Eowyn si trovava a Minas Tirith nel giorno del suo matrimonio, ma tutto era diverso, dal colore del cielo, al suo abito, alle persone intorno a lei che non conosceva. Suo marito si avvicinava a lei durante la cerimonia, ma lei non riusciva a vederlo in volto poiché lui portava una maschera. Era alto ed in sua presenza Eowyn si sentiva al sicuro e felice, come mai le era capitato in vita sua. Ben presto la cerimonia era finita e lei e il marito avevano danzato insieme, fino a quando, prendendola dolcemente per un braccio, lui l'aveva condotta in un posto isolato. L'uomo mascherato aveva cominciato a baciarla, dapprima dolcemente e poi con passione, mentre a poco a poco, con le sue mani, le accarezzava il corpo che diventava sempre più caldo sotto i suoi sguardi e le sue carezze. Eowyn sentiva delle sensazioni mai provate fino ad ora e a cui non sapeva dare un nome, ma che la facevano sentire avida di avere sempre di più. Il suo corpo era rovente e cedevole sotto il tocco di quell'uomo che ora, con più urgenza, aveva cominciato a slacciarle la veste nuziale. Una mano scivolava lentamente sulla sua pelle nuda all'altezza del seno mentre l'altra ..
BANG!
Un rumore improvviso destò il sonno di Eowyn.
«Ben svegliato ragazzo! Dovevi essere molto stanco. Sono ore che il campo è in fermento e si prepara alla battaglia e tu non ti sei nemmeno girato!» le disse Nestadîr
«È così tardi? Che ore sono?»
«Non preoccuparti, è appena l'alba. Non saremo in partenza che fra un'ora. Hai tutto il tempo di prepararti con calma e mangiare qualcosa. Tieni!» le rispose il guaritore passandogli del pane ed una bevanda aromatica.
Il paesaggio, mentre andavano a sud, diventava sempre più aspro ed anche sempre meno verdeggiante. Intere distese di arbusti spinosi erano la vegetazione predominante nei territori nemici, oltre a sabbia e rocce.
Anche l'aria, frizzante e profumata nell'Ithilien, era stata soppiantata da forte umidità e calore in queste zone, tanto da rendere ancora più faticosa la marcia degli uomini del principe Faramir.
Eowyn osservava da lontano con attenzione suo marito scambiare parole con il suo braccio destro, Beregond, entrambi con espressioni preoccupate e severe, ma era troppo distante per capire di cosa stavano parlando.
«Non ero mai stato tanto a sud.» disse Faramir al suo uomo di fiducia.
«Nemmeno io. Avevo sentito dire che queste zone erano inospitali, ma non avrei mai pensato che ci fosse così poca vegetazione.» rispose Beregond
«Già. Tutto ciò ci rende non solo l'avanzata più difficile, ma anche più pericolosa. Non ci sono molte radure ove nascondersi qui e siamo alla completa mercé del nemico.»
«Forse dovremmo tornare indietro, che ne dici?»
«Non possiamo. Abbiamo ordini. Dobbiamo raccogliere quante più informazioni possibili. E comunque, laggiù si vede una piccola oasi. Sicuramente il nemico avrà studiato per noi qualche trappola. Dobbiamo tenerci pronti a contrattaccare se necessario. Avverti gli uomini di stare in guardia.»
Detto questo, il gruppo di ranger si stava avvicinando a quella che sembrava una postazione nemica. Vi erano ruderi in argilla ed alcune piante grasse, oltre ad una sorta di lago, ma il posto, sembrava deserto, almeno in apparenza.
Ben presto, l'uomo al fianco sinistro di Faramir cadde a terra, colpito da un dardo avvelenato, subito seguito da un secondo ed un terzo uomo.
Non si riusciva a capire da dove venissero lanciati, in quanto non si vedeva nessuna figura umana nelle vicinanze. Pochi passi da loro sulla sinistra, un'enorme roccia sporgente con della vegetazione e fu così che Faramir ed i suoi uomini, improvvisarono una linea di trincea li dietro, dove sarebbero rimasti di guardia in attesa di scoprire da dove giungessero gli attacchi.
Alcune ore erano passate ed il caldo e l'umidità avevano fiaccato la resistenza degli uomini, che, per fortuna, non indossavano armature pesanti come era in uso nella cittadella.
Eowyn dava come sempre una mano a Nestadîr a ricucire e medicare ferite, e finalmente giunse anche il turno di Faramir.
