Dalla finestra delle case di guarigione in cui si trovava, Eowyn, seguiva con lo sguardo il re, seguito dai suoi consiglieri e dal resto della sue truppe, che risaliva i vari gironi della città verso il palazzo reale.

Quando il Re avrebbe raggiunto la sala del trono, avrebbe trovato ad attenderlo sua moglie Arwen ed il piccolo Eldarion. Immaginava anche suo fratello Éomer, felice nel ritrovare sana e salva Lothíriel, e nella sua mente vedeva anche suo marito Faramir, guardarsi intorno in cerca di lei, senza trovarla. Lo immaginava sedersi esausto al tavolo chiassoso degli elfi e dei nani, intenti a rifocillarsi con le vivande disponibili.

Eowyn avrebbe tanto voluto raggiungerlo ed abbracciarlo, così come avrebbe voluto che lui la riabbracciasse di rimando, e che le dicesse che tutto sarebbe andato per il meglio, ma sapeva, che la scena non sarebbe mai andata così.

Il filo dei suoi pensieri fu interrotto da Loreth, la guaritrice:

«Dama Eowyn, il re e vostro marito sono in città, stanno andando a palazzo. Dovreste andare lassù, saranno tutti certamente in pena per voi»

«Vi ringrazio Loreth, ma non ho intenzione di lasciare le case di guarigione, non adesso comunque, quando c'è così tanto da fare qui»

«Sono due giorni che non dormite e se non vi prenderete cura di voi stessa, non potrete fare niente per quanti sono qui. Se la vostra amica Miriel fosse qui, vi sgriderebbe e vi direbbe di andare a casa»

Eowyn sapeva che Loreth aveva perfettamente ragione, solo non voleva accettare la veridicità nelle parole della guaritrice. La perdita di Miriel le aveva aperto una profonda ferita e tutto ciò che desiderava adesso, era il poter rimanere sola a crogiolarsi nel suo dolore.

«So che la morte di Miriel vi ha sconvolta, ha sconvolto anche me, cosa credete? La conoscevo da più tempo di voi, era mia amica come lo era per voi . Tuttavia lei non ci vorrebbe vedere tristi e disperate a causa sua. Lei vorrebbe che noi continuassimo la nostra vita nel migliore dei modi, e che fossimo felici, per quanto possibile»

«Non è così semplice per me Loreth. Io le ho insegnato a battersi, sono stata io a dirle che insieme potevamo scendere in battaglia, la sua morte è colpa mia, sono stata io a spronarla»

«Quello che dite è privo di senso. Voi non avete colpa, anzi. Voi avete il merito di aver aiutato quelle povere donne quando nessun altro lo avrebbe fatto. Siete stata loro amica e questo è quanto di meglio potesse capitar loro. Ora seguite il mio consiglio, andate da vostro marito e da vostro fratello, e fate loro vedere che state bene. Fatevi un buon sonno e datevi una ripulita, e domani potrete tornare da noi se vorrete.»

A malincuore Eowyn lasciò le case di guarigione diretta verso il palazzo reale. Mentre risaliva i vari gironi, il sole stava calando e molti dei nobili che si erano ammassati nella sala del trono in cerca di protezione, ora stavano rientrando nelle loro dimore dopo aver preso parte al ritorno del re a palazzo.

Al suo arrivo, Eowyn venne accolta con un caloroso abbraccio dalla regina:

«Eowyn, amica mia, eravamo in pensiero per voi, come state? Cosa vi è successo?» chiese Arwen

«Sto bene. Quando ci hanno attaccato, io e gli altri abbiamo provato a difendere la città, ma il nemico era meglio equipaggiato ed organizzato di noi. Molti sono morti, fra cui una mia cara amica. Stavamo per soccombere quando siete giunti» rispose Eowyn indirizzando le sue parole alla regina ma soprattutto al gruppo del Re appena rientrato a palazzo

Lo sguardo di Eowyn scorreva i loro volti, Aragorn, quello del suo amato fratello Éomer. E poi ancora Legolas l'elfo, Gimli il nano ed altri della loro razza, ed infine lo vide, suo marito, il suo Faramir, e fu al suo sguardo che offrì le sue successive parole:

«Se non foste arrivati voi, ora non sarei viva»

«Avete dimostrato molto coraggio Eowyn. Mia moglie Arwen e dama Lothíriel ci hanno parlato del vostro atto di coraggio e di altruismo ed hanno lodato il vostro sangue freddo in una simile circostanza, e non posso che ringraziarvi a nome della città per quello che avete fatto. Non fosse stato che per voi, Gondor sarebbe caduta in mano al nemico.» le disse il re

Se tempo addietro Eowyn avrebbe dato qualsiasi cosa per ottenere il riconoscimento del suo valore in battaglia, specialmente da Aragorn, ora la sua mente desiderava solo avere l'approvazione di suo marito, che la guardava invece con quel suo sguardo triste e severo.

