Una settimana era trascorsa da che Eowyn, travestita da uomo, aveva raggiunto gli uomini di suo fratello accampati nel Pelennor ...

Tra i soldati distribuiti nel campo, regnava l'incertezza e la curiosità di avere notizie precise sulla loro missione.

«Quanto credete dovremo rimanere qui accampati secondo voi?»chiese un soldato

«Non lo so. Forse stanno ancora decidendo dove mandarci.»gli rispose un altro.

Eowyn era rincuorata dal fatto che fino ad ora era andato tutto liscio e nessuno l'aveva riconosciuta, in caso contrario, sarebbe stata portata al cospetto di suo marito che l'avrebbe rimandata a Minas Tirith in men che non si dica.

Nel suo cuore sapeva di aver mentito ad Arwen e a Lothe, circa le motivazioni che l'avevano spinta a raggiungere le truppe. Era vero che desiderava lottare per la sua gente, ma se era qui, era per poter dimostrare ancora una volta il suo valore in battaglia e allontanarsi dalla vita insulsa e noiosa che si conduceva in città, oltre al fatto, che avrebbe potuto stare vicino ad Aragorn, anche se di nascosto, in incognito.

«Guardate, si sta avvicinando qualcuno!»

«È re Éomer!»

«Eorlingas! Ci è stato affidato l'incarico di proteggere il confine est con gli elfi ed i nani. Partiremo domani alle prime luci dell'alba. Alcuni di voi, rimarranno invece qui ad infoltire le truppe di Gondor che andranno a sud. Che ognuno di voi abbia fortuna e riporti la vittoria!» disse Éomer rivolgendosi alle sue truppe.

Eowyn era decisa a seguire Aragorn, al quale sarebbe toccato il comando delle truppe dirette a sud, pertanto, si offrì volontaria a rimanere a Minas Tirith come supporto agli uomini di Gondor, tuttavia, data la sua costituzione esile e la sua agilità, fu scelta da Beregond, per le truppe dei ranger dell'Ithilien, gli uomini di suo marito, che avevano l'incarico di andare in avanscoperta.

Eowyn si era resa conto, che il suo sogno di essere al fianco di Aragorn, sarebbe rimasto solo un'illusione. Aveva cercato di cambiare compagnia, ma alla fine, per non destare troppi sospetti e non dare troppo nell'occhio, si era rassegnata ad andare con i ranger nell'Ithilien.

Conosceva suo marito Faramir abbastanza bene da sapere che era un bravo capitano e un abile combattente, ed era sicura che sotto il suo comando, sarebbe stata protetta come lo era stata finora nella sua casa, tuttavia, doveva stare più attenta che non se fosse riuscita ad andare con gli uomini di Re Elessar. Gli uomini di suo marito erano inferiori di numero e la maggior parte di loro, la conosceva già.

«Accidenti, camminiamo da quasi una settimana, non facciamo altro che camminare da un posto all'altro, avanti ed indietro senza sosta Ho i piedi a sangue e inoltre le gambe non mi reggono più!» commentò un soldato dopo la strenua marcia del giorno.

«Dimentichi che siamo in avanscoperta e il nostro compito è di individuare possibili imboscate o tranelli del nemico per poi ritornare indietro ad informare il resto delle truppe di Re Elessar. È ovvio che dobbiamo camminare!» rispose un altro uomo di Rohan.

«Sarà, ma a me questo compito non piace per niente. Perché non possiamo usare i nostri cavalli per muoverci, saremmo più veloci e meno indolenziti»

«E sareste rumorosi e rintracciabili come una mandria di bufali.»rispose un ranger dell'Ithilien.

«Forza uomini del Mark, muovete quelle gambe o domattina saremo ancora qui!» intimò agli uomini Beregond, braccio destro di Faramir, veterano di molteplici battaglie, che non perdeva occasione di rimproverare la lentezza agli uomini del Mark, poco abituati a spostarsi a piedi, e non a caso conosciuti come uomini dei cavalli.

«Davvero una grande idea portarci appresso questi uomini del Mark, Faramir» disse rivolgendosi al suo capitano.

«Sai che non ne è stata una mia idea. Questi sono stati gli ordini del Re e non ho potuto rifiutare.»

«Già, ma il Re sa poco o nulla di noi. Avrebbe dovuto lasciar decidere a te se prendere altri uomini o meno e soprattutto quali»

«Ma non l'ha fatto. Inoltre, credo che abbia avuto ragione. Dopo le battaglie a Osgilliath, nel Pelennor e nel Morannon, eravamo rimasti troppo in pochi a fronteggiare questa nuova minaccia. Compagni in più non possono che aiutarci a svolgere meglio questo nuovo incarico.»

«Sarà, ma avrebbe potuto scegliere uomini di Gondor anziché questi armadi ambulanti di Rohan. Noi siamo veloci e silenziosi e loro, abituati a muoversi a cavallo, sono pesanti e rumorosi, oltre che lenti, e ci faranno scoprire in men che non si dica»

«Il tuo compito è di addestrarli e prevenire che ciò accada, e non ho intenzione di sentire altre lamentele in merito, si tratta di una dozzina di uomini dopotutto.»