Sedeva accanto a Beregond con il quale conversava in maniera seria e preoccupata con una mappa ai suoi piedi. Era così concentrato su quanto stava dicendo al suo braccio destro, da non accorgersi di Eowyn, che nel frattempo si era avvicinata loro.
«È ora del cambio delle bende, Faramir» disse Beregond scostandosi dal capitano e lasciando il suo posto ad Eowyn con le sue bende ed i suoi medicamenti.
Faramir nel frattempo, si era tolto la camicia, ma continuava ad osservare la mappa non prestando attenzione a Eowyn ed alle sue cure, continuando la conversazione di poco prima.
«Deblung dovrebbe aver già raggiunto gli uomini di Re Elessar e dovrebbe essere già di ritorno. Noi, in queste condizioni non possiamo avanzare ancora. Quella maledetta oasi è una roccaforte ben sorvegliata ed armata. Non riusciremo mai ad attaccarla senza essere visti, e con quei dannati dardi avvelenati, saremo tutti morti prima che uno solo di noi riesca ad abbattere le difese nemiche e ad entrare la dentro.»
«Io dico di tornare indietro. Non possiamo stare qui in eterno. Gli uomini si stanno indebolendo ed inoltre le nostre riserve di acqua non dureranno ancora per molto.»
«Dobbiamo attendere notizie dagli altri eserciti prima di decidere una via d'azione. Non sappiamo se il nemico ha già spostato altrove il grosso delle sue truppe o queste si trovano ancora a sud. Quando Deblung sarà di ritorno, decideremo il da farsi.»
«Certo capitano!»
Entrambi erano rimasti in silenzio ed osservare Eowyn che con calma puliva e rifasciava le ferite di Faramir.
«E così il vecchio Nestadîr ha trovato il suo degno erede.» disse Beregond.
«Così pare. Stiamo parlando di voi, sapete Elfwin?» rispose Faramir.
Eowyn non voleva rispondere per paura di essere riconosciuta, così, alzò la testa in segno di sorpresa, indicando se stessa con il proprio dito indice.
«Si stiamo parlando di voi!» disse Beregond, e poi, rivolgendosi a Faramir:
«Non dirmi che è muto»
«No. Durante la guerra dell'anello è stato colpito al volto e a quanto pare fa fatica a parlare.»
Entrambi ora la stavano guardando con tristezza e comprensione e poi, tutto d'un tratto, la loro attenzione fu attratta da grida poco distanti dove Deblung, il ranger che era stato mandato a dare informazioni a Re Elessar e a riceverne, era ritornato.
« Deblung, avanti, siediti. Bevi qualcosa e riprenditi dalla fatica.» gli intimava il capitano
«Non è necessario, mio signore. Porto un messaggio da parte di Re Elessar, che vi chiede di penetrare più in profondità nei territori nemici. Gli eserciti di Gondor e Rohan, non stanno riportando grandi vittorie ed il Re vuole sapere se il nemico ha dispiegato tutta la sua potenza armata o questo è solo l'inizio. Confida nella vostra grande esperienza ed in quella dei vostri uomini per assolvere a questo gravoso compito.» rispose Deblung.
«Hai comunicato la nostra esatta posizione e la resistenza che abbiamo incontrato fino ad ora, giusto?»
«Certo, mio signore! Non ho tralasciato alcun particolare.»
«Molto bene. Ora va dagli altri e fatti dare da mangiare e da bere e cerca di riposare un po'.»
Deblung ringraziava e lasciava Faramir e Beregond pensierosi e preoccupati.
«La situazione degli altri a quanto pare non è migliore della nostra.» disse Faramir
«Già. Ma almeno loro sono un esercito e noi solo ... quanti? Quaranta uomini? Senza contare il calore e l'umidità di queste terre!» rispose Beregond
«Dobbiamo trovare il modo di abbattere le difese di quel villaggio Haradrim»
«Non dirai sul serio! Hai visto che fine hanno fatto quei due poveretti trafitti da quei dardi infernali!»
«Hai sentito gli ordini del Re, Beregond!»
«Già, ma il Re non è qui! Siamo noi quelli che muoiono e patiscono caldo e sete»
«Non proseguire oltre Beregond. Sai bene che potresti essere accusato d'insubordinazione per aver parlato in questo modo.» gli disse Faramir, indicando con il capo la presenza di Eowyn che non aveva mai lasciato il loro fianco.
Beregond, che pareva essersi accorto solo ora della presenza di Elfwin continuò.