«Vi ringrazio mio sire, tuttavia, non credo di meritarmi il vostro encomio. Molti hanno perso la vita, fra cui una mia cara amica e mi sento responsabile. Se non avessi chiesto a donne, vecchi e bambini di dare una mano, molti, se non tutti, sarebbero vivi»

«Ma probabilmente non ci sarebbe più una città, dico bene?» si intromise Éomer, avvicinandosi per abbracciare sua sorella, che portava ancora l'armatura ed era coperta di fango e sangue.

«Non posso che trovarmi d'accordo con voi, Éomer» furono le parole di Aragorn, che tutt'altro che sollevato, invitava tutti i presenti nella sala del trono, per un pasto frugale e per discutere di una possibile tattica difensiva.

«Il nemico non si è ancora dato per vinto. Sono ancora là fuori e si stanno riorganizzando e dobbiamo farlo anche noi. La città è debole e non resisterà ad un altro attacco di massa, dobbiamo trovare una soluzione» furono le prime parole del re

«Gondor è sempre stata una città inoppugnabile, a memoria d'uomo, ed anche se debole, resisterà ad un assedio» disse Éomer

«In condizioni normali si. Tuttavia è già stata teatro di battaglia in due occasioni nel giro di pochi anni, mancano viveri e non abbiamo uomini a sufficienza. In queste condizioni, difficilmente riusciremo a cavarcela, soprattutto se rimarremo barricati dietro queste mura in difesa» aggiunse Faramir

«Cosa proponete dunque Faramir» chiese il re

«Non vedo molte alternative mio sire. Bisogna salvare il salvabile. L'est è perduto, Osgilliath e l'Ithilien sono in mano nemica, e temo che la prossima battaglia deciderà le sorti di Gondor e dell'intera terra di mezzo. Credo sia indispensabile evacuare la città ad ovest e lasciare in città solo la forza militare. Inoltre, credo che lo sconto aperto sarà inevitabile, dobbiamo rafforzare le porte e presidiare i torrioni, ma dovremo anche prepararci allo scontro corpo a corpo» rispose tristemente Faramir

«A questo dunque siamo giunti» disse re Éomer.

«Speravo non fossimo costretti a tanto, ma credo che il principe Faramir abbia ragione. La città di Gondor a breve verrà attaccata duramente e dovremo essere pronti ad abbandonarla in caso di necessità»

Era stato deciso che un piccolo gruppo di soldati, i ranger di Faramir, sarebbero andati in avanscoperta, per scoprire le intenzioni del nemico. Re Éomer e la cavalleria, avrebbero aspettato nelle retrovie, mente il Re con il resto dell'esercito, sarebbero rimasti entro i confini di Gondor a difesa della cittadella.

La regina Arwen con il resto delle donne, dei vecchi e dei bambini, avrebbero lasciato la città l'indomani stesso alle prime luci dell'alba, dirette a Gran Burrone, la terra dei suoi avi. Naturalmente anche ad Eowyn era stato intimato di andare con loro, ma la bionda era di tutt'altro idea:

«Non lascerò la città» disse «non andrò a Gran Burrone. Le case di guarigione sono il mio posto ora» esclamò di fronte a tutti.

«Ma mia cara Eowyn, non potete rimanere qui. La città subirà i peggiori attacchi ed inoltre io contavo nel vostro sostegno e nella vostra compagnia durante il viaggio» le fece presente Arwen

«Dama Eowyn, conosciamo il vostro valore sia in battaglia che nelle case di guarigione, ma credo di parlare a nome di tutti i presenti qui, se dico che per tutti noi il sapervi al sicuro è di estrema importanza» disse Aragorn.

«Senza contare che se ci fosse necessità, tu rimarresti la successiva in linea al trono ad Edoras» aggiunse Éomer.

Sia Éomer che Aragorn quindi, si voltavano verso Faramir che con sguardo cupo non aveva proferito parola

«Voi non dite niente fratello?» lo imbeccava Éomer

«Nessuna delle parole che ho da dire verrà udita ne tanto meno presa in considerazione da vostra sorella, giacché lei non mi considera affatto. Io vorrei che lei lasciasse la città con la regina, ma con ogni probabilità lei rimarrà, dato che cerca sempre e comunque di fare l'esatto contrario di ciò che desidero» rispose amaramente Faramir

Eowyn rimase come gli altri presenti sbigottita dalle parole del marito, e stava per replicare quando Faramir, con la scusa di avvertire i ranger sulla missione a loro affidata, si accingeva a lasciare la sala del trono.

