Il piccolo Eldarion aveva solo due settimane di vita, ma era già in grado di muovere la testa, aprire gli occhi e riconoscere le persone, ripetendo i suoni più semplici. Se ogni nuova vita in sé era un mistero, una nuova vita elfica, lo era ancora di più.

Mentre cullava il piccolo tra le sue braccia, qualcosa in lontananza si muoveva da sud catturando l'attenzione di Eowyn, una grande macchia nera che si avvicinava veloce verso di loro, forse soldati a cavallo. Che finalmente la guerra fosse finita?

Che il suo Faramir fosse di ritorno? In alto uno stendardo, una nave a forma di cigno su campo azzurro, il simbolo del principe di Dol Amroth. Perché stavano venendo da loro? Era forse successo qualcosa a sud? Eowyn non poteva aspettare, doveva sapere, così, lasciando tra le braccia di Lothe il piccolo Eldarion, ridiscendeva i vari gironi della città fino alla porta principale.

Al suo arrivo, donne, bambini, vecchi, e lei: Lothíriel.

«Eowyn, grazie al cielo! Siamo stati attaccati! Aiutateci per favore!»

«Lothíriel calmati! Andiamo da Sua Maestà, vieni...»

Nella sala del trono era stata indetta una riunione d'emergenza, ed ora l'assemblea a al completo, ascoltava sgomenta il racconto dei fatti da Lothíriel.

«Così siete stati attaccati via mare da sud.» chiese Arwen

«Si mia regina. Ho mandato alcuni uomini ad avvertire vostro marito, tuttavia, credo che fra meno di due giorni, il grosso dei nemici arriverà anche qui.»

«Siete stata voi! Li avete condotti voi da noi» disse dama Firiel

«Mi dispiace molto, ma non sapevo dove altro andare.»

«Cosa avrebbero dovuto fare? Aspettare la morte secondo voi? Comunque dobbiamo prepararci al peggio. Eowyn, raduna tutti quelli che possono combattere e da loro un'arma e gli altri, che si preparino a prestare aiuto nelle case di guarigione.»rispose la regina

«Si subito mia regina.»

Dalla sua ultima conversazione con Aragorn, Eowyn sapeva che da un momento all'altro la sua abilità di combattente le sarebbe tornata utile, solo non pensava così presto. Aveva ordinato a Lothe di rimanere con Arwen e suo figlio, e di proteggere anche Lothíriel. Le aveva ordinato di lasciare Minas Tirith per Gran Burrone nel caso le cose si fossero messe male e Lothe, quale moglie di un ranger, aveva l'abilità e la risolutezza di adempiere a quanto richiesto.

La maggior parte delle dame della nobiltà si era rinchiusa dentro la sala del trono, accalcandosi intorno ad Arwen come delle api con il miele, e per loro Eowyn non provava altro che pena, visto che non erano nemmeno in grado di tenere in mano un coltello per propria difesa personale. Con enorme divertimento poi, vedeva Lady Elanor, ex promessa sposa di sua marito, agitarsi e svenire tra le braccia della madre come una bambinetta. E quella doveva essere la donna che avrebbe dovuto prendere il suo posto? Forse per Faramir avrebbe potuto essere una donna migliore di lei a casa, non di certo in battaglia però.

A poche ore dall'arrivo dell'esercito nemico, tutti quelli in grado di combattere erano preparati allo scontro. Vecchi ancora in grado di essere utili alle catapulte, donne abili con l'arco sulle mura, casalinghe sulle mura con olio bollente e fuoco acceso. Bambini con pietre e fionde. Eowyn li osservava e pensava a quanti di loro sarebbero sopravvissuti, ed infine, lo scontro che tanto temeva era cominciato senza che quasi si fosse accorta dell'approssimarsi del nemico. Miriel e Giodith al suo fianco, Eowyn dispensava consigli e incitava le sue compagne, facendo ciò che aveva visto sempre fare a suo zio, suo cugino, suo fratello ed infine a suo marito: comandare un esercito.

Se inizialmente la tenacia e l'effetto sorpresa avevano giocato un ruolo fondamentale nel creare scompiglio tra gli oppositori di Gondor, a mano a mano che il tempo passava, il nemico si faceva più astuto ed elaborava tattiche per arginare le sue perdite e colpire la città là dove faceva più male.

