Eowyn guardava fuori dalla finestra quel giorno e rimirava il giardino nella loro casa nell'Ithilien. Erano passati anni da quando lei e Faramir avevano cominciato a prendere stabile dimora qui, grazie al fatto che ora si poteva considerare un territorio sicuro.

L'assenza di conflitti aveva fatto sì che la terra di mezzo godesse di un periodo di pace, cosa che si rifletteva anche tra la gente, più felice e spensierata, che si beava nell'avere la possibilità di vivere una vita senza terrore. La ricostruzione dell'Ithilien e dell'intera terra di mezzo aveva occupato larga parte delle risorse e del tempo di ognuno, e così, anche lei e Faramir ne avevano preso parte, cercando di rendere l'Ithilien un posto sicuro e lussureggiante dove una buona parte dei cittadini di Gondor aveva poi deciso di vivere.

Sospirando Eowyn si avvicinava al davanzale e l'aria intrisa di profumi la investiva, mentre la sua vista, era rallegrata dai molteplici di colori che in quella stagione, facevano sembrare un quadro quel luogo, erbe mediche, spezie, fiori, arbusti, piante. Ogni genere di cosa cresceva ora nell'Ithilien e nel loro giardino, e rendeva splendido un territorio a lungo deturpato e derubato di un tale splendore e di una tale maestosità.

Erano però delle voci a destare ora l'interesse di Eowyn, quelle di suo marito Faramir e di loro figlio Elboron.

Erano passati alcuni anni dalla nascita di Eldarion, dalla fine della guerra e dalla ritrovata complicità tra lei e Faramir, quando la loro vita era stata scombussolata da un lieto evento, la nascita del loro primogenito.

All'inizio sia Faramir che lei ne etano stati sorpresi e sopraffatti, poi, piano piano, con l'avanzare dei giorni, avevano cominciato ad abituarsi all'idea ed avevano gioito quando finalmente il bimbo era nato.

Era bellissimo, aveva occhi chiari e capelli corvini come il padre, eppure Eowyn lo poteva ben dire, in lui c'era sicuramente qualcosa del Mark, forse la sua caparbietà e la sua altezza.

Faramir adorava Eldarion, con lui spesso si esercitava con la spada, oppure insieme passavano ore nello studio a studiare testi antichi. Per Faramir, la sua famiglia era motivo di orgoglio ed era anche un stato un modo per combattere i fantasmi del suo passato che sovente durante la notte tornavano a tormentarlo. In quelle notti, Eowyn era ben lieta di cullarlo quasi come una madre, ascoltava le sue confessioni e lo riportava alla realtà parlandogli della routine familiare. Altre volte era Faramir invece ad essere la spalla su cui Eowyn poteva liberamente piangere, ricordando la battaglia del Pelennor ed i caduti di quel conflitto.

Erano sempre benvoluti alla corte di Gondor e lo erano anche nel resto della terra di mezzo, eppure, non per pigrizia, passavano più piacevolmente il tempo nella loro casa, dove si sentivano al sicuro e dove potevano condurre una vita semplice, lontana dai protocolli e dagli sfarzi di corte.

«Madre, ho vinto!» esultava Elboron

Eowyn incontrava lo sguardo del marito che abbozzava un mezzo sorriso

«Questo poiché tuo padre ti ha lasciato vincere. Non credo ci sia in tutta Gondor combattente migliore di lui» diceva Eowyn di rimando

«Un giorno, quando sarò grande, sarò io il vostro orgoglio madre» diceva Elboron

«Ma tu lo sei già, sei l'orgoglio mio e di tuo padre» diceva Eowyn rientrando nella casa

A volte Eowyn si sorprendeva di quanto fosse passato velocemente il tempo. Era letteralmente volato. Era come se in una frazione di un ora lei fosse passata da Edoras, alla battaglia contro Mordor, al suo matrimonio, alla nascita del loro figlio, eppure era così, il tempo era un mistero.

Ringraziava mentalmente la fortuna che aveva avuto a sopravvivere ed ancora di più, quella che aveva avuto sposando Faramir, che le aveva fatto conoscere una vita piena di gloria e di amore.