«Vi prego Eowyn, ripensate alla vostra decisione» le chiese nuovamente Arwen.

«Mi dispiace mia regina, ma credo il mio posto sia nelle case di guarigione. Comprendo bene i motivi che spingono ciascuno di voi a consigliarmi di partire, tuttavia non posso abbandonare la città, non adesso che ha più bisogno di me. Per favore, comprendete le mie ragioni e lasciatemi rimanere»

«Nessuno di noi può imporvi una scelta non gradita, solo abbiate cura di voi stessa» le disse Arwen

Eowyn colse al volo l'occasione di lasciare l'assemblea non appena gliene si presentò l'occasione, decisa più che mai a raggiungere suo marito per appianare le divergenze che si erano create fra di loro sin dell'Ithilien.

Lo trovò al livello inferiore della cittadella intento a dare istruzioni ai suoi uomini affinché fortificassero la porta principale e ricostruissero alla meglio le mura esterne.

«Faramir, vi devo parlare» gli disse Eowyn, avvicinandosi a lui

«Non ho molto tempo mia signora, devo istruire gli uomini, a breve potremmo essere attaccati nuovamente» rispose freddo lui

«E' da quando ho lasciato l'Ithilien che spero di poter chiarire alcune cose con voi, e speravo che avreste potuto dedicarmi qualche minuto del vostro tempo»

«Va bene, vi ascolto»

«Speravo potessimo parlare con calma da qualche parte. E' quasi ora di cena, magari potremmo discorrere mente mangiamo, così da non farvi perdere tempo prezioso. Ho con me del cibo, che ne dite di allontanarci per qualche minuto?»

«Come ben sapete, non ho affatto tempo, ma ascolterò ciò che avete da dire, vi seguo»

Entrambi lasciarono il trambusto del primo livello e si diressero in una radura poco distante, dove una brezza leggera accarezzava la povera vegetazione sopravvissuta al primo attacco.

«Cosa volevate dirmi?»

«Quello che avete detto poco fa, non è affatto vero. Io tengo molto in considerazione la vostra opinione ed i vostri consigli e non agisco contrariamente alle vostre richieste per farvi dispetto»

«Mi pare strano perché invece è proprio in questo modo che vi comportate. Vi chiedo di rimanere a Minas Tirith e vi ritrovo nell'Ithilien. Vi chiedo di prendervi cura di voi stessa ed al mio ritorno vi ritrovo con l'armatura, coperta da cima a fondo di sangue nemico.» rispose calmo Faramir, consumando il suo cibo.

«Mi spiace di avervi deluso mio signore, non avrei mai voluto. Le circostanze mi hanno imposto di agire diversamente a quanto promesso, speravo tuttavia che voi foste orgoglioso di me e non di avervi causato dispiacere. So di non essere stata una moglie ideale e di questo me ne rammarico. Vorrei tuttavia che riconsideraste le ragioni che mi hanno spinto ad agire come ho fatto. Avete sempre dato il beneficio del dubbio a chiunque, perché non a me? Anche ora vi rifiutate di ascoltare le mie ragioni. Non voglio lasciare la città. Avete bisogno di me qui e non per il mio valore in battaglia, quanto con l'aiuto che vi potrei dare nelle case di guarigione. Sono rimasti in pochi e senza nessuno che aiuti i feriti, come sperate che l'esercito riuscirà a cavarsela?» chiese Eowyn

«Voi non siete chiunque, siete mia moglie, la donna più cara al mio cuore. Non potrei sopportare di sapervi in pericolo ed è per questo che spero riconsideriate l'idea di rimanere qui, e che partiate con la Regina per Gran Burrone» rispose Faramir.

«Non partirò per Gran Burrone. E non per ferirvi Faramir. So per certo che le vostre intenzioni sono nobili e che avete cara la mia vita più di quanto non abbiate cara la vostra, tuttavia, credo di avere un compito su questa terra e credo di doverlo adempiere»

«Cercate di metterla suo poetico per cercare di ottenere la mia benedizione?»

«No, sto solo cercando di farvi capire ciò che sento, come ho detto, vorrei che voi approvaste la mia decisione. So che siete un uomo giusto e credo che comprendiate la verità dietro le mie parole.»

