di chi tiene sotto controllo un avversario in combattimento, come se lui fosse stato il peggiore dei suoi nemici. Aveva addosso una sottile camicia bianca in tipico stile elfico, un regalo della regina probabilmente. Il fine tessuto la copriva interamente, lasciando scoperto il collo, buona parte delle spalle e del petto, dandogli modo di apprezzare le sue perfette forme femminili.
Per Faramir era una visione, non si ricordava di aver mai visto niente di così puro, bello e desiderabile in tutta la sua vita. Sembrava una preziosa statua di vetro rilucente pronta a rompersi al primo tocco. Mentre il suo corpo era in balia dell'eccitazione crescente, la sua volontà ferrea, lo riportò alla realtà ed alla ragione.
«Credo di parlare per entrambi quando dico che sicuramente siamo molto stanchi dopo questa giornata.»
Eowyn non aveva proferito parola. Osservava suo marito sospettosa mentre egli di spalle, si sedeva sul letto e si toglieva la camicia, rimanendo con i sottili pantaloni di tela. Sebbene non fosse grosso di corporatura, era comunque muscoloso e forte, e di sicuro qualsiasi altra donna l'avrebbe trovato attraente. Sulla sua pelle poteva distinguere chiaramente i segni degli scontri in cui era rimasto coinvolto, segni che anche lei, dopo l'ultima battaglia, portava impressi sul suo.
«Credo sia meglio dormire, o domattina, nessuno di noi sarà in grado di cavalcare e raggiungere casa. » proseguì suo marito alzando le coperte e sistemandosi a letto.
Da parte di Eowyn, ancora nessun segno di vita.
«Buonanotte mia signora. Potreste spegnere la lampada quando vi coricherete?» le chiese mentre si voltava dall'altra parte e cercava di sistemarsi al meglio per la notte.
Eowyn era rimasta sorpresa e senza parole per il comportamento del marito, ma fu solo dopo aver spento la propria lampada, nel buio totale della stanza e dopo essersi coricata a sua volta sotto le coperte che trovò il coraggio di proferire parola.
«Non avete intenzione di godere dei vostri diritti coniugali, mio signore?»
Faramir, che si aspettava la domanda, voleva minimizzare l'importanza della cosa.
Voleva che sua moglie credesse che per lui, non fosse poi così importante consumare il matrimonio, pertanto, pacato le rispose.
«Vi avevo già detto che non vi avrei mai obbligata a far nulla contro la vostra volontà e poi, come ho detto, siamo entrambi stanchi e domattina dobbiamo alzarci presto. Cercate di dormite o domattina non riuscirete nemmeno a cavalcare.»
La loro prima conversazione da marito e moglie si era così conclusa.
Nel buio della stanza, Eowyn sentiva solo il battito del proprio cuore ed il respiro dell'uomo sdraiato al suo fianco.
Mentre calde lacrime di sollievo le solcavano il viso, si rendeva conto, che nel bene o nel male, la loro prima notte di nozze era passata.