«Come volete capitano Faramir, cercherò di fare del mio meglio.» rispose suo malgrado Beregond

«Già che ci sei, prendi tre dei migliori ranger a fa in modo che ognuno di loro ti aiuti a tenerli d'occhio, non voglio che ci siano incidenti fra gli uomini. Siamo alleati, ma credo che la maggior parte di noi abbia la tua stessa opinione degli uomini di Rohan.»

«Sarà fatto capitano!»

Dalla loro partenza dal Pelennor, fra gli uomini di Faramir non si era ancora creata la giusta collaborazione e fiducia che il loro capitano avrebbe auspicato e tuttavia, lui non poteva biasimare i vecchi ranger per questo, avere dei nuovi compagni creava dei problemi anche a lui.

Anche ad Eowyn erano palesi le differenze fra la sua gente ed il corpo dei ranger: i secondi erano costituiti da un'élite di soldati di Gondor e la loro particolarità di muoversi in maniera esperta su terreni insidiosi, di essere silenziosi e di osservare il nemico, intervenendo se necessario con attacchi precisi e veloci, li rendevano senza eguali nella terra di mezzo, e, non a caso, il loro addestramento, completo e difficoltoso, richiedeva anni interi di dedizione e duro lavoro.

Per Eowyn questo costituiva una nuova sfida con se stessa e uno stimolo necessario per continuare a procedere su terreni difficoltosi e pericolanti. Aveva perfezionato in questa lontananza da casa di due settimane, l'arte del sapersi camuffare e con sua meraviglia, si era resa conto che anche alcuni dei più fidati compagni d'armi di suo zio che la conoscevano fin da quando era una bambina, non l'avevano riconosciuta, merito anche del fatto, che sul volto, portava una maschera. Aveva scelto per se il nuovo nome di Elfwin, che aveva assonanza con il proprio e aveva già pensato ad una storia plausibile da raccontare qualora qualcuno le avesse fatto domande sul suo passato.

Secondo sua invenzione, Elfwin di Alburg era l'ultimo figlio di un alfiere del Mark ed aveva partecipato alla guerra dell'anello per vendicare la morte dei suoi fratelli maggiori e di suo padre, avvenuta per mano degli orchi. Aveva ricevuto diversi colpi al volto ed alla bocca e per questo motivo, parlava di rado e non si faceva vedere a volto scoperto.

Questa storia l'aveva inventata appositamente per fare in modo che i suoi compagni d'armi avessero chiaro il motivo del perché fosse taciturna, e del suo costante uso della maschera e cappuccio sopra il viso, e, fino ad ora, aveva sortito l'effetto sperato.

Altri giorni erano trascorsi tra i ranger e, sebbene la compagnia di questi uomini così taciturni e diffidenti fosse tutt'altro che piacevole, in compenso il meraviglioso paesaggio che si palesava davanti agli occhi di Eowyn e ad agli uomini di Rohan, ricompensava della fatica e della nostalgia di casa.

Dodici erano i discendenti di Eorl che erano stati scelti per unirsi ai ranger, oltre ad Eowyn(che si faceva passare per Elfwin), vi erano Folcred, Éofor, Déor il grosso, Wulf, Goldwine, ed altri che Eowyn non aveva ancora imparato a riconoscere. I nomi dei ranger erano più difficili da sapere, in quanto questi ultimi non si mescolavano con gli uomini di Rohan, preferendo di gran lunga conversare e accamparsi fra di loro.

Oltre a suo marito Faramir, che Eowyn fingeva di non conoscere affatto, e che chiamava il "capitano della compagnia dei ranger" per risultare il più distaccata e formale possibile, vi era Beregond, un altro ranger difficile da dimenticare: su di lui si diceva che aveva prestato servizio praticamente da sempre, partecipando a battaglie fin dalla sua giovane età, prima a servizio della cittadella, poi di Boromir, fratello maggiore di Faramir, e poi, al fianco di quest'ultimo. Era indiscussa la sua lealtà verso il suo signore ed i suoi uomini, ed era ammirevole l'impegno che metteva nell'adempiere ai suoi compiti, cui rientrava anche il loro addestramento.

C'erano infine Anborn, Damrod, Mablung e Madril, quattro prodi figli di Gondor cui era affidato il compito di sorvegliare i "giovani virgulti del Mark" come amavano chiamarli per scherno, e un'altra cinquantina di altri ranger: questa era la compagnia che si apprestava a lasciare i terreni di Gondor per addentrarsi in quelli del nemico.

«Ci siamo fermati, forse siamo arrivati» disse Folcred

«Ne dubito...» rispose Eowyn

«Magari vogliono farci riposare e fare uno spuntino!» aggiunse speranzoso Déor

«Sempre a pensare al cibo tu..» intervenne Goldwine

«Senti chi ha parlato, il cacciatore di gonnelle!»

«State zitti! Stanno arrivando Anborn ed Damrod»

«Bene, bene...stavate chiacchierando, quindi non siete stanchi...» disse Damrod.

