Casa dolce casa! Erano queste le parole che Eowyn aveva udito da suo zio il Re ogni qualvolta ritornava a Edoras dopo una campagna. Erano le stesse parole che dicevano suo padre, suo fratello, suo cugino al rientro a casa, tuttavia non erano le parole che voleva dire lei oggi, all'arrivo nell'Emyn Arnen.
Il palazzo era elegante e sobrio, in marmo bianco e grigio, immerso nella verdeggiante vegetazione propria di questo luogo. Legolas e Gimli avevano fatto uno straordinario lavoro in poco tempo, eppure, la casa pareva riflettere lo stesso sguardo malinconico e grigio del suo proprietario Faramir.
«Eccoci, siamo arrivati. Ho già dato disposizione di sistemare tutte le vostre cose, pertanto, se volete seguirmi, vi faccio vedere la casa.»
Eowyn aveva accennato un assenso con il capo ed aveva infine seguito suo marito durante il giro di esplorazione, dal primo piano dove c'erano la cucina, il salotto, lo studio e le dispense, al piano superiore dove c'erano le camere.
«Ho dato disposizione di sistemare tutte le vostre cose in questa stanza, spero non vi dispiaccia. La mia si trova dalla parte opposta del palazzo, mentre quella matrimoniale si trova esattamente nel centro.»
«Due stanze separate, è un'usanza di Gondor?»
«No. È un'usanza mia. Non voglio vi sentiate costretta a dormire con me.» rispose tranquillo Faramir.
Eowyn rimase stupita ma non lo diede a vedere e, del resto, si era sentita sollevata nell'apprendere la novità. Dopo aver seguito suo marito su e giù per scale e corridoi, lui si fermò comunicando che il giro era terminato ed Eowyn si ridestò dal torpore nel quale era caduta, adesso cosa doveva fare?
«La cena sarà servita alle sette, se per voi va bene. Ho chiesto alla moglie di un ranger di preparare i pasti e di dare una mano in casa fintanto che le cameriere non saranno arrivate, spero per voi vada bene. Ho anche chiesto di farvi trovare il camino acceso e dell'acqua calda nella vostra stanza nel caso vogliate rinfrescarvi prima di scendere.»
«Grazie mio signore.» rispose Eowyn con un mezzo inchino formale e distaccato, prima di raggiungere la sua camera.
La sala da pranzo, come anche gli altri locali della casa, erano stati decorati ed arredati secondo lo stile del Mark e questo sorprese non poco Eowyn.
Faramir sedeva a capotavola e per Eowyn era stato apparecchiato dall'altro lato del tavolo, fra loro una tavolata di alcuni metri. Una donna, sulla quarantina, molto svelta e con lo sguardo arguto, serviva le varie pietanze.
« Eowyn, questa signora è Lothe, la moglie di Mablung, uno dei miei migliori ranger. Come vi ho detto, si occuperà da sola dei pasti e del resto fino a che non arriverà il personale di servizio.»
«Personale di servizio?»
«Sì. Altre due cameriere per cominciare. Poi, sarà a vostra discrezione decidere se prenderne di nuove, e mandare avanti la casa come meglio vi aggrada.»
«Non pensavo ci fosse personale di servizio mio signore!»
«Pensavate forse che vi avessi sposato per cucinare, lavare, pulire e rammendare, mia signora?» chiese divertito Faramir, accennando con uno sguardo d'intesa a Lothe, che già faticava a contenere una risata.
«È solo che io ... a Edoras ... le cose non funzionavano in questo modo.» si limitò a dire Eowyn giustificandosi, non volendo apparire sciocca ne desiderando gettare discredito sulla sua corte, che si avvaleva dell'aiuto di tante volontarie per mandare avanti le faccende domestiche.
«E come funzionavano le cose, a Edoras? Lothe ed io siamo curiosi.» chiese divertito Faramir.
«Beh, ecco, tutti danno una mano nelle cucine e nelle altre faccende. Era tutto più familiare e con meno regole lassù.»
Faramir e Lothe sembravano non capire ciò che lei stava loro dicendo o forse, fingevano di non comprendere per metterla in imbarazzo, così Eowyn pensava.
La conversazione a cena era in parte proseguita nello stesso modo, con Faramir che le chiedeva questo e quello riguardo alla casa, all'arredamento, ai tessuti e con Lothe, che continuava a scambiare fugaci occhiate interrogative con lui.