«Che cosa dovremmo fare allora? Quanti di noi moriranno domani? Sai che ti seguirei sino all'inferno se fosse necessario, ma correre incontro la morte senza alcuna speranza è stupido e senza senso»
«Per questo motivo dobbiamo studiare un piano, uno buono in effetti.»
Eowyn, nel frattempo, aveva ultimato la medicazione ed ora era di ritorno al suo posto, vicino a Nestadîr, che, spinto dalla curiosità, si era subito avvicinato a lei in cerca di notizie.
«Allora, cosa si dice fra i capi?»
Eowyn non voleva fare la spia, anche se il vecchio guaritore era pur sempre un amico di vecchia data di Faramir, oltre ad essere uno dei ranger più fidati ed esperti.
«Non ti preoccupare. Se non vuoi raccontarmi niente lo capisco, non vuoi fare la spia, è giusto. Con me però non è necessario. Vedi, io ho molti più anni di te e ho visto governare la nostra gente da un sovrintendente e un re ed ho esperienza sufficiente da sapere quali sono gli ordini riportati da Deblung, dobbiamo proseguire nei territori nemici e condannare tutti questi bravi e valorosi uomini alla morte.»
Eowyn era rimasta stupita della perspicacia del vecchio uomo, che nel frattempo proseguiva.
«So che non dovrei parlare in questo modo, ma questo nuovo ramingo che adesso è il nostro Re, si comporta come il vecchio sovrintendente, il padre di Faramir, sire Denethor, e, quell'uomo era pazzo accidenti! Mandarci tutti incontro alla morte, questi sono gli ordini! Sai dove glieli metterei io i suoi ordini? Lui però se ne sta al sicuro a comandare un esercito di più di diecimila uomini, lasciando noi pochi qui, a fare il lavoro sporco per lui e dopo, se tutto va bene, dirà che il merito è suo, mentre se falliremo, la colpa sarà solo nostra e soprattutto di Faramir, che non ha saputo fare bene il suo lavoro. Vuoi sapere come so tutto questo? Esperienza ragazzo mio, esperienza!»
«Io non credo che Re Elessar sia così sconsiderato ed incauto come tu sostieni. Forse ci sono delle circostanze che noi non conosciamo alla base delle sue decisioni.»
«Magari avessi ragione tu, ragazzo. Credimi, di battaglie ne ho viste tante e spero di vivere abbastanza da poter raccontare anche questa, un Re, non pensa ai suoi uomini, ma solo alle sue strategie. Noi siamo solo pedine per uno scopo.»
«Non posso credere che a nessuno importi di noi, non lo credo.»
«Non ho detto che a nessuno importa di noi, solo non a Re Elessar. Prendi il capitano Faramir, lui si cura di noi e sono sicuro, per quanto bene lo conosco, che ora sta prendendo una difficile decisione, poiché da una parte, non può disobbedire agli ordine del Re, dall'altra vuole proteggere i suoi uomini e sa che questa è una pazzia.»
«Parli come se lo conoscessi molto bene.»
«E lo conosco molto bene difatti. Faccio parte di questa compagnia da quando è stata creata, da sire Denethor, ormai parecchi anni fa. Prima ero anche io un ramingo, poi decisi di assoldarmi fra questi uomini per difendere questi territori dal male. Allora Faramir era solo un giovanotto e suo padre gli aveva affidato il comando di queste truppe, forse anche per levarselo di torno, visto che non l'hai mai considerato ed amato come dovrebbe ogni padre. Ma tu sai la storia, no?»
«Non molto in verità.»
«Già, è vero, tu vieni da Rohan ... Beh, vediamo, da dove cominciare? Ah, si. Denethor ha sposato Findulias di Dol Amroth, e da lei ebbe due figli, Boromir, il maggiore, e poi Faramir. Quella donna era molto dolce e delicata e anni lontani dal mare e dalla sua gente, non avevano fatto che logorare il suo spirito e la sua salute già cagionevole. Sebbene il suo matrimonio fosse d'amore e non politico, quando i due bambini erano ancora piccoli, Findulias morì, gettando nella disperazione sire Denethor che non si riprese mai del tutto. Adorava il figlio maggiore, Boromir, che vedeva un giorno raccogliere le sue veci, mentre disprezzava Faramir, forse perché gli rammentava la sua perduta moglie o forse perché lo vedeva così posato e riflessivo, chi lo sa. Fatto sta che quando creò il corpo dei ranger dell'Ithilien, lo mise al comando di questa unità, poi il resto lo conosci anche tu, visto che è storia recente.»
«Avevo sentito una storia del genere, ma non credevo un padre potesse essere tanto duro e crudele con un figlio.»
