Se badare ad Hista era un piacere prima ancora che un dovere, badare a sua madre era un'impresa tutt'altro che facile. Neferet era scaltra ed astuta ed aveva subito cercato di fuggire non appena Eowyn, per medicarle le ferite, l'aveva slegata, con il rischio di mandare all'aria tutto il piano del capitano. I giorni passavano ed Eowyn non sembrava aver guadagnato la fiducia di Neferet, o almeno, non fino a quel giorno.

«Come sta mia figlia? Che cosa le hanno fatto?» chiese la prigioniera

«Non risponderò mai alla vostre domande, almeno fintanto che voi non risponderete alle nostre. Cosa vi fa credere che oggi sarà diverso?» le rispose Eowyn

«Niente. Solo io non mi rassegnerò mai a sperare. Una madre farebbe tutto il possibile ed anche l'impossibile per sua figlia.»

«Tutto il possibile, tranne rispondere a domande sulla sua gente a quanto pare!»

«Come osate giudicare! Voi non siete una madre e nemmeno avete figli! Non sapete proprio niente, niente!»

«Quello che so, è che voi siete come tutta la vostra gente. A voi non importa vostra figlia o i vostri cari o difendere la vostra casa. Voi siete solo avidi di denaro e di bottini, di donne e bambini. Voi accusate il nostro capitano di azioni reprensibili ed indecorose, ma sono i vostri compagni soldati, al di là di questi confini, che stuprano donne e bambini senza pietà, condannandoli a sopperire e a sopportare ogni tipo di sopruso!»

«Non credo ad una sola parola di quello che dite!»

«Voi non sapete niente. Siete mai stata su un campo di battaglia? Avete mai visto gli orrori dopo una guerra? No! O non parlereste cosi! Intere famiglie distrutte, bambini e vecchi con corpi macilenti ed impauriti che vagano tra mucchi di cadaveri in cerca di madri e padri, sorelle e fratelli. Donne trattate come schiave, incatenate ad una vita senza onore ne gloria che attendono solo di sottostare alla volontà di uomini meschini e prepotenti, questa è la guerra mia signora!»

Il suo discorso, l'aveva talmente infervorata, che anche Neferet, suo malgrado, ne era rimasta colpita.

«Chi è lei? La donna della quale parlate? Quella che deve sottostare alla volontà degli uomini senza possibilità di avere ne onore ne gloria?»

«Nessuna. Solo qualcuno che conoscevo tempo fa.»

«La vostra fidanzata?»

«No. Una figlia di re. Una ragazza che da sempre sognava amore, e una battaglia da combattere e che trovò solo dolore, opportunismo e cadaveri.»

Nel rispondere a Neferet, Eowyn pensava alla morte dei suoi genitori, a quella di suo cugino e di suo zio, alla delusione per il suo amore non ricambiato di Aragorn, ai mesi rinchiusa nell'Emyn Arnen e pensava anche a quanto si fosse sbagliata su un uomo, il suo Re, che voleva che una donna in prigionia, fosse sottoposta a qualsiasi tipo di tortura, per indurla a parlare. Poi pensava a Faramir, a suo marito, che non aveva mai fino in fondo considerato e che, da qualche tempo a questa parte, aveva cominciato ad apprezzare.»

«Ha trovato la morte questa donna?»

«In un certo senso si.»

«Allora è stata fortunata.»

«Io non direi. La morte fisica non è il solo modo di morire. Si può morire anche dentro, pur continuando a vivere, questo è quello che le è successo.»

«È quello che sta succedendo a me. Senza Hista, la mia vita non ha più senso, ne vale la pena di essere vissuta»

«Vostra figlia non è morta. Delle semplici risposte e sono sicuro che il nostro capitano vi libererà entrambe»

«Ne siete sicuro?»

«Certo!»

«Conoscete bene l'uomo che chiamate capitano?»

«Perché mi fate una domanda simile?»

«Perché io non mi farei garante della parola di qualcuno se non lo conoscessi bene. Quell'uomo è il principe Faramir di Gondor, figlio del sovrintendente Denethor, un uomo pazzo, suo fratello Boromir, era un guerrafondaio e...»

«Voi avete dei genitori e fratelli o sorelle perfetti? Questo non sminuisce il suo valore ed il suo onore, anzi, lo aumenta. In una famiglia come la sua, è riuscito a difendere i suoi valori e le cose che credeva giuste»

«Sarà, ma io di lui non mi fido. Non credo ad una sola delle sue parole. Lui davanti si comporta da brav'uomo e dietro, manovrato come una marionetta da quel vostro Re Elessar, pugnalerebbe chiunque»

«Non è affatto come dite, ma credo che in fondo per me, non sia importante che mi crediate. Dopotutto, non sono io ad avere una figlia in prigionia, l'avete detto voi»

«Certo! Ora mi direte che se voi foste in me, credereste alle parole di un guaritore»

«No. Se io fossi in voi, correrei il rischio. Per un figlio, correrei qualsiasi rischio

Neferet guardava seria il volto di Eowyn.»

