Durante le varie medicazioni, suture, e somministrazioni di infusi vari, tuttavia, il povero capitano non riprese mai conoscenza e mentre i giorni passavano e la città ricominciava a ritrovare la serenità, Eowyn si sentiva triste e scoraggiata.

«Non dovete demoralizzarvi mia signora, si riprenderà» veniva incoraggiata da chiunque avesse modo di incontrare il suo sguardo, sentendosi in dovere di dare una speranza alla bianca dama.

Finché finalmente un giorno il miracolo tanto atteso evento accadde: Faramir si svegliò.

Come ogni giorno, Eowyn si apprestava a fare il solito giro di perlustrazione all'interno della casa di guarigione, controllando che tutti ricevessero le cure necessarie e le dovute attenzioni. Poi una visita al suo giardino delle erbe medicinale, sempre per accertarsi che tutto fosse in ordine e ben curato, e poi, per tutto il resto della giornata, il suo posto era a fianco a Faramir, suo marito.

Le faceva strano pensare a lui in questi termini, ma, da diverso tempo oramai, sentiva di averlo accettato in quel ruolo e anzi, non vedeva l'ora che si riprendesse e guarisse per ricominciare la sua vita al suo fianco, stavolta con premesse del tutto diverse.

Quel pomeriggio, questi suoi pensieri, vennero interrotti da un sospiro un po' più profondo del solito da parte di Faramir, al quale lei prontamente rispose, avvicinando la sua mano al suo cuore, per saggiarne la forza o eventuali problematiche connesse, e non senza una gioia immensa, si accorse che lui aveva aperto gli occhi e la stava guardando.

«Ti sei svegliato, come ti senti?»

«Come se un oligofante mi avesse scaraventato per diversi metri» rispose lui con una nota di sarcasmo nella voce.

«Quindi è questo quello che ti è successo, oltre agli innumerevoli colpi che hai subito» chiese Eowyn.

Faramir si limitò ad un cenno di assenso.

«Giodith. Avverti Nestadîr e sua maestà che il capitano Faramir si è svegliato» urlò Eowyn in direzione della porta.

Dei passi concitati si avvicinavano all'uscio ed un viso di donna compariva tra le travi di legno.

«Si è svegliato mia signora! Che bellezza! Ve l'avevo detto! Ora vado ad avvertire, torno fra poco» aggiunse poi Giodith raggiante.

Eowyn intanto si era voltata verso suo marito, che, con molta fatica, riusciva ad afferrarle una mano, stringerla e dirle in un sussurro «Grazie» prima di richiudere gli occhi stanco, ma con un sorriso a fior di labbra.

Dal risveglio di Faramir, ogni genere di persona era venuta a rendere omaggio al capitano, regnanti, suoi soldati, personale della casa di guarigione, ma anche comuni cittadini, che volevano rendere omaggio all'uomo che aveva salvato un figlio, un marito, uno zio, un cugino, insomma, sembrava diventato ben più popolare di quanto già non fosse.

Se inizialmente era ancora troppo debole per rimanere sveglio, ora che le ferite si stavano completamente rimarginando,, per larga parte del giorno, riusciva a rimanere cosciente e conversare con chi di turno gli facesse visita.

«Ahia, brucia» disse Faramir ad Eowyn mentre lei era intenta nella medicazione della sue ferite

«Non fare il bambino Faramir»

«Non c'è nessun altro che ha bisogno di cure?»

«Se questo è un tuo tentativo di mandarmi via, non ci casco. Le tue ferite necessitano di essere pulite e medicate quotidianamente»

«D'accordo, mi hai scoperto» rispose l'uomo con un sorriso sulle labbra.

«Tra quanto pensi potrò ritornare nell'Ithilien?»

A queste parole, le mani di Eowyn si fermarono. Il suo sguardo incredulo e spaventato ad incrociare quello del marito.

«Sei stato ferito molto gravemente, e ti sei risvegliato da solo una settimana. Il tuo primo pensiero deve essere quello di guarire e non quello di ritornare nell'Ithilien» disse seccata Eowyn

«Lo so. Ma ho anche visto lo scempio che è stato fatto in quei luoghi, alla nostra casa. Voglio tornare là il prima possibile per dare il mio contributo alla ricostruzione, e per rendere ancora sicuri quei luoghi. So che la guerra è finita e che ci aspettano tempi di pace, ma da soldato, so per esperienza che la pace non dura per sempre» rispose Faramir incupendosi in viso per poi aggiungere «Non sarai costretta a venire con me. Come ti avevo promesso, ti renderò libera da questo matrimonio non appena sarò in grado di alzarmi da questo letto»

Eowyn non riusciva a credere alle sue orecchie. Per tutto questo tempo lei si era prodigata alla cura di suo marito sognando un futuro con lui ed ora, tutti i suoi sogni venivano infranti dalle di lui parole. Possibile che lui non si rendesse conto dei suoi sentimenti? Possibile che per lui non contassero più nulla?

In un impeto di rabbia, finita la medicazione, raccolse tutti i preparati e le bende e prima di uscire dalla stanza, con sguardo serio gli disse:

«Prima della battaglia, ti ho aperto il mio cuore. Non conta nulla per te? Come puoi essere così cieco da non capire quello che sento? Ora riposa»

Faramir era rimasto sconcertato dalle parole della moglie. Si ricordava la loro ultima conversazione e si ricordava anche il beneficio del dubbio che era intenzionato a concederle, tuttavia, durante questo periodo di degenza forzata, aveva pensato e ripensato al suo rapporto con la moglie. Sapeva di essersi lasciato alle spalle il sentimento di gelosia che nutriva nei confronti di Aragorn, ma si era anche reso conto che tutta la loro storia era stata un errore.