«Spiacente di averti fatto ricredere»
«E Boromir, com'era?»
«Tu non l'hai mai conosciuto è vero! Lui era di costituzione robusta, somigliava ad uno della vostra gente. Era simpatico, affabile ed incline alle risse ad alla baldoria, ma sul campo di battaglia, era un prode guerriero. Amava suo fratello Faramir e fra di loro, nonostante il comportamento del padre, non ci fu mai rivalità. Mi è spiaciuto quando ho saputo della sua morte, era un bravo ragazzo.»
Mentre i ranger dell'Ithilien, si apprestavano ad un altra notte in territorio nemico, con sentinelle di guardia a turno, Faramir continuava a studiare un modo per entrare in quella dannata oasi poco distante, mentre Eowyn, ancora fresca di conversazione con Nestadîr, aveva tante cose su cui riflettere. Che lei lo volesse o meno, il suo nuovo mentore, era una fonte inesauribile di informazioni circa Faramir, le sue imprese e la sua famiglia e ad Eowyn, pareva di non conoscere affatto l'uomo che era suo marito da mesi, del tutto ignara del suo passato, delle sue paure e delle sue sofferenze.
Quando finalmente riuscì a prendere sonno, lo stesso sogno del giorno precedente venne a farle visita. Questa volta, il banchetto nuziale non c'era stato e lei ed il suo marito onirico erano passati subito al sodo, trovando riparo da occhi indiscreti in una stanza lontano dalla festa. Anche questa volta, suo marito indossava una maschera, ed ogni volta che Eowyn cercava di togliergliela per vedere il suo volto, lui le scostava le mani gentilmente baciandole entrambi il palmi. Le sue dita erano lunghe ed affusolate, ma anche se lievemente ruvide, il suo tocco risultava piacevole e faceva sprofondare sempre di più l'ignara Eowyn in un abisso cui non sapeva dare un nome. Con sorprendente maestria e meticolosità, ogni parte del suo corpo di donna veniva percorso con sicurezza e devozione, regalandole immense ondate di piacere a cui si abbandonava sempre di più, desiderosa che non avessero mai fine. Dal canto suo, lei cercava con sorprendente audacia di fare lo stesso al suo compagno, che sembrava apprezzare oltre misura le sue attenzioni. Le loro mani accarezzavano adesso senza indugio i loro corpi caldi e sudati, mentre le loro bocche si incontravano e davano il via ad una battaglia al ritmo di respiri strozzati e lingue febbrilmente eccitate.
Ad Eowyn pareva che il suo corpo si stesse sciogliendo sotto il tocco delle sapienti mani di questo sconosciuto, che con il passare del tempo, sembrava toglierle ogni inibizione, difesa o volontà che fosse, tanto che le sue azioni ora, erano solo incentrate a dare e ricevere piacere con un corpo di donna che non aveva mai sentito più vivo di adesso.
Entrambi desideravano qualcosa di più dal loro incontro ed erano coscienti e pronti ad andare oltre, quando di nuovo, l'alba destò Eowyn dal suo sogno.
Una frenetica attività c'era fra i ranger, e Nestadîr stesso, correva da una parte all'altra come un forsennato.
«Coraggio ragazzo, fra poco comincia la battaglia, preparati.»
Detto questo, riprese a correre da una parte all'altra più veloce di prima.
Un gruppo di alcuni uomini, fra cui anche Faramir, si stava proteggendo con armature piuttosto pesanti ed ingombranti ed alcuni scudi erano ai loro piedi poggiati sul terreno.
La strategia era di avvicinarsi in pochi alla fortificazione nemica, cercando di far esporre il nemico e di individuare i cecchini che lanciavano i dardi. Naturalmente il manipolo di uomini scelto per attirare l'attenzione, doveva essere ben equipaggiato di scudi per evitare di essere colpito, e doveva avanzare lentamente ed in forma compatta come se fosse una piccola corazza in movimento. Faramir, sebbene ancora fosse ferito, come la maggior parte degli altri, aveva deciso che anche lui stesso avrebbe fatto parte delle cavie, non volendo abbandonare i suoi uomini che si apprestavano ad una probabile missione suicida. Tutti gli altri soldati avrebbero invece avuto il compito di stanare i cecchini ed ucciderli, man mano che si presentava l'occasione. Se inizialmente tutti, Faramir compreso, avevano avuto dubbi sulla riuscita della missione, ben presto, il piccolo gruppo di uomini era riuscito a penetrare le linee nemiche ed entrare nella fortificazione, seguito da un altro gruppo e poi da tutti i ranger.