Eowyn a malincuore riconosceva che la forza militare che era riuscita ad addestrare in pochi mesi, non era comparabile a quella nemica, e che probabilmente, se non fosse giunto alcun aiuto, avrebbero dovuto soccombere nel giro di due o tre giorni.

Ad Eowyn facevano male spalle e gambe a causa della pesante armatura che portava, ad anche le mani, a furia di fendenti, erano ricoperte di vesciche. Per non parlare poi del sangue nemico che la ricopriva da testa a piedi, che le incrostava il volto e si era rappreso intorno alla sua capigliatura dorata.

Più osservava intorno a se, più vedeva paura, smarrimento, desolazione e morte.

Queste donne e questi bambini non erano preparati a questo, non avevano mai voluto combattere, era stata lei ad incoraggiarli ed ora era colpa sua se le loro vite erano perdute. Il rimorso stava afferrando il suo cuore, ma Eowyn questo non poteva permetterlo, doveva continuare, doveva resistere fino all'arrivo degli uomini, fino all'arrivo di Faramir.

Come richiamato dalla sua mente, in lontananza si intravedeva lo stendardo del Re: Aragorn stava arrivando ad aiutarli, ed anche Faramir e suo fratello erano con lui.

Non appena lo stendardo del Re raggiunse il campo del Pelennor, le grida si fecero più concitate e sempre meno nemici superarono le bianche mura della città di Gondor. Per Eowyn e compagne, era dunque più facile abbattere quei malcapitati che nel frattempo, con scale e corde erano riusciti ad arrampicarsi sui muri, ed avevano riguadagnato una posizione di vantaggio su di loro. Fu quando Eowyn fu sicura che la città fosse completamente al sicuro, che si decise a guardare il caos sotto di loro: l'esercito di Rohan, Gondor e una schiera di nani ed elfi, si era posizionato fa Minas Tirith e il nemico, impedendo così alla città di essere ancora aggredita. Ovunque sangue ed odore di morte. Eowyn cercava con gli occhi, e con il cuore in sospeso, la figura di Faramir fra tutta quella gente. Un uomo di Gondor adesso con un fendente staccava di netto la testa ad un Haradrim, ma non era suo marito, un altro cadeva a terra e rimaneva infilzato, ma, grazie al cielo, neanche questo era suo marito, poi una voce in mezzo a tutto quel cozzare di lame, la voce di Faramir che gridava ai suoi uomini gli obiettivi da abbattere, ed ora Eowyn poteva seguire con lo sguardo quell'uomo così coraggioso, forte e buono che aveva cominciato ad amare. Vedeva i suoi muscoli flessuosi e scolpiti mentre avanzava faticosamente nello schieramento nemico, immaginava quei suoi occhi così dolci e sereni, che sapevano anche essere però duri e freddi, scrutare in avanti, prima di comandare ai suoi di avanzare con lui. Eowyn era presa dall'impeto di scendere e stare al suo fianco, ma il suo posto era qui adesso, a proteggere la regina e la città.

Il sole era sorto e tramontato da che Aragorn e compagni erano giunti in aiuto di Gondor, e la battaglia stava volgendo a favore dei Gondoriani, quando alla fine, il nemico aveva deciso di ritirarsi per riorganizzare l'invasione.

Eowyn guardava intorno a se e vedeva alcune delle sue compagne d'armi stanche e coperte di sangue come lei, ma felici che questo orrore fosse al momento finito, altre urlavano e piangevano stringendo i corpi di quelli che avevano perduto fra le braccia.

Ovunque, la città che con la sua pietra bianca spiccava sul verde campo del Pelennor, era tinta di rosso, il rosso del sangue dei suoi cittadini che avevano lottato per essa, oppure il sangue del nemico, ma quale che fosse, ad Eowyn non importava ora, mentre risalendo i vari livelli, cercava Miriel e Giodith, che sperava di ritrovare vive.

«Eowyn, Eowyn, siamo qui!» le gridò Giodith.

«Giodith sei viva! Non ho più visto ne te ne Miriel nella battaglia e temevo...vieni, dobbiamo dare una mano.»

Fu solo allora che Eowyn si rese conto che Giodith aveva gli occhi velati di lacrime e lo sguardo fisso verso il corpo di una donna che giaceva inerte e coperto di sangue: la loro amica Miriel era morta.