La città di Minas Tirith, un tempo florida e sempre in fermento, di questi tempi, era stranamente silenziosa e vuota, quasi una città fantasma.
Mentre Eowyn la attraversava per recarsi nelle case di guarigione, le tornavano alla memoria le grandi feste fatte per l'incoronazione di Aragorn, per il matrimonio di Arwen ed il suo, e non le sembrava possibile che questo luogo così silente e grigio, fosse lo stesso dei suoi ricordi.
Anche le case di guarigione non erano più come se le ricordava. Una volta, il continuo vociare dei guaritori e dei feriti, mischiato all'odore del cibo e delle erbe medicamentose, saturava l'aria, mentre ora, solo il fetore ed il silenzio della morte regnavano qui.
Un vecchio si avvicinò a lei.
«Buongiorno signora. Cercate qualcuno?» chiese l'uomo.
«Nessuno in particolare. Dove posso trovare il guardiano?» chiese Eowyn
«Oh, non qui mia signora. Si trova con le nostre truppe ai confini.»
«E chi dirige le case di guarigione in questi giorni, allora?»
«Loreth, mia signora.»
«Conducetemi da lei.»
Eowyn si ricordava di quella donna, che subito dopo la battaglia nel Pelennor si era occupata di lei e la riconobbe immediatamente non appena le fu vicino.
«Dama Eowyn, che piacere vedervi. Posso esservi d'aiuto in qualche modo?» chiese l'anziana guaritrice
«In verità vengo da parte della regina. Sua maestà voleva sapere se avete sufficienti forniture ed anche personale per assistere adeguatamente i feriti.»
«Venite a giudicherete voi stessa»
Detto questo, la invitava a seguirla all'interno ad ispezionare ogni singolo locale.
«Qui c'è l'orto. Normalmente coltiviamo le erbe che ci servono per i preparati, ma ora, con tutti gli uomini ed i ragazzi in battaglia, sta andando tutto in rovina come potete vedere. Per non parlare poi dei feriti che ci giungono dall'esercito, sempre più numerosi. Siamo rimasti in pochi qui come guaritori, i vecchi e le donne che non sono utili in guerra, mentre gli altri sono al fronte. Non saremo in grado di far fronte a lungo a questa situazione ancora per molto. Non ho voluto tediare sua maestà fino ad ora, poiché ritenevo che avesse già preoccupazioni a sufficienza, ma visto che me lo avete domandato ...» le illustrava Loreth.
«Avete fatto bene a non dire nulla. Penseremo ad un modo per risolvere presto il problema.»
«Grazie mia signora. In più, se posso, vi è un altra questione.»
«Dite, ve ne prego.»
«Si tratta delle provviste. Normalmente, uomini, donne e bambini lavorano nei campi, ma ora, con la guerra, anche la forza lavoro se n'è andata. Quel poco che abbiamo da mangiare, che arriva in gran parte dalla contea, lo diamo ai soldati, ed io temo, che se la guerra non finirà presto, ci sarà anche una carestia qui.»
Eowyn era rimasta sconvolta dalla chiacchierata con Loreth. Era stata via solo pochi mesi, ma sembrava che la città si fosse trasformata in questo breve lasso di tempo.
Pensierosa e demoralizzata, la bianca dama di Rohan, osservava da una finestra la città sottostante ed i campi di Gondor, pensando ad un modo per porre fine ai problemi che aveva trovato dal suo arrivo in città. Sapeva che al suo posto, suo marito, avrebbe certamente trovato una soluzione. Ripensava a lui continuamente, al loro primo incontro, proprio qui, in questa ala della casa di guarigione almeno due anni prima, quando ancora la minaccia di Mordor imperversava su di loro. Si ricordava il suo sguardo dolce e benevolo, le sue parole che le infondevano speranza e che la confortavano nei momenti bui, e ripensava a pochi giorni prima, quando lui le aveva parlato di voler annullare il matrimonio non appena questa guerra fosse finita. Eowyn voleva solo che adesso lui ritornasse, voleva solo che lui le parlasse ancora come quella volta, e che dimenticasse questi ultimi disastrosi mesi.
Fu quasi senza saperlo che, camminando fra la città semi deserta, si ritrovò di fronte alla casa del sovrintendente di Gondor, casa che era stata la dimora di Faramir prima della loro unione come marito e moglie. Nonostante Faramir avesse portato nell'Emyn Arnen quasi tutto quello che teneva qui, ancora qualcosa era rimasto, e a questo Eowyn si aggrappava per poter ricordare suo marito.