Finalmente anche questa tortura si concluse e mentre Eowyn si chiedeva quale altra scocciatura l'usanza di Gondor le imponesse prima di potersi finalmente coricare, suo marito, come leggendole nel pensiero, le disse:
«Lothe vi accompagnerà in camera vostra e vi aiuterà a cambiarvi per la notte. Normalmente io passo nel mio studio gran parte della sera, visto che non dormo molto e che mi piace leggere e dedicarmi ai miei studi, ma se lo desiderate, possiamo passare del tempo insieme nel salotto.»
«Vi chiedo di perdonarmi, ma sono molto stanca e se per voi non è un problema, preferisco ritirarmi.» rispose mentendo Eowyn, giacché non aveva nessuna voglia di trascorrere del tempo sola con suo marito.
«Andate pure a dormire. Se doveste aver bisogno di qualcosa, non esitate a chiederlo a Lothe o a me. Vi auguro la buonanotte, mia signora.»
E con un inchino, lasciò la sala da pranzo.
Fu quindi Lothe a parlare mentre la accompagnava nella stanza
«Il capitano Faramir si diletta a tradurre poesie e racconti dall'alto elfico in linguaggio corrente. Non chiedetemi come faccia o che cosa ci trovi nel farlo, perché davvero non saprei cosa rispondervi.»
«Conoscete da molto mio marito?»
«Da circa una decina di anni. Da quando ho sposato il mio di marito. Certe volte, si fermava da noi a cena ma penso che ora non lo farà più giacché qui ci siete voi. È una brava persona oltre che un ottimo comandante. Siete una donna fortunata. Mi ha dato disposizione finché starò qui, di assecondare ogni vostro desiderio. Non è da tutti i mariti fare questo, ma forse per voi a Rohan le cose sono diverse.» rispose la donna con aria saccente mentre le pettinava i capelli.
«A Rohan, ogni marito compiace la moglie e viceversa.»
«Come a Gondor quindi. Lui invece è diverso, compiace la moglie senza ricevere niente in cambio.»
Detto questo, prima che Eowyn potesse ribattere qualcosa, la donna l'aveva lasciata già sola nella sua stanza a rimuginare su quest'ultima affermazione.
Nel frattempo qualcun altro aveva la mente impegnata in cupi pensieri, che gli rendevano impossibile continuare con le sue letture ed i suoi studi, Faramir.
Aveva immaginato che i primi tempi del suo matrimonio non sarebbero stati facili, ma, di certo, non immaginava che sua moglie adorasse tanto la solitudine. In tutto il giorno, l'aveva allontanato di continuo, cercando di rimanere in sua presenza solo dove strettamente necessario. Forse aveva bisogno di più tempo per abituarsi a lui, dopotutto nella sua vita era cambiato tutto.
Aveva promesso che avrebbe cercato di renderla felice in ogni modo possibile, e a ciò si sarebbe attenuto, anche a costo di starle lontano.
L'alba era spuntata di nuovo ad est ed un nuovo giorno cominciava anche nell'Ithilien.
La governante della sua nuova casa, Lothe, con il suo solito atteggiamento sfrontato ed insolente, aveva aiutato Eowyn a lavarsi e pettinarsi, anche se non era per niente necessario, indugiando nell'osservare la magrezza e la bianca carnagione della sua padrona, non proprio tipiche fra le donne di Gondor.
Faramir nella sala da pranzo, attendeva già la sua signora.
«Buongiorno Eowyn, spero che una buona notte di sonno vi abbia rigenerato dalle fatiche di ieri.» chiese come sempre premuroso.
«Sì. Grazie mio signore. Tutto è perfetto qui.»
«Sono contento di sentirvelo dire. Pensavo, visto che mi sono stati concessi alcuni giorni per licenza matrimoniale, di portarvi a conoscere l'Ithilien, la terra dove d'ora in avanti abiterete.»
«Se così compiace al mio signore.»
«Non deve compiacere me, ma voi. Se non lo desiderate, possiamo rimanere qui a casa, a passeggiare per il giardino oppure davanti al camino. Scegliete voi, per me passare del tempo con voi è piacevole indipendentemente da dove sia trascorso.»
Eowyn si era appena resa conto che la presenza di suo marito sarebbe stata una costante in questi giorni, pertanto, rassegnata, decise di accettare la prima offerta, almeno così pensava, sarebbe stata in grado anche di allontanarsi dall'invadenza di Lothe e dalle sue battutine taglienti.
L'Ithilien era una terra molto vasta e si stendeva da nord a sud nell'estrema parte ad ovest del regno di Gondor. Durante la guerra era stata pesantemente danneggiata, ma, nonostante questo, rimaneva un posto incantevole.