«Adesso passate all'adulazione mia cara Eowyn, e poi cos'altro, tenterete di sedurmi? Anzi no, sono sicuro che non ricorrereste mai a tanto, dopotutto io sono solo Faramir e non il vostro amato Aragorn» disse duramente Faramir.

Lo schiaffo di Eowyn lo raggiunse prima delle sue parole.

«Vi ostinate a credere che ogni mia azione, ogni mia parola, sia sempre e comunque relazionata ad Aragorn. Credete ancora che io sia innamorata di lui? La gelosia vi ha accecato a tal punto da non riuscire a vedere la verità, neanche quando ve la trovate davanti?» chiese Eowyn

«La verità la conosco fin troppo bene mia signora. Voi non avete mai smesso di amare il nostro sovrano e questa ne è l'ennesima dimostrazione. Volete rimanere a Gondor poiché è qui che lui rimarrà. Magari sperate di conquistarlo una volta che sua moglie, peraltro vostra amica, se ne sarà andata a Gran Burrone e non è la gelosia a farmi dire questo, ma la razionalità.»

«Non potete credere questo. Non dopo che vi ho confessato di amarvi»

«Ma davvero? Adesso mi amate? Mi scuserete se non credo alla vostra dichiarazione, che non ho reputato sincera nell'Ithilien, e non la reputo ora.»

«Come potete pensare che io vi stia mentendo su questo, non conoscete il mio cuore forse?»

«No. non lo conosco, non me ne avete mai data l'opportunità, mi avete sempre respinto» rispose rabbioso lui allontanandosi, poi voltandosi per un ultima volta verso Eowyn riprese:

«Se mai ritornerò vivo, come promessovi nell'Ithilien, chiederò che il matrimonio venga annullato. In questo modo potrete ritornare ad Edoras, oppure rimanere qui a contemplare Sua maestà, il vostro unico amore. Potrete risposarvi o fare qualsiasi cosa vi piacerà. Cercate di rimanere in vita, altrimenti questo mio sacrificio sarà vano, e ora, se volete scusarmi, devo andare. Grazie della cena»

Gli occhi di Eowyn si riempivano di lacrime mentre la figura di Faramir si allontanava dalla sua vista. Avrebbe potuto rincorrerlo e dirgli che lo amava e che lo desiderava più di ogni altra cosa al mondo, ma a cosa sarebbe servito, lui non le avrebbe creduto.

Una sottile polvere si alzava di tanto in tanto ed accompagnava Eowyn nella salita fino a palazzo, dove era infine giunta. Lothe, aveva deciso di rimanere a Gondor con la sua signora, pertanto, al suo rientro, la trovò indaffarata a prepararle un bagno caldo alla meglio. Mentre provvedeva a ripulire i capelli della sua signora dal sangue e dalla sporcizia, le raccontava le ultime novità di palazzo:

«La regina Arwen, suo figlio Eldarion, dama Lothíriel, e quattro o cinque dame nobili della cerchia più ristretta con il loro personale di servizio, sono partite immediatamente, senza aspettare l'alba»

«Faramir è ancora adirato con me Lothe, e non crede ai miei sentimenti per lui»

«Il principe Faramir si preoccupa della vostra incolumità, mia signora e al momento, ne ha tutte le ragioni visto quello che ci attende»

«Sarà, ma temo che una volta che Gondor verrà attaccata, non lo rivedrò mai più, non potrò mai più stare con lui, capisci!» disse Eowyn scoppiando a piangere

«Mia signora, non fate così. Lo rivedrete, e quando questa guerra sarà finita, tutti noi ritorneremo nell'Ithilien come niente fosse successo e finalmente potrete stare di nuovo insieme»

«So per certo che non succederà. Faramir ha deciso di chiedere l'annullamento del matrimonio e sono sicura che manterrà fede alla sua parola. Io l'ho deluso e so che non mi perdonerà mai, gliel'ho letto negli occhi. Tuttavia lo amo, non me ne sono mai resa conto fino a quando non è stato troppo tardi, ed ora che lo so, non posso e non voglio perderlo Lothe!»

«Mia signora, troveremo una soluzione vedrete» rispose Lothe cercando di rincuorarla e continuando con il bagno.

Vedere la sua signora così disperata e fragile le dispiaceva più di quanto avesse mai potuto immaginare. Conosceva Faramir ed aveva imparato a conoscere anche la vera Eowyn, ed era tristemente consapevole che la vita di questa coppia era stata sempre in continua salita. Ora che finalmente avrebbero potuto vivere felici, le circostanze erano nuovamente avverse e con ogni probabilità, con uno nuovo scontro alle porte, entrambi avrebbero potuto non rivedersi più.