040: Vista.
Characters: Shaka di Virgo, Aiolos di Sagitter. Qualcun altro.
Note: Questa cosina, una mini fanfic, è scritta a quattro mani. Il grosso lo ha scritto _camus_, che non ringrazierò mai abbastanza per aver fatto parlare Shaka in una delle mie storielle. Io mai ci sarei riuscita. Io ho dato voce ad Aiolos, invece. E ho suggerito l'idea base.
A Contessa Loto, a cui spero che piaccia!
Mercato di Atene, primo pomeriggio.
Gli occhi indaco, spalancati e attenti, osservano freddi i colori delle stoffe, il cielo privo di nubi, le persone che gli passano accanto: non ha ancora imparato a fare a meno della vista, non del tutto.
Il cicaleccio allegro di uomini e animali, il rumore dei passi sul pavimento della piazza, i profumi di spezie lo lasciano del tutto indifferente.
Ha come l'impressione di star perdendo tempo, e ne è oltremodo infastidito.
Sbuffa d'impazienza quando, per l'ennesima volta, una delle loro guide si ferma a una bancarella, osservando distratta la merce esposta.
" Fanno 100 dracme, grazie".
Aiolos porge affabile il denaro al burbero commerciante e deposita un cappellino da baseball sulla testa di un festante Aldebaran.
Shaka non capisce. E non condivide l'entusiasmo di quei bambini, che sono pur sempre suoi pari. E men che meno comprende il fare del giovane cavaliere di Sagitter: cosa ci può essere di così esaltante, in una gitarella fuori dal Santuario?
Lui non ne vede l'utilità, nemmeno con le palpebre sollevate.
" Credo che possa bastare, Aiolos. Siamo loro compagni d'arme, non surrogati di Babbo Natale. Rientriamo, almeno faremo in tempo ad allenarci qualche ora prima di cena."
Mormora piano Saga, all'orecchio del compagno.
Il sussurro però arriva chiaro e distinto anche al fine udito del piccolo Virgo, che annuisce compiaciuto.
" Finalmente qualcosa di sensato"
La fascinazione che nutre per l'ombroso Terzo custode va al di là del semplice rispetto per i guerrieri più anziani.
Lui incarna ai suoi occhi esattamente ciò che un cavaliere dovrebbe essere: altero, nobile, potente, distaccato.
Sì, distaccato. Non è degno di un sacro custode dorato mischiarsi fra la volgare plebe, rivolgere a essa parole gentili e sorrisi, come fa Aiolos, i cui caldi occhi verdi sembrano abbracciare amorevoli il mondo intero.
Aiolos, che si ferma ad ogni passo, ora a salutare la vecchietta che subito lo benedice; ora a chiacchierare amabilmente con il vecchietto preoccupato per il raccolto messo a rischio dalla lunga siccità; Aiolos che accoglie e rimanda i sorrisi divertiti di bambini sconosciuti ai quali dona quelle stesse cose che è venuto a comprare per i suoi fratelli.
Gemini al contrario cammina eretto, incurante delle espressioni ammirate della folla al suo passaggio, lo sguardo blu fisso sul mare dinanzi a sé, il viso pallido sempre impassibile e fermo: nessun debole sentimento terreno pare scalfirgli la mente, nessuna carezza proviene da lui a sfiorare la spalla dei suoi compagni più giovani, di cui ha ottenuto il completo rispetto. Tanto meno i suoi occhi si avvicinano ad incontrare lo sguardo degli sconosciuti che lo venerano in silenzio.
Nessuno dei piccoli guerrieri di Atena, nemmeno l'invadente Milo o lo sfrontato Death Mask, oserebbe contraddirlo, cosa che invece succede spesso all'affettuoso Nono custode.
"Mio nobile amico, concedere loro sprazzi di genuina normalità non può far altro che bene. Anche a noi. E poi, c'è ancora qualcuno che non ha ricevuto nulla. Non è così, piccolo Shaka?".
Il piccolo Shaka si riscuote, e osserva stralunato il volto del ragazzo castano, che si è inginocchiato per parlargli faccia a faccia.
" Piccolo Shaka! Tale confidenza non è affatto appropriata: andrà anche bene per il tuo micio arruffato, o per il suo amico biondino, non certo per me, che sono l'Illuminato".
" Ti ringrazio, Nobile Aiolos" diniega deciso, Virgo, " ma non vedo come tutti questi futili oggetti possano contribuire al mio addestramento o arricchire la mia conoscenza".
Inconsciamente, però, getta un'occhiata alla mela caramellata che il francesino - come si chiamava? Ah sì, Camus- sta leccando con gusto, qualche metro più in là: non ha mai assaggiato un dolce del genere e vorrebbe provare. Ma non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, nemmeno a se stesso.