Fu dopo alcune ore che Eowyn venne svegliata di soprassalto nel vecchio letto di Faramir con una delle sue vecchie tuniche stretta tra le mani, giacché una vicina, preoccupata che all'interno vi fosse un intruso, era venuta a controllare.
«Oh, siete voi mia signora! Perdonate la mia intrusione, ma avevo sentito dei rumori e con il padrone via ...»
«Ero venuta a controllare che fosse tutto a posto e devo essermi addormentata.» rispose giustificandosi Eowyn.
«Ho sempre avuto una copia delle chiavi. Me le diede il vecchio sovrintendente, sire Denethor. Voleva che mi occupassi io della sua casa dopo che sua moglie morì, e me ne sto occupando ancora da allora. Ma se adesso desiderate occuparvene voi ...»
«No. Non sapevo di questa vostra consuetudine. Sono sicura che mio marito voglia che siate voi a continuare a farlo, dopotutto, vedo che avete fatto un eccellente lavoro.»
«Grazie, mia signora.»
Eowyn se ne stava quasi per andare, quando la donna, titubante, le rivolse di nuovo la parola.
«Perdonatemi, mia signora. Avete notizie delle nostre truppe? Quando torneranno?»
«Temo che questa guerra sia solo all'inizio e che durerà ancora qualche tempo purtroppo.»
«E' quello che temevamo. Da quando tutti sono partiti, le cose in questa città sono andate peggiorando ed ora, temiamo continueranno a farlo se questa guerra non finisce.»
«Vi riferite al cibo?»
«Già. Molti di noi sopravvivevano grazie al lavoro nei campi mentre ora, donne, vecchi e bambini continuano a lavorare i campi dei padroni, ma con i prezzi dei generi alimentari sempre più alti, e con la quota che versiamo di metà del raccolto per l'esercito, ci rimane poco o nulla per poter sopravvivere. Se si potesse fare in modo che anche la nobiltà contribuisse adeguatamente al costo della guerra»
«Capisco. Non immaginavo ci fossero questo tipo di problemi in città. Sono sicura che sua maestà ha già escogitato un modo per superare queste difficoltà. Abbiate fiducia nel suo giudizio e vedrete che tutto si sistemerà.»
Eowyn non era per niente convinta delle parole di conforto che aveva appena pronunciato, ma lasciare che la disperazione e il malcontento dilagassero per la città non era un'opzione da tenere in considerazione. Una soluzione doveva essere trovata al più presto e stava a lei trovarla, ad ogni costo.
La notte era passata e così anche un nuovo giorno, quando finalmente Eowyn, aveva deciso che era giunto il momento di mettere a conoscenza Arwen della realtà in cui si trovava la città e dei provvedimenti che aveva escogitato per far fronte alle prime emergenze: la cura dei feriti ed il cibo.
«Sapevo che la città non stava attraversando un bel periodo, ma non immaginavo di certo che le cose fossero già tanto gravi, altrimenti avrei cercato io stessa una soluzione» disse Arwen
«Adesso è inutile rimuginare sul passato. Io avrei pensato ad una possibile soluzione, ma sono esitante a proporvela, perché attirerebbe su di noi l'ira delle famiglie nobili di Gondor.»rispose Eowyn
«Non importa, parlamene.»
«Donne, vecchi e bambini continuano a lavorare i campi dei padroni, ma ottengono sempre di meno per loro stessi, visto che ora sono costretti a dare metà dei loro beni per mantenere i soldati sui campi di battaglia. Come se non bastasse, i commerci sono diminuiti, così come la forza lavoro in generale e ciò ha fatto lievitare i prezzi. Io proporrei di costringere i nobili a lasciar lavorare le loro terre ai cittadini rinunciando alla parte che gli spetta di diritto quali proprietari e di dividere il raccolto, metà per l'esercito e l'altra metà equamente fra tutti i cittadini, nobili o poveri che siano. Sono consapevole che questa decisione non ci porterà popolarità, ma purtroppo non vedo altra soluzione. Inoltre, chiederei anche alle donne nobili di contribuire a lavorare nelle case di guarigione, dopotutto, fra i feriti, potrebbero benissimo esserci anche i loro cari, mariti, figli,...»
«Avevo già pensato ad una soluzione del genere, ma fino ad ora, ho sempre esitato perché non ho mai avuto il coraggio di metterla in pratica. Ora però so che è arrivato il momento di agire, perché non si può più aspettare. Inoltre ora ho te al mio fianco, cara Eowyn, e so che mi aiuterai in questo gravoso compito.»
