071: Rotto.

Characters: Shura, Death Mask. Un po' Aphrodite.

Words: 464.

Note: no, non c'entra Saga.

"Si è crepata! Guarda, guarda la crepa!"

"Smettila di frignare come un pupo, santi dèi!"

"Si è crepata…la mia anima si è rotta…"

"Perché piangi?"

Fragile, un esserino ancora troppo fragile. Accovacciato contro al rudere, abbandonato a se stesso e alla sua polverosa solitudine, si tiene la testa fra le mani.

E piange.

"Perché piangi?"

Gli occhi impauriti, allarmati nel dubbio di non essere all'altezza. Corvini e lucidi di pianto, i suoi occhi. Le labbra tremule. Un esserino fragile.

"Io non sento la voce del cielo. Come gli altri. Perché?"

Piange.

"Dì, come pensi che si possa udire questa voce?"

La voce del cielo, ti dirà quale strada percorrere. Non temere, la udirai e saprai quale destino ti aspetta.

E i suoi più cari amici, così gli avevano detto:

"Bah! A me tocca fare la guida agli spiritelli!"

"Io lastricherò i sentieri pietrosi di petali e rose, bellissime."

"E io?"

Piange, il bambino. Il piccolo guerriero. Shura.

"Non lo so! Io non la sento!"

"Dammi la mano."

L'esserino si fida, di quegli occhi fraterni e immensi.

Si fida di Lui.

"Stringila, forte forte. Nella mia."

Il bambino lo fa. Si fida di Lui. E la sua stretta è sicura, calda, immensa come lo sguardo che gli sorride.

"Dì, cosa senti?"

"Sento la tua mano che stringe la mia. E sento… il tuo cosmo."

Dagli occhi corvini non scendono più lacrime. Le labbra sottili non sorridono, non ancora, ma neppure tremano più.

"Come fai a sentire il mio cosmo, Shura?"

"Io… non lo so. Lo sento e basta. Lo sento dentro di me."

"Come fai a sentirlo, Shura?"

"Io non lo so. Lo sento. È come una scossa, leggera, lievissima. Mi fa tremare il cuore, lo sento."

"Avvertirai così anche la voce del cielo, Shura."

"E cosa dovrei sentire, cosa mi dirà?"

La mano stringe la sua, il cosmo si diffonde in tutto il braccio. E come un sibilo si leva, qualcosa che fende il vuoto dell'aria e fischia in una scia bianca, invisibile. Dentro la sua anima. Può udire senza sforzo tutto ciò, nella sua anima, il piccolo Shura.

"La voce del cielo, ora l'ho udita! È nel mio braccio, la spada sacra che difenderà la dea e i giusti."

Lui, il primo cui lo confida.

"Excalibur, questo è il suo nome, Shura. Excalibur che riposa nel tuo braccio, si leverà per difendere la dea, e i giusti. È la tua anima, Shura, abbine cura."

"È crepata! Guarda, la crepa! L'ho levata al cielo, fischiava nel vuoto dell'aria, l'ho calata su di Lui. E ora, guarda!"

Col terrore che gli stritola il cuore, chiede all'amico una risposta che neghi l'evidenza.

Parole che, però, non arrivano.

Una voce che non può più udire.

Né dentro, né fuori di lui.

Lui.

"La mia anima è rotta."