La luce del sole appena sorto illuminava debolmente l'inizio del nuovo giorno mentre Eowyn e Faramir, con la benedizione di Re Elessar e della regina Arwen, che avevano augurato loro tanta gioia e serenità per la loro nuova vita insieme, si apprestavano a lasciare Minas Tirith per andare sulle colline dell'Emyn Arnen, dove la loro nuova dimora li attendeva. Gli hobbit, con il loro solito trambusto, avevano deciso di accompagnarli fino al cancello della città, per poi salutarli promettendo loro che sarebbero andati a trovarli sulle colline dell'Ithilien alla prima occasione. Legolas e Gimli, che pure li avevano accompagnati, avevano curato la costruzione e la decorazione del loro nido d'amore, e si auguravano che tutto fosse di loro gusto, mettendosi a disposizione qualora eventuali modifiche o miglioramenti fossero necessari.
Mancava dunque solo Re Éomer da salutare.
«Arrivederci Faramir, grazie di tutto, spero di rivedervi presto.»
«Arrivederci sire. Anch'io spero di rivedervi presto. Non preoccupatevi per vostra sorella, cercherò di non farle mancare nulla e di renderla il più felice possibile.»
«Sono certo di questo. Spero che lei riesca a fare altrettanto per voi.» rispose preoccupato il povero Re, mentre si avvicinava a sua sorella per il temuto addio. Anche lui l'indomani, sarebbe partito con i suoi uomini verso Edoras e, a meno di circostanze speciali, non faceva conto di poterla rivedere a breve.
Eowyn, sebbene avesse ormai perdonato il fratello per il matrimonio combinato, aveva deciso che avrebbe tenuto un atteggiamento distaccato e regale nel salutarlo, così che nessuno potesse dire che lei fosse scoppiata a piangere come una bambina, tuttavia, mentre il momento si avvicinava, la commozione ed il sentimentalismo, si stavano impadronendo di lei.
Fu con un inchino formale, che la bianca dama di Rohan, si prostrava davanti a suo fratello, che a sua volta, avvicinandosi a lei, rispondeva baciandola sulla fronte.
«Vi auguro tutto il bene possibile, sorella mia. Sappiate che tutto ciò che ho fatto, è stato per il vostro bene e per quello della nostra gente, possiate un giorno perdonarmi.»
«Io vi ho già perdonato fratello mio.» rispose lei fra le lacrime, cercando di allontanarsi dal fratello, che la osservava dirigersi verso il cavallo e partire.
«Non piangete Eowyn, lo rivedrete presto.» disse Faramir.
«Non sto piangendo. È la luce del primo mattino che mi arriva agli occhi.» rispose altera, non volendo che suo marito e la piccola scorta di uomini che li avrebbe accompagnati, vedesse la parte fragile di lei che si era esposta in questo frangente, dopotutto, lei era una scudiera di Rohan.
Ad accompagnarli nel tragitto, la Bianca compagnia, così era stata nominata la guardia personale del sovrintendente Faramir e della sua signora, era composta essenzialmente da uomini rimasti fedeli al capitano suo marito, ed alcuni raminghi del nord. Fra loro spiccava la figura del più leale e fidato uomo del principe, il prode Beregond.
«E' la prima volta che vedete l'Ithilien mia signora?» le chiese l'uomo
«Sì Beregond, non sono mai stata in questa parte del regno prima d'ora. La parte più a sud o est che io abbia mai visitato, sono stati i campi del Pelennor durante l'ultima guerra.»
«Capisco. Non vi è molto dell'Ithilien in quei luoghi, mia signora. Di certo apprezzerete la vegetazione e l'aria tipica della vostra nuova dimora.» rispose il ranger, per spezzare il silenzio e cercare di instaurare un discorso per trascorrere le ore di viaggio.
«L'Ithilien è la terra dei boschi scoscesi e dei rapidi torrenti, dei laghi circondati d'erba verde cosparsa di foglie di ninfee gialle. Vi sono inoltre intere distese di erica, ginestra e corniolo. I pini sempreverdi e gli alberi resinosi, come gli abeti, i larici, i cedri e i cipressi, rendono sempre l'aria fresca e profumata. Ovunque c'è abbondanza di erbe e di arbusti aromatici come i tamarischi e i terebinti per esempio. Ci sono anche olivi, lauri, ginepri, mirtilli e il timo oltre a mille varietà di salvia con fiori blu, rossi e verde pallido. La maggiorana, il prezzemolo e le sassifraghe le trovate in pratica ovunque, così come anche i fiori, le primule, gli anemoni, gli asfodeli e i lillà, muschi, rose rampicanti e selvatiche, iris, clematidi, insomma, un vero paradiso.» continuò Faramir.
«Immagino che dopo il passaggio degli Esterling e dei Sudroni durante l'ultima guerra, il terreno sia anche cosparso di cadaveri, non è vero?»
Faramir guardava perplesso la sua sposa, cercando di comprendere dove la sua domanda volesse andare a parare. In suo soccorso, il fedele Beregond.
«Beh, ecco … in realtà sì. Comunque ora sono terre sicure principessa.»
Eowyn osservava rapita tutta quella rigogliosa vegetazione e sentiva la mancanza delle enormi distese di erba verde che accompagnavano lo sguardo fino all'orizzonte nella sua Rohan.