Eowyn aveva cercato più e più volte di farlo ragionare sulle loro nozze combinate, ma lui non le aveva voluto dar retta, ed aveva sbagliato.

Sua moglie, non era una donna comune, era una figlia di re, ma più di questo, era uno spirito libero, e come tale, costringerla a fare qualcosa contro la sua volontà veniva considerato da lei come una prigionia, qualcosa da cui fuggire. Questo era stato considerato per lei il loro matrimonio, ed era stato per quello che si era ribellata a lui che l'aveva costretta. L'infatuazione per Aragorn alla fine le era passata, di questo Faramir ne era convinto, tuttavia, era tristemente consapevole che l'indole della bianca dama di Rohan era ribelle, e che difficilmente sarebbe riuscito a domarla senza farle del male. Era con queste conclusioni che aveva deciso che, una volta ristabilito, avrebbe chiesto l'annullamento del loro matrimonio, lasciandola libera di scegliere che tipo di vita condurre, anche se tristemente consapevole, che lontano da lei, la sua di vita, non sarebbe mai più stata la stessa.

I giorni erano trascorsi lentamente per il capitano Faramir. Aveva visto passare anche le settimane, ma fu solo quando gli venne concesso di potersi alzare dal letto, che si sentì sulla via della guarigione. Certo, non poteva ancora lasciare quei luoghi, ma potersi recare nei suoi giardini, magari con un libro da leggere, gli risollevava lo spirito.

«Fa freddo, dovresti coprirti» gli disse Eowyn, destandolo dalla sua lettura e avvolgendolo con una coperta.

«Sto bene, comunque grazie» le rispose Faramir, sinceramente grato della premura.

«Ho saputo da Nestadîr che tra una settimana al massimo lascerai le case di guarigione»

«Così mi ha promesso»

«Poi cosa farai?»

«Partirò per l'Ithilien, magari non subito, ho ancora delle cose qui da sbrigare. Burocrazia diciamo»

«Capisco» disse Eowyn guardando lontano dalla terrazza.

A Faramir non era sfuggito lo sguardo triste della moglie. Le si avvicinò e le prese la mano.

«Ti ricordi l'ultima volta che siamo stati qui insieme?»

«Certo che me lo ricordo. Entrambi eravamo scampati per miracolo all'alito nero ed eravamo qui in trepidazione a sperare in un esito positivo della battaglia e di veder ritornare sani e salvi i nostri cari»

«Già» disse Faramir

Poi dopo alcuni momenti, per spezzare il silenzio, l'uomo aggiunse:

«In realtà io venivo qui anche per vedere te. La tua presenza risollevava il mio umore e mi dava forza e speranza in un futuro migliore»

«Io invece ero troppo presa dalle mie convinzioni, e dalle mie paure, per accorgermi di chiunque altro se non me stessa. Non sono mai stata una buona moglie per te, ne sono tristemente consapevole. Ciononostante, stare al tuo fianco mi ha fatto maturare, prendere consapevolezza della mia forza, ma anche dei miei limiti. Sei stato per me l'amico, il compagno ed il marito migliore che mai potessi trovare» disse tutto d'un fiato Eowyn, avvicinando il suo corpo al suo a baciandolo a fior di labbra prima di rientrare nelle case di guarigione.

Le parole di Eowyn, così come il suo comportamento degli ultimi giorni, rendevano ancor più difficile per Faramir, mantenere la condotta che si era riproposto.

Non era da lui rimangiarsi la parola data, e fu così, che non appena dimesso, prima di congedarsi definitivamente dalla corte e ristabilirsi nel suo Ithilien, si rivolse direttamente alla corona, per l'annullamento del suo matrimonio.

«Siete sicuro di quello che mi chiedete» disse Aragorn

«Si» fu tutto quello che rispose Faramir

«Capisco. Avete pensato alle implicazione di questo vostro gesto?»

«Se vi riferite ai rapporti tra Gondor e Rohan, ho già abbondantemente discusso con Re Éomer della faccenda, e mi ha assicurato che non vi saranno ripercussioni per i rapporti futuri tra i nostri due regni»

«E Eowyn, come la prenderà?»

«Considerato che ho preso questa scelta unicamente per il suo bene, credo che sul lungo periodo, capirà che ho fatto la scelta migliore. Magari si sentirà un po' smarrita all'inizio, ma troverà sicuramente il modo di fare la sua strada, è una donna forte»

«E tu?» chiese Aragorn a Faramir

«Io cercherò di dedicarmi alla mia gente, a ricostruire quanto è stato rovinato dal nemico. Mi mancherà mia moglie, ma il sapere di averle reso ciò che lei più desidera, la libertà, con il tempo, sanerà le mie ferite, o almeno lo spero»

Detto questo, dopo altri convenevoli, Faramir si congedò dal Re, pensando mentalmente che, a meno di altre impegni ufficiali, questa era l'ultima volta che lo vedeva.

Faramir si apprestava ad attraversare il cancello ricostruito dell'ultimo livello di Gondor e ne ammirava le fattezze. Era sicuramente molto più robusto e massiccio di quanto non si ricordava fosse il precedente. Nei giorni scorsi, aveva concluso tutto quanto avesse in sospeso a Gondor, aveva salutato i sovrani, Re Éomer compreso, ed ora finalmente, circondato da quello che rimaneva della sua compagnia dei ranger, si apprestava a lasciare Minas Tirith.

«La vostra signora non viene con noi?» chiese Beregond

«No» rispose laconico Faramir

«Ci raggiungerà più tardi?» chiese nuovamente il ranger

«No. Non credo che lo farà» rispose Faramir con lo sguardo perso nel vuoto.