Nel giro di un giorno, nel palazzo del popolo della cittadella, tutta la cittadinanza era stata convocata per essere messa al corrente delle nuove leggi atte a fronteggiare i problemi derivanti dalla guerra.
«Non se ne parla proprio! Voi dite che io e mia figlia dovremmo lavorare in un posto buio e putrido come le case di Guarigione, ad assistere mendicanti e moribondi! E poi come se non bastasse, volete che rinunciassimo alla quota padronale sui raccolti che ci spetta di diritto! Questi provvedimenti sono ingiusti ed illegittimi e sono a svantaggio della classe nobile, mia sovrana!» disse dama Morwen, dama aristocratica di Gondor
«Comprendo il vostro disappunto Lady Morwen, ma purtroppo, non esiste altra soluzione. Io e Lady Eowyn, abbiamo vagliato attentamente ogni altra possibilità, ma questa è l'unica che ci permetterà di superare insieme questo terribile momento.»
«Ma mia sovrana...»
«Avete sentito quello che la vostra regina ha deciso! Da questo momento in avanti, ci si aspetta che tutti rispettiate quanto deliberato!»
Eowyn era intervenuta cercando di stroncare sul nascere qualsiasi ulteriore obiezione della donna, ma purtroppo, l'unico risultato che aveva ottenuto, era attirare su di se l'ira della nobiltà.
«Probabilmente a Rohan da dove dama Eowyn proviene, non ci sono molte famiglie nobili e magari, non si da loro il giusto peso che meritano di diritto, ma qui a Gondor le cose sono differenti! Prima di consigliare sua maestà in questioni politiche e sociali, credo voi dovreste imparare a conoscere gli usi e i costumi in vigore qui.»
«È vero! Dama Eowyn è l'ultima persona in grado di dirci cosa fare e cosa non fare, dopotutto, lei non è di Gondor e non ha l'esperienza ne tanto meno l'autorità di essere una vostra consigliera in faccende di stato, visto che è sorella del re di Rohan!»aggiunse un'altra nobile, dama Firiel
«Dimenticate forse che dama Eowyn è la sposa del principe Faramir?»
«Nessuno lo dimentica, mia regina. A quanto si dice, però, il suo matrimonio è stata solo una farsa e presto suo marito dovrebbe rimandarla a casa ad Edoras, pertanto, nessuno qui ha intenzione di fare quello che la vostra consigliera vi ha maldestramente suggerito! Queste leggi sono sciocche e noi non le rispetteremo, giusto?»
Lady Firiel aveva cercato consensi fra i nobili con la sua arringa, e quasi ovunque, li aveva ricevuti.
«Dimenticate Lady Firiel che questo ordine proviene dalla vostra regina, e non da Lady Eowyn! Osate mettere in dubbio anche il mio di matrimonio, o solo la mia autorità?»
«Mia regina, capiamo quali sono le problematiche della città e, se volete, Lady Firiel ed io saremo ben liete di assistervi con le nostre opinioni ed i nostri consigli.»
«Non ho bisogno di sentire altre opinioni! Oramai ho preso la mia decisione e mi aspetto che da domani, venga fatto tutto come stabilito, siamo intesi?»
Le ultime parole di Arwen erano state pronunciate con così tanta enfasi e convinzione che non lasciavano altra possibilità di replica e, per il momento, il problema sembrava risolto, così che ora, Eowyn ed Arwen, lontano da occhi ed orecchie indiscrete, potevano ragionare sull'accaduto.
«Mi dispiace per quello che è successo prima! Non avrei dovuto trascinarti in questa situazione!
«Non preoccupatevi! Eppoi quelle donne mi odiavano già prima di oggi. Credo sia perché la figlia di Lady Firiel, Lady Elanor, avrebbe probabilmente sposato mio marito se non l'avessi fatto io»
«Faramir era già promesso ad un'altra?»
«Non esattamente. Vedete, Lady Elanor appartiene alla più importante famiglia nobile di Gondor e il vecchio sovrintendente, il padre di Faramir, aveva già discusso con Lady Firiel della possibilità di maritare uno dei suoi figli con lei. Sire Denethor è morto ed anche suo figlio Boromir è morto, quindi con rimaneva altri se non sire Faramir, che invece ha scelto dama Eowyn.»
«Adesso capisco... Ad ogni modo, non possiamo permettere ad un esiguo gruppo di donne di ostacolare l'unica opportunità che ha Gondor di rimettersi in piedi e superare questo brutto momento.»
Entrambe le donne non poterono che essere d'accordo con lei.