La fortificazione in realtà era un piccolo villaggio sorto intorno ad un oasi, popolato solo da donne e bambini che avevano cercato fino allo stremo delle forze di colpirli con dardi e pietre e che gli uomini di Faramir, da lontano, avevano scambiato per soldati. Ora, i ranger si trovavano a camminare inorriditi fra ammassi di corpi senza vita di persone che non avrebbero dovuto essere coinvolti in questa battaglia, meno che mai in una guerra.
Faramir aveva un'espressione tetra e sconsolata e si aggirava come un fantasma fra corpi spezzati dalle loro frecce, in cerca di qualche sopravvissuto, ma ben presto si accorse che era quasi del tutto inutile, poiché corpi freddi ed occhi vitrei erano la sola cosa che lui ed i suoi uomini riuscivano a trovare.
«Dove sta l'onore nell'aver ucciso donne e bambini! Non avremmo mai dovuto cominciare questa battaglia! Siamo stati peggio di Sauron per questa gente! Voglio che un messaggio venga mandato subito a Re Elessar, in modo che sia informato del massacro che è avvenuto qui.»
«Non potevamo sapere che questa fortezza era sorvegliata solo da donne e bambini Faramir! Non è colpa nostra.»
«Davvero? Allora perché mi sento come un vigliacco? Perché mi sento così male?»
La sua sfuriata di rabbia, che risuonava come un tuono nella corte della fortezza, fu però interrotta dal grido dei suoi uomini che avevano trovato dei superstiti. Fra i corpi ammucchiati, una giovane donna con una bambina, seppur ferite, erano ancora vive e vennero prontamente soccorse da Nestadîr ed Eowyn.
La donna, che doveva avere una ventina d'anni, cercava di divincolarsi dalle mani dei ranger che cercavano di tenerla ferma mentre Nestadîr controllava le sue ferite, una alla spalla destra e l'altra alla gamba sinistra. La bambina invece, aveva perso conoscenza ed aveva una brutta escoriazione al capo, probabilmente causata da una caduta. Mentre le cure venivano prodigate sia all'una che all'altra, Faramir assisteva ansioso e preoccupato all'intera scena, chiedendo di tanto in tanto, se vi era bisogno di qualcosa o se poteva lui stesso dare una mano.
Quando Eowyn ormai esausta aveva finito di medicare la bambina, adagiandola su un morbido giaciglio ed aveva medicato la maggior parte dei ranger, il sole stava ormai tramontando e la corte interna della fortezza, che era stata ripulita dai cadaveri cui era stata data degna sepoltura, era vuota e silenziosa. Eowyn pensava a come dovesse essere bello questo posto prima del loro arrivo, con le risate ed i canti delle donne ed il vociare dei bambini. Qualcun'altro pareva avere nello stesso momento i suoi pensieri e stava contemplando il vuoto da un muretto poco distante. Ad Eowyn si spezzava il cuore nel veder così Faramir, pertanto, con la scusa di dovergli rifare la fasciatura del giorno prima, si avvicinò a lui.
«Capitano, devo rifarvi la fasciatura.»
«Come stanno?»
«Si riprenderanno.»
L'espressione smarrita e sgomenta che leggeva sul viso di suo marito, la indussero a parlare ancora, incurante che lui potesse riconoscerla.
«Non è stata colpa vostra capitano, voi avete eseguito gli ordini»
«Sapevo fin dall'inizio che quest'ordine non andava eseguito, anche se per altre ragioni, in quanto temevo per i miei uomini, tuttavia, non mi sono rifiutato, e ora quello che è successo, mi tormenta la coscienza.»
«Non dovete angustiarvi così. In guerra, tutto è ammesso. Quelle donne e quei bambini avrebbero potuto arrendersi e salvarsi la vita ma non lo hanno fatto. Hanno combattuto per ciò che credevano giusto ben sapendo che avrebbero potuto morire. È stata una loro scelta.»
Le parole di Eowyn non sembravano aver sortito l'effetto sperato sul suo capitano e quella stessa notte, invece di un sogno piacevole, urla e cadaveri avrebbero popolato anche la sua mente, tanto che il destarsi la mattina seguente, fu una benedizione.
La bambina a fianco della quale aveva passato la notte, sembrava essersi ridestata e con occhi guardinghi, controllava le persone circostanti, lei, Nestadîr, l'onnipresente Faramir e due altri ranger.