Faramir, aveva avuto cura di mostrarle tutto, facendole da cicerone durante tutte le escursioni, mostrandole sia il buono che vi era in questo luogo che piano si stava risvegliando, sia le zone dove ancora era rimasto il male. Il pensiero di Eowyn, durante queste gite, andava sovente ai due piccoli hobbit, Frodo e Sam, che per la salvezza di tutti, avevano attraversato da soli queste terre piene di pericoli, per poi ritrovarsi faccia a faccia con il signore del male, Sauron.
Faramir, invece, si ritrovava a pensare a come la sua vita, nel giro di poco più di un anno, fosse cambiata inaspettatamente. Prima la morte di Boromir, poi le invasioni del nemico sempre più frequenti e le innumerevoli morti alle quali aveva assistito, poi la pazzia di suo padre che si era infine suicidato buttandosi dalla cittadella, per non parlare infine di Eowyn, sua moglie. Non esisteva sulla terra di mezzo altra persona che lui amasse di più e che tuttavia, lo rendesse maggiormente infelice e triste. Fin dal loro primo incontro, nelle case di guarigione, era stato attratto dalla sua malinconia e dalla sua testardaggine e, spesso, parlando e camminando con lei, si era ritrovato a pensare che la sua vita fosse stata simile alla sua e che forse, quali compagni di sventure, fra loro sarebbe potuta nascere una bella amicizia. Così era stato all'inizio, ma poi, da parte sua, era arrivato anche l'amore e quando si era trovato di fronte la possibilità del matrimonio, non aveva esitato ed aveva colto quest'opportunità, non rendendosi conto però, che avrebbe portato lui e la sua sposa, all'infelicità.
Eowyn gli aveva detto che la loro amicizia sarebbe finita se lui non avesse annullato il loro matrimonio e non aveva mentito. Lei non riusciva a perdonargli di averla strappata alla sua famiglia, ai suoi amici, al suo sogno d'amore per Aragorn e, non importava quanti sforzi Faramir avesse fatto, lui sarebbe stato sempre secondo nel suo cuore, se non addirittura più in basso.
«Con l'inizio della prossima settimana, dovrò ricominciare a pattugliare i territori con i miei uomini, oltre ad incontrarmi con il Re per il consiglio, pertanto, rimarrete sola durante il giorno. So per certo che questo non vi creerà nessun problema, anzi, vi renderà felice, perché mi sono accorto che la mia presenza impostavi questa settimana, vi ha infastidito ed annoiato.»
«Il mio signore si sbaglia. La sua presenza non è stata né l'una né l'altra cosa. Ho solo bisogno di abituarmi alla mia nuova vita.» rispose diplomaticamente Eowyn, sapendo di mentire.
«Sappiamo entrambi che non è così. Sono consapevole che la mia presenza vi disturba e forse vi ripugna addirittura. Vorrei che almeno non ci fossero menzogne fra di noi e che, nel bene e nel male, ci dicessimo sempre la verità.»
«Certo mio signore.»
«Nei prossimo giorni arriveranno da Gondor le nuove cameriere, così potrete istruirle con calma sui loro doveri come meglio vi aggrada.»
«Vi ringrazio molto, ma non erano necessarie.»
«La nostra casa non è certo un castello, ma è abbastanza grande da essere troppo per Lothe sola. Vedrete che, almeno in questa decisione, ho avuto una buona idea.»
Eowyn, non avrebbe saputo dire il perché, ma dubitava che l'avere altre due estranee nella sua casa sarebbe stata una grande idea, ma non disse niente, aspettando di vedere come si sarebbe evoluta la faccenda.
I giorni dopo al rientro al lavoro di suo marito, trascorrevano circa tutti nello stesso modo, Faramir usciva sempre presto alla mattina e lei non aveva modo di vederlo, giacché, dormendo in stanze separate, lei non si svegliava alla sua partenza e lui non la faceva svegliare. La sera rientrava tardi e sovente, quando il giro era stato più lungo del necessario, mangiava da solo o affatto, ritirandosi nella sua stanza dopo un breve saluto. Eowyn occupava il suo tempo, dando istruzioni al personale di servizio, curando personalmente il giardino, o recandosi da sola a cavallo in ispezione nell'Ithilien, destando la preoccupazione di suo marito, che non desiderava che sua moglie andasse in giro da sola per territori non conosciuti ed ancora potenzialmente pericolosi.
Spesso, Faramir, era invitato a corte dal Re in via ufficiale a Minas Tirith ed in quelle occasioni, Eowyn era più che lieta di accompagnarlo, dicendo che era un'ottima occasione per andare a trovare la regina, quando in realtà, la sola cosa che desiderava era quella di rivedere Aragorn e rompere con la monotona vita nell'Emyn Arnen che le stava ogni giorno più stretta.