«Siete mai stato a Rohan, Beregond?»
«No, mia signora.»
«Intere distese di erba verde ricoprono il terreno pianeggiante e collinare, di tanto in tanto attraversato da laghetti di montagna. Orde di cavalli selvaggi, liberi, attraversano il territorio e lo sguardo è libero di arrivare a scrutare l'orizzonte senza ostacoli.»
«Sembra magnifico.» rispose il povero ranger, che si sentiva intrappolato in una sorta di scaramuccia fra l'Ithilien e Rohan.
«Lo è.» rispose tristemente lei.
Osgilliath era quanto di più desolante Eowyn avesse mai visto. Persino il fosso di Helm o la stessa Minas Tirith dopo l'attacco di Sauron apparivano in uno stato migliore, tuttavia la frenetica attività che qui si svolgeva, la rendevano stranamente viva e caotica.
Uomini parlavano, gridavano istruzioni, bevevano, ridevano e giocavano a carte, ma, al suo passaggio, improvvisamente ogni attività diventava senza importanza e tutti gli occhi si posavano su di lei. La scrutavano chi con curiosità, chi con indifferenza, altri con sospetto. Evidentemente, i pettegolezzi di città erano giunti fino a qui.
«Eowyn, questa è Osgilliath» cominciò Faramir «antica capitale di Gondor ed ora estremo avamposto ad ovest per la difesa della città di Minas Tirith. In elfico, Osgilliath significa "fortezza della moltitudine di stelle" poiché nel suo edificio più importante, in tempi remoti, era custodito un Palantír, una delle perdute pietre veggenti.»
Mentre le faceva da cicerone, Faramir era smontato da cavallo e la guidava attraverso rovine e percorsi accidentati.
«Vi prego Eowyn, prendete la mia mano. Vi sono varie buche e pietre disconnesse che rendono pericoloso il vostro incedere, mia signora.»
Eowyn non voleva dare l'impressione di essere una delle inutili donnette delicate e incapaci di Gondor, né a suo marito, né tanto meno ai suoi uomini, così si liberò delle mani protettive di Faramir rispondendo:
«Sono benissimo in grado di camminare da sola. Grazie.»
Al povero Faramir, non restava che accettare di buon grado la risposta secca della moglie, che, seppure con difficoltà, si spostava agilmente da una parte all'altra dei resti della città.
Faramir nel frattempo, stava ascoltando le ultime notizie dei suoi uomini rimasti a sorvegliare i confini a sud ed a est. Dopo l'ultima grande guerra, le popolazioni degli Esterling e dei Sudroni, avevano ricevuto una pesante sconfitta ma era possibile che si stessero riorganizzando per rinnovare un attacco a Gondor, per questo motivo, Osgilliath ospitava un presidio fisso di ranger di guardia.
Eowyn era stata lasciata in una zona soleggiata e pulita che fungeva da mensa, dove un ranger, adibito per l'occasione a cuoco, stava preparando il pranzo.
«Mia signora. Per pranzo avremo zuppa di verdura e maiale arrosto con patate, sono di vostro gradimento?»
«Certamente.»
La bianca dama di Rohan si sentiva stranamente a disagio ed inutile in questo posto. Tutti erano molto sospettosi con lei ma anche troppo formali e gentili. Ovunque si sentiva chiamare principessa e vedeva profondi inchini e reverenze quando incrociava la via a qualcuno.
«Posso aiutarvi in qualche modo signore? Altrimenti mi sentirò inutile qui.» chiese infine al cuoco.
«Oh no mia signora. Voi siete una nobile e questi compiti non sono per voi.» disse quasi scusandosi.
«A Edoras mi sono sempre occupata di faccende domestiche, anche se non si può certo dire che io sia una brava cuoca.»
«Davvero? Qui le cose sono diverse. Poi voi siete la moglie del nostro capitano, e non vi sarà permesso toccare neanche un cucchiaio finché rimarrete qui. Vedete, tutti noi abbiamo un debito di gratitudine verso la casata di vostro marito e con lui in particolare. Non è solo il nostro capitano e principe dell'Ithilien, è un grande condottiero che ci ha permesso di rimanere vivi fino ad ora e che ci ha guidato per sentieri sicuri in epoche buie, sfamando noi e le nostre famiglie. Voi non sapete cosa significhi essere un ranger, ma vi assicuro, che nessuno qui permetterà mai che la moglie del capitano Faramir si sporchi anche solo un dito.»
Eowyn pensò fra se e se "Perfetto, morirò di noia!"
Dopo aver pranzato, erano di nuovo a cavallo per l'ultimo tratto di strada fino alle colline dell'Emyn Arnen, dove si trovava la loro casa.
Nonostante Faramir e Beregond cercassero di mantenere viva la conversazione con argomenti qualunque, la mente di Eowyn era attraversata da molti dubbi e domande cui cercava invano di dare una risposta.
Che vita la attendeva?
Come si sarebbe comportato Faramir con lei ora che erano soli?
Cosa si aspettava che lei facesse?
Una leggera brezza si era alzata da sud ed era penetrata sotto il mantello fino ad attraversare il fine strato di stoffa del suo vestito. Eowyn non avrebbe mai saputo dire se fu questo o i suoi cupi pensieri a farle salire un brivido lungo la schiena.
