024: Famiglia.
Characters: Saga? No. Aiolos e Aiolia, sì.
Words: 694.
Calore. Questo mi viene in mente. Quel calore inumano che percepisci fin dentro le ossa, quel calore che avvolge e protegge. Rassicura. Conforta. Fa arrabbiare e poi perdonare.
Questo mi viene da pensare, quando li guardo.
È, per lui, come un padre, una madre.
È suo fratello.
È la sua famiglia.
Io ne sono testimone.
L'ho visto. Passare nottate e nottate in bianco, al suo arrivo lui non era che un neonato. L'ho visto, cullarlo nel pianto, nella febbre, nel sonno che non veniva. L'ho visto imboccarlo, paziente, e fare smorfie e facce buffe. Solo per farlo ridere, per fargli scordare presto il dolore, l'umiliazione di una caduta, di uno stupido sbaglio davanti a tutti.
Li ho osservati. Tutti questi anni. E invidiati con ogni singola particella che sono.
Quella buona e quella cattiva, su una cosa almeno vanno d'accordo: quei due sono una famiglia.
"E di che ti sorprendi?"
"Di nulla. È solo una constatazione."
"C'è qualcuno o qualcosa che non invidi?"
Forse no. Di sicuro vorrei non dover invidiare loro, e il loro legame.
Inarrivabili.
Quel calore. Un abbraccio a fine giornata. Una pacca sulle spalle quando le cose non vanno come vorremmo. Un sorriso grande, accogliente. La severità che si scioglie nella tenerezza di uno sguardo che trascende l'affetto. Di un fratello.
Il rimprovero fatto per correggere. Non dileggiare.
Mortificare.
"Tu ne sai qualcosa, dell'invidia. Non è così?"
"Non perdo tempo con paranoie inutili, io."
Li ho osservati, per tutti questi anni. Sono il testimone più scomodo del loro affetto. L'uno al fianco dell'altro. Lui sempre al suo piccolo fianco. Le notti insonni a vegliarlo, nel delirio della febbre, a scacciare la paura destata da un brutto sogno; le giornate trascorse a insegnare e imparare l'uno dall'altro.
Severo, il maestro. Innamorato come un padre del proprio unico figlio, il fratello. Sempre.
Che consiglia, non ordina. Che non giustifica gli errori, ma comprende. E aiuta.
"Quell'armatura ti dona. Soprattutto l'elmo: ha due facce, come te! Quando si dice l'ironia del destino, eh fratello?"
Freddo. Questo mi viene in mente. Quel freddo che percepisci fin dentro le ossa, quel freddo che avviluppa, contorcendo ogni cellula del corpo fino a ridurti a un nulla disperato e senza più ragione. Quel freddo che fa arrabbiare. E no, non perdona. Non perdona nemmeno quando le colpe tue non sono.
Questo mi viene da pensare quando ti guardo. Fratello.
"Io so come sei davvero. Siamo simili, e siamo fratelli."
E li guardo ancora. Loro sempre insieme, a farsi coraggio l'un l'altro. Lui a rallegrarsi delle piccole vittorie quotidiane di un fratello, che è anche allievo. Ad ammonire, quando serve. A riconoscere il buono, quando serve. Una gioia autentica, immune dall'invidia, immune da quella fredda gelosia che io conosco così orribilmente bene. Me l'hai fatta provare tante volte.
E lui, piccolo com'è, a confortarlo quando le cose non vanno. Una manina a sfiorare la sua mano grande. Piccolo com'è, sa quello che l'altro prova, lo percepisce forse dal sangue, lo stesso, che scorre nelle loro vene?
No. Va oltre, questo. Va oltre ogni cosa che conosco. Forse conoscerò mai. Io non capisco, questo legame. Non mi appartiene. Posso solo guardarli. E invidiarli in silenzio.
Inarrivabili.
E lui, piccolo com'è, lo sostiene.
"Ma che bella! La tua armatura è la più bella di tutte quante, fratello!"
Una vocina infantile ma già assennata; risa cristalline, l'entusiasmo irruento dell'abbraccio col quale festeggia il suo traguardo. Che un giorno condividerà, ricambiato. Entusiasmo genuino, come l'affetto che li lega.
E guardo te, che mi stai davanti. Quel freddo negli occhi e nel ghigno che ti deforma la faccia.
Se sai come sono davvero, se sai quello che sono. Aiutami, fratello.
"C'è qualcosa o qualcuno che riesci a non invidiare?"
Scherno. Mai conforto. Freddo. Mai calore.
Giudizio, mai comprensione.
Questa è la mia famiglia?
"Siamo simili, siamo fratelli. Di che ti sorprendi?"
Di nulla.
Siamo fratelli. Mai una famiglia. Ci lega il sangue. Solo quello, e non basta. A legarci stretti come nel grembo materno siamo stati, è il male.
Solo quello.
Ed io torno a guardarli, in silenzio e da lontano.
Irraggiungibili.
A invidiare loro.
Loro, e quello che noi non saremo mai.