«Perché non avete figli?»

«Il mio volto è sfigurato, chi volete che mi voglia?»

«Ma prima della guerra, qualcuna dovrà pur avervi trovato attraente, no?»

«Come ho detto, la guerra può privare una persona di molte cose, certe si possono salvare, come la vostra Hista, ed altre no»

«Parlatemi di Faramir, dunque. Se devo decidere se fidarmi o no, devo avere maggiori informazioni.»

«Non vi darò alcuna informazione. Sarà lui stesso a darvele se desidera.»

Detto questo, Eowyn uscì dalla stanza, alla quale poco dopo fece ritorno, seguita da Faramir stesso, che chiese a Neferet:

«Volevate sapere delle cose, ascolto.»

«Vi lascio soli.» disse quindi Eowyn

«Non ci sono segreti fra me ed i miei uomini, rimanete se compiace a Neferet.» rispose Faramir

«Preferirei che rimaneste, così vi farò sentire che razza di persona è il vostro capitano» aggiunse Neferet

«Ebbene, cosa volete sapere di me?» chiese nuovamente Faramir alla prigioniera

«Siete sposato?»

«Si.»

«È bella?»

«Si.»

«E come si chiama?»

«Eowyn.»

«Eowyn non è un nome di Gondor...è Rohirrim, non è vero?»

«Si. È la nipote del defunto Re Théoden di Rohan, sorella dell'attuale Re Éomer di Rohan.»

«Un matrimonio d'interesse dunque. Spiega perché non avete figli. Ho sentito dire che quella donna è innamorata persa del vostro Re Elessar, non deve essere facile competere con un Re a letto, non trovate?»

La situazione stava sfuggendo di mano, sia ad Eowyn, sia a Faramir, che una volta di più si sentiva lui stesso sotto inquisizione.

«Nessuno vi autorizza a fare questo tipo di supposizioni, ne a giudicare persone non presenti o situazioni di cui non sapete nulla.» si intromise Eowyn che stava perdendo la pazienza.

«E voi non dite nulla? Vi fate difendere da un ragazzo che ha la metà dei vostri anni? Non rispondete?» chiese Neferet, cercando di provocare nuovamente Faramir

«Il mio matrimonio, non è affar vostro ne di nessun altro. Solo mio e di mia moglie. Se avete delle altre domande pertinenti, risponderò, altrimenti non vedo altro motivo per rimanere qui.» rispose Faramir mentre si alzava per andarsene.

«Aspettate! Il ragazzo dice che se vi darò le informazioni che mi chiedete, lascerete andare me e mia figlia, è vero.»

«Si.»

«Come posso sapere che dite il vero?»

«Non potete. Dovrete avere fiducia nella mia parola.»

I due si fissarono per un intenso momento negli occhi, prima che Neferet, distogliendo lo sguardo, riprese.

«Cosa volete sapere?»

... Alcuni giorni dopo ...

Dopo che Neferet aveva rivelato a Faramir le informazioni richieste, così come le era stato promesso, era stata concessa a lei e a Hista la libertà. La donna aveva così potuto riabbracciare sua figlia, ed era stata felice ed allo stesso tempo sollevata nel vedere che la piccola era stata preservata dallo sguardo e soprattutto dalle mani degli uomini del campo.

Faramir, dal canto suo era felice che tutto si fosse risolto per il meglio, anche se, da parte del fidato Beregond, le solite critiche circa il suo dovere di non liberare un prezioso ostaggio lo rendevano pensieroso.

Neferet gli aveva rivelato che il grosso dell'esercito avrebbe attaccato da sud e da est ed non erano esattamente le notizie che lui si aspettava di sentire, tuttavia per lui una promessa era una promessa, ed andava mantenuta. E poi, non era la prima volta che garantiva con la propria vita qualcuno, Frodo e Sam per esempio, e in quell'occasione, aveva agito sicuramente per il meglio.

Eowyn era felice per le due Haradrim e le stava aiutando a prepararsi per lasciare l'accampamento la mattina seguente, quando Neferet la ringraziò.

«Avevate ragione, il principe Faramir si è rivelato essere un uomo di parola.»

«Già.»

«Vorrei ringraziarlo di persona, soprattutto per Hista, sapete dove posso trovarlo?»

«Provate nell'edificio giallo vicino al pozzo, di solito si accampa lì per la notte.»

