Candidi fiocchi probabilmente ora imbiancavano Edoras, a questo pensava Eowyn mentre chiudeva le persiane della stanza da letto della regina, che era oramai giunta alla fine della sua gravidanza.
«Cara Eowyn, quando sarà il momento, promettimi che se ci fosse da scegliere, farai di tutto affinché mio figlio si salvi.» le disse la regina
«Vi salverete entrambi, dopotutto, le donne mettono al mondo i figli dalla notte dei tempi.»
«Per noi elfi, non è sempre così facile come per voi umani, e, se qualcosa dovesse andare storto, vorrei che fossi tu a prenderti cura di mio figlio e di mio marito. Promettimelo Eowyn!»
«Lo prometto, ma, considerato che avrò già un bel daffare con guaritori, nobili e nemici, dovete promettermi che anche tu farai del tuo meglio per non causarmi guai, va bene?»
«Riesci sempre a farmi sorridere tu! Ahai..ahaa.»
«Cosa succede, qualcosa non va?»
«Credo che oramai ci siamo, il bambino vuole nascere.»
«Vado a chiamare Loreth, Lothe, rimani con lei!»
«Si mia signora.»
Eowyn a malapena ricordava la discesa che dal palazzo di Gondor arrivava alle case di guarigione, ma si sarebbe invece ricordata per sempre della salita in compagnia di Miriel.
«Dov'è Loreth mia signora? Non l'avete trovata? Volete che vada io a cercarla?» chiese ansiosa Lothe
«No. Loreth non verrà, sta salvando molte vite laggiù e mi ha detto che posso farcela anche da sola» rispose Eowyn
«Come da sola! Cosa dite?»
«Hai sentito bene, eppoi non è la prima volta che lo fa, ha fatto nascere il piccolo Samuel un mese fa!» disse Miriel
«Che la provvidenza ci assista!»
«Lothe, che succede? Che succede? È tornata Eowyn?» la voce flebile di Arwen raggiunse le donne
«Mia regina eccomi qui! Purtroppo ci sono dei problemi in città e Loreth non può venire, ma non temete, io, Miriel e Lothe faremo in modo che vostro figlio nasca nel migliore dei modi, non è vero?» disse Eowyn cercando assenso tra le due donne.
«Certo, e poi Eowyn lo ha già fatto prima!»
«Davvero? Non lo sapevo! E quanti bimbi hai fatto nascere Eowyn?»
«Beh, ecco...per adesso uno!»
«Da qualche parte bisogna pure cominciare non trovate?»
Anche se l'inizio non era stato dei più incoraggianti, ben presto, fra i vari lamenti e le urla di dolore, il vagito di un bimbo si levava da Minas Tirith: era nato Eldarion.
Da che la guerra era cominciata, la città non aveva avuto un evento così lieto come la nascita dell'erede al trono. Pareva che il tempo si fosse fermato, che non ci fosse una battaglia o un pericolo fuori dalle mura e che tutti, bambini e vecchi, ricchi e poveri, cortigiane e donne nobili, fossero un gruppo omogeneo, tanto il loro andirivieni dal palazzo per le congratulazioni fosse continuo.
Appositi corrieri erano stati inviati a Rohan e nella Contea, per darne notizia a i loro amici ed anche Re Elessar ne era stato informato sul campo di battaglia.
La prima neve cominciava a cadere sulla torre bianca di Ectelion, e l'albero del re, annoverava un nuovo germoglio quando Aragorn arrivò.
Vedere l'emozione dipingersi sul volto del Re alla vista di suo figlio e di sua moglie raggiante, era qualcosa di indimenticabile ed emozionante ed Eowyn, con un nodo allo stomaco, non poteva continuare a rimanere spettatrice scomoda della riunione familiare. Aveva bisogno di aria, di solitudine e di poter piangere senza essere, ne vista ne udita, e fu così, che senza accorgersene, si ritrovò nella casa che era da sempre appartenuta alla famiglia di Faramir. Non piangeva perché era gelosa di Arwen, non piangeva perché voleva essere lei la madre del figlio di Aragorn, ancora, non piangeva perché si sentiva esclusa dalla riunione familiare, piangeva perché a lei non era dato essere così felice con il suo Faramir. Perché non c'era adesso lui lì a stringerla fra le sue braccia sussurrandole parole d'amore e di gratitudine? Perché non stava stringendo anche lei il frutto del loro amore fra le braccia? Perché a lei non era dato di vedere quelle stesse emozioni sul volto dell'uomo che amava più di ogni altra cosa al mondo? Perché la vita per loro due era sempre stata così dolorosa ed infelice?
Con questi interrogativi, si era infine addormentata, svegliandosi il giorno dopo al suono del battente sulla porta, Lothe era venuta a cercarla.
«Siete qui, finalmente vi ho trovata, il Re chiede di voi, venite!»
«Di me?»
«Si di voi! Ha saputo quello che avete fatto per sua moglie e vuole ringraziarvi, in fondo, ve lo meritate.»
Nell'ampia sala del trono, sedevano, Arwen, Aragorn ed il piccolo Eldarion fra loro.
Arwen continuava ad elencare tutte le cure e le attenzione che Eowyn le aveva dedicato, tutto l'aiuto che le aveva dato per mandare avanti la città e tutti i meriti delle sue idee che avevano stravolto in meglio Minas Tirith.