«Approfitteremo di questa sosta per insegnarvi a tirare con l'arco, visto che voi "giovani virgulti del Mark" è risaputo non siate molto abili» proseguì Amborn

Wulf, il più irruente e sensibile del gruppetto di Rohan, incline a scaldarsi per un nonnulla, era già indispettito da questa esclamazione ed a stento i suoi compagni riuscirono a zittirlo e trattenerlo dall'aggredire i due ranger.

Rispondeva a verità che gli uomini dei cavalli non fossero abili con l'arco, così Eowyn rimase impressionata nel constatare l'abilità dei suoi insegnanti con frecce alla mano ed ancora più incline a seguire i loro insegnamenti, dato che fino ad allora, nessuno le aveva mai insegnato nulla del mestiere della guerra.

Poco lontano, Faramir e Beregond, si scambiavano opinioni sull'accaduto.

«Alcuni di loro sembrano non abbiano mai messo le mani su un arco e che a malapena sappiano che si usa per lanciare le frecce!» aveva cominciato Beregond.

«Non essere così duro con loro, in fondo si stanno impegnando, e la lunga marcia a cui li abbiamo sottoposti prima, avrebbe messo a dura prova chiunque.»rispose Faramir

«Può darsi, comunque non credo diventeranno mai dei bravi ranger ed inoltre …»

«Inoltre cosa?»

«Alcuni di noi non si fidano di loro e non vogliono averli come compagni d'ami, in quanto li reputano inadatti per essere dei ranger, non importa quanto addestramento facciano. Credono che voi, mio signore, li abbiate arruolati fra le nostre fila a causa di vostra moglie, che è una Rohirrim.»

«Come ho detto non è stata una mia idea averli qui, tanto meno lo devono al fatto che mia moglie è del Mark, che assurdità. Tuttavia, visto che sono qui, faremo del nostro meglio per farli ambientare, siamo d'accordo?»

«Certo capitano!»

La marcia era stata snervante e l'utilizzo dell'arco le aveva indolenzito anche i pochi muscoli che non le dolevano ancora, tuttavia Eowyn era felice di aver imparato qualche nuova arte da mettere in pratica per sconfiggere il nemico e, chi lo sa, magari anche per incantare Sire Aragorn con qualche nuova prodezza!

A questo pensava mentre con gli altri suoi compagni consumava il pasto, in una radura poco distante dal resto dei soldati di Gondor.

All'improvviso, il suono delle risate, anche se contenute degli uomini di Faramir, giungeva alle loro orecchie, rendendo impossibile non voler scoprire il motivo di tanta ilarità: uno dei ranger stava imitando l'incedere e l'uso dell'arco da parte di Déor il grosso. Wulf, che per tutto il giorno aveva resistito alle provocazioni, si era già precipitato nel bel mezzo della rappresentazione ed aveva assestato un pugno all'improvvisato attore. Inutile dire che da un pugno si era passati ad un insulto e quindi ad un altro pugno ed alla rissa con profondo disappunto di Beregond e degli altri quattro ranger che erano rimasti impassibili di fronte alla vile rappresentazione.

«Cosa sta succedendo qui?» tuonò Faramir avvicinandosi agli uomini.

Alla voce del loro capitano, tutti gli uomini smisero di lottare fra di loro.

«Cosa sta succedendo qui?» domandò nuovamente Faramir scandendo bene le parole e insinuandosi nel mezzo del gruppo che stava lottando poco prima.

«Sta succedendo che i vostri uomini non hanno alcun rispetto per la mia gente e ci stavano insultando, capitano!» rispose Wulf

«Tu sei Wulf, giusto?» chiese Faramir.

«Si mio signore.»

«Sta dicendo il vero, Damrod? Schernivate i soldati di Rohan?» chiese Faramir al suo uomo.

«Stavo solo imitando uno di loro ma non volevo assolutamente mancare di rispetto, capitano. Loro si muovono esattamente in quel modo, stavo rappresentando la verità e se proprio devo dirla tutta, non trovo giusto che li abbiano fatti venire con noi ranger, sono del tutto inadeguati.»

Faramir ascoltava apparentemente indifferente la risposta del suo sottoposto e fu solo quando gli rispose che si capì che era profondamente alterato e turbato, infatti, pur mantenendo il suo solito tono calmo e pacato di parlare, aveva assunto un'espressione severa e buia.

«Quello che dici probabilmente è vero, tuttavia, questo è stato un ordine di Re Elessar in persona e gli ordini non si discutono. In secondo luogo sarà pur vero che gli uomini del Mark non sono dei ranger, ma hanno tante buone qualità che noi non possediamo e credo che faremmo tutti bene ad imparare da loro alcune tecniche di combattimento a mani nude che ho visto usare loro, e che potrebbero ritornarci molto utili. Ultima cosa, se un fatto del genere dovessi ripetersi, non esiterò a mettervi tutti sulla forca con le mie stesse mani. Sono stato chiaro?»

Il discorso del capitano non ammetteva un no come risposta e ben presto ogni uomo della compagnia, che fosse di Rohan o di Gondor, aveva imparato la lezione ed era ritornato al suo giaciglio.