Mentre lasciava gli uomini che da mesi oramai erano diventati la sua famiglia, Eowyn tratteneva le lacrime che le bruciavano negli occhi. Tutti avevano saputo della bravata della bianca dama di Rohan, ed ora, che scortata da due fidati uomini di suo marito, si apprestava a ritornare a Minas Tirith, tutti la osservavano con freddezza, probabilmente giudicandola severamente.

«Tieni ragazzo, queste sono un po' di erbe che mi hai aiutato a raccogliere. Spero vivamente non ti servano, ma, non si sa mai!»

«Grazie Nestadîr.»

Il vecchio guaritore, era rimasto esterrefatto quando, convocato da Faramir ed interrogato a proposito del suo giovane assistente, aveva appreso che quest'ultimo altri non era, che la moglie del loro capitano. Per lui, quel ragazzo, era stato un mistero fino dall'inizio, ma, preso com'era dal suo lavoro e con l'età oramai avanzata che si ritrovava, non si era accorto di nulla. Sebbene ferito e tradito, da quello che reputava un valido collaboratore ed in futuro anche suo successore, continuava ad avere per Elfwin o Eowyn che fosse, la massima stima, in riconoscimento delle sue capacità, e continuava a chiamarla "ragazzo".

Per un tratto di strada, sia il piccolo gruppo di scorta di Eowyn, sia quello più numeroso composto dall'intera guarnigione degli uomini di Faramir, avevano viaggiato insieme per poi separarsi nei pressi di Osgilliath. Eowyn aveva osservato la vegetazione farsi più rigogliosa a mano a mano che procedevano verso nord e si era trovata a pensare con malinconia alla sua casa nell'Emyn Arnen, che molto probabilmente, non l'avrebbe più ospitata. Durante tutta la strada fatta insieme, Faramir non aveva proferito parola con lei, ed anche alla loro separazione, lui si era limitato a salutarla da cavallo ed istruire la sua scorta. Certo, le aveva intimato in tono perentorio di rimanere confinata a Minas Tirith e di non dare più problemi.

Mentre varcava il cancello della capitale del regno di Gondor, Eowyn ripensava a tutti gli avvenimenti da quando aveva lasciato la città fino ad ora. Ripensava a suo marito, il giorno in cui gli aveva salvato la vita, ripensava alla sua pelle quando lo aveva medicato, ripensava a quando lo aveva spiato al laghetto e ripensava anche alla terribile sera precedente. Il suo sguardo era serio e deciso come mai l'aveva visto e, senza ombra di dubbio, la decisione di chiedere la separazione da lei, era definitiva e senza speranza alcuna di essere cambiata. Una Lothe spaventata le stava ora correndo incontro.

«Mia signora! Cosa è successo? Siete ferita?»

«No Lothe».

«Come mai dunque siete qui? È successo qualcosa ai nostri ranger?»

«No, stai tranquilla, tuo marito sta bene, Faramir ha scoperto il mio travestimento e mi ha rimandato a Minas Tirith.» le rispose demoralizzata Eowyn.

«La regina vi attende nella cittadella. Come saprete, nelle sue condizioni, non le è possibile allontanarsi molto.» disse Lothe nascondendo un certo nervosismo.

«Sta così male?» chiese Eowyn

«No, non sta male. La gravidanza però la indebolisce ogni giorno di più. Lei dice che per un elfo questo è normale, ma per me è triste vederla in questo stato.»

«Capisco, portami da lei.»

Le due donne superarono cancelli, guardie e sale prima di arrivare nella sala del trono, dove su un divanetto portato appositamente, giaceva semi sdraiata Arwen.

«Eowyn, amica mia! Avvicinati ti prego!» le disse la regina facendole un cenno con la mano «Come mai sei ritornata? È forse successo qualcosa ai nostri uomini?»

«Mia regina, no, non preoccupatevi! Mio marito mia ha smascherato e mi ha fatto ritornare qui.»

«Capisco! Come va la battaglia? Qui non abbiamo informazioni fresche ed oltretutto, temo che mio marito il re, per non farmi preoccupare, non mandi nessuno a tenerci informate di proposito.»

«Sono sicura che vostro marito voglia tenervi al corrente più di quanto pensiate, ma credo sia molto occupato. Io ho trascorso questi mesi a sud, con Faramir e purtroppo, non giungevano buone notizie mia signora. Non ci sono stati scontri decisivi ne per l'uno ne per l'altro schieramento e credo che questa situazione non si sbloccherà nel breve periodo. Ma ora ditemi, come state?»

«Ora che sei ritornata a Minas Tirith meglio. Con te al mio fianco sento di avere nuova forza e vigore, sebbene per un elfo, una gravidanza sia sempre stata un'ardua impresa.»

«Mi spiace non esservi stata accanto prima...»

«Dovevi compiere il tuo destino e nessuno di noi aveva il diritto di interferire in alcun modo.»

«Vi ringrazio maestà.»

«E dimmi, cara Eowyn, come sta tuo marito il principe Faramir?»

«Bene mia signora. Almeno fino quando ci siamo lasciati ad Osgilliath.»

«Non ti vedo affatto serena però. È successo qualcosa fra voi?»

«Alla fine della guerra, mio marito vuole chiedere l'annullamento del matrimonio!»

Mentre queste parole le uscivano dalla bocca, lacrime salate le rigavano il viso finendo la loro corsa nel suo grembo. Arwen e Lothe, rimaste attonite, cercavano di formulare qualche parola che potesse aiutare a calmare Eowyn, che, nel frattempo, aveva cominciato a singhiozzare senza controllo.