All'Arciere tuttavia non sfugge la direzione del suo sguardo: " Sei sicuro?" riprende, ammiccando "che ne diresti di assaggiare una di quelle mele? Sembrano davvero appetitose!".
"Ti prego di non insistere. Sono sicurissimo".
Risponde il bambino, arrogante.
"Ehi, Camus" esclama Aiolia, ghignando " mi sa che il santone ha adocchiato la tua mela. Ma se ti chiede un morso, tu non glielo dare: una cosa così zuccherata potrebbe ferire il suo palato superiore".
Risatine di scherno si levano anche da altri.
"Leo!" lo rimprovera Saga, girandosi verso di lui, duro e formale, "impara a tenere la lingua a freno, come si addice al tuo status".
Shaka rimane in silenzio, ma dentro ribolle di sdegno.
Non ha ancora imparato del tutto a praticare coscientemente quel distacco dalle misere passioni umane che dovrebbe contraddistinguerlo. Lui, nato per essere divino; lui immerso nell'abbacinante luce della sua divinità.
Lo sdegno, e la collera ora lo sfidano.
"Che sciocchi! Come.. come osano dileggiarmi? Sono così... umani. Troppo umani. Io invece sono l'Illuminato, il figlio del cielo. Io solo vedo la verità!".
"Io sono l'Illuminato, il figlio del cielo. Come ho potuto non vedere la verità?"
Si chiede Shaka tra le rovine del Sesto Tempio, le unghie conficcate nella carne dei palmi fino a sanguinare.
La Fenice è passata di lì, e in un battito d'ali ha spazzato via marmo, colonne.
Certezze.
Certezze che lui credeva solide e incrollabili, e di cui adesso restano solo macerie.
Cinque cavalieri di bronzo. Cinque ragazzi armati solo d'ardore e speranza hanno saputo svelare un inganno lungo tredici anni, e ripristinare l'ordine precostituito per cui lui, santo della Vergine, credeva di lottare da una vita.
Se non fosse stato per l'intervento di Mu, a quest'ora sarebbe morto insieme agli altri e forse sarebbe stato giusto così.
Cancer, Capricorn, Aquarius e Pisces avevano pagato a caro prezzo la loro cecità.
E lui, che teneva serrate le palpebre per meglio vedere, si era dimostrato il più cieco di tutti.
Dietro a Arles si celava Saga. O meglio, il demone che Saga teneva nascosto dentro di sé: chi l'avrebbe mai detto? Il cavaliere di Gemini gli era sempre sembrato un gradino sopra a tutti, un po' come lui: altero, nobile, potente, distaccato.
Soltanto ora intravede l'enorme errore che questo distacco ha provocato, e la consapevolezza di ciò brucia più di tutte le ferite lasciategli dal suo avversario.
"Abbiamo giocato a fare gli Dei, Saga. Io e te, ci siamo isolati nella nostra perfezione a tal punto da scordare il lato umano che fa indissolubilmente parte di noi e abbiamo permesso che essa ci accecasse. E adesso? Adesso abbiamo scoperto di essere più indegni di qualsiasi uomo comune".
Un mare di dubbi affolla la mente di Shaka, tutti quei dubbi che per anni sono rimasti sigillati nel suo cuore, schiacciati da false convinzioni.
Ricordi strani gli si affacciano alla memoria, in apparenza privi di significato: quel pomeriggio al mercato, con i suoi compagni, Saga e Aiolos, ad esempio.
Aiolos.
Ha quasi vergogna di pensare a lui, in questo momento.
Non aveva mai nutrito un gran rispetto verso Sagitter, per i suoi modi troppo distesi e umani... troppo umani.
L'accusa di presunto tradimento ai suoi danni poi, l'aveva convinto del tutto di essere nel giusto, e di rado si era dato pena di riflettere sopra la fondatezza di tale accusa: l'aveva accolta come una notizia annunciata, una prova assoluta dell'inadeguatezza del Nono custode. Una conferma anzi, di quanto la sua vista illuminata non necessitasse di occhi aperti per scorgere il giusto e il male nelle azioni altrui.
E invece era stato proprio lui. Aiolos, il solo a riuscire a sfuggire alle losche trame del fasullo Gran Sacerdote. Lui, il più terreno di tutti. Era stato il solo a vedere nella sua forma più crudele la menzogna che minacciava la verità.
"Mio nobile amico, concedere loro sprazzi di genuina normalità non può far altro che bene. Anche a noi. E poi, c'è ancora qualcuno che non ha ricevuto nulla. Non è così, piccolo Shaka?".
Un brivido scuote le imperturbabili spalle del cavaliere di Virgo, nel rimembrare il suono limpido e schietto di quella voce.
"Appena mi sarà possibile scenderò giù al mercato di Atene. E lì io, l'Illuminato, il figlio del cielo, mi comprerò una mela caramellata. Sarà il mio modo di chiederti perdono, Aiolos"
