Characters: Miho.
Words: 698.
Note: prima delle 12 case.
"Uffa! Non mi piace!"
Il maestro ti rincorreva disperato in lungo e in largo.
Vivace, esuberante, detestavi anche solo l'idea di dover stare seduto dietro a un banco, in silenzio ad ascoltare una noiosa lezione. E poi i compiti, le interrogazioni.
"Non mi piace!"
A nessuno di noi piaceva. La scuola. Ma era tutto il nostro mondo. Quelle quattro mura dall'aspetto malandato dove passavamo giornate intere, e poi il cortile dove finalmente potevamo giocare liberi ma solo fino a che c'era la luce del sole; e la piccola chiesa dove ci dicevano che le nostre preghiere sarebbero state ascoltate, e se avessimo fatto i bravi bambini, chissà anche esaudite.
"Non mi piace, non voglio studiare!"
Il maestro ti rincorreva, esasperato. E poi a Lei chiedeva di farti ragionare, di quietare il tuo brio, prima che contagiasse tutti noi.
Lei. Così dolce e mite, il tuo opposto. Lei, che mi difendeva sempre dai tuoi scherzi, affettuosamente ti sgridava per le smorfie di cui ero il tuo bersaglio privilegiato.
Quando Lei ti ha portato via, anche Lei se n'è andata. Entrambi, mi avete lasciato da sola a causa sua.
Quanti anni lontano da me sei stato?
Sei tornato, rivestito di bronzo, negli occhi la stessa sfrontata incoscienza. Nel cuore il dolore nascosto, per non averla ritrovata.
Non sei tornato per me, no. E nemmeno sei tornato per Lei.
Sei tornato per rendere a Lei la tua corazza.
Lei. Una ragazzina ricca, viziata. Cresciuta in quella villa immensa, circondata da servitori petulanti, lusso, e tanti giocattoli. Da un padre. Tutto quello che a noi era stato vietato anche solo sognare.
Così diversa, da Lei, da me.
La odiavi, ed io con te. Ti ha portato lontano da noi, da Lei. Da me.
Eppure, è per Lei che sei tornato. Ed è per Lei che andrai via, sempre. Senza mai poterti fermare, senza mai poter abbassare il tuo pugno. Ancora non lo sai, ma nello sguardo che ti vedo posare, furtivo, su di Lei, io lo vedo. Non c'è più il disprezzo, che anche solo pronunciare il suo nome ti procurava. No, non più.
Ma perché oggi sei venuto con Lei?
Lei che odi. No, odiavi. Ora non più. Lo vedo, da come la guardi, e impacciato le sorridi. Dalle attenzioni che le riservi, così strano per me vederti gentile e mansueto, nei confronti di chiunque. Figuriamoci, poi, verso di Lei.
Hai già scordato quanto male ci ha fatto? Ti ha portato via dal tuo mondo, ti ha strappato da Lei per i suoi capricci.
E da me.
Eppure, ora non la odi più. La guardi come si guarda una stella. La ammiri, da lontano senza osare avvicinarti troppo.
Perché sei venuto con Lei?
Qui, in questa che è stata la nostra scuola, il nostro mondo.
Il mio e il tuo.
Perché con Lei?
Queste visite sempre più brevi, i tuoi occhi sempre meno gioiosi. C'è un peso che incombe su di te. Non sei più lo stesso. Non sei più uno di noi.
"È ora di andare."
Già, come sempre. È ora di andare. Te ne vai, di nuovo. E ho come la sensazione che sia un addio questo. Ho il triste presentimento che non tornerai più da noi. Da me. E se lo farai, non sarai più tu. Sarai un altro te stesso che non conosco. E non so se sono pronta a conoscere.
"Noi andiamo avanti. Tu rimani pure, ancora un po'."
È la Sua voce a parlare, ora. Tanto delicata da essere irritante.
Una magnanima concessione, la sua. Lei che ti avrà sempre al suo fianco. Lei che non odi più.
Lo lascerai a me, almeno per questa volta?
Prima che se ne vada via, prima che cambi del tutto?
Lo lascerai a me, almeno quest'ultima volta?
I suoi occhi, profondi come il cielo, sono posati su di me. Mi mettono a disagio. È come essere guardati dall'universo stesso: non ci si può nascondere. Non si può fuggire a questo sguardo immenso.
Nessuno può.
È cosi anche per te?
Ma almeno per queste poche ore, per questa sera, tu resta con me.
Domani sarà già tutto diverso.
Domani tornerai da Lei.
E forse da me non tornerai più.