Aragorn da parte sua, condivideva le lodi della moglie e ringraziava Eowyn inginocchiandosi di fronte a lei.
«Io...io...vi prego mio Re, alzatevi o mi metterete in imbarazzo. Sono una mezza guaritrice, è stato mio dovere aiutare vostra moglie.»
«Non siate modesta Eowyn. Avete fatto molto di più di quanto vi fosse richiesto invece, vi saremo debitori per tutta la vita. Chiedete quello che volete e vi sarà concesso.»
«Non voglio niente mio sire, solo...avete notizie di mio marito?»
Aragorn aveva fatto una smorfia, quindi, aveva risposto.
«Vostro marito sta bene ed è come sempre impegnato come tutti noi in questa battaglia.»
«E mio fratello?»
«Anche lui, lo stesso.»
Lo sguardo vuoto e desolato che Eowyn leggeva in Aragorn, assieme alle risposte lapidarie di lui, non la facevano sentire tranquilla, che fosse successo qualcosa?
«Lady Eowyn, vorrei andare alle case di guarigione a ringraziare anche Lady Miriel, mi potreste accompagnare?» chiese il Re.
«Certo sire.»
e poi una volta lontano da orecchie indiscrete
«Debbo confessarvi, mio signore, che Lady Miriel faceva la cortigiana prima della guerra, non che per me abbia importanza, solo per essere onesta con voi.»
«Apprezzo la vostra sincerità Eowyn, ma non è di per parlare di Lady Miriel che volevo rimanere solo con voi. In realtà, ci sono alcune cose che dovreste sapere, ma non volevo dirle di fronte a mia moglie, ancora così provata dal parto.»
«Riguarda la guerra, vero?»
«Esatto.»
«Mio marito e mio fratello...»
«Stanno bene non temete. Solo, al fronte la situazione va peggiorando e rapidamente. Potremmo non essere in grado di respingere l'avanzata nemica e vorrei che Minas Tirith si preparasse al peggio, a reggere un possibile assedio nemico. So che state mandando quanti più viveri possibili al fronte e vorrei che ugualmente state cercando di tenere una scorta di cibo, medicamenti ed armamenti, credete di potercela fare?»
«Quello che chiedete è molto, mio signore, ma per la salvezza dei popoli liberi, faremo del nostro meglio.»
«Vi chiedo altresì di mantenere il riserbo su quanto vi ho appena confidato e vi chiedo, in caso di pericolo, di voler proteggere la mia famiglia, raggiungendo Gran Burrone.»
«Farò tutto quello che mi sarà possibile, mio sire.»
«Vi ringrazio Eowyn, sapevo di poter contare su di voi.»
Avrebbe cercato di riaprire i granai, avrebbe creato un esercito capace di difendere la cittadella, avrebbe mantenuto il segreto sulla loro attuale situazione, a questo pensava Eowyn mentre osservava il manipolo di uomini capeggiati da Re Elessar lasciare Minas Tirith per ritornare sul campo di battaglia.
A sud, sul campo di battaglia...
Alcuni giorni erano passati da che Aragorn era ritornato da Minas Tirith.
Éomer aveva sconfitto l'esercito ad est, crollato principalmente a causa della disgregazione delle varie fazioni componenti, che avevano deciso infine, di ritirarsi all'interno dei loro territori, promettendo la cessazione dell'attività bellica in cambio del perdono del Re.
«Con anche l'esercito di Rohan al nostro fianco, possiamo avere una speranza in più di vittoria, anche se non sarà affatto facile.» disse il re
«Lo so amico. Ci siamo già passati nell'ultima battaglia!» rispose Legolas l'elfo
«Quello che conta, è lottare fino alla fine! Questo è il motto di noi nani!» disse Gimli
«Combatteremo fino alla fine, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli, affinché i nostri antenati siano fieri di noi!» incalzò re Éomer
«Ben detto fratello!»
«Faramir, vi vedo alquanto pensieroso, qualcosa vi preoccupa?»
«La nostra vittoria ad Est è stata troppo facile, qualcosa non mi torna...»
«Non erano un vero esercito, a malapena non si combattevano fra loro!»
«Sarà, solo temo che non sia finita qui...»
Faramir raggiungeva inquieto i suoi uomini chiedendo di mantenersi vigili e di informarlo di qualsiasi spostamento anche minimo dell'esercito nemico.
Forse era paranoico, ma il suo istinto gli diceva che qualcosa si stava muovendo nell'ombra. A nulla erano valse le parole di rassicurazione del suo Re e dei suoi amici, così come neanche il sapere delle prodezze che la sua Eowyn stava compiendo a Minas Tirith, oltre al fatto di saperla per il momento al sicuro.
Si era sentito pieno di orgoglio quando Aragorn gli aveva raccontato che sua moglie faceva la guaritrice e si occupava degli altri, e si era sentito fiero di lei nello scoprire che si occupava anche di prostitute e poveri, insegnando loro a leggere a scrivere e a combattere. Era poi stata in grado di far nascere il figlio di Aragorn ed Arwen, e, a quanto pareva, aveva finalmente messo la testa a posto, rivelando la vera se stessa, una donna altruista e coraggiosa, generosa e determinata, la donna che aveva sempre ammirato ed amato.
