Aveva appreso della partenza di suo marito da una lettera, nella quale lui le spiegava le ragioni del suo atto e nella quale, accludeva, la rescissione del loro matrimonio. Una firma, questo era quello che mancava, la firma di lei, ed il loro matrimonio, sarebbe finito per sempre.
Non ne aveva parlato con nessuno, non aveva chiesto consiglio, era semplicemente salita in sella ad un cavallo ed aveva lasciato la cittadella, direzione l'Ithilien. Eowyn era arrabbiata, confusa, spaventata, ma era disposta a giocarsi il tutto per tutto per questo amore in cui credeva, e che era diventato la sua ragione di vita. Era giunta alla casa che era stata la sua e quella di suo marito per mesi. Era irriconoscibile, non era stata risparmiata dai nemici, che l'avevano dilaniata, ma non importava a Eowyn, che smontata da cavallo entrava in casa.
« Eowyn, che ci fai qui? Stai bene? È successo qualcosa? » chiese Faramir sorpreso e preoccupato di vederla
«Una lettera. Con una lettera mi lasci Faramir?» disse Eowyn sventolando il pezzo di carta, dirigendosi verso il caminetto acceso e buttandolo nel suo interno, fino a vederlo scomparire tra le fiamme.
«Le mie intenzioni ti erano ben note»
«Pensavo ti fossi resi conto della realtà, pensavo ci avessi ripensato, pensavo ci fosse di nuovo tempo per noi» disse Eowyn fra le lacrime
«Eowyn, il mio solo desiderio è che tu sia felice. Sei una donna indipendente, fiera, coraggiosa, altruista e potrei continuare a lodarti per ore senza mai stancarmi, ma non sei la mia donna. Non lo sei mai stata. Solo ora me ne rendo conto. Tu appartieni solo e soltanto a te stessa e a nessun altro»
«Ti sbagli. Io appartengo a te. Tu sei qui, nella mia testa, nel mio cuore» disse Eowyn indicando il suo capo ed un punto imprecisato nel suo torace, aggiungendo poi «E sei qui, anche nel mio corpo, che ti desidera, fin da quel giorno al campo quando hai scoperto che ero io» disse Eowyn avvicinandosi a Faramir.
Occhi negli occhi, le loro fronti a toccarsi, i loro corpi così vicini che l'uno poteva sentire i battiti dell'altro.
«Eowyn, non so cosa dire» disse Faramir, confuso dalla dichiarazione di lei.
«Non dire niente, solo amami e consentimi di fare lo stesso, di dimostrarti ciò che sento» disse Eowyn portando la mano di lui sul suo petto in corrispondenza del cuore, ma anche e soprattutto, su uno dei suoi seni, piccoli come boccioli di rosa.
Faramir sembrava inebetito, incredulo. Forse si era addormentato sulla poltrona leggendo le odi elfiche e stava sognando, ma in questo caso, non voleva che il sogno finisse, voleva che continuasse, che si spingesse là dove non si era mai spinto nella realtà.
Ritrovarsi entrambi in quella che che era nata per essere la loro camera matrimoniale era stato facile, spogliarsi e mettere a nudo i loro corpi e le loro anime, anche. E dopotutto era un sogno, pensava Faramir. Eppure, come poteva sognare un corpo così bello e perfetto, se non lo aveva mai visto? Come poteva immaginarsi i seni della donna che amava, se mai il suo sguardo si era posato su di loro? Ed ancora, come potevano le sue mani perdersi sulla rotonda morbidezza delle sue natiche, di cui mai aveva assaggiato la consistenza? Se era un sogno, non avrebbe voluto svegliarsi, ma se non lo fosse stato? Si fermò Faramir, il tempo sufficiente per avere l'attenzione di Eowyn.
«Dammi un pizzicotto» chiese lui
«Cosa? »
«Devo sapere che è reale e non solo un sogno» disse lui
Eowyn non se lo fece ripetere, sferzando il corpo dell'uomo amato come richiesto
«Sei qui, sei reale quindi»
«Si»
«Dimmelo ancora, che mi ami»
«Ti amo Faramir»
Non c'era stato bisogno di nient'altro per l'uomo, che con sapiente maestria, aveva accompagnato la sua donna sul loro talamo nuziale, mai collaudato, e la adagiava dolcemente su di esso.
Si prendeva dei lunghi attimi colmi di sospiri da entrambe le parti per guardarla, e per imprimersi la sua immagine nella mente e poi la raggiungeva, cauto per non farle male, sul morbido letto. Faramir era nervoso. Da quello che ne sapeva, sua moglie non era stata mai di nessun uomo ed era orgoglioso di essere il primo per lei, ma sentiva anche il peso della responsabilità, di dover far conoscere per la prima volta tutto il mondo di emozioni, di sentimenti, di sensazioni, di desideri e piacere che l'atto fisico rappresentava. Eowyn non sembrava preoccuparsene, beatamente adagiata tra le braccia di Faramir, intenta a godersi i suoi baci, le sue attenzioni, che si facevano sempre più ardite e impudiche.
«Sono ancora in grado di fermarmi se lo vuoi» disse Faramir con voce roca
«No, ho perso troppo tempo a sognarlo Faramir ora voglio viverlo nella realtà» rispose Eowyn
Non se lo fece ripete due volte l'uomo, che cercava di portare sua moglie, verso il culmine del piacere, accarezzandola, baciandola, leccandola, la dove sapeva, l'avrebbe infervorata. E poi era stato del tutto naturale, entrare in lei, e per lei accoglierlo dentro di sé, come non avessero mai fatto altro nella loro vita, come se tutti i mesi passati non fossero che un brutto incubo.
«Ti ho fatto male?»
«Era necessario, e poi mi hai fatto anche provare piacere»
Faramir sorrise nel veder il viso della donna che amava guardarlo felice.