«Grazie. Potreste occuparvi voi di Hista fino al mio ritorno?»

«Certamente»

Neferet lasciò sua figlia con Eowyn, mentre con un sorriso sulle labbra, lasciava la stanza dove era stata rinchiusa fino a qualche giorno prima. Nella sua mente, pensieri lascivi che coinvolgevano il capitano dei ranger, con cui aveva intenzione di passare una notte d'amore. Le era sempre piaciuto quell'uomo, fin dal loro primo incontro, anche se lui era suo nemico e la mente l'aveva metteva in guardia. Poi, una visita dopo l'altra, quando lui veniva a interrogarla, la sua ammirazione per lui era andata aumentando ed aveva cercato di estorcergli quante più informazioni possibili su di lui, ed aveva determinato che era un ottimo soldato, leale al suo paese ma anche giusto e corretto. Quando sua figlia Hista era stata portata via, aveva temuto per il peggio, ma poi si era ricreduta quando neanche lei era stata costretta con la forza a giacere con uno di questi soldati. Lo sguardo triste, severo ed allo stesso tempo dolce che Faramir aveva, avevano rapito il cuore della giovane Haradrim, che ora finalmente, si apprestava a raggiungere l'uomo dei suoi pensieri.

«Neferet, che sorpresa, qualcosa non va? I miei uomini non vi stanno aiutando a dovere per domani?»

«No, mio signore. Sono stati tutti premurosi e gentili con noi e di questo, volevo ringraziarvi, perché so che è solo merito vostro.»

«Vi ho fatto una promessa»

«Lo so, e l'avete mantenuta. Non molti altri uomini di Gondor però l'avrebbero fatto. Per anni la mia gente ha convissuto pacificamente con la vostra nella nostre terre. Inizialmente c'era rispetto e amicizia fra le nostre genti. Poi i vostri Re, hanno cominciato a trattarci come schiavi ed hanno cominciato a rapinarci dei nostri profitti. Non potete biasimarmi se ora io sia stupita del vostro comportamento.»

«Purtroppo sono a conoscenza dei fatti che mi avete esposto. Sappiate però, che il nuovo Re è ben diverso da quelli di allora.»

«Voi però sareste un re ancora migliore. Immagino tutte le donne che si prostrerebbero ai vostri piedi per ottenere le vostre attenzioni.» disse la donna avvicinandosi a Faramir chiaramente cercando di sedurlo.

«Domattina partirete, non volete tornare da vostra figlia e riposare un po'?»

«Avete così tanta fretta di cacciarmi via?»

«Non era questa la mia intenzione, solo, credo per voi sia meglio dormire un poco«»

«Sapete, da quando vi ho visto, non ho molta voglia di dormire, anzi» rispose avvicinandosi di più a lui. Le ciglia di Neferet solleticavano ora la guancia di Faramir che a stento riusciva a resistere alla sensualità emanata dalla donna, che, con il suo corpo flessuoso, caldo ed invitante, risvegliava nel suo corpo di uomo, istinti che Faramir credeva assopiti. Le labbra carnose di Neferet, lo agganciavano ora in un bacio passionale e le sue mani, percorrevano febbrilmente il corpo muscoloso di Faramir, che si sentiva sempre di più in balia di questa donna, incapace di ritrarsi davanti all'insistenza della sua lingua e all'avanzare delle sue dite esperte.

Faramir ripensava all'ultima donna che aveva avuto, una prostituta pagata da Boromir prima che lui partisse per Gran burrone, dopo che avevano riconquistato insieme la città di Osgilliath. Ora si trovava qui, a distanza di anni, con una donna che come allora, a mala pena conosceva, però capace di risvegliare in lui un immenso piacere, mentre sua moglie, con la quale avrebbe tanto desiderato condividere queste sensazioni, non gli aveva mai permesso di giungere a tanto. Eowyn. Cosa stava facendo ora sua moglie? Era al sicuro? Questi pensieri freddarono la mente di Faramir, che, raccogliendo la sua lucidità, si allontanò dalla procace donna, che ormai si stava dando a lui completamente nuda.

«Vi prego Neferet, rivestitevi. Vi siete guadagnata la libertà ed io ora non posso e non voglio approfittarmi di voi.»

«Ma voi non vi state approfittando. Io vi desidero! Mio marito è morto nell'ultima guerra e da allora, non ho mai provato interesse per altri uomini.»

«Mi spiace apprendere in queste circostanze di vostro marito. Io però sono sposato e per me questo legame ha molto valore. Vi prego, tornate da vostra figlia.» disse Faramir, allontanandosi dall'edificio e dirigendosi verso un'area affollata dai suoi uomini.

Neferet tornò incredula e delusa nella stanza dove Hista già dormiva con Eowyn di guardia al suo fianco.