«Come ti chiami?» chiese Faramir alla piccola, senza ottenere risposta.
«Io mio chiamo Faramir e questo ragazzo che ti ha curato si chiama Elfwin. Qual è il tuo nome?»
Ancora nessuna risposta.
«Capisci la mia lingua?»
Questa volta, fu la donna a rispondere.
«Lasciatela stare! Non vedete che è solo una bambina?»
L'attenzione di tutti si era rivolta a lei che giaceva sdraiata a terra, con braccia e gambe medicate e legate.
«Capisci la mia lingua?»
«Si.»
«Come ti chiami?»
Nessuna risposta dalla donna. Faramir si rivolgeva quindi alla bambina.
«Come si chiama quella signora?»
Neferet rivolgendosi alla bambina, gli intimava di non rispondere, ma la piccola, forse non cogliendo pericolo in una domanda innocente, rispondeva.
«Si chiama Neferet.»
«Ed invece tu ti chiami?»
«Hista.»
«Molto bene Hista. Hai sete? Vuoi dell'acqua?»
Hista annuiva con al testa, mentre Neferet la metteva in guardia.
«Non bere Hista! Probabilmente sarà avvelenata!»
Faramir allora prese la borraccia contenente l'acqua e prima di porgerla alla bambina, ne bevve lui stesso un sorso, aggiungendo:
«Solo uno stupido farebbe medicare le vostre ferite permettendovi di sopravvivere per poi uccidervi con del veleno, non credete Neferet?»
«Nessuno dice che voi non lo siate.»
«Noi non usiamo veleno, quella è una vostra prerogativa.»
Neferet rimaneva ed osservare Hista bere dalla borraccia, mentre Eowyn la aiutava a tenersi sollevata.
«Hai anche fame Hista?»
«Si, grazie.»
La bambina non sembrava comprendere di essere in mano nemica, e si rivolgeva a loro in modo educato e compiacente.
«Non devi essere gentile con loro Hista! Loro sono il nemico! Loro hanno ucciso tutta la nostra gente!»
La bambina ora guardava perplessa prima Eowyn, poi Faramir, poi Nestadîr e di nuovo Eowyn, poi, rivolgendosi a Faramir.
«Perché avete ucciso i nostri amici?»
«Perché voi prima avete ucciso i nostri.»
Hista guardava perplessa Neferet.
«Non dargli retta Hista, non è vero!»
«Non è forse vero che mentre noi stiamo parlando gli uomini della vostra gente stanno marciando su Gondor per saccheggiare e derubare le nostre terre, facendo del male alle nostre donne ed ai nostri bambini?»
«Io non so nulla di questo. Quello che so, e che fino ad ora, le donne e i bambini massacrati sono i nostri! E siete stato voi a fare questa carneficina!»
Faramir non riuscì a sopportare oltre, lasciò così la stanza dove erano custodite le prigioniere, lasciandole alle cure dei guaritori ed alla sorveglianza delle sue guardie.
Eowyn rispettava ed ammirava la donna, che seppure ferita ed inerme, riusciva a conservare il suo orgoglio e la sua dignità, rivedendosi lei stessa in quel caratterino ribelle ed insolente.
«E tu che hai da guardare, ragazzo?» chiese quindi Neferet a Elfwin, ma fu Nestadîr a risponderle:
«Il ragazzo non parla molto. È stato ferito nell'ultima grande guerra dai vostri, che, dopo avergli trucidato tutta la famiglia, l'hanno deturpato al volto rendendogli difficile parlare. Voi come vedi, siete stati magnanimi, invece!»
La donna non rispose, limitandosi a sua volta a sorseggiare dell'acqua e sbocconcellando del pane.
Re Elessar era stato informato del fatto che fossero state fatte due prigioniere, madre e figlia, ed aveva dato disposizione affinché venissero interrogate, ricorrendo se necessario, a tutti i sistemi possibili, tortura compresa, onde ottenere informazioni. L'intero accampamento, era sconcertato nell'apprendere che il loro Re, ordinava di torturare una donna ed una bambina e temevano da un momento all'altro, che fosse affidato loro questo incarico. Eowyn stessa, non riusciva a credere che il suo adorato Aragorn avesse dato un simile ordine, e restava in attesa di vedere come si sarebbe comportato suo marito. Faramir, dal canto suo, passava gran parte del tempo con la donna e la figlia, cercando di estorcere loro informazioni in modo civile, circa la posizione delle loro truppe, sulle armi a loro disposizione, sulla dimensione dei loro eserciti, ma inutilmente, poiché la donna non parlava mai e la bambina sembrava sinceramente allo scuro dei piani del nemico.