Durante le sue visite a corte, non poteva fare a meno di invidiare una volta di più la regina, che nel frattempo, era rimasta incinta del suo primo figlio, e che di certo ben presto, avrebbe avuto un'ottima occupazione a riempirle le giornate, mentre lei, a stento faticava a trovare qualcosa con cui trascorrere il tempo. Non poteva far a meno di pensare come sarebbe stato essere al suo posto, sposata con Aragorn ed in attesa di suo figlio. Pensava a com'era bello amare una persona ed essere riamati e trascorrere il resto dell'esistenza al suo fianco come moglie, gioia di cui sia lei che Faramir erano stati derubati, principalmente perché lei non riusciva a ricambiare l'amore di suo marito, che a poco a poco, pareva rendersi conto di quanto fosse stata avventata e stupida l'idea di sposarla. A volte si stupiva di questi suoi pensieri e, sebbene all'inizio fosse stata in collera con Faramir, ora era riuscita a capirlo, poiché aveva compreso che a volte l'amore, può renderti cieco davanti a qualsiasi cosa e può farti agire nel modo più stupido e insensato. Ora lei era solo triste, dispiaciuta e rassegnata al fatto che fra loro non si sarebbe mai venuta a creare quell'intesa tipica delle coppie felicemente sposate ed innamorate, che coronano sovente la loro unione, con la benedizione di una prole. Non aveva mai pensato ad una propria famiglia, ad un marito, né tanto meno a un figlio prima della guerra, ma ora, aveva le prime due, che le piacesse o no, e non le sarebbe dispiaciuto avere anche la terza. Inoltre, come se non bastasse, da qualche tempo, assieme all'insolenza di Lothe, era anche costretta a sopportare le risatine ironiche e di scherno delle sue due cameriere, Losille e Gwen, che, mentre facevano il bucato, o mentre sbrigavano le faccende domestiche, si burlavano di nascosto di lei e del suo strano rapporto con il marito.
Un giorno per caso, aveva udito non vista, la loro conversazione
«Anche stanotte hanno dormito in camere separate.»
«Ti sorprendi ancora? Ormai sono più di cinque mesi che va avanti così.»
«Non so come faccia il padrone a sopportarla. Se fossi stata io suo marito, l'avrei costretta con la forza a dormire con me, altro che lasciarla da sola nella speranza che le passi quell'infatuazione per il Re.»
«Già. E poi il capitano Faramir è così bello, colto, generoso, buono.»
«Secondo me, questo matrimonio non durerà ancora per molto.»
«Secondo me tu ci speri. E magari speri anche che dopo aver ricacciato sua moglie ad Edoras, il padrone decida di risposarsi con te.»
«E che cosa ci sarebbe di male scusa? Io di certo sarei una moglie migliore. Per cominciare, farei l'amore con lui tutte le sere, anzi no, tutte le ore. Molto spesso me lo sogno sai? Lui così appassionato e virile! Mi toglie i vestiti e mi fa sua sul pavimento della loro stanza matrimoniale.»
«Secondo me sogni ad occhi aperti.»
Eowyn, che molto spesso ascoltava non vista questo tipo di discorsi, avrebbe voluto trapassarle da parte a parte con la propria spada. Di certo loro non sapevano nulla dell'amore vero, quello che lei provava per Aragorn.
Certo era, che molte volte, mentre si trovava da sola e aveva modo di riflettere, si rendeva conto che c'erano molte cose strane nel suo matrimonio, come per esempio il fatto che Faramir passasse gran parte dalla giornata lontano da lei.
Eowyn sapeva di non essere una moglie ideale, stava imparando ad essere educata e premurosa come lui era solito fare con lei, ma non riusciva ad aprirsi completamente a lui nello spirito e, meno che meno con il corpo.
Anche la faccenda delle camere separate le destava sospetto. Erano oramai alcuni mesi che erano sposati e suo marito, non aveva tentato nessun approccio amoroso nei suoi riguardi, solo casti baci una volta ogni tanto, ai quali lei rispondeva con casti baci a sua volta. Che cercasse soddisfacimento ai suoi istinti maschili altrove, magari fra le braccia di qualche prostituta o magari, proprio fra le braccia di una delle sue cameriere, magari proprio nella loro stanza?
Questi pensieri la turbavano senza motivo e spesso si chiedeva se era pronta a far cambiare queste cose o se, tutto sommato, le stava bene continuassero così, in fondo in tal modo, poteva sempre avere la sua libertà e la solitudine a lei cara, ove si rifugiava per coltivare il suo amore proibito.