«Sono sicura che vostro marito vi abbia parlato così solo perché era in un momento di collera, dopo tutto, l'averti scoperta fra i suoi uomini non deve certo avergli fatto piacere.» cercò di rincuorarla Arwen

«È vero. Sicuramente deve essere rimasto scioccato, d'altronde pensava che eravate al sicuro qui ed invece voi eravate nel bel mezzo del pericolo.» aggiunse Lothe

«Non si tratta solo di questo! Lui crede che io con lui sia infelice, che non ricambi i suoi sentimenti.»

«Ed è la verità?»chiese Arwen

«Non sono mai stata una moglie esemplare per Faramir e di questo ne sono consapevole e mi vergogno, tuttavia, i giorni che ho passato con lui al fronte, mi hanno fatto riflettere e mi hanno fatto capire che lo amo e che lo desidero con tutta me stessa. Purtroppo, la sera che Faramir scoprì la mia vera identità, mi disse di non poter più vivere con me al suo fianco e che pertanto, a guerra finita, una volta ritornato a Minas Tirith, avrebbe chiesto l'annullamento del nostro matrimonio, mai peraltro consumato.»rispose Eowyn ricominciando a piangere disperatamente.

«Ma voi non potete accettare così passivamente il vostro destino. Se amate il capitano Faramir, dovete lottare per questo amore. Lo conosco da tanto tempo e sono più che sicura che lui vi ami moltissimo, non dovete disperare.» disse Lothe.

«Lothe ha ragione. Eppoi, è il Re che deve concedere l'annullamento del matrimonio ed io farò in modo che mio marito non commetta un simile sbaglio.»

Eowyn pareva debolmente rincuorata dalla due donne, che tra una battuta e l'altra, avevano cercato di farle ritrovare fiducia e coraggio.

Sebbene sia Lothe che Arwen confidassero nel fatto che qualche giorno di riposo e di solitudine potessero rigenerare lo spirito ed il corpo di Eowyn, dopo una settimana dal suo arrivo, la donna, non dava segni di miglioramento. Passava intere giornate nella sua stanza a piangere e disperarsi, rifiutando di mangiare e di vedere alcuno.

«Anche oggi non ha mangiato nulla Lothe?»

«Si mia regina. Continua a piangere e non vuole uscire dalla stanza. Se continua in questo modo si ammalerà.»

«Aiutami ad andare da lei, le devo parlare.»

«Certo mia regina!» disse Lothe

La stanza assegnata ad Eowyn, guardava ad est, come lei stessa aveva richiesto e fu proprio davanti ad una finestra con lo sguardo rivolto verso l'Ithilien che Arwen la ritrovò.

«Mia regina! Perché siete qui, il vostro stato potrebbe risentirne!»

«Più volte mi hai dimostrato la tua amicizia ed io ora voglio fare altrettanto. So che non può esserti di conforto, ma ti ho sempre invidiata, lo sai?»

«Voi invidiavate me mia regina?»

«Si. Tu sei sempre stata così forte, così indipendente, mentre io...»

«Anche voi lo siete, mia regina.»

«No, non lo sono, e lo dimostra il fatto, che in questi giorni bui, non sono stata in grado di essere una guida per la mia gente ed ho lasciato che la mia paura e il mio scoramento avessero il sopravvento sulle mie azioni.»

«Ma che cosa dite mia regina? Io non credo...»

«Vedi mia cara Eowyn, da quando sei partita, molte cose sono successe qui a Minas Tirith. Solo pochissimi uomini sono rimasti, perlopiù solo bambini e vecchi, incapaci di provvedere al loro sostentamento. Gli orti della città, di proprietà di ricchi mercanti e latifondisti, sono rimasti senza nessuno a coltivarli perché le donne benestanti rimaste non vogliono sporcarsi le mani, e non vogliono pagare alcuno per farlo.

I soldati al fronte hanno bisogno di continui rifornimenti e, per ora, con le scorte degli hobbit siamo riusciti a sopperire alle loro richieste, ma ora, con l'inverno che si avvicina, non riusciremo più a nutrirli adeguatamente a e sopravvivere noi stessi. Come se non bastasse, soldati feriti continuano ad arrivare e noi non abbiamo più posto dove assisterli, ne guaritori che possano aiutarli. Io so che dovrei imporre alle donne a ai pochi uomini rimasti, vecchi e bambini, regole severe per superare questa crisi, ma non ne ho il coraggio ne la forza, così la città, sprofonda sempre di più nel caos e nella fame.

So di chiederti molto, e non lo farei se non ci fossero in gioco molte vite: vorresti aiutarmi a governare questa città, fintanto che mio marito ed il tuo non saranno di ritorno? La mia gravidanza non mi permette di uscire da queste stanze, ma tu potresti essere i miei occhi e la mia voce fuori da queste quattro mura.

Tu dici che questa situazione potrebbe durare ancora molto. Se qualcosa non verrà fatto presto, questa città collasserà su se stessa prima ancora che la guerra finisca.»

«Comprendo le vostre preoccupazioni mia regina, ma davvero io non sono la persona indicata per questo ed inoltre, come vedete, non sono in grado di essere di aiuto nemmeno a me stessa, figuriamoci ad altri.»

«Tu sei la mia ultima speranza Eowyn. Se tu non mi aiuti, nessuno potrà farlo. Ti imploro come amica e non come regina, aiutami te ne prego.»

La mano debole ed ossuta di Arwen stringeva quella più forte di Eowyn, che, colta alla sprovvista e commossa dalle parole della donna elfo, raccoglieva il suo appello ed acconsentiva ad aiutarla.