«Il vostro capitano Faramir, o è uno stupido, o un eunuco, oppure gli piacciono gli uomini, non c'è altra spiegazione!»

«Di cosa state parlando?»

«Volevo giacere con lui questa notte, ma non c'è stato niente da fare, mia ha respinta, per sua moglie dice. Quale uomo rimane fedele a sua moglie in guerra? Soprattutto ad una che neanche lo ama a quello che si dice!»

Eowyn aveva compreso solo ora qual'era il modo con cui Neferet aveva avuto idea di ringraziare suo marito sin dall'inizio.

«Voi cosa hai fatto?»

«Ho cercato di sedurlo, come credevate che avessi intenzione di ringraziarlo»

«Per quale motivo lo avete fatto?» le chiese adirata Eowyn

«Lui è un uomo ed io sono una donna, che male c'è in questo? Forse siete solo geloso perché non ho scelto voi?» rispose avvicinandosi a colui che lei, come tutti del resto, credeva fosse il ranger guaritore Elfwin.

«Cosa dite!» le rispose bruscamente Eowyn allontanandosi dalla donna che nel frattempo, avendo tastato le sue parti basse, aveva scoperto il suo segreto.

«Ma voi siete una donna? Non c'è altra spiegazione. Cosa ci fate qui? Gli altri lo sanno? Fin dall'inizio sentivo che c'era qualcosa di diverso in voi ... Non mi sbagliavo!»

«Domani ve ne andrete e non direte a nessuno ciò che avete scoperto, siamo intesi?»

«Altrimenti?»

«Altrimenti scoprirete che non tutti i ranger dell'Ithilien hanno onore e pietà. Impugno una spada da una vita ed ho ucciso per molto meno che non il mio onore!»

Neferet, sembrava veramente convinta da Eowyn, che, lasciandola interdetta ed esterrefatta, andava in cerca di suo marito, non riuscendo a trovarlo ne al suo alloggio, ne con i suoi uomini.

Faramir, si era difatti allontanato, poco dopo la visita di Neferet, in cerca di un poco di solitudine, giacché la vista di un corpo nudo di donna, l'aveva profondamente turbato ed eccitato. Sapeva che vicino all'area dove si erano accampati, c'era un piccolo specchio d'acqua, che permetteva alla vegetazione di questa piccola oasi, di essere verdeggiante e rigogliosa ed aveva colto l'opportunità di fare un bagno nelle sue acque fredde, con l'intento di tenere a bada il suo desiderio, ormai evidente e pulsante nei pantaloni.

Non aveva fatto i conti però con la determinazione di Eowyn, che, ancora dopo una lunga ricerca, non si era data per vinta e si era diretta proprio verso di lui, attratta dal rumore e dall'ombra di una figura che si muoveva nell'acqua, rischiarata solo dalla debole luce della luna. I movimenti dell'uomo erano fluidi e ritmati, mentre con bracciate sempre più veloci raggiungeva la riva, ed Eowyn, suo malgrado, era stata rapita da questa visione, rimanendo ad osservare l'uomo da una postazione nascosta dietro alcuni cespugli.

Si vergognava del suo atteggiamento infantile, eppure, non riusciva a distogliere lo sguardo dal nuotatore, che, arrivato oramai alla fine del suo esercizio, cominciava ad uscire dall'acqua, rivelando la sua identità: Faramir! Era suo marito! L'aveva trovato!

I suoi lunghi capelli gocciolavano sulle sue possenti spalle ed i suoi pettorali ed addominali erano contratti nello sforzo di uscire dall'acqua, così come anche le sue gambe, muscolose e ben fatte. Quello che però attraeva Eowyn, era la sua intera nudità, che esponeva la sua virilità a lei sconosciuta, così possente, grossa e rigida nel pieno della sua eccitazione.

Un'improvvisa ondata di piacere si stava insinuando ora anche in lei, che non riusciva a distogliere lo sguardo da quell'uomo perfetto, estremamente bello e seducente che ora piano si rivestiva e si celava ai suoi occhi vogliosi.

Decisamente, da quando aveva deciso di seguire i ranger in questa missione, a stento riconosceva se stessa, i suoi sogni ed i suoi desideri, che ora come non mai nella sua vita, erano così sfrontati ed impudichi.

Non si era accorta che nel frattempo, Faramir aveva lasciato il laghetto, per ritornare dai suoi uomini all'accampamento, ne si sarebbe mai immaginata che l'indomani, sarebbe stato per lei un giorno tremendo. Per ora, il suo corpo, provato dalla lunga giornata e dalla fortissima emozione di poco prima, l'aveva lasciata spossata e sognante, fra il fogliame accanto al lago.