In una parte isolata del campo, Eowyn ed il suo mentore, discutevano della spiacevole situazione:
«Se non ottiene quelle informazioni, il capitano passerà un sacco di guai ragazzo mio»
«Stai dicendo che dovrebbe torturare una donna ed una bambina?»
«Sto dicendo che sta contravvenendo ad un ordine diretto e che per questo, potrebbe avere un sacco di problemi.»
«Ma ti sembra giusto far loro del male?»
«No, certo. Ma non sono io il Re e neanche tu e nemmeno Faramir. Noi dobbiamo solo eseguire.»
Eowyn era decisa a garantire alle due prigioniere l'incolumità, pertanto si era incaricata di seguire la loro guarigione e medicare le loro ferite, passando con loro gran parte del tempo. Un pomeriggio stava entrando nella loro cella quando la sua attenzione fu attratta da una conversazione fra Faramir e Beregond:
«Anche a me Faramir non piace quello che ci è stato ordinato, ma i nostri compagni stanno perdendo continue battaglie e dobbiamo ad ogni costo avere quelle informazioni. Secondo me, se minacciassimo la donna di far del male a lei o alla bambina, potremmo ottenere dei risultati.»
«Quella donna è troppo sveglia ed astuta per cedere così facilmente di fronte ad una intimidazione del genere»
«Ed allora noi passiamo dalle minacce ad i fatti. Possiamo sempre legarla ad un palo e lasciare che i nostri uomini si divertano un po' con lei, poi vediamo se cambierà idea.»
«Non mi piacciono questi metodi e tu lo sai bene.» rispose serio dirigendosi proprio verso la cella dove anche Eowyn stava ora entrando. In cuor suo, la bianca dama di Rohan, sperava che suo marito si rifiutasse di eseguire questo incarico, ma sapeva, per esperienza che in guerra, trasgredire ad un ordine diretto, poteva portare alla morte e lei temeva una simile sorte per il suo capitano.
«Buongiorno Neferet. Ho ricevuto dal Re carta bianca in merito a come condurre il vostro interrogatorio. Credo comprendiate che da questo preciso momento, potrò usare con voi e con vostra figlia ogni metodo che mi è congeniale per estorcervi quello che desidero sapere.» le disse Faramir
«Credete forse di farmi paura con le vostre minacce?»
«No, ma forse dovreste averne. Vedete, fuori di qui, ho un gruppo di uomini ai miei ordini e non riuscirete mai e poi mai a fuggire. Alcuni di noi, sono lontani dalle loro case e dalle loro donne da molto tempo e sarebbero felici di trascorrere con voi un po' di tempo.»
«Credete forse che me ne starei con le mani in mano, mentre i vostri uomini soddisfano i loro bassi istinti? Vi sbagliate di grosso! Piuttosto la morte!»
«E ditemi, avete pensato a vostra figlia? Cosa ne sarà di lei se voi morite? Potrei sempre decidere di lasciarla vivere con i miei uomini, e chi lo sa, magari le piacerebbe essere il loro trastullo, voi che ne dite?» replicava Faramir volgendo lo sguardo alla piccola Hista
«Siete un uomo spregevole, vigliacco e senza onore a prendervela con una bambina! Scommetto che non avete figli, o non parlereste così! Le vostre azioni abbiette e vergognose vi condanneranno all'inferno, voi, tutta la vostra gente ed i vostri cari e sarà soltanto colpa vostra e delle vostre azioni sporche e ripugnanti!» rispose la donna prima di sputargli addosso.
Nella stanza ora, regnava il silenzio più totale.
La bambina, guardava prima la madre e poi successivamente Faramir senza capire nulla di ciò che era stato detto nella stanza, se non che riguardava lei.
La donna Haradrim guardava con ferocia ed odio il principe dell'Ithilien, e lui, a capo chino, sembrava soppesare le parole della donna. Eowyn, che pure non lo conosceva benissimo, avrebbe potuto dire che era stato profondamente colpito da queste parole e si dispiaceva di non essere intervenuta a riguardo, ma come poteva? Anche Nestadîr, era rimasto in disparte, senza proferire parola.
Improvvisamente, il silenzio fu rotto da Faramir che ordinava ai suoi uomini di prendere la bambina e portarla fuori, mentre la donna, cominciava ad inveire anche contro il povero Nestadîr, la cui colpa era solo quella di esserle rimasto al fianco.
Eowyn non riusciva a credere ai proprio occhi, mai e poi mai avrebbe creduto il marito capace di una cosa del genere, lui si era sempre dimostrato un uomo di sani principi e lei non riusciva a comprendere il suo atteggiamento, così si alzò e lo seguì fuori dalla stanza.
«Portate la bambina lontano da questa stanza, che la madre non possa vederla ne sentirla e fate in modo che non le manchi nulla.» ordinava Faramir.
Nel frattempo Eowyn si era avvicinata.
«Elfwin?»
«Si mio signore?»
«Ti sei occupato tu della ferita della bambina, giusto?»
«Si mio signore.»
«Bene! D'ora in avanti ti occuperai di lei. Non dovrà mancarle nulla e sarà al sicuro, se dovesse accaderle qualcosa, la tua, sarà la prima testa che cadrà!» le disse imperioso Faramir.
«Si, mio signore!»
Eowyn era rimasta senza parole. Un attimo prima, credeva che la piccola fosse spacciata ed era pronta a difendere l'innocenza di quella creatura, un momento dopo, lui era ritornato l'uomo onesto e nobile che lei conosceva e le aveva affidato la vita della bimba.
«Nestadîr, tu ti occuperai della donna. Anche a lei non dovrà mancare nulla e che nessun altro si avvicini a lei. Non dovrà mai sapere che sua figlia si trova al sicuro. Il dubbio è l'unico modo che ho di farla parlare!»
«Certo capitano!»
Lo spirito di Eowyn si era risollevato dopo aver compreso la motivazione che aveva spinto Faramir a comportarsi in quel modo astuto, ed in più, l'occuparsi quotidianamente di Hista era piacevole, poiché la bambina amava chiacchierare e parlava a ruota libera come una qualsiasi bambina della sua età, incurante del fatto che fosse prigioniera ed a Eowyn, questa spensieratezza e innocenza, ricordava la propria nella sua casa nel Mark, quando ancora i suoi genitori erano vivi. Spesso rideva con Hista e le raccontava storie per bambini, altre volte era Hista a fare questo, oppure, altre volte, chiedeva notizie di sua madre, alle quali Eowyn rispondeva che era ancora viva e stava bene.
Neferet, per quanto lei ne sapeva, continuava a non parlare, benché Faramir le facesse costantemente visita con le solite domande, ed Eowyn temeva, che questa situazione di stallo potesse non durare ancora per molto, visto che Re Elessar, aveva necessità di avere informazioni il prima possibile.
Qualcun'altro era preoccupato, e senza giri di parole, esternava le sue opinioni al capitano:
«Faramir, se quella donna continua a non parlare, tu corri seri pericoli. So che agire in modo meschino non fa parte della tua natura, ma siamo in guerra e tutto è lecito! Si tratta della nostra sopravvivenza o della loro»
«Cosa mi stai chiedendo Beregond? Di fare diventare Neferet una prostituta per gli uomini? Me lo stai chiedendo perché ti preoccupa la mia sorte, o perché non riesci più a controllare i tuoi istinti?»
Beregond era rimasto sbigottito dalla risposta di Faramir ed incredulo che il suo capitano, che lo conosceva da svariati anni, potesse credere una cosa simile di lui.
«Sai bene che mi preoccupo solo di te e dei nostri uomini. Anche a me non piace questa soluzione, ma che alternativa abbiamo? Quella donna non parla!»
«Lo so, e mi dispiace per quello che ho detto. Ogni volta che vado da lei per avere informazioni, anziché essere io a condurre il colloquio, è lei che mi spinge a rivelare cose su di noi, su di me. Devo trovare una soluzione, ed al più presto anche!»
Il campo dei ranger si era oramai stabilito in via semi permanente nella roccaforte Haradrim e quasi ogni uomo di Faramir, si era trovato un'occupazione, quella di Eowyn, continuava ad essere la cura di Hista, questo almeno, fino a quando non venne convocata da Faramir.
«I miei uomini mi dicono che vi state comportando in maniera egregia con la piccola Hista.»
«Faccio del mio meglio come il mio capitano mi ha comandato»
«Già. Mi chiedevo, se te la sentissi di provare a fare del tuo meglio anche con la madre. Vedi, con me non parla e questo è un enorme problema. Forse se ti occupassi di lei, riusciresti a guadagnare la sua fiducia ed a carpirle qualche informazione. Cosa ne dici? Ti andrebbe di provarci?»
«Come il mio capitano desidera!»
Da quel momento, Eowyn si sarebbe occupata di entrambe le Haradrim.
