Intanto Jay stava rinvenendo lentamente. Sì sentiva stordito. Dov'è che si trovava? Perché era legato? Era stato rapito? Cos'era quel liquido caldo che gli scendeva sulla fronte? Non riusciva a capire.
L'ultima cosa che ricorda era che si trovava in ufficio e stava archiviando documenti. Cos'è successo dopo? Quando è andato via?? La sua testa gli faceva male, martellava. Si costrinse ad aprire gli occhi, ipotizzava si essere stato stordito e portato da qualche parte.
Quando ci riuscì tutto era sfuocato. Iniziò a sbattere le palpebre per mettere a fuoco e poi si guardò intorno. Era in una casa, gli sembrava familiare.. spostando lo sguardo alla fine inquadrò Antonio. Era seduto poco più distante da lui su una sedia e con una mano si teneva una spalla. Era ferito.
Ma cosa stava succedendo?
Una sensazione di inquietudine gli riempiva il cuore. Non ricordava nulla di ciò che era successo, ma sapeva dentro di lui di poter essere colpevole di qualcosa.
- Finalmente ti sei svegliato. - disse Antonio con una grande freddezza
- Io... Io non... - biascicò Halstead
- Che ti è successo Jay? Voglio sapere perché? - continuò Dowson
- Perché cosa? Cos'ho fatto? - chiese terrorizzato il ragazzo.
- Non ricordi nulla? - chiese con una fare tra il preoccupato e il terrorizzato Antonio.
- No. Io ero a lavoro con voi ragazzi, stavo andando in archivio per posare dei documenti. - rispose Halstead
- Mi prendi in giro - disse Dawson.
A quel punto Jay non rispose più, il detective anziano si rese conto che c'era qualcosa che non andava. Tutto ad un tratto il ragazzo era sudato, bagnato fradicio e il suo corpo era rilasciato come capita a chi è svenuto, anche se lui aveva gli occhi aperti.
Contro ogni regola Antonio decise di slegarlo e farlo stendere sul letto. Tirandolo su dalla sedia notò che tutto il peso del suo corpo era sulle sue spalle. Non era normale per uno che aveva cercato di ucciderlo. Di sicuro non era in se. Altrimenti appena era stato slegato, se stesse fingendo, avrebbe approfittato per finire l'opera. Invece no.
Adesso era Antonio a trascinare il ragazzo sulle sue spalle. Appena arrivato in camera lo distese sul letto con un cuscino sotto la testa.
Qualcosa davvero non andava, il ragazzo aveva iniziato a fare fatica a respirare. Decise inoltre di controllargli il polso. Sotto le sue dita poteva sentire il suo cuore. Stava battendo davvero molto velocemente.
Il detective anziano gli tolse la camicia che era ormai fradicia e gli mise una delle sue magliette.
Pian piano Jay si lasciò andare e chiuse gli occhi. Era come se si fosse addormentato. Pochi minuti dopo iniziò a muoversi e riaprì gli occhi.
Guardandosi intorno incrociò lo sguardo di Antonio che era seduto su una sedia vicino a lui ed Halstead notò quanto era preoccupato.
Intanto lo stomaco di Jay aveva ripreso a torturarlo, peggio di prima. Sì stava contorcendo e una forse nausea si stava insinuando.
Cercò di mettersi seduto, ma ciò richiedeva una grande fatica. Dawson notado ciò che il ragazzo voleva fare si avvicinò e lo aiutò a tirarsi su.
- Ehi, fa piano.. - gli disse Antonio - come ti senti?
- Sono stato io? - riuscì a dire Jay con gli occhi sulla ferita del collega.
- Non preoccuparti, sto bene. - gli rispose lui.
- Io non... Non... mi sento.. bene - mormorò Halstead come in panico - devo vomitare.
Lo aveva detto tutto ad un fiato.
Antonio sì guardò intorno e in un angolo vide una busta di plastica che aveva dimenticato di togliere il giorno prima. Rapidamente la prese ed aprendola la porse al collega appena in tempo perché lui potesse svuotare il suo stomaco all'interno.
In realtà non venne fuori molto. Erano giorni che era a digiuno. Forse cercava di sfogare l'ansia e l'agitazione che aveva dentro di sé.
Una volta finito, rimase qualche minuto con gli occhi bassi fin quando non ce la fece a trattenersi e cominciò finalmente a piangere.
Le lacrime sgorgavano copiose dai suoi occhi. Alzò lo sguardo incontrando Antonio che si avvicinò e lo strinse a se.
Mentre piangeva Jay disse:
- Sono solo. Non ho nessuno. -
- Sai che non è vero, io sono qui, come tutti gli altri. - rispose Antonio.
- Erin è andata via, tu non puoi volermi ancora come amico dopo cio che ti ho fatto- continuò lui tra un singhiozzo e l'altro.
Rimasero così fin quando il detective non si fu calmato.
- Dovrei chiamare tuo fratello - disse dopo un po' Dawson - dovrebbe darti un'occhiata.
- Sarebbe meglio di no - rispose Jay
- Perché? È evidente che non stai affatto bene.- aggiunse Antonio
- Noi abbiamo.. abbiamo litigato. Una brutta discussione. Nonostante io mi sia scusato lui non si è fatto più sentire. Forse non mi ha perdonato..- disse Halstead che non ricordava di aver ricevuto nulla dopo il suo messaggio.
- Sono sicuro che ti sbagli. Lo chiamò - disse Dawson componendo il numero del dottore.
Non poteva sapere che Will era in un letto d'ospedale che lottava tra la vita e la